Volevo il quadro degli angeli di coso, il pittore antico

Se sfogliate siti di immobiliari, troverete una grandissima percentuale delle case in vendita che al proprio interno espongono in camera da letto una riproduzione del particolare degli angeli pensosi di Raffaello, della Madonna Sistina. 
Non che ci sia nulla di male, per carità.
Però, con migliaia di opere prodotte nei secoli, possibile che ci sia questa sorta di monopolio? Sto cercando di capire il motivo di tale successo e sono giunto a una conclusione: non è l’arte o la bellezza del quadro in sé, che piace. È la familiarità dell’opera, il suo averla vista e rivista ovunque, anche in tv o nelle case di conoscenti. È una sorta di viralità che segue gli stessi meccanismi dei meme e porta le persone a condividere e far proprio qualcosa che diventa comune.
Detta in altri termini: riuscite a banalizzare, mercificare, dissacrare,  ferragnizzare, plastificare, privare di anima, rendere cialtrone e farmi odiare pure le cose belle.

Houston, abbiamo un problema

Capita, a volte, che io mandi affanculo qualcuno per un commento idiota, cialtrone, stupido. E capita, sempre qualche volta, che poi questo mi dica “guarda che io ti seguo sempre, ho solo espresso un parere, non devo mica essere sempre d’accordo con te“.
È vero, in linea di massima è assolutamente così: non dobbiamo essere d’accordo su ogni questione.
Il problema è il quanto. Quanto ci discostiamo dall’essere d’accordo?
Se a me piace la mortadella e a te il salame, c’è un disaccordo, ma marginale.
Se a te piace il cazzo e a me la fica c’è un disaccordo serio, ma diventa marginale circa le conseguenze reciproche sulle nostre vite.
Se a te piace picchiare barboni, o stuprare ragazze, o manifestare contro diritti altrui sanciti dalla legge, e io preferisco una puntata di Better Call Saul c’è un disaccordo notevolissimo, che incide peraltro sulle nostre reciproche vite perché io non mi sento tranquillo nel sapere che gente come te circola, interagisce, vota.
In sintesi, io ti ringrazio se mi segui, ma questo non ti dà la patente di scrivere cazzate a me non gradite.
Essendo questa una pagina personale mi arrogo il diritto di fare un po’ come cazzo mi pare e sbattere fuori chi voglio, sopratutto persone che, per il mio personalissimo giudizio, posseggono una intelligenza sotto media.
A me rompe un po’ questo mio burionismo (peraltro nato ben prima del fenomeno Burioni) perché è un fare che so fa allontanare le persone anche su argomenti che posti diversamente potrebbero far breccia e aprire spiragli di dialogo.
È che ho dei preconcetti molto radicati su quanto un idiota possa dialogare e aprirsi al confronto.
È il mio limite, la mia stupidità.
Cioè, se vai fisso di slogan abbiamo un problema.
Se condividi ciecamente robe della tua parte politica in modo totalmente acritico abbiamo un problema.
Se mi metti in bocca parole non mie per avvalorare tue tesi abbiamo un problema.
Se ancora oggi scrivi “Renzie” e storpi i nomi per fare giochini di parole da elementari hai tu un enorme problema.
Se a me dai l’impressione che con uno come te, nella vita reale, non scambierei manco una parola in ascensore abbiamo un problema.
Non dobbiamo essere d’accordo su tutto.
Neppure sulla mia scelta di fare a meno di interagire con uno stupido.

La preghiera omeopatica

Il Papa torna a pregare per la pace.
Se l’efficacia dei farmaci fosse simile a quella delle preghiere del Papa ci ritroveremmo gente inferocita in piazza, gridare allo scandalo e al complotto: “VERGOGNA! BIG VATICAN LUCRA SULLA NOSTRA PELLE E POI LE PREGHIERE MANCO CI GUARISCONO! I ROSARI CAUSANO AUTISMO! HANNO ALLONTANATO UN PRETE SOLO PERCHE’ HA OSATO DIRE CHE DIETRO LE PREGHIERE C’E’ UN ENORME GIRO DI SOLDI! QUANDO C’ERA LUI I CONCORDATI ARRIVAVANO IN ORARIO! NON SONO ATEO, MA…“.

Invece è tutto ok: tutti i Papi, dal primo all’ultimo, hanno sempre pregato per la pace, e niente, pace manco per cazzo.
E loro dovrebbero ricevere un occhio di riguardo lassù: se pregassi io che sono un balordo capirei pure che nessuno mi accontentasse. Ma il Papa…

Cosa ci insegna tutto questo?

Che la preghiera è omeopatica: sono solo parole pompose, confezionate bene per venderle come efficaci, ma sono efficaci solo nella misura in cui ci vuoi credere, ci distolgono da pratiche che invece sarebbero davvero valide facendoci perdere tempo e denaro.

E allora perché continuiamo a pregare chiedendo questo e quello?

Per lo stesso motivo per cui usiamo l’omeopatia: speriamo che qualcosa accada, che ci sia qualcosa che non conosciamo che agirà sulla nostra vita agevolandocela senza sforzo, fidandoci di chi ci assicura che funzionerà.

Che poi è lo stesso che da tutto questo ci guadagna.

Onestà intellettuale

Guardate che se avete un lavoro di merda o non lo trovate proprio è perché non siete buoni a fare un cazzo, non vi andava di studiare né eravate certo dei fulmini di guerra nel capire le tabelline, manco conoscete la lingua della bandierina che esibite nella foto-profilo, mica è colpa di un disperato che nonostante tutto se oggi riesce a vendere due accendini proprio a cialtroni come voi è già una persona felice.

Mi casa es mi casa

Oggi ho incontrato un amico che vive a Roma. Ogni tanto torna e mi scrocca un caffè. Dice che è stato qualche giorno a Copenaghen e che laggiù tutto è molto costoso e molto ordinato. L’ha confrontata con Roma e dice che c’è un abisso, quanto a cura del pubblico, pulizia, ordine. Dice che le strade sono un biliardo, mentre a Roma ci sono buche che ormai assomigliano al Monte Fato di Mordor.

Ecco, perché questo è normale? Perché accettiamo di essere un passo indietro quanto a civiltà? Cioè, perché in fondo non solo non ci pesa, ma se ci pensate ci piace essere visti come allegrotti, folkloristici, arruffoni?
Ecco, se ci chiedessero: “Come vorresti essere percepito all’estero, preciso, puntuale, organizzato e magari un po’ fanatico come un giapponese oppure estroso, furbo, caciarone e casinista?” non ci sarebbe storia.

Perché? Cioè, perché ci vantiamo di una storia millenaria di cultura, scienza e organizzazione e adesso siamo esattamente l’opposto? Siamo come quei popoli che ai tempi dei romani conquistavamo per portare civiltà nelle parti remote dell’impero.

Siamo noi, adesso, i barbari d’Europa.

Capisco che ogni civiltà abbia i suoi alti e bassi (guardiamo alla Grecia, tanto per dirne una), ma la domanda è: perché ci sta bene?
Io ho una mia idea: perché siamo un mischiume di popoli, contrade, città, feudi, reami, case, vicoli e palazzi, perché lei ama i colori, raccogliamo tutti i fiori…
Insomma, non siamo mai davvero diventati unità.
E dato che non ci riconosciamo come popolo unico, ciascuno pensa a se stesso, al proprio orticello, fregandosene del bene pubblico.

Questa forma mentis ormai è nel nostro DNA e dunque abbiamo sviluppato furbizia ed egoismo in luogo di cooperazione e interesse comune.
È solo una teoria, per carità, ma ne sono abbastanza convinto.
Dove c’è identità c’è azione comune. C’è organizzazione. C’è finalizzazione a obiettivi.
E se manca identità può essere il bisogno a spingere per una maggior organizzazione e azione comune.
Qua da noi manca anche il bisogno, perché tutto sommato non siamo il Venezuela. Ancora.

Cosa possiamo fare?
Molto, molto semplice: nulla, perché non c’è percezione del problema, anzi: c’è orgoglio, appunto, di essere così.
Guardate il fiorire di bandierine italiane nei profili social. Pensate sia perché ci si riconosce come popolo unico? Tutto l’opposto. Mettono le bandierine per distinguersi dagli “altri”, da quelli che non sono della loro tribù. Tribù politica, intendo.

Ennesima rivendicazione di divisione.

Non sono mai stato orgoglioso di essere italiano, ma proprio come non sono orgoglioso di essere alto, di avere gli occhi verdi, di essere oggettivamente un essere amabile e meraviglioso: non ho alcun merito in queste cose.
Però posso al contrario vergognarmi, quando arrivano amici dagli Stati Uniti e mi chiedono: “Why do drivers not stop when pedestrians cross on pedestrian crossings?”.
E mi rendo conto del problema quando tutto ciò che mi viene da rispondere è: “Because we are italians”.

Mostri. Voi.

La conoscete la storia di quella nonnina 82enne che a un certo punto prese e uccise i suoi tre nipotini?
Si chiamava Carola Wilkins Di Serio ed era una immigrata gallese in Canada, con nonni italiani.
Non si sa cosa le passò per la testa, ma un bel giorno prese e portò i suoi tre nipotini nel bosco. E li uccise.
Tornò a casa come niente fosse. Quando sua figlia le chiese dove fossero i ragazzi, lei rispose candidamente: “Li ho uccisi“.

Pensate allo choc. In Canada non si parlò d’altro per mesi.

Sapete cosa accadde? Che la donna non scontò neppure un giorno di carcere: il sistema giudiziario canadese prevede infatti che superati gli ottant’anni una donna con genitori o nonni stranieri, possa scegliere di scontare la pena nella terra di origine dei suoi parenti, dopo estradizione. E Carola, che aveva anche origini italiane, indovinate cosa scelse? Esatto, l’Italia. Perché il nostro paese, superati gli ottant’anni, non prevede più pena detentiva e se il reato è commesso all’estero non si applicano neppure i domiciliari. Insomma, niente carcere, per la nonna assassina. L’avvocato italiano assegnatole riuscì persino a farle ricevere una somma di denaro come vitalizio, dato che la pensione non le bastava più una volta allontanata da casa e cambiato paese. Vitalizio ovviamente pagato dallo Stato italiano, cioè da tutti noi.
La dolce nonnina passò il resto della sua vita in un ospizio, in tutta serenità.

Cosa ci insegna questa storia?
Nulla, perché l’ho inventata.
Non è vero niente, ma soprattutto pochissimi di voi hanno le competenze e il tempo per informarsi, non tanto sulla storia di Carola Wilkins Di Serio, quanto sul sistema giudiziario canadese, italiano, qualsiasi. Non c’è una sola parte vera in tutto il racconto, e i sistemi giudiziari canadese e italiano non funzionano affatto in quel modo.

Anche la foto è presa a cazzo su internet.

Ora, pensate se questa puttanata fosse scritta su un blog più conosciuto, su una pagina social tenuta da gente più nota: quanti inizierebbero a indignarsi a cazzo? E quanti, una volta dichiarata la assoluta infondatezza della storia, continuerebbero al motto: “Non importa se non è vero, comunque c’è gente che ammazza e non fa nemmeno un giorno di galera!“.

Niente, era per dire qualcosa che non educherà nessuno, che non insegnerà niente a nessuno, quanto a riflessione, piacere della ricerca, analisi della realtà presentata.

Un po’ come ha fatto la scuola negli ultimi decenni, a quanto vedo.

Il governo-sudoku

Senza girarci troppo attorno, vorrei dirvi come stanno le cose, senza eccedere, senza scambiare l’affermazione che sto per fare per quel pessimismo egotico buono solo per mostrarsi distanti e scostanti da tutto e da tutti e darsi così un tono: si muore.

Voglio dire, anche se siamo programmati per pensare a tutt’altro, alla quotidianità, alle incombenze, agli affanni minori, ogni tanto capita di riflettere su quanto ridicolo sia ostinarsi a dare importanza a robe del tutto irrilevanti, tralasciando la questione-cardine dell’intera esistenza, e cioè che si muore. Però poi si torna a rifare le stesse cose come nulla fosse, proprio perché l’essere umano è progettato per andare avanti. Comunque verso la morte.

Quante volte, durante la giornata, vi viene in mente l’idea della vostra morte? Tante? Poche? A me continuamente. E non perché sia terrorizzato dalla morte stessa: è il vedere intorno a me gente che pare non essere stata informata che morirà certamente e che è possibile possa morire anche immediatamente, che mi destabilizza.
Le persone si comportano in modo strano, superficiale. Non vedo gruppi di discussione su Facebook sulla propria morte, eppure è un argomento fondamentale. Cioè, è L’ARGOMENTO. Tutte le altre cose sono menate inutili, passatempo.

Ho trovato una discussione su Facebook sul colore interno delle ante della cucina. Cioè, già il colore esterno, rispetto all’idea che il sole ingoierà la Terra tra 5 miliardi di anni, è qualcosa di mostruosamente irrilevante. Ma irrilevante, a dirla tutta, è persino il fatto che il Sole ingoierà la Terra, rispetto al ciclo universale. E gente si prodigava, faceva ipotesi, sulle ante della cucina. No: sul colore delle ante. No: sul colore della parte interna delle ante della tua cucina.
Un siderale, frattale abisso nell’irrilevante. Un puntacazzismo molecolare. Il nulla.

Non scambiate tutto questo per ordinario nichilismo da social: questo è VERO nichilismo, perdìo. È nichilismo professionale, strutturato, argomentato. È quel nichilismo che trova del tutto inutili e superflue le argomentazioni nichiliste di Nietzsche e Heidegger, perché anch’esse si affannano a cercare di offrire una visione delle cose. E già questo è stupido. È stupido questo mio stesso post, che sparirà nel nulla digitale in pochi minuti come sparirò io, come sparirete voi che mi state leggendo. E quel che più è malato, grottesco e inquietante è l’illusoria idea che tutto abbia un senso perché la nostra fine sarà posticipata a un momento che non conosciamo, per cui, NEL FRATTEMPO, viviamo e magari parliamo del colore della parte interna delle ante di una cucina.
NEL FRATTEMPO.
Che potrebbe essere un tempo pari a zero. Ma anche questa ipotesi la accantoniamo, sperando in una vita lunga e felice.

Ci pensate? Vivete di speranze.

Pensate se un governo, un giorno, ragionasse come voi:
Cittadini, noi vogliamo farvi felici, ma le cose complesse non le capireste e comunque qua ci stiamo per poco tempo, dunque non vogliamo scontentarvi, per cui tiriamo a campare. Infatti campiamo alla giornata. Facciamo cose semplici, passatempo, che ci distraggano dalle questioni principali. Del resto voi non fate lo stesso? Vi organizzate, vi arrabattate, vi angosciate per cose che tra qualche anno, qualche decennio magari, saranno sotto un metro e mezzo di terra, con voi. Dunque perché questo governo dovrebbe essere diverso? E allora niente pensione dignitosa (è uno sbattimento, trovare le risorse, calcolare, tener conto di tutto, non scontentare nessuno), niente cure gratuite (idem), niente certezza che i ponti sui quali passate non crolleranno (oh, in Italia ci sono un milione e mezzo di ponti, ne monitoriamo sessantamila, che è già una rottura di coglioni, dai). Un cazzo. Noi non faremo un emerito cazzo circa le questioni fondamentali. Esattamente come voi non farete un emerito cazzo circa la questione fondamentale, cioè che morirete. Tanto non ci pensate. Sperate. Ecco, sperate che magari le cure le avrete, le pensioni le avrete, i ponti reggeranno. Sperate. Tanto lo state già facendo con la vostra stessa vita. E intanto vi distraete con le cazzate. Ecco, questo governo, per farvi distrarre, vi propone delle cazzatine. Cazzatine riempitempo. Cose marginali, economiche, di immediata realizzazione. Dichiarazioni sui social, sui quali passerete tempo. Selfie mortuari. La voce grossa con Malta. Con Malta. Cioè, il mio condominio potrebbe nazionalizzare Malta in mezza giornata. E il tempo che passa vi avvicinerà alla morte, e la cosa delle pensioni, delle cure, dei ponti sarà sempre più irrilevante. Faremo cazzatine spacciandole per robe che aumentano la vostra sicurezza. PIU’ SICUREZZA PER TUTTI! E sarete contenti, dimenticando che tanto morirete, potreste morire da un momento all’altro, come già sapete ma non volete ricordare. Eppure non scendete in piazza a protestare contro la morte. Perché? Perché non ci potete fare un cazzo. Esattamente come noi non possiamo fare un cazzo con le pensioni, le cure, i ponti. Che? Potremmo fare qualcosa? Certo, ma è un casino. Tanto a che serve?“.

Ecco, un bel governo nichilista, il mio ideale.
Che poi ce l’abbiamo già: il governo delle cazzatine passatempo.
Manca solo mettere sul tavolo le carte, scoperte, dichiararlo.
Però poi si perderebbe la magia dell’illusione. Quella nella quale ci piace vivere.
Ce lo vedete Conte fare una dichiarazione del genere?
Fare una qualunque dichiarazione, dico.

Tra cinquant’anni il grosso di voi sarà morto. E cinquant’anni passano presto. Avete presente come sono passati rapidamente i primi vent’anni della vostra vita? Un lampo. E molti di voi sarà morto entro pochi anni. Qualcuno morirà tra pochi giorni. È statistica. Dunque non vi state a preoccupare troppo delle pensioni, delle cure, dei ponti.

Godetevi il governo passatempo.

Il governo-sudoku.

È bellissimo.

BUONA VITA.

Cioè, vabbè, ci siamo capiti. <3

E stocazzo allora???

Ho un parere sulla questione Asia Argento. Ce l’ho anche sul viadotto crollato a Genova, e pure sulla chiusura dei porti a opera di Salvini.
È che non si può non avere un parere, se si conosce una notizia, se si vive in un contesto che ti propone quella notizia. Poi puoi scegliere di esprimerlo, non esprimerlo, confrontarti, non confrontarti, ascoltare, non ascoltare. E tramite queste scelte il tuo parere può cambiare, rafforzarsi, prendere altre sfumature.
Quel che voglio dire è che trovo ridicolo indignarsi quando il parere viene espresso, opponendo ragioni come: “E su quest’altra cosa non dici niente?”, con quel benaltrismo che è il vero male dei nostri tempi.
“E IL PIDDI’ ALLORA???” ha fatto scuola, ha foraggiato una pletora di persone prive di argomentazioni e cariche di punteggiatura, che dunque l’unica cosa che potevano fare era deviare il fuoco dell’attenzione dal problema che gli si stava opponendo.
Ho letto che la Argento non può più rappresentare il movimento #METOO, alla luce dello scandalo che l’ha coinvolta, e credo anche io che con quella storia abbia perso credibilità, dato che per essere un punto di riferimento in una lotta è fondamentale che con quel che si denuncia si sia avuto a che fare solo come vittima e non anche carnefice (vi immaginate Riina intervistato ai tempi, scagliarsi contro l’ignobile pratica delle stragi mafiose? Voglio dire, ci saranno rappresentanti della lotta alla Mafia migliori, o no?), ma ascolto anche le posizioni contrarie alla mia.
Quel che però trovo ridicolo è affrontare la questione ribattendo: “E allora Weinstein? Non ha fatto di peggio?”. Certo, ha fatto di peggio. E tu sei un coglione. Perché solo un coglione sta là a misurare ogni cosa, spostando continuamente il metro da un oggetto all’altro.
Su queste basi io mi aspetto che se al coglione de quo si dicesse: “Ho visto un documentario sui leoni: che bestie meravigliose”, lui risponderebbe: “E le tigri allora?”.
Una continua ansia, una faticosissima opera di riconduzione alla questione originaria.
Per chiudere, questo post non parla della questione-Argento se non sommariamente ma soprattutto a mo’ di esemplificazione circa la questione che mi stava a cuore portare avanti, e cioè i danni del benaltrismo: certo, ne ho approfittato anche per dire la mia sulla Argento, ma era marginale.
E solo un coglione ora commenterebbe su quanto detto circa Asia Argento.
E solo un enorme coglione potrebbe pensare che l’iperbole fatta con Riina potesse essere qualcosa di diverso da una iperbole, appunto.
Eppure, nonostante tutto e nonostante questo mio ulteriore inciso finale, accadrà.
Perché il benaltrismo permette di poter esprimere pareri ovunque, anche dove non si ha una mazza da dire per carenza di argomenti, capacità di elaborazione, conoscenza della materia.
Una manna assoluta, per un casino di gente.
Va detto però che il benaltrismo è terribile, sì, ma le malattie allora???

A testate di stima

Il mio essere una persona civile, che fa differenziata, guida un’auto ibrida, tiene il cellulare senza suoneria, si ferma sulle strisce, parla a voce bassa, rispetta la segnaletica, combatte la disinformazione, paga le tasse, risparmia acqua, non fuma, non impone ad altri una religione o cultura, limita ogni impatto sulle risorse del pianeta, dimostra la mia enorme coglionaggine e incoerenza, dato che tanto impegno civile e sociale va a vantaggio di una comunità che tendenzialmente disprezzo fortemente, perché non segue pressoché una mazza di quanto sopra esposto e ritengo non meriti altro che soffocare nella propria inciviltà con un crescendo di disservizi, odio, inaridimento del tessuto sociale e culturale, povertà, divisioni e scontri sempre più cruenti, perdita di ogni umana pietas, sangue nelle strade, criminalità fuori controllo, barbarie diffusa.
Ma vedo che il processo è già ben avviato e mi conforta il non aver messo al mondo figli che non vivranno tanta merda, la mia ultima dimostrazione di responsabilità sociale che mi piace sbattervi in faccia, stupide bestie da soma con le macchie di sugo sulla shirt Calvin Klein dell’outlet e le infradito Decathlon a evidenziare dei piedi realmente orribili che vi ostinate a mostrarci come fossero umani, senza alcun senso estetico, tralasciando una igiene che vi ha abbandonato il giorno in cui avete iniziato a riconoscere il davanti delle mutande per la nuance di marrone più tenue.
Buonanotte amici <3

Piero Angela non vi ha insegnato una mazza

Piero Angela (da Wikimedia Commons)

Ero un bambino quando iniziò Quark, condotto da Piero Angela.

La scienza, il futuro, la capacità dell’uomo di creare progresso, erano portate nelle case di tutti, e io restavo affascinato da quell’universo svelato, che mi veniva raccontato, spiegato, da persone nelle quali nutrivo totale fiducia. Persone che dimostravano come la tendenza naturale dell’uomo fosse cercare sempre di progredire, migliorarsi, utilizzando gli insegnamenti di uomini precedenti per compiere continui passi avanti, in ogni campo, scientifico, medico, di cooperazione e abbattimento dei confini.
Venivano raccontate le guerre e le atrocità di tempi lontani, e io mi sentivo fortunato a vivere in tempi migliori, con prospettive ancora più rosee.
Il giorno dopo tornavo in classe e raccontavo agli amichetti della puntata di Quark, di viaggi intergalattici e buchi neri.
E c’era il compagno scemo, che non aveva visto la puntata, perché Quark era “noioso”.

Ho visto qualche giorno fa Superquark, e c’era ancora Piero Angela. Parlava di scienza, ancora, di futuro, ancora, di progresso. Ancora. Ma ho avuto una brutta sensazione: tutta quella scienza, tutta quella capacità dell’uomo di cercare di vivere in un mondo migliore, tutta quella progettazione di macchine fantastiche e di ricerca di forme di energia pulite, improvvisamente mi sono sembrate solo una opzione, una delle tante. Cioè, mentre da piccolo trovavo normale che col tempo l’uomo sarebbe “migliorato”, imparando dagli errori del passato, oggi tutta questa fiducia mi è crollata. Mentre da piccolo sentivo una sorta di deferente ammirazione per chi possedeva capacità e conoscenza, oggi avverto la diffidenza pubblica verso chi ha speso una vita sui libri. Mentre da piccolo Piero Angela mi sembrava Dio, oggi mi pare una sorta di ultimo baluardo ad arginare una tracimazione di ignoranza dilagante, ignoranza arrogante e distruttiva, che non riconosce meriti, impegno, capacità.

Io penso che sia questa, la nuova Resistenza, che questa generazione sta inconsapevolmente vivendo e fatica a riconoscere.
Perché non ci sono fucili di mezzo ma orde di zombie metropolitani a testa china su schermi che rimbalzano fake news e puttanate che stanno facendo breccia in menti semplici e arroganti, convinte di possedere il sapere grazie a a Google e del tutto inconsapevoli di quanto lavoro serva per imparare a capire, a progredire, a pensare.

Piero Angela è invecchiato benissimo, non così il nostro tessuto sociale, il nostro desiderare di scoprire la vita su altri mondi, il nostro sognare macchine volanti.
A me sembra che oggi l’unica aspirazione sia trovare il modo di mostrare a una piccola bolla internettiana che esistiamo. E per farlo siamo disposti a calpestare ogni umanità, civiltà, crescita.

Per decenni Angela ci ha spiegato l’importanza dei vaccini. Adesso la gente scende in piazza contro obblighi vaccinali, nati per un reale pericolo sanitario.
Per decenni Angela ci ha mostrato come esista un solo essere umano, a ogni latitudine, con la scienza, non con il “buonismo”. Adesso è diventato normale mostrare la propria miseria umana e inveire contro chi è più disperato di te, in una guerra a cercare di evitare di essere ultimi.
Per decenni Angela ci ha mostrato le bellezze del nostro pianeta, la sua fragilità, i suoi meccanismi scientifici e biologici. Adesso c’è spazio per terrapiattismo, negazionismo, schiachimismo.

C’è un ritorno a uno sciamanesimo 2.0, un revival delle “scienze alternative”, sovranismi medievali e nuove inquisizioni, guru mediatici ci insegnano a campare di aria fritta e a curare i tumori con acqua e zucchero (poco zucchero).

Abbiamo un bisogno immane di prendere una posizione, per mostrare che abbiamo idee, e così saliamo sul nostro piccolo palco facebookiano a urlare a tutti che NOI abbiamo ragione e VOI no.

Non ci piace più chi è meglio di noi, ci fa sentire inadeguato, se ha studiato probabilmente è corrotto, è lontano da noi gente. E allora eleggiamo chi è come noi, non importa se capace, non importa se preparato.

Tutto questo casino di fuffa diffusa a ogni livello, scambiato per “democrazia”, spacciato per legittimo perché trattasi di “volontà popolare”: il popolo deve essere libero di scegliere come curarsi, ok. Intanto chi non può scegliere perché immunodepresso muore. Semplicemente muore.

E su questo incipit populista di una libertà per scopi solo personali è nata una nuova era, anarco-rincoglionita, nella quale ce ne fottiamo allegramente del prossimo (come prima, eh), ma oggi con arroganza, con dati fasulli, con pezze di appoggio trovate su www.QUELLOCHEITGNONDICONOSIGNORAMIA.com.

In politica si parla da borgatari perché questo è visto come vicino alla gente, le città le vogliamo comuni medievali a difesa di tradizioni che non rappresentano nulla, nei letti si muore per idiozia.

Piero Angela, diciamolo, non vi ha insegnato un cazzo.

Ora mi rendo conto che eravate voi, il mio compagno di classe scemo.