Morto un Papa, muore pure l’altro

Ho sentito che Villaggio si è sentito male. Mi sono subito preoccupato ma poi ho pensato che non me ne frega niente di Villaggio. Questo è bastato a sentirmi meglio*.
Allora ho fatto un passo avanti e ho cercato altre persone malate di cui non mi fregava un cazzo, per provare finta preoccupazione e susseguente immediato sollievo. Funziona benissimo e lo consiglio a tutti.
Insomma, se mi dovessi preoccupare di tutti quelli che si ammalano e muoiono mi sparerei un colpo in testa immediatamente, perché qua c’è gente che si ostina ad ammalarsi e a morire.
Credo lo facciano apposta per crearmi quell’imbarazzo da finto dispiacere, quello sociale e ipocrita, perché “Ci lascia un grande”.
È da quando ero piccolo che quelli famosi muoiono. Ho capito da un pezzo che non hanno superpoteri, nonostante i soldi. Forse è per questo che dicono che i soldi non fanno la felicità. Io non so se facciano la felicità ma di certo non fanno l’immortalità.
Forse l’invisibilità, ma solo se sei grande evasore.
Pure Jobs, con tutto il suo genio, non ha saputo inventare una app contro il tumore. Ed è da allora che sono passato ad Android.
Alla fine muoiono tutti. E a me non cambia nulla.
La Montalcini? Morta.
Jannacci? Morto.
Califano? Morto.
Giulio Cesare? Morto.
Antonio Romanelli? Non lo conosco ma muore sicuro.
Ricordo che quando morì Paolo VI – ero piccolo – vidi mia mamma piangere. Io provai a piangere con lei ma non mi venne. Mi sentii in colpa. Da allora odio tutti quelli che muoiono, di cui non mi fotte nulla, perché secondo me lo fanno apposta.
* Che poi. Villaggio per me è morto dopo “Il secondo tragico Fantozzi”*.
** Ma pure se avesse fatto altro di interessante non mi sarebbe fregato lo stesso***.
***In ogni caso ha preso ed è tornato a casa: manco è morto, dunque tutta ‘sta manfrina per nulla.
Utopia, prima svolta a sinistra

Sogno un mondo in cui poter liberamente disprezzare un cristiano, un musulmano o un ebreo per il fatto di “credere” in sè, non per il credere in queste o quelle specifiche religioni. Così come poter disprezzare un “ateo praticante”, quelli che per dimostrare la propria anti-religiosità si sottopongono a complessi e strutturati riti collettivi come lo sbattezzo, mortificando con pubbliche cerimonie il loro rifiutare pubbliche cerimonie.
Sono costretto invece a seguire la Legge di Poe, e mettere specifici “segnali” di avviso circa il contenuto parodistico del mio porre alla berlina ogni tipo di Credo:
“Without a winking smiley or other blatant display of humor, it is utterly impossible to parody a Creationist in such a way that someone won’t mistake for the genuine article”.
Questa mortificazione costante del pensiero, questa edulcorazione del messaggio, questa pagina 777 per i non capenti diventa ogni giorno più necessaria sull’internet sociale. Forse perché aumenta il numero degli “ascoltatori” vigili ma ignoranti, quelli armati di perbenismo ma privi di una storia informatica in grado di mostrar loro come basterebbe applicare i principi di Netiquette per poter convivere pacificamente e risolvere problemi di ogni tipo, anche con le cattive se necessario.
Ma io continuo a sognare. Sogno un mondo che possa permettersi di prendere per il culo liberamente anche le mezze religioni, come veganismo, animalismo, abortismo, antiabortismo, culto della personalità. Fingendomi volta per volta vegano ma carnivoro solo con gli animali carrnivori (per punirli), animalista ma azionista Annabella Pavia, abortista e antiabortista a seconda di chi veniva (sic!) da destra, anti culto della personalità fino a che non mi eleggono.
E ancora: sogno di poter prendere per il culo qualunque tipo di collezionista di oggetti, di igienista ossessivo, di chiuditore compulsivo di manopole del gas, di maniaco controllore delle porte dell’auto, di amuchinizzatore di mani proprie e altrui, di tifoso calcistico e tuttologo di mercato.
Sogno di poter parlar male della savianizzazione del pensiero, del berlusconismo, dell’antiberlusconismo, di chi è per il “no alle armi” ma “sì ai cazzotti”, ma non sulle donne, allora picchiamo solo gli uomini, se non ora quando, facciamo dopo pranzo, Renzi era meglio, pure mi’ nonno lo era, abbasso la Kasta, I GRILLINI, gli anti grillini, gli anti anti grillini, torniamo alla lira o finiamo come Cipro, ma non era la Grecia?, sì pure, E la Minetti?, E la Boccassini?, sì ma qual è la domanda?, se non ora quando?, ancora!? Quando ti pare basta che ti togli dai coglioni, il femminicidio, la neologizzazione minchiona, ma “omicidio” non andava bene?, no, quello vale per gli uomini, ti sbagli, allora sarebbe stata “maschicidio”, hai ragione, allora cos’è l’omicidio?, boh, forse quando ammazzi i froci.
Sogno un mondo in cui posso non sognare un cazzo perché in fondo mi sta tutto bene così.
Gattare, cani, taxi invisibili e stronzi artistici
Storia vera.
Dunque, c’è questa macchina, una vecchia Polo degli anni ’90, color grigio-Bersani, completamente arrugginita in tutte le parti metalliche e anche in alcune plastiche. Ci sono millemila parcheggi – siamo fuori da un centro commerciale – ma vedo che accosta sullo spazio giallo, con la scritta “TAXI” in carattere Arial Narrow, corpo ottocentomila. Una di quelle pochissime opere dell’uomo visibili anche dalla Luna, come la Muraglia Cinese e non so cos’altro. Forse un’altra Muraglia Cinese (la Cina è molto grande).
Ma la donna che guida la Polo ignora la scritta e ci si piazza sopra.
La mia mente scarrella rapidamente a tutta una serie di supposizioni:
- Quella Polo, nonostante il colore, è un Taxi
- La donna non sa leggere
- La Polo non sa leggere
- La donna se ne fotte della scritta
- La donna è straniera e nella sua lingua “Taxi” significa “Qui puoi parcheggiare”
- Ma tu pensa che cazzo di coincidenza deve essere
- E che strano paese il suo
Propendo decisamente per l’ipotesi “se ne fotte”, soprattutto quando vedo che ci parcheggia sopra di 3/4, occupando anche parte della carreggiata e quasi investendo me, fermo da un minuto ma probabilmente ancora pieno di energia cinetica ai suoi occhi ed estremamente reattivo ai tentativi di investimenti, sempre per i suoi parametri.
Così è in effetti ed evito una botta per puro spirito di autoconservazione.
La donna spegne il motore, esce dalla macchina e mi accorgo che si tratta della “gattara” dei Simpson. È decisamente orribile, nell’aspetto e nell’odore.
Ma questo è nulla rispetto ad una vecchia che lei aiuta a scendere – probabilmente la mamma della gattara. Si tratta di una “cosa” di circa 200-220 anni, portati così così, completamente avvolta da una nuvola viola, che all’inizio mi ricorda la pubblicità contro l’AIDS, poi giungo alla conclusione si tratti di concrezione visiva della sua anima che sta cercando di abbandonarla ed è già fuori per una buona metà in modo podalico.
Ora so che le anime sono viola. Forse per abbinarsi con i colori da lutto.
Comunque. Nel posto di dietro c’è un cane, in piedi, sopra la sua gabbia da trasporto.
Non chiedetemi che razza sia perché è già tanto che io li sappia distinguere da alcune specie di commercialista.
Cosa fa questo cane, appena la macchina si spegne?
Dai, secondo voi?
Dai, vi aiuto: voi, cosa fareste, se foste sul sedile posteriore di una macchina scassata, con una donna orribile che guida e sua madre, in fase di pre-morte?
Esatto. E lo fa anche il cane: si mette a cacare. Sul sedile. Così, come nulla fosse.
Io, che ho assistito a tutta la scena – ripeto: assolutamente vera – sento salire un conato di vomito ed istintivamente mi viene da rimettere nella stessa auto, ma mi trattengo quando penso che, a sentire quell’odore là dentro, mi sarebbe venuto da rimettere.
Confuso da questa sequenza causa-effetto, assisto per intero alla cacata del cane. Che non si limita a cacare ma poi, con le zampette, spalma quella merda in modo molto artistico sul sedile, rendendo quell’ambiente un misto tra un Kandinsky e un cesso dell’Autogrill. Più cesso dell’autogrill.
L’auto coi pezzi di cervello in Pulp Fiction, a confronto, sarebbe stata una camera sterile.
Cosa mi ha insegnato questa storia?
Assolutamente nulla: mi ha disgustato e siccome è ora di pranzo volevo condividere il mio malessere pure con voi.
Perché è impossibile crescere tutti (guardate i cinesi)

C’era un imprenditore alla tv che parlava di “azienda vincente”. E proponeva la sua ricetta per creare un sistema di “crescita virtuosa” per ogni tipo di azienda, basato su marketing evoluto, utilizzo oculato di risorse, ingresso di capitali freschi, etc. In questo modo tutti avrebbero potuto godere di un “vantaggio competitivo” anche in un momento di crisi.
Al che ho pensato: ma se tutti godranno di un vantaggio competitivo saremo punto e a capo. Cosa vuol dire “Vantaggio”?
Vantàggio s. m. – Posizione di superiorità, condizione favorevole che uno ha, con proprio giovamento, rispetto a un altro o ad altri con cui sussiste una gara o un confronto. [Treccani].
Dunque? Come si può avere “tutti un vantaggio competitivo”? Va da sè che la cosa sia un absurdum etimologico oltre che logico.
Perché esistono pochi paesi ricchi e molti paesi poveri? Per permettere questa differenza, altrimenti ci sarebbero solo paesi medio-poveri.
La stessa cosa vale per le aziende: non possono esserci vantaggi per tutti: qualcuno dovrà essere dietro, per far sì che ci sia uno davanti.
Perché si sa, è impossibile crescere tutti.
Guardate i cinesi: per aumentare di numero hanno dovuto scegliere di rinunciare a centimetri.
In ogni parte del corpo.
L’Africa fu dichiarata dagli europei colonizzatori “res nullius”, roba senza proprietario. E iniziò la corsa allo sfruttamento delle sue risorse. Perché il nostro territorio aveva dato tutto quel che c’era da dare. Servivano risorse fresche, nuove per poter “crescere”. Ma la crescita di Tizio va sempre a
discapito di Caio.
O il sistema di schiavizzazione. A lavorare il cotone guadagnava solo Di Caprio mentre i negri al massimo potevano ambire a diventare delatori come Samuel L. Jackson.
O i marziani. I marziani vengono sempre sulla Terra per fregarci le risorse. Ce lo insegna la storia. Perché non c’è mai un film nel quale ad un certo punto uno si mette là a proporre al marziano armato di spaccaculo spaziale una roba tipo:
- Marziano, ascolta. In un ben strutturato piano di sviluppo globale io e te potremmo crescere insiZZZZZAAAAAAPP!!
Fulminato.
E questo vale anche per gli animali: il leone, per crescere, ha bisogno della gazzella. Ce la vedete la gazzella cercare una transazione amichevole tipo:
- Leone, ascolta. In un ben strutturato piano di sviluppo globale io e te potremmo crescere insiZZZZZAAAAAAPP!!
Questo se le gazzelle sapessero fare il copia incolla della parte sopra del marziano, ma perdono un sacco di tempo a svegliarsi la mattina nella savana e a correre, solo per mantenere vivo un proverbio.
Che poi viene da chiedersi: come faceva quel leone ad avere lo stesso tipo di spaccaculo spaziale del marziano?
E lo stesso vale per gli esseri umani: sei un poppante, se vuoi crescere ti serve un omogeneizzato, che in precedenza era un pollo, che forse in un’altra vita era una gazzella.
Molto piccola, certo.
Insomma, non esiste un modello economico di “crescita globale”: chi ve lo dice o non capisce un cazzo di economia oppure ne capisce troppo e vi sta prendendo per il culo.
Oppure è un marzZZZZZAAAAAAPP!!
Non siamo immortali

Ci sarà un tempo nel quale l’essere umano dovrà prendere atto della fallacia del proprio innato meccanismo mentale che lo spinge ad escludere l’idea di mortalità dalla propria quotidianità. E questo naturale “avanzamento” deve essere visto non come ostile o potenzialmente produttivo di risvolti negativi; al contrario: andrà inquadrato nell’ambito delle conquiste personali, tra le più importanti e benefiche che si possano desiderare. La definitiva e liberatoria presa di coscienza che solo un tempo limitato potrà essere in grado di muovere l’uomo verso la realizzazione, rapida, puntuale e senza procrastinazioni, dei propri obiettivi. Quell’esistenzialista “hic et nunc” che non va confuso con una triste manifestazione della propria finitezza ma, al contrario, sarà rivendicazione di appartenenza a questo tempo e desiderio di lasciarvi una traccia indelebile, non limitandosi a lasciarsi vivere in attesa di un futuro tutto ipotetico. Se poi si riuscirà a fare un ulteriore, decisivo passo in avanti, sarà ancora più chiaro come questi “obiettivi” coincideranno in tutto con ciò che ci provoca sensazioni positive, semplici ed immediate. Progetti a lungo termine, in quest’ottica, manterranno certamente un elevato valore, ma sarà proprio il micro-obiettivo, la piccola conquista, il piacere fine a se stesso a consentire all’essere umano il reale appagamento ed una piena consapevolezza che quel tempo, proprio perché così breve e limitato, viene vissuto nell’unica maniera possibile: intensamente.
Ecco, io consiglio questa costruzione, in luogo del tradizionale e poco efficace (eppure ancora così diffuso): “Me la dai?”.
Ridete in faccia a stocazzo
Tutti a ridere della burla di quel deputato che ha votato il Conte Mascetti. O l’altro, Veronica Lario. È esattamente questo l’atteggiamento dell’italiano-medio, che ci ha portato dove siamo: c’è una situazione drammatica ma invece di prenderci le responsabilità molliamo lo scoreggione, ancor più fragoroso perché in ambito istituzionale. E ci guardiamo intorno tronfi, a vedere di raccogliere le risate della gente. La gente. E questa che fa? Mica si incazza con uno che dovrebbe rappresentarci (ed in effetti lo fa egregiamente), no. Ride. Questo fa ridere la gente. Questo “vi” fa ridere. Che non è poi diverso da un Bart Simpson che si cala i calzoncini a scuola cercando consenso popolare. Ma lui ha dieci anni, si può permettere di farlo perché in fondo non esiste (facile l’accostamento a Bersani) ma soprattutto qua manca un Homer a strozzarlo.
Ehi raga, ciavete una siga?
La sigaretta elettronica consente di inalare un misto di acqua, glicole propilenico, glicerolo, nicotina, aromi. Dato che provoca sensazioni simili a quelle della normale sigaretta, essendo priva di combustione riduce i rischi per la salute.
È dotata di sistema di riscaldamento di questi vapori; dunque l’idea di avere tra le mani una vera sigaretta è estremamente realistica. Se non fosse una cazzo di sigaretta elettronica.
Parecchi studiosi ravvisano anche nel mero atto di maneggiarla un ulteriore elemento familiare e dunque rassicurante, in grado di farci rinunciare alle tradizionali e dannose sigarette. Ma questo lo si faceva anche da piccoli, con le sigarette di chewingum, quando fingevamo fossero vere: ci prendevamo per il culo, consapevolmente, perché per motivi anagrafici non potevamo permetterci quelle vere.
Oggi? Lo stesso. Senza la scusante dell’età. Cinquantenni sorridenti, dopo anni di Muratti senza filtro, dita ingiallite che ci potresti scrivere senza penna, seduti ai tavolini dei caffè che aspirano aria sporca e calda da piccoli polmoni d’acciaio, non trovando in questo nulla di ridicolo. Finché non passo io a guardarli con gli occhi sbarrati e la faccia di chi ha visto un topo morto, con una sigaretta elettronica in bocca.
Usare una sigaretta elettronica certifica il vostro status di “vorrei ma non posso”.
È questo il messaggio che passa quando passeggiate con questi moderni calumet della tristezza: “Ehi, guardatemi! Non riesco a smettere ma neppure ho le palle per continuare!“.
La sigaretta elettronica è l’equivalente della bambola gonfiabile nel sesso, o del metadone per un tossico: è una soluzione di ripiego perché quella più desiderabile presenta degli inconvenienti.
Nel caso della droga il problema è l’illegalità (scherzo: il costo elevato).
Nel caso del sesso con una donna vera il problema è la donna vera.
Eppure sempre più persone si stanno convertendo alla sigaretta elettronica.
Un’altra ragione per evitarla.
Perché la democrazia è come la carta da culo

Quello che “L’Italia è un cesso di posto”.
Quello che “Non andrei mai in Germania”.
Quello che vota Grillo.
Quello che non vota Grillo.
Quello che non mangia carne.
Manco di Grillo.
Quello che è contro chi non mangia la carne.
Quello che poi fa: “ma in fondo ciascuno deve fare quello che crede”.
Quello che risponde: “No, ci sono dei limiti a questa libertà”.
Quello che dice: “Di che cazzo state parlando?”.
Hanno ragione tutti.
Mi sono reso conto che in realtà le prese di posizione non partono da intime convinzioni ma da una serie di fattori che alla fine ci rendono quello che siamo e ci portano a scegliere una parte piuttosto che un’altra semplicemente per caso, abitudine, opportunità, voglia di caratterizzarsi, empatia con chi ha già quella posizione, protesta, desiderio di mostrarsi diversi dagli altri, bastiancontrarismo, turbe.
Quindi, se scrivo una battuta nera, avrò ragione io, che rivendico la forza catartica dello scherzo sulla morte e sulla sofferenza. Avrà ragione chi scrive invece cose più leggere e mi accuserà di giocare con roba in grado di ferire certi animi. Avrà ragione chi mi difende, perché libero di poter scegliere cosa leggere. Avrà ragione chi attacca chi mi difende, perché si è magari sentito chiamato in causa personalmente. Avrò ragione io di nuovo, che sarò pure libero di scrivere quel che voglio. Avrà ragione che mi dirà che in fondo scrivere è una cosa, pubblicare è altra e ci sono sensibilità particolari che.
Così se mangio un hamburger avrò ragione io a scegliere di uccidermi col colesterolo. Avrà ragione l’animalista, che si limita a togliere la vita a lattughe (esseri viventi minori). Avrà ragione il medico, che punta tutto sul discorso-salute. Avrà ragione l’altro medico, che dirà che anche la carne deve rientrare in un piano alimentare equilibrato. Avrà ragione la vegana, che dirà che non è necessario usare carne perché la soia fa miracoli. Avrà ragione quello di prima incazzato ancora sulla mia battuta nera, che è rimasto ad insultarmi anche mentre passavo a quest’altro esempio.
E avrà ragione l’interista, quando si sente defraudato di quel calcio di rigore. E di aver perduto Roberto Carlos (gli interisti non hanno mai superato ‘sta cosa). E avrà ragione l’arbitro, che non l’ha proprio visto. E ha ragione il calciatore, che non si sente di aver commesso fallo. E avrà ragione l’altro calciatore, che il fallo l’ha sentito. Anche se era in tribuna.
E avrà ragione il berlusconiano, che “qual è l’alternativa?”. E avrà ragione il ciellino, che invoca Dio pure dentro le aule istituzionali. E avrà ragione il comunista, e Baffone.
Hanno ragione tutti.
Questo per dire cosa? Che trovo ridicolo accanirsi, azzuffarsi, combattere per far emergere la propria idea o posizione: non è certamente l’unica corretta.
Ogni punto di vista deve essere considerato alla pari degli altri. E non in ossequio ad una generica e buonista visione democratica della vita, affatto. Semplicemente perché quella non è “LA” verità ma una visione delle cose, come altre mille altrettanto valide.
Le opinioni sono degne di rispetto a prescindere.
Questa cosa è banale, scontata, strasentita? Certo. Ma attenzione: qui non si parla di diritto di parola. Affatto. Qui si fa un discorso tutt’opposto: la democrazia non serve. Il diritto di parola è non solo sopravvalutato ma dannoso.
E va eliminato.
Se tutte le opinioni sono ugualmente importanti e se nessuna di queste è in realtà “LA” verità assoluta, è inutile discutere. Che si dia ragione a chi riesce a prendersela.
Questo in genere avverrà con la forza, ma da sempre sono ammesse anche arti subdole come la manipolazione del pensiero altrui, l’inganno, la trappola, il plagio, l’asservimento, la coercizione, la lusinga, la frode, la corruzione, la pressione psicologica, il ricatto, l’imposizione, la repressione, la sopraffazione, la violenza, il trucco, l’espediente, la smutandata pubblica, la scoreggia in auto.
Si tratta di riduzione del rumore mediatico, di ricondurre a unicum una moltitudine di opinioni talmente frammentate da risultare del tutto deleterie per il progresso umano.
A cosa serve dare parola a tutti se tutti hanno poi ragione?
Pensate ad un enorme rotolo di carta igienica. Ogni opinione è uno strappo. Sono tutte ugualmente importanti – gli strappi sono tutti uguali. Non c’è uno strappo più lungo di un altro. Non c’è uno strappo più importante dell’altro.
Magari l’ultimo, ma solo se avete calcolato malissimo.
Ci siamo? Mi seguite?
Bene. Arriva ad un certo punto uno che prende e di queste opinioni – strappi – si pulisce il culo. Non importa quanto l’opinione fosse ben articolata e argomentata. Viene comunque ricoperta di merda. Dall’unico che detiene il potere.
Dunque?
Dunque la mia proposta è: smettiamola con la dialettica, i dibattiti, le discussioni, i comizi, le tribune, le arringe, le Amache, i giornali, i tiggì, le chiacchiere in ascensore, le soap.
So che sulle soap siamo tutti d’accordo.
Che ciascuno faccia quello che deve, per portare avanti le sue idee, i suoi principi. Si prenda il metro di terra dal confine in discussione col vicino. Se ci riesce. Dica che le auto non devono fare più di 130 all’ora e imponga questo suo volere alla Mercedes. Se ci riesce. Faccia cambiare la legge elettorale e se la costruisca a sua immagine. Se ci riesce.
Insomma: si crei il suo mondo. Anche con la forza. Sarà comunque limitato dalle idee e dai principi di uno più forte, più subdolo, più violento, più scoreggiatore, etc.. Applicando così, finalmente anche alle opinioni, il principio della selezione naturale. Principio che ha saputo portarci a questo stadio evolutivo e che mai nessuno ha osato mettere in discussione quanto a capacità di migliorare la nostra specie.
Perché con le opinioni non dovrebbe avere altrettanto successo?
Lo Stato dovrebbe semplicemente astenersi dal fare giustizia e lasciare che si imponga il migliore, in ogni ambito nel quale due o più opinioni venissero a confronto.
Aboliti i tribunali, i giudici, i conciliatori.
Via libera alla giustizia fai da te, ai forconi, agli armamenti pesanti.
Se uno se li può permettere.
Voglio vedere il mio vicino di casa, con la sua mazza da baseball, negarmi la veranda quando gli entro nel culo con un Apache.
Dunque: che da oggi ciascuno cerchi di inculare il prossimo e che vinca il migliore.
…
Eh? Bravissimi: vedo che molti di voi hanno già iniziato.
W il Papa umile! (Ehi, ma è tuo quell’attico?)

Ennesimo gesto di umiltà del nuovo Papa, che ha rinunciato anche alla residenza papale.
Sembra abbia addirittura già dichiarato che intenderà avviare le procedure necessarie per pagare l’IMU sugli immobili vaticani. Si parla di possesso di un miliardo di metri quadrati (unmiliardodimetriquadrati), fra immobili e terreni, per un totale di 1.200 miliardi di euro. Questo il patrimonio immobiliare della Chiesa e Bergoglio intenderà…
Eh? Non l’ha detto? Ma dai.
È invece pressoché certa la rinuncia al suo fondo papale presso lo I.O.R., i proventi da l’Obolo di San Pietro e il patrimonio depositato presso le sedi del Vicarius Christi Fund, di circa due milioni e mezzo di euro, ai quali si aggiunge…
Come? Non è certa? Ma dai.
Si vocifera anche del taglio degli stipendi dei Cardinali di Curia, ad oggi circa 150.000 euro netti all’anno (il cosiddetto Piatto Cardinalizio, derivante dalla carica e dal Rotolo Cardinalizio, una somma questa da rendite del Sacro Collegio cardinalizio) e di quello dei Vescovi, 39.000 euro netti annuali, che insieme a…
Che? Manco questi? Ma dai.
Probabilmente Bergoglio intende partire dal taglio degli stipendi dei preti, variabile a seconda di diversi fattori, in primis l’anzianità di servizio, il numero di parrocchiani, quote extra da benefici parrocchiali, retribuzioni da attività esterne, offerte dei fedeli, fondi da otto per mille Irpef e una serie di…
No? Non ditemi che manco queste… Ma dai.
E i 26 mila insegnanti di religione? Costano allo stato circa un miliardo di euro. Bergoglio ha annunciato che…
Niente? Ma dai.
L’umile Bergoglio sicuramente intende allora forse partire dallo scandalo dei proventi dell’otto per mille, di cui solo il sette per cento arriva come aiuto ai Paesi del terzo mondo mentre…
Non intende? Ma dai.
Assolutamente certo invece il taglio del personale di Città del Vaticano – poco meno di 2000 persone, l’introduzione della proprietà privata al suo interno, la rimozione dei benefici da extraterritorialità, i…
Non è certo manco per cazzo? Ma dai.
Già solo rimuovendo i privilegi in Vaticano lo Stato Italiano recupererebbe poco meno di 4 miliardi di euro. L’anno.
Allora? Che resta di questa umiltà? Beh, non esageriamo, resta moltissimo. Per esempio è bello che Bergoglio lavi i piedi ai detenuti.
Certo, poi si asciuga con un fazzoletto di seta.
Bimbiminkia e sottovalutazioni

- A me nn importa se nn mi capisci io scrivo cm mi viene
- È questo il problema: ti viene così.
- ke?
- Ecco.
- nn t capisco
- Ecco.
- uff……
- Ecco.
- sai solo dire ecco???????
- No. Anche “muori!”.
- dai e inutile ke fai tanto il professorino…….
- A parte le aberrazioni linguistiche, cosa significano tutti quei puntini alle fine?
- sn solo puntini……
- Ma perché così tanti?
- metto ttt i puntini ke mi pare ahahahaah!!!!!!!!!!!1
- perché “1″
- ke????
- Perché hai messo “1″ dopo tutti quei punti esclamativi?
- ke ne so e scappato!!!!!!!!!
- “ke ne so” e “scappato” sono legate da una congiunzione o hai dimenticato un accento ed una virgola?
- uff qnt sei pesanteeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!rilassati ahahahahahaha!!!!!!!
- “Rilassati” ti provoca autoilarità?
- madonnaaaaa…… ma tu rompi pure a kasa tua cosi ahahahahah!
- Anche questa frase ti causa riso? Perché è scritta in quel modo o di suo?
- badta ai rotto!!!!!!
- Klingon?
- eeeeeeee???????????
- Forse hai un virus. Oppure sei una persona che non bada alle cose. Che pensa di risparmiare tempo togliendo una “o” da “non” ma che poi disperde tutto questo prezioso tempo (che poi, che cazzo ci deve fare con il tempo uno come te?) in generose elargizioni di punteggiatura casuale.
- kazzo dici?????? ue prof guards che si kapisce benissimo kuello ke dico sei tu ke stai a tanto a tirartela…….
- Che si capisca non è per un tuo saper comunicare ma per un mio riuscire ad intendere. Tu scarichi su di me il peso del lavoro di interpretazione dei tuoi messaggi confusi. Il tempo che credi di risparmiare in realtà lo perdo io che comunico con te. Ci avevi mai pensato?
- ma che cazzo dici ahahahahah!!!
- Il tuo vero difetto non è l’ignoranza ma l’egoismo. Sei un essere saprofita che si attacca a qualcosa e ne ruba il nutrimento, risputando poi fuori roba semplice, troppo semplice. Distruggi la lingua e le persone che comunicano con te. Chiedi loro di sforzarsi ad abbandonare anni di scuole ed
insegnamenti e a regredire ad un’età pre-barbarica. Confidi sul loro essere quello che non sei tu: precisi, attenti. Sei come il neopatentato ubriaco e drogato che parte dal pub per tentare di arrivare a casa, consapevole che non è in quelle condizioni che si dovrebbe fare alcunché ma confidando nella capacità altrui di schivarlo. Ogni “k” mi sta trasferendo questa serie di messaggi, il cui substrato comune è “Io sono l’idiota: sta a te capirmi”. Ma io non sono il tuo tutore, un tuo genitore, un responsabile della tua crescita. Io sono un perfetto estraneo e come tale non solo ho il diritto di umiliarti ma anche il preciso dovere sociale di farti sentire esattamente come appari all’esterno: una scimmia.
- ke??????
- Una scimmia bonobo. Con me hai in comune pressoché tutto il patrimonio genetico, a parte un 1%. Che però è quello che ti impedisce di comunicare. Rendendoti di fatto diverso da me e simile appunto al bonobo.
- m stai offendendo????????????????
- Va’ la banana!
- Uh!
- Bestia che sei! Sei solo questo. Una bestia priva di cultura.
- Però c avrei da dire na cosa……….
- Sentiamo, dai.
- Il linguaggio è un processo di libera creazione, le sue leggi e principi sono fissi, ma il modo in cui vengono utilizzati i principi della generazione è libera e infinitamente vario. Anche l’interpretazione e l’uso delle parole comporta un processo di libera creazione. Questo almeno secondo Noam Chomsky.
- Eh? Ma allora…
- Bestia ke 6!!!!!!!!!!!! AHAHAHAHAH!!!!!!!1!






