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"Il cattivo piu' temibile della blogosfera"

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Delitto di Cogne: Annamaria Franzoni torna a casa 12 anni dopo il delitto. Felice il marito, sorriso di circostanza per i due figli.


"Miglior battuta"

Roma, morto a 102 anni il partigiano Claudio Cianca. Una mattina, non si e' svegliato.


UomoMordeCane: IL LIBRO


Il miglior testo demenzial-satiric-comic-sans degli ultimi dodici minuti.
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Citazioni e dintorni


...giunsi a metà libro e mi accorsi che il tavolo aveva ricominciato a ballare...

Posseggo una elevatissima intelligenza emotiva: riesco a risolvere problemi matematici complessi, ma poi piango.

Mi annoio rapidamente: il mio film preferito è Mery per un po'.

Non capisco come mai tutti facciano molto affidamento sui rimedi della nonna per curare i malanni: la mia, per esempio, è morta.

Continuo a trovare gente che mi vuole pagare in visibilità. Credo che a questo punto dovrei essere avvistabile a occhio nudo da Urano.

La mia ex era talmente bella che i suoi assorbenti usati venivano scambiati per Kandinsky.

Se Dio sta là a segnarsi le scopate della gente, non vi pare francamente eccessiva la stima che si nutre nei suoi confronti? Voglio dire, la parrucchiera di mia moglie fa lo stesso.

Quando qualcuno afferma di occuparsi di qualcosa "a livello olistico", salute compresa, penso sempre che concretamente non ne sappia un cazzo e su più piani, ma sia ferratissimo sui segni zodiacali.

Le ricerche interiori sono sempre complicate, probabilmente a causa di tutto quel sangue.

- mi sembra squisito, ma mi scusi: me lo può servire in un normale piatto tondo invece che rettangolare?
- certo signore. Posso chiederle perché?
- per non darle la scusa per farmi pagare un botto queste quattro verdure in croce.

Vorrei dimostrare al mondo tutta la mia voglia di cambiamenti, di rinnovamento. Ma sono uomo e ho i capelli rasati.

Credo così tanto nella pet-therapy che alla fine mi sono pure sposato.

Sono talmente ateo che ho riconosciuto distintamente la sagoma di una macchia di vernice nei contorni della Madonna che mi è apparsa.

Sorridere coinvolge 12 muscoli del viso. Riposatevi, siate tristi.

Il mio professore di religione non l'ho mai visto: era uno che si immergeva totalmente nella parte tramite metodo Stanislavskij.

È un periodaccio. Ho aperto un biscotto della fortuna. Il biglietto diceva solo: “stai scherzando, vero?”.

Sono talmente pieno di me che vado spesso dall'andrologo solo per farmi fare i complimenti.

Perché vendono macchine che fanno oltre 200 all’ora se il limite è 130? Per lo stesso motivo per il quale i preservativi in vendita si srotolano oltre misura: quel che compri è anche un sogno.

Se fossi nato a Kingston ora sarei un velocista. O una chiavetta USB.

Potrei essere considerato un maniaco della precisione, se questo termine mi descrivesse nel minimo dettaglio.

Io e mia moglie avremmo intenzione di mettere in cantiere un figlio ma in Italia è ancora vietato il lavoro minorile pesante.

Ho chiuso col lucchetto la mia bici su un ponte e al mio ritorno non l'ho più trovata: completamente ricoperta di altri lucchetti.

Vantarsi di non mangiare bistecche per rispetto degli animali è come vantarsi di non leggere libri per rispetto della foresta amazzonica.

Quelli che fumano sigarette elettroniche sono gli stessi che bestemmiano con un "Porco Zio".

Sfido chiunque a convincere un eventuale viaggiatore proveniente dal passato – che so: medioevo – che portare a spasso un cane con un laccio al collo, lavargli le palle e fermarsi ogni tanto a raccogliere la sua merda e portarsela poi dietro in un sacchettino, siano atti di una civiltà superiore alla sua.

A volte vorrei credere in Dio. Per deresponsabilizzarmi anch'io un po'.

Alla coda alle Poste c'era uno che si lamentava del fatto che i farmaci salvavita fossero in mani alla lobby delle case farmaceutiche. Gli ho detto che comunque meglio così che in mano alla lobby dei tassisti. Mi ha guardato come si fa con un pazzo. Ho allora provato a recuperare con "Meglio la lobby dei discografici?". Niente. Qualcuno si è messo a ridere: l'ho trovato di cattivo gusto per chi soffre in coda alle Poste. Cosa ci insegna questa storiella? Che alle Poste c'è sempre la fila.

Ero su Facebook e parlavo con uno che ha una macelleria. Mi diceva che non fa altro che condividere cose strappalacrime perché sono tutte accompagnate da: "Condividi se hai un cuore".

Un tempo collezionavo farfalle, ma la casa mi si riempiva sempre di figa.
Regressività progresso







































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Il miglior talent di sempre

No, il titolo non si riferisce a questo talent

Tutti i talent show – che siano canori, per comici in erba o danzerecci – risentono pesantemente dell’attendibilità della figura dei giudici; se una Selvaggia Lucarelli è chiamata a giudicare le capacità di ballerino di qualche vip o pseudo-tale e subito dopo la troviamo pure nella giuria di Eccezionale Veramente, a bocciare “comici” o pseudo-tali, io mi inizio a fare delle domande sulle “qualifiche” o pseudo-tali della suddetta Selvaggia (ero fermo a lei che fa licenziare gente o pseudo-tale).

Chi giudica i giudici? Posso validamente mettere in mano i miei sogni a gente che non ha le competenze tecniche per decidere se la mia performance sia o meno all’altezza?

È come se a me mettessero in una giuria per valutare lo Style Guimard di fine ‘800: io al massimo posso dire “Questa cosa mi piace / non mi piace“, su basi del tutto soggettive, senza la cultura adeguata a supportare il mio giudizio – come NON può fare un giudice.

Tu, Selvaggia Lucarelli, chi sei per dire se un comico è valido? Ti basi sul “Mi hai fatto ridere – bravo / non mi hai fatto ridere / licenziato“? Mi pare un po’ pochino. Cosa sai di struttura, figure retoriche, tipi di umorismo? Se il demenziale non lo capisci e non ti fa ridere, che succede: bocci Emo Philips?

E visto che oggi tutto passa per i talent mi chiedo se non sia arrivato il tempo di un talent che miri a selezionare i migliori giudici di talent. Sarebbe una base da cui attingere per la scelta dei giudici degli altri talent. Ma si pone un problema: avrò ripetuto troppe volte la parola “talent”? Ma soprattutto: chi sarebbe nella giuria di questo talent dei giudici? Servirebbe gente preparata su tutto, capace di dare una risposta a ogni domanda, sopra le parti e attendibile.

Ci ho pensato a lungo e la mia giuria sarebbe composta da:
1) Una sfera da indovino funzionante e marchiata CE e non quelle tarocche cinesi;
2) Un contenitore di biscotti della fortuna marchiati Cina e non quelli tarocchi europei;
3) Salvatore Aranzulla;
4) Dio (se reperibile ma la vedo dura);
5) Selvaggia Lucarelli (per esperienza di giudicessa ovunque);
6) Selvaggia Lucarelli (perché sennò si incazza e scrive cose cattive);
7) LA GENTE!!!1! (perché pare sappia sempre tutto e poi è di moda la democrazia diretta. E comunque i politici rubano);
8) Il gioco per bambini “La fattoria degli animali” perché se capita un talent dove si deve giudicare chi fa meglio i versi degli animali è la morte sua (in tutti gli altri casi si astiene);
9) Io (perché ho avuto l’idea);
10) Piero Alberto Angela (tre persone che messe insieme sanno tutto di tutto, tipo i Precog di Minority Report).

Credo verrebbe fuori un bel talent.

Se non fosse per la Lucarelli.

Un giorno di ordinaria burocrazia

A Roma camion fermi sabato per misure antiterrorismo. Gli attacchi potranno riprendere da domenica. Nessun problema sul resto d’Italia.
#terrorizzareinformati

Trovo buffi questi tentativi di arginare attacchi terroristici random: tu transenni una piazza? Chi mi vieta di entrare in un bar a fare una strage? Cosa vuoi controllare? “Roma blindata”: ok, ma Frosinone? Cioè, chi controlla Frosinone? E Rieti? Nessuno pensa a Rieti?

“Arriva il Papa: misure di sicurezza straordinarie a Milano”. Bene: ma a Lodi? Cioè, se sei un fanatico musulmano, perché dovresti incasinarti la vita a Milano oggi? Tanto i tg parleranno comunque di te. Cosa vuoi prevenire? Blocco dei camion a Roma? Ma mi basta uno Ape Cross per fare una strage, già solo per motivi estetici.

Comunque la parola che più mi fa ridere, in assoluto è “Intelligence”, specie applicata al nostro Paese. “L’Intelligence italiana è al lavoro per prevenire attacchi”. Mi vedo un ufficio coi neon tremolanti, in un edificio ministeriale ristrutturato con soppalcatura condonata, con Gennaro Lavitola, agente di polizia specializzato in antiterrorismo dopo un corso di 2 giorni a Molfetta nel quale tutto quel che ha fatto è stato vedere una cinquantina di slide PowerPoint con scritte blu su layout rosso, con fotografie brandizzate Shutterstock di gente a casaccio col turbante e AK47 in mano, che aspettava solo di firmare per ottenere l’attestato di partecipazione necessario per poter operare come “Agente antiterrorismo qualificato”, insomma, vedo questo Gennaro Lavitola parlare con Oreste Lorenzin, là dopo un concorso per Polizia Postale e riassegnato per motivi di carenza di personale a quella nuova unità operativa, discutere sul da farsi:

– Gennaro, c’è il Papa a Milano.
– Oddio, ma non può starsene a Roma?
– Eh, quello di prima sì che era uno tranquillo. Questo gira sempre. So’ sudamericani, la movida…
– Uff… Ok, fatti dare le strade che vuole fare. Transenniamo tutto. Chiama lo stagista, come si chiama?
– Luigino.
– Ma non era Pasquale?
– Pasquale si deve laureare, dice che non aveva tempo. Del resto gli davamo i voucher una volta sì e una no, si è scassato.
– Luigino, sì, è uguale. Digli di scrivere una cosa su Facebook, tipo che “L’Intelligence italiana sta approntando tutte le misure blablabla”, ché quello mi pare è filosofo e lo sa come si scrive.
– Laureato in filosofia, sì.
– Ecco. E facimm’ambress, ché è venerdì e oggi alle 14 stacco.
– Io ho il rientro.
– Ecco bravo, allora fai fare pure un comunicato stampa, sempre uguale alla cosa di Facebook ma stavolta fagli togliere le faccine.
– Dice che comunicano meglio.
– Che non rompesse il cazzo: senza faccine stavolta!
– Va bene.
– Ce l’abbiamo due cecchini?
– Veramente c’era coso, quello di Oristano, come si chiamava… col cognome con la U. Ma ha vinto il concorso e adesso fa la scorta a Renzi.
– Renzi? Ma che ha ancora la scorta?
– No, ma è ancora assegnato a lui e le carte per la riassegnazione non sono ancora pronte. Intanto sta a casa.
– E non c’è nessun altro? Giusto per dire che ci sono i cecchini sui tetti.
– Anselmi, ma si è operato tre mesi fa di cataratta ed è in malattia.
– Ancora! E che cazzo di cataratta teneva?!
– Eh, dice che per mirare serve l’occhio che stia bene bene… Manda i certificati ogni settimana.
– Va bene, ho capito. Fai dire a Luigino che comunque i cecchini ci sono. Tanto chi li vede.
– Però…
– Cosa?
– Mi sono ricordato che Luigino stamattina ha detto che usciva prima.
– Che cazzo! E allora scrivi qualcosa tu, che ti devo dire, tanto c’hai il rientro. E riprendi il post vecchio di Luigino, va bene uguale.
– Va bene.
– E metti il timbro!
– Dove?
– Boh, su tutto! Serve il timbro! Senza non ci danno i rimborsi!
– Ma su Facebook…
– Il timbro, Lorenzin! Senza non vale niente! Senza timbro ci danno retta come alla Coop.
– Il timbro, va bene.
– E togli le faccine!
– Sì.

Restiamo nemici

– Dobbiamo parlare.
– Bello, mi piacciono le esperienze forti.
– Ti lascio perché ti amo troppo.
– Chiarissimo. Dunque me la davi perché ti facevo schifo?
– A me interessa farti sapere che non sei tu, sono io.
– Beh, mi pare evidente: sei tu che ti fai la mia intera squadra di calcetto.
– Però possiamo restare amici.
– Prima dovremmo diventarlo.
– Dai, è meglio per entrambi.
– E per la mia squadra di calcetto.
– Senza rancore.
– Nono, ho aumentato persino la stima nei tuoi confronti: ora è a livello Pacciani.
– Dai, chiusa una porta…
– Ti si aprono le gambe.
– Ti vorrò per sempre bene.
– Ti serve per farti pure i miei colleghi?
– Non essere ingiusto, adesso.
– Dammi un orario.
– Ciao, Pietro.
– Veramente Massimiliano, ma tutto torna.

Facebook ha fatto anche cose buone

(fermarsi all’immagine potrebbe essere fuorviante)

Tra i miei contatti Facebook c’è realmente gente che usa il termine “Renziloni“, trovandolo divertente, canzonatorio e non avvertendo minimamente l’imbarazzo di trovarsi, in questo modo, nella nutrita schiera di quelli che vengono da tempo presi per il culo per l’uso di nomignoli infantili da affibbiare ai politici. Neppure avvertono la cosa: se qualcuno li prende in giro per questo sarà perché fa parte della “KASTAAA!“, o comunque perché è un coglione a cui stava bene “RENZIE“. Non penserebbe mai che il tuo ragionamento è del tutto apolitico.
In genere vengono bollati come “analfabeti funzionali”, ma quando si usa questa definizione, loro, a maggior ragione, proprio non ci si riconosceranno, perché magari sono laureati, confermando la loro incapacità a disgiungere la cultura accademica con la capacità di elaborazione delle informazioni attorno.

Li chiamerò “gruppo 1“.

Sono persone, come detto, non necessariamente di bassa cultura ma sicuramente con bassa capacità di elaborazione del mondo circostante, visione semplificata delle cose, nelle quali o tutto è bianco o tutto è nero, incapacità di immedesimazione e confronto nel pensiero altrui. Una volta l’avremmo definito “uomo medio”, l’appartenente al gruppo 1. Ah, per la cronaca: in questo momento non capisce cosa ci sia di così sbagliato nell’usare il termine “Renziloni”, e soprattutto pensa che il mio sia un pensiero politicamente schierato, confermando tutta la mia premessa.

Poi c’è il gruppo 2, quelli che invece osservano questo fiorire di populismo da quattro soldi e che non riescono a non notare (e far notare, come nel mio caso: mi rivedo molto nel gruppo 2, lo ammetto) come questo urlare di piazza e rivolgere gli occhi al cielo alla ricerca di scie chimiche, fare le pulci a ogni spesa, pure legale e rendicontata da parte di un politico, distolga totalmente l’attenzione dai fatti reali, quei fatti che il gruppo 1 continuamente cita, con tanto di “VERGOGNA!!!1!“, mentre il gruppo 2 neppure commenta più, preso com’è dal notare il buffo che c’è nel gruppo 1.

L’appartenente al gruppo 1 legge il titolo della notizia (solo il titolo), si pre-indigna, condivide il commento al vetriolo dei suoi punti di riferimento politici, dei propri guru, non fa assolutamente nulla per informarsi in modo ulteriore e indipendente, non mette mai in discussione l’interpretazione che di quel fatto danno le persone di cui si fida.
E soprattutto, non pensa che quella notizia potrebbe anche non essere vera.

È come se il mondo che bivacca sui social fosse spaccato in due: da una parte chi mostra il suo malessere sociale impersonando completamente un ruolo preciso, riconoscibilissimo, sempre uguale, macchiettistico ormai, in cui però non riesce a riconoscersi: quello dell’uomo-medio-fascistello-ignorantello-perennemente-incazzato. Dall’altra parte gli snob, intellettuali o che aspirano a essere riconosciuti tali, che pure di fronte un fatto reale, già solo perché portato avanti con quei modi da invasato col forcone, puntano sulla derisione, sull’ironia, sul delineare le differenze tra “loro” e “noi“. Che poi è quel che fa anche il gruppo 1: sentirsi parte di un “noi” da contrapporre a “loro”.

Entrambi i gruppi si sentono portatori di verità, ma solo nel gruppo 1 c’è il bisogno di “venderla” al gruppo 2, come farebbe un Testimone di Geova con la sua Fede: è impossibile che un appartenente al gruppo 1 coltivi nel chiuso dei suoi pensieri una idea populista, che per definizione deve essere portata all’esterno, affinché tutti la condividano. L’appartenente al gruppo 2 mai si sognerebbe di convincere uno del gruppo 1 a smetterla davvero, anche se nei fatti sembrerebbe farlo: se sparissero quelli del gruppo 1, verrebbe meno la possibilità di esercitare quel’azione canzonatoria, tendenzialmente sintomo di un senso di superiorità intellettuale che l’appartenente al gruppo 2 sente vivissima (l’autocritica fa sempre figo).

Io credo che questa dicotomia, tutta social, sia perfettamente specchio dei nostri tempi, risultato della possibilità data a chiunque di mostrare ciò che è, ciò che sa, e mostrarlo per come sa.

Facebook ha avvicinato persone geograficamente lontane, ma anche allontanato chi si conosceva personalmente e manteneva un rapporto di amicizia (più spesso semplice conoscenza), tutto basato su abitudine, frequentazioni comuni, prassi, quieto vivere.
Vedere come Tizio la pensi davvero ci ha dato occasione di bollare definitivamente Tizio stesso come “coglione” tout court, ci ha permesso di tagliare i ponti con lui anche in quelle rare occasioni di contatto nella vita reale, ci ha spinto a rivedere la nostra cerchia di frequentazioni nel nostro quotidiano.

A chi dice che Facebook porta alienazione vien da rispondere che la vera alienazione era andare a cena con qualcuno e pensare tutto il tempo: “Ma si può essere così imbecilli? Che cazzo ci sto a fare qua? Oddio, ma come ha fatto a tirare fuori Renzi? Stavamo parlando dell’ultimo iPhone!“, e poi tornare a casa e ripromettersi di non uscirci più, per poi però ricaderci il sabato sera successivo.

Ora basta un commento per mettere in chiaro l’appartenenza tribale: chi è nel gruppo 1 non tollererà ingerenze da qualcuno del gruppo 2: monterà una violenta polemica, sarai rimosso dagli amici e poi bloccato.
E a quella cena non sarai più costretto ad andare, con una ragione ulteriore, concreta, esplicitata.

Tutto questo impoverisce il confronto? Assolutamente sì. Ma la domanda vera è: “Ma era poi confronto, quello in cui uno sbraitava, gli altri gli davano ragione e tu aspettavi solo di andar via e berti una tisana guardando un documentario sulle poiane?”.

Grazie Facebook.

Con la sola imposizione delle mani

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Dopo la mia storica esperienza con un osteopata, sono stato da un fisioterapista (così c’era sulla targa sotto), che alternava una seduta tradizionale con una “alternativa”, nella quale teneva le mani a distanza di qualche centimetro dalla mia testa e lavorava “per induzione”, come fossi una bobina elettrica, non so.

In pratica – mi ha spiegato – “col pensiero ordino alle dita di muoversi, ma sempre col pensiero blocco il movimento vero e proprio, in modo che le ossa del tuo cranio siano sottoposte a queste forze capaci di modellarle e ripristinare i flussi energetici interrotti“.

La mia espressione perplessa è stata intercettata immediatamente, tanto che la successiva spiegazione è stata: “Forse non tutti sanno che le ossa del cranio restano mobili tutta la vita e che con questa tecnica possiamo sistemarle senza neppure contatto“.

Adesso non so voi, ma io ho immediatamente pensato a un X-Men: cioè, ma ci pensate? Questo avvicina le mani alla mia testa e mi sposta le ossa! E gira senza una gabbia di Faraday addosso o un lasciapassare tipo Fracchia.

Da profano mi è venuto un dubbio: “Ma se questi micromovimenti sono capaci, senza neppure il contatto, di spostare le ossa, perché non facciamo un movimento vero e proprio, tipo massaggio? Non sarebbe più efficace?“, ma la sua risposta, professionale ed esaustiva, ha immediatamente chiarito le cose: “No“.

Gli ho chiesto poi quale valenza scientifica avesse questa procedura, e mi ha detto che negli Stati Uniti e nei paesi anglosassoni è un corso di laurea vero e proprio, mentre in Italia ci sono interessi economici che bloccano il riconoscimento di questa pratica. Mi sono limitato a far presente che mi paresse strano non ci fossero interessi economici pure negli Stati Uniti e nei paesi anglosassoni, che mi pare adottino una politica economica anch’essa basata sull’uso del denaro (ma potrei sbagliare): mi ha guardato un po’, ha tentennato, si è grattato un po’ la testa e in quel momento ho pensato che stesse preparando tipo una fatality per spostarmi irrimediabilmente tutte le ossa mie, dei miei figli, dei figli dei miei figli.

Invece si è limitato a non farmi la ricevuta, al che ho pensato che magari quelle sono panzane, ma lui conosce bene i punti deboli del sistema italiano e gli ho riconosciuto nuovamente credibilità.

Domani ci torno e gli chiedo dei rapporti tra Magneto e il fisco.

I cazzi degli altri

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“Chi l’ha visto” era partito con tutte le migliori intenzioni, tipo trovare vecchi persi nelle campagne o nei boschi, poi i vecchi sono finiti e ha virato sulla ricerca di gente che voleva lasciare la propria vita e si è trovata a nascondersi pure da quelli che devono farsi i cazzi degli altri a tutti i costi. Magari uno ha gli usurai che lo vogliono ammazzare e prova a non farsi trovare, e arrivate voi che chiamate la Sciarelli: “L’ho visto qua a Trastevere!”, “Mi sembra fosse a Conegliano”, “Sono certo di averlo visto dieci minuti fa, CORRETE, PRESTO!”. E quell’altro che aveva sposato una meraviglia della natura che poi è diventata una cabina telefonica? Magari con la suocera col diabete da portare in dialisi, il suocero che vuole le pile dell’apparecchio acustico e le chiede a lui, i tre figli obesi che fanno “PAPA’, HAI PRESO I KINDER?”, “PAPA’, MI FAI LA RICARICA?”, “PAPA’, MI HANNO PICCHIATO QUELLI DELLE MEDIE” (con lui che lui va all’università), e il poveretto non può scappare con la fisioterapista moldava ventenne perché ci siete voi a volerlo tenere in questo fosso solo perché avete la stessa vita di merda.

Che mondo sarebbe senza Nutella?

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La formula della Nutella resiste: olio di palma e via così.
Noi glielo concediamo perché “Che mondo sarebbe senza Nutella?“, e ci si stringe il cuore alla sola idea di un cambio formula: v’immaginate che rivoluzione? Che casino sui social? Invece nessuno dice nulla. Le aziende si affrettano a dichiarare che i loro prodotti non usano più olio di palma e Ferrero niente. Del resto dichiara di usare oli di palma mitigati, meno dannosi, così sembra.

Ma delle due l’una: o l’olio di palma fa male, e chi continua a usarlo deve essere fermato o boicottato, oppure non fa male, e allora tutto questo casino mediatico è francamente eccessivo.
Oppure ancora, siamo talmente rincoglioniti che in nome di ideali di plastica deizziamo prodotti capaci di regalarci l’effetto-nostalgia e concediamo loro anche l’utilizzo di ingredienti messi al bando dal principio di precauzione.

Tutto, pur di illuderci che esistano delle certezze, dei punti fermi in questo lampo di vita.

Ci serve, la Nutella, come ci serve ricordarci dei dolcetti duri come pietre della nonna, che erano una roba da pezzente allora e lo sarebbero tuttora, se non ci fosse appiccicato questo cazzo di effetto-nostalgia, ci serve come quelle pagine nostalgiche del tipo “Se non sei degli anni ’80 non riconoscerai questa puttanata“, che puttanata era allora e lo sarebbe tuttora, se non ci fosse appiccicato questo cazzo di effetto-nostalgia, ci serve come recitare a mo’ di rosario il battutario di “Febbre da cavallo“, che film di merda era allora e lo sarebbe tuttora, se non ci fosse appiccicato questo cazzo di effetto-nostalgia.

Ci servono i fermatempo, qualcosa per dimostrare a noi stessi che le cose cambiano ma non tutte, non tutte!

Non importa quel che c’è nella Nutella: è importante che ci sia Nutella.
Il che, oltre a confermare l’effetto-nostalgia, dà anche l’esatta misura di come viviamo nella società della protestina da tastiera, della memoria selettiva, dello scorri-indignati-passa avanti.

Che mondo sarebbe senza Nutella?

Mah, magari uguale uguale, con più crema Novi.

Ti lascio perché ti lascio troppo

HeartBrokeQuote

È molto difficile dire a una persona che non la si ama.
Molto, molto più difficile è che questa comunque lo accetti.
A volte le persone tradiscono perché viene meno il timore di perdere la persona qualora si venisse scoperti. E in certi casi si tradisce addirittura sperando che la cosa venga fuori, per semplificare il tutto e chiudere una relazione che non si ha il coraggio di terminare.
Ma tradire una persona che non si ama porterà paradossalmente la stessa a credere di essere davvero importante, perché non si è avuto il coraggio di dirle nulla: si è rimasti con lei, e la si è tradita, sì, dimostrando di non poter/voler rinunciare comunque a lei, che penserà a un semplice attimo di umana debolezza, rafforzando così l’idea che tra voi ci sia ancora quell’amore che non siete ancora riusciti a rinnegare.
Senza considerare l’altrettanto paradossale “effetto immagine” che un tradimento porta: “Se questo stronzo lo vogliono altre, deve avere qualcosa. E siccome è già mio, chi cazzo sono queste per prenderselo?”.
Chi resta insieme non è detto che si ami. Anche quando sembra. Magari non ha avuto il coraggio di essere sincero, per codardìa, opportunità, rispetto anche della sensibilità altrui. E il tradimento in questi casi è quasi automatico.
Dunque? Dunque niente, ho saputo che stasera viene a casa mia suocera, avevo le palle girate e in qualche modo volevo sfogarmi facendovi pensare ulteriormente male del rapporto che state vivendo.
<3

Democrazia è quando gente fischia

La foto potrebbe non essere rappresentativa del concetto di democrazia

 

Cose che ho capito grazie a Facebook:

1) la democrazia è la cosa più bella del mondo, più di Adriana Lima sudata che ti implora di far sesso disposta a pagarti per il disturbo;

2) per democrazia si intende solo quella diretta, della gente;

3) la democrazia rappresentativa è il Male: i politici sono tutti corrotti, incompetenti, Renzi;

4) il referendum è l’istituto capace di risolvere ogni problema, pure complesso: la gente ha la Conoscenza assoluta, e in effetti quello che stava in fila alle Poste dietro di me sapeva come battere la Spagna, come eliminare la delinquenza, come curare le verruche tramite sambuca;

5) se soffri di analfabetismo funzionale non hai gli strumenti per capirlo, dunque esprimi più violentemente la tua indignazione, anche perché ti indigni più facilmente, essendo il mondo tendenzialmente ostile e sbagliato ai tuoi occhi;

6) (e questo post è troppo lungo e maledettamente privo di gif animate, per poterlo leggere tutto);

7) ci sono persone che giustamente protestano per una classe politica che le ha portate alla più cieca disperazione, anche economica, ed esprimono tutta questa sofferenza dal loro divano tramite iPhone 6s;

8) non esiste più la mediazione, né l’ascolto, che sono i cardini della vera democrazia: ogni opinione avversa va combattuta con violenza, derisa, aggredita. Perché i veri democratici oggi parlano per slogan, storpiano i nomi, fanno i giochini di parole: essere persone civili e mature non ha alcun valore;

9) se esprimi un pensiero aspettati che lo stesso sia interpretato in modo opposto, ridotto o esteso a piacere di chi lo legge: siamo nell’era dei social, dunque se dici “mi piace il giallo” è normale che la gente che ama il rosso ti insulti, ma anche che parecchi ti rispondano: “AH, BRAVO, STAI CON LA KASTA!!!”;

10) a volte vorrei lasciare questo paese. Poi mi ricordo che quando vado in vacanza, ovunque, è pieno di italiani, e allora preferisco restare qua, piuttosto che fare la fila alle Poste brasiliane e incontrare pure là il tizio delle verruche e della sambuca, che sa tutto e sta lì per il Carnevale di Rio, che si lamenta perché quando l’Unione Europea non c’era, i carnevali in Brasile erano meglio.

Nostalgia canaglia

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“Sì, lo voglio”

L’effetto nostalgia, quello che ci porta a dire “NOOOOO!” quando veniamo a conoscenza che sta per cambiare o morire qualcosa legata al nostro passato, è il vero male dell’uomo. Vi lamentate, borbottate quando venite a sapere che mettono fuori produzione le Rossana, quando probabilmente non le avete manco mai comprate, essendo – credo – spacciate al mercato nero esclusivamente alle nonne. Aderite a campagne sui social per riavere il caro Winner Taco, non sapendo che le stesse magari le ha avviate l’Algida che non sapeva come rientrare nei costi di quelle formine abbandonate troppo presto. E quando vogliono smantellare una giostrina del vostro paese, quella sulla quale giravate voi da bambini, siete capaci pure di scendere in strada, per difendere l’aeroplanino dal crudele 2016 che avanza.

Tutto questo però avviene in relazione alle cose del passato che non possono incidere più di tanto nella nostra vita, altrimenti avreste l’effetto-nostalgia anche riguardo vostra moglie, che invece state adoperando sempre meno per motivi ludici e sempre più come oggetto domestico. Va detto che il suo essere ormai indistinguibile dalla lavastoviglie non la aiuta, ma voi siete davvero senza cuore.

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