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Un uomo, un perchè.

Nasco come bambino molto giovane. In seguito prendo confidenza col mio corpo ed inizio a salutarlo in ascensore.

Frequento una scuola cattolica che conosce con me il suo periodo oscuro: oggi è una macelleria afghana ma continua con gli stessi programmi didattici di allora.


Vivo le mie contraddizioni in piena serenità.
Non è vero.
Vedremo.

Sono fortemente anticlericale: mi confesso sempre controvoglia e a messa tengo il muso.

Io e mia moglie avremmo intenzione di mettere in cantiere un figlio ma in Italia è ancora vietato il lavoro minorile pesante.

Nel 2010 vengo eletto ai Macchianera Blog Awards "Il cattivo più temibile della blogosfera", rubando il titolo a chi lo avrebbe meritato decisamente di più e conferendogli per questo piena legittimazione.







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Cuore-Amore tutu-tatata

 

- Ma che merda ascolti? Dai, Mengoni?

- Eh lo so, però c’è qualcosa che…

- … sa di merda? Certo! Ma tu sei impazzito. Fammi vedere la tua playlist…

- …no dai…

- Cristo! Shakira… E poi? Oddio: la Tatangelo?!

- …scusa…

- Un coglione, sei un coglione. LMFAO, Zero7, John Foxx and the maths, Tenhi, Kraftwerk. Questi devi ascoltare!

- E’ che non mi piacc… – Cosa?

- Niente.

 

Anche tramite la musica si cerca di valorizzare se stessi. E questo vale per qualunque forma artistica.

Se vai al MOMA e ti trovi a dire “questa roba è una porcata” passi per ignorante. Così come se ascolti Mengoni ti prendono per il culo.

La scema e sgrammaticata adolescente ascolta Mengoni, tu ascolti Mengoni, tu sei scemo e sgrammaticato come lei e ora sai anche costruire dei sillogismi. Quando per la musica, come per l’arte in genere, quel che conta è ciò che ti arriva. Ma so costruire anche altre banalità.

E non importa come ti arrivi e perché. Qui si parla di evocazione, di base emotiva, non di cultura. E le due cose non vanno confuse.

Un suono, un odore, un accordo, possono richiamare un ricordo o una emozione e trasportarti altrove.

Il fatto è che questo “trascinamento” avviene tramite una costruzione artistica. Ma si tratta di un “plus”.

Vi capita mai di entrare in una casa e sentire un odore che vi sbatte violentemente altrove? Magari ad un momento dell’infanzia, non so. Ecco: quella è evocazione, ma svincolata da un contesto artistico o culturale. E nessuno ha da ridire se il puzzo del dado Knorr vi mette un brividino. Mentre cacano il cazzo se questo avviene tramite un gruppo sfigato.

Insomma: Mengoni o Springsteen, Zero Assoluto o un gruppo vero, importa ciò che scatta a livello sensoriale.

Dunque, quella parte evocativa, tutta soggettiva, viene confusa con lo spessore artistico perché è immersa proprio in questo contesto, più ampio e con risvolti sociali e culturali. C’è rappresentazione di qualcosa di esterno ed ulteriore e questo porta identificazione e giudizio sociale.

L’errore è allora il voler sussumere parte evocativa e quadro culturale in un unicum.

Questo accade ancor più con le canzoni che con altre forme espressive, perché la musica è linguaggio che non ha bisogno di decodifica quanto la pittura o la poesia, perché cominciamo a viverla fin da piccoli senza mediazione esterna, perché ci accompagna nelle stagioni della vita.

Cristo che frase del cazzo: “le stagioni della vita”. Pare una canzone della Mannoia. O forse lo è.

Io posso validamente comprendere che quello è un motivetto, che manca una strutturazione di suoni e strumentale, che il tutto è decisamente carente. Ma mi arriva qualcosa. Non sono ignorante: sono semplicemente stato tirato dentro emotivamente, mio malgrado, non so.

Dunque potete piantarla di menarvela con questi gruppi sconosciuti: me ne fotto di voi e di loro. Qualunque cantante può finire nel mio Ipod, qualunque canzone potrebbe incidentalmente diventare il mio tormentone, qualsiasi gruppo per me potrebbe un giorno superare anche i Beatles. Che – detto tra noi – hanno fatto l’acido quanto e come San Battisti e la sua cazzo di moto dieciaccapi fiori rosa fiori di pesco: ma muori!

Ah, sei morto, bene.

Magari la prossima volta accendi quei fari spenti nella notte.

Insomma, tu, per me, puoi ascoltare qualunque cosa.

Ma… scusa, fa’ vedere un po’…

Mino Reitano no, Cristo!

 

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Finché non mi cacciano (50)

A due mesi dall’uscita di scena di Silvio il clima nel Palazzo è diverso?

Sono cambiati equilibri, meccanismi, prospettive?

L’italiano percepisce questo clima rinnovato?

I tassisti sono esseri senzienti?

[Su L'Unità, qui]

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Applausi per Stewart

Una turista italiana col suo bagaglio a mano

L’esperienza Ryanair. Perché di ciò si tratta. A partire dal sito. Un fiorire di hostess – sovente seminude – ammiccanti, pronte a farti accettare qualunque clausola vessatoria in grado di traslare il costo del tuo biglietto da “economico” a “cinquanta euro per imbarcare una racchetta!?“.

La prenotazione online: è tutto molto semplice, certo, ma occorre ragionare in modo inverso. Non si scelgono i servizi extra che interessano, si deselezionano quelli che non si vogliono. Come se al ristorante dicessi al cameriere:
- Guardi, non prendo l’antipasto del cacciatore nè quello rustico, non prendo le penne, i tagliolini, i bucatini, l’arrosto misto, la tagliata, il petto di pollo, le scaloppine, la frutta di stagione, gli amari. Nulla di tutto questo, grazie.

Assicurazione, bagaglio supplementare, macchina a noleggio, sms di avvertimento, albergo, puttane: va tutto depennato. E il pass prioritario. Questo poi: è quello che ti fa saltare la coda e ti fa uscire prima di tutti dal gate riscaldato per attendere gli altri fuori, su una navetta aperta e gelida che non parte fino a che l’ultimo della fila non si sia sbrigato. Il tutto per un piccolo sovrapprezzo.

E il misura-bagaglio? Ti fanno inserire la valigia in quella sorta di grata, a mo’ di bustina da the, misura Golem. Se passa ok, altrimenti vieni punito selvaggiamente. Imbarcare il tuo bagaglio costerà quanto e più del prezzo del tuo volo, di quello dei tuoi figli e dei figli dei tuoi figli, peggio della maledizione di Canaan. Questo si legge infatti sull’opuscolo Ryanair in caso di bagaglio eccedente le misure previste:

- Maledetto sarai nella città, e maledetto sarai nel campo.
– Maledetto sarà il tuo cesto e la tua madia.
– Maledetto sarà il frutto del tuo ventre e il frutto del tuo suolo, i piccoli delle tue vacche e la prole del tuo gregge.
– Maledetto sarai nell’entrare, e maledetto sarai nell’uscire.

Una oscenità tariffaria, un taglieggiamento al quale non puoi opporti.

Certo, anche i viaggiatori italiani ci mettono del loro: sul sito è chiarissima la politica nazista Ryanair che mira ad umiliare le razze inferiori, quale la nostra. Mai visto un viaggiatore tedesco avere problemi con la valigia, né tantomeno protestare se la sua Vergine di Norimberga di due metri e mezzo per uno non entra nel misuratore.
Ho personalmente assistito a pietose scene di gente che svuota la valigia davanti a tutti, per indossare una mezza dozzina di maglioni, pantaloni da sci, mute da sub e cappellini fiorati e poi pressare la valigia così alleggerita nel misuratore, deformarla irrimediabilmente, al fine di dimostrare alla signorina Ryanair che “Ora è ok, ma ci stava anche prima“.

Gli italiani protestano, non ci sono cazzi. Trovano ingiusto che siano loro a dover pagare per la propria negligenza. La colpa è sempre di chi è troppo rigido, di chi non chiude un occhio, di chi non adegua le proprie regole a chi ha di fronte.
Siamo solo noi a cercare di trattare importi inferiori coi vigili che ci multano, figuriamoci se non proviamo ad imbarcare come bagaglio a mano un clavicembalo ben temperato, un sarcofago egizio (trafugato come souvenir del viaggio a Sharm), una suocera obesa.
Poi il passo velocissimo verso l’aereo fermo in pista, per accaparrarsi i posti migliori, cioè nessuno. Corridoio strettissimo, sedili consunti, hostess trovate nel cassone della roba usata della Caritas e impossibilità di appisolarsi per le mille stronzate che queste provano a venderti: dalla lotteria Ryanair ai profumi, da orologi cinesi a porcherie immangiabili (e, di nuovo, costosissime).

Io personalmente nei sedili non ci sto: le mie gambe spuntano fuori dal corridoio e se riesco per puro caso a perdere i sensi un minuto sarà il loro carrello tranciarotule a ricordarmi che “YOU MUST BUY SOMETHING PERDIO!“.

Però è sempre così dolce tornare a casa con un volo Ryanair. Magari sei stato due settimane ad Oslo, con i costumi civilissimi dei norvegesi. E atterri a Pescara. E senza neppure il bisogno di aprire gli occhi capisci che è Italia. Dall’applauso al pilota.
Come se atterrare fosse proprio uno di quei plus previsti da Ryanair, che per una volta abbiamo spuntato senza dover pagare.

Credo l’applauso tutto e solo italico dipenda da questo: “ehi, siamo atterrati, siamo vivi. E non ho tirato fuori un euro per questo extra!“.

In effetti sul sito l’atterraggio non è contemplato.

 

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Auguri, Stephen!

Festa di compleanno a Cambridge per Stephen Hawking, ma lui non c’era; stavolta non si è fatto fregare dal solito: “dai, soffia sulle candeline!“.

Hawking ha raggiunto i 70 anni nonostante la sua terribile malattia, che lo costringe ad una mobilità ridotta quasi a zero e a restare bloccato su una sedia a rotelle da mezzo secolo: maledetta ruggine.

Il Papa mentre fallisce nel suo maldestro tentativo di guarire Hawking

Emette voce solo tramite sintetizzatore vocale ed ogni movimento risulta terribilmente difficoltoso. Ma questo non impedisce a Lady Gaga di esibirsi.

“L’immagine del nostro universo è cambiata molto negli ultimi 50 anni, e sono contento di dare anche adesso il mio contributo”, ha detto Dio nell’andare finalmente in pensione.

Guardate le stelle invece dei vostri piedi“, chiede Hawking ad un gruppo di feticisti.

Hawking sconfitto in una tradizionale gara di testate tra scienziati

 

Da giovane ha dimostrato che i buchi neri non sono fantascienza ma oggetti reali, pur se irraggiungibili da adolescente.

E’ persino arrivato ad ipotizzare colonizzazioni di altri pianeti e trasferimenti di risorse ed uomini in altre galassie, prima ancora di Marchionne.

Hawking si cimenta in un passo di moonwalking con scarso successo

Stephen non sta bene e il suo recupero non è stato sufficientemente rapido per essere presente alla sua festa“, ha spiegato il morbo di Gehrig.

La malattia gradualmente paralizza tutti i muscoli del corpo, fino alla completa trasformazione del fisico in Nicolas Vaporidis che interpreta una qualunque scena.

Ho incontrato per la prima volta Stephen nel 1965 – ha raccontato domenica a Cambridge il suo collega e collaboratore storico Kip Thorne – e posso dire che è la persona più ostinata che abbia mai conosciuto“. In effetti non si schioda mai dalle sue posizioni.

Hawking in un raro momento di riposo

La sua frase più famosa? “Esiste sempre un raggio di luce capace di sfuggire ai buchi neri“.

E non sarà certo il nostro buon Stephen a corrergli dietro.

Auguri.

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La Bomba di Lavezzi

Aveva messo da parte, con una fatica che solo un precario come lui può capire, quasi seicento euro. Per quello che doveva essere un Capodanno da ricordare, non come quello dell’anno prima, con Mauro, il vicino-sempre-un-passo-avanti, che aveva quasi fatto saltare in aria il porticato condominale, coi suoi Cobra 6, quelli che ti scavano un fosso buono per un randagio. E poi Magnum, Zeus, Superciccioli o come cazzo si chiamavano.

Renato, suo figlio, rimase affascinato da quella magnificenza di casino e colori e chiese:

- Papà, scoppiamo pure noi!
- L’anno prossimo…

Si sentiva in dovere di mantenere quella promessa, convinto che Renato se la ricordasse, che a sei anni avesse la capacità di realizzare che si stava avvicinando la fine dell’anno.

Seicento euro di botti.
Roba cinese per lo più, con inquietanti caratteri che gli ricordavano le scritte dei mostri di Mazinga.
Il tizio della bancarella li chiamava Mefisto, Fura3000, Testa Rossa, Gold Bang, Tric Trac, Il Cipollone, Orione, Il Comandante, Vietcong.
Nomi che erano tutto un programma.

Dalle nove Antonio si mise là a sistemare tutto sul terrazzo di casa. Era riuscito a convincere l’ex-moglie a farsi affidare Renato per quella sera, dietro l’ennesima promessa di pagare con più regolarità l’assegno.

Il ragazzino era tutto un fremito:
- Dai dai! Quando li scoppiamo? E’ ora? Adesso?
- Pazienza… a mezzanotte inizia lo spettacolo.
- Ma qua stanno già tutti scoppiando!
- Vedrai, i nostri saranno tutta un’altra cosa…

Si avvicinava troppo lentamente quell’ora, sul terrazzo di Antonio Esposito da Napoli, uno stereotipo più che un nome, una condanna che ne marchiava le origini prima ancora di poter dire da dove venisse.

- E’ ora? Adesso?
- Tra poco…

Culi e tette in paillettes, orchestrati da una Barbara D’Urso in grado di spiegarti con la sola presenza scenica il concetto di “cattivo gusto”, si affannavano su Canale 5 a dimostrare che la crisi era tutta una balla. S’era da essere felici perché il duemilaundici era finito e il nuovo anno sarebbe stato certamente un’altra cosa.

Sulle “pinne, fucile ed occhiali” di un Edoardo Vianello che – ora so – sta scontando il suo inferno in questa vita da playback, circondato da troiette saltellanti che l’avrebbero data trent’anni dopo la nascita di quella canzone per sculettare davanti una telecamera, Antonio si alzò. Predispose gli ultimi fuochi a complemento della coreografia e si allontanò di un paio di metri, tenendo da parte il piccolo che non stava più nella pelle.
Uno dopo l’altro iniziarono a volare in cielo palle colorate che esplodevano in mille graffi al cielo, disegnando in cielo sfumature magnifiche, da illuminare il sorriso di Renato come mai il padre aveva visto.
I fuochi più grossi, i “botti” veri e propri erano stati sistemati a debita distaznza, nel giardino condominiale, proprio in fondo, accanto al piccolo appezzamento di terreno abbandonato, per evitare ogni possibile danno.

Dopo dieci minuti di arazzi in cielo e botti che manco l’ultima Libia, Antonio disse al piccolo di aspettare là dov’era, ché avrebbe controllato che fine avesse fatto “la Bomba di Lavezzi”, il botto dei botti di questa fine di un annus horribilis.
Si avvicinò con tutta la cautela del caso – mai avrebbe compiuto l’imprudenza di farsi saltare una mano per dei botti. La Bomba non era esplosa. Ci versò su dell’acqua e la lasciò là dov’era, per la notte, così da evitare ogni possibile disgrazia. L’indomani l’avrebbe gettata via.

Si voltò, vide Renato salutarlo con la mano dal terrazzo e quasi gli vennero le lacrime agli occhi per quel sorriso, che era la sola cosa che gli restava.
Mentre rispondeva al saluto, Mauro, il vicino-sempre-un-passo-avanti, quello che una volta tanto era stato battuto, tirò fuori la pistola d’ordinanza, quella che una guardia giurata non ha mai usato in vita sua, e iniziò a salutare il nuovo anno con dei colpi in aria, sotto lo sguardo ammirato dei figli e terrorizzato della moglie.

L’intero vicinato si voltò. Solo alcuni però seguirono con lo sguardo la traiettoria di quel proiettile che schizzava impazzito prima sul muro che costeggiava la proprietà e poi dritto come un fuso attraversare la gola del piccolo Renato, passando attraverso la ringhiera del terrazzo.

Lo stesso Mauro non si accorse di niente – c’era da terminare il caricatore.
Solo Antonio rimase di ghiaccio per alcuni interminabili secondi, nei quali vide suo figlio cadere a terra, pesante come un abete abbattuto, col visino annegato nel suo stesso sangue.

E il suicidio di Antonio, un mese dopo, davanti alla tv trovata accesa. Mentre Paolo Fox magnificava “lo splendido Urano che accompagna i nati sotto il segno della Bilancia, in questo primo fulgido mese dell’anno“. Bilancia, come Antonio. Fulgido come Paolo Fox.

E’ che la vita ti prende per il culo.

Ma la cosa peggiore è che pure quell’anno il vicino era riuscito a fare qualcosa più di lui.

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Finché non mi cacciano (49)

Kim Jong il, dittatore coreano, è morto per infarto. Pare per eccessivo lavoro. Quei mali che per fortuna da queste parti non si diffonderanno mai.

[Su L'Unità, qui]

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Procreato

Mi dice la mia amica che dovrei smetterla di chiamarla così. Il nostro rapporto si è evoluto e ora possiamo validamente parlare di fidanzata. Ed è quello che farò d’ora in poi. La mia fidanzata, quando era ancora solo amica, mi parlava sempre di quanto sarebbe stato bello avere un figlio tramite sesso. A me piaceva solo la parte scritta dopo “tramite” ma per lei quella era la parte più pallosa. Forse per questo si dice che l’amore funziona quando si è complementari, così si finisce per stare tutti scontenti allo stesso modo e non solo uno. Comunque alla fine la mia fidanzata ha scelto di fare sesso con me per procreare e ora lei aspetta un bambino. Io non sapevo che quel sesso sarebbe stato diverso dal solito, quello senza il bambino finale. Ho fatto le mie cose proprio come tutte le altre volte ma qualcosa quella volta era andato storto per me e dritto per lei. Insomma adesso le cresce la pancia ogni giorno, anche se non è che lo noti da un giorno all’altro. Se aspetti due settimane però lo noti. Dopo un mese ti ci puoi giocare le palle del nonno. La mia fidanzata ha la pancia sempre più gonfia e prevedo riesca a superarmi entro aprile, se non accelero io prima con la birra. Eppure non mangia niente se non gli yogurt con dentro miliardi di fermenti, fortissimi solo a chiacchiere. Io pensavo che della Marcuzzi ci si potesse fidare. Credo avvierò una raccolta di firme contro il bifido.

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Rivivificare vecchi post pubblicati altrove

Scorporato

Ho ricevuto una telefonata della mia ex  fidanzata, quella di quando avevo 8 anni e andavo a scuola in via Matera, che non è vicinissima a casa mia ma poi nemmeno tutta questa strada.
Mi dice “che fai oggi?” e io “niente, porto a spasso il cane e poi prendo   per la Nomentana. Se vuoi però ti mando il percorso completo con le mappe di   Google”.
Lei: “lo sai che non ci sentiamo da trent’anni?”, io:   “ieri sono stato dal dentista però“.
Che non era vero ma ci devo   andare la settimana prossima e le bugie piccole si possono dire.
Lei: “ma   ti ricordi quanto era bello quando eravamo piccoli?“. Io le ho risposto che   non me lo ricordavo perchè è passato molto, moltissimo tempo. E comunque era   anche il cane che mi distraeva. Quando sono tornato a casa che il cane dormiva, però non me lo sono ricordato lo stesso. Domani la chiamo e glielo dico. Anzi,   la chiamo subito, anche se sono le tre e mezza del mattino, hai visto mai che   non dorme per il pensiero.
Però, pure lei, ma stai tranquilla, no? Voglio   dire, aspetti trent’anni per chiedermi una cosa vecchissima e pretendi pure una   risposta subito?
Comunque alla fine il cane ha fatto tutte le sue cose e l’ho   visto molto rilassato ed in pace con il suo intestino. Stavo pensando di   raccogliere delle firme per abolire i maltrattamenti sugli animali.

 

Decisionismo

Mi chiama di nuovo la mia amica di scuola   di trent’anni fa: mi vuole rivedere, offrire un caffè. Io traccheggio, sono   abbastanza in dubbio sulla marca da scegliere. E poi, incontrare qualcuno che   non si vede da trent’anni. E se poi la trovo cambiata? C’è questa possibilità.   Remota magari ma c’è, devo metterla comunque in conto. E poi ho da finire tutta   la roba in frigo: il congelatore s’è rotto, era fuori garanzia, forse il   problema era il caldo di questi giorni. A Cuba servirebbe di più un congelatore   ma ce l’hanno in pochi. C’era uno di Santiago che raccoglieva le firme per   l’effetto serra. Tiro su il moccio dal naso ma questo torna giù ogni volta. Mi   stendo allora, per tirare la testa all’indietro: col sangue ho letto si fa così   e un po’ funziona. Mi addormento per sedici ore. O le cose si fanno bene…   Insomma, la richiamo e le dico “senti, io ti mando la mia foto al mare, col   costume. Tu fai che mi vedi, decidi sei il caso, e poi mi fai sapere. Così, per   correttezza”. Al che lei mi risponde con un fax ma finisce la carta termica e   niente. Alla fine avrei preso un Lavazza quasi sicuramente.

 

Cedimento

Dopo il traccheggiare, ora sì, ora no, nì,   boh, la mia amica ha deciso che non era più il caso di attendere e si è fatta   sotto. Io all’inizio ero un po’ perplesso, preso com’ero dalla raccolta firme   per abolire gli spiaggiamenti di balene. E poi il gazebo, i bonghi, tutti quei   drogati in fila per le cento lire… Comunque alla fine ho ceduto e le ho   regalato un coccio etrusco, trovato a Tarquinia, con sopra inciso un cuore   grande, così non mi chiede di rovinare i tronchi d’albero (sono uno che ci tiene   alla natura). Le iniziali però non sono le nostre perchè già era così. Eccetera.   Alla fine penso che la sposerò per convenienza.

 

Invadenze

Non so perchè le monoporzioni le facciano   così: manca tutta la parte per l’assaggio della fidanzata, quella che lei ti   chiede “mi fai assaggiare?”. Così mi ritrovo a non saziarmi mai. Io gliel’ho   detto alla mia amica che non vedevo da tanti anni “guarda che nel caso la nostra   sarebbe una relazione comunque viziata dal problema monoporzione”. Lei pare   nicchiare. Alla fine resterebbe il take-away. Ma la considero davvero l’ultima   soluzione. Dovremo affrontare la questione prima o poi. Nel caso una fiaccolata   in piazza di protesta, la trovo più efficace della raccolta firme in questo   caso. La gente è sensibile sulla questione cibo e le problematiche annesse,   l’equo e solidale eccetera. Oggi comincio la raccolta delle firme per cambiare   il nome alle zuppe “That’s amore” per farci metter su una roba tipo “That’s   minestrone”. Mi sembra più corretto verso i consumatori.

 

Fruttato

Ci sono due cose che non mi vanno davvero   giù della mia amica: una è che non ha le tette. Lei dice che ce l’ha, più di   Silvia. Ma io Silvia non la conosco e poi non è questione di comparazione. Le   tette vanno in misure assolute: belle grandissime, belle grandi, molto molto   grandi. E poi tutte le altre che rientrano tutte in “quella è   piatta”.
L’altra cosa è che oggi mi ha detto che la sto tirando troppo per le   lunghe, che se continuo così torna con Umberto. A parte il fatto che a me le   minacce non piacciono, come il melone (il melone non mi piaceva nemmeno da   piccolo, mi dava fastidio l’odore, specie quando veniva messo nel frigorifero)   voglio proprio vedere se Umberto se la riprende indietro.
Io credo che a   nessuno piaccia una senza tette che sta sempre là a menartela col melone.
Mi   sembra di ricordare che ad Amsterdam uno vendeva polvere da fumare ricavata dal   melone ma poi hanno raccolto delle firme per abolire le droghe.
Però non   hanno raggiunto il quorum.

 

Adozioni

Gira che ti rigira alla fine la mia amica   ha deciso di venire a vivere con me.Io all’inizio ero un po’ titubante ma poi ho   letto sul dizionario la definizione di “titubante” e ho capito che non lo ero.   Devo dire che lei fa tutto quello che deve fare: mangia, dorme, corre la   maratona. E tutto nella sua stanzina. Adesso le cose si sono assestate, anzi, è   diventato tutto di routine. Per questo stiamo anche adottando un bambino, per   tenerci un po’ occupati. Ma credo che questo lo ridiamo indietro perchè sporca   troppo e non fa di conto (le spese vanno contenute, mica puoi comportarti in   modo irresponsabile solo perchè vieni da un altro paese?). Sabato prossimo lo   porto all’Ikea e scegliersi il lettino. La mia amica invece andrà in piazza per   raccogliere le firme contro le insolazioni.
Ci sono giornate che avere una scimmia aiuterebbe molto, ma non è nemmeno tanto questo.
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Finché non mi cacciano (48)

Chiusura anno, soliti bilanci e classifiche.
Se Time lancia la propria, sui peggiori del 2011, con il nostro ex Presidente (ma com’è che si chiamava?) che svetta in alto come non mai, anche noi vogliamo proporre la lista dei dieci “peggiori” dell’anno.

(Su L’Unità, qui)

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Bumpers

Penso che una donna che si rifà il seno sia una insicura, una con problemi seri di accettazione di sè e carente di coraggio nel rapportarsi alle persone e confrontarsi con stereotipati modelli di donna procace.
Una donna che agisce sul proprio corpo non solo per correggere difetti tramite inserzione di pezzi di gomma sotto pelle (e la cosa già di per sè la trovo poco “seria”) ma addirittura per “agitare” l’altro sesso, esibendo vistosi richiami sessuali. “Ehi, guardate le mie tette!”. Salvo poi nascondersi dietro ipocriti “lo faccio per stare bene con me stessa”.
Dimmi un po’, se vivessi in un deserto, da sola, sentiresti il bisogno di rifarti le tette? Mi pare evidente il fine di catturare attenzione. Maschile.
Sei solo una troia insicura e senza palle.

Penso che una donna che si non rifà il seno sia una insicura, una con problemi seri di accettazione di sè e carente di coraggio circa l’affrontare l’operazione e poi doversi giustificare di fronte a gente che il giorno prima ti vedeva piallata e il giorno dopo si dà gomitate quando spoppetti le tue bocce gommose. Un donna che non agisce, come invece dovrebbe, sul proprio corpo per correggere difetti (consapevole di averne) come un seno cadente o scarso – obiettivamente brutti a vedersi – quando poi si mette reggiseni strizzanti, rinforzati, gonfiati a mo’ di vistosi richiami sessuali. “Ehi, guardate le mie tette!”. Salvo poi nascondersi dietro ipocriti “lo faccio per stare bene con me stessa”.
Dimmi un po’, se vivessi in un deserto, da sola, sentiresti il bisogno di usare quei reggiseni? Mi pare evidente il fine di catturare attenzione. Maschile.
Sei solo una troia insicura e senza palle.

Penso che una donna che si non rifà il seno e non usa reggiseni con il trucco sia una insicura, una che vive fuori dal mondo ed è talmente cessa da aver abbandonato ogni idea di poter piacere al prossimo. Una che non si rapportare col mondo e al massimo ciancica una gomma. Un donna che non agisce, come invece dovrebbe, sul proprio corpo per correggere difetti (consapevole di averne) come un seno cadente o scarso – obiettivamente brutti a vedersi – e si dedica ad attività del cazzo, come danza, ingestione di grassi saturi, cura di animali domestici per tentare di sublimare l’inesistenza di propria attrattiva sessuale. “Ehi, guardate come ballo!”. Salvo poi nascondersi dietro ipocriti “lo faccio perché quando sento la musica mi parte qualcosa dentro!”.
Dimmi un po’, se vivessi in un deserto, da sola, sentiresti il bisogno di ballare? Mi pare evidente il fine di catturare attenzione. Maschile.
Sei solo una troia insicura e senza palle.

Penso che una donna che non si è mai posta il problema di rifarsi o meno il seno sia solo mia madre.
Ma non ci giurerei.

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