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UomoMordeCane: IL LIBRO


Il miglior testo demenzial-satiric-comic-sans degli ultimi dodici minuti.
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Citazioni e dintorni


...giunsi a metà libro e mi accorsi che il tavolo aveva ricominciato a ballare...

Posseggo una elevatissima intelligenza emotiva: riesco a risolvere problemi matematici complessi, ma poi piango.

Mi annoio rapidamente: il mio film preferito è Mery per un po'.

Non capisco come mai tutti facciano molto affidamento sui rimedi della nonna per curare i malanni: la mia, per esempio, è morta.

Continuo a trovare gente che mi vuole pagare in visibilità. Credo che a questo punto dovrei essere avvistabile a occhio nudo da Urano.

La mia ex era talmente bella che i suoi assorbenti usati venivano scambiati per Kandinsky.

Se Dio sta là a segnarsi le scopate della gente, non vi pare francamente eccessiva la stima che si nutre nei suoi confronti? Voglio dire, la parrucchiera di mia moglie fa lo stesso.

Quando qualcuno afferma di occuparsi di qualcosa "a livello olistico", salute compresa, penso sempre che concretamente non ne sappia un cazzo e su più piani, ma sia ferratissimo sui segni zodiacali.

Le ricerche interiori sono sempre complicate, probabilmente a causa di tutto quel sangue.

- mi sembra squisito, ma mi scusi: me lo può servire in un normale piatto tondo invece che rettangolare?
- certo signore. Posso chiederle perché?
- per non darle la scusa per farmi pagare un botto queste quattro verdure in croce.

Vorrei dimostrare al mondo tutta la mia voglia di cambiamenti, di rinnovamento. Ma sono uomo e ho i capelli rasati.

Credo così tanto nella pet-therapy che alla fine mi sono pure sposato.

Sono talmente ateo che ho riconosciuto distintamente la sagoma di una macchia di vernice nei contorni della Madonna che mi è apparsa.

Sorridere coinvolge 12 muscoli del viso. Riposatevi, siate tristi.

Il mio professore di religione non l'ho mai visto: era uno che si immergeva totalmente nella parte tramite metodo Stanislavskij.

È un periodaccio. Ho aperto un biscotto della fortuna. Il biglietto diceva solo: “stai scherzando, vero?”.

Sono talmente pieno di me che vado spesso dall'andrologo solo per farmi fare i complimenti.

Perché vendono macchine che fanno oltre 200 all’ora se il limite è 130? Per lo stesso motivo per il quale i preservativi in vendita si srotolano oltre misura: quel che compri è anche un sogno.

Se fossi nato a Kingston ora sarei un velocista. O una chiavetta USB.

Potrei essere considerato un maniaco della precisione, se questo termine mi descrivesse nel minimo dettaglio.

Io e mia moglie avremmo intenzione di mettere in cantiere un figlio ma in Italia è ancora vietato il lavoro minorile pesante.

Ho chiuso col lucchetto la mia bici su un ponte e al mio ritorno non l'ho più trovata: completamente ricoperta di altri lucchetti.

Vantarsi di non mangiare bistecche per rispetto degli animali è come vantarsi di non leggere libri per rispetto della foresta amazzonica.

Quelli che fumano sigarette elettroniche sono gli stessi che bestemmiano con un "Porco Zio".

Sfido chiunque a convincere un eventuale viaggiatore proveniente dal passato – che so: medioevo – che portare a spasso un cane con un laccio al collo, lavargli le palle e fermarsi ogni tanto a raccogliere la sua merda e portarsela poi dietro in un sacchettino, siano atti di una civiltà superiore alla sua.

A volte vorrei credere in Dio. Per deresponsabilizzarmi anch'io un po'.

Alla coda alle Poste c'era uno che si lamentava del fatto che i farmaci salvavita fossero in mani alla lobby delle case farmaceutiche. Gli ho detto che comunque meglio così che in mano alla lobby dei tassisti. Mi ha guardato come si fa con un pazzo. Ho allora provato a recuperare con "Meglio la lobby dei discografici?". Niente. Qualcuno si è messo a ridere: l'ho trovato di cattivo gusto per chi soffre in coda alle Poste. Cosa ci insegna questa storiella? Che alle Poste c'è sempre la fila.

Ero su Facebook e parlavo con uno che ha una macelleria. Mi diceva che non fa altro che condividere cose strappalacrime perché sono tutte accompagnate da: "Condividi se hai un cuore".

Un tempo collezionavo farfalle, ma la casa mi si riempiva sempre di figa.
Regressività progresso







































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Piero Angela non vi ha insegnato una mazza

Piero Angela (da Wikimedia Commons)

Ero un bambino quando iniziò Quark, condotto da Piero Angela.

La scienza, il futuro, la capacità dell’uomo di creare progresso, erano portate nelle case di tutti, e io restavo affascinato da quell’universo svelato, che mi veniva raccontato, spiegato, da persone nelle quali nutrivo totale fiducia. Persone che dimostravano come la tendenza naturale dell’uomo fosse cercare sempre di progredire, migliorarsi, utilizzando gli insegnamenti di uomini precedenti per compiere continui passi avanti, in ogni campo, scientifico, medico, di cooperazione e abbattimento dei confini.
Venivano raccontate le guerre e le atrocità di tempi lontani, e io mi sentivo fortunato a vivere in tempi migliori, con prospettive ancora più rosee.
Il giorno dopo tornavo in classe e raccontavo agli amichetti della puntata di Quark, di viaggi intergalattici e buchi neri.
E c’era il compagno scemo, che non aveva visto la puntata, perché Quark era “noioso”.

Ho visto qualche giorno fa Superquark, e c’era ancora Piero Angela. Parlava di scienza, ancora, di futuro, ancora, di progresso. Ancora. Ma ho avuto una brutta sensazione: tutta quella scienza, tutta quella capacità dell’uomo di cercare di vivere in un mondo migliore, tutta quella progettazione di macchine fantastiche e di ricerca di forme di energia pulite, improvvisamente mi sono sembrate solo una opzione, una delle tante. Cioè, mentre da piccolo trovavo normale che col tempo l’uomo sarebbe “migliorato”, imparando dagli errori del passato, oggi tutta questa fiducia mi è crollata. Mentre da piccolo sentivo una sorta di deferente ammirazione per chi possedeva capacità e conoscenza, oggi avverto la diffidenza pubblica verso chi ha speso una vita sui libri. Mentre da piccolo Piero Angela mi sembrava Dio, oggi mi pare una sorta di ultimo baluardo ad arginare una tracimazione di ignoranza dilagante, ignoranza arrogante e distruttiva, che non riconosce meriti, impegno, capacità.

Io penso che sia questa, la nuova Resistenza, che questa generazione sta inconsapevolmente vivendo e fatica a riconoscere.
Perché non ci sono fucili di mezzo ma orde di zombie metropolitani a testa china su schermi che rimbalzano fake news e puttanate che stanno facendo breccia in menti semplici e arroganti, convinte di possedere il sapere grazie a a Google e del tutto inconsapevoli di quanto lavoro serva per imparare a capire, a progredire, a pensare.

Piero Angela è invecchiato benissimo, non così il nostro tessuto sociale, il nostro desiderare di scoprire la vita su altri mondi, il nostro sognare macchine volanti.
A me sembra che oggi l’unica aspirazione sia trovare il modo di mostrare a una piccola bolla internettiana che esistiamo. E per farlo siamo disposti a calpestare ogni umanità, civiltà, crescita.

Per decenni Angela ci ha spiegato l’importanza dei vaccini. Adesso la gente scende in piazza contro obblighi vaccinali, nati per un reale pericolo sanitario.
Per decenni Angela ci ha mostrato come esista un solo essere umano, a ogni latitudine, con la scienza, non con il “buonismo”. Adesso è diventato normale mostrare la propria miseria umana e inveire contro chi è più disperato di te, in una guerra a cercare di evitare di essere ultimi.
Per decenni Angela ci ha mostrato le bellezze del nostro pianeta, la sua fragilità, i suoi meccanismi scientifici e biologici. Adesso c’è spazio per terrapiattismo, negazionismo, schiachimismo.

C’è un ritorno a uno sciamanesimo 2.0, un revival delle “scienze alternative”, sovranismi medievali e nuove inquisizioni, guru mediatici ci insegnano a campare di aria fritta e a curare i tumori con acqua e zucchero (poco zucchero).

Abbiamo un bisogno immane di prendere una posizione, per mostrare che abbiamo idee, e così saliamo sul nostro piccolo palco facebookiano a urlare a tutti che NOI abbiamo ragione e VOI no.

Non ci piace più chi è meglio di noi, ci fa sentire inadeguato, se ha studiato probabilmente è corrotto, è lontano da noi gente. E allora eleggiamo chi è come noi, non importa se capace, non importa se preparato.

Tutto questo casino di fuffa diffusa a ogni livello, scambiato per “democrazia”, spacciato per legittimo perché trattasi di “volontà popolare”: il popolo deve essere libero di scegliere come curarsi, ok. Intanto chi non può scegliere perché immunodepresso muore. Semplicemente muore.

E su questo incipit populista di una libertà per scopi solo personali è nata una nuova era, anarco-rincoglionita, nella quale ce ne fottiamo allegramente del prossimo (come prima, eh), ma oggi con arroganza, con dati fasulli, con pezze di appoggio trovate su www.QUELLOCHEITGNONDICONOSIGNORAMIA.com.

In politica si parla da borgatari perché questo è visto come vicino alla gente, le città le vogliamo comuni medievali a difesa di tradizioni che non rappresentano nulla, nei letti si muore per idiozia.

Piero Angela, diciamolo, non vi ha insegnato un cazzo.

Ora mi rendo conto che eravate voi, il mio compagno di classe scemo.

Siamo noi, “loro”.

“Hanno vinto tutti” (cit.)

Vi dico come finirà il 4 marzo:

Il PD emetterà un burocratico (e internamente contestatissimo) comunicato su fondo grigio, mostrando che tutto sommato si è trattato di un “grande risultato” se lo moltiplichiamo per 3, riconoscendo le difficoltà del momento politico, annunciando il “grande lavoro da fare per un governo di larghe intese”, purché senza politiche di sinistra.
Berlusconi stapperà due diciassettenni per festeggiare il “grande risultato”, riconoscendo le difficoltà del momento politico, annunciando il “grande lavoro da fare per un governo di larghe intese”, purché senza magistratura di mezzo.
Salvini comparirà su tre piazze contemporaneamente, nei fondi di caffè e a Fatima per festeggiare il “grande risultato”, riconoscendo le difficoltà del momento politico, annunciando il “grande lavoro da fare per un governo di larghe intese ma per ora perché poi vi facciamo vedere”, valutando le proposte sulla base del Pantone di chi le avanza.
Di Maio indosserà i calzini spaiati e sbaglierà indirizzo, e rivolgerà il suo discorso alla famiglia Mincarini, festeggiando il “grande risultato”, riconoscendo le difficoltà del momento politico e quelle sulle tabelline, denunciando la grande truffa delle matite copiative e invitando gli elettori a ripetere il voto su Rousseau usando la propria penna sul monitor, annunciando il “grande lavoro da fare per evitare un governo di larghe intese”, senza congiuntivi.
Grasso si rivolgerà a entrambi i suoi elettori, festeggiando il “grande risultato”, riconoscendo le difficoltà del momento politico, annunciando il “grande lavoro da fare per un governo di larghe intese” senza che vi partecipi.
Emma Bonino non dirà nulla perché ormai comunica solo col turbante, festeggiando il “grande risultato”, riconoscendo le difficoltà del momento politico, annunciando il “grande lavoro da fare per un governo di larghe intese” senza Pannella (ma pure questo è da vedere).
Giorgia Meloni urlerà in romanesco, farà chiudere il museo senza accorgersi che era su Mussolini, insulterà i giornalisti senza accorgersi che erano del suo ufficio stampa, caccerà via gli extracomunitari senza accorgersi che giocano nell’Inter, prenderà per il culo le brutte facce della vecchia politica senza accorgersi che quelli sono i suoi cartelloni, festeggiando il “grande risultato”, non riconoscendo le difficoltà del momento politico e nemmeno i parenti, annunciando il “grande lavoro da fare per trovare la strada di casa” senza capire la differenza tra qualunque cosa.

Però per ora è bello.

Metti AMEN se condividi

Vedo sempre più siti che parlano di come riconoscere le bufale, che smentiscono fake news, che spiegano come non cadere nelle trappole della rete.

In tutta sincerità io non credo che chi abbocca lo faccia solo per inesperienza digitale o poca dimestichezza con le nuove tecnologie: io credo proprio che una buona fetta della popolazione che accede alla rete non sia in grado di capire tutto quel che c’è da capire. C’è troppo da spiegare, si dovrebbe partire da troppo lontano. Pensateci. A prescindere da quanto tu voglia formare e informare, c’è sempre qualcosa che devi premettere.

– Ma come facevo a capire che quello non era proprio il re dello Zimbabwe?
– Perché è strano che il re dello Zimbabwe prenda e si apra una email su Yahoo come TheBigBamboo3425@yahoo.com.
– E perché?
– Perché un coglione qualunque ha un indirizzo più decente, figuriamoci un re.
– Che significa indirizzo più decente?
– Un indirizzo che non appaia evidentemente farlocco.
– In che senso?
– Senti, ma a parte l’inesperienza informatica, ti pare normale che ti scriva il re dello Zimbabwe?
– Boh, che ne so. Io ho sentito che Trump scrive a tutti quelli che lo hanno eletto.
– Ma come farebbe? E perché?
– Con internet.

Ecco, voi da dove cominciate? E quanto impegno pensate occorra per ottenere un risultato minimo? E cosa considerate “risultato minimo”?
Così come ci sono persone che non sanno cambiare una lampadina in sicurezza, usare un microonde in sicurezza, sbucciare una patata in sicurezza, ci sono persone che non possono usare un computer in sicurezza.
– Ma io non uso il computer, io uso il telefono.
Vedete? Da dove volete cominciare?

Voi insistete affinché vostro zio ottuagenario salga sulla scala a cambiare la lampadina? No, lo fate voi. Chiedete a vostra nonna di montare una mensola? No, lo fate voi. Invece per la cultura digitale ci provate, spiegate, indirizzate a siti divulgativi, che poi questi siti, per essere compresi da queste persone, possono solo spiegare il buon senso, nulla più.

Il digital divide crea oggi uno spartiacque tra badanti digitali e assistiti digitali, con i primi che si affannano a mettere pezze, cercare di evitare i danni, imboccare culturalmente i secondi.
Lo sforzo ripaga in termini di risultati? Io ho sempre più dubbi su questo.
E se prendessimo atto della situazione e adottassimo un più drastico principio darwiniano, lasciando gli imbecilli a inveire contro le scie chimiche? A tormentarsi nel dubbio di un Whatsapp che sta per diventare a pagamento? A bearsi nella certezza che scrivendo “bianco” nei commenti a Facebook qualcuno gli invierà un iPhone nuovo, e se poi non arriva sarà comunque colpa dei politici? Basta spiegazioni.

Non siamo tutti uguali, non lo siamo mai stati, non lo saremo mai: prima era Wanna Marchi, oggi è il treno che non entra nella metropolitana.

Basta, dai.

Riflessioni buone un po’ sempre

  • Possiamo ancora andare a votare gratis, e ti forniscono pure il materiale di cancelleria.
  • Quando la nazionale perde vi potete bullare con gli amici circa la vostra formazione vincente.
  • Se un politico ruba significa che circola ancora ricchezza.
  • Puoi prenotare una TAC oggi e avere tutto il tempo per organizzare mille altre cose, viaggiare, vedere il mondo, prima che la ASL ti chiami.
  • Il prezzo della benzina è sempre aumentato: ci potevate pensare nel 1974, a comprare una cisterna piena.
  • Le aziende che non pagano i lavoratori consentono comunque ancora il diritto a lasciare il lavoro.
  • Circa il pagare i sacchetti, in Italia non c’è nessun obbligo di comprare la frutta.
  • L’età pensionabile si alza solo per chi vive.
  • Quando luce, acqua e gas aumentano, usate quelli dei vostri genitori.
  • Se sono morti avete ereditato.
  • Se erano poveri e lo siete pure voi vi sarete abituati a consumare poco.
  • Se il/la vostro/a compagno/a vi tradisce avrete un immediato sollievo circa tutti i sensi di colpa per le vostre mancanze nei confronti di chiunque.
  • Invecchiamo tutti, ma ci rincoglioniamo in modo proporzionale, così da non capire il grado di tragedia della cosa.
  • Se state aspettando un pagamento che ritarda avrete il tempo di sognare decine di modi per spendere quei soldi.
  • Nel frattempo non potrete sprecare danaro in cose inutili.
  • Le cose belle della vita non si pagano, ma tanto non le vedreste comunque, chini come siete su quel cazzo di telefono.

Dillo con parole tue

La deriva marchettara presente in ogni cosa rende necessario osare sempre un po’ di più, perché si è abbassata la soglia dello stupore. Dunque, per attirare, impressionare, colpire, tutto è esasperato.
Pensate alle collezioni “esclusive” che trovate a un euro in edicola. Escludono chi?
Ma il top per me resta sempre la descrizione dei vini: là si toccano vette inarrivabili. Dare a un vino una caratterizzazione precisa, renderlo unico, comporta la creazione di un nuovo linguaggio sinestetico, fatto di associazioni sempre più ardite.
E il vino “Rosso della casa” diventa:

Un pregiato blend ottenuto da sceltissimi vitigni autoctoni, di colore rosso rubino con sfumature viola e screziature porpora, dotato di grande complessità aromatica con effluvi che spaziano dalle eleganti note di frutti di bosco – lampone e more delle medie colline toscane fino a scendere nel cuore dell’Umbria – a leggere sfumature erbacee nelle quali si riscontrano con facilità canapa e cannella che portano a reminiscenze asiatiche di un tempo nel quale gli ottomani conquistavano le terre conosciute, con pastosità tipiche del Merlot di Camelot e cavalieri della tavola rotonda che brindano dopo razzie tipiche delle nostre terre.
Il corpo è generoso, ricco, gaudente, paperotto e fiero, di buona sapidità, bassa acidità, sole, vento e trallallà.
Al palato è morbido, al tatto splendido, all’occhio candido e al culo gelido, con retrogusto persistente ma non invadente, certo splendido splendente come sono affascinante faccio cerchi con la mente, con finale armonico, antropico, quasi traumatico.
Si abbina perfettamente a tutti i piatti di carne rossa, bianca, cobalto, basalto, più in alto, costicine di agnello, vitello, sgabello, radicchio di Treviso, Monviso, conciso, brasati di Pescara zona San Donato gira a destra dove c’è il carcere non puoi sbagliare, e formaggi di media stagionatura ma arroccati fieramente grazie a un bisturi tagliente.
Splendido splendente.

Nessuno mi può giudicare, anzi no

Noi diamo per scontata la validità di troppi paradigmi del tutto privi di senso.
Vi faccio un esempio: “Io non giudico mai nessuno“.
Ecco, è una frase semplice, con la quale si imposta una posizione di moderazione e saggezza.
Peccato che, nonostante l’eleganza, non abbia alcun senso, tipo fingere di lavarsi le mani quando si va a pisciare.
Non c’entra, scusate.

Tutti giudichiamo tutto, sempre, in ogni circostanza. Fa parte del sistema di valutazione della realtà che ci circonda. Senza giudicare persone o cose saremmo estinti da tempo, tipo i lemmings che si buttano giù dal dirupo perché non giudicano pericolosa la cosa (non sono un esperto di lemmings ma ho questa buffa immagine in testa dai tempi dell’Amiga 500).

– Mia suocera non la sopporto: si intromette sempre nella mia vita, è ossessiva, pretende di educare lei i miei figli!
Ecco, io la sto giudicando. E faccio bene perché è una figura umana che ha un impatto reale nel mio quotidiano. Ho bisogno di parametri per gestire il mio rapporto con lei, dunque devo emettere giudizi.

– Ma hai visto Maria al funerale? Ti pareva un abbigliamento consono a una circostanza così triste, quella gonna stretta e corta?
Ecco, io la sto giudicando. E faccio bene perché ho bisogno di parametri di riferimento sulla rispondenza delle persone ai miei canoni sociali per scegliere se stringere o allentare legami. La giudico, eppure non mi è poi così dentro la vita.

– Quel politico mi fa schifo: prima sta da una parte, poi da un’altra, un viscido incredibile.
Ecco, io lo sto giudicando. E anche pesantemente, senza sapere poi granché dei perché di certe scelte che – ho già emesso sentenza – bollo immediatamente come ripugnanti. Lo giudico, senza sapere troppo, senza che mi entri troppo nella vita.

– E’ verde, ma ti muovi, coglione!
Ecco, io lo sto giudicando. Pesantemente. Ho emesso sentenza, senza sapere se quella persona magari era distratta perché ha ricevuto una terribile notizia poco prima, se sta andando a suicidarsi, se…

Giudicare è parte della vita, lo facciamo continuamente, per prendere decisioni immediate o posticipate, per farci una idea circa i nostri comportamenti, priorità, opportunità.
In certi casi, molti casi, emettiamo frettolosamente sentenze inappellabili.
– Con Tizio ho chiuso: è un idiota.
– Chi ama così tanto un cane ha dei problemi.
– Chi non ama un cane ha dei problemi.
– I vaccini causano autismo.
L’ultimo esempio è il tipico caso di giudizio frettoloso, basato su errate conoscenze. Ed è uno dei pochi casi in cui possiamo sì cercare di chiedere alla persona di rivedere la sua sentenza. Perché emessa senza adeguata istruttoria, un po’ come tutte le sentenze fin qui esaminate, ma questa pericolosa per terzi, perché la sua sentenza è in grado di incidere pesantemente nella mia vita.

Dunque, quando qualcuno vi dice di non giudicare, probabilmente sta solo soffrendo la vostra sentenza, che contrasta con la sua.

Io non giudico mai” è giudicare chi giudica sempre. C’è un giudizio di disvalore su chi giudica.

Io non giudico mai se non conosco la situazione” è solo una precisazione che elegantemente ti chiede di non emettere sentenza contrastante con la tua. Giudicandoti negativamente, eh.

In ultimo: “Non posso giudicare quel comportamento perché non sono nella testa di quella persona” è un palese giudizio negativo sulle persone che invece stanno operando una proiezione del sé su chi ha fatto qualcosa che ha scatenato commenti. Chi giudica sono semplicemente persone che stanno “emettendo sentenze” del tipo “Se io fossi stato al suo posto avrei fatto così”. Ecco, questo è umanissimo, ci serve per “prepararci” alle eventualità della vita.

I titoli servono a volte per emettere giudizi più compiuti (I vaccini non causano autismo, sono un medico, ho i titoli per dirtelo), ma non servono per la proiezione del sé. Non ho bisogno di conoscere diritto della navigazione per emettere un giudizio sul caso Schettino, non ho bisogno di essere un criminologo per emettere un giudizio su chi ammazza i genitori. La valenza di questi giudizi poi è tutta personale, certo, ma “Io non giudico” è la più grossa bugia vi possa essere raccontata. Non apprezzate mai questa frase, è falsa, nasconde già la sua negazione, ti sta proprio giudicando.

Senza giudicare situazioni e persone saremmo bocce ferme, immobili, in attesa del nulla.

Ma pure un giorno da pecora è ok

Un leone si esercita in un tiro da tre durante un’amichevole

Perché non possiamo pensarla tutti allo stesso modo?

Voglio dire: è davvero una buona cosa essere tutti diversi? Pensate agli animali, i leoni per esempio: non è che un leone prende e decide di diventare, che so, vegano, o testimone di Geova, o grillino. Un leone fa il leone, mangia gnu, scopa, dorme, scopa, dorme, scopa, dorme, scopa, dorme, mangia gnu.

Perché l’uomo deve per forza differenziarsi dalle bestie dal punto di vista negativo?

Tutta questa diversità di idee, cosa porta di buono?

Pensate all’Italia, agli scontri politici, alle tensioni sociali, alle divergenze familiari. Ci si scanna per uno spazzolino fuori posto. Avete mai visto uno gnu commettere uno gnuicidio per uno spazzolino fuori posto? Ma già solo impugnarne uno sarebbe un casino, con quegli zoccoli.

Insomma, lo gnu fa lo gnu: cerca erba, è secca, vabbè ci accontentiamo, mangia erba secca, è finita, cerchiamo altra erba, non c’è, muoviamoci di migliaia di km, ma cerca più vicino! No, dobbiamo fare migliaia di km, manca molto? Moltissimo, uff, ho sete, ho fame, CRISTO UN LEO….

E insomma, lo gnu fa lo gnu, non si mette a scendere in piazza per la pensione, non contesta la legge elettorale, non soffre la malasanità.

L’evoluzione ci ha resi veramente migliori? Beh, forse dello gnu sì, ma un leone non vive meglio?

Pensateci.

Per quello si dice “Meglio un giorno da leoni…”.

È che io continuerei con “Che cento giorni da essere umano”, perché le pecore, al giorno d’oggi, non stanno meglio di noi?

Una pecora mangia erba, mangia erba, mangia erba, dio quanta erba, nient’altro che erba, devo cacare, fatto, altra erba, altra erba, altra erba, nessun pericolo, lupi zero, del resto ci sono i cani che ci difendono, altra erba, altra erba, ma non si scopa mai, altra erba, altra erba, ah, si avvicina il pastore, allora si scopa.

Risate a denti stretti

È difficilissimo esprimere un proprio pensiero che non si riesce proprio a tenere, esprimerlo bene per farsi capire al meglio senza travisamenti, fare in modo da non urtare gratuitamente le sensibilità e al contempo fregarsene di urtare più di tanto le sensibilità malate (ci sono categorie per ogni cosa: una volta si è offeso un fanatico dei marsupi perché avevo preso per il culo i marsupi), dire cose assennate ma che non sfocino nel banale ma anche che non appaiano da bastian contrario e originalone a tutti i costi.

E in tutto questo bailamme di contrappesi, espressività, misura e libertà, ottenere quel microconsenso capace di estendere un pochino la tua rete di contatti in modo da far raggiungere quel pensiero a più persone possibili, in uno slancio di pseudo-divulgazione 2.0 a basso costo, consapevole della enorme concorrenza, fatta di meme usa e getta e gattini mediaticamente insuperabili. Alla fine ci sarà sempre una parte di persone che ti criticherà per non aver espresso un pensiero allineato al loro, o averlo espresso con toni eccessivi o eccessivamente soft, o per l’aver usato un esempio a dir loro sbagliato o aver perseguito un fine giusto ma con mezzi erronei. Per non dire di chi ti rimprovera un pensiero non allineato alla tua precedente linea autoriale. Come se tu ne avessi una per contratto. O fossi un Bertinotti qualsiasi, incapace di adeguarsi al mondo che attorno ti cambia (MANCO LA ERRE HA IMPARATO CON GLI ANNI: MALEDETTO ARROCCAMENTO AGLI IDEALI COMUNISTI!).

Ma se pure, per una sorta di intervento divino, tu scrivessi il post perfetto, originale, condivisibile, geniale, inoffensivo pure per il marsupiale ma al contempo capace di far riflettere e porre le basi magari per un cambiamento minimo a livello personale o sociale, ci sarà quello che ti scriverà: “Tutto bello, ma hai dimenticato i marò”.

I marò.

Sapete quell’espressione che fate quando vostro suocero, 70 anni, al compleanno canta: “Tanti auguri a teeee, e la torta a meee…”? Quei denti stretti, sorriso forzato mentre dentro ti partono tipo Moto GP una sfilza di Madonne che passano da quella di Fatima a quella di Lourdes, coinvolgendo pure quella nera di Czestochowa in un orgiastico tripudio di divini MACCOSA, capace di farti saltare molari e premolari per l’eccessiva pressione tensiva?

Ecco, a me questo fanno i marò, oggi, 24 luglio 2017: si attaccano al lavoro del mio dentista.
Anche basta, grazie.

[Due anni fa il tormentone era già tale. E niente, stiamo ancora qua]

Cameriere, mi incarta il nuovo che avanza?