Finché non mi cacciano (34)

Bersani si rivolge al senso di responsabilità della Lega, generando tra le camicie verdi la più grassa risata dai tempi dei fratelli De Rege:

– Cusa l’è c’ha det il pelat?
– “Responsabilità”, so minga…
– Sarà ‘na roba de lingua dei terùn…
– Ahahahah! Ciapa ‘l negher!

[Su L’Unità, qui]

Alle nomination!

Caro elettore/elettrice,
ripartono i Macchianera Awards e al tuo “chi se ne fotte una beneamata mazza” non posso replicare in alcun modo.

Ma lo scorso anno è stato grazie a te, a persone come te, come Grazia, come Graziella e quell’altra cosa che mi sono fregiato del titolo di “(ladro della categoria) Cattivo più temibile della blogosfera”, creando problemi a questi lurker ossessionati (e di cui tu non sai nulla ma abbi fede: le cartucce pesanti le tengo sempre da parte).

Ovviamente questo blog si ripresenta nella stessa categoria (n.24).
Mi sembra di aver ampiamente dimostrato di essere il peggior pezzo di merda in circolazione, anche se dalla Norvegia arrivano notizie di minacce al mio primato.

Altre indicazioni di voto:
Umore Maligno (www.umoremaligno.it) come
– miglior blog (cat. n.1)

Fed-Ex (http://exfed.tumblr.com) come
“Personalità in Rete dell’anno” (cat. n.2)

Umore Maligno (www.umoremaligno.it) come
– sito rivelazione dell’anno (cat. n.3)
– migliore community (cat. n.4)

Alexfor (http://www.alexfor.it) come
– miglior blog di opinione (cat. n.5)

L’Unità (http://www.unita.it) come
– miglior blog o testata giornalistica online (cat. n. 6)

The Fooders (http://www.thefooders.it) come
– miglior blog culinario (cat. n.9)

SenzaVoglia (http://senzavoglia.blogspot.com) come
– miglior sito o blog letterario (cat. n.14)

Matteo Bertelli (http://matteobertelli.blogspot.com) come
– Miglior disegnatore/vignettista (cat. n. 15)

– La mamma degli imbecilli è sempre inc… ehi, ciao mamma! (https://www.uomomordecane.it/2011/04/la-mamma-degli-imbecilli-e-sempre-inc-ehi-ciao-mamma/)
– Miglior post (cat. n. 17)

UomoMordeCane (www.uomomordecane.it) come
– Cattivo più temibile della rete (cat. n.24)

Umore Maligno (www.umoremaligno.it) come
– miglior blog o sito di satira (cat. n.28)

Oristano west sardinia (http://oristanowestsardinia.it/) come
– miglior blog o sito turistico (cat. n.29)

 

Lo so, non abbiamo speranze: ci sono le c(or)azzate pesanti, forti di millemila uomini pronti a tutto pur di mostrare fedeltà al Re, in cambio di una distratta pacca sulla spalla (preventivamente schedulata).
La satira non è mai stata tanto affollata di gente e di battute costruite sui soliti luoghi comuni, almeno secondo la questura.
Colgo l’occasione per ricordare che Brunetta è basso e Berlusconi va a troie, come potete facilmente desumere dai maggiori siti di satira.

Noi ci proviamo lo stesso: mal che vada potremo dire che siamo superiori a queste cose.
Un po’ come fanno tutti quelli che non vincono.

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Ricorda che devi morire e anche votare almeno 8 categorie e in non più di 4 possono esserci riferimenti allo stesso blog.

Per ora siamo alle nomination: tornerò a romperti le palle più in là, offrendoti comunque in cambio qualcosa che nessuno.
Nessuno.
Vedrai, cara elettrice: ti chiederanno “ma cos’hai fatto? Sei… diversa! Radiosa!”.
E tu, caro elettore, abbi fede: frequentami e qualcosa arrafferai anche tu.

Grazie per l’attenzione.

UomoMordeCane

 

E qui si vota:

http://www.macchianera.net/2011/07/18/mba-macchianera-blog-awards-2011-1-il-red-carpet/

 

Alle volte…

 

Scendo le scale, arrivo in piazza, in fondo.
– toh, sono dispari
e vai avanti.
Importanza della questione prossima allo zero.
Ma è una bella giornata, non hai altri pensieri e magari fantastichi un po’ su quella cosa. E rifletti: stai progettando una scalinata? Perché fare 13 gradini? Ne fai 12, un filino più alti. O 14, comodi comodi.
Poi pensi che magari non c’è dietro alcun progetto: si disponeva di certi blocchi di marmo, di determinate dimensioni, e si sono utilizzati quelli. Blocchi che serviranno anche altrove. Dove magari le scale alla fine saranno pari.
Amen.
Ma il pensiero non ti abbandona.
– 13 scalini… 13 scalini…
Non che sia un fanatico delle scale pari, intendiamoci. Ci sono ben altre priorità quanto a numeri pari. I coglioni, per esempio. Ma quando prendo il passo in un certo modo poi un po’ mi rompe doverlo rimodulare perché avanza un singolo scalino, se avevo iniziato a farli a due a due. Niente di importante ma – penso – mi impegna quella manciata di sinapsi che potrei mantenere libere per cose più utili, tipo guardare il colore dell’ultimo scalino e confrontarlo con il precedente. Oppure prestare più attenzione all’esatta forza impiegata dalla gamba destra per fare un immediato paragone con quella della sinistra. O ancora valutare un cicinino meglio il livello del fiatone all’ultimo scalino per riportarmi alla memoria la stanchezza provata il giorno prima.
Trovo dunque poi non così marginale il fatto che quegli scalini siano dispari.
Anzi, più ci penso e più mi sembra qualcosa da evidenziare. Magari da segnalare.
Ecco, segnalare il problema alle autorità, prima che questo diventi qualcosa di ancor più grave di quanto già non sia.
Perché mi sto rendendo conto che quegli scalini, così dispari, così incredibilmente diversi da scalini pari, mi stanno togliendo la vita.
Non riesco più a pensare ad altro!
Perché dispari? Perché?!
Ormai sono dentro una spirale senza uscita: gli scalini dispari! Li hanno messi per farmi impazzire!
C’è un preciso piano dietro, ordito da chissà quali potenti entità, per trascinarmi chissà dove!
Non c’è alcun motivo, nessuno, perché siano dispari! Siamo nel 2011, possibile che non ci sia la tecnologia adatta a creare una scalinata pari? E’ ovvio sia stata progettata in quel modo col solo fine di farmi uscire di senno!
Comincio a pensare che esista Dio, e che ce l’abbia con me. Che l’inferno è quel che sto vivendo qui, oggi!
Mi siedo, madido di sudore, occhi sbarrati. Mi volto. Là quella maledetta scalinata.
Ossessivamente non posso far altro che ricontare gli scalini:
– uno…
– due…
– …
– dieci…
– undici…
– dodici.
Dodici.

Niente, errore mio.

 

 

Finché non mi cacciano (33)

La Lega non vuole che i rifiuti campani escano dalla regione ma Schengen parla chiaro e i napoletani hanno tutto il diritto di fare le vacanze anche sul Garda.
[Su L’Unità, qui]

Pronto, casa La Terza?

Per qualche ora mi sono improvvisato telefonista. Ho chiamato centinaia di persone per proporre un certo corso di formazione.
Ho scoperto un mondo. Un mondo di pensionati rinchiusi in casa e del tutto andati con la testa. Un mondo di casalinghe malfidate, sospettose, pronte poi ad aprirsi una volta trovata la chiave comunicativa giusta. Un mondo di bimbi che rispondono al telefono e gestiscono in autonomia una casa.

– Pronto casa Menna?
– Sì, chi parla?
– Sono blablabla, cercavo Daniele.
– Daniele chi?
– Beh, Daniele… Menna?
– Ah sì, un attimo.
– ???

– Pronto casa De Patre? Cercavo Renato.
– Non c’è.
– Quando lo posso trovare?
– Non lo so. Arrivederci. [CLICK].
– ???

– Pronto casa Di Marco? C’è Flavio?
– Lei chi è?
– Sono blablabla, della blablabla.
– Cosa vuole da Flavio?
– Volevo proporgli un corso di formazione, completamente finanziato, che…
– Che finanziato?
– Eh?
– Si paga?
– No signora, come detto è completamente finanziato da blablabla e…
– Chi parla?
– ???
– Chi è lei?
– Quello di prima signora, mi sono presentato 12 secondi fa.
– Cosa vuole da Roberto?
– No, da Flavio. E non voglio niente. Parlavamo del corso…
– Che corso?
– Sempre quello di cui sopra. Non c’è in casa qualcun altro, signora?
– C’è Flavio.
– E io lui cercavo!
– Che vuole da Flavio?
– Niente, dargli la mia solidarietà.
– Si paga?
– …

– Pronto casa Lorena?
– Eeeeehhh! Ciao! [bambino treenne]
– Ciao. C’è la mamma?
– La mamma dorme!
– Chi altro c’è in casa?
– Non lo so.
– Mi puoi passare qualcuno?
– Sì.
– Grazie.
[rumore di telefono poggiato. Passi di bambino. Silenzio. 3 minuti. Si sente il bimbo cantare “Il coccodrillo come fa”. Chiudo].

– Pronto casa Luciani?
– Sì ma non compriamo niente.
– Nè io vendo niente.
– No perché pure ieri ci avete chiamato.
– “Avete” chi?
– Voi del telefono.
– Signora, penso si sbagli. Io sono della blablabla e volevo parlare con Rita per un corso di formazione. Gratuito.
– Non si paga niente niente?
– Niente niente.
– E voi che ci guadagnate?
– Sono corsi finanziati, signora.
– Allora alla fine si paga qualcosa.
– No signora, l’allievo non deve pagare niente.
– E chi paga?
– In questo caso paga l’Ente che ci ha commissionato il corso. E’ possibile parlare con Rita?
– Rita non c’è.
– Quando la posso trovare?
– Rita si è sposata, non abita qua. Può dire a me.
– Ma a lei ho già detto. Avevo bisogno di parlare con Rita.
– Per quanto riguarda cosa?
– Il corso di formazione!
– Ah no guardi, non voglio sapere niente. Di queste cose se ne occupa mio marito ma ora lavora.
– Va bene signora, scusi se le ho fatto perdere tempo.
– Ma prego! Che mi richiamate pure domani?
– Non penso, signora.
– No perché domani esco presto.
– Bene signora.
– Però a mezzogiorno ci sono eh.
– ???

– Pronto casa Spacone?
– Sì.
– Dovete morire malissimo [CLICK]

Finché non mi cacciano (32)

Ci prometti fiumi d’oro? Ti diamo fiducia perché siamo coglioni e crediamo nel Campo dei Miracoli.
Poi ci ritroviamo con le pezze al culo? A Piazzale Loreto stanno già lucidando in terra.

[Continuo su L’Unità, qui]

Battutacce

Vota le 10 battute preferite. Magari servirà a qualcosa, metterle su una maglietta, boh.

Fatela ora ma fate la guerra

Ho letto oggi su Facebook che “Per costruire 12 ospedali servono 250 milioni di dollari, quel che ci costano 8 ore di guerra in Iraq”.
E ho seguito l’evolversi della civile discussione, fatta di “ma perche’ si e’ cosi’ ottusi!!!!!” (con un effetto accelerazione dell’ansia proporzionale ai punti esclamativi) o “Maledetti, moltiplicano i morti invece di preservare la vita!” (il punto esclamativo multiplo è un segno d’interpunzione che ricorre spesso nelle discussioni su Facebook e credo rappresenti bene la frustrazione di dover esprimere alti concetti schiacciando pezzi di plastica con le dita).

Nulla di riprovevole, sia chiaro. A parte i punti esclamativi.

Il punto (non esclamativo) sta nell’incapacità di vedere oltre il proprio naso e non capire che l’economia ha bisogno della guerra. Oltre all’aspetto meramente ludico della stessa (vuoi paragonare lo sparare in testa ad un cinese piuttosto che andare di calce e cazzuola per tirar su un edificio destinato a curarlo?), che non va sottaciuto.

La guerra è un elemento fondante la nostra stessa struttura aggregativa: quanto più degli uomini fonderanno società tanto più sarà necessario trovare forme di destabilizzazione delle stesse, in grado di mettere in moto meccanismi di travaso delle risorse.

Questo passaggio è storia, è nell’indole umana, da che il mondo è mondo. E tramite sistemi più o meno cruenti: colonialismo, dittature, schiavitù, deportazione, lavoro minorile, imperialismo, imposizioni commerciali, depauperamento risorse territoriali, sfruttamento manodopera a basso costo.

E guerre.

La guerra è volano di una economia stagnante. Mette in moto l’industria pesante e le collegate, pompa immani risorse economiche in circuiti rugginosi, apre spazi commerciali nuovi.
Fa crescere.
L’ospedale no.

8 ore di guerra in Iraq hanno creato posti di lavoro, permesso al signor Smith di cambiarsi l’auto e a Najm Udeen Joussef di raggiungere le sue 72 vergini.

8 ore di guerra in Iraq hanno reintegrato operai dell’industria pesante del Michigan e triturato una parte del Keli Haji Ibrahim, fornendo alla popolazione le pietre necessarie per le consuete, goliardiche lapidazioni.

8 ore di guerra in Iraq hanno pompato petrolio a basso costo nelle riserve americane, trascinando verso l’alto indici economici in costante calo da un decennio e destinati a sfociare in una possibile seconda Grande Depressione che avrebbe portato te, che scrivi di ospedali non costruiti, a non poter stare davanti un computer a scrivere di ospedali non costruiti ma a cercarti un lavoro senza più pensare agli ospedali non costruiti, in coda tra nugoli di pezzenti come te che manco in “Ladri di biciclette”, film che peraltro soffriva gravi lacune nella sceneggiatura per la carenza di parti descrittive di ospedali non costruiti.
Non ricordo se in quel film il protagonista quantomeno soffrisse per gli ospedali non costruiti.
Forse nel sequel.

Risorse, hai presente?

La Cina ha attualmente il monopolio di metalli rari usati soprattutto per l’elettronica: nel 2009 ha fornito il 95% della produzione mondiale con 120.000 tonnellate. Metalli come l’indio hanno oggi un costo di 1000 dollari al kg. Nel 2003 era di 60 dollari. E in poco più di un decennio si esaurirà, ‘sto cazzo di indio e la sua fottuta deriva musicale.

Ma a rischio ci sono anche il nichel (90 anni), lo stagno (40 anni, ancor meno le oche), lo zinco (46 anni) e l’antimonio (30 anni ma me ne farò una ragione). Le riserve geologiche di oro si potrebbero esaurire in 45 anni, quelle di argento addirittura in 30 mentre il sostegno al mio sciorinare dati, che mi fornisce Wikipedia, spero continui a durare a lungo.

Si tratta di metalli fondamentali per l’industria, soprattutto elettronica.

Vuoi continuare a scrivere che “Per costruire 12 ospedali servono 250 milioni di dollari, quel che ci costano 8 ore di guerra in Iraq” tramite il tuo ultimo IPhone? Prega che guerra sia. Armati anche tu, combatti un cinese e poi riparliamo di ospedali e fiori nei cannoni.

“Fate la guerra, sarà più bello poi fare l’amore in una lussuosissima suite”.

Finché non mi cacciano (31)

Continuerà a rimpinzarci con le sue atroci porcherie ancora per molto? Gli italiani non sono sazi? Quali terribili sorprese nasconderà il prossimo Happy Meal?
[Sbraco su L’Unità, qui]

Mi fa…

Ieri ascoltavo musica ma anche gli Spandau Ballet.
Mi fa:
– ma com’è che senti quella roba?
– ci conosciamo?
– sono tua madre
– bastava dirmi “sì”
– non dovresti usare sarcasmo con me
– bene, non lo farò
– l’hai fatto ancora
– allora smetterò da questo istante esatto
– e di nuovo ora!
– dammi tu il via allora
– ancora!

Odio mia madre.

E’ che gli anni ’80 sono irripetibili. Quantomeno nello stesso secolo.
Mi fa:
– e che ne pensi dei Nirvana?
– dai, non hanno inventato niente, è partito tutto dai Green River
– non ti facevo così esperto, nonno
– ci conosciamo?

Il nonno è così: non riconosce le persone care. La malattia poi gli impedisce anche di riconoscere noi familiari.
E comunque, che stesse male lo si capiva anche dalla confusione con le epoche musicali: i Nirvana con gli anni ’80 non c’entrano nulla, se non che sono venuti dopo. Un po’ come Little Tony con Elvis Presley.
Mi fa:
– sai che si dice?
– cosa?
– che Elvis è ancora vivo
– se è per questo lo si dice anche di John Travolta
– ma Travolta è vivo
– visto?

Che poi io Travolta lo preferisco adesso che indossa il suo contenitore.
Mi fa:
– in questi giorni si ricorda Jim Morrison
– Morrison però ha un po’ stancato
– cosa dici?! Morrison è un mito
– ma dai, cos’ha poi fatto di grande?
– a parte la foto con le ascelle?
– esatto
– anche un paio di buone canzoni
– ma pensa a quelle canzoni senza quella foto
– mi sa che hai ragione

Mi sa che anche io ho una foto al mare con le ascelle.