La preghiera omeopatica

Il Papa torna a pregare per la pace.
Se l’efficacia dei farmaci fosse simile a quella delle preghiere del Papa ci ritroveremmo gente inferocita in piazza, gridare allo scandalo e al complotto: “VERGOGNA! BIG VATICAN LUCRA SULLA NOSTRA PELLE E POI LE PREGHIERE MANCO CI GUARISCONO! I ROSARI CAUSANO AUTISMO! HANNO ALLONTANATO UN PRETE SOLO PERCHE’ HA OSATO DIRE CHE DIETRO LE PREGHIERE C’E’ UN ENORME GIRO DI SOLDI! QUANDO C’ERA LUI I CONCORDATI ARRIVAVANO IN ORARIO! NON SONO ATEO, MA…“.

Invece è tutto ok: tutti i Papi, dal primo all’ultimo, hanno sempre pregato per la pace, e niente, pace manco per cazzo.
E loro dovrebbero ricevere un occhio di riguardo lassù: se pregassi io che sono un balordo capirei pure che nessuno mi accontentasse. Ma il Papa…

Cosa ci insegna tutto questo?

Che la preghiera è omeopatica: sono solo parole pompose, confezionate bene per venderle come efficaci, ma sono efficaci solo nella misura in cui ci vuoi credere, ci distolgono da pratiche che invece sarebbero davvero valide facendoci perdere tempo e denaro.

E allora perché continuiamo a pregare chiedendo questo e quello?

Per lo stesso motivo per cui usiamo l’omeopatia: speriamo che qualcosa accada, che ci sia qualcosa che non conosciamo che agirà sulla nostra vita agevolandocela senza sforzo, fidandoci di chi ci assicura che funzionerà.

Che poi è lo stesso che da tutto questo ci guadagna.

Chi non crede all’omeopatia non è figlio di Maria

Ho deciso di vivere l’intera mia esistenza improntandola a principi omeopatici.

Mi sveglio la mattina e faccio colazione con una soluzione di succo di arancia diluita in acqua (una parte su milione; su dieci milioni, se sono raffreddato) e tre granuli di biscotti 9 CH. Questo mi sta facendo perdere rapidamente peso, rendendo anche più leggere le mie ossa, che incideranno sulla crosta terrestre per una percentuale ancor più infinitesimale, aumentando dunque il mio potere sui movimenti tettonici (mi sembra già di poter controllare col terzo occhio la deriva dell’intera placca euroasiatica).

Sfoglio il giornale leggendo una parola e fissando poi un foglio bianco per dieci minuti, poi altra parola. Il tempo totale di lettura di Repubblica in questo modo raggiunge il kalpa.

Prima di uscire curo il mio pesce rosso, Avogadro, che ho messo nella sua boccia di vetro, immergendo poi il tutto nel fiume. Nel 1992 gli diedi del cibo (sedici quark di bigattini): credo tra una decina d’anni sarà ora di dargliene ancora (adoro viziarlo).

Evito di prendere l’automobile perché non parte mai: sarà la soluzione acquosa a base di una goccia di benzina per miliardo che crea qualche problema (ricordarsi di acquistare la prima auto omeopatica in commercio appena uscirà). Nel frattempo dovrò sperimentare un diverso processo di succussione del principio attivo oppure prendere autobus omeopatici, ma anche questi si fanno attendere: l’altra volta mi sono messo alla fermata, armato di santa pazienza, ma non è mai passato, il numero 00000000000000000000000000000000000000000000001.

Mi reco al lavoro, dove resto per le mie otto ore ma concretamente faccio qualcosa solo otto secondi ogni mezza giornata: per il resto mi limito a fissare la parete di fronte. Il mio capo non è contento di questo perché è un tradizionalista. Sicuramente è uno di quelli che quando ha un’infezione si riempie di porcherie medicinali, invece di accarezzare una fotocopia di una foglia di aloe.

Penso comunque di essere molto efficiente al lavoro; non uso neppure un computer: quando devo prendere appunti li detto a un bicchiere, e tutto resta fissato là, per il noto effetto memoria dell’acqua. Certo, è ancora difficile poi estrarre queste informazioni dal bicchiere, ma questo perché sono ancora agli inizi con l’omeopatia. Credo di saperne una parte su centomila. Sono ancora lontanissimo dal padroneggiare la materia come chi ne sa una parte su un miliardo.

Quando ho tempo libero mi piace andare al cinema: adoro film nei quali capisci qualcosa nei primi dieci secondi, quelli in cui fisso lo schermo prima di mettere il cestello del popcorn in testa fino alla fine del film.

Mi piace anche scrivere poesie, questa l’ultima che ho creato:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il cielo”.

L’ho dedicata a mio fratello, malato di cancro al pancreas. Si stava ammazzando con la chemio e la radioterapia. Per fortuna l’ho portato via da quell’ospedale. Adesso ci penso io a lui: gli inietto 5 granuli ogni 2-3 ore di Ferrum phosphoricum 9 CH, 3 granuli di Belladonna 7 CH, zucchero e metastasi in granuli, in modo da attivare la sua autoguarigione. Mi pare risponda bene: sono tre giorni che non si lamenta più. Pare dormire serenamente. Penso di lasciarlo riposare così altri sei-otto anni.

E poi, vi confesso che anche io ho i miei vizi: quando è disponibile Ivana, faccio una capatina sulla Bonifica, dove lavora: con tremila euro mi guarda la patta dalla distanza di sedici metri.

Provo una parte di orgasmo su milione.