Addavenì barbone!

A furia di semplificare per venire incontro a tutti, tagliare per evitare di annoiare, progettare le cose in modo da minimizzare i rischi per chi fosse incauto, prevedere tutto perché qualcuno potrebbe sbagliare, avete azzerato l’efficacia della selezione naturale e oggi ci ritroviamo ovunque gente che usa uno smartphone, cioè la tecnologia e i progressi della scienza per mettere in dubbio la tecnologia e i progressi della scienza.
Se sulla varechina ci scrivete “PERICOLO”, “Non ingerire”, ci mettete un teschio, ci aggiungete additivi per creare un odore chiaramente respingente, fate il tappo antibimbo e nonostante tutto uno ci si attacca come fosse una Ichnusa, magari le cose è bene andassero così e che il tizio volasse al suo Creatore.
Ma voi niente, lo curate, perché siete brava gente e avete fatto il giuramento di Ippocrate. Poi quello si rimette, entra su Facebook e parla male delle multinazionali della varechina. E magari pure della medicina che non gli ha salvato completamente il fegato.
Se crei cose a misura di un idiota, gli idioti troveranno nuovi modi per sbagliare.

#iostocondarwin

Le parole che non ti ho detto

Ero solo, per la prima volta a Los Angeles. Il motel era a Glendale, così da permettermi di visitare Hollywood, la strada con le stelle e quelle menate là con una certa facilità. Vicino l’osservatorio Griffith, dal quale si poteva godere di una veduta spettacolare sull’intero smog della città.

Decisi di passare la serata in un locale nella vicina Pasadena, perché avevo letto su Tinder Tripadvisor che là era facile incontrare stelle del cinema oppure perfette sconosciute molto carine, e io alle perfette sconosciute molto carine non sapevo resistere.
Entrai e venni avvolto da una nuvola di vapore aroma liquirizia – c’erano degli spruzzatori all’ingresso tipo decontaminazione nucleare, solo che invece delle radiazioni ti toglievano ogni virilità.
Feci come nei film, mi avvicinai al banco e chiesi una birra. E come nei film mi si avvicinò una perfetta sconosciuta molto carina, come quelle descritte un paio di righe sopra. Però non mi parlò, non attaccò bottone come speravo, “Sarà l’aroma liquirizia”, pensai. Così mi feci coraggio e le chiesi se potevo offrirle qualcosa. Niente, fu molto più semplice del previsto perché sorrise e disse di sì (probabilmente era una liquirizia depotenziata o lei aveva il naso chiuso).
Come succede in questi casi una parola dopo l’altra e ci congratulammo con noi stessi per aver capito come si costruiscono le frasi.
E una frase dopo l’altra e ci ritrovammo da lei, che abitava là vicino.

  • Vivi sola?
  • Sì, ma c’è una cosa che non ti ho detto.
  • Sei fidanzata?
  • Sì.
  • E allora? Cosa facciamo?
  • Quello che vogliamo. Ma senza baci in bocca.

Mi pareva un buon compromesso. Del resto se al fidanzato bastava questo mi sembrava giusto accontentarlo.

Mi portò nella camera da letto e mi chiese di aspettarla: doveva andare in bagno.
In un momento così altamente erotico un uomo può pensare cose incredibilmente fuori luogo. A me venne in mente: “Io non farei mai la cacca in un momento simile”.
Da lì a farsi domande sui mille misteri delle donne è un attimo: “Perché le donne vanno in bagno sempre in due?”, “Come fa una donna a usare un cellulare se è allergica ai libretti di istruzioni?”, “E’ possibile che una donna sappia guidare ma non riesca mai a parcheggiare rispettando le linee per terra?”, “Qual è stato in questo post il più becero luogo comune sulle donne?”.
Dopo cinque minuti uscì, con addosso gli stessi abiti di prima, e ci rimasi male perché mi ero fatto tutto un trip su lei e un négligé di quelli dei tempi d’oro di Barbara Bouchet, prima che invecchiasse e diventasse Barbara Bush.

  • Come mai non ti sei spogliata?
  • Vedi, c’è un’altra cosa che non ti ho detto.
  • Dimmi pure.
  • Io non sono la donna che credi.
  • Ma cosa pensi che io creda?
  • Non lo so, ma non voglio darti una impressione sbagliata.
  • Ma stai tranquilla, se hai qualcosa da dire sono qua, ti ascolto.
  • Sì, ma…
  • Non preoccuparti, non dobbiamo fare nulla. Se vuoi parliamo tutta la notte.
  • Sei dolcissimo. E mi piaci davvero. No, niente, non devo dirti nulla, aspetta.

E tornò in bagno di nuovo. Stavolta le aspettative sul négligé alla Barbara Bouchet (originale) c’erano tutte e più che motivate.
Ero là a pensare al Kamasutra e a come avessero voglia gli indiani di stare a seguire le istruzioni riportate su un libro mentre facevano sesso, voglio dire, ti immagini?

  • Allora, tu mettiti così…
  • Così?
  • No, guarda qua a pagina 35, la gamba sinistra attorno al mio alluce…
  • Aspetta…
  • No, non così… il gomito non va là…
  • Così?
  • Mi accechi il terzo occhio…
  • Ma Budda Eva! Mi sono incastrata!

Ma anche stavolta uscì dal bagno vestita esattamente come era entrata. E ci rimasi un po’ male.
Si avvicinò a me come se dovesse dirmi qualcosa di importante, e io la incoraggiai a parlare, con un sorriso. Non ci fu bisogno di dirle nulla.
Si sedette accanto a me, le presi la mano. Fece un grosso respiro e:

  • Scusami, ma c’è un’altra cosa ancora che non ti ho detto.
  • Hai il cazzo.
  • Sì.

Quella fu l’ultima volta che la vidi.
Los Angeles, dico.

Auguri che non siete altro

Che l’uomo sia un essere progettato per prendersi per il culo si capisce già dalla sua continua smania di trovarsi impegni inutili, di sistemare cose marginali, di dedicarsi ad attività assolutamente imbecilli come il collezionismo, la minuta catalogazione delle cose e la messa in ordine maniacale, dalla casa all’auto, dai cassetti della biancheria alla propria scrivania, in un anelito di iperbolica perfezione, ma di fatto realizzando solo il prontuario compulsivo del Furio verdoniano.

Tutto per occupare la mente, illudersi di poter controllare il flusso del tempo e dell’inesorabile divenire attorno a sé, e sfuggendo così, con questa leggerezza prossima alla pura stupidità, al pensiero della propria certa – e magari vicina – morte.

E ciò che più mi fa e mi ha sempre fatto specie, è sentirmi opporre la solita obiezione: “Eh, ma se uno ragiona così si deprime e basta: non si può mica pensare sempre alla morte”, come se uno scegliesse di essere realista, potesse decidere se ragionare o mettere da parte la realtà, mantenendo comunque onestà intellettuale.

Come se un ateo potesse razionalmente, pascalianamente, scegliere di credere in Dio.

La premessa era sì, che l’uomo è progettato per prendersi per il culo.
Ma questo non vale per tutti. Non vale per me.
Se vedeste il casino che ho in casa mi dareste ragione.
Ma v’immaginate, un ictus mentre state accoppiando i calzini, o mentre state sistemando per colore le mollette della biancheria?
Questa l’ultima immagine lucida della vostra vita?
Bestie che siete.
Meno delle bestie, che di certo non perdono tempo ad allineare statuine, abbinare cravatte, lucidare cruscotti.

Avete mai visto uno gnu lucidare un cruscotto?

Magari con una pelle di daino, che è pure a portata di mano. Invece niente.

Visto che non dico cazzate?

Auguri di buone feste.

“Popolo di santi, poeti, navigatori, nipoti e cognati” (Flaiano)

https://www.redditodicittadinanza2018.it/

500.000 persone abboccano a questo sito “IMPS” con la M. Ok. Facciamo il solito discorso indulgente sul fatto che siano magari persone anziane (ma hanno accesso digitale, qualcosa devono capire, oppure si sono fatte aiutare da qualcuno che dunque deve riuscire a distinguere una roba farlocca così), oppure gente che non ha studiato (ma anche qui le competenze digitali minime le hanno, vivono in questa società, votano – Cristo Santo, votano).

Ditemi voi, è credibile un sistema-paese che porta questi risultati? Cosa ha fallito? La famiglia? La scuola dell’obbligo? O magari un po’ tutto?
Io la butto là: e se fossimo noi, semplicemente un popolo di cialtroni, abituato da sempre ad arrangiarci, con quella subcultura non dello studio ma della furbizia, del compito passato sotto al banco?
E se fosse anche un po’ colpa proprio del vivere in un sistema clientelare, nel quale si trova lavoro per conoscenze e non per meriti?
La sto estremizzando, lo so, col rischio di cadere nel qualunquismo e nel “Signora mia”, ma aiutatemi a capire: cioè, se fosse proprio l’italianità nel senso peggiore del termine, ad aver alimentato, nel 2018, questo possente analfabetismo culturale?

Se io aspetto l’aiutino di qualcuno, sempre, poi magari sono così assuefatto a questo assistenzialismo che non ho manco più gli anticorpi culturali per distinguere vero, verosimile, ridicolo. E un sito così mi appare credibile: c’è il modulino da compilare, all’italiana appunto, e mi danno qualcosa.

È credibile. 

Nasco e già mi ritrovo in un sistema nel quale gli asili non sono per tutti – se hai conoscenze vai nei migliori. A scuola le prime cose che imparo sono le arti dello scopiazzo selvaggio (tutti noi abbiamo i ricordi più dolci e divertenti dell’infanzia e dell’adolescenza legati ai compiti in classe copiati, alle penne Bic riempite con le formule di fisica, alle interrogazioni superate con questo o quello stratagemma). Cresco, cerco lavoro e mi affido non al talento o all’impegno ma alle conoscenze. Lavoro e se posso inculare il sistema lo faccio, dalle mancate fatture agli aggiustamenti di bilancio creativi.

Insomma, essere da sempre immersi in un sistema che non fa selezione, che non screma, che non rallenta chi non merita e che frena chi ha più slancio, alla lunga qualche sfascio lo doveva creare. E ce ne stiamo accorgendo proprio ora che tutto è amplificato dal web, dai social in particolare.
Ora, che c’è possibilità di continuo confronto con altre popolazioni, con altre culture.
Ora, che la globalizzazione è reale e non limitata all’economia.

Voi davvero credete che un sito farlocco del genere, in Finlandia, avrebbe ingannato altrettante persone? E non perché i finlandesi siano più intelligenti: è che c’è una cultura diversa.

Siamo il popolo delle marchette, dei favori, degli intrallazzi e del “C’è un francese, un tedesco e un italiano: alla fine l’italiano è il più furbo”.

Siamo convinti di essere migliori.

E sapete chi lo è più di tutti?

Proprio quei 500.000.

https://www.tgcom24.mediaset.it/politica/reddito-di-cittadinanza-falso-sito-imps-ci-cascano-in-500mila_3180893-201802a.shtml

Pepperoni conspiracy

Bastano pochi giorni negli USA per capire il motivo dell’epidemia di obesità che affligge gli americani. E non si tratta solo dei soliti Big Mc o delle bibite gassate.

Provate a fare la spesa. Provate a comprare una roba semplice qualunque, che so: mandorle. Ecco, farete una gran fatica a trovare mandorle e basta. Nessun problema invece nel reperire:

  • mandorle al cioccolato;
  • mandorle glassate al caramello salato;
  • mandorle al burro di cocco e granella di zucchero con mini marshmallow incastonati;
  • mandorle al manzo affumicato, parmesan cheese e vino;
  • mandorle allo strutto di uranio, ascella di pescatore e olio motore.

Provate a comprare delle patatine in busta: dappertutto campeggia la dicitura: “naturally and artificially flavored”. Cioè, non basta che invece dell’olio di semi di girasole ci sia l’olio di canola (qualunque cosa sia la canola), non basta che ci siano aromatizzanti naturali: servono pure gli artificiali.

Il latte. Provate a trovare un litro di latte normale. A parte l’unità di misura diversa, ci sono fusti da un gallone che già solo a vederli li battezzi come detersivo, non solo per le dimensioni ma per le etichette colorate, che ci regalano mix micidiali di latte e fragola, latte e noci di macadamia, latte e pizza, latte e fondi obbligazionari JP Morgan.

Persino nei market biologici, dove campeggia dappertutto la scritta “organic” e sulle confezioni ci si affanna a sottolineare la naturale composizione del cibo, la lista degli ingredienti e additivi è inquietante.

Credo che a un certo punto uno entri nell’idea che il cibo debba essere raffinato, lavorato, aromatizzato il più possibile.

C’è dietro una industria alimentare impressionante, una catena produttiva che vive e prospera avvelenando un popolo indolente e privo di cultura alimentare, che vede ovunque prodotti finalizzati a esaltare i sapori e a fottersene delle conseguenze. Ho comprato una ciambella, una di quelle di Homer: mi è sembrato di assaggiare una flebo di Diamox.

I sapori sono finti, e non parlo da italiano esaltato, di quelli pronti a “ma come si mangia in Italia, signora mia”: ogni cibo è pungente, amplificato, parla direttamente con la tua emicrania.

Questo poi si traduce nel successivo problema: i culi.
Culi enormi che crescono sotto i colpi di “sugar added” e “may contain some shit”, culi ingestibili e ridondanti, culi che attraggono lo sguardo già solo per la legge di gravitazione universale, attaccati a gente che per muoversi è ridotta alle macchinine elettriche, così da muoversi agilmente tra scaffali saturi di grassi saturi.

Tutto per esaltare palabilità, sapore, possenza del gusto.

Ma allora non mi spiego il motivo per cui poi tutti girino con in mano un walky cup con dentro una nera brodaglia acquosa.

Sarà straordinario il sapore del cartone.

Scacco matto, terrapiattisti

Che io debba perdere tempo a scrivere, nel 2018, un post sul terrapiattismo è indice dei nostri tempi.
Credo sia arrivato il momento di un ulteriore downgrade e toglierci dai coglioni l’aggettivo “funzionale”, quando ci riferiamo al tipo di analfabetismo corrente.

Comunque, volevo tagliare la testa al toro circa la questione Terra piatta / sferica (semmai ce ne fosse una, ma ok) e suggerire una roba che risolverà ogni questione.

Fate una colletta, tutti voi terrapiattisti, pochi euro a testa. Scegliete una delegazione di voialtri, fidatissimi. Venti di voi, i più oltranzisti, credibili. Credibili per voi stessi. E noleggiate un pulmino. Ci salite e andate dritto, il più possibile via terra. Quando inizia l’oceano imbarcate il pulmino e proseguite via mare. E questo facendo guidare/timonare un terrapiattista fidato, così da non avere dubbi. Sempre dritto. Se avete ragione voi troverete le famose montagne alte 400 km. E magari pure i giganti, i lillipuziani, Paolo Brosio, tutto quello che pensate ci sia. Ci fotografate tutto, riprendete, quello che vi pare, e tornate indietro.
Se abbiamo ragione noi normali vi ritroverete al punto di partenza.
Sennò, sai che smacco ci dareste?
Mi pare facile, e anche abbastanza economico. Niente aerei, che possono ingannare (e pilotare un aereo è complicato). Tutto molto fattibile, no? Niente complotti, niente Sistema che ci frega: sarete voi stessi a vedere come stanno le cose. In un paio di mesi al massimo risolta la questione.
Ecco, perché non lo fate?
Ve lo dico?
Dai, lo sapete già.

Eravate macchiette da perculare senza volto, leggende metropolitane; ora siete persone tra noi, con figli, persone che si lasciano intervistare, che non temono il ridicolo perché rappresentano il ridicolo, gente che consuma il mio ossigeno.

Vai terrapiattista, organizza il pulmino, parti, fammi sapere.

Il bello della democrazia

“E’ IL BELLO DELLA DEMOCRAZIA”.

E’ quel che sentiamo sempre, specie quando ribattiamo a qualcuno che sta dicendo una cazzata.
“E’ LA MIA OPINIONE, VALE QUANTO LA TUA, SIAMO IN DEMOCRAZIA”.
Sì, ma la tua opinione è stupida: perché non vogliamo tenere conto di questa variabile fondamentale?

  • PER ME QUELLA CANZONE DI BATTIATO PARLA PROPRIO DI QUELLO CHE DICO IO!
  • Invece ti sbagli.
  • SIAMO IN DEMOCRAZIA, LA MIA OPINIONE VALE QUANTO LA TUA! CHI CREDI DI ESSERE?
  • Franco Battiato.

In un caso simile che dobbiamo pensare? Che il tizio veda in pericolo il suo diritto democratico a dire la sua?
A me pare che l’esercizio di tale diritto coincida con una pubblica autocrocifissione che sarebbe da evitare per lui in primis.
Franco Battiato, se vorrà, potrà pure rispondergli. Ma se dopo un po’ gli togliesse diritto di parola sarebbe davvero antidemocratico? Quando, il concetto di democrazia, ha tracimato ed è diventato dovere di accettare, ascoltare, discutere di qualunque cosa e con chiunque, anche contro le evidenze scientifiche, il buon senso, la realtà oggettiva?
Quando concetti come “la realtà oggettiva” sono diventati soggettivi?
E quando lo sono diventati al punto che le certezze scientifiche ora hanno lo stesso peso delle idee bislacche prive di supporto?
Ma soprattutto perché cazzo io Mozart, che parlo di musica, devo stare a rispondere a te, Eraldo Scannellini, piastrellista, che mi contesti a muso duro l’utilizzo di flauti nel mio concerto? Per democrazia?
Guarda, se invocassi altri pur elevatissimi concetti, come la pietà umana, ti darei anche ascolto, ma anche se esercitassi un diritto di critica misurato e se io vedessi in te delle competenze a supporto. Ma se critichi giusto per mostrarti, per far vedere di avere un’opinione, io ti sbatto fuori.

Senza arrivare al burionismo, io rivendico il mio diritto a non perdere il mio tempo con te, a non concederti spazio nei miei ambiti, a silenziare la tua voce quando diventa fastidiosa a casa mia.

Il bello della democrazia è altro, ed è morto da un pezzo. Ora viviamo l’era delle aberrazioni della democrazia e della parola “democrazia” estesa come un pezzo di caucciù che si deforma e della forma originaria non mantiene più nulla.

Da un pezzo trovo che il termine “democrazia” venga vissuto con un significato che non dovrebbe avere, vale a dire il dovere di essere ascoltati.

Io ho il diritto a dire la mia, ma mantengo anche il diritto a non ascoltare la tua. È democrazia.
Sui social questa cosa è impossibile: esprimo un pensiero e so già che dovrò sorbirmi delle farneticazioni, delle uscite dal mio tema, delle fantasticherie e delle critiche per cose che neppure ho mai detto.

Rivendico il mio democratico diritto a ritenerti un coglione, e dunque a non ascoltarti.

Perché oggi il diritto di parola è sentito come dovere di opporsi, di dire necessariamente qualcosa. E non importa se quel qualcosa non lo si è capito o se non lo si conosce. Lo si deve dire, spesso perché esprimersi è l’unico modo di dire al mondo: “EHI, ESISTO!”.

La democrazia come il selfie al concerto da mandare agli amici, convinti che ci invidieranno.

  • EHI, SIAMO IN DEMOCRAZIA, LASCIAMI DIRE CHE NON SONO D’ACCORDO CON LA TUA TEORIA!
  • Veramente non è una mia teoria.
  • E DI CHI E’?
  • Si chiama Legge di gravitazione universale, l’ha formulata Newton.
  • ECCOLO, IL SAPIENTONE!

Questo non è dialogo, è mortificazione dell’intelligenza, questa non è democrazia, è banalizzazione della dialettica.

Poter dire non significa dover dire. Non è obbligatorio mostrare i propri limiti: quella resta una facoltà, che conservi certo, ma a questa io rispondo col mio democraticissimo diritto a non ascoltarti, a toglierti voce, specie quando le tue idiozie inquinano un ambiente mio personale. E il mio social, la mia bacheca, il mio spazio, quello nel quale entro con nome utente (mio) e password, sono di mia pertinenza. Così come il mio blog. O il mio salotto. O la mia auto.
Per te è antidemocratico che io ti vieti di fumare dentro la mia macchina?
E di dire che la Terra è piatta sulla mia bacheca?
Guarda, ti aiuto: non è antidemocratico: è un mio personale atto di assistenza sociale. Evito che tu ti faccia da solo del male.

Qui, nei miei spazi, non vige la tua forma di democrazia, ma quella canonica, quella studiata a scuola. Trattasi di un generico diritto di opinione e parola, che però non è libero e assoluto ma sottostà a regole. Esattamente come ai tempi della polis. E io posso regolamentarla, revocarla, annullarla, perché l’ambiente fa la differenza.
Sovrano a casa mia.
Che poi è di moda, no?

Sempre più spesso assisto a imbarazzanti scambi tra chi mette sul tavolo fatti e teorie acclarate e chi ribatte con idee. Le idee. Che purtroppo hanno ancora un’accezione positiva, ma la perderanno presto.

  • E’ LA MIA IDEA, MI PERMETTI DI ESPRIMERLA?
  • Certo, ma sei tu che non ci fai una bella figura.
  • AH, SENTIAMO PERCHE’.
  • Perché affermi che l’uomo non è mai andato sulla Luna.
  • E TU COME FAI A ESSERE CERTO CHE INVECE CI E’ ANDATO?
  • Guarda, queste sono le evidenze scientif…
  • ECCOLO, IL SAPIENTONE!

Mortificare la realtà scientifica è un atto democratico? No, è puro esercizio dialettico. E il puro esercizio dialettico è una tua facoltà. Come il mio rispondere o non rispondere.

Commentate pure liberamente.

Se scrivete cazzate vi elimino, al solito, ma democraticamente <3

AntiQuark

Porca troia smettetela! Smettetela con questa cosa dei 370°!

In quella intervista ci sono prospettate situazioni gravissime! E voi a ridere e perculare i 370°! Ma che cazzo deve succedere ancora per farvi capire come si stia procedendo a razzo verso l’era dei trogloditi?

Voi siete quelli che perculano Trump per i capelli. Quelli che prendono Renzi e gli affiancano Mr. Bean. Quelli che di Berlusconi commentano solo le puttane. E i casini veri, i problemi veri, passano sempre sottotraccia, così facendo il gioco di questa gente che ci sta trascinando in un’era di antiscientismo catastrofica per voi e i vostri cazzo di figli (e la mia sola soddisfazione sarà vedervi preoccupati per quella cazzo di tossetta che non se ne va da tre settimane, “eppure le goccine omeopatiche gliele do”, bestia incolta).

E perché questa confusione? Perché la gente ha troppe informazioni, e non sa scremarle. C’è ridondanza, eccesso, sovraccarico di nozioni e antinozioni: la gente semplice non ha la capacità di filtrare questa overdose informativa, non riconosce l’autorevolezza delle fonti e dunque si affida a persone che ritiene competenti. Ma non hanno la capacità di capire chi competente lo sia davvero. E dunque a un certo punto vale tutto: chiunque si può aprire un sito su Blogger e chiamarlo “GuardateCosaCiNascononoMaNoiViDiciamoTutto.blogspot.com”. E via il fiorire di cialtroni che poi vanno in tv a promettere vita eterna se compri i loro integratori a soli 99,99 euro, beduini che impacchettano e vendono le erbette di campo appena colte da dietro il giardino pisciato dal cane, gentaglia che convaliderebbe ogni teoria di Lombroso se sapeste chi fosse Lombroso (se sapeste qualunque cazzo di cosa: mi sembra di vivere in un globale Milanese Imbruttito), che promettono cure capaci di cambiarti da Fassino a Ronaldo, da Bombolo a Michael Fassbender, sfaccendati che non avrebbero mai potuto trovare un lavoro vero e si sono inventati malocchi, tarocchi, Pistocchi.

La cosa dei 370° è irrilevante, e non è neppure indice di ignoranza, come la volete far passare: è niente! È l’unica cosa alla quale non occorre prestare attenzione in quel cazzo di minuto di puro oscurantismo.

Voi domani troverete in farmacia, accanto al medicinale salvavita, “l’oscillococcinum potenziato al pelo di culo di Yak e zenzero, come presentato in tv alla trasmissione QuelloCheNonCiDiconoAQuark”.

State ammazzando Piero Angela prima del suo tempo, che credevo infinito, e io vi odio, vi odio profondamente.

“Continuiamo così, facciamoci del male”

Sì, il titolo non è la citazione corretta della scena della foto

Un post circa il caricare le spese della sanità su chi abusa del proprio corpo ha creato polemiche (ma tu pensa) e misunderstanding (ma tu pensa). Credo di aver toccato un nervo scoperto, ma nessuna delle obiezioni ha colto nel segno.

In sintesi dicevo che se fumi come un turco, se introduci costantemente cibo-spazzatura nel tuo corpo, se non adotti quelle ordinarie precauzioni per tutelare la tua salute allora dovresti pagarti da solo il costo delle cure per le malattie che ti sei liberamente autoprocurato.

Immediatamente sono scese in campo le forze Camel-late tutrici della libertà di fumo, come se avessi chiesto di abolire le sigarette, ma soprattutto con un unico mono-argomento a ribattere la mia modesta visione delle cose: “I vizi sono la cosa bella della vita! Tu vuoi creare uno Stato Etico senza vizi! Tutto pulito edulcorato senza fumo senza carne senza alcool senza sale!“.

Poi qualcuno meno radicale ha un attimo di lucidità, e propone un: “Al massimo dovremmo ridurre gli eccessi, tipo impedire ai fumatori di farsi più di 10 sigarette al giorno“, con un effetto grottesco all’italiana del “contentino” che praticamente conferma la mia proposta, ma la democristianizza quel tanto per renderla tollerabile.

Gente è arrivata ad affermare: “A questo punto basta seghe e basta videogiochi pure. Si vive di lavoro e letto, e attento a cosa mangi perché potrebbe essere cancerogeno. Ma aspetta anche il lavoro causa stress, potrei stare male, meglio non lavorare“, con la solita estensione argomentativa necessaria a cercare di mandare tutto il ragionamento a puttane, ma senza alcuna possibilità di farlo dato che farsi le seghe e giocare non incide sulla salute se non in positivo (se videogiochi 24 ore al giorno non produci una mazza, sei sì un costo sociale ma te lo sconti tu con la tua povertà. Fino all’avvento del reddito di cittadinanza, certo). E se lo stress ti manda in ospedale, dato che lavorare non è un comportamento autolesionista ma una necessità umana, economica e sociale, certo che il servizio sanitario ti dovà curare, ci mancherebbe. Sull'”attento a cosa mangi” ovvio, ma di cosa stiamo parlando? Se l’OMS ti dice che un eccesso di carne rossa e insaccati è cancerogeno tu non ne puoi non tener conto. Se poi ti piacciono tanto ma certo che puoi mangiarli, ma ti paghi tu le cure se a colazione nel latte ci inzuppi il lardo di Colonnata.

Se guidi e sei ubriaco ti ritirano la patente e ti fanno una multa che vivaddio. Perché metti in pericolo tutti noi. È una “tassa” per un comportamento per nulla virtuoso, in grado di incidere, non solo economicamente, sulle vite di tutti noi.

È allucinante non capire tutto questo.

Ancora una volta si mostra quanta disonestà intellettuale covi l’uomo medio. Che si sforza con tutto se stesso di uscire dalla sua dissonanza cognitiva, che tutela i suoi interessi, il suo recintello, il suo portafogli, e prova in ogni modo a non sentirsi troppo idiota.
E come lo fa? Al solito costruendo risposte ad affermazioni mai fatte e successivamente puntando il dito verso altri colpevoli di danni creati da lui stesso.

Fumi? Ok, le sigarette costano parecchio, ma secondo me sempre poco: se accetti di pagare cinque euro per un pacchetto stai implicitamente accettando una tassa sulla tua salute: lo Stato carica quel costo con una parte (per me sempre troppo esigua) destinata a far cassa e mettere (parzialmente) mano ai casini di salute che ti stai procurando. Essendo il fumo un semplcie vizio, nulla più, se lo vuoi coltivare liberissimo (ehi, ho scritto “liberissimo”, non “vietatissimo”) ma ti accolli INTEGRALMENTE i costi di questo danno ECONOMICO (ehi, ho scritto “economico”, non “morale” o “etico”) alla società. Traduco per i trogloditi: sì, puoi fumare, sei libero.

Mangi cibi-spazzatura col 98% di grassi saturi e non hai patologie metaboliche particolari ma sei un dirigibile per tua pura scelta? Dato che è impossibile caricare di costi un cibo che per sua definizione è economico perché fatto con la merda, quando entri in un ospedale e il medico esclude patologie preesistenti (ehi, ho scritto che se le hai non rientri in queste esclusioni dal servizio sanitario) fa il suo referto e ti paghi lo sturaggio delle tue arterie incrostate da anni di patatine e maiale liquido. Traduco per i trogloditi: sì, puoi mangiare e bere, sei libero.

Ti piace per ragioni del tutto a me ignote (ma libertà assoluta di coltivare le tue passioni) saltare con la moto tra cerchi di fuoco e trampolini chiodati perché magari vuoi fare un filmato cazzone per i social e vincere il
Darwin Awards? Se ti spacchi le ossa sei tu a pagare per rimetterle insieme (ehi, sono motociclista anche io, se mi schianto contro una macchina arriva l’assicurazione e verifica chi abbia il torto e se sono stato io a fare cazzate non mi paga, ed è un sistema che abbiamo accettato tutti, mi pare). Traduco per i trogloditi: sì, puoi farti del male come vuoi, sei libero.

In fase di accertamenti medici semplicemente si valuta la patologia e se dalle analisi del sangue, tac, accertamenti e tutto, risulta che ti sei creato da solo il danno o hai contribuito in modo scientificamente accertato ad aumentarne probabilità e conseguenze, paghi in proporzione.

Certo che sarà un casino a livello pratico, ma la mia è una utopia allo stato attuale.

Ci sono già mille campagne che propongono comportamenti virtuosi, penso che questo farebbe parte di un processo che spinge naturalmente alla autoresponsabilizzazione. Questo non per insegnare a vivere a nessuno ma per non far scontare le spese a chi ha scelto uno stile di vita che minimizza l’impatto sui conti sociali.

Ripeto, se pagate tanto le sigarette già accettate questa logica.

State tranquilli, non mi devo candidare, è solo una mia idea di come uno Stato debba rientrare nelle spese che noialtri gli imponiamo.

Già la gente si ammala di suo, senza alcuna colpa, già la gente si schianta di suo, senza alcuna colpa, già la gente incide sui miei conti senza nessuna colpa. Proporre di tassare comportamenti che statisticamente, scientificamente, praticamente sono dannosi non ha nulla a che fare con l’etica.

Capisco, siamo in una società che premia chi trova modo per fregare il sistema, tipo la “Pace Fiscale”, che consente di pagare somme minime a fronte di evasioni epocali. Non siamo in una società che si cura troppo dei comportamenti virtuosi, lo capisco. Ma sforzatevi un minimo. Provate a fingere di essere civili, giusto cinque minuti, poi tornate alle vostre attività paleolitiche.

Io già pago in proporzione a quanto io incida sui servizi, in mille modi: pago una tassa maggiorata sui rifiuti, sulla base di parametri precisi, più inquino più pago. Pago una tassa se giro di più con la mia auto, tramite le accise della benzina (fino a che Salvini non le toglierà come promesso, certamente): meno giro, meno inquino, meno pago.

Denunciare una idea TUTTA ECONOMICA E PER NULLA DA STATO ETICO perché vi riconoscete in una delle situazioni che crea uscite pubbliche è incredibilmente infantile, è sempre privo di supporto argomentativo e mostra semplicemente uno dei mille modi di esprimere il vecchio concetto, caro a questa pagina, del: “Ahahah, mi piace quando prendi in giro una debolezza, purché non sia mia”.

A te, troglodita, che non hai letto tutto il pippone precedente perché troppo lungo, riassumo così: voglio vietare le sigarette, l’alcol e la fregna.

Tanto solo questo capiresti.

Dove sono le mie macchine volanti?

Da piccolo immaginavo gli anni duemila con una società evoluta, priva di problemi, con un grande governo mondiale pacificatore e illuminato, tutte le malattie curabili e benessere economico diffuso, macchine volanti e niente più D’Alema.

Invece mi ritrovo con un ritorno del morbillo, terrapiattisti, idea di disvalore della cultura, crisi economiche, logiche tribali, divisioni, odio sociale, ignoranza, diesel ovunque, ancora D’Alema.

Ero un bambino, un sognatore. Crescendo mi sono reso conto che non siamo tutti uguali, non abbiamo tutti le stesse capacità, le stesse sensibilità. Siamo diversi. Alcuni, molti, la stragrande maggioranza delle persone, non aiutano la società, non la spingono verso un miglioramento, sotto nessun settore. Anzi, la zavorrano. Pensate a quante risorse sprecate per curare i malati da malattie autoindotte, come fumo, alimentazione eccessiva.
Da bambino mi chiedevo perché uno si volesse fare del male da solo.
Oggi mi chiedo perché io debba pagare di tasca mia per curare l’enfisema che ti sei creato in piena autonomia.
Quei soldi potevano essere spostati sulla ricerca. Magari oggi avremmo il teletrasporto, come credevo da bambino, stupide e raglianti bestie da soma.

Mi sono disilluso, indurito. È colpa vostra. Ero un bambino bellissimo e con una intelligenza viva e fuori dal comune, mica come i figli di voialtri capre, che crescete a botte di Kinder e Coca Cola e (non) curate con l’omeopatia. Due rampe di scale e un bambino di otto anni può oggi avere un infarto. Noi facevamo i cento metri meglio di Bolt. Dio quanto parlo da anziano! 

Mi avete distrutto i sogni.

Per questo, quando mi danno del radical chic mi stanno solo sottovalutando: il mio non è snobismo, è reale e radicato senso di superiorità rispetto a chi ritengo vivere nel medioevo, rispetto a chi oggi mi costringe a vivere anch’io nel medioevo.

Disprezzare chi mi àncora a questa epoca di vuoto culturale è la mia personale forma di razzismo.

Me la coltivo, mi aiuta a stare meglio, è tutto ciò che mi rimane.