“Voto quello là, quello che mi ricarica il telefono”

Adesso l’assoluta impellente necessità di estendere il voto ai 16enni. Non che sia giusto, non che sia sbagliato, ma io ho sempre l’impressione che abbiamo a che fare con governanti adolescenti – loro sì sedicenni – con le voglie improvvise, le mattane, le cazzate, le mode, gli amori e le delusioni.
Manca completamente un equilibrio.
REMO GASPARI DOVE SEI!
Personalmente io non darei la possibilità di voto ai 16enni, non per sfiducia verso le loro capacità (probabilmente sarebbero più in grado di capire cosa stiano facendo rispetto a molti adulti-BUONGIORNISSIMO CAFFEEEEE’?) ma perché “coinvolgerli” nella vita civile e sociale dovrebbe passare attraverso altri step preventivi, formativi.
Sono stato diverse volte in aule con 16enni e 17enni e senza generalizzare posso dire che essere svegli non equivale affatto a essere consapevoli. Essere capaci di palleggiare con i media non significa avere gli strumenti culturali per scremare vero, verosimile e farlocco.
Questi ragazzi hanno grandissime capacità e grandissime lacune. Non come gli adulti ma diverse, peculiari.
Sanno trovare risposte in un attimo. Ma non sanno metterle insieme, cucirle, tirar fuori dalle nozioni delle informazioni utili.
Io fatico tantissimo a costruire con loro robe interdisciplinari: la scuola non gliele insegna, atrofizza le loro capacità creative innate.
Il voto a questi ragazzi non rappresenterebbe un problema immane, intendiamoci. È proprio il concetto sacrale di voto che secondo me va rivisto.
Intendiamoci, fosse per me introdurrei il voto pesato, come detto tante volte: si vota per la Camera? Devi sapere cos’è la Camera, che differenza c’è col Parlamento Europeo, che prerogative ha. Se non sai, il tuo voto vale 0.7, 0.5, 0.2 a seconda di quante minchiate sbagli in un test elettronico con domande casuali.
A dirla tutta io toglierei il diritto di voto a tutti e farei il dittatore.
Ma i sogni restano sogni.
È una provocazione, calmi. Altrimenti metto in discussione la vostra, di capacità, e niente più voto.
Insomma, secondo me i sedicenni non dovrebbero votare. Perché a quel punto mi chiederei: perché non i 15enni? Perché non chiunque dimostri di saper tenere una penna in mano e non una qualunque capacità di intendere e di volere?
Un sedicenne è più capace di un 99enne con l’Alzheimer non medicalmente ancora accertato, è verissimo. Ma a quel punto non è questione di estendere al 16enne il voto ma limitarlo al 99enne.
Tutto dovrebbe essere basato sulle capacità che dimostri di avere.
Come accerti queste capacità?
Qualunque sistema sarà oggetto di critica, ma un test elettronico, con domande random scelte da un bouquet pesato non sarebbe male. Se non sai un cazzo e rispondi facendo bolle di saliva, eccristo, ma cosa devi decidere per me?
Del resto si fanno test ed esami per accedere a qualunque cosa, dall’università al mondo del lavoro: cosa c’è di scandaloso nell’estenderlo al diritto di voto?
Il mio vicino di casa picchia la moglie, è stato dentro per violenza e ubriachezza, non ha neppure la quinta elementare, non sa leggere né scrivere, non ha alcuna idea o interesse circa la politica, da due anni soffre di demenza senile ma nessun medico l’ha acclarata. Lui vota. Nessuno si scandalizza.
Se dico che uno così non dovrebbe avere questo diritto si levano gli scudi in difesa della democrazia.
“Chi sei tu per dire chi deve votare e chi no?”.
Io? Nessuno.
Infatti mica decido io chi deve essere ammesso a Medicina e chi no.
Il voto ai 16enni?
Nessun problema.
Aspettatevi il circo Barnum dei candidati.
Aspettatevi colorate campagne elettorali a suon di promesse di ricariche e novità sui loot di Fortnite.
Il senso delle cose.

Com’è bello far l’amore da erborista in giù

Sono stato con una naturopata – omeopata – fricchettona.

Mi aveva contattato su Facebook dicendo che voleva offrirmi una esperienza sessuale tantro-olistica. Io sono subito scattato in piedi – e non solo io. Non sapevo bene cosa mi aspettasse ma c’era in mezzo la parola sesso. Subito mi sono venute in testa immagini cinematografiche di balzi innaturali, coreografie giapponesi, katane che sbucciavano geishe meravigliose e amplessi immersi tra fiori rosa fiori di pesco c’eri tuuu.

Ci siamo incontrati a casa sua: ad accogliermi un ambiente profumato come i mercatini dei pakistani. Una botta di zenzero, curcuma, curry e igiene carente mi ha inebriato e fatto crollare ogni inibizione (nessuna).

Candele, candele dappertutto: ho subito apprezzato la sua previdenza circa improvvisi blackout.

Lei si presenta a me vestita di sola fotosintesi.

Faccio per saltarle addosso ma mi ferma: prende una boccetta, apre la bocca e poggia tre gocce sotto la lingua. Le chiedo cosa fossero e mi dice: “Fiori di Bach”. Anche cultura musicale in forma orale! Sono sempre più eccitato, mi avvicino e lei mi chiede di stendermi sul letto a pancia in giù. Faccio difficoltà ad assumere quella posizione: è come cercare di ribaltare una catapulta e tenerla in equilibrio così, credo ci siamo capiti.

Comunque: lei prende dell’olio e inizia a spalmarlo sulla mia schiena, massaggiando dolcemente. Lo trovo incredibilmente piacevole, ma inizio ad avere dolore per la pressione del mio arnese sul materasso che se fosse stato in memory foam avrebbe creato un calco memorabile, rendendolo di fatto utilizzabile solo come contenitore.

Dopo un po’ si ferma ancora e prende altre tre gocce, sempre Bach (era appassionata).

Durante il massaggio mi parla a lungo di Hanemann e io del perché stessimo parlando di Hanemann invece di scopare.

Finalmente mi chiede di girarmi e il materasso prova a tornare nella sua posizione naturale ma quel buco gli resterà per sempre come una cicatrice indelebile.

Penso che finalmente si inizierà a quagliare qualcosa ma ancora una volta si ferma per le tre gocce. Le chiedo: “Ma a cosa servono?”, e lei: “Per riequilibrare i chakra”, “E non puoi riequilibrarli prendendo le gocce tutte insieme?”, “Si vede che non sai nulla di omeopatia”, “Acqua e zucchero, c’è altro da sapere?”, “Il solito fanatico dell’allopatia”, “Ti faccio presente che mi sta esplodendo il cazzo e in questo momento accetterei anche la validità scientifica di riti sciamanici e preghiere alla Madre Terra”.
Insomma, accetto la cosa e mi limito a guardarla come Giuseppe ha guardato Maria quando gli ha raccontato della storia dell’Arcangelo.

Alla fine mi salta sopra e si tromba. In modo che mi pareva normale, non fosse stato per i suoi ondeggiare di braccia e i suoi “OHMMMM… OHMMMMM…” durante l’amplesso: ho pensato avesse a breve un esame di elettrotecnica, non so.

Tutto sommato è stata una bella esperienza, anche se mi aspettavo di più, saranno state tutte quelle interruzioni per assumere quelle gocce di Bach.

Colonna sonora strepitosa, eh.

Il programma di governo che vorrei

Il mio programma di governo in 11 punti. Come vedrete c’è roba di sinistra, roba di destra, roba trasversale.
Perché è il mio. Quel che vorrei.

1) Lo Stato italiano è laico. Tutti i beni immobili delle diverse Chiese sul suolo italiano che producano reddito, sono tassate esattamente come ogni altro immobile. Nelle scuole si insegna storia delle religioni, tutte. Nessuna ingerenza della religione nella politica. Se volete credere a qualcosa fate pure. Ma ogni tanto chiedetevi se sia poi necessario.
2) Le tasse si pagano in proporzione al proprio reddito. Più guadagni, più l’aliquota sale. Hai una sola vita, se vuoi più soldi di quelli che potresti mai spendere sei un malato mentale e ti devi curare. La ricchezza non è un qualcosa da denigrare, ma se sei ricco devi aiutare chi ne ha davvero bisogno. Questo crea uno Stato Sociale. È nelle tasche dei più abbienti che lo Stato va a pescare per primo, non dei dipendenti e pensionati. Esattamente l’opposto del concetto di flat tax.
3) Lo Stato Sociale non è una balia. Tu cerca un lavoro adatto a te. Se non lo trovi lo Stato ti aiuta. Se non lo trovi ancora lo Stato ti aiuta anche a formarti. Se non lo trovi ancora lo Stato dà sgravi alle imprese che assumono. Se non lo trovi ancora magari adattati a impieghi meno qualificati. Se non lo trovi ancora lo Stato ti sostiene per un po’. Se non lo trovi ancora non è che possiamo mantenerti a vita. Se intanto fai tre figli da disoccupato lo Stato ti chiede i danni. Perché sei libero di rovinarti la vita, ma non puoi rompere il cazzo alla collettività con la tua irresponsabilità. Sì, i figli sono bellissimi, ma i conti te li devi fare, non sei un bonobo.
4) Le persone si giudicano sulla base del loro valore, non per caratteristiche somatiche, idee, somiglianza a te. Se sei nato sul suolo italiano hai solo avuto culo, non è che meriti un trattamento di favore rispetto a uno che dimostra di voler contribuire al benessere collettivo più e meglio di te. Se di lavoro fai l’ultras in curva e nel tempo libero condividi fake news sui social, non stai contribuendo più di uno che si fa un dottorato in medicina interna, pure se allo stadio urli fortissimo. Lo Stato italiano vuole crescere e aumentare il benessere di tutti i cittadini: se non vali un cazzo stai buono là, ché già e tanto che ti sopportiamo. Ogni anno ogni cittadino sosterrà un esame di cultura generale e un test psicologico. Se risulti ignorante come la merda e non hai i mezzi per studiare, lo Stato organizza gratuitamente corsi di recupero obbligatori. Se ti impegni, vorresti migliorare ma sei proprio stupido e non ci riesci nessun problema. Però il tuo diritto di voto viene pesato e verrà decurtato in proporzione al risultato del test. Perché hai una responsabilità sociale e se non capisci un cazzo fai danni agli altri. Se si vota per la Regione e tu pensi che Vercelli sia una Regione il tuo voto varrà 0.9. Se credi che una sensazione valga più di una legge il tuo voto varrà 0.8. Del resto nessuno si scandalizza se pure per fare il bidello devi superare un test. Se uno Stato vuole creare benessere deve partire dalle istituzioni di alto livello e se un cittadino non sa sceglierle crea un problema a tutta la collettività.
5) L’ambiente è di tutti. Chi viene preso a fare cose da troglodita come buttare frigoriferi per strada, viene trascinato per un orecchio a raccogliere quello e tutta la merda che altri trogloditi hanno gettato nel raggio di un km.
6) La scuola non è un diplomificio. Se sei un deficiente vai bocciato. Bocciato. I genitori non rompessero il cazzo. Si passa alla classe successiva solo per merito. Le scuole dell’obbligo sono tali, ma se arrivi a diciotto anni e non sei riuscito a superare la terza media sei esonerato dal proseguire. Però se hai davvero voglia del pezzo di carta ce lo dimostri, paghi tu, e se lo meriti lo prendi. Esami ogni anno. Non proforma. Se scrivi come un meme dimostri che la scuola dell’obbligo ha fallito e non possiamo permettercelo più.
7) Se ricopri un incarico pubblico non puoi utilizzare i social come profilo istituzionale ma solo come privato cittadino. Dunque nessuna campagna elettorale su Facebook. Dignità, maturità: cosa sei, un bimbominkia?
8) Diffondere odio è reato. Reato. Oltre che rivoltante.
9) A me il potere non interessa. Io non voglio scendere in campo. Sarebbe una cosa troppo lavorata. Sceglierei solo persone di elevatissime competenze e rettitudine, a mio insindacabile giudizio. E siccome sono intelligente e soprattutto a me non ne verrebbe in tasca un euro, vi potete fidare che creeerei la miglior squadra di governo possibile. Altro che Rousseau: la signora Maria che di competenze ha girare il sugo, girerà il sugo e non deciderà la manovra economica del mio paese, perdío. Uno non vale uno, altrimenti avreste scoperto voi la penicillina. Invece al massimo le muffe le avete sui piedi.
10) Lo Stato italiano valorizza meriti e competenze, cultura e capacità. Le persone con particolari abilità pur prive di mezzi saranno messe in condizioni di studiare e praticare professioni che contribuiscano alla crescita sociale. Non si va avanti per nepotismo, cognome o culi parati. L’accesso a ogni professione presuppone un esame, tarato su quella specifica competenza. Chi imbroglia o tenta di frodare lo Stato viene bandito da quella professione. E subirà azione penale.
11) Non ci si possono fare i cazzi degli altri. Se due si vogliono sposare cazzi loro. Loro. Se uno vuole morire cazzi suoi. Suoi. Finché le scelte individuali non incidono su altri o non comportano costi per lo Stato sono libere. Il tempo delle comari è finito. Se ti rode qualcosa fatti curare e prova finalmente a entrare nel ventunesimo secolo.

L’esistenza di Dio, ciò che è, ciò che sarà.

Salto ogni preambolo, non è una trattazione scientifica ma una riflessione personale basata su lettura e congetture di anni.

Riprendo la “Teoria del Punto Omega” di Tipler e vado oltre: il principio antropico forte porta anche me a scostarmi da un puro ateismo per abbracciare la teoria dell’esistenza di un Dio Alieno, frutto di puro progresso, un progresso da una (quasi) infinita serie di errori, fallimenti e problemi; il tutto al netto della salvezza dell’umanità, sempre il pericolo più concreto, capace di far fallire ogni progetto evoluzionistico. La distruzione ad opera di agenti esogeni ma soprattutto l’autodistruzione degli esseri umani è sempre dietro l’angolo e farebbe crollare ogni costruzione seguente.
Ma riponiamo fiducia in una superiore volontà “salvifica” di un universo benevolo, o almeno non ostile, quantomeno per elaborare questo costrutto.

Un calcolatore, di cui oggi non abbiamo neppure idea del funzionamento (né della composizione fisica: magari potrebbe basarsi su pura energia), potrebbe ricalcolare a ritroso ogni aspetto del tempo e dello spazio, analizzando ogni elemento, posizione, quantitativo di energia coinvolto. Conoscere lo stato energetico e la posizione di ogni elemento dell’universo – in accordo con una teoria unificata ancora lontana dall’essere trovata – permetterebbe di ricostruire ogni cosa, vite passate comprese, ricreando ogni stato quo ante. Ricreando la vita dove non c’è più.

Per questo si parla di Dio: un’evoluzione scientifica tanto avanzata potrebbe riportare in vita come da Antiche Scritture, rendendo indistinguibili religione e scienza.

Ogni restrizione scientifica si basa sull’attuale stato delle nostre conoscenze, limitatissime: parliamo di millenni di evoluzione e progressivo passaggio da un livello inferiore a I sulla Scala di Kardašëv (dove ci troviamo ora), a un eventuale livello almeno di tipo V, che non possiamo neppure lontanamente immaginare: sarebbe come chiedere a una pulce di calcolare la corrente in un semiconduttore. Forse qualcosa di ancor più complesso, facilmente riportabile all’assiomatico “Non possiamo capire la volontà di Dio“, che in questa prospettiva assume un significato tutto realistico e affatto deresponsabilizzante.

Non tangono le critiche a una scala tutta basata sull’energia: fallace che possa essere, ai fini di questa esposizione trattasi solo di uno spunto tutto escatologico, una “bacino naturale” di orientamento delle riflessioni.

Il mind transfert – mind uploading da una civiltà tanto evoluta sarebbe solo uno degli infiniti aspetti realizzabili una volta trovata questa strada, aprendo di fatto le porte non solo alla resurrezione ma all’immortalità. Con i soli limiti della permanenza in vita di questo universo, il quale, se minacciato nella sua interezza, potrebbe comportare – ancora – estinzione, con l’unica ancora salvifica di un eventuale passaggio al tipo X Scala di Kardašëv e spostamento in universi creati ad hoc. Forse basterebbe anche un tipo IX, qualora gli oggetti non-cosmici si rivelassero “resistenti” a espansione infinita o Big Crunch (non riesco a immaginare come, mio limite, ma anche tipica Singolarità Tecnologica).

Dove Tipler si arena e trova critiche è proprio nella infinita serie di problemi, ostacoli e trappole all’evoluzione perpetua, il che però avrebbe potuto essere obiezione movibile anche 4 miliardi di anni fa, ai principi dell’evoluzione del nostro pianeta, che ha conosciuto una serie casuale fortunatissima di lancio di dadi, tali da portarci qui a riflettere su cio che sarà.

La risposta alla domanda che l’uomo si pone da sempre, a mio avviso, è dunque questa: esiste Dio?

Esisterà.

E ricostruirà ogni momento di ciò che è stato, trovando questo scritto, anticipatore di ciò che in quel momento già è, conoscendo di fatto il suo Profeta.

Massimiliano Zulli, essere umano.
23 Luglio 2019 D.C.

Sinistra e destra

Intelligente |—–| Stupido
Acculturato |—–| Ignorante
Sereno |—–| Problematico
Ricco |—–| Povero
Sono solo alcune tra le qualità che ciascuno di noi possiede. Siamo da qualche parte in tutte quelle scale, chi più spostato da una parte su alcune, chi più dall’altra parte. L’essere umano è un mix di queste e tante altre qualità. Prendo in considerazione solo queste quattro.
Ora ditemi: se alla nascita vi dessero la possibilità di scegliere da che parte stare, in tutta sincerità e senza giocare a fare gli alternativi, dove scegliereste di posizionarvi? Presumo a sinistra, in quella scala, in tutti e quattro i campi. Se rispondete diversamente andate a fare i fenomeni altrove, dai, era una domanda retorica e mi confermereste che sulla terza scala siete dalla parte dei problematici.
Attenzione, non sto dando giudizi di merito sulla scala: uno ricco non è che lo sia necessariamente per merito, magari ha ereditato. Uno intelligente ci nasce. Una persona può non aver potuto studiare ed essere ignorante senza colpe. E si può nascere problematici per carattere. Dunque nessun giudizio di merito. Solo constatazione.
Ora vi chiedo, quali persone più probabilmente, possono provare sentimenti di odio e rabbia sociale, quelle spostate verso sinistra o destra, in quella scala? E quali possono covare sentimenti omofobi, razzisti, asociali? E’ più facile che uno che vuole decidere per le vite altrui sia posizionato sui parametri a sinistra della scala o a destra? Urlare il tuo odio in faccia a bambini e madri perché rom è una pratica che più facilmente vedrete realizzare da uno con i parametri spostati verso la parte sinistra o destra?
In sintesi, se provate odio per qualcuno che fa scelte di vita diverse dalle vostre o ha un colore della pelle diverso e vi trovate una giustificazione di qualunque tipo per il vostro sentire, se vi infastidisce che due persone che manco conoscete si sposino, adottino figli, decidano di togliersi la vita con l’eutanasia o si professino di religione diversa dalla vostra, se vi sentite brave persone e vi dite credenti ma poi lo stesso Papa dice cose che vi danno noia perché vi fanno sentire sbagliate, provate a guardare a quella scala riportata sopra. E verificate la vostra posizione su quei parametri. Probabilmente continuerete a faticare nel ritrovarvi a destra sui primi due, ma là è difficile essere obiettivi. Eppure sono certo che anche sugli altri ben difficilmente sarete posizionati a sinistra. Perché uno col culo parato e il portafoglio pieno è probabilmente in pace con se stesso e non abbocca alle trappole e le lusinghe dei pifferai magici che per accalappiare consenso creano falsi bersagli. Uno intelligente e di cultura altrettanto.
Insomma, se provate odio sociale per categorie di persone diverse da voi, in genere persone ancor più misere e deboli, oppure se vi rode che qualcuno faccia cose che manco vi riguardano lontanamente, probabilmente siete spostati a destra.
In quello schema, eh.

Come fosse una cosa bella

Quando capitano avversità nella vita mi sembra di indossare gli occhiali del protagonista di “Essi vivono”, di Carpenter. Le persone, le cose mi appaiono mostruose, deformate, spaventose.
Già di mio vivo una sorta di distacco dalle cose – trovo che la vita sia una incredibile tragedia farsesca con risvolti di puro nonsense – e il mio nichilismo è l’unica reazione che la mia mente è riuscita a partorire per non impazzire.
Ecco, impazzire: perché le persone non impazziscono? Perché le vedo fare cose di pura normalità, come se tutto appunto fosse normale? Perché vi ritrovate a filosofeggiare sulla pochezza della nostra esistenza solo quando muore una persona a voi vicina, ma tempo due birre e vi ritrovo a passeggiare sul corso, come fosse piacevole? Ma dove cazzo dovete andare, ancora? Vedere le stesse facce che vi invecchiano intorno? Perché sapete le cose della vostra città? A me annoiano mortalmente. Io non conosco i nomi dei miei assessori, eppure la politica la conosco, mi interessa, ma mi pare così “poco”. Io non conosco i cazzi delle persone a me vicine, non capisco il gossip, non nutro davvero alcun interesse nel sapere le robe degli altri. Perché mi pare “poco”.
È tutto “poco”.
Gente che mentre porta a cacare il cane non pensa che quel cane a breve morirà, oppure ci pensa pure ma se lo gode comunque. Pure il latte scade, io intanto lo bevo, mica mi faccio problemi. Ecco, questo è lo spirito giusto. Ma non ci riesco.
Gente che alle otto di sera sta ancora a fare le vasche lungomare decidendo in che locale andare a fare i selfie, senza pensare al tumore che non viene loro ancora diagnosticato.
Gente che si ammazza di lavoro o che soffre per l’assenza di questo, che rappresentano entrambi problemi di vita serissimi, intendiamoci, ma essendo “di vita” già ai miei occhi (con gli occhiali di Carpenter) si ridimensionano totalmente e che io accantonerei pensando che magari tra due anni avrò un incidente stradale mortale.
Gente che mette in fila i calzini, divisi per colore, allineati maniacalmente, con una passione che capirei se fosse piena consapevolezza del nulla imminente e dunque un modo di allontanare il suo pensiero. Ma poi ci parli e vedi che lo fanno perché davvero per loro è importante l’ordine, e di nuovo ti senti nel protagonista del film, e ti verrebbe da dir loro che magari pure loro moriranno tra due anni. Nel medesimo incidente stradale. Corsia opposta alla tua.
Come cazzo fate? Insegnatemi!
Fermi, non ponetemi la solita obiezione: “Eh, che dovremmo fare, suicidarci?”, perché io non vi sto ponendo una alternativa. Io non ho soluzioni. Io vi sto chiedendo solo come facciate. Perché io voglio essere come voi. Voglio gettare gli occhiali, voglio diventare come voi, un mostro, un cazzo di mostro allegro e paciarotto, che se prende una mazzata dalla vita barcolla ma sorride subito, magari con un po’ di bavetta alla bocca e nessuna capacità di fermarsi a riflettere.
Che poi sarà quello, il segreto, non riflettere. Ma non ci riesco.
Essere come voialtri, che prendete l’aperitivo senza quella malinconia di fondo che dovrebbe accompagnarvi in ogni cazzo di momento della giornata.
Voi, che ogni Cristo di sabato vi incontrate negli stessi posti, con le stesse persone, a fare le stesse battute di fronte alla stessa cazzo di pizza, e quando avete una botta di vita ci mettete doppia bufala.
Voi, che pubblicate su Instagram quel Cristo di bicchiere sollevato a mo’ di trofeo (ma che cazzo avete vinto?), senza sentire dentro quella voce che dovrebbe dirvi “Che cazzo di senso ha tutto?”.
Guardate che io vi invidio, sia chiaro. Io davvero vorrei essere come voi, liberarmi di questa costante presenza tetra e gelida che poi mi fa sentire dannatamente solo.
Ogni tanto capita qualcuno a me affine, e guardare le cose con gli stessi occhiali solleva, rende le cose più sopportabili.
Ma tanto perderò anche quello.
Dicono che l’inquietudine sia parte delle menti attive, ma io davvero scambierei la mia maledizione – perché questo è – con il godere di un barbecue con gli amici.
Ma odio pure il barbecue. Non ho amici.
Forse per l’avversione al barbecue.
Vorrei tanto vedere le cose come fate voi, amare la vita.
Come fosse una cosa bella.

Scendere dal piedistallo

“Credi in te stesso, supera i limiti, puoi raggiungere qualunque obiettivo se ci credi, non arrenderti mai”.

Quante volte l’abbiamo letto, visto nei film?
Sono quattro cazzate in fila.
Quattro cazzate in fila.

“Credi in te stesso” è una roba ridondante e pericolosa, e può avere una positività solo per chi ha coscienza reale dei propri limiti, perché è già partire col piede giusto l’essere scettici su se stessi. Se io non credo nell’attuale me stesso significa che ho i margini e lo sprone per migliorare. Se invece credo in me stesso e penso di poter fare tutto non sono uno motivato ma solo un coglione borioso, che probabilmente a ogni mazzata ricevuta dalla vita incolperà gli altri. Come vediamo attorno a noi ogni giorno: pieno di gente incapace che crede di poter fare qualunque cosa e quando non ci riesce incolpa “il Sistema”, “la gente”, la sfiga. No, probabilmente siete voi, che credete un po’ troppo in voi stessi e non valete quanto pensate.

“Supera i limiti” è una puttanata siderale. Non si superano i limiti. Se sono limiti veri significa che sono insuperabili. Se li superi significa che quelli non erano i limiti e chi li ha definiti tali ha sbagliato. I limiti ci sono, per tutte le cose e per tutte le persone. La frase viene spesso usata per spronare qualcuno a dare il massimo, ma superare i limiti è semplicemente impossibile e chi ve lo chiede in pratica vi sta dicendo di provare a suicidarvi.

“Puoi raggiungere qualunque obiettivo se ci credi”: no. Non è vero. Non è assolutamente vero. Se io credo di poter volare sono uno psicopatico, punto. Se svengo alla vista del sangue non sarò mai un bravo macellaio, men che meno chirurgo. Ciascuno è portato o non portato per qualcosa. Stephen Hawking ha raggiunto gli obiettivi per cui era portato, non avrebbe mai potuto vincere i cento metri piani in una olimpiade, pure a crederci con tutta la carrozzella. Prendiamo coscienza di ciò che siamo, piantiamola di vaneggiare.

“Non arrenderti mai”: e perché? Perché uno non dovrebbe arrendersi una volta tracciato un bilancio di vantaggi e svantaggi dal perseguire una data azione? Se dopo cinquanta tentativi non riesco a superare quell’esame per diventare carabiniere probabilmente dovrei farmi due domande sulle mie capacità e attitudini a quel mestiere e arrendermi sì, per il bene non solo mio ma della collettività. Certo che devo arrendermi in certi casi: ma chi sono, Homer Simpson nella puntata nella quale ogni volta che prende la ciambella riceve una scarica elettrica e continua imperterrito a prendere ciambella e scossa insieme? Arrenditi, Cristo, scegli un’altra strada, sii elastico, cosa sei, una bestia irrazionale?

Piantatela di illudere la gente, piantatela di dire cazzate, piantatela di parlare come nei discorsi motivazionali alla Braveheart, piantatela di fare danni vendendo fumo: siamo persone normali, con limiti intellettivi, fisici, biologici. Facciamo un atto di umiltà: sarebbe già una grandissima cosa se iniziassimo a prendere coscienza di quanto siamo niente.

Io quando mi ricordo di chiudere il gas mi sento migliore della maggior parte del genere umano.

Ma questa è anche disistima verso voialtri <3

I cazzi degli altri

Teenage girls in conflict

Pubblichi foto erotiche, ammiccanti. Ci sta, è un tuo spazio, ci mancherebbe. Ed è stupido chi viene a farti la morale: tu pubblichi quel che ti pare. Qualcuno ti dice che è roba di “Cattivo gusto”, come se ci fosse un parametro oggettivo, una misura. Il tuo “buon gusto” può essere totalmente diverso dal mio, e comunque siamo nel 2019 e dovrebbe essere lontana l’epoca delle censure espressive (“L’origine du monde” di Courbet insegna). “Mi vieni a fare la morale per due foto che pubblico? Ma che problemi hai?”.

Ti scrive in privato uno, che nella foto profilo sorride accanto a due bambini.
Non si sa chi siano i bambini ma PRESUMI siano i figli (potrebbero essere nipoti, due perfetti sconosciuti immortalati in occasione di qualcosa, non si sa).
Avendo presunto fossero i figli, PRESUMI sia sposato (potrebbe essere vedovo, single, fidanzato, separato, divorziato, gay, tutto).

Il tizio ti scrive che le tue cose glielo fanno venire duro e lui si smanetta al pensiero.

Tu pubblichi la schermata, con nome e cognome dello smanettatore, foto profilo in chiaro con tanto di bambini sbaciucchianti accanto.

Perché?

Perché il tizio ha fatto qualcosa che non doveva, una roba di “Cattivo gusto”, come se ci fosse un parametro oggettivo, una misura. Il tuo “buon gusto” può essere totalmente diverso dal mio, e comunque siamo nel 2019 e dovrebbe essere lontana l’epoca delle censure espressive (“L’origine du monde” di Courbet insegna). [loop]

Ehi, ma prima valeva per te, adesso non vale per lui?

E via una serie di commenti a insultare, sbeffeggiare, condannare il pippaiolo.

Tutti con la sentenza in mano.

Tutti che davano per buone le presunzioni di cui sopra.

Pochissimi a opporre un: “Scusate, ma perché state mettendo alla gogna quel tizio?”.

Invece un fiorire di: “È stata una cosa di cattivo gusto”, “Ha figli, non dovrebbe scrivere certe cose”, “Si dovrebbe vergognare”, “Vorrei vedere se viene a saperlo la moglie”.

Moglie che magari non c’è. Ma pure se fosse? È una conversazione privata. Il reato l’hai commesso tu che pubblichi robe private, non lui. La porcata “di cattivo gusto” (aridaje) l’hai fatta tu, non lui. Lo schifo reale lo hanno creato i commentatori coi loro sfottò, non lui.

Commentatori tutti impeccabili, dalla sessualità inesistente e dalla morale inappuntabile, esseri efebici o del tutto eterei, vicini alla purezza del Signore.

I cazzi degli altri.
Voi vi fate i cazzi degli altri, e sapete perché?
Perché siete marci, siete marci dentro, e avete un bisogno immane di sentirvi migliori e di mostrare agli altri di esserlo. Avete bisogno di capri espiatori da condannare, poveracci da affossare, condanne da eseguire.
Perché fate schifo e non avete i coglioni per ammetterlo, per accettarlo.
E fate schifo per il solo fatto di essere persone, esseri umani, con tutto il carico di debolezze degli esseri umani.
E vi serve sublimare, distaccarvi da questa merda, sentirvi buoni come vi sentite quando date l’euro al poveraccio, e antirazzisti se il poveraccio è di colore (jackpot!).

Voi state sempre a rincorrere una figura di voi che non esiste.
Per questo siete perennemente stressati, sfibrati, stanchi.

Io sono un pezzo di merda, ho un casino di limiti, fatico tantissimo ad accettare certe cose. Ma ho da un pezzo accettato me, il mio essere un essere umano, con tutto il carico di merda correlato.
Quando ci riuscirete pure voi vedrete che dei cazzi degli altri che non vi coinvolgono, non vi tangono, non vi creano problemi personalmente, smetterete di interessarvi.

Fatemi sapere.

Il cambiamento

Mauro è milanese, ha 12 anni e frequenta la scuola media del suo quartiere.
Antonio è napoletano, 12 anni, e frequenta la stessa classe di Mauro.
Luigi è il cugino di Antonio, anch’egli napoletano, 12 anni e sempre la stessa classe.
Mauro è il bulletto della scuola: prende sempre in giro i più deboli e in particolare sfotte Antonio e Luigi per il loro accento. Li chiama “Terùn”, come sente dire dal padre.
Antonio ha un carattere forte, non gli interessa: e poi è bravo, studia, si impegna.
Luigi invece soffre molto questi sfottò, si sente emarginato, in difficoltà, ma trova in Antonio un supporto, una difesa.

Passano gli anni e arriva il tempo delle superiori.
Mauro non fa più il bulletto perché fisicamente non ha più la struttura per permetterselo: è un po’ sovrappeso, una struttura fisica che non incute certo timore, ma ha mantenuto quell’atteggiamento indisponente e gradasso di sempre.
Antonio è diventato un bel ragazzo, ricercatissimo dalle ragazze della sua scuola: un successo amplificato dal suo essere leader di una band che sta avendo un discreto ritorno.
Luigi è sempre rimasto un po’ ai margini, mai una scintilla, anche a scuola risultati modesti.
I tre si ritrovano casualmente a una festa.
Mauro vede Antonio e prova ad attaccar bottone, per farsi presentare qualche bella ragazza: Antonio ne è sempre circondato.
Antonio ricorda i tempi nei quali Mauro prendeva in giro lui e il cugino, e tutte quelle brutte parole, quelle offese, quelle umiliazioni portate avanti per tanto tempo, e allontana Mauro.
Mauro vede allora, in disparte, Luigi, e si avvicina a lui.
Luigi dapprima si preoccupa, ma poi vede che Mauro sembra cambiato, sorride, non insulta, non minaccia, non sfotte.
Mauro entra nelle grazie di Luigi, tanto che i due diventano amici.
In realtà Mauro sta approfittando, ancora una volta, della debolezza di Luigi: lo sta usando per un suo fine, entrare nel giro di conoscenze di Antonio e avvicinarsi a quelle belle ragazze.
Antonio si accorge di questo ennesimo gioco subdolo di Mauro e avvisa suo cugino Luigi: “Guarda che ti sta usando, ti prende in giro. In realtà Mauro odia me, te e tutti quelli come noi, gli facciamo schifo, non è affatto cambiato, anzi”.
Luigi a questo punto prende a male parole il cugino Antonio, lo accusa di invidia, gli dice che adesso finalmente ha trovato qualcuno che lo apprezza, che Mauro è cambiato.
Antonio cerca di spiegare come Mauro stia plagiando Luigi, ma Luigi, che non è mai stato un fulmine di guerra nel capire le cose, a questo punto taglia i ponti con Antonio e inizia a frequentare Mauro.
Mauro si fa presentare tutte le belle ragazze che Luigi conosce grazie all’essere cugino di Antonio.
Antonio e Luigi si perdono di vista.
Dopo qualche anno Antonio rivede Luigi e gli chiede come vada.
Luigi gli chiede scusa per quanto accaduto anni prima e gli confessa che Mauro, dopo essere stato introdotto a quel mondo che voleva conoscere, lo ha mandato a fanculo proprio come ai vecchi tempi.
Luigi si vergogna di essere stato preso in giro così facilmente. E’ stato tratto in inganno da un cambiamento di comportamento che chiunque, con un po’ di raziocinio, avrebbe subito inquadrato.
Ma Mauro si sa, è questo. Lui dice alle persone semplici quello che le persone semplici vogliono sentirsi dire.
Mauro non cambia.
Antonio lo sapeva.
Luigi no, non se n’è accorto.
Oggi siamo nella fase di Luigi che manda a fanculo Antonio.
Come vedremo nei commenti.

Addavenì barbone!

A furia di semplificare per venire incontro a tutti, tagliare per evitare di annoiare, progettare le cose in modo da minimizzare i rischi per chi fosse incauto, prevedere tutto perché qualcuno potrebbe sbagliare, avete azzerato l’efficacia della selezione naturale e oggi ci ritroviamo ovunque gente che usa uno smartphone, cioè la tecnologia e i progressi della scienza per mettere in dubbio la tecnologia e i progressi della scienza.
Se sulla varechina ci scrivete “PERICOLO”, “Non ingerire”, ci mettete un teschio, ci aggiungete additivi per creare un odore chiaramente respingente, fate il tappo antibimbo e nonostante tutto uno ci si attacca come fosse una Ichnusa, magari le cose è bene andassero così e che il tizio volasse al suo Creatore.
Ma voi niente, lo curate, perché siete brava gente e avete fatto il giuramento di Ippocrate. Poi quello si rimette, entra su Facebook e parla male delle multinazionali della varechina. E magari pure della medicina che non gli ha salvato completamente il fegato.
Se crei cose a misura di un idiota, gli idioti troveranno nuovi modi per sbagliare.

#iostocondarwin