Il bello della democrazia

“E’ IL BELLO DELLA DEMOCRAZIA”.

E’ quel che sentiamo sempre, specie quando ribattiamo a qualcuno che sta dicendo una cazzata.
“E’ LA MIA OPINIONE, VALE QUANTO LA TUA, SIAMO IN DEMOCRAZIA”.
Sì, ma la tua opinione è stupida: perché non vogliamo tenere conto di questa variabile fondamentale?

  • PER ME QUELLA CANZONE DI BATTIATO PARLA PROPRIO DI QUELLO CHE DICO IO!
  • Invece ti sbagli.
  • SIAMO IN DEMOCRAZIA, LA MIA OPINIONE VALE QUANTO LA TUA! CHI CREDI DI ESSERE?
  • Franco Battiato.

In un caso simile che dobbiamo pensare? Che il tizio veda in pericolo il suo diritto democratico a dire la sua?
A me pare che l’esercizio di tale diritto coincida con una pubblica autocrocifissione che sarebbe da evitare per lui in primis.
Franco Battiato, se vorrà, potrà pure rispondergli. Ma se dopo un po’ gli togliesse diritto di parola sarebbe davvero antidemocratico? Quando, il concetto di democrazia, ha tracimato ed è diventato dovere di accettare, ascoltare, discutere di qualunque cosa e con chiunque, anche contro le evidenze scientifiche, il buon senso, la realtà oggettiva?
Quando concetti come “la realtà oggettiva” sono diventati soggettivi?
E quando lo sono diventati al punto che le certezze scientifiche ora hanno lo stesso peso delle idee bislacche prive di supporto?
Ma soprattutto perché cazzo io Mozart, che parlo di musica, devo stare a rispondere a te, Eraldo Scannellini, piastrellista, che mi contesti a muso duro l’utilizzo di flauti nel mio concerto? Per democrazia?
Guarda, se invocassi altri pur elevatissimi concetti, come la pietà umana, ti darei anche ascolto, ma anche se esercitassi un diritto di critica misurato e se io vedessi in te delle competenze a supporto. Ma se critichi giusto per mostrarti, per far vedere di avere un’opinione, io ti sbatto fuori.

Senza arrivare al burionismo, io rivendico il mio diritto a non perdere il mio tempo con te, a non concederti spazio nei miei ambiti, a silenziare la tua voce quando diventa fastidiosa a casa mia.

Il bello della democrazia è altro, ed è morto da un pezzo. Ora viviamo l’era delle aberrazioni della democrazia e della parola “democrazia” estesa come un pezzo di caucciù che si deforma e della forma originaria non mantiene più nulla.

Da un pezzo trovo che il termine “democrazia” venga vissuto con un significato che non dovrebbe avere, vale a dire il dovere di essere ascoltati.

Io ho il diritto a dire la mia, ma mantengo anche il diritto a non ascoltare la tua. È democrazia.
Sui social questa cosa è impossibile: esprimo un pensiero e so già che dovrò sorbirmi delle farneticazioni, delle uscite dal mio tema, delle fantasticherie e delle critiche per cose che neppure ho mai detto.

Rivendico il mio democratico diritto a ritenerti un coglione, e dunque a non ascoltarti.

Perché oggi il diritto di parola è sentito come dovere di opporsi, di dire necessariamente qualcosa. E non importa se quel qualcosa non lo si è capito o se non lo si conosce. Lo si deve dire, spesso perché esprimersi è l’unico modo di dire al mondo: “EHI, ESISTO!”.

La democrazia come il selfie al concerto da mandare agli amici, convinti che ci invidieranno.

  • EHI, SIAMO IN DEMOCRAZIA, LASCIAMI DIRE CHE NON SONO D’ACCORDO CON LA TUA TEORIA!
  • Veramente non è una mia teoria.
  • E DI CHI E’?
  • Si chiama Legge di gravitazione universale, l’ha formulata Newton.
  • ECCOLO, IL SAPIENTONE!

Questo non è dialogo, è mortificazione dell’intelligenza, questa non è democrazia, è banalizzazione della dialettica.

Poter dire non significa dover dire. Non è obbligatorio mostrare i propri limiti: quella resta una facoltà, che conservi certo, ma a questa io rispondo col mio democraticissimo diritto a non ascoltarti, a toglierti voce, specie quando le tue idiozie inquinano un ambiente mio personale. E il mio social, la mia bacheca, il mio spazio, quello nel quale entro con nome utente (mio) e password, sono di mia pertinenza. Così come il mio blog. O il mio salotto. O la mia auto.
Per te è antidemocratico che io ti vieti di fumare dentro la mia macchina?
E di dire che la Terra è piatta sulla mia bacheca?
Guarda, ti aiuto: non è antidemocratico: è un mio personale atto di assistenza sociale. Evito che tu ti faccia da solo del male.

Qui, nei miei spazi, non vige la tua forma di democrazia, ma quella canonica, quella studiata a scuola. Trattasi di un generico diritto di opinione e parola, che però non è libero e assoluto ma sottostà a regole. Esattamente come ai tempi della polis. E io posso regolamentarla, revocarla, annullarla, perché l’ambiente fa la differenza.
Sovrano a casa mia.
Che poi è di moda, no?

Sempre più spesso assisto a imbarazzanti scambi tra chi mette sul tavolo fatti e teorie acclarate e chi ribatte con idee. Le idee. Che purtroppo hanno ancora un’accezione positiva, ma la perderanno presto.

  • E’ LA MIA IDEA, MI PERMETTI DI ESPRIMERLA?
  • Certo, ma sei tu che non ci fai una bella figura.
  • AH, SENTIAMO PERCHE’.
  • Perché affermi che l’uomo non è mai andato sulla Luna.
  • E TU COME FAI A ESSERE CERTO CHE INVECE CI E’ ANDATO?
  • Guarda, queste sono le evidenze scientif…
  • ECCOLO, IL SAPIENTONE!

Mortificare la realtà scientifica è un atto democratico? No, è puro esercizio dialettico. E il puro esercizio dialettico è una tua facoltà. Come il mio rispondere o non rispondere.

Commentate pure liberamente.

Se scrivete cazzate vi elimino, al solito, ma democraticamente <3

AntiQuark

Porca troia smettetela! Smettetela con questa cosa dei 370°!

In quella intervista ci sono prospettate situazioni gravissime! E voi a ridere e perculare i 370°! Ma che cazzo deve succedere ancora per farvi capire come si stia procedendo a razzo verso l’era dei trogloditi?

Voi siete quelli che perculano Trump per i capelli. Quelli che prendono Renzi e gli affiancano Mr. Bean. Quelli che di Berlusconi commentano solo le puttane. E i casini veri, i problemi veri, passano sempre sottotraccia, così facendo il gioco di questa gente che ci sta trascinando in un’era di antiscientismo catastrofica per voi e i vostri cazzo di figli (e la mia sola soddisfazione sarà vedervi preoccupati per quella cazzo di tossetta che non se ne va da tre settimane, “eppure le goccine omeopatiche gliele do”, bestia incolta).

E perché questa confusione? Perché la gente ha troppe informazioni, e non sa scremarle. C’è ridondanza, eccesso, sovraccarico di nozioni e antinozioni: la gente semplice non ha la capacità di filtrare questa overdose informativa, non riconosce l’autorevolezza delle fonti e dunque si affida a persone che ritiene competenti. Ma non hanno la capacità di capire chi competente lo sia davvero. E dunque a un certo punto vale tutto: chiunque si può aprire un sito su Blogger e chiamarlo “GuardateCosaCiNascononoMaNoiViDiciamoTutto.blogspot.com”. E via il fiorire di cialtroni che poi vanno in tv a promettere vita eterna se compri i loro integratori a soli 99,99 euro, beduini che impacchettano e vendono le erbette di campo appena colte da dietro il giardino pisciato dal cane, gentaglia che convaliderebbe ogni teoria di Lombroso se sapeste chi fosse Lombroso (se sapeste qualunque cazzo di cosa: mi sembra di vivere in un globale Milanese Imbruttito), che promettono cure capaci di cambiarti da Fassino a Ronaldo, da Bombolo a Michael Fassbender, sfaccendati che non avrebbero mai potuto trovare un lavoro vero e si sono inventati malocchi, tarocchi, Pistocchi.

La cosa dei 370° è irrilevante, e non è neppure indice di ignoranza, come la volete far passare: è niente! È l’unica cosa alla quale non occorre prestare attenzione in quel cazzo di minuto di puro oscurantismo.

Voi domani troverete in farmacia, accanto al medicinale salvavita, “l’oscillococcinum potenziato al pelo di culo di Yak e zenzero, come presentato in tv alla trasmissione QuelloCheNonCiDiconoAQuark”.

State ammazzando Piero Angela prima del suo tempo, che credevo infinito, e io vi odio, vi odio profondamente.

Jurassic Park, in fondo a sinistra

“I videogiochi sono droga, atrofizzano il cervello. Al momento niente smartphone. Prima che con la tecnologia devono avere a che fare con la cultura” [C. Calenda].

Ho aspettato un paio di giorni per dire la mia sull’uscita di Calenda (E ALLORA IL PIDDIII??? Eccolo) circa i danni dei videogames. Io credo che Calenda soffra la sindrome che colpisce oggi chiunque stia troppo sui social: parlare di cose che non conosce. E in questo caso io mi sento competente, dunque ho da dire la mia, perché i videogiochi li conosco da bambino, da quando erano un privilegio di pochi e non erano visti come il demonio, né erano così invasivi o fagocitanti, conosco le dipendenze, conosco la tecnologia.
Ho maggiori titoli e preparazione di Calenda per parlare di questo argomento.

Ecco, le dipendenze: forse è ciò che pensa Calenda circa ogni videogiocatore, che sia sempre un rincoglionito dipendente incapace di intendere e di volere. E già questo conferma la tesi per la quale parlare di ciò che non si conosce porta e esposri a pubblica gogna, in questo caso ritengo meritata.

“Sarà forte ma io considero i giochi elettronici una delle cause dell’incapacità di leggere, giocare e sviluppare il ragionamento. In casa mia non entrano” [C. Calenda].

Nei vari studi prodotti in questi anni* ci sono evidenze circa la capacità dei videogiochi di tenere desto il cervello, aiutare il collegamento rapido delle sinapsi, tenere la mente giovane e fresca.
Credo che Calenda avrebbe dovuto giocare di più, ai suoi tempi: avrebbe evitato queste uscite.

Io coi videogiochi ho imparato l’inglese, ho capito cosa volesse dire pianificare strategicamente risorse (Civilization, Populous, Caesar, Soccer Manager), ho affinato tecniche di primordiale lavoro di team per raggiungere risultati (Lemmings, Settlers), ho semplicemente cazzeggiato salvando principesse e risolvendo enigmi (Donkey Kong, Monkey Island e tutte le avventure Lucas. Per inciso SIERRAMMERDA).
E i videogiochi rappresentavano comunque l’eccezione settimanale e piovosa alla regola che vedeva la mia generazione perennemente col pallone tra i piedi e la maglietta sudata.

Calenda usa i social, anche troppo. Non riesce a non rispondere a chi lo chiama in causa. Trascorre molte ore su Twitter. Spesso risponde in modo nervoso.
Io ci vedo una forma di dipendenza.
Allora condanniamo chi usa i social? Evidenziamo un problema di democrazia?

Ma non è l’esaltazione dei videogame che qui mi interessa, perché Calenda può anche avere ragione se punta il dito contro gli eccessi e le dipendenze, come detto (ma dai suoi tweet non c’è questa estremizzazione: a me pare essere contro i videogiochi sempre e comunque).
No. A me interessa sottolineare ancora una volta lo scollamento con la realtà di questa sinistra, la sua distanza dalle persone comuni.
La crociata di Calenda contro i videogiochi è l’emblema della sconfitta della sinistra, della sua siderale distanza da ciò che è la quotidianità di chi fa la spesa.

“Fondamentale prendersi cura di ogni ragazzo: avvio alla lettura, lingue, sport, gioco. Salvarli dai giochi elettronici e dalla solitudine culturale e esistenziale. Così si rifondano le democrazie” [C. Calenda].

C’è un senso di ammuffito e stantìo nelle parole di Calenda, una naftalinizzazione della politica che mi catapulta alle giacche di fustagno degli anni di piombo. Richiamare i valori della democrazia demonizzando i videogiochi, in un momento storico politico in cui ci sono ben altri cazzi. Ma qui non c’è da fare il giochino dell'”E ALLORA LA POVERA PAMELA?”, perché i videogiochi sono un non-problema, non un problema minore. Il problema semmai sono le dipendenze, alla pari con quelle da gratta e vinci e gioco d’azzardo.

Calenda è la speranza per la nuova sinistra. E si rivela essere un dinosauro. Ancora dinosauri nel panorama dell’elite di sinistra. Ancora. Non si esce da questa dalemizzazione perenne: è questa la vera maledizione (maledizione-dalemizione COINCIDENZE? NON CREDO PROPRIO).

Niente, non se ne esce.

Aspettiamo ancora Godot.

* Sulla rivista Journal of Play (2014) è stato pubblicato un articolo in cui i ricercatori Adam Eichenbaum, Daphne Bavelier e C. Shawn Grenn  dimostrano effetti positivi e duraturi dei vidoegames sui processi mentali di base quali percezione, attenzione, memoria e processo decisionale.

Tanto c’è Google

Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori, economisti pur se di mestiere youtuber, commissari tecnici pur se giocatori di bocce, analisti politici pur se fuori corso a Roma Tre dal 2004, solutori di problemi complessi pur se sopraffatti persino dal T9.

Mia nonna mi diceva: “Questo non lo so, spiegami tu che hai studiato”.
E io già mi sentivo eccessivamente responsabilizzato, maledetta sindrome dell’impostore.
E allora cercavo di metterla semplice, più semplice possibile. E pure con la seconda elementare lei capiva, capiva sempre, persino le “convergenze parallele”, ricordo.

Non è questione di cultura: è umiltà e voglia di capire. E di una certa intelligenza, sicuramente.
Tutto ciò che è andato perso, stupide capre piene di certezze da siti fuffa, slogan ripetuti, propaganda a botte di selfie e promesse scintillanti.

Se ci si rivolge alla “pancia del paese”, la pancia del paese risponde, come può rispondere una pancia. So che questa la capite.

Torniamo a cose serie: stasera ho riunione di condominio: ci sono io che mi occupo di comunicazione e formazione, c’è uno che fa l’operaio su piattaforme estrazione gas, uno che ripara gli scooter, un docente di Storia, due casalinghe, una vedova attempata mezza sorda, un pensionato che non ha mai lavorato in vita sua, l’amministratore.

Spero che finalmente risolveremo la questione della Congettura di Hodge.

Padrone a casa mia

Credo che molti dei problemi che abbiamo vengano dalla convivenza forzata di persone troppo diverse per condividere lo stesso territorio, dunque basta menate, hanno ragione i sovranisti secondo me. Ma si limitano troppo: io andrei anche oltre.

Perché non dividiamo il territorio in zone? Cioè, questa mescolanza politica, culturale, intellettuale, non sta portando nulla di buono. Pensateci.

I vaccinisti soffrono terribilmente la presenza di antivaccinisti: perché non dividerli? Facciamo – che so – il Piemonte e la Sardegna destinati agli antivaccinisti. Se lo spazio non basta ci aggiungiamo l’Abruzzo. Cioè, si guarda quanti sono gli appartenenti a un gruppo ben definito e gli diamo dei territori, tipo Risiko.

Ci sono i razzisti? Oh, ma ne prendiamo atto o no? Ci sono. Vediamo quanti sono e gli diamo i territori di competenza.

Quando coincidono due categorie, esempio antivaccinista+razzista definiremo un territorio che comprenda persone che la pensano allo stesso modo.

Più un gruppo possiede determinate caratteristiche, più gli associamo persone simili.
Basterà un censimento iniziale nel quale liberamente ci autodescriveremo e ci verrà assegnato un luogo perfetto per noi, che finalmente avremo vicini di casa coi quali potremo parlare di tutto scoprendo che la pensano proprio come noi.

Ci pensate che meraviglia?

Esci di casa e incroci solo persone a te affini.
Si tornerebbe al tempo dei Comuni, alle città-Stato, a comunità chiuse e omogenee.
E noi italiani ce l’abbiamo nel DNA.

Sei un automobilista modello, buonista, sinistroide, aperto all’integrazione? Allora magari ti è stata assegnata Parma, la città destinata solo a chi rientra in tutte queste categorie. Sai già che non troverai mai qualcuno in doppia fila, nessuno farà cose razziste, il senegalese non sarà insultato sull’autobus, auto elettriche ovunque. 

Sei uno che pubblica cose sgrammaticate, fake news, non ti fotte dei cambiamenti climatici, dici che la Juve ruba ma poi sei tu che evadi il fisco? Ancona è perfetta, le Marche anzi, perché ce ne sono tanti come te, tanto che forse ci dobbiamo aggiungere Umbria, Lazio, Toscana… Vabbè, il grosso dei territori italiani.

Pensate a vantaggi correlati:

  • gli amanti delle armi automatiche tutti – che so – in Liguria, con la certezza che entro pochi anni si spopolerà naturalmente;
  • le mamme che organizzano i morbillo-party tutte in Sardegna, una bella terra ma isolata, così da contenere il contagio e tornare a colonizzarla dopo il naturale autosterminio.

Che? Dite che è impossibile? Ma certo che lo è. Io scrivo cazzate, sogno mondi, lancio provocazioni, che pochi raccolgono per ciò che sono, ma qualcuno c’è. 

Staremmo in Molise, invisibili e felici.

Buongiorno Italia, buongiorno Maria

Il tunnel del Brennero adesso. Io non ho più parole.
“Però lasciamoli lavorare”. Va benissimo, io manco la contesto questa cosa, del resto se oltre il sessanta per cento della gente la pensa così un motivo ci sarà: colpa dei governi precedenti se stiamo in queste condizioni adesso, è ovvio, questi qua non c’erano dunque facciamo che qualcosa andava fatto, ed è stato fatto, no? Lasciamoli lavorare. Lo stanno facendo. I risultati li state misurando giorno per giorno nella vostra quotidianità.
Solo una cosa: “Quelli di prima erano peggio”. Ma peggio in cosa?
Nella capacità di catalizzare spinte di estrema destra e far uscire allo scoperto il peggio razzismo che prima era solo strisciante? Beh, questo governo batte persino Minniti.
Quelli di prima erano peggio nella solidarietà sociale, nella tutela dei deboli, nel rafforzamento di diritti faticosamente conquistati, dalle unioni civili all’aborto? Erano peggio?
Erano peggio nelle politiche del lavoro per il famigerato Jobs Act? Benissimo, ma le attuali politiche del lavoro quali sono? Nono, ditemi, mi è sfuggito qualcosa.
Erano peggio in competenza politica? Mi ricordo Calenda e Del Rio, che vi potevano pure stare sul cazzo, ma se valutiamo la competenza ora faccio un gioco di prestigio, scompaiono Calenda e Del Rio e… signore e signori ecco a voi Toninelli e il suo Tunnel del Brennero tutto nella sua fantasia, il suo ponte Morandi sul quale vivere e giocare! Ma ecco che un altro colpo di bacchetta magica ed ecco Casalino e la sua necessità di stare tranquillo a Ferragosto!
Quelli di prima erano peggio nella gestione del debito pubblico? Ehm.
Nella capacità di tenere calmi i mercati generando un minimo di fiducia? I numeri stanno là: Salvini e Di Maio dicono che “I mercati se ne faranno una ragione”, capite? I mercati, esseri viventi di nobile animo che alla fine saranno indulgenti e capiranno, anche se ci sarà da spolpare un cadavere di tutti i suoi averi loro non lo faranno: capiranno. I mercati siamo noi, sono i nostri risparmi, i nostri fondi pensione, sono investitori esteri sconosciuti, sono mostri senza volto, non esseri senzienti che “se ne faranno una ragione”: così ragiona uno studente delle medie, non dei ministri.
Quelli di prima erano peggio nella lotta all’evasione fiscale? Ehi, una Pace Fiscale, babbei voi che avete sempre pagato!
Erano peggio nella velocità di azione nei casi di emergenza? Signori, quel Ponte Morandi sta diventando un simbolo di inefficienza burocratica.
Io comincio a pensare di aver capito il motivo per cui secondo voi quelli di prima erano peggio.
Erano peggio perché con gli anni vi siete impoveriti, e i vostri figli sono sempre a spasso. Erano peggio perché per giustificare a voi stessi questa decadenza del Sistema Italia vi serviva individuare un nemico preciso, un capro espiatorio, e chi meglio di Renzi, con quella faccia antipatica? Renzi vi stava sul cazzo, e adesso che non c’è più serve un altro nemico da individuare: gli immigrati, un capro espiatorio per indirizzare tutte le frustrazioni da una situazione economica globale disastrosa, frutto di congiunture mondiali, certo, ma qui da noi di una logica tutta italiana del fottersene del prossimo, fottersene del futuro, fare ciascuno i propri interessi fino a succhiare via ogni risorsa economica.
Abbiamo condannato noi i nostri figli a questa situazione. Noi, con le nostre baby pensioni, con la nostra Democrazia Cristiana, con i nostri posti statali a pioggia degli anni ’60 e ’70, con gli intrallazzi e i condoni e le collusioni e le mazzette degli anni ’80 e ’90, le ricostruzioni allegre post terremoto e le risate alla faccia dei morti là sotto.
La famosa furbizia degli italiani, che tanto celebrate e di cui vi sentite fieri è il motivo per cui oggi ci ritroviamo Toninelli ministro, con la piena fiducia della stragrande maggioranza degli italiani che pur di non ammettere di essere i soli responsabili di tutto questo ci rimetterebbero di tasca propria fino all’ultimo centesimo.
Che è ciò che state già facendo.
Renzi, Berlusconi, per non parlare dei Cirino Pomicino e De Mita, ma chi vi dà torto? Avrei voluto pure io un genio della finanza e della gestione della cosa pubblica a renderci un Paese illuminato.
Ma non sarebbe servito a un cazzo, perché avrebbe poi avuto a che fare con l’italiano medio.
“Quelli di prima erano peggio” perché quelli di prima eravate già voi.

“Continuiamo così, facciamoci del male”

Sì, il titolo non è la citazione corretta della scena della foto

Un post circa il caricare le spese della sanità su chi abusa del proprio corpo ha creato polemiche (ma tu pensa) e misunderstanding (ma tu pensa). Credo di aver toccato un nervo scoperto, ma nessuna delle obiezioni ha colto nel segno.

In sintesi dicevo che se fumi come un turco, se introduci costantemente cibo-spazzatura nel tuo corpo, se non adotti quelle ordinarie precauzioni per tutelare la tua salute allora dovresti pagarti da solo il costo delle cure per le malattie che ti sei liberamente autoprocurato.

Immediatamente sono scese in campo le forze Camel-late tutrici della libertà di fumo, come se avessi chiesto di abolire le sigarette, ma soprattutto con un unico mono-argomento a ribattere la mia modesta visione delle cose: “I vizi sono la cosa bella della vita! Tu vuoi creare uno Stato Etico senza vizi! Tutto pulito edulcorato senza fumo senza carne senza alcool senza sale!“.

Poi qualcuno meno radicale ha un attimo di lucidità, e propone un: “Al massimo dovremmo ridurre gli eccessi, tipo impedire ai fumatori di farsi più di 10 sigarette al giorno“, con un effetto grottesco all’italiana del “contentino” che praticamente conferma la mia proposta, ma la democristianizza quel tanto per renderla tollerabile.

Gente è arrivata ad affermare: “A questo punto basta seghe e basta videogiochi pure. Si vive di lavoro e letto, e attento a cosa mangi perché potrebbe essere cancerogeno. Ma aspetta anche il lavoro causa stress, potrei stare male, meglio non lavorare“, con la solita estensione argomentativa necessaria a cercare di mandare tutto il ragionamento a puttane, ma senza alcuna possibilità di farlo dato che farsi le seghe e giocare non incide sulla salute se non in positivo (se videogiochi 24 ore al giorno non produci una mazza, sei sì un costo sociale ma te lo sconti tu con la tua povertà. Fino all’avvento del reddito di cittadinanza, certo). E se lo stress ti manda in ospedale, dato che lavorare non è un comportamento autolesionista ma una necessità umana, economica e sociale, certo che il servizio sanitario ti dovà curare, ci mancherebbe. Sull'”attento a cosa mangi” ovvio, ma di cosa stiamo parlando? Se l’OMS ti dice che un eccesso di carne rossa e insaccati è cancerogeno tu non ne puoi non tener conto. Se poi ti piacciono tanto ma certo che puoi mangiarli, ma ti paghi tu le cure se a colazione nel latte ci inzuppi il lardo di Colonnata.

Se guidi e sei ubriaco ti ritirano la patente e ti fanno una multa che vivaddio. Perché metti in pericolo tutti noi. È una “tassa” per un comportamento per nulla virtuoso, in grado di incidere, non solo economicamente, sulle vite di tutti noi.

È allucinante non capire tutto questo.

Ancora una volta si mostra quanta disonestà intellettuale covi l’uomo medio. Che si sforza con tutto se stesso di uscire dalla sua dissonanza cognitiva, che tutela i suoi interessi, il suo recintello, il suo portafogli, e prova in ogni modo a non sentirsi troppo idiota.
E come lo fa? Al solito costruendo risposte ad affermazioni mai fatte e successivamente puntando il dito verso altri colpevoli di danni creati da lui stesso.

Fumi? Ok, le sigarette costano parecchio, ma secondo me sempre poco: se accetti di pagare cinque euro per un pacchetto stai implicitamente accettando una tassa sulla tua salute: lo Stato carica quel costo con una parte (per me sempre troppo esigua) destinata a far cassa e mettere (parzialmente) mano ai casini di salute che ti stai procurando. Essendo il fumo un semplcie vizio, nulla più, se lo vuoi coltivare liberissimo (ehi, ho scritto “liberissimo”, non “vietatissimo”) ma ti accolli INTEGRALMENTE i costi di questo danno ECONOMICO (ehi, ho scritto “economico”, non “morale” o “etico”) alla società. Traduco per i trogloditi: sì, puoi fumare, sei libero.

Mangi cibi-spazzatura col 98% di grassi saturi e non hai patologie metaboliche particolari ma sei un dirigibile per tua pura scelta? Dato che è impossibile caricare di costi un cibo che per sua definizione è economico perché fatto con la merda, quando entri in un ospedale e il medico esclude patologie preesistenti (ehi, ho scritto che se le hai non rientri in queste esclusioni dal servizio sanitario) fa il suo referto e ti paghi lo sturaggio delle tue arterie incrostate da anni di patatine e maiale liquido. Traduco per i trogloditi: sì, puoi mangiare e bere, sei libero.

Ti piace per ragioni del tutto a me ignote (ma libertà assoluta di coltivare le tue passioni) saltare con la moto tra cerchi di fuoco e trampolini chiodati perché magari vuoi fare un filmato cazzone per i social e vincere il
Darwin Awards? Se ti spacchi le ossa sei tu a pagare per rimetterle insieme (ehi, sono motociclista anche io, se mi schianto contro una macchina arriva l’assicurazione e verifica chi abbia il torto e se sono stato io a fare cazzate non mi paga, ed è un sistema che abbiamo accettato tutti, mi pare). Traduco per i trogloditi: sì, puoi farti del male come vuoi, sei libero.

In fase di accertamenti medici semplicemente si valuta la patologia e se dalle analisi del sangue, tac, accertamenti e tutto, risulta che ti sei creato da solo il danno o hai contribuito in modo scientificamente accertato ad aumentarne probabilità e conseguenze, paghi in proporzione.

Certo che sarà un casino a livello pratico, ma la mia è una utopia allo stato attuale.

Ci sono già mille campagne che propongono comportamenti virtuosi, penso che questo farebbe parte di un processo che spinge naturalmente alla autoresponsabilizzazione. Questo non per insegnare a vivere a nessuno ma per non far scontare le spese a chi ha scelto uno stile di vita che minimizza l’impatto sui conti sociali.

Ripeto, se pagate tanto le sigarette già accettate questa logica.

State tranquilli, non mi devo candidare, è solo una mia idea di come uno Stato debba rientrare nelle spese che noialtri gli imponiamo.

Già la gente si ammala di suo, senza alcuna colpa, già la gente si schianta di suo, senza alcuna colpa, già la gente incide sui miei conti senza nessuna colpa. Proporre di tassare comportamenti che statisticamente, scientificamente, praticamente sono dannosi non ha nulla a che fare con l’etica.

Capisco, siamo in una società che premia chi trova modo per fregare il sistema, tipo la “Pace Fiscale”, che consente di pagare somme minime a fronte di evasioni epocali. Non siamo in una società che si cura troppo dei comportamenti virtuosi, lo capisco. Ma sforzatevi un minimo. Provate a fingere di essere civili, giusto cinque minuti, poi tornate alle vostre attività paleolitiche.

Io già pago in proporzione a quanto io incida sui servizi, in mille modi: pago una tassa maggiorata sui rifiuti, sulla base di parametri precisi, più inquino più pago. Pago una tassa se giro di più con la mia auto, tramite le accise della benzina (fino a che Salvini non le toglierà come promesso, certamente): meno giro, meno inquino, meno pago.

Denunciare una idea TUTTA ECONOMICA E PER NULLA DA STATO ETICO perché vi riconoscete in una delle situazioni che crea uscite pubbliche è incredibilmente infantile, è sempre privo di supporto argomentativo e mostra semplicemente uno dei mille modi di esprimere il vecchio concetto, caro a questa pagina, del: “Ahahah, mi piace quando prendi in giro una debolezza, purché non sia mia”.

A te, troglodita, che non hai letto tutto il pippone precedente perché troppo lungo, riassumo così: voglio vietare le sigarette, l’alcol e la fregna.

Tanto solo questo capiresti.

Dove sono le mie macchine volanti?

Da piccolo immaginavo gli anni duemila con una società evoluta, priva di problemi, con un grande governo mondiale pacificatore e illuminato, tutte le malattie curabili e benessere economico diffuso, macchine volanti e niente più D’Alema.

Invece mi ritrovo con un ritorno del morbillo, terrapiattisti, idea di disvalore della cultura, crisi economiche, logiche tribali, divisioni, odio sociale, ignoranza, diesel ovunque, ancora D’Alema.

Ero un bambino, un sognatore. Crescendo mi sono reso conto che non siamo tutti uguali, non abbiamo tutti le stesse capacità, le stesse sensibilità. Siamo diversi. Alcuni, molti, la stragrande maggioranza delle persone, non aiutano la società, non la spingono verso un miglioramento, sotto nessun settore. Anzi, la zavorrano. Pensate a quante risorse sprecate per curare i malati da malattie autoindotte, come fumo, alimentazione eccessiva.
Da bambino mi chiedevo perché uno si volesse fare del male da solo.
Oggi mi chiedo perché io debba pagare di tasca mia per curare l’enfisema che ti sei creato in piena autonomia.
Quei soldi potevano essere spostati sulla ricerca. Magari oggi avremmo il teletrasporto, come credevo da bambino, stupide e raglianti bestie da soma.

Mi sono disilluso, indurito. È colpa vostra. Ero un bambino bellissimo e con una intelligenza viva e fuori dal comune, mica come i figli di voialtri capre, che crescete a botte di Kinder e Coca Cola e (non) curate con l’omeopatia. Due rampe di scale e un bambino di otto anni può oggi avere un infarto. Noi facevamo i cento metri meglio di Bolt. Dio quanto parlo da anziano! 

Mi avete distrutto i sogni.

Per questo, quando mi danno del radical chic mi stanno solo sottovalutando: il mio non è snobismo, è reale e radicato senso di superiorità rispetto a chi ritengo vivere nel medioevo, rispetto a chi oggi mi costringe a vivere anch’io nel medioevo.

Disprezzare chi mi àncora a questa epoca di vuoto culturale è la mia personale forma di razzismo.

Me la coltivo, mi aiuta a stare meglio, è tutto ciò che mi rimane. 

Uno Spongebob ci seppellirà

Sono un grande scienziato, ho vinto il nobel per la medicina scoprendo al cura per il cancro, milioni di persone salvate grazie al mio lavoro.

La gente inizia a interessarsi a me, a ringraziarmi.

Poi si scopre che guadagno tantissimo, che le case farmaceutiche fanno a gara per riempirmi di soldi.

Accade dunque che a qualcuno questo dia fastidio, perché ha le pezze al culo e gli rode che io stia sulle copertine.

Inizia a parlar male di me, a indagare sulla mia vita.

Trova delle foto di quando ero giovane, circondato dai miei pupazzi di Spongebob di cui ero collezionista.

Apre un sito su questa cosa, parlando di una mia morbosa mania per Spongebob.

Mi vuole mettere in cattiva luce senza altro motivo che invidia sociale.

Il sito in questione inizia a girare e lui guadagna quattro soldi con le pubblicità.

Altri seguono il suo esempio, ma vanno oltre insinuando cose per destare sempre maggiore curiosità. Dicono che con Spongebob ci andavo a letto “in tutti i sensi”. Esce fuori l’assurdità che io facessi sesso con i pupazzi di Spongebob.

Questa cosa prende piede, diventa virale, escono meme, il mio soprannome diventa “Il dottor StrANALmore” perché dicono che mi mettessi nel culo i miei pupazzi. Così.

Quello che è il mio lavoro passa in secondo piano.

Vengo attaccato per una cosa inesistente, inventata di sana pianta, del tutto irrilevante pure se fosse stata vera, perché solletica la morbosità della gente.

Arrivano anche i siti antibufala a smentire tutto, ma chi li segue?

Ormai il tarlo del dubbio è insinuato, tutto ciò di buono che ho fatto è diventato secondario, la delazione da venticello si è trasformata in tempesta.

Tutto sul nulla assoluto, semplicemente giocando sulla pochezza della gente.

Si attacca una persona su cose personali per proprio tornaconto, per impossibilità di attaccarla su argomenti, perché sostanzialmente a noi dà fastidio il successo altrui, perché siamo mezze seghe.

E se questo modo di fare vi ricorda qualcuno abbiamo ancora qualche speranza.

Vicolo stretto, molto stretto

Subito dopo:

  • Stretta sul noleggio delle auto comuni, perché pure con quelle si possono commettere attentati;
  • Stretta sul noleggio di qualunque mezzo, per lo stesso motivo;
  • Stretta direttamente sulla vendita dei furgoni, delle auto, dei camion, perché potrebbero essere rubati da chi poi ci commetterà attentati;
  • Stretta a monte, proprio sulla produzione dei mezzi di trasporto, stesso motivo: Fiat, Alfa, Ducato, ma anche tutte le fabbriche di mezzi sul sovrano suolo italico dovranno chiudere, perché io che ne so che ci si farà con quei carri sferraglianti del demonio?
  • Stretta sui coglioni di noi tutti, perché potremmo produrre figli che un giorno produrranno mezzi di trasporto utilizzabili per commettere attentati;
  • Stretta sulla stretta, perché non si sa mai che sia poco stretta e possa uscirne un miniciclo utilizzabile per commettere piccolissimi attentati ai danni di popolazioni in scala;
  • Stretta di Hokudo, con la combinazione di tasti su-destra-destra-dietro-croce-destra-destra-croce, per una fatality completa sul Paese.