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Delitto di Cogne: Annamaria Franzoni torna a casa 12 anni dopo il delitto. Felice il marito, sorriso di circostanza per i due figli.


"Miglior battuta"

Roma, morto a 102 anni il partigiano Claudio Cianca. Una mattina, non si e' svegliato.


UomoMordeCane: IL LIBRO


Il miglior testo demenzial-satiric-comic-sans degli ultimi dodici minuti.
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...giunsi a metà libro e mi accorsi che il tavolo aveva ricominciato a ballare...

Posseggo una elevatissima intelligenza emotiva: riesco a risolvere problemi matematici complessi, ma poi piango.

Mi annoio rapidamente: il mio film preferito è Mery per un po'.

Non capisco come mai tutti facciano molto affidamento sui rimedi della nonna per curare i malanni: la mia, per esempio, è morta.

Continuo a trovare gente che mi vuole pagare in visibilità. Credo che a questo punto dovrei essere avvistabile a occhio nudo da Urano.

La mia ex era talmente bella che i suoi assorbenti usati venivano scambiati per Kandinsky.

Se Dio sta là a segnarsi le scopate della gente, non vi pare francamente eccessiva la stima che si nutre nei suoi confronti? Voglio dire, la parrucchiera di mia moglie fa lo stesso.

Quando qualcuno afferma di occuparsi di qualcosa "a livello olistico", salute compresa, penso sempre che concretamente non ne sappia un cazzo e su più piani, ma sia ferratissimo sui segni zodiacali.

Le ricerche interiori sono sempre complicate, probabilmente a causa di tutto quel sangue.

- mi sembra squisito, ma mi scusi: me lo può servire in un normale piatto tondo invece che rettangolare?
- certo signore. Posso chiederle perché?
- per non darle la scusa per farmi pagare un botto queste quattro verdure in croce.

Vorrei dimostrare al mondo tutta la mia voglia di cambiamenti, di rinnovamento. Ma sono uomo e ho i capelli rasati.

Credo così tanto nella pet-therapy che alla fine mi sono pure sposato.

Sono talmente ateo che ho riconosciuto distintamente la sagoma di una macchia di vernice nei contorni della Madonna che mi è apparsa.

Sorridere coinvolge 12 muscoli del viso. Riposatevi, siate tristi.

Il mio professore di religione non l'ho mai visto: era uno che si immergeva totalmente nella parte tramite metodo Stanislavskij.

È un periodaccio. Ho aperto un biscotto della fortuna. Il biglietto diceva solo: “stai scherzando, vero?”.

Sono talmente pieno di me che vado spesso dall'andrologo solo per farmi fare i complimenti.

Perché vendono macchine che fanno oltre 200 all’ora se il limite è 130? Per lo stesso motivo per il quale i preservativi in vendita si srotolano oltre misura: quel che compri è anche un sogno.

Se fossi nato a Kingston ora sarei un velocista. O una chiavetta USB.

Potrei essere considerato un maniaco della precisione, se questo termine mi descrivesse nel minimo dettaglio.

Io e mia moglie avremmo intenzione di mettere in cantiere un figlio ma in Italia è ancora vietato il lavoro minorile pesante.

Ho chiuso col lucchetto la mia bici su un ponte e al mio ritorno non l'ho più trovata: completamente ricoperta di altri lucchetti.

Vantarsi di non mangiare bistecche per rispetto degli animali è come vantarsi di non leggere libri per rispetto della foresta amazzonica.

Quelli che fumano sigarette elettroniche sono gli stessi che bestemmiano con un "Porco Zio".

Sfido chiunque a convincere un eventuale viaggiatore proveniente dal passato – che so: medioevo – che portare a spasso un cane con un laccio al collo, lavargli le palle e fermarsi ogni tanto a raccogliere la sua merda e portarsela poi dietro in un sacchettino, siano atti di una civiltà superiore alla sua.

A volte vorrei credere in Dio. Per deresponsabilizzarmi anch'io un po'.

Alla coda alle Poste c'era uno che si lamentava del fatto che i farmaci salvavita fossero in mani alla lobby delle case farmaceutiche. Gli ho detto che comunque meglio così che in mano alla lobby dei tassisti. Mi ha guardato come si fa con un pazzo. Ho allora provato a recuperare con "Meglio la lobby dei discografici?". Niente. Qualcuno si è messo a ridere: l'ho trovato di cattivo gusto per chi soffre in coda alle Poste. Cosa ci insegna questa storiella? Che alle Poste c'è sempre la fila.

Ero su Facebook e parlavo con uno che ha una macelleria. Mi diceva che non fa altro che condividere cose strappalacrime perché sono tutte accompagnate da: "Condividi se hai un cuore".

Un tempo collezionavo farfalle, ma la casa mi si riempiva sempre di figa.
Regressività progresso







































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Ma pure un giorno da pecora è ok

Un leone si esercita in un tiro da tre durante un’amichevole

Perché non possiamo pensarla tutti allo stesso modo?

Voglio dire: è davvero una buona cosa essere tutti diversi? Pensate agli animali, i leoni per esempio: non è che un leone prende e decide di diventare, che so, vegano, o testimone di Geova, o grillino. Un leone fa il leone, mangia gnu, scopa, dorme, scopa, dorme, scopa, dorme, scopa, dorme, mangia gnu.

Perché l’uomo deve per forza differenziarsi dalle bestie dal punto di vista negativo?

Tutta questa diversità di idee, cosa porta di buono?

Pensate all’Italia, agli scontri politici, alle tensioni sociali, alle divergenze familiari. Ci si scanna per uno spazzolino fuori posto. Avete mai visto uno gnu commettere uno gnuicidio per uno spazzolino fuori posto? Ma già solo impugnarne uno sarebbe un casino, con quegli zoccoli.

Insomma, lo gnu fa lo gnu: cerca erba, è secca, vabbè ci accontentiamo, mangia erba secca, è finita, cerchiamo altra erba, non c’è, muoviamoci di migliaia di km, ma cerca più vicino! No, dobbiamo fare migliaia di km, manca molto? Moltissimo, uff, ho sete, ho fame, CRISTO UN LEO….

E insomma, lo gnu fa lo gnu, non si mette a scendere in piazza per la pensione, non contesta la legge elettorale, non soffre la malasanità.

L’evoluzione ci ha resi veramente migliori? Beh, forse dello gnu sì, ma un leone non vive meglio?

Pensateci.

Per quello si dice “Meglio un giorno da leoni…”.

È che io continuerei con “Che cento giorni da essere umano”, perché le pecore, al giorno d’oggi, non stanno meglio di noi?

Una pecora mangia erba, mangia erba, mangia erba, dio quanta erba, nient’altro che erba, devo cacare, fatto, altra erba, altra erba, altra erba, nessun pericolo, lupi zero, del resto ci sono i cani che ci difendono, altra erba, altra erba, ma non si scopa mai, altra erba, altra erba, ah, si avvicina il pastore, allora si scopa.

Perché non aver paura degli zombie

 

Tutti (ex) giovani, 'sti zombie

Tutti (ex) giovani, ‘sti zombie

[Questo post è nato da riflessioni col sempre prezioso Paolo Murgia (Mu Ho)].

Premetto: non sono mai stato appassionato di film di zombie, nemmeno da piccolo, quando erano molto di moda grazie soprattutto a George A. Romero e agli esponenti del Pentapartito.
È che, semplicemente, non mi facevano paura.
Voglio dire, uno zombie dovrebbe creare proprio questo, no? Ma io mi sono sempre rapportato alla paura come un qualcosa di non controllabile, contro un nemico, visibile o invisibile, comunque superiore a me, alle mie forze, con poteri, capacità, possibilità di farmi del male nei modi più fantasiosi, disparati e cruenti.
Ebbene, vedere quegli esseri ciondolanti, lenti, prevedibili e annientabili sostanzialmente anche con un calcione, beh: mi ha sempre fatto pensare all’inadeguatezza di quei cosi rispetto ai mille mostri cazzuti che abitavano le fantasie di me bambino.
La mia “sospensione di incredulità” vacillava, già a otto anni: mi ponevo mille domande, circa la coerenza di quel che quegli esseri stavano cercando di rappresentare.

– Ma perché riescono a camminare tutti? Molti di questi sono morti vecchi e già da vivi non camminavano più. E quelli con la sedia a rotelle?
– …
– Ma perché quelli con le budella di fuori vogliono mangiare lo stesso? Tanto se mangiano riesce tutto…
– …
– Ma se non mangiano che succede? Muoiono ancora? Da soli? Allora basta aspettare un po’: che li combattono a fare?
– …
– Ma perché…
– Hai rotto il cazzo: al cinema non ti ci porto più.

Più in là, quelle stesse domande si affinarono. E se ne aggiunsero altre:

– Ok, ragioniamo: questi vogliono mangiarsi il cervello dei viventi, o parti di loro, penso. Facciamo che abbia pure senso. Ma sembra che la maggior parte di loro non ci riesca mai: pochissimi riescono a nutrirsi. Eppure continuano a vagare, trascinarsi per giorni e giorni: il computo calorico in deficit prima o poi si farà sentire. Voglio dire, se questi non mangiano non possono sostenersi: è biologia, meccanica, termodinamica. La parte “magica” riguarda il loro essere tornati in vita, al massimo. Ma poi questi subiscono il peso della gravità come noi (altrimenti volerebbero) e se lo devono contrastare serve una forza, e la forza richiede energia calorica. Puoi essere un morto vivente, ma le leggi della fisica sono quelle. In sintesi, se non mangi non cammini, non ci sono santi.
– …
– Ma poi, quelli con l’osteoporosi? Perché se si mettono in piedi non gli si frantumano le tibie? Capisco quelli morti giovani, ma il grosso dovrebbe essere fisicamente impossibilitato proprio a sostenersi. Per non parlare di quelli decapitati: come fanno a stare in piedi in equilibrio se gli manca proprio tutto l’apparato vestibolare, l’epitelio…
– Hai rotto il cazzo: al cinema non ti ci porto più.
– Veramente siamo a casa.
– Comunque hai rotto il cazzo.

Crescendo, quella assenza di paura si trasferì ovviamente a tutte le cinematografiche creature dell’orrido, e smisero di spaventarmi anche i film sui demoni, quelli sulle torture e i cinepanettoni dei Vanzina. Semplicemente non li trovavo interessanti.
Da qualche tempo, grazie a The Walking Dead, gli zombie sono ritornati prepotentemente alla ribalta, e confesso di essermi più volte fermato a cercare di capire cosa potesse oggi appassionare un telespettatore medio, abituato alle saghe di “Saw – l’enigmista” e cinema splatter come se piovesse (sangue). Magari questi zombie potevano essere finalmente spaventosi, credibili, non so.
Ecco, niente: sempre uguali.
Esseri nauseabondi e lentissimi, che di minaccioso hanno solo l’impianto scenico ma che, nei fatti, si rivelano abbattibili pure da ragazzini armati di sputo.

Insomma, gli zombie non possono tecnicamente spaventare. Al massimo infastidire per l’aspetto, un minimo inquietare per i grugniti, i lamenti, ma sono sostanzialmente innocui, se hai la accortezza di evitarli. E li riconosci facilmente, dai.

In pratica, come i leghisti.

Prima i Mirò

 

Il tormentone marò, cotto in tutte le salse, è un tipico reflusso comunicativo, caustico e demolitorio, di quello che originariamente era un problema reale (e lo resta, ma solo per due famiglie: le loro, quelle che lecitamente possono urlare: “Ridateci i nostri marò”, anche se le famiglie in realtà interessate dal problema sarebbero quattro: ci contiamo pure quelle dei pescatori, ma essendo indiani per noi valgono meno e non le consideriamo esattamente come quando provano a venderci le rose brutte), in questo tipo di società perennemente alla ricerca della dissacrazione.

I social hanno la capacità di traslare tutto su un piano diverso da quello nativo: il dramma diventa macchietta, il caso internazionale sfuma in goliardica rappresentazione di eventi che manco il Bagaglino, solo Salvini resta Salvini e fa ridere così.
Il fenomeno, in particolare questa trasposizione della vicenda marò su un piano tutto ilare, assume in questo momento proporzioni notevoli: dappertutto, su Facebook, è un fiorire di battute sulle “preoccupazioni” circa la sorte dei due ufficiali.
Io sarei curiosissimo di chiedere a loro, ai marò, dico, un parere su quanto a proposito sta avvenendo. Lo apprezzano? Si stanno incazzando? Ce ne fotte qualcosa?

Agli inizi c’era una semplice descrizione degli eventi e una contrapposizione tra innocentisti e colpevolisti, tra patrioti a tutti i costi che avrebbero voluto riportare in Italia i due nonostante le accuse (direi: a prescindere dalle stesse) e accusatori per quello che appare un evidente crimine commesso. Oggi registriamo uno spostamento su un umorismo che in fin dei conti depotenzia la vicenda, per tutti. Sempre tranne che per i due interessati. E questo, questa introduzione dell’elemento dissacratorio, reiterato, compulsivo quasi, se è per molti già diventato stantio e noioso, ha a mio parere il merito di aver ucciso l’ipocrisia: quella che porta i notiziari e “l’opinione pubblica” a esprimere accorata preoccupazione per due illustri sconosciuti, che in comune con tutti noi hanno semplicemente il passaporto italiano ma che sostanzialmente hanno i loro cazzi esattamente come tutti, con l’unica differenza nella poca frequenza circa l’imbattersi in due pescatori indiani se resti a fare il bagno a Silvi Marina.

Il fiorire di battute sui due marò è, a mio parere, un interessante punto di partenza per una riflessione e magari per esperire un atto di correttezza verso la propria onestà intellettuale. Ci aiuta a tirar fuori quella parte di noi che vorrebbe urlare in faccia ai marò: “Senti, io non ti conosco, ho i miei cazzi, ti posso al massimo dire che mi dispiace umanamente di questi casini, ma lo faccio solo perché proietto me stesso nella tua situazione, quando, in realtà, non sento un reale dolore per quello che ti sta accadendo. E, a dirla tutta, penso anche “meglio a te che a me”. In sostanza sono un essere umano, programmato per la sopravvivenza, anche mentale, e per non subire il peso dei problemi altrui, proprio per mia preservazione. Aggiungo che non ho scelto, per mestiere, imbracciare un fucile, il che mi allontana ulteriormente da te a livello di empatia. In sostanza, di te non mi frega un cazzo, ma sappi che non frega neppure ai fascisti che urlano “ridateci i marò!”. Per loro tu sei un espediente, uno strumento per esprimere un disagio mentale e una rivendicazione sociale, ammesso che la solidarietà di gente con la licenza elementare e Mussolini come sfondo desktop possa esserti in qualche modo di conforto. Finisco dicendo che neppure dei due pescatori morti, uccisi da te o crepati di infarto, sostanzialmente mi fotte, per lo stesso identico motivo. Sono un uomo, le persone muoiono, io stesso morirò. Interessarmi alla tua o alla loro causa avrebbe per me un senso solo se me ne venisse un vantaggio. Tutti quelli che ti diranno diversamente sono dei falsi, con te e con loro stessi. La solidarietà sociale, anch’essa umanissima, mi spinge più facilmente a tirar fuori il portafoglio per spedire qualcosa in Nepal (ma anche qui non perdo il sonno la notte per quelle morti, non posso permettermelo) che a interessarmi alle tue vicende giudiziarie. La mia solidarietà umana si ferma poi alla cerchia delle mie conoscenze e più le persone mi sono vicine, più sento reale sofferenza per le loro tragiche vicende. Ma tu per me sei uno sconosciuto, come lo sono io per te. In quattro parole, caro marò: chi cazzo ti conosce“.

Dei due marò ci interessa oggi il fatto che siano fonte di ispirazione umoristica.

Ed è questa, la desolante e insieme rinfrancante, liberatoria, umanissima verità.

La coscienza del neocatecumenale

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Una normale famiglia degna di stima viene applaudita da normali famiglie degne di stima

– Caro…
– Dimmi cara…
– Non so come dirtelo…
– Che succede?
– Non ti arrabbiare con me…
– Dimmi
– È che… questo mese… non ho un ritardo.
– Sì, hai un ritardo, è normale, come sempre. Ci mancherebbe.
– No, non hai sentito. NON ho un ritardo.
– COME!
– Eh, sì. Niente, nessun ritardo. Mi sono tornate.
– MA CRISTO!
– Non arrabbiarti con me.
– Ma dai! Non ci sono stato così attento! Come è possibile!
– A volte può succedere!
– No che non può! Un mese perso nel regalare un altro figlio a Nostro Signore! È inaccettabile!
– Sì, però ne abbiamo già dodici…
– COSA HAI DETTO?
– Niente, scusa…
– I figli sono tutto quello che noialtri possiamo dare al mondo! Dodici non sono niente! Manco la panchina di una squadra di calcio di bassa classifica di serie B!
– Non parlare sempre così dell’Inter.
– Dai, sono nervoso!
– Hai ragione…
– Certo che ho ragione! E adesso? Questo mese che devo fare? Come spendo i soldi? Vuoi vedere che mi tocca comprarmi una moto?
– Dio, non farti sentire così, mi dispiace tanto…
– Cazzo, cazzo! Lo sai che succede ora?
– Ogni volta me lo dici, lo so…
– E te lo dico anche stavolta! Adesso succede che il nostro pianeta ha una bocca in meno da sfamare per un mese almeno. E VOGLIO SOTTOLINEARE “ALMENO”, perché il mese prossimo qua o due gemelli o succede un casino.
– Caro, farò il possibile… ma non dipende tutto da me…
– Sai da quanto non abbiamo un figlio?
– Da undici mesi…
– UNDICI MESI! CHE ORA DIVENTANO 12!
– Sì.
– I figli sono una benedizione! Richiedono cure, amore, denaro, cibo, risorse, tempo! Tutti i doni di Nostro Signore! Dio è contento solo se facciamo figli! Perché è importante sostituire quelli che fa morire in Africa e a Secondigliano! Figli! Tanti! Più delle cavallette, devono essere. Anzi: più dei cinesi! Così invece a me tocca lavorare un po’ di più, avere un po’ meno stima da parte delle persone timorate di Dio, mi trovo a pesare meno sulle risorse globali e dunque vado ad allungare i tempi di sopravvivenza su questo pianeta e ad allontanare ancora la venuta dell’Apocalisse. QUANDO CAZZO CI RICONGIUNGIAMO A DIO SE TU NON FAI FIGLI? FIGLI! FIGLI!
– Sì, farò tutto quanto posso.
– Se’, vabbè. Vado.
– Dove vai?
– DOVE VUOI CHE VADA! A COMPRARE UNA MOTO! E LE FACCIO TOGLIERE PURE IL CATALIZZATORE! ANZI: PURE LA RUOTA ANTERIORE! CAZZO ME NE FACCIO! IMPENNARE! SEMPRE! RISORSE! SPESA! INCOSCIENZA CIVILE! FOTTI IL PIANETA! E MENTRE ESCO ACCENDI TUTTI GLI ELETTRODOMESTICI! A CAZZO!
– Sì caro. Però…
– Però che?
– Che moto?
– Boh, una Yamaha.
– E pensi che te la consegnino subito?
– …

E manco l’ha detto Voltaire

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Fino a poco tempo fa me la prendevo se qualcuno diceva qualcosa fortemente in contrasto con le mie idee, per non dire proprio robe contro di me. Me la prendo tuttora, eh, diciamolo, solo che adesso scatto solo quando ci sono davvero estremi per incazzarsi, cioè sempre.

– Ehi, ti vedo in forma!
– Cosa vuoi intendere, che prima ero un cesso?

Ero molto permaloso. Ero. E mi incazzavo anche per casi marginali. O addirittura se qualcuno rappresentava un’idea idiota: mi sentivo in dovere di dire che si trattava di un’idea idiota. Come se me ne venisse in tasca qualcosa, con un “intento educativo” del tutto inutile.

– Berlusconi ha fatto anche cose buone.
– Pure Stalin, Hitler o il peggior figlio di puttana dell’universo, avranno fatto pure cose buone. Magari hanno comprato un fiore all’amante, aiutato in casa per il soufflè, pulito il culo al nonno. Che cazzo significa?
– Niente, era per dire.
– Questa deriva qualunquista porta il gravissimo rischio di far passare comunque qualunque porcata.
– No, assolutamente. Dico solo che…
– Ehi, ti riconosco: tu eri quello che mi dava del cesso!

Niente, dovevo sottolineare la pochezza del discorso altrui, pure se in fondo non mi interessava né dell’argomento, né della persona, né di chi assisteva alla conversazione.
E mi infastidiva tantissimo chi mi doveva necessariamente correggere qualcosa, per il solo gusto di farmi le pulci:

– Qui però hai scritto che le persone sbagliano, quando andava detto che le persone a volte sbagliano.
– Ma cosa vuoi? Il tuo pensiero è quello, il mio quest’altro. Cosa mi correggi? Io penso esattamente come ho detto: è il mio pensiero, in quei precisi termini.
– Ma è sbagliato…
– SBAGLIATO COSA?! COME FAI A DIRE CHE SIA SBAGLIATO?! PER ME LE PERSONE SBAGLIANO UN TOT DI VOLTE, DIVERSO DALLE TUE, MAGARI!
– Stai urlando.
– SMETTILA DI DIRE CHE ERO UN CESSO!

L’altro giorno ho litigato con una su Facebook. Ero seduto a far colazione e mi sono ritrovato un messaggio di posta:

– Ciao. Volevo dirti che ultimamente non mi piace quello che scrivi. Ti preferivo prima. Perché non provi un po’ a tornare quello che eri un tempo?

Al che non ho potuto non rispondere:

– Ciao. Apprezzo sempre le critiche. E mento tantissimo. Io sono a casa mia, scrivo le mie cose nei termini che più mi aggradano. Inoltre “un tempo” non significa nulla: ero un altro sicuramente. “Un tempo” avevo 5 anni e magari elaboravo le cose diversamente dal me attuale e forse in modo più simile al te attuale. Ma anche le esperienze maturate nel corso della vita ti cambiano, e vivaddio. Ma soprattutto, io non ascolto chi, per tutto il post, ha insinuato che prima fossi un cesso.

A voi è mai capitato qualcuno che vi correggesse in modo del tutto fuori luogo? Non lo trovate odioso?

Potete anche non rispondere se la pensate diversamente da me.

È perché non gli piaci abbastanza®

eperche

Finalmente disponibile “È perché non gli piaci abbastanza®”, la soluzione a tutte le vostre pene d’amore.

Con “È perché non gli piaci abbastanza®” potrai immediatamente capire perché:
– non si fa sentire
– non ti chiede mai di uscire
– dopo una scopata non ha voglia di moine
– sta sempre a cazzeggiare col telefono invece di parlare con te
– non ti dà quello che vorresti

Hai un dubbio che ti assilla? Non capisci il motivo per cui sta con te ma non è mai caldo come vorresti se non per fare sesso e magari pure là non è come una volta? Con “È perché non gli piaci abbastanza®” potrai dire basta a struggimenti e telefonate ossessive. Smetterai di chiedere alle amiche di uscire per parlare male degli uomini. Lui stesso troverà giovamento dalla tua nuova consapevolezza: “È perché non gli piaci abbastanza®”.
La rivoluzionaria formula di “È perché non gli piaci abbastanza®” è stata elaborata dai nostri esperti dopo una lunga ricerca sul campo e si adatta praticamente a tutte le situazioni.

Prima di scoprire “È perché non gli piaci abbastanza®” lo chiamavo sempre al telefono per capire cosa facesse, perché preferisse stare con gli amici invece di uscire con me. All’inizio pensavo avesse un’altra, poi ho visto che addirittura preferiva il Burraco a me. Ma da quando ho scoperto l’innovativa formula di “È perché non gli piaci abbastanza®” tutto mi è stato più chiaro [Linda, 27 anni].

Spesso passavo ore a litigare con lui su Whatsapp: io scrivevo, scrivevo e lui rispondeva a monosillabi. Mi ignorava sempre e non capivo il perché. L’ho anche minacciato di lasciarlo e la sua reazione è sempre stata quella di riavvicinarsi un po’, ma poi ricominciare a disinteressarsi di me. Non capivo la ragione, ma poi un’amica mi ha fatto conoscere “È perché non gli piaci abbastanza®”. Da allora tutto è cambiato [Linda, 32 anni] [Non quella di prima, eh].

Da me voleva solo sesso. Fatto quello, spariva. Non si faceva sentire fino a che non gli andava di nuovo. Mi sentivo usata ma speravo che col tempo si innamorasse di me. Invece niente. Poi ho letto di “È perché non gli piaci abbastanza®”. Ho trovato la forza di lasciarlo e la vita adesso mi sorride. [Linda, 35 anni] [Giuro, è una coincidenza].

“È perché non gli piaci abbastanza®”, la soluzione.

Presto disponibile anche nella versione per lui: “È perché non le piaci abbastanza®”.

[Grandi classici rielaborati]

Come nascono le frasi celebri

GALILEO LIBERO

Curarsi con limone e cacca di piccione

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Una maestra di medicina alternativa capace di curare l’impotenza. Funziona già.

 

Ho un amico che si cura tramite la medicina alternativa.

Usa tantissimo la cromoterapia, per curarsi con i colori e la luce (poco efficace se canti seduto a un piano con grossi occhialoni neri e usi un cane per orientarti), la cristalloterapia, per trarre benefici dalle pietre scagliandole addosso a quegli sbruffoni che parlano di peccati, la musicoterapia, per ritrovare equilibrio bruciando lavori di Giovanni Allevi (questo funziona davvero, eh).

Standogli a contatto ho imparato molte cose, per esempio l’efficacia della fitoterapia, cioè del curarsi con le piante. L’uomo ha sempre usato le piante per il suo benessere: ho letto da qualche parte che c’è gente che usa il succo di limone per tutto, dalla cura del raffreddore allo schiarimento dei capelli al condimento del pesce. Pensate che serve persino per togliere le macchie di mela, a loro volta causate dall’uso del succo di mela, utile per togliere le macchie di ribes, causate dall’uso del succo di ribes. Non vi sto a spiegare cosa tolga il ribes ma vi dico solo due parole: “tumore polmone”.

Ora pare abbia scoperto il potere dei ravanelli, per curare l’assenza di colore delle insalate, e delle zucchine, per curare la solitudine nelle lunghe notti invernali.

Mi dice che esiste pure l’antroposofia: l’essere umano non è solo corpo fisico ma anche corpo eterico (le forze che plasmano la vita), corpo astrale (sentimenti) e corpo egotico (il pene). In pratica la malattia viene dallo squilibrio tra queste forze, e bastano due semplicissime cose per curarsi: ripristinare l’equilibrio tra tutte queste componenti e indossare un buffo cappello di alluminio con una grandissima antenna in cima di colore giallo paglierino.

Non ditemi che vi sembra strano: io non trovo nulla di particolare nel concetto di ripristino dell’equilibrio.

Ah, l’altra cosa. Avete ragione. Va bene anche giallo scuro.

Già conoscevo l’agopuntura, perché da giovane l’ho vista praticare da tanti miei amici, agli angoli delle strade. Dopo un po’ gli venivano i denti neri e si mettevano a chiedere spicci per l’autobus, ma credo fosse tutto scritto negli “effetti collaterali”.

Non sapevo invece nulla di medicina ayurvedica, quella più utilizzata in India, il paese con la vita media più bassa a causa della medicina ayurvedica. Questa si basa sul mantenimento della buona salute tramite minerali, metalli, anche pesanti ma purificati, acidi, erbe in infusi o polveri. In Italia un timido tentativo di introdurre questo tipo di cura su larga scala fu fatto a Seveso e, recentemente, all’ILVA di Taranto, con risultati discordanti.
Secondo questa medicina, il corpo è pervaso da tre dosha (energie vitali): Vata (spazio e aria), Pitta (fuoco e acqua) e Kapha (il pene). Anche qua è tutta questione di equilibri e di ripristino delle energie mancanti. Il denaro aiuta moltissimo a ripristinare ciò che è carente, mediante affiancamento di un Maestro al “Babbeo”, nome indiano che significa “colui che segue la via della conoscenza, ma fondamentalmente verrà alleggerito dei beni terreni“.

C’è poi la medicina omeopatica, di cui ho ampiamente parlato e quella tradizionale cinese, a base di soya e Kikkoman. Secondo questa medicina antichissima, l’universo intero è composto di energie in continua alternanza, lo yin (nero) e lo yang (il pene), che creano – ancora – un equilibrio. L’assenza di equilibrio genera la malattia e crea il bisogno di trasferirsi a Prato.

All’interno dell’omeopatia vi è l’omotossicologia, cioè la conclamata avversione ai gay (ripeto, sono ancora agli inizi e magari sono impreciso). L’omotossicologia è stata dichiarata del tutto inefficace già nel 2004, ma i seguaci di questa teoria insistono nell’affermare che si tratta di un complotto delle case farmaceutiche, che mirano a diffondere un agente patogeno in grado di attaccare la pelle degli uomini, diffondendo la tipica barbetta portatrice del virus dell’omosessualità.

Ancora, l’osteopatia, il trattamento di disfunzioni attraverso un particolare tipo di manipolazione, volta a diminuire la sofferenza localizzata. In età adolescenziale prende il nome di “seghe”.

Infine la chiropratica, che ha l’obiettivo di mantenere la salute dell’uomo concentrandosi sulla colonna vertebrale. Va detto che gli studi chiropratici necessitano di ulteriori conferme, avendo finora preso come campioni Stephen Hawking e il Gobbo di Notre Dame. In ogni caso è stata evidenziata una scarsa efficacia sul melanoma e, in generale, su tutte le malattie.

In sintesi, cosa possiamo dire? Che nonostante la medicina ufficiale abbia in diverse circostanze evidenziato l’inefficacia di tali cure, spesso molto costose, le stesse si sono rivelate validissime in un’infinità di casi. Moltissimi casi. Molti, almeno. Vabbè, comunque alcuni. Certo, spesso i pazienti sono morti, ma restando estremamente in equilibrio e con una dispensa piena piena di limoni.

Per non parlare delle case, splendidamente arredate con decine di candele profumate anticancro.

Namasté (il pene).

Perché non possiamo prendere in giro i vegani (e altre bugie)

Augentha

Augenthaler, nella sua versione non vegana

A livello di persona non ho niente contro i vegani. Nel senso: niente. Credo che se uno non vuol mangiare la carne debba poterla rimettere al posto nel suo scaffale o comunque comprarla e spedirla ai bambini poveri in Africa in pacco refrigerato, e poter poi comprare il pane vegetale, l’insalata Bonduelle vegetale e il mais Bonduelle vegetale con pochissimo OGM (meglio zero o vicinissimo a zero. Zero proprio è meglio: solo quando è zero è certo che non sia stato fatto con sostanze nocive tipo carne o scie chimiche; questo l’ho letto su ogmesciechimicheCOSACISTANNONASCONDENDO!?!?!?.com, l’unico sito con una parte in maiuscolo e un mucchio di punteggiatura di paura).

Ho scoperto da poco che i vegani hanno problemi quando si comincia a parlare di carne, non solo quando questa è da mangiare (ma se è da mangiare proprio diventano fondamentalisti). Per esempio: la fettina. Ecco, loro non mangiano la fettina, anche se di carne ce n’è poca (mia mamma se la fa tagliare bassissima: forse sta sul cazzo al macellaio, oppure sceglie bestie particolarmente magre, forse malate, forse vegane) In ogni caso, pure se poca, la fettina è parte della carne dunque: no. Ricordate: per un vegano la fettina no.

Però conosco una signora vegana che mangia il pollo perché “è solo un uccello“. Ma qui si tratta di evidente appetito sessuale e scontato gioco di parole.

Penso che già i vegani abbiano tanti problemi, tipo evitare i pedoni per strada in quanto fatti di carne, oppure controllare se non sia rimasto un pezzetto di carne in frigo (nel caso: toglierlo prima che cresca e mangi le verdure), verificare se il filo interdentale non sia stato prima usato da un carnivoro (evitare di invitare tirannosauri maleducati a casa, ma questo lo faccio da sempre anche io nonostante la bassa veganità) e se il tofu sia stato fatto in uno stabilimento che fuori nel cortile tiene uno o più cani, pure se chippati (il chip non cambia la sostanza: sempre carne di cane è, pur se tracciabile. Non so se il chip contenga carne: nel caso sarebbe un problema in sé).

Penso poi all’immane problema del vegano cristiano, che oltre alla rima baciata vive il dramma di chi può prendere ostie in chiesa ma solo non consacrate, pena il buttare giù carne e per di più umana. O forse un essere divino non rientra nel genere “animale”, non so. Devo chiedere a Don Ciotti o a uno che bestemmia fortissimo che mi pare saperne di più.

Per questo penso i vegani che debbano essere lasciati liberi di mescolarsi a noi normali e mangiare la frutta che riescono a procacciarsi durante le sedute di spesa ad Auchan, e pure la verdura, che prima va lavata bene perché potrebbe essere sporca di carne. Infatti, non tutti i vegani sanno che le persone comuni tastano la frutta, con mani quasi sempre fatte di carne (i portatori di protesi sono pochissimi e comunque li riconosci perché hanno parcheggiato sulle strisce gialle, probabilmente dipinte con vernice animale). La cosa del toccare la verdura con le mani fatte di carne comporta un rilascio di microcarne sulla buccia delle – che so – patate, e se ve le mangiate al coppo con tutta la buccia sappiate che state mangiando pure un po’ di carne e unghie di Zia Maria (Zia Maria tocca sempre le patate, poi non le prende. Fa lo stesso col marito, eh).

Tenete presenti pure i problemi circa la pericolosità delle scarpe con suola di animale: potrebbero calpestare carne. Per questo scegliete sempre suole in lattice vegetale o gomma dell’albero della gomma (riconosci l’albero della gomma perché si piega ma non si spezza, ma questo è un argomento che tratterò quando mi documenterò a fondo e scriverò di alberi della gomma, dunque non prima di stasera).

Dovremmo dunque tutti rispettare i vegani, già solo per le difficoltà nel loro quotidiano. Pensate a quanto sia difficile qualunque attività, tipo andare dal dentista. Uno schizzetto di sangue proprio e ZAC! Fregati! Diventano carnivori al sangue! E i batteri che hai in bocca? Ogni volta che deglutisci ne butti giù milioni. E pochissimi sono di origine vegetale, magari quelli nel raschio verde. In quel caso i vegani che fanno? Ho un amico che sta studiando da vegano e mi dice che forse vanno a vomitare (ma lui è al primo anno). Vomitano verdure, prevalentemente, che il cesso poi pare un piatto di gastronomia cinese, non fosse per le bacchette (assenza di). Verdure, sì. E tofu. Che forse è una verdura sarda, boh. Il tofu mi ha sempre affascintato. Ma non abbastanza da farmi documentare circa alcunché. Diciamo che il tofu non mi ha mai interessato, mentivo, forse perché noi carnivori mentiamo e diremmo di tutto pur di mangiare carne. Invece ai vegani il tofu piace molto perché sono sinceri. Per questo, quando voglio fare scherzi, apro le confezioni di tofu e ci metto dentro un pezzo di pancetta, con dentro arrotolato un bigliettino scritto col rossetto: “Benvenuto nel mondo della carne“.

Quelli che accusano i vegani di essere troppo intransigenti dimenticano che non conoscono davvero la parola “intransigente”, forse perché chi mangia carne è più ignorante, preso com’è da quegli ossicini. E poi, leggere un libro con le mani unte… E quando si dice che un vegano morirà giovane per anemia, magari si dimentica che sarà anche vero, ma si tratterà comunque di anemia vegetale.

La cosa che mi fa dire che non sarò mai un vegano è il sesso: i rapporti orali sono impossibili, perché qualche cellula di carne resta attaccata alla lingua e allora se si cominciano a fare concessioni ai piccoli quantitativi di carne si finisce presto per ritrovarsi da Giggi ‘o panzone a farsi cinquanta arrosticini a testa. Pochissimi arrosticini sono privi di carne, giusto quando resta solo lo stecco.

A livello di persona non ho niente contro i vegani. Nel senso: niente. Però mi chiedo a cosa servano i miei canini (che si chiamano come piccoli animali: COINCIDENZE?!?!?!?!?1!), perché il mio apparato digerente non sia basato sullo stomaco concamerato tipico dei ruminanti (su mia suocera non garantisco però), perché la specie più vicina a noi e ancor più a Walter Chiari – lo scimpanzè – abbia una dieta basata su frutta, bacche, larve, insetti, carogne, fino ad arrivare alla saprofagia e soprattutto perché quell’odore di maiale alla brace sia così irresistibile.

Saranno le verdurine Bonduelle di contorno.