Perché esistono i negazionisti del virus

Dai, la buttiamo giù definitiva, a uso e consumo di tutti per rapidi copia-incolla di fronte a osservazioni come:

“Ahahahah, e allora Zangrillo, Tarro, Bassetti, De Donno sarebbero deficienti o ignoranti, vero? Se ti piace continua tu a fare la pecora, a seguire il pensiero unico, a seguire i tuoi scienziati che cambiano idea ogni cinque minuti, le mascherine sì, le mascherine no, l’OMS che si rimangia le cose. Io penso con la mia testa. Vedrai che tra poco ci rinchiuderanno ancora e poi non ci sarà più la tua amata democrazia ad aiutarti”.

Analizziamo.

1) La posizione ufficiale del mondo scientifico è concorde, possono non esserlo i singoli appartenenti al mondo scientifico. Ma c’è sempre “una” posizione ufficiale, oltre le varie teorie, che però devono trovare conferma tramite dati. Certo che la posizione ufficiale cambia e continua a cambiare col tempo, con le esperienze – vivaddio – ma “scegliersi” solo i propri esponenti del mondo scientifico, proprio quelli che sotto molti aspetti contrastano la posizione ufficiale, escludendo tutti gli altri, rappresenta un perfetto esempio di cherry picking. Se un giorno uno di questi rappresentanti del proprio pensiero dovesse cambiare idea, il “supporter” per non cadere in dissonanza cognitiva e mostrare di aver commesso un errore di valutazione, accuserà lo scienziato “traditore” di essere passato al nemico dietro compenso. Tutto senza alcuna prova.

2) L’idea che ci sia una necessaria deriva verso una situazione precisa (“fine della democrazia”) è il tipico “piano inclinato”: si mostrano conseguenze inevitabili ma tutte nella testa di chi parla. Anche questo puntella l’idea della bontà delle proprie tesi. E ci dona sicurezza.

3) La risata, le faccine, le frasi di scherno denotano una difficoltà argomentativa: trattasi di “ricorso al ridicolo” che tende a screditare personalmente (ad hominem) l’interlocutore nel tentativo di screditare così anche le sue tesi.

La replica di un negazionista a questo punto è spesso: “Anche tu stai portando avanti le tue tesi, no? Che differenza c’è con quel che faccio io?”.
La premessa è sbagliata: qui non portiamo avanti “nostre” tesi ma, consapevoli della nostra ignoranza in tema virus, ci si affida al metodo scientifico e alla posizione ufficiale della scienza in un determinato momento. Non si eleggono propri rappresentanti, si elegge la Scienza. Non si tifa per una tribù, si ascoltano pareri formati tramite metodo scientifico, chiunque li fornisca. L’autorevolezza di qualcuno aiuta, ma non fino all’elezione del “principio di autorevolezza” appunto, che dice che se uno ha un nobel, automaticamente ha più ragione di chi non ce l’ha. Dati e prove. Dati e prove. Sempre.

Perché allora “i negazionisti”, quelli che protestano perché si sentono “reclusi” in casa, quelli che rifiutano mascherine, vaccini, posizione ufficiale, hanno scelto proprio questo “lato”, questo schieramento, e non l’altro, quello ufficiale?
Probabilmente scegliere proprio questa posizione di contrasto e non quella di appoggio alle azioni raccomandate dal mondo scientifico per contrastare il virus può dipendere dal fatto che solo la prima ci mostra più risoluti. Sono posizioni più “caratterizzanti” perché appunto denotano forza, contrasto all’ordine precostituito. Si mostra di avere una opinione forte, certamente più di chi supinamente “accetta” le indicazioni da medici e politica. Insomma, ci si mostra per ciò che piace passi di noi: persone determinate, capaci di andare contro “il Sistema”.
E questo ci piace e ci regala visibilità a livello social. Visibilità a costo zero.
La visibilità è la moneta del nostro tempo: consente di ottenere soddisfazione, endorfine che regalano al nostro cervello sensazioni di piacere. Zuckerberg ha ben capito questa logica ed è questa la benzina che fa andare avanti i social. Quando una canzone ci piace e la condividiamo qui sopra, stiamo dicendo al mondo: “Ehi, guardate cosa mi piace! Guardate che gusti che ho, guardate cosa vi sto facendo scoprire, del mondo e di me. Visto che figata? Pensate di me qualcosa di buono, adesso. Premiatemi”.

Andare contro “il Sistema” permette rapida visibilità, immediata catalizzazione di consenso da parte della medesima tribù, rafforzamento della propria autostima, innesco di circolo virtuoso che porta a regalare alla stessa tribù altro materiale che sarà ampiamente gradito e restituirà altra soddisfazione e autostima. Tanto più quanto più in contrasto si va con le posizioni ufficiali (gli altri: le pecore).

Sempre restando al metodo scientifico ci tengo ad inserire un disclaimer:
la mia è un’analisi personalissima dei fatti, basata non su “opinioni” campate in aria ma su precisi meccanismi noti nella comunicazione. Le conclusioni sono mie personali, certamente, frutto della mia osservazione ed esperienza. Sta al lettore farsi un’idea di quanto qua presentato e di chi lo sta presentando.
Per quanto mi riguarda mi occupo di comunicazione da ventitré anni: ho tenuto migliaia di ore di docenza sui processi comunicativi e le logiche di diffusione della comunicazione sul web e sugli altri media e nell’analisi delle fallacie logiche e bias cognitivi. In aula spiego come costruire sul web messaggi capaci di polarizzare attenzione, orientare il pensiero e creare interesse. Oltre che, ovviamente, come riconoscere trappole mentali e come difendersi da esse. Spiego come si scrive sul web, cosa fanno i politici (tutti) per acquisire consenso, cosa fanno le aziende per venderci prodotti. Ho formato migliaia di allievi e personale di aziende. Utilizzo questa pagina come divertissement ma anche come laboratorio per l’analisi dei processi comunicativi. Che io scriva battute, provocazioni, menate demenziali, peraltro con uno pseudonimo tutt’altro che autorevole, è perché questo è il mio personale spazio che gestisco in autonomia e piena libertà, ma non significa che dietro questa pagina ci sia un giratore di sugo a tempo pieno.
Accetto osservazioni, puntualizzazioni, correzioni, ma prima presentatevi, spiegatemi di cosa vi occupate, quali i vostri titoli e su quali basi state affermando una tesi che contrasta quanto qui esposto.

Altrimenti sugo, cucchiara e modestia.

Modestia come la mia, quando mi affido a chi ne sa più di me in medicina, virologia, architettura, nuoto, astronomia, fisica delle particelle, hockey su ghiaccio, idraulica, gastronomia, smerigliatura, unghie finte, citofonologia, scienza dei gargarismi, gnoseologia della morale, pittura fresca, mangime per criceti, ogni singolo ambito in cui io non mi riconosco competenza.

Grazie.

Elegia del rancore

Provo rancore come pochi. E lo coltivo, anche se già sono naturalmente portato per vederlo fiorire in me.

Il rancore è estremamente sottovalutato. Permette di sublimare odio e violenza in qualcosa di discreto ed elegante. Ma consente a chi lo prova di tenere alta la guardia, mantenere le persone che te lo hanno causato a distanza e soprattutto permette che queste lo “avvertano”.

Perché il rancore si percepisce, passa attraverso pareti e attraversa il tempo.

Tutti coloro che gli hanno in me soffiato vita, sanno del mio rancore, e questo crea in loro un ventaglio emozionale che passa dall’imbarazzo al disagio, fino a diventare esso stesso rancore nei miei confronti. Ma quest’ultimo è depotenziato: il rancore di ritorno non ha la stessa portata del rancore che lo ha generato.
È solo utile come arma di autodifesa, per non sentirsi troppo sbagliati.

No.

Il mio rancore è devastante, permanente, ineliminabile.
Non faccio nulla per sfoggiarlo, arriva comunque.
Veste le forme del sorriso di circostanza o della parola in meno.
Del mancato ringraziamento o della minore partecipazione emotiva.
Della prossemica ad excludendum o del silenzio ad libitum.

Della differenza col “prima”.

E no, non è “meglio l’indifferenza”.
Il mio rancore è indistinguibile da essa, non concede nulla più dell’indifferenza, non ostenta più. Resta al mio interno quanto a espressività, ma arriva meglio.
Chi ne è investito non ne ha immediata coscienza. Arriva dopo, anche molto dopo, perché è mescolato ad azioni sempre uguali. All’inizio.
Ma allarga progressivamente la sua azione, si espande. Fino all’acme, al momento in cui ti appare evidente.

Finalmente.

È quello il momento.

Ti esclude dalla mia considerazione, che considero l’unico, vero privilegio di cui posso fare dono. E a quel punto avverti quel senso di spaesamento, quel sentirti privato di qualcosa, spostato di ruolo, rivisto in rango, riposizionato tuo malgrado.
Ed è là che inizia il tuo percorso di analisi e resa dei conti coi motivi, che già conoscevi ma di cui ancora non avevi chiara portata.
Ed è là che il mio rancore ha fatto breccia.

Ha vinto.

Amo il mio rancore.

È la bestia ferita che nasce dalla delusione, mantiene dignità e orgoglio.

E non si volta mai più. 

Il saprofita da social

Oggi parliamo dei saprofiti dei social.

Il saprofita dei social è un organismo subdolo: alletta con il suo fare suadente in modo che la preda da like si incuriosisca e si avvicini, poi cerca di succhiarle via ogni energia condivisiva, fidelizzandola e usandola per il proprio nutrimento da endorfine.

Il saprofita dei social non va confuso con il simbiotico dei social, al quale il like è utile ma non necessario per il quotidiano sostentamento, traendo nutrimento anche da altre fonti, e un occhio non particolarmente attento potrebbe confonderli.
Il simbiotico infatti non sottrae energia vitale agli organismi coi quali viene a contatto, ma soprattutto possiede una resistenza molto elevata, per cui vive anche al di fuori dell’ambiente social.

Il saprofita dei social invece ha assoluta necessità, a scadenze ravvicinate nel corso della giornata, di una certa razione di like e condivisione, pena la chiusura in sé stesso.
Quando non riesce a raggiungere tale fabbisogno adottando le ordinarie tecniche di richiamo, si finge sofferente se non morente, in modo da attirare su di sé tutta l’attenzione dell’ambiente social (cd. tecnica Neruda-Merini).

Il saprofita dei social può assumere vesti maschili o femminili.

La specie maschile è riconoscibile per le sue manifestazioni estreme che tendono a creare una logica alternativa a quella comune.
Il suo nuotare controcorrente è la sua caratteristica principale.
Se ad esempio la sua specie adotta comportamenti basati su logica ed evoluzione, il saprofita dei social può comportarsi esattamente al contrario, anche a rischio della sua stessa vita (cfr. Jackass, studio clinico), pur di mostrarsi.
Ogni suo comportamento mira ad attirare le prede da like, non importa se maschi o femmine, essendo la sua una fame da endorfine perenne.
Quando il saprofita da social non ottiene il nutrimento desiderato attacca gli altri maschi attorno, cercando di crearsi spazio.
In genere muore solo.

La specie femminile del saprofita da social invece adotta comportamenti più raffinati: feconda l’ambiente facebookiano o instagrammiano di proprie riproduzioni a colori o in bianco e nero, in modo da attirare i maschi (notoriamente sensibili a livello di percezione visiva di tali segnali sessuali), spesso più volte durante la stessa giornata.
Particolare la scelta di queste immagini, pressoché simili tra loro se non identiche: la saprofita da social, trovata una chiave di autorappresentazione di sé soddisfacente, inonda l’ambiente social con riproduzioni tutte uguali, contando sul meccanismo collaudato, efficace sul maschio social.
Il maschio social si precipita a lasciare il suo like come segno di potenza e interesse con evidenti fini di fecondazione, ma la saprofita da social non si dedica mai a un solo maschio, essendo particolarmente avida e nutrendosi così di tutti i contributi spermatico-likiani lasciati da centinaia e centinaia di maschi, tutti convinti di aver contribuito in solitaria al nutrimento della saprofita.
Particolare il comportamento della saprofita da social quando un maschio particolarmente debole le si avvicina in modo eccessivo perché sollecitato tramite continue stimolazioni: la saprofita si ritrae, chiedendo protezione alla massa che ha attirato attorno a sé, emarginando il soggetto (cfr. comportamento Weinstein-Metoo) con un’azione subdola della quale è totalmente consapevole, avendola posta in essere in precedenza centinaia di volte.

L’ambiente social crea costantemente saprofiti, costretti a sforzi sempre più intensi per soddisfare il crescente bisogno di endorfine.

La spiegazione del Tutto

Ok boomer, questa la spiegazione del Tutto.

All’inizio furono gli anni ’80 e la loro voglia di permanenti e spalline esagerate.
Mike Bongiorno passava alla tv di Berlusconi e tutti sentivano possibile diventare Simon Le Bon in una Milano da bere.
La cinematografia di Pierino aveva attecchito e i cinepanettoni erano dietro l’angolo.

In questo contesto si svilupparono i germi del MACHEMENEFREGAMME’, che trovò humus nel berlusconismo e la casa ̶d̶e̶l̶l̶o̶ ̶s̶v̶a̶c̶c̶o̶ delle Libertà.

Internet parte a metà degli anni ’90 e dentro siamo io, Tim Berners Lee e Luca Barbareschi.
Bill Gates proprio non capiva cosa stesse succedendo: continuava a cercare di venderci la tecnologia push. Un po’ come dire alla Cristoforetti se un giro sul Brucomela fosse per lei emozionante. A conferma, si doveva mettere mano personalmente al Trumpet Winsock. Questo escludeva la totalità della popolazione mondiale dal progetto WWW. Chi era dentro portava il camice bianco. C’era deferenza assoluta per la scienza e tantissime briciole sulle tastiere.

I primi timidi segni di 2.0 furono i blog, i forum. Ma anche lì si entrava in punta di piedi e la Signora Maria aveva verso questi strumenti lo stesso atteggiamento della mucca che guarda il treno. Passava davanti il computer del figlio e semplicemente non capiva nulla. Nulla. Nullaaa!

Lo sfascio è stato rapido e violento dall’avvento dei social: la stessa Signora Maria, che non ha vissuto nulla di questa era pionieristica ma si è ritrovata la possibilità di ritrovare Peppino delle elementari su Facebook, ci ha preso gusto e da qui ha iniziato a sparare ogni genere di cazzata dall’alto della sua profondissima ignoranza.
La sua formazione era proprio quella mikebongiornesca, i suoi punti di riferimento Jerry Calà e Umberto Smaila, i suoi volti noti la Cuccarini (prima del sovranismo) e la Brigliadori (prima dei drink al piscio).

Vip che ha ritrovato proprio sui social.

Capite ora perché ci troviamo nella situazione di dover spiegare così tante volte l’inesistenza di correlazioni tra autismo e vaccini, tra antenne e virus, tra omeopatia e medicina vera?
Semplicemente una marea umana di bufali scalpitanti si è riversata in un ambiente ex-fighetto, elitario, popolato da piccoli e gobbuti nerd portatori sani di occhiali.
Questi bufali, che posseggono grandissimi doti riproduttive e capacità di caciara fuori dal comune, oggi si raggruppano sotto simboli comuni, in pagine nelle quali possono condividere la qualunque (Cetto).
Fanno rumore, non capiscono, credono a guru alternativi (che arricchiscono) e sbraitano contro guru ufficiali (che odiano).

L’internet degli anni ’90 si proponeva la condivisione del Sapere.

Tim Berners Lee creò il www per mettere a disposizione di tutti ogni tipo di documento: sarebbe stato il “controllo collettivo delle fonti” a fare pulizia.
Ma se il controllo collettivo lo fa una capra con la merda appesa al culo, ecco spiegata la situazione attuale.

Non c’è altro da aggiungere. Non ci sarà altro da aggiungere a qualsiasi analisi che i nostri posteri faranno di questo periodo caprino. Leggeranno questo post e diranno: “Qualcuno allora aveva ben chiaro il quadro, ma la sua voce fu ignorata, probabilmente a causa della scarsa credibilità di un avatar del genere”.

FAI GIRARE, CONDIVIDI, FAI QUALCOSA MADONNADICRISTO, NON POSSIAMO RICREARE DAVVERO IDIOCRACY! IO NAVIGAVO SULLE BBS COI FLOPPETTINI A RAFFICA PER SCARICARE IMMAGINI PER L’AMIGA A 320×512 (INTERLACCIATE) CON 32 COLORI VISUALIZZABILI DA UNA PALETTE DI 4096, E ORA STO QUA A DIRE A GIOVANNI CHE DAVVERO LA TERRA NON È PIATTA!

E NO, NON DEVO “RISPETTARE LA SUA OPINIONE”!

DOBBIAMO FARE QUALCOSA PER IL PIANETA!

  • Pronto Amazon? Vorrei annullare il reso dell’oggetto: c’era un problema sulla mia linea internet e in effetti il vostro Firestick funziona benissimo. Dunque vorrei tenerlo e annullare restituzione e sostituzione.
  • Mi spiace, la procedura ormai è avviata, Massimiliano.
  • Ma vedo che non è stato ancora spedito.
  • Sì ma quando si attiva il procedimento, poi , Massimiliano…
  • Ho capito. Dunque devo aspettare il corriere che venga a ritirare il mio pacco e a quel punto gli dirò che non lo invio più?
  • Esatto, Massimiliano.
  • Poi dovrò aspettare un secondo corriere che mi verrà a consegnare il nuovo Firestick e anche là lo rimanderò indietro.
  • Esatto, Massimiliano.
  • E il pianeta? E l’inquinamento? Tutto questo giro di pacchi e gente e mezzi?
  • Si fotta tutto, Massimiliano.
  • Ma infatti.
  • Posso fare qualcos’altro per te, Massimiliano?
  • Non so: vogliamo fare la gara a quante volte riusciamo a tirare lo sciacquone in cinque minuti?
  • Mi spiace ma non ho cinque minuti di pausa, altrimenti subito, Massimiliano.
  • Capisco. E allora cosa posso fare per fottere ulteriormente il pianeta?
  • Hai un’auto diesel, Massimiliano?
  • Ibrida.
  • Buffone, Massimiliano.
  • Mi piaceva la linea.
  • Vabbé. Allora fai così. Ordina cinquanta viti, con cinquanta ordini diversi a distanza di cinque minuti l’uno dall’altro, così ti arriveranno cinquanta pacchetti diversi, Massimiliano.
  • Mi pare un’ottima idea. Fuck the system!
  • Sempre. Posso fare altro per te, Massimiliano?
  • No, mi sono già innamorato di questo ripetere ossessivamente il mio nome per dare idea di vicinanza all’utente. Possiamo incontrarci dal vivo?
  • Volentieri, ma questa è una conversazione immaginaria, Massimiliano.
  • Non mi cambia nulla.
  • Domani sono a casa tua. Prendo il Concorde, Massimiliano.
  • Di dove sei?
  • Abito sopra casa tua, Massimiliano.
  • Perfetto. A domani.
  • A domani, Massimiliano. Grazie di aver chiamato Amazon.

L’anno che verrà

  • Ciao.
  • Ciao.
  • Vedo che sei triste, che hai?
  • Ho difficoltà finanziarie.
  • Allora sei Toro!
  • Esatto.
  • Anch’io non ho un centesimo ma per me nessun problema: sono Pesci e adoro essere un morto di fame.
  • Che fortunato che sei. E che fortunati tutti gli altri segni che senza soldi sono felici.
  • Eh, fortunato: non sopporto l’egoismo.
  • Che strani che siete voi dei Pesci. Come fa a non piacere l’egoismo? Quando hai a che fare con un egoista è subito feeling.
  • Boh, non so. Pensa che mia moglie manco ci crede all’astrologia.
  • Che segno è?
  • Bilancia.
  • Tu non farle pressioni per farle capire che sbaglia: sai che non le sopporta. Invece la puoi ignorare e criticare senza problemi: mica è Leone. E puoi far pressioni a tutti gli altri segni: le adoriamo!
  • Sì. E piacciono a tutti la pigrizia e le irresponsabilità altrui.
  • Tranne che a…
  • Al Capricorno, vero, stavo dimenticando. Gente strana.
  • Così come freddezza e contrasti familiari sono una vera e propria fortuna.
  • Se non sei del Cancro: a quel punto avresti fastidio.
  • Fastidio sì.
  • Ora vado.
  • Dove?
  • A rotolarmi nella merda.
  • Bello! Posso venire con te?
  • Certo. Mica sei della Vergine, che odi sporco e disordine.
  • Ahahah, nono, infatti.

La musica è finita

Sapete bene quanto io tenga al vostro parere e come non farei mai nulla per creare zizzania. Stavolta mi tocca andare un pochino controcorrente. Ma non accadrà mai più.
Leggo della simpatia suscitata dalla Vanoni e dal suo leggero turpiloquio durante una trasmissione tv. Posso dire che ̶s̶o̶n̶o̶ ̶c̶o̶n̶t̶r̶o̶ ̶l̶a̶ ̶d̶r̶o̶g̶a̶ a me non fa simpatia ma mette solo una profonda tristezza? Ma la stessa cosa quando vedo altre vecchie glorie “uscire dalle righe” perché a loro tutto è concesso in quanto tali.
Così come non mi faceva ridere Mike Bongiorno con le sue gaffe-siparietto nei suoi ultimi anni. Così come non mi fa ridere nulla che riguardi anziani un tempo ammirati per qualche capacità e ora messi in mezzo come si fa col nonno rincoglionito a Natale.
Io penso di soffrire molto l’inesorabile grigiore del tempo che passa: sono uno di quelli che ammirò Platini quando si ritirò dal calcio giocato al culmine della sua carriera. Sono uno di quelli che sposa totalmente l’uscita precoce dalle scene, l’antipresenzialismo, il one shot song.
Avrei ammirato pure Mina, se si fosse limitata a sparire dalle tv. Invece sono decenni che ci stropiccia i coglioni con una presentissima assenza con altro residuato bellico come Celentano (o ciò che ne rimane).
Vi avevo detto che non volevo creare zizzania?
Mentivo.
È una cosa mia, me ne rendo conto.
Ma ricordo la Vanoni quando ero piccolo e mi sembrava una donna con le palle: adesso pare buona per nonno Simpson.
Seppure.
Il tempo passa e non ci possiamo fare niente.
Però possiamo evitare di metterci in ridicolo, farci compatire, diventare notizia per qualcosa di buffo.
Sono tutte cose che rientrano in un più generale concetto di dignità umana, che mi rendo conto essere sempre più lontano da noialtri (eutanasia osteggiata, testamento biologico accantonato mille volte).
Scusate, sono andato oltre, ma vedo tutto così collegato nella mia testa.
È che avrei voluto ricordare Iva Zanicchi come cantante, non per una cacata in studio.
È che avrei voluto ricordare Lorella Cuccarini per “LA NOTTE VOLA” e le manine a farfallina, non per gli impeti sovranisti.
È che avrei voluto ricordare la Brigliadori per quel viso meraviglioso, non per le tisane di piscio.
E non vi dico nulla sui cantanti rock: per contratto dovrebbero morire tutti a 27 anni.
Perché cazzo non sparite quando siete osannati?

Ed ecco a voi il manuale di seduzione che stavate aspettando

Un manuale di seduzione? Davvero? L’ennesimo rimedio taumaturgico, la ricetta magica per far cadere ai vostri piedi ogni donna? E chi è costui che conoscerebbe il segreto dei segreti? Avete ragione a nutrire diffidenza. Voi non mi conoscete. Ma neppure io vi conosco, parliamoci chiaro. Quel che vi chiedo è un atto di fiducia, di Fede, anzi. Perché non posso darvi alcuna dimostrazione in queste poche righe circa la veridicità di quanto affermato in copertina. Quel che posso però garantirvi è che al termine della lettura di queste pagine ne uscirete diversi, consapevoli, capaci di attrarre le donne come api al miele, come allodole a specchietti, come metafore a questi esempi.

Che? Un libro solo per uomini? Addirittura misogino? Ah la copertina. Ah, il titolo. Ah, tutto. Nono, credetemi. Il libro piacerà ancor più alle donne. Perché qua chi ne esce con le ossa rotte è l’uomo, il “conquistatore “, quello che del resto ha bisogno di consigli per capirci qualcosa. Io metto a loro disposizione solo la mia esperienza al riguardo. Perché le donne vanno amate, per avere una chance di conquistarle. Amate significa accettarne la schiacciante superiorità. E comportarsi di conseguenza. È solo dopo questo atto di consapevolezza che si potrà nutrire qualche speranza.

“Voto quello là, quello che mi ricarica il telefono”

Adesso l’assoluta impellente necessità di estendere il voto ai 16enni. Non che sia giusto, non che sia sbagliato, ma io ho sempre l’impressione che abbiamo a che fare con governanti adolescenti – loro sì sedicenni – con le voglie improvvise, le mattane, le cazzate, le mode, gli amori e le delusioni.
Manca completamente un equilibrio.
REMO GASPARI DOVE SEI!
Personalmente io non darei la possibilità di voto ai 16enni, non per sfiducia verso le loro capacità (probabilmente sarebbero più in grado di capire cosa stiano facendo rispetto a molti adulti-BUONGIORNISSIMO CAFFEEEEE’?) ma perché “coinvolgerli” nella vita civile e sociale dovrebbe passare attraverso altri step preventivi, formativi.
Sono stato diverse volte in aule con 16enni e 17enni e senza generalizzare posso dire che essere svegli non equivale affatto a essere consapevoli. Essere capaci di palleggiare con i media non significa avere gli strumenti culturali per scremare vero, verosimile e farlocco.
Questi ragazzi hanno grandissime capacità e grandissime lacune. Non come gli adulti ma diverse, peculiari.
Sanno trovare risposte in un attimo. Ma non sanno metterle insieme, cucirle, tirar fuori dalle nozioni delle informazioni utili.
Io fatico tantissimo a costruire con loro robe interdisciplinari: la scuola non gliele insegna, atrofizza le loro capacità creative innate.
Il voto a questi ragazzi non rappresenterebbe un problema immane, intendiamoci. È proprio il concetto sacrale di voto che secondo me va rivisto.
Intendiamoci, fosse per me introdurrei il voto pesato, come detto tante volte: si vota per la Camera? Devi sapere cos’è la Camera, che differenza c’è col Parlamento Europeo, che prerogative ha. Se non sai, il tuo voto vale 0.7, 0.5, 0.2 a seconda di quante minchiate sbagli in un test elettronico con domande casuali.
A dirla tutta io toglierei il diritto di voto a tutti e farei il dittatore.
Ma i sogni restano sogni.
È una provocazione, calmi. Altrimenti metto in discussione la vostra, di capacità, e niente più voto.
Insomma, secondo me i sedicenni non dovrebbero votare. Perché a quel punto mi chiederei: perché non i 15enni? Perché non chiunque dimostri di saper tenere una penna in mano e non una qualunque capacità di intendere e di volere?
Un sedicenne è più capace di un 99enne con l’Alzheimer non medicalmente ancora accertato, è verissimo. Ma a quel punto non è questione di estendere al 16enne il voto ma limitarlo al 99enne.
Tutto dovrebbe essere basato sulle capacità che dimostri di avere.
Come accerti queste capacità?
Qualunque sistema sarà oggetto di critica, ma un test elettronico, con domande random scelte da un bouquet pesato non sarebbe male. Se non sai un cazzo e rispondi facendo bolle di saliva, eccristo, ma cosa devi decidere per me?
Del resto si fanno test ed esami per accedere a qualunque cosa, dall’università al mondo del lavoro: cosa c’è di scandaloso nell’estenderlo al diritto di voto?
Il mio vicino di casa picchia la moglie, è stato dentro per violenza e ubriachezza, non ha neppure la quinta elementare, non sa leggere né scrivere, non ha alcuna idea o interesse circa la politica, da due anni soffre di demenza senile ma nessun medico l’ha acclarata. Lui vota. Nessuno si scandalizza.
Se dico che uno così non dovrebbe avere questo diritto si levano gli scudi in difesa della democrazia.
“Chi sei tu per dire chi deve votare e chi no?”.
Io? Nessuno.
Infatti mica decido io chi deve essere ammesso a Medicina e chi no.
Il voto ai 16enni?
Nessun problema.
Aspettatevi il circo Barnum dei candidati.
Aspettatevi colorate campagne elettorali a suon di promesse di ricariche e novità sui loot di Fortnite.
Il senso delle cose.

Com’è bello far l’amore da erborista in giù

Sono stato con una naturopata – omeopata – fricchettona.

Mi aveva contattato su Facebook dicendo che voleva offrirmi una esperienza sessuale tantro-olistica. Io sono subito scattato in piedi – e non solo io. Non sapevo bene cosa mi aspettasse ma c’era in mezzo la parola sesso. Subito mi sono venute in testa immagini cinematografiche di balzi innaturali, coreografie giapponesi, katane che sbucciavano geishe meravigliose e amplessi immersi tra fiori rosa fiori di pesco c’eri tuuu.

Ci siamo incontrati a casa sua: ad accogliermi un ambiente profumato come i mercatini dei pakistani. Una botta di zenzero, curcuma, curry e igiene carente mi ha inebriato e fatto crollare ogni inibizione (nessuna).

Candele, candele dappertutto: ho subito apprezzato la sua previdenza circa improvvisi blackout.

Lei si presenta a me vestita di sola fotosintesi.

Faccio per saltarle addosso ma mi ferma: prende una boccetta, apre la bocca e poggia tre gocce sotto la lingua. Le chiedo cosa fossero e mi dice: “Fiori di Bach”. Anche cultura musicale in forma orale! Sono sempre più eccitato, mi avvicino e lei mi chiede di stendermi sul letto a pancia in giù. Faccio difficoltà ad assumere quella posizione: è come cercare di ribaltare una catapulta e tenerla in equilibrio così, credo ci siamo capiti.

Comunque: lei prende dell’olio e inizia a spalmarlo sulla mia schiena, massaggiando dolcemente. Lo trovo incredibilmente piacevole, ma inizio ad avere dolore per la pressione del mio arnese sul materasso che se fosse stato in memory foam avrebbe creato un calco memorabile, rendendolo di fatto utilizzabile solo come contenitore.

Dopo un po’ si ferma ancora e prende altre tre gocce, sempre Bach (era appassionata).

Durante il massaggio mi parla a lungo di Hanemann e io del perché stessimo parlando di Hanemann invece di scopare.

Finalmente mi chiede di girarmi e il materasso prova a tornare nella sua posizione naturale ma quel buco gli resterà per sempre come una cicatrice indelebile.

Penso che finalmente si inizierà a quagliare qualcosa ma ancora una volta si ferma per le tre gocce. Le chiedo: “Ma a cosa servono?”, e lei: “Per riequilibrare i chakra”, “E non puoi riequilibrarli prendendo le gocce tutte insieme?”, “Si vede che non sai nulla di omeopatia”, “Acqua e zucchero, c’è altro da sapere?”, “Il solito fanatico dell’allopatia”, “Ti faccio presente che mi sta esplodendo il cazzo e in questo momento accetterei anche la validità scientifica di riti sciamanici e preghiere alla Madre Terra”.
Insomma, accetto la cosa e mi limito a guardarla come Giuseppe ha guardato Maria quando gli ha raccontato della storia dell’Arcangelo.

Alla fine mi salta sopra e si tromba. In modo che mi pareva normale, non fosse stato per i suoi ondeggiare di braccia e i suoi “OHMMMM… OHMMMMM…” durante l’amplesso: ho pensato avesse a breve un esame di elettrotecnica, non so.

Tutto sommato è stata una bella esperienza, anche se mi aspettavo di più, saranno state tutte quelle interruzioni per assumere quelle gocce di Bach.

Colonna sonora strepitosa, eh.