Elegia del rancore

Provo rancore come pochi. E lo coltivo, anche se già sono naturalmente portato per vederlo fiorire in me.

Il rancore è estremamente sottovalutato. Permette di sublimare odio e violenza in qualcosa di discreto ed elegante. Ma consente a chi lo prova di tenere alta la guardia, mantenere le persone che te lo hanno causato a distanza e soprattutto permette che queste lo “avvertano”.

Perché il rancore si percepisce, passa attraverso pareti e attraversa il tempo.

Tutti coloro che gli hanno in me soffiato vita, sanno del mio rancore, e questo crea in loro un ventaglio emozionale che passa dall’imbarazzo al disagio, fino a diventare esso stesso rancore nei miei confronti. Ma quest’ultimo è depotenziato: il rancore di ritorno non ha la stessa portata del rancore che lo ha generato.
È solo utile come arma di autodifesa, per non sentirsi troppo sbagliati.

No.

Il mio rancore è devastante, permanente, ineliminabile.
Non faccio nulla per sfoggiarlo, arriva comunque.
Veste le forme del sorriso di circostanza o della parola in meno.
Del mancato ringraziamento o della minore partecipazione emotiva.
Della prossemica ad excludendum o del silenzio ad libitum.

Della differenza col “prima”.

E no, non è “meglio l’indifferenza”.
Il mio rancore è indistinguibile da essa, non concede nulla più dell’indifferenza, non ostenta più. Resta al mio interno quanto a espressività, ma arriva meglio.
Chi ne è investito non ne ha immediata coscienza. Arriva dopo, anche molto dopo, perché è mescolato ad azioni sempre uguali. All’inizio.
Ma allarga progressivamente la sua azione, si espande. Fino all’acme, al momento in cui ti appare evidente.

Finalmente.

È quello il momento.

Ti esclude dalla mia considerazione, che considero l’unico, vero privilegio di cui posso fare dono. E a quel punto avverti quel senso di spaesamento, quel sentirti privato di qualcosa, spostato di ruolo, rivisto in rango, riposizionato tuo malgrado.
Ed è là che inizia il tuo percorso di analisi e resa dei conti coi motivi, che già conoscevi ma di cui ancora non avevi chiara portata.
Ed è là che il mio rancore ha fatto breccia.

Ha vinto.

Amo il mio rancore.

È la bestia ferita che nasce dalla delusione, mantiene dignità e orgoglio.

E non si volta mai più. 

Il saprofita da social

Oggi parliamo dei saprofiti dei social.

Il saprofita dei social è un organismo subdolo: alletta con il suo fare suadente in modo che la preda da like si incuriosisca e si avvicini, poi cerca di succhiarle via ogni energia condivisiva, fidelizzandola e usandola per il proprio nutrimento da endorfine.

Il saprofita dei social non va confuso con il simbiotico dei social, al quale il like è utile ma non necessario per il quotidiano sostentamento, traendo nutrimento anche da altre fonti, e un occhio non particolarmente attento potrebbe confonderli.
Il simbiotico infatti non sottrae energia vitale agli organismi coi quali viene a contatto, ma soprattutto possiede una resistenza molto elevata, per cui vive anche al di fuori dell’ambiente social.

Il saprofita dei social invece ha assoluta necessità, a scadenze ravvicinate nel corso della giornata, di una certa razione di like e condivisione, pena la chiusura in sé stesso.
Quando non riesce a raggiungere tale fabbisogno adottando le ordinarie tecniche di richiamo, si finge sofferente se non morente, in modo da attirare su di sé tutta l’attenzione dell’ambiente social (cd. tecnica Neruda-Merini).

Il saprofita dei social può assumere vesti maschili o femminili.

La specie maschile è riconoscibile per le sue manifestazioni estreme che tendono a creare una logica alternativa a quella comune.
Il suo nuotare controcorrente è la sua caratteristica principale.
Se ad esempio la sua specie adotta comportamenti basati su logica ed evoluzione, il saprofita dei social può comportarsi esattamente al contrario, anche a rischio della sua stessa vita (cfr. Jackass, studio clinico), pur di mostrarsi.
Ogni suo comportamento mira ad attirare le prede da like, non importa se maschi o femmine, essendo la sua una fame da endorfine perenne.
Quando il saprofita da social non ottiene il nutrimento desiderato attacca gli altri maschi attorno, cercando di crearsi spazio.
In genere muore solo.

La specie femminile del saprofita da social invece adotta comportamenti più raffinati: feconda l’ambiente facebookiano o instagrammiano di proprie riproduzioni a colori o in bianco e nero, in modo da attirare i maschi (notoriamente sensibili a livello di percezione visiva di tali segnali sessuali), spesso più volte durante la stessa giornata.
Particolare la scelta di queste immagini, pressoché simili tra loro se non identiche: la saprofita da social, trovata una chiave di autorappresentazione di sé soddisfacente, inonda l’ambiente social con riproduzioni tutte uguali, contando sul meccanismo collaudato, efficace sul maschio social.
Il maschio social si precipita a lasciare il suo like come segno di potenza e interesse con evidenti fini di fecondazione, ma la saprofita da social non si dedica mai a un solo maschio, essendo particolarmente avida e nutrendosi così di tutti i contributi spermatico-likiani lasciati da centinaia e centinaia di maschi, tutti convinti di aver contribuito in solitaria al nutrimento della saprofita.
Particolare il comportamento della saprofita da social quando un maschio particolarmente debole le si avvicina in modo eccessivo perché sollecitato tramite continue stimolazioni: la saprofita si ritrae, chiedendo protezione alla massa che ha attirato attorno a sé, emarginando il soggetto (cfr. comportamento Weinstein-Metoo) con un’azione subdola della quale è totalmente consapevole, avendola posta in essere in precedenza centinaia di volte.

L’ambiente social crea costantemente saprofiti, costretti a sforzi sempre più intensi per soddisfare il crescente bisogno di endorfine.

La spiegazione del Tutto

Ok boomer, questa la spiegazione del Tutto.

All’inizio furono gli anni ’80 e la loro voglia di permanenti e spalline esagerate.
Mike Bongiorno passava alla tv di Berlusconi e tutti sentivano possibile diventare Simon Le Bon in una Milano da bere.
La cinematografia di Pierino aveva attecchito e i cinepanettoni erano dietro l’angolo.

In questo contesto si svilupparono i germi del MACHEMENEFREGAMME’, che trovò humus nel berlusconismo e la casa ̶d̶e̶l̶l̶o̶ ̶s̶v̶a̶c̶c̶o̶ delle Libertà.

Internet parte a metà degli anni ’90 e dentro siamo io, Tim Berners Lee e Luca Barbareschi.
Bill Gates proprio non capiva cosa stesse succedendo: continuava a cercare di venderci la tecnologia push. Un po’ come dire alla Cristoforetti se un giro sul Brucomela fosse per lei emozionante. A conferma, si doveva mettere mano personalmente al Trumpet Winsock. Questo escludeva la totalità della popolazione mondiale dal progetto WWW. Chi era dentro portava il camice bianco. C’era deferenza assoluta per la scienza e tantissime briciole sulle tastiere.

I primi timidi segni di 2.0 furono i blog, i forum. Ma anche lì si entrava in punta di piedi e la Signora Maria aveva verso questi strumenti lo stesso atteggiamento della mucca che guarda il treno. Passava davanti il computer del figlio e semplicemente non capiva nulla. Nulla. Nullaaa!

Lo sfascio è stato rapido e violento dall’avvento dei social: la stessa Signora Maria, che non ha vissuto nulla di questa era pionieristica ma si è ritrovata la possibilità di ritrovare Peppino delle elementari su Facebook, ci ha preso gusto e da qui ha iniziato a sparare ogni genere di cazzata dall’alto della sua profondissima ignoranza.
La sua formazione era proprio quella mikebongiornesca, i suoi punti di riferimento Jerry Calà e Umberto Smaila, i suoi volti noti la Cuccarini (prima del sovranismo) e la Brigliadori (prima dei drink al piscio).

Vip che ha ritrovato proprio sui social.

Capite ora perché ci troviamo nella situazione di dover spiegare così tante volte l’inesistenza di correlazioni tra autismo e vaccini, tra antenne e virus, tra omeopatia e medicina vera?
Semplicemente una marea umana di bufali scalpitanti si è riversata in un ambiente ex-fighetto, elitario, popolato da piccoli e gobbuti nerd portatori sani di occhiali.
Questi bufali, che posseggono grandissimi doti riproduttive e capacità di caciara fuori dal comune, oggi si raggruppano sotto simboli comuni, in pagine nelle quali possono condividere la qualunque (Cetto).
Fanno rumore, non capiscono, credono a guru alternativi (che arricchiscono) e sbraitano contro guru ufficiali (che odiano).

L’internet degli anni ’90 si proponeva la condivisione del Sapere.

Tim Berners Lee creò il www per mettere a disposizione di tutti ogni tipo di documento: sarebbe stato il “controllo collettivo delle fonti” a fare pulizia.
Ma se il controllo collettivo lo fa una capra con la merda appesa al culo, ecco spiegata la situazione attuale.

Non c’è altro da aggiungere. Non ci sarà altro da aggiungere a qualsiasi analisi che i nostri posteri faranno di questo periodo caprino. Leggeranno questo post e diranno: “Qualcuno allora aveva ben chiaro il quadro, ma la sua voce fu ignorata, probabilmente a causa della scarsa credibilità di un avatar del genere”.

FAI GIRARE, CONDIVIDI, FAI QUALCOSA MADONNADICRISTO, NON POSSIAMO RICREARE DAVVERO IDIOCRACY! IO NAVIGAVO SULLE BBS COI FLOPPETTINI A RAFFICA PER SCARICARE IMMAGINI PER L’AMIGA A 320×512 (INTERLACCIATE) CON 32 COLORI VISUALIZZABILI DA UNA PALETTE DI 4096, E ORA STO QUA A DIRE A GIOVANNI CHE DAVVERO LA TERRA NON È PIATTA!

E NO, NON DEVO “RISPETTARE LA SUA OPINIONE”!

DOBBIAMO FARE QUALCOSA PER IL PIANETA!

  • Pronto Amazon? Vorrei annullare il reso dell’oggetto: c’era un problema sulla mia linea internet e in effetti il vostro Firestick funziona benissimo. Dunque vorrei tenerlo e annullare restituzione e sostituzione.
  • Mi spiace, la procedura ormai è avviata, Massimiliano.
  • Ma vedo che non è stato ancora spedito.
  • Sì ma quando si attiva il procedimento, poi , Massimiliano…
  • Ho capito. Dunque devo aspettare il corriere che venga a ritirare il mio pacco e a quel punto gli dirò che non lo invio più?
  • Esatto, Massimiliano.
  • Poi dovrò aspettare un secondo corriere che mi verrà a consegnare il nuovo Firestick e anche là lo rimanderò indietro.
  • Esatto, Massimiliano.
  • E il pianeta? E l’inquinamento? Tutto questo giro di pacchi e gente e mezzi?
  • Si fotta tutto, Massimiliano.
  • Ma infatti.
  • Posso fare qualcos’altro per te, Massimiliano?
  • Non so: vogliamo fare la gara a quante volte riusciamo a tirare lo sciacquone in cinque minuti?
  • Mi spiace ma non ho cinque minuti di pausa, altrimenti subito, Massimiliano.
  • Capisco. E allora cosa posso fare per fottere ulteriormente il pianeta?
  • Hai un’auto diesel, Massimiliano?
  • Ibrida.
  • Buffone, Massimiliano.
  • Mi piaceva la linea.
  • Vabbé. Allora fai così. Ordina cinquanta viti, con cinquanta ordini diversi a distanza di cinque minuti l’uno dall’altro, così ti arriveranno cinquanta pacchetti diversi, Massimiliano.
  • Mi pare un’ottima idea. Fuck the system!
  • Sempre. Posso fare altro per te, Massimiliano?
  • No, mi sono già innamorato di questo ripetere ossessivamente il mio nome per dare idea di vicinanza all’utente. Possiamo incontrarci dal vivo?
  • Volentieri, ma questa è una conversazione immaginaria, Massimiliano.
  • Non mi cambia nulla.
  • Domani sono a casa tua. Prendo il Concorde, Massimiliano.
  • Di dove sei?
  • Abito sopra casa tua, Massimiliano.
  • Perfetto. A domani.
  • A domani, Massimiliano. Grazie di aver chiamato Amazon.

L’anno che verrà

  • Ciao.
  • Ciao.
  • Vedo che sei triste, che hai?
  • Ho difficoltà finanziarie.
  • Allora sei Toro!
  • Esatto.
  • Anch’io non ho un centesimo ma per me nessun problema: sono Pesci e adoro essere un morto di fame.
  • Che fortunato che sei. E che fortunati tutti gli altri segni che senza soldi sono felici.
  • Eh, fortunato: non sopporto l’egoismo.
  • Che strani che siete voi dei Pesci. Come fa a non piacere l’egoismo? Quando hai a che fare con un egoista è subito feeling.
  • Boh, non so. Pensa che mia moglie manco ci crede all’astrologia.
  • Che segno è?
  • Bilancia.
  • Tu non farle pressioni per farle capire che sbaglia: sai che non le sopporta. Invece la puoi ignorare e criticare senza problemi: mica è Leone. E puoi far pressioni a tutti gli altri segni: le adoriamo!
  • Sì. E piacciono a tutti la pigrizia e le irresponsabilità altrui.
  • Tranne che a…
  • Al Capricorno, vero, stavo dimenticando. Gente strana.
  • Così come freddezza e contrasti familiari sono una vera e propria fortuna.
  • Se non sei del Cancro: a quel punto avresti fastidio.
  • Fastidio sì.
  • Ora vado.
  • Dove?
  • A rotolarmi nella merda.
  • Bello! Posso venire con te?
  • Certo. Mica sei della Vergine, che odi sporco e disordine.
  • Ahahah, nono, infatti.

La musica è finita

Sapete bene quanto io tenga al vostro parere e come non farei mai nulla per creare zizzania. Stavolta mi tocca andare un pochino controcorrente. Ma non accadrà mai più.
Leggo della simpatia suscitata dalla Vanoni e dal suo leggero turpiloquio durante una trasmissione tv. Posso dire che ̶s̶o̶n̶o̶ ̶c̶o̶n̶t̶r̶o̶ ̶l̶a̶ ̶d̶r̶o̶g̶a̶ a me non fa simpatia ma mette solo una profonda tristezza? Ma la stessa cosa quando vedo altre vecchie glorie “uscire dalle righe” perché a loro tutto è concesso in quanto tali.
Così come non mi faceva ridere Mike Bongiorno con le sue gaffe-siparietto nei suoi ultimi anni. Così come non mi fa ridere nulla che riguardi anziani un tempo ammirati per qualche capacità e ora messi in mezzo come si fa col nonno rincoglionito a Natale.
Io penso di soffrire molto l’inesorabile grigiore del tempo che passa: sono uno di quelli che ammirò Platini quando si ritirò dal calcio giocato al culmine della sua carriera. Sono uno di quelli che sposa totalmente l’uscita precoce dalle scene, l’antipresenzialismo, il one shot song.
Avrei ammirato pure Mina, se si fosse limitata a sparire dalle tv. Invece sono decenni che ci stropiccia i coglioni con una presentissima assenza con altro residuato bellico come Celentano (o ciò che ne rimane).
Vi avevo detto che non volevo creare zizzania?
Mentivo.
È una cosa mia, me ne rendo conto.
Ma ricordo la Vanoni quando ero piccolo e mi sembrava una donna con le palle: adesso pare buona per nonno Simpson.
Seppure.
Il tempo passa e non ci possiamo fare niente.
Però possiamo evitare di metterci in ridicolo, farci compatire, diventare notizia per qualcosa di buffo.
Sono tutte cose che rientrano in un più generale concetto di dignità umana, che mi rendo conto essere sempre più lontano da noialtri (eutanasia osteggiata, testamento biologico accantonato mille volte).
Scusate, sono andato oltre, ma vedo tutto così collegato nella mia testa.
È che avrei voluto ricordare Iva Zanicchi come cantante, non per una cacata in studio.
È che avrei voluto ricordare Lorella Cuccarini per “LA NOTTE VOLA” e le manine a farfallina, non per gli impeti sovranisti.
È che avrei voluto ricordare la Brigliadori per quel viso meraviglioso, non per le tisane di piscio.
E non vi dico nulla sui cantanti rock: per contratto dovrebbero morire tutti a 27 anni.
Perché cazzo non sparite quando siete osannati?

Ed ecco a voi il manuale di seduzione che stavate aspettando

Un manuale di seduzione? Davvero? L’ennesimo rimedio taumaturgico, la ricetta magica per far cadere ai vostri piedi ogni donna? E chi è costui che conoscerebbe il segreto dei segreti? Avete ragione a nutrire diffidenza. Voi non mi conoscete. Ma neppure io vi conosco, parliamoci chiaro. Quel che vi chiedo è un atto di fiducia, di Fede, anzi. Perché non posso darvi alcuna dimostrazione in queste poche righe circa la veridicità di quanto affermato in copertina. Quel che posso però garantirvi è che al termine della lettura di queste pagine ne uscirete diversi, consapevoli, capaci di attrarre le donne come api al miele, come allodole a specchietti, come metafore a questi esempi.

Che? Un libro solo per uomini? Addirittura misogino? Ah la copertina. Ah, il titolo. Ah, tutto. Nono, credetemi. Il libro piacerà ancor più alle donne. Perché qua chi ne esce con le ossa rotte è l’uomo, il “conquistatore “, quello che del resto ha bisogno di consigli per capirci qualcosa. Io metto a loro disposizione solo la mia esperienza al riguardo. Perché le donne vanno amate, per avere una chance di conquistarle. Amate significa accettarne la schiacciante superiorità. E comportarsi di conseguenza. È solo dopo questo atto di consapevolezza che si potrà nutrire qualche speranza.

“Voto quello là, quello che mi ricarica il telefono”

Adesso l’assoluta impellente necessità di estendere il voto ai 16enni. Non che sia giusto, non che sia sbagliato, ma io ho sempre l’impressione che abbiamo a che fare con governanti adolescenti – loro sì sedicenni – con le voglie improvvise, le mattane, le cazzate, le mode, gli amori e le delusioni.
Manca completamente un equilibrio.
REMO GASPARI DOVE SEI!
Personalmente io non darei la possibilità di voto ai 16enni, non per sfiducia verso le loro capacità (probabilmente sarebbero più in grado di capire cosa stiano facendo rispetto a molti adulti-BUONGIORNISSIMO CAFFEEEEE’?) ma perché “coinvolgerli” nella vita civile e sociale dovrebbe passare attraverso altri step preventivi, formativi.
Sono stato diverse volte in aule con 16enni e 17enni e senza generalizzare posso dire che essere svegli non equivale affatto a essere consapevoli. Essere capaci di palleggiare con i media non significa avere gli strumenti culturali per scremare vero, verosimile e farlocco.
Questi ragazzi hanno grandissime capacità e grandissime lacune. Non come gli adulti ma diverse, peculiari.
Sanno trovare risposte in un attimo. Ma non sanno metterle insieme, cucirle, tirar fuori dalle nozioni delle informazioni utili.
Io fatico tantissimo a costruire con loro robe interdisciplinari: la scuola non gliele insegna, atrofizza le loro capacità creative innate.
Il voto a questi ragazzi non rappresenterebbe un problema immane, intendiamoci. È proprio il concetto sacrale di voto che secondo me va rivisto.
Intendiamoci, fosse per me introdurrei il voto pesato, come detto tante volte: si vota per la Camera? Devi sapere cos’è la Camera, che differenza c’è col Parlamento Europeo, che prerogative ha. Se non sai, il tuo voto vale 0.7, 0.5, 0.2 a seconda di quante minchiate sbagli in un test elettronico con domande casuali.
A dirla tutta io toglierei il diritto di voto a tutti e farei il dittatore.
Ma i sogni restano sogni.
È una provocazione, calmi. Altrimenti metto in discussione la vostra, di capacità, e niente più voto.
Insomma, secondo me i sedicenni non dovrebbero votare. Perché a quel punto mi chiederei: perché non i 15enni? Perché non chiunque dimostri di saper tenere una penna in mano e non una qualunque capacità di intendere e di volere?
Un sedicenne è più capace di un 99enne con l’Alzheimer non medicalmente ancora accertato, è verissimo. Ma a quel punto non è questione di estendere al 16enne il voto ma limitarlo al 99enne.
Tutto dovrebbe essere basato sulle capacità che dimostri di avere.
Come accerti queste capacità?
Qualunque sistema sarà oggetto di critica, ma un test elettronico, con domande random scelte da un bouquet pesato non sarebbe male. Se non sai un cazzo e rispondi facendo bolle di saliva, eccristo, ma cosa devi decidere per me?
Del resto si fanno test ed esami per accedere a qualunque cosa, dall’università al mondo del lavoro: cosa c’è di scandaloso nell’estenderlo al diritto di voto?
Il mio vicino di casa picchia la moglie, è stato dentro per violenza e ubriachezza, non ha neppure la quinta elementare, non sa leggere né scrivere, non ha alcuna idea o interesse circa la politica, da due anni soffre di demenza senile ma nessun medico l’ha acclarata. Lui vota. Nessuno si scandalizza.
Se dico che uno così non dovrebbe avere questo diritto si levano gli scudi in difesa della democrazia.
“Chi sei tu per dire chi deve votare e chi no?”.
Io? Nessuno.
Infatti mica decido io chi deve essere ammesso a Medicina e chi no.
Il voto ai 16enni?
Nessun problema.
Aspettatevi il circo Barnum dei candidati.
Aspettatevi colorate campagne elettorali a suon di promesse di ricariche e novità sui loot di Fortnite.
Il senso delle cose.

Com’è bello far l’amore da erborista in giù

Sono stato con una naturopata – omeopata – fricchettona.

Mi aveva contattato su Facebook dicendo che voleva offrirmi una esperienza sessuale tantro-olistica. Io sono subito scattato in piedi – e non solo io. Non sapevo bene cosa mi aspettasse ma c’era in mezzo la parola sesso. Subito mi sono venute in testa immagini cinematografiche di balzi innaturali, coreografie giapponesi, katane che sbucciavano geishe meravigliose e amplessi immersi tra fiori rosa fiori di pesco c’eri tuuu.

Ci siamo incontrati a casa sua: ad accogliermi un ambiente profumato come i mercatini dei pakistani. Una botta di zenzero, curcuma, curry e igiene carente mi ha inebriato e fatto crollare ogni inibizione (nessuna).

Candele, candele dappertutto: ho subito apprezzato la sua previdenza circa improvvisi blackout.

Lei si presenta a me vestita di sola fotosintesi.

Faccio per saltarle addosso ma mi ferma: prende una boccetta, apre la bocca e poggia tre gocce sotto la lingua. Le chiedo cosa fossero e mi dice: “Fiori di Bach”. Anche cultura musicale in forma orale! Sono sempre più eccitato, mi avvicino e lei mi chiede di stendermi sul letto a pancia in giù. Faccio difficoltà ad assumere quella posizione: è come cercare di ribaltare una catapulta e tenerla in equilibrio così, credo ci siamo capiti.

Comunque: lei prende dell’olio e inizia a spalmarlo sulla mia schiena, massaggiando dolcemente. Lo trovo incredibilmente piacevole, ma inizio ad avere dolore per la pressione del mio arnese sul materasso che se fosse stato in memory foam avrebbe creato un calco memorabile, rendendolo di fatto utilizzabile solo come contenitore.

Dopo un po’ si ferma ancora e prende altre tre gocce, sempre Bach (era appassionata).

Durante il massaggio mi parla a lungo di Hanemann e io del perché stessimo parlando di Hanemann invece di scopare.

Finalmente mi chiede di girarmi e il materasso prova a tornare nella sua posizione naturale ma quel buco gli resterà per sempre come una cicatrice indelebile.

Penso che finalmente si inizierà a quagliare qualcosa ma ancora una volta si ferma per le tre gocce. Le chiedo: “Ma a cosa servono?”, e lei: “Per riequilibrare i chakra”, “E non puoi riequilibrarli prendendo le gocce tutte insieme?”, “Si vede che non sai nulla di omeopatia”, “Acqua e zucchero, c’è altro da sapere?”, “Il solito fanatico dell’allopatia”, “Ti faccio presente che mi sta esplodendo il cazzo e in questo momento accetterei anche la validità scientifica di riti sciamanici e preghiere alla Madre Terra”.
Insomma, accetto la cosa e mi limito a guardarla come Giuseppe ha guardato Maria quando gli ha raccontato della storia dell’Arcangelo.

Alla fine mi salta sopra e si tromba. In modo che mi pareva normale, non fosse stato per i suoi ondeggiare di braccia e i suoi “OHMMMM… OHMMMMM…” durante l’amplesso: ho pensato avesse a breve un esame di elettrotecnica, non so.

Tutto sommato è stata una bella esperienza, anche se mi aspettavo di più, saranno state tutte quelle interruzioni per assumere quelle gocce di Bach.

Colonna sonora strepitosa, eh.

Il programma di governo che vorrei

Il mio programma di governo in 11 punti. Come vedrete c’è roba di sinistra, roba di destra, roba trasversale.
Perché è il mio. Quel che vorrei.

1) Lo Stato italiano è laico. Tutti i beni immobili delle diverse Chiese sul suolo italiano che producano reddito, sono tassate esattamente come ogni altro immobile. Nelle scuole si insegna storia delle religioni, tutte. Nessuna ingerenza della religione nella politica. Se volete credere a qualcosa fate pure. Ma ogni tanto chiedetevi se sia poi necessario.
2) Le tasse si pagano in proporzione al proprio reddito. Più guadagni, più l’aliquota sale. Hai una sola vita, se vuoi più soldi di quelli che potresti mai spendere sei un malato mentale e ti devi curare. La ricchezza non è un qualcosa da denigrare, ma se sei ricco devi aiutare chi ne ha davvero bisogno. Questo crea uno Stato Sociale. È nelle tasche dei più abbienti che lo Stato va a pescare per primo, non dei dipendenti e pensionati. Esattamente l’opposto del concetto di flat tax.
3) Lo Stato Sociale non è una balia. Tu cerca un lavoro adatto a te. Se non lo trovi lo Stato ti aiuta. Se non lo trovi ancora lo Stato ti aiuta anche a formarti. Se non lo trovi ancora lo Stato dà sgravi alle imprese che assumono. Se non lo trovi ancora magari adattati a impieghi meno qualificati. Se non lo trovi ancora lo Stato ti sostiene per un po’. Se non lo trovi ancora non è che possiamo mantenerti a vita. Se intanto fai tre figli da disoccupato lo Stato ti chiede i danni. Perché sei libero di rovinarti la vita, ma non puoi rompere il cazzo alla collettività con la tua irresponsabilità. Sì, i figli sono bellissimi, ma i conti te li devi fare, non sei un bonobo.
4) Le persone si giudicano sulla base del loro valore, non per caratteristiche somatiche, idee, somiglianza a te. Se sei nato sul suolo italiano hai solo avuto culo, non è che meriti un trattamento di favore rispetto a uno che dimostra di voler contribuire al benessere collettivo più e meglio di te. Se di lavoro fai l’ultras in curva e nel tempo libero condividi fake news sui social, non stai contribuendo più di uno che si fa un dottorato in medicina interna, pure se allo stadio urli fortissimo. Lo Stato italiano vuole crescere e aumentare il benessere di tutti i cittadini: se non vali un cazzo stai buono là, ché già e tanto che ti sopportiamo. Ogni anno ogni cittadino sosterrà un esame di cultura generale e un test psicologico. Se risulti ignorante come la merda e non hai i mezzi per studiare, lo Stato organizza gratuitamente corsi di recupero obbligatori. Se ti impegni, vorresti migliorare ma sei proprio stupido e non ci riesci nessun problema. Però il tuo diritto di voto viene pesato e verrà decurtato in proporzione al risultato del test. Perché hai una responsabilità sociale e se non capisci un cazzo fai danni agli altri. Se si vota per la Regione e tu pensi che Vercelli sia una Regione il tuo voto varrà 0.9. Se credi che una sensazione valga più di una legge il tuo voto varrà 0.8. Del resto nessuno si scandalizza se pure per fare il bidello devi superare un test. Se uno Stato vuole creare benessere deve partire dalle istituzioni di alto livello e se un cittadino non sa sceglierle crea un problema a tutta la collettività.
5) L’ambiente è di tutti. Chi viene preso a fare cose da troglodita come buttare frigoriferi per strada, viene trascinato per un orecchio a raccogliere quello e tutta la merda che altri trogloditi hanno gettato nel raggio di un km.
6) La scuola non è un diplomificio. Se sei un deficiente vai bocciato. Bocciato. I genitori non rompessero il cazzo. Si passa alla classe successiva solo per merito. Le scuole dell’obbligo sono tali, ma se arrivi a diciotto anni e non sei riuscito a superare la terza media sei esonerato dal proseguire. Però se hai davvero voglia del pezzo di carta ce lo dimostri, paghi tu, e se lo meriti lo prendi. Esami ogni anno. Non proforma. Se scrivi come un meme dimostri che la scuola dell’obbligo ha fallito e non possiamo permettercelo più.
7) Se ricopri un incarico pubblico non puoi utilizzare i social come profilo istituzionale ma solo come privato cittadino. Dunque nessuna campagna elettorale su Facebook. Dignità, maturità: cosa sei, un bimbominkia?
8) Diffondere odio è reato. Reato. Oltre che rivoltante.
9) A me il potere non interessa. Io non voglio scendere in campo. Sarebbe una cosa troppo lavorata. Sceglierei solo persone di elevatissime competenze e rettitudine, a mio insindacabile giudizio. E siccome sono intelligente e soprattutto a me non ne verrebbe in tasca un euro, vi potete fidare che creeerei la miglior squadra di governo possibile. Altro che Rousseau: la signora Maria che di competenze ha girare il sugo, girerà il sugo e non deciderà la manovra economica del mio paese, perdío. Uno non vale uno, altrimenti avreste scoperto voi la penicillina. Invece al massimo le muffe le avete sui piedi.
10) Lo Stato italiano valorizza meriti e competenze, cultura e capacità. Le persone con particolari abilità pur prive di mezzi saranno messe in condizioni di studiare e praticare professioni che contribuiscano alla crescita sociale. Non si va avanti per nepotismo, cognome o culi parati. L’accesso a ogni professione presuppone un esame, tarato su quella specifica competenza. Chi imbroglia o tenta di frodare lo Stato viene bandito da quella professione. E subirà azione penale.
11) Non ci si possono fare i cazzi degli altri. Se due si vogliono sposare cazzi loro. Loro. Se uno vuole morire cazzi suoi. Suoi. Finché le scelte individuali non incidono su altri o non comportano costi per lo Stato sono libere. Il tempo delle comari è finito. Se ti rode qualcosa fatti curare e prova finalmente a entrare nel ventunesimo secolo.