“Voto quello là, quello che mi ricarica il telefono”

Adesso l’assoluta impellente necessità di estendere il voto ai 16enni. Non che sia giusto, non che sia sbagliato, ma io ho sempre l’impressione che abbiamo a che fare con governanti adolescenti – loro sì sedicenni – con le voglie improvvise, le mattane, le cazzate, le mode, gli amori e le delusioni.
Manca completamente un equilibrio.
REMO GASPARI DOVE SEI!
Personalmente io non darei la possibilità di voto ai 16enni, non per sfiducia verso le loro capacità (probabilmente sarebbero più in grado di capire cosa stiano facendo rispetto a molti adulti-BUONGIORNISSIMO CAFFEEEEE’?) ma perché “coinvolgerli” nella vita civile e sociale dovrebbe passare attraverso altri step preventivi, formativi.
Sono stato diverse volte in aule con 16enni e 17enni e senza generalizzare posso dire che essere svegli non equivale affatto a essere consapevoli. Essere capaci di palleggiare con i media non significa avere gli strumenti culturali per scremare vero, verosimile e farlocco.
Questi ragazzi hanno grandissime capacità e grandissime lacune. Non come gli adulti ma diverse, peculiari.
Sanno trovare risposte in un attimo. Ma non sanno metterle insieme, cucirle, tirar fuori dalle nozioni delle informazioni utili.
Io fatico tantissimo a costruire con loro robe interdisciplinari: la scuola non gliele insegna, atrofizza le loro capacità creative innate.
Il voto a questi ragazzi non rappresenterebbe un problema immane, intendiamoci. È proprio il concetto sacrale di voto che secondo me va rivisto.
Intendiamoci, fosse per me introdurrei il voto pesato, come detto tante volte: si vota per la Camera? Devi sapere cos’è la Camera, che differenza c’è col Parlamento Europeo, che prerogative ha. Se non sai, il tuo voto vale 0.7, 0.5, 0.2 a seconda di quante minchiate sbagli in un test elettronico con domande casuali.
A dirla tutta io toglierei il diritto di voto a tutti e farei il dittatore.
Ma i sogni restano sogni.
È una provocazione, calmi. Altrimenti metto in discussione la vostra, di capacità, e niente più voto.
Insomma, secondo me i sedicenni non dovrebbero votare. Perché a quel punto mi chiederei: perché non i 15enni? Perché non chiunque dimostri di saper tenere una penna in mano e non una qualunque capacità di intendere e di volere?
Un sedicenne è più capace di un 99enne con l’Alzheimer non medicalmente ancora accertato, è verissimo. Ma a quel punto non è questione di estendere al 16enne il voto ma limitarlo al 99enne.
Tutto dovrebbe essere basato sulle capacità che dimostri di avere.
Come accerti queste capacità?
Qualunque sistema sarà oggetto di critica, ma un test elettronico, con domande random scelte da un bouquet pesato non sarebbe male. Se non sai un cazzo e rispondi facendo bolle di saliva, eccristo, ma cosa devi decidere per me?
Del resto si fanno test ed esami per accedere a qualunque cosa, dall’università al mondo del lavoro: cosa c’è di scandaloso nell’estenderlo al diritto di voto?
Il mio vicino di casa picchia la moglie, è stato dentro per violenza e ubriachezza, non ha neppure la quinta elementare, non sa leggere né scrivere, non ha alcuna idea o interesse circa la politica, da due anni soffre di demenza senile ma nessun medico l’ha acclarata. Lui vota. Nessuno si scandalizza.
Se dico che uno così non dovrebbe avere questo diritto si levano gli scudi in difesa della democrazia.
“Chi sei tu per dire chi deve votare e chi no?”.
Io? Nessuno.
Infatti mica decido io chi deve essere ammesso a Medicina e chi no.
Il voto ai 16enni?
Nessun problema.
Aspettatevi il circo Barnum dei candidati.
Aspettatevi colorate campagne elettorali a suon di promesse di ricariche e novità sui loot di Fortnite.
Il senso delle cose.

Com’è bello far l’amore da erborista in giù

Sono stato con una naturopata – omeopata – fricchettona.

Mi aveva contattato su Facebook dicendo che voleva offrirmi una esperienza sessuale tantro-olistica. Io sono subito scattato in piedi – e non solo io. Non sapevo bene cosa mi aspettasse ma c’era in mezzo la parola sesso. Subito mi sono venute in testa immagini cinematografiche di balzi innaturali, coreografie giapponesi, katane che sbucciavano geishe meravigliose e amplessi immersi tra fiori rosa fiori di pesco c’eri tuuu.

Ci siamo incontrati a casa sua: ad accogliermi un ambiente profumato come i mercatini dei pakistani. Una botta di zenzero, curcuma, curry e igiene carente mi ha inebriato e fatto crollare ogni inibizione (nessuna).

Candele, candele dappertutto: ho subito apprezzato la sua previdenza circa improvvisi blackout.

Lei si presenta a me vestita di sola fotosintesi.

Faccio per saltarle addosso ma mi ferma: prende una boccetta, apre la bocca e poggia tre gocce sotto la lingua. Le chiedo cosa fossero e mi dice: “Fiori di Bach”. Anche cultura musicale in forma orale! Sono sempre più eccitato, mi avvicino e lei mi chiede di stendermi sul letto a pancia in giù. Faccio difficoltà ad assumere quella posizione: è come cercare di ribaltare una catapulta e tenerla in equilibrio così, credo ci siamo capiti.

Comunque: lei prende dell’olio e inizia a spalmarlo sulla mia schiena, massaggiando dolcemente. Lo trovo incredibilmente piacevole, ma inizio ad avere dolore per la pressione del mio arnese sul materasso che se fosse stato in memory foam avrebbe creato un calco memorabile, rendendolo di fatto utilizzabile solo come contenitore.

Dopo un po’ si ferma ancora e prende altre tre gocce, sempre Bach (era appassionata).

Durante il massaggio mi parla a lungo di Hanemann e io del perché stessimo parlando di Hanemann invece di scopare.

Finalmente mi chiede di girarmi e il materasso prova a tornare nella sua posizione naturale ma quel buco gli resterà per sempre come una cicatrice indelebile.

Penso che finalmente si inizierà a quagliare qualcosa ma ancora una volta si ferma per le tre gocce. Le chiedo: “Ma a cosa servono?”, e lei: “Per riequilibrare i chakra”, “E non puoi riequilibrarli prendendo le gocce tutte insieme?”, “Si vede che non sai nulla di omeopatia”, “Acqua e zucchero, c’è altro da sapere?”, “Il solito fanatico dell’allopatia”, “Ti faccio presente che mi sta esplodendo il cazzo e in questo momento accetterei anche la validità scientifica di riti sciamanici e preghiere alla Madre Terra”.
Insomma, accetto la cosa e mi limito a guardarla come Giuseppe ha guardato Maria quando gli ha raccontato della storia dell’Arcangelo.

Alla fine mi salta sopra e si tromba. In modo che mi pareva normale, non fosse stato per i suoi ondeggiare di braccia e i suoi “OHMMMM… OHMMMMM…” durante l’amplesso: ho pensato avesse a breve un esame di elettrotecnica, non so.

Tutto sommato è stata una bella esperienza, anche se mi aspettavo di più, saranno state tutte quelle interruzioni per assumere quelle gocce di Bach.

Colonna sonora strepitosa, eh.

Sinistra e destra

Intelligente |—–| Stupido
Acculturato |—–| Ignorante
Sereno |—–| Problematico
Ricco |—–| Povero
Sono solo alcune tra le qualità che ciascuno di noi possiede. Siamo da qualche parte in tutte quelle scale, chi più spostato da una parte su alcune, chi più dall’altra parte. L’essere umano è un mix di queste e tante altre qualità. Prendo in considerazione solo queste quattro.
Ora ditemi: se alla nascita vi dessero la possibilità di scegliere da che parte stare, in tutta sincerità e senza giocare a fare gli alternativi, dove scegliereste di posizionarvi? Presumo a sinistra, in quella scala, in tutti e quattro i campi. Se rispondete diversamente andate a fare i fenomeni altrove, dai, era una domanda retorica e mi confermereste che sulla terza scala siete dalla parte dei problematici.
Attenzione, non sto dando giudizi di merito sulla scala: uno ricco non è che lo sia necessariamente per merito, magari ha ereditato. Uno intelligente ci nasce. Una persona può non aver potuto studiare ed essere ignorante senza colpe. E si può nascere problematici per carattere. Dunque nessun giudizio di merito. Solo constatazione.
Ora vi chiedo, quali persone più probabilmente, possono provare sentimenti di odio e rabbia sociale, quelle spostate verso sinistra o destra, in quella scala? E quali possono covare sentimenti omofobi, razzisti, asociali? E’ più facile che uno che vuole decidere per le vite altrui sia posizionato sui parametri a sinistra della scala o a destra? Urlare il tuo odio in faccia a bambini e madri perché rom è una pratica che più facilmente vedrete realizzare da uno con i parametri spostati verso la parte sinistra o destra?
In sintesi, se provate odio per qualcuno che fa scelte di vita diverse dalle vostre o ha un colore della pelle diverso e vi trovate una giustificazione di qualunque tipo per il vostro sentire, se vi infastidisce che due persone che manco conoscete si sposino, adottino figli, decidano di togliersi la vita con l’eutanasia o si professino di religione diversa dalla vostra, se vi sentite brave persone e vi dite credenti ma poi lo stesso Papa dice cose che vi danno noia perché vi fanno sentire sbagliate, provate a guardare a quella scala riportata sopra. E verificate la vostra posizione su quei parametri. Probabilmente continuerete a faticare nel ritrovarvi a destra sui primi due, ma là è difficile essere obiettivi. Eppure sono certo che anche sugli altri ben difficilmente sarete posizionati a sinistra. Perché uno col culo parato e il portafoglio pieno è probabilmente in pace con se stesso e non abbocca alle trappole e le lusinghe dei pifferai magici che per accalappiare consenso creano falsi bersagli. Uno intelligente e di cultura altrettanto.
Insomma, se provate odio sociale per categorie di persone diverse da voi, in genere persone ancor più misere e deboli, oppure se vi rode che qualcuno faccia cose che manco vi riguardano lontanamente, probabilmente siete spostati a destra.
In quello schema, eh.

Scendere dal piedistallo

“Credi in te stesso, supera i limiti, puoi raggiungere qualunque obiettivo se ci credi, non arrenderti mai”.

Quante volte l’abbiamo letto, visto nei film?
Sono quattro cazzate in fila.
Quattro cazzate in fila.

“Credi in te stesso” è una roba ridondante e pericolosa, e può avere una positività solo per chi ha coscienza reale dei propri limiti, perché è già partire col piede giusto l’essere scettici su se stessi. Se io non credo nell’attuale me stesso significa che ho i margini e lo sprone per migliorare. Se invece credo in me stesso e penso di poter fare tutto non sono uno motivato ma solo un coglione borioso, che probabilmente a ogni mazzata ricevuta dalla vita incolperà gli altri. Come vediamo attorno a noi ogni giorno: pieno di gente incapace che crede di poter fare qualunque cosa e quando non ci riesce incolpa “il Sistema”, “la gente”, la sfiga. No, probabilmente siete voi, che credete un po’ troppo in voi stessi e non valete quanto pensate.

“Supera i limiti” è una puttanata siderale. Non si superano i limiti. Se sono limiti veri significa che sono insuperabili. Se li superi significa che quelli non erano i limiti e chi li ha definiti tali ha sbagliato. I limiti ci sono, per tutte le cose e per tutte le persone. La frase viene spesso usata per spronare qualcuno a dare il massimo, ma superare i limiti è semplicemente impossibile e chi ve lo chiede in pratica vi sta dicendo di provare a suicidarvi.

“Puoi raggiungere qualunque obiettivo se ci credi”: no. Non è vero. Non è assolutamente vero. Se io credo di poter volare sono uno psicopatico, punto. Se svengo alla vista del sangue non sarò mai un bravo macellaio, men che meno chirurgo. Ciascuno è portato o non portato per qualcosa. Stephen Hawking ha raggiunto gli obiettivi per cui era portato, non avrebbe mai potuto vincere i cento metri piani in una olimpiade, pure a crederci con tutta la carrozzella. Prendiamo coscienza di ciò che siamo, piantiamola di vaneggiare.

“Non arrenderti mai”: e perché? Perché uno non dovrebbe arrendersi una volta tracciato un bilancio di vantaggi e svantaggi dal perseguire una data azione? Se dopo cinquanta tentativi non riesco a superare quell’esame per diventare carabiniere probabilmente dovrei farmi due domande sulle mie capacità e attitudini a quel mestiere e arrendermi sì, per il bene non solo mio ma della collettività. Certo che devo arrendermi in certi casi: ma chi sono, Homer Simpson nella puntata nella quale ogni volta che prende la ciambella riceve una scarica elettrica e continua imperterrito a prendere ciambella e scossa insieme? Arrenditi, Cristo, scegli un’altra strada, sii elastico, cosa sei, una bestia irrazionale?

Piantatela di illudere la gente, piantatela di dire cazzate, piantatela di parlare come nei discorsi motivazionali alla Braveheart, piantatela di fare danni vendendo fumo: siamo persone normali, con limiti intellettivi, fisici, biologici. Facciamo un atto di umiltà: sarebbe già una grandissima cosa se iniziassimo a prendere coscienza di quanto siamo niente.

Io quando mi ricordo di chiudere il gas mi sento migliore della maggior parte del genere umano.

Ma questa è anche disistima verso voialtri <3

I cazzi degli altri

Teenage girls in conflict

Pubblichi foto erotiche, ammiccanti. Ci sta, è un tuo spazio, ci mancherebbe. Ed è stupido chi viene a farti la morale: tu pubblichi quel che ti pare. Qualcuno ti dice che è roba di “Cattivo gusto”, come se ci fosse un parametro oggettivo, una misura. Il tuo “buon gusto” può essere totalmente diverso dal mio, e comunque siamo nel 2019 e dovrebbe essere lontana l’epoca delle censure espressive (“L’origine du monde” di Courbet insegna). “Mi vieni a fare la morale per due foto che pubblico? Ma che problemi hai?”.

Ti scrive in privato uno, che nella foto profilo sorride accanto a due bambini.
Non si sa chi siano i bambini ma PRESUMI siano i figli (potrebbero essere nipoti, due perfetti sconosciuti immortalati in occasione di qualcosa, non si sa).
Avendo presunto fossero i figli, PRESUMI sia sposato (potrebbe essere vedovo, single, fidanzato, separato, divorziato, gay, tutto).

Il tizio ti scrive che le tue cose glielo fanno venire duro e lui si smanetta al pensiero.

Tu pubblichi la schermata, con nome e cognome dello smanettatore, foto profilo in chiaro con tanto di bambini sbaciucchianti accanto.

Perché?

Perché il tizio ha fatto qualcosa che non doveva, una roba di “Cattivo gusto”, come se ci fosse un parametro oggettivo, una misura. Il tuo “buon gusto” può essere totalmente diverso dal mio, e comunque siamo nel 2019 e dovrebbe essere lontana l’epoca delle censure espressive (“L’origine du monde” di Courbet insegna). [loop]

Ehi, ma prima valeva per te, adesso non vale per lui?

E via una serie di commenti a insultare, sbeffeggiare, condannare il pippaiolo.

Tutti con la sentenza in mano.

Tutti che davano per buone le presunzioni di cui sopra.

Pochissimi a opporre un: “Scusate, ma perché state mettendo alla gogna quel tizio?”.

Invece un fiorire di: “È stata una cosa di cattivo gusto”, “Ha figli, non dovrebbe scrivere certe cose”, “Si dovrebbe vergognare”, “Vorrei vedere se viene a saperlo la moglie”.

Moglie che magari non c’è. Ma pure se fosse? È una conversazione privata. Il reato l’hai commesso tu che pubblichi robe private, non lui. La porcata “di cattivo gusto” (aridaje) l’hai fatta tu, non lui. Lo schifo reale lo hanno creato i commentatori coi loro sfottò, non lui.

Commentatori tutti impeccabili, dalla sessualità inesistente e dalla morale inappuntabile, esseri efebici o del tutto eterei, vicini alla purezza del Signore.

I cazzi degli altri.
Voi vi fate i cazzi degli altri, e sapete perché?
Perché siete marci, siete marci dentro, e avete un bisogno immane di sentirvi migliori e di mostrare agli altri di esserlo. Avete bisogno di capri espiatori da condannare, poveracci da affossare, condanne da eseguire.
Perché fate schifo e non avete i coglioni per ammetterlo, per accettarlo.
E fate schifo per il solo fatto di essere persone, esseri umani, con tutto il carico di debolezze degli esseri umani.
E vi serve sublimare, distaccarvi da questa merda, sentirvi buoni come vi sentite quando date l’euro al poveraccio, e antirazzisti se il poveraccio è di colore (jackpot!).

Voi state sempre a rincorrere una figura di voi che non esiste.
Per questo siete perennemente stressati, sfibrati, stanchi.

Io sono un pezzo di merda, ho un casino di limiti, fatico tantissimo ad accettare certe cose. Ma ho da un pezzo accettato me, il mio essere un essere umano, con tutto il carico di merda correlato.
Quando ci riuscirete pure voi vedrete che dei cazzi degli altri che non vi coinvolgono, non vi tangono, non vi creano problemi personalmente, smetterete di interessarvi.

Fatemi sapere.

Il cambiamento

Mauro è milanese, ha 12 anni e frequenta la scuola media del suo quartiere.
Antonio è napoletano, 12 anni, e frequenta la stessa classe di Mauro.
Luigi è il cugino di Antonio, anch’egli napoletano, 12 anni e sempre la stessa classe.
Mauro è il bulletto della scuola: prende sempre in giro i più deboli e in particolare sfotte Antonio e Luigi per il loro accento. Li chiama “Terùn”, come sente dire dal padre.
Antonio ha un carattere forte, non gli interessa: e poi è bravo, studia, si impegna.
Luigi invece soffre molto questi sfottò, si sente emarginato, in difficoltà, ma trova in Antonio un supporto, una difesa.

Passano gli anni e arriva il tempo delle superiori.
Mauro non fa più il bulletto perché fisicamente non ha più la struttura per permetterselo: è un po’ sovrappeso, una struttura fisica che non incute certo timore, ma ha mantenuto quell’atteggiamento indisponente e gradasso di sempre.
Antonio è diventato un bel ragazzo, ricercatissimo dalle ragazze della sua scuola: un successo amplificato dal suo essere leader di una band che sta avendo un discreto ritorno.
Luigi è sempre rimasto un po’ ai margini, mai una scintilla, anche a scuola risultati modesti.
I tre si ritrovano casualmente a una festa.
Mauro vede Antonio e prova ad attaccar bottone, per farsi presentare qualche bella ragazza: Antonio ne è sempre circondato.
Antonio ricorda i tempi nei quali Mauro prendeva in giro lui e il cugino, e tutte quelle brutte parole, quelle offese, quelle umiliazioni portate avanti per tanto tempo, e allontana Mauro.
Mauro vede allora, in disparte, Luigi, e si avvicina a lui.
Luigi dapprima si preoccupa, ma poi vede che Mauro sembra cambiato, sorride, non insulta, non minaccia, non sfotte.
Mauro entra nelle grazie di Luigi, tanto che i due diventano amici.
In realtà Mauro sta approfittando, ancora una volta, della debolezza di Luigi: lo sta usando per un suo fine, entrare nel giro di conoscenze di Antonio e avvicinarsi a quelle belle ragazze.
Antonio si accorge di questo ennesimo gioco subdolo di Mauro e avvisa suo cugino Luigi: “Guarda che ti sta usando, ti prende in giro. In realtà Mauro odia me, te e tutti quelli come noi, gli facciamo schifo, non è affatto cambiato, anzi”.
Luigi a questo punto prende a male parole il cugino Antonio, lo accusa di invidia, gli dice che adesso finalmente ha trovato qualcuno che lo apprezza, che Mauro è cambiato.
Antonio cerca di spiegare come Mauro stia plagiando Luigi, ma Luigi, che non è mai stato un fulmine di guerra nel capire le cose, a questo punto taglia i ponti con Antonio e inizia a frequentare Mauro.
Mauro si fa presentare tutte le belle ragazze che Luigi conosce grazie all’essere cugino di Antonio.
Antonio e Luigi si perdono di vista.
Dopo qualche anno Antonio rivede Luigi e gli chiede come vada.
Luigi gli chiede scusa per quanto accaduto anni prima e gli confessa che Mauro, dopo essere stato introdotto a quel mondo che voleva conoscere, lo ha mandato a fanculo proprio come ai vecchi tempi.
Luigi si vergogna di essere stato preso in giro così facilmente. E’ stato tratto in inganno da un cambiamento di comportamento che chiunque, con un po’ di raziocinio, avrebbe subito inquadrato.
Ma Mauro si sa, è questo. Lui dice alle persone semplici quello che le persone semplici vogliono sentirsi dire.
Mauro non cambia.
Antonio lo sapeva.
Luigi no, non se n’è accorto.
Oggi siamo nella fase di Luigi che manda a fanculo Antonio.
Come vedremo nei commenti.

Addavenì barbone!

A furia di semplificare per venire incontro a tutti, tagliare per evitare di annoiare, progettare le cose in modo da minimizzare i rischi per chi fosse incauto, prevedere tutto perché qualcuno potrebbe sbagliare, avete azzerato l’efficacia della selezione naturale e oggi ci ritroviamo ovunque gente che usa uno smartphone, cioè la tecnologia e i progressi della scienza per mettere in dubbio la tecnologia e i progressi della scienza.
Se sulla varechina ci scrivete “PERICOLO”, “Non ingerire”, ci mettete un teschio, ci aggiungete additivi per creare un odore chiaramente respingente, fate il tappo antibimbo e nonostante tutto uno ci si attacca come fosse una Ichnusa, magari le cose è bene andassero così e che il tizio volasse al suo Creatore.
Ma voi niente, lo curate, perché siete brava gente e avete fatto il giuramento di Ippocrate. Poi quello si rimette, entra su Facebook e parla male delle multinazionali della varechina. E magari pure della medicina che non gli ha salvato completamente il fegato.
Se crei cose a misura di un idiota, gli idioti troveranno nuovi modi per sbagliare.

#iostocondarwin

Auguri che non siete altro

Che l’uomo sia un essere progettato per prendersi per il culo si capisce già dalla sua continua smania di trovarsi impegni inutili, di sistemare cose marginali, di dedicarsi ad attività assolutamente imbecilli come il collezionismo, la minuta catalogazione delle cose e la messa in ordine maniacale, dalla casa all’auto, dai cassetti della biancheria alla propria scrivania, in un anelito di iperbolica perfezione, ma di fatto realizzando solo il prontuario compulsivo del Furio verdoniano.

Tutto per occupare la mente, illudersi di poter controllare il flusso del tempo e dell’inesorabile divenire attorno a sé, e sfuggendo così, con questa leggerezza prossima alla pura stupidità, al pensiero della propria certa – e magari vicina – morte.

E ciò che più mi fa e mi ha sempre fatto specie, è sentirmi opporre la solita obiezione: “Eh, ma se uno ragiona così si deprime e basta: non si può mica pensare sempre alla morte”, come se uno scegliesse di essere realista, potesse decidere se ragionare o mettere da parte la realtà, mantenendo comunque onestà intellettuale.

Come se un ateo potesse razionalmente, pascalianamente, scegliere di credere in Dio.

La premessa era sì, che l’uomo è progettato per prendersi per il culo.
Ma questo non vale per tutti. Non vale per me.
Se vedeste il casino che ho in casa mi dareste ragione.
Ma v’immaginate, un ictus mentre state accoppiando i calzini, o mentre state sistemando per colore le mollette della biancheria?
Questa l’ultima immagine lucida della vostra vita?
Bestie che siete.
Meno delle bestie, che di certo non perdono tempo ad allineare statuine, abbinare cravatte, lucidare cruscotti.

Avete mai visto uno gnu lucidare un cruscotto?

Magari con una pelle di daino, che è pure a portata di mano. Invece niente.

Visto che non dico cazzate?

Auguri di buone feste.

“Popolo di santi, poeti, navigatori, nipoti e cognati” (Flaiano)

https://www.redditodicittadinanza2018.it/

500.000 persone abboccano a questo sito “IMPS” con la M. Ok. Facciamo il solito discorso indulgente sul fatto che siano magari persone anziane (ma hanno accesso digitale, qualcosa devono capire, oppure si sono fatte aiutare da qualcuno che dunque deve riuscire a distinguere una roba farlocca così), oppure gente che non ha studiato (ma anche qui le competenze digitali minime le hanno, vivono in questa società, votano – Cristo Santo, votano).

Ditemi voi, è credibile un sistema-paese che porta questi risultati? Cosa ha fallito? La famiglia? La scuola dell’obbligo? O magari un po’ tutto?
Io la butto là: e se fossimo noi, semplicemente un popolo di cialtroni, abituato da sempre ad arrangiarci, con quella subcultura non dello studio ma della furbizia, del compito passato sotto al banco?
E se fosse anche un po’ colpa proprio del vivere in un sistema clientelare, nel quale si trova lavoro per conoscenze e non per meriti?
La sto estremizzando, lo so, col rischio di cadere nel qualunquismo e nel “Signora mia”, ma aiutatemi a capire: cioè, se fosse proprio l’italianità nel senso peggiore del termine, ad aver alimentato, nel 2018, questo possente analfabetismo culturale?

Se io aspetto l’aiutino di qualcuno, sempre, poi magari sono così assuefatto a questo assistenzialismo che non ho manco più gli anticorpi culturali per distinguere vero, verosimile, ridicolo. E un sito così mi appare credibile: c’è il modulino da compilare, all’italiana appunto, e mi danno qualcosa.

È credibile. 

Nasco e già mi ritrovo in un sistema nel quale gli asili non sono per tutti – se hai conoscenze vai nei migliori. A scuola le prime cose che imparo sono le arti dello scopiazzo selvaggio (tutti noi abbiamo i ricordi più dolci e divertenti dell’infanzia e dell’adolescenza legati ai compiti in classe copiati, alle penne Bic riempite con le formule di fisica, alle interrogazioni superate con questo o quello stratagemma). Cresco, cerco lavoro e mi affido non al talento o all’impegno ma alle conoscenze. Lavoro e se posso inculare il sistema lo faccio, dalle mancate fatture agli aggiustamenti di bilancio creativi.

Insomma, essere da sempre immersi in un sistema che non fa selezione, che non screma, che non rallenta chi non merita e che frena chi ha più slancio, alla lunga qualche sfascio lo doveva creare. E ce ne stiamo accorgendo proprio ora che tutto è amplificato dal web, dai social in particolare.
Ora, che c’è possibilità di continuo confronto con altre popolazioni, con altre culture.
Ora, che la globalizzazione è reale e non limitata all’economia.

Voi davvero credete che un sito farlocco del genere, in Finlandia, avrebbe ingannato altrettante persone? E non perché i finlandesi siano più intelligenti: è che c’è una cultura diversa.

Siamo il popolo delle marchette, dei favori, degli intrallazzi e del “C’è un francese, un tedesco e un italiano: alla fine l’italiano è il più furbo”.

Siamo convinti di essere migliori.

E sapete chi lo è più di tutti?

Proprio quei 500.000.

https://www.tgcom24.mediaset.it/politica/reddito-di-cittadinanza-falso-sito-imps-ci-cascano-in-500mila_3180893-201802a.shtml

Pepperoni conspiracy

Bastano pochi giorni negli USA per capire il motivo dell’epidemia di obesità che affligge gli americani. E non si tratta solo dei soliti Big Mc o delle bibite gassate.

Provate a fare la spesa. Provate a comprare una roba semplice qualunque, che so: mandorle. Ecco, farete una gran fatica a trovare mandorle e basta. Nessun problema invece nel reperire:

  • mandorle al cioccolato;
  • mandorle glassate al caramello salato;
  • mandorle al burro di cocco e granella di zucchero con mini marshmallow incastonati;
  • mandorle al manzo affumicato, parmesan cheese e vino;
  • mandorle allo strutto di uranio, ascella di pescatore e olio motore.

Provate a comprare delle patatine in busta: dappertutto campeggia la dicitura: “naturally and artificially flavored”. Cioè, non basta che invece dell’olio di semi di girasole ci sia l’olio di canola (qualunque cosa sia la canola), non basta che ci siano aromatizzanti naturali: servono pure gli artificiali.

Il latte. Provate a trovare un litro di latte normale. A parte l’unità di misura diversa, ci sono fusti da un gallone che già solo a vederli li battezzi come detersivo, non solo per le dimensioni ma per le etichette colorate, che ci regalano mix micidiali di latte e fragola, latte e noci di macadamia, latte e pizza, latte e fondi obbligazionari JP Morgan.

Persino nei market biologici, dove campeggia dappertutto la scritta “organic” e sulle confezioni ci si affanna a sottolineare la naturale composizione del cibo, la lista degli ingredienti e additivi è inquietante.

Credo che a un certo punto uno entri nell’idea che il cibo debba essere raffinato, lavorato, aromatizzato il più possibile.

C’è dietro una industria alimentare impressionante, una catena produttiva che vive e prospera avvelenando un popolo indolente e privo di cultura alimentare, che vede ovunque prodotti finalizzati a esaltare i sapori e a fottersene delle conseguenze. Ho comprato una ciambella, una di quelle di Homer: mi è sembrato di assaggiare una flebo di Diamox.

I sapori sono finti, e non parlo da italiano esaltato, di quelli pronti a “ma come si mangia in Italia, signora mia”: ogni cibo è pungente, amplificato, parla direttamente con la tua emicrania.

Questo poi si traduce nel successivo problema: i culi.
Culi enormi che crescono sotto i colpi di “sugar added” e “may contain some shit”, culi ingestibili e ridondanti, culi che attraggono lo sguardo già solo per la legge di gravitazione universale, attaccati a gente che per muoversi è ridotta alle macchinine elettriche, così da muoversi agilmente tra scaffali saturi di grassi saturi.

Tutto per esaltare palabilità, sapore, possenza del gusto.

Ma allora non mi spiego il motivo per cui poi tutti girino con in mano un walky cup con dentro una nera brodaglia acquosa.

Sarà straordinario il sapore del cartone.