Boicotta una processione, svilisci una tradizione

Da quel che ho capito gli etruschi si sono estinti perché sapevano solo fare ‘sti cazzo di vasi

L’Egitto dei faraoni, molto prima di El Shaarawy. Il grande Impero Romano, che si estendeva già duemila anni fa ben al di là del Grande Raccordo Anulare. La Mesopotamia, la terra in mezzo a due ippopotami. E la cultura greca che inventò la democrazia ed il sistema più rapido per distruggerla. E gli Etruschi coi loro vasi kitch. L’impero Ottomano e le battute sulle otto mani. Che leggereste se questa fosse la pagina di Ezio Greggio.

Cosa resta di tutta quella potenza?
Secondo lo storico Franz F. Reichstrausen: “Una beneamata mazza”.
Ed è uno che ha studiato.

Cos’hanno in comune queste terre? Mi pare abbastanza evidente: la presenza di una forte impronta storico-religiosa sul territorio. Civiltà antichissime, tradizioni radicate, cattolicesimo, ortodossia, islamismo, etruschità*.
*Quando alle medie abbiamo fatto gli etruschi ero assente.

Le terre giovani e pagane invece, quelle prive di storia, lontane dagli influssi delle Inquisizioni, dalle montagne che vanno e vengono, dalle etruschità**, quelle, vivono adesso il loro momento di massimo splendore, magari non economico ma quanto a diritti civili non ce n’è per nessuno.
**E’ che ho proprio saltato tutta la settimana.

Pensate alla Danimarca e alla tassazione della prostituzione legale. Ora spostatevi sull’Afghanistan dove, se sei donna, hai da vestirti da abat-jour. E pure demodè.

Scandinavia, Australia, Stati Uniti. Non contavano un cazzo in passato. Alcune manco erano state scoperte. No, non venitemi a parlare degli indiani, dai, ché si sa che fine hanno fatto, alcolizzati del cazzo. O dei vichinghi, omaccioni con la seconda elementare vestiti da mandriani gay.
Queste terre non scontano il peso del passato. Hanno potuto impostare la loro civilizzazione su basi nuove, senza portarsi appresso balorde tradizioni, spesso incatramate di religiosità barocca, frustrante, penalizzante circa ogni innovazione e progresso.

Ricordiamoci Galileo e il suo dover abiurare le sue scoperte scientifiche in nome di un sistema tolemaico immutato ed immutabile. In effetti ora che ci penso, che uomo senza coglioni.

Noi ci portiamo dietro secoli di fasti, di Sacri Romani Imperi e ricordi d’onorevoli vestigia, qualunque cosa ciò voglia dire. Continuiamo a cazzeggiare sul campanilismo e a ritenere Pisa diversa da Livorno e i pisani diversi dai livornesi. E a crederci. E a sprecare risorse mentali dietro queste cazzate. E ad organizzare i palii delle contrade, le processioni di sant’Agenore crocifisso, impanato e fritto, i Serpari di Cocullo, Sa Carrela ‘e nanti di Santu Lussurgiu, la congiura dei Baroni di Montorio al Vomano, il Carnevale della Zucca di Moneglia, la Giostra Normanna di San Marco Argentano, il Torneo degli Otto Castelli di Rocca delle Caminate, Ponte ponente ponte pi tappe tappe rugia.

E consideriamo tutto questo come “patrimonio”. Con orgoglio anche.
Un patrimonio legato ad un qualcosa a cui diamo valore per il solo fatto di rappresentare qualcosa che esisteva tanto tempo fa.

Se questa è la logica la mia auto vale già parecchio.

Non oso immaginare mia nonna.

Che senso ha?
Perché una cosa che faceva gente morta e sepolta dovrebbe avere per me un valore?
Le radici?
Ti sembro una betulla?
Io sono una persona. Nasco, vivo, muoio sola. Il mio corredo genetico è solo quello che posso fisicamente tramandare. Non tramando dei colori sociali. Non tramando una bandiera. Non tramando un cavallo che corre fino a sfinirsi appresso ad un coniglio meccanico.
Quel cavallo non mi rappresenta.
Magari il coniglio meccanico.

 

– Ehi, vi abbiamo fatto il culo!
– Ma se avete dopato il cavallo, facile così!
– Sempre scuse… intanto ve l’abbiamo messo nel culo quest’anno.
– L’anno prossimo toccherà a noi inculare voi.
– Scusate, una domanda.
– Dica.
– Mi trovate il punto di contatto tra un cavallo che corre e i vostri rapporti anali?
– Eh?
– A meno che non vi inculi un cavallo che prende la rincorsa, dico.
– Cazzo dici?
– Niente, viva il Bruco!
– Viva!

Lo so, è difficile azzerare certe logiche nelle quali siamo immersi fin da piccoli, quando ci portavano alla processione della Madonna dei Sette Dolori e delle Lacrime di Vetro e delle Mille Atrocità Patite Che Non Puoi Capire Bestia Che Sei, Santa Vergine Maria, figlia e madre e sorella e comare di Dio. O quando si stava in piazza ad applaudire gli sbandieratori e dopo tre-minuti-tre ne avevo le palline piene di quelle bandiere che venivano lanciate in aria e riprese, lanciate in aria e riprese, lanciate in aria e riprese.
Oggi sono abituato ai filmati stile Le Iene: ogni singolo respiro, tentennamento, pausa, inflessione viene accuratamente segata per dare senso del ritmo e non tediare lo spettatore. Ho un approccio digitale alla realtà, non più a 33 giri, dai.
E dovrei stare in fila con duecento vecchie dai capelli turchini con una fiaccola di carta in mano, ore, a ripetere l’Avemmariapienadigrazia mentre otto balordi che hanno faticato a diplomarsi presso un istituto privato gestito da esosissime monache tengono su un trabiccolo con un pezzo di legno vagamente a forma di Avemmariapienadigrazia? La processione? Ma ditemi dove si arriva e vi aspetto là, semmai.

E’ cultura o solo un rito pesante ed inutile, buono solo per far fare due foto con Instagram a turisti arrivati là per una gita fuori porta a base di porchetta?

Perché confondiamo la cultura con il vecchiume? Se questa è la logica allora Malgioglio tra poco sarà cultura.

Sì, lo è già.

– Sei un cazzo di arido. Ma non senti il valore della tradizione?
– Sincero?
– Sincero.
– No.
– Guarda che sono queste le cose che ci rendono diversi dalle bestie.
– Pensavo la ragione.
– Sono queste le cose che è importante tramandare ai figli.
– Pensavo il senso civico.
– Sono queste le cose che danno un senso alla vita.
– Pensavo la figa.

Il campanilismo è il vero male italico. Qua ci si strasbatte per preservare tradizioni secolari al solo fine di… preservare tradizioni secolari.
E se si lasciassero morire, tout court? Cosa accadrebbe? Davvero il nostro quotidiano ne risentirebbe? Nessuno saprebbe più cosa fare senza il Palio di Ronciglione? Siete certi di non riuscire a trovare comunque rime adeguate?

Anzi, il Palio di Siena. Fermatevi un attimo a riflettere: non riuscite davvero a vedere nel Palio di Siena una assoluta vicinanza con le logiche Ultrà? Le contrade, le casacche, i gruppi che si sfottono e a volte arrivano alle mazzate, il ritenere la propria contrada migliore delle altre per il solo fatto di esserci nati?
Non c’è una patetica sbruffoneria in tutto ciò?
Perché questo dovrebbe avere più valore di una dozzina di ubriachi che si pesta sulle tribune di uno stadio, in nome di una fede calcistica?
Perché la Tartuca è più vecchia della Lazio?
Forse, ma gioca peggio.

Ma la domanda vera e propria è: ma cosa cazzo ve ne frega se un cavallo con su uno bardato di rosso arriva un metro dietro un altro con su uno bardato di giallo?

Dai, pensateci.
No, davvero, fatelo. Prendetevi 15 secondi: cosa cazzo ve ne frega se un cavallo con su uno bardato di rosso arriva un metro dietro un altro con su uno bardato di giallo?



Un cavallo con su uno bardato di rosso…
Un cavallo con su uno bardato di giallo…



Visto?
Ma è o no una cazzata incredibile?
Lo sapete che mentre state appresso a queste cose in Finlandia un bambino trova posto in un asilo pubblico senza doversi raccomandare e pagare un centesimo?
Certo, fa un cazzo di freddo.

Non vi siete rotti le palle di gente che esalta la propria regione, provincia, città, quartiere, condominio, scala, interno e parla di “orgoglio di appartenervi”? Che poi è la stessa gente che sarebbe stata orgogliosa di appartenere a qualunque cazzo di altro posto al mondo, magari pure Cosenza.

– Io sono sardo. La Sardegna è una grande terra.
– E la Basilicata?
– Eh?
– La Basilicata.
– Boh, cazzo ne so. Ma vuoi mettere La Basilicata con la Sardegna?
– Quanto a cosa?
– Ma non lo so, a qualunque cosa. La storia, per esempio.
– Certo, hanno storie diverse. Ma perché la Sardegna è meglio della Basilicata?
– Ma che domande, è evidente che sia così.
– Dimmi un motivo.
– Ma la Sardegna è la Sardegna.
– Ah, ok.
– Capisci finalmente?
– Sì, ora sì. E’ che pensavo…
– A cosa.
– Al Molise.
– Ma vuoi mettere il Molise con…
– Nono, sul Molise poi è evidente.

Qualunque posto ha una storia, forse persino il Molise (ma qua andrebbe approfondito).

E allora? Quella storia cosa mi porta, a livello culturale personale? Ho dei geni migliori? Sono predisposto a correre i cento metri meglio di un giamaicano?
Ecco, quello ha senso: patrimonio genetico. Se fossi nato a Kingston sarei probabilmente un velocista. O una memoria USB.
Ma tutto questo non c’entra una minchia con le tradizioni. Quello è corredo genetico, quelle sono diversità che contano. Un pisano e un livornese? Un pescarese e un chietino? Sono meno di venti km cristosanto, venti km! Cosa accade in 20 km?
(Però i chietini sono veramente diversi eh. Ma questa è un’eccezione).

Ma non vi pare che valorizzare queste inesistenti diversità porti comunque a conferire valore proprio al concetto che poi cerchiamo di estirpare, vale a dire mantenere alto il muro delle diversità?
Il negro galleggia male, si muove bene e ce l’ha più grosso, al netto di ogni luogo comune. Mediamente eh.
Queste sono le reali differenze. Ma sono genetiche, fisiche. Queste sì da valorizzare.
Che qui si festeggi da duemila anni la Vergine Immacolata non mi porta un cazzo a livello culturale. E’ una tradizione. E non necessariamente tradizione è cultura. A volte è e resta solo tradizione. Pallosa anche.
C’è molta più cultura in “The Velvet Underground & Nico” che nella Processione dei Misteri a Campobasso. Che cazzo di mistero può esserci a Campobasso oltre quello che spinge a viverci?

Vogliamo provare ad abbandonare il peso di questo inutile carrozzone fatto di provincialismo, localismo, roccafortismo e provare a svecchiare noi stessi a partire da quello che ci circonda? Io ho fatto già qualcosa, abbandonando mio suocero in un ospizio. E voi? Volete cominciare o no da qualche parte? Fottetevene della festa del patrono. Boicottate il Palio di Salcazzo e la Sfilata dei Sucaminchia. Andatevene in montagna, al mare, a puttane (giovani però: spendete per una volta, cristodiddio), a fare una passeggiata o anche solo statevene a casa. Tutti insieme possiamo seppellire quest’Italietta di centurie e coorti, di Elmi di Scipio e siam pronti alla morte. E provare ad entrare nella parte civile d’Europa.

L’alternativa? Scoprire un nuovo continente, Io sarei orgoglioso, oggi, di vivere in una terra appena scoperta. Senza il peso di una storia che ti soffoca, che non ti lascia crescere liberamente. Un nuovo continente, una Atlantide che emergesse adesso, al largo delle Baleari.
Sarei il primo a colonizzarla.

Mi sa che ci organizzerei un palio.