7 Maggio 2010

venerdì, maggio 07, 2010

C’è una Maserati che ti ama.

Da bambino ho frequentato sia asilo che elementari da suore. Andavo regolarmente in chiesa, ho anche cantato nel coro qualche volta. Per tre anni poi sono andato in campeggio con la parrocchia, accompagnato da diversi preti.
Per mia esperienza personale posso affermare che mai ho ricevuto attenzioni particolari da bambino, mai.
Anche per questo, oggi, non  ho deviazioni sessuali: non sono pedofilo, necrofilo, idrofilo.
Sono stato fortunato, io. Come me la maggior parte dei bambini, certo: mica tutti vengono molestati!
Ma.
Dal 1950 al 2002 4.392 sacerdoti americani (su oltre 109.000) sono stati accusati di relazioni sessuali con minorenni.
E questa è la punta dell’iceberg. Si comprende facilmente come le cifre del non emerso siano spaventose.
Il problema è serio e presenta risvolti gravissimi: un bambino sessualmente molestato sviluppa maggior propensione ad acquisire deviazioni sessuali a sua volta.

Detto questo: perchè rischiare? Perchè mandarlo in parrocchia?
Voglio dire, tu manderesti tuo figlio in una palude, dicendogli “figlio mio, vai tranquillo: hai solo il 15% di perdere una gamba a causa di un coccodrillo. E solamente nel 5% dei casi diventerai coccodrillo a tua volta“.
[Eviterei questa seconda parte: il bambino potrebbe trovare allettante diventare coccodrillo].
Se il vantaggio fosse evidente si potrebbe anche pensare di correre il rischio.
Figlio mio, sai che se vai nella palude potresti essere azzannato da un feroce coccodrillo. E anche perdere la vita. Ma potresti trovare anche una fiammante Maserati Granturismo nel bel mezzo di un profondo acquitrino. Dunque secondo me sarebbe bene che andassi“.
E perchè nun ce vai te?
1) Cosa me ne faccio di una Maserati Granturismo se non ho nemmeno la patente?
2) Quella Maserati sarà inservibile, se è in un profondo acquitrino
3) Ma SEI SICURO CI SIA POI UNA MASERATI? L’HAI VISTA?

Perchè è questo un ulteriore problema: nessuno l’ha mai vista, ‘sta cazzo di Maserati. Nessuno.
Certo, si dice ci sia, quattro piloti ne raccontano da anni in quattro libri diversi. E qualcuno conserva anche il suo telo di copertura. Sul quale è rimasta impressa la sua immagine. Questo si dice.
Ogni tanto un Arbre Magique lacrima sangue – qualcuno racconta. Ma manco questo ho mai visto.
Ma tanta gente ci crede. Sarà vero allora.
Oddio, tanta gente credeva pure a Giove e Apollo. Che ora non ricordo cosa fossero. Forse vecchi modelli di Lamborghini.

In soldoni, nessuno davvero mi ha mai saputo dimostrare l’esistenza di questa Maserati.
E comunque, il rischio di perdere una gamba è troppo alto per inseguire una fantasia.
Ma la decisione la si dovrebbe prendere con molta serenità nel momento in cui si acquisisce risposta alle domande:
“Papà, ti pare ragionevole che ci sia una Maserati in un acquitrino?”
“No figliolo, ma così ci dicono”.
“Papà, vale la pena farsi il culo, rovinandosi questa già misera vita, per cercare una cosa che nessuno ha mai visto?”
“No figliolo, ma così ci dicono”.
“Papà, tu che sei mio padre e che dunque mi ami, e possiedi la Maserati, la metteresti in un acquitrino in mezzo ai coccodrilli?”
“No figliolo, io te la darei immediatamente, ora, qui”.
“Papà, quanti sono tornati con la Maserati Granturismo finora?”
“Nessuno figliolo. Nessuno”.

3 Maggio 2010

Corsi e rimorsi storici

1939

Hitler invade la Polonia.

Gli sforzi dei polacchi nel resistere all’avanzata dei carrarmati tedeschi si riducono ad un cattivo lavaggio dei loro finestrini.

L’URSS attacca la Finlandia per semplice invidia dei loro denti bianchissimi.

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1940

Le truppe tedesche attaccano i Paesi Bassi e il Belgio e da qui entrano in Francia, dimostrando che il TOMTOM non era ancora stato inventato.

L’Italia entra in guerra: Genova viene bombardata dall’aviazione britannica e francese. La Marina Militare risponde all’attacco ma le bombe di profondità non sembrano efficaci.

Parigi viene occupata dai tedeschi. Drammatiche scene di una Parigi devastata da omaccioni biondi con calzino corto sotto il sandalo.

Hitler tenta di conquistare l’Inghilterra con incursioni aeree notturne sui cieli di Londra ma la Luftwaffe non riesce nell’intento. L’obiettivo di fiaccare il morale inglese colpendo direttamente la popolazione civile con bombardamento di wurstel e crauti non aumenta a sufficienza il colesterolo nei londinesi e permette agli inglesi il contrattacco con fish and chips.

L’Italia attacca la Grecia ma fallisce l’obiettivo e si ritrova in Albania. Già che c’è acquista delle Mercedes rubate proprio in Italia.

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1941

Hitler conquista i Balcani con una guerra lampo. Mussolini ha un ruolo fondamentale nella vicenda: sale sul carro del vincitore già qualche giorno prima.

Comincia l’Operazione “Barbarossa”: Hitler attacca la Russia, perdendo quasi un milione di uomini. I russi invece ne perdono 4 milioni e mezzo. Ma vincono. Polemiche: viene richiesto il riconteggio delle schede.

L’Italia continua a fornire il suo vitale contributo alla causa dell’Asse con numerose vittime su ogni fronte.

Sottomarini tedeschi contro navi da rifornimento americane nell’Atlantico. Alla lunga gli U-boot tedeschi vengono sconfitti dagli esorbitanti costi dei tagliandi.

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1942

Controffensiva invernale sovietica: i russi ricacciano indietro le truppe tedesche. A palle di neve sono micidiali.

Gli Stati Uniti entrano in guerra. Nonostante il petrolio lo dovessero mettere e non prendere.

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1943

La Russia si riprende le città occupate dai tedeschi, Stalingrado in primis. Le truppe tedesche vengono ricacciate indietro, così come le italiane. Queste ultime, male equipaggiate, non riescono a dare un contributo decisivo all’avanzata sovietica, per via di armamenti non all’altezza e tecnologicamente superati. Ma era evidente che lanciare sui carri armati russi dei mandolini, per giunta scarichi, fosse una strategia suicida.

Anche sul fronte africano gli alleati guadagnano territori. E viene ripresa anche la Sicilia. La Lega Nord non esiste ancora ma già caca il cazzo e minaccia secessioni.

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1944

L’armata sovietica si riprende anche l’Ucraina. Il bisogno di nuove badanti si era fatto insostenibile.

Sbarco in Normandia e liberazione della Francia: gli americani, con un attacco a sorpresa, penetrano nelle linee tedesche a nord della Francia. Gl’avevan detto che là, il petrolio, c’era. Quando scoprono che così non è, sparano a tutti, distruggendo le truppe tedesche preposte al controllo. Nobel per la pace a Obama, che non si sa ancora chi sia.

Gli Alleati liberano Roma dall’occupazione nazista. La popolazione accoglie con balli e canti i militari. Un po’ come fece quando fu occupata da quegli altri.

Quando ogni speranza sembrava essere caduta, colpo di coda delle truppe tedesche che organizzano una potente controffensiva, con la quale riescono a rientrare in possesso, se non di tutto, almeno dell’Oktoberfest.

Gli Alleati avanzano ma vengono respinti sulla linea gotica. Riescono però a conquistare Rimini. Volevano assolutamente il Cocoricò.

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1945

I russi entrano a Berlino e pongono la fine del Terzo Reich. Hitler si suicida il 30 aprile, ed ora vive in Brasile.

Mussolini viene fucilato e appeso a testa in giù in Piazzale Loreto. La cosa non lo fa comunque desistere dal lanciare farneticanti proclami.

Truman decide di attaccare il Giappone: “non fate troppi danni, ragazzi, solo per intimidirli. Basteranno due bombette” – pare che disse.

L’Italia esulta. Convinta di aver, se non vinto, almeno pareggiato la guerra.

Aprile 2010

venerdì, aprile 30, 2010

Insomnia

Certe notti (Ligabue non c’entra, non mi intendo di arte naif) dormo poco, pochissimo, praticamente niente.

E quando capita, al mattino sto ancora ancora bene, ma col passare delle ore parlo coi folletti. Pure quelli che aspirano.

Mi capita di vivere un’allucinazione continua, come se avessi leccato una rana ed i suoi tortellini.

Non riesco neppure a pensare in italiano corretto: mi perdo molti avverbi e praticamente tutte le frasi si compongono di al massimo 5 parole, tipo “io no fatto quello tu dici”, oppure “No spesa, no adesso. Dopo.”.

Anche i sensi sono deviati: non sento odori oppure questi sono amplificati e comunque tutto è immerso in un sottofondo di brodo di mensa universitaria. I suoni sono soffusi e c’è un’eco di base tipo arpa ma suonata da Marilyn Manson quando non caca da tre giorni.

E sto incazzato, incazzatissimo con tutto e con tutti. Ma non ho forze per esternare questo mio stato alterato. E allora penso fumetti con asterischi e girandole come Gambadilegno quando lo prendeva in culo da Topolino. L’altra volta ero in macchina e uno mi ha tagliato la strada: gli ho detto “percentuale cancelletto parentesi quadra!”. Lui si è comunque risentito per il tono (secondo me si è offeso particolarmente per il cancelletto) ed io sono stato contento.

Poi magari arrivo a casa, stremato, mi butto sul letto e non mi addormento: svengo direttamente con gli occhi aperti.

Il mattino dopo sembro un Gollum con due mestruazioni al posto delle pupille.

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mercoledì, aprile 28, 2010

Secondo uno studio americano… primo uno francese.

Secondo uno studio americano le donne sarebbero attratte dalla mascella di un uomo, dalle sue labbra ed in genere dalla parte inferiore del viso. Che credo comprenda anche un metro sotto.

Voglio dire, tu puoi anche avere la testa di un alieno, le ruote al posto delle gambe o essere Buttiglione, non importa: l’importante è la mascella.

La prima cosa che ho fatto è stata andare a vedermi allo specchio. L’impatto è stato subito confortante: avevo una mascella.

Secondo: la mascella si trovava davvero al suo posto. Voglio dire, non sono stato a cercarla sotto gli avambracci o nella cassetta della posta, no: era proprio là dove piace alle donne.

In ultimo: c’erano anche le labbra. Ed entrambe.

(Considero a questo punto un semplice plus non essere Buttiglione, non ne faccio più motivo di espresso vanto con il prossimo).

Armato di queste nuove sicurezze esco in strada sfoggiando tutto l’armamentario che lo studio americano riteneva sufficiente a farmi fare strage di femmine: mascella e labbra.

Per l’occasione non indosso il solito passamontagna (al quale avevo cominciato ad imputare le reali ragioni del mio insuccesso con l’altro sesso: eppure era così comodo… Oddio, d’estate qualche problemino lo dava, ma era in banca che ogni volte mi facevano storie).

Uscito con la sicumera di chi ha una mascella e delle labbra al posto giusto mi aspetto di dover allontanare a forza lo sciame di femmine che di lì a poco avrebbe rallegrato la mia giornata.

Invece.

Nessuna pare invece accorgersi della mia mascella.

All’inizio ho pensato dipendesse dal fatto che non conoscevano la ricerca.

Decido così di aprire un banchetto informativo: distribuisco depliant con i risultati di quello studio, allegando una foto della mia mascella.

Pensavo che l’informazione corretta avrebbe prodotto i risultati sperati. Ma ancora, più che una multa per occupazione non autorizzata di suolo pubblico non ottengo.

Cosa stavo sbagliando?

Eppure quello della foto della ricerca americana aveva una mascella nella mia stessa posizione, labbra più o meno uguali…

Comincia così a montare una depressione che mi porta a rivolgermi ad uno psicologo:

– Buongiorno

– Buongiorno dottore, ho un problema con la mia mascella

– In che senso?

– Nel senso che non va bene.

– Non va bene?

– No, non va bene.

– Le dà problemi di masticazione?

– No. Di donne.

– Mi spieghi.
E inizio il mio breve racconto fatto di frustrazioni e tentativi senza risultati.

– Il suo problema non è nella mascella.

– No?

– No. E’ nella testa.

– Nella testa?

– Già. Dobbiamo intervenire su quella, non sulla mascella.

– Va bene. Ma è uscito un altro studio che dice che alle donne piace una certa forma della testa e quella cosa della mascella non vale più?

– No. Alle donne piace un uomo sicuro di sè.

– Ma io sono sicuro di me.

– Ne è sicuro?

– No.
Insomma, quel giorno inizio la mia terapia sulla sicurezza, l’autostima e cose così.

Dopo sei mesi sono un altro.

Completamente diverso.

Mi sono sottoposto ad un maxillo facciale.

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martedì, aprile 27, 2010

Dello xenofobo e di altri strumenti musicali

Un razzista lo riconosci perchè quando parla di xenofobia inizia con: “Sia chiaro, io non sono razzista, però…”.

E’ come se uno che va comprare una lavatrice dicesse al commesso: “Sia chiaro, a me non serve una lavatrice, però…”. Al commesso interessa?

Tu stai dimostrando di volerla, la lavatrice. Stai dando seguito ad un tuo pensiero. Con fatti concreti. E dire che la lavatrice non ti serve non porta nulla se non far pensare che tu non abbia le palle per dire le cose come stanno davvero. O per fare il bucato. Sono i fatti a smentirti. Zozzo che non sei altro.

Dunque.

Sono uscito l’altra sera per il solito giro. Io non sono razzista, però il mio quartiere è pieno di negri.

Siccome questi si son fatti furbi, adesso tendono a rimanere chiusi in casa. Non trovandone abbiamo ripiegato sui barboni.

Io non sono razzista, però i barboni vanno cacciati a pedate in culo o bruciati vivi – meglio.

Ne abbiamo trovato uno dietro la stazione, avvolto nei cartoni. Subito ci siamo guardati in faccia per capire chi volesse appiccare il fuoco. La nostra è una comitiva che si ritrova da anni e c’è un bellissimo clima goliardico, ma anche tanta stima reciproca, per cui ogni volta è tutto un “Dai, questo brucialo tu…”… “Dai, l’hai visto prima tu…”…”Sicuro? Posso posso?”… “Ma certo!” “Grazie, il prossimo è tutto tuo…”.

Insomma, Fausto ha insistito per lasciarmi il primo della serata.

Ho tirato fuori lo zippo con la croce celtica (regalino di mia moglie… ha un gusto per queste cose…) e gli ho messo fuoco.

Del resto, ubriachi come sono, prendono con una facilità incredibile: potenza dell’alcol.

Se non fosse stato per le bastonate di accompagnamento sarebbe pure riuscito a raggiungere la fontana, che culo ad aver portato le mazze da baseball!

La sera era ancora giovane e abbiamo pensato di dare una reale svolta alla stessa cercando mignotte nigeriane.

Io non sono razzista, però se ne andassero a fare le zoccole a casa loro.

Dopo averle fatte divertire un po’ (eh, si divertono, si divertono) ne abbiamo messe un paio nel bagagliaio. Non ci stavano all’inizio, poi abbiamo pensato che non era necessario trasportarle intere.

[NOTA: Il fiume comincia a deviare il corso: dobbiamo trovare un altro punto di scarico].

Eravamo troppo stanchi per le roulotte degli zingari ma Renato ha comunque voluto tirare la molotov che sua moglie aveva così amorevolmente preparato con le sue manine (è bello quando una donna pensa a te).

Io non sono razzista però gli zingari proprio non li sopporto.

Tutto sommato è stata una bella serata, in compagnia.

La cosa più bella? Tornare a casa e vedere la tua donna che ti aspetta sveglia: leggeva l’ultimo libro di Calderoli (quella donna è un’intellettuale: io tutte quelle figure non le capisco).

No, io non sono razzista.

Però.

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lunedì, aprile 26, 2010

Del grottesco e dell’arabesco

Sono venuto in possesso – non sto a spiegare come – di un libro antichissimo, che tratta di antiche e spaventose credenze locali. Ce ne sono di ogni cultura e Paese: orientali, europee, africane – le più terrificanti. Sono stato sempre appassionato del genere ma stavolta mi si gela il sangue solo nell’aprirlo.

Sì, siamo nel terzo millennio, la tecnologia e tutto ma come si fa a restare impassibili di fronte a certe cose?

Poi sono convinto che se una credenza è diffusa da tanto tempo, con la gente che continua a parlarne, qualcosa di solido sotto sotto ci sarà.

Insomma, sono affascinato e spaventato dalle credenze.

Ma un po’ tutti i mobili di cucina mi hanno sempre fatto venire i brividi.

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venerdì, aprile 23, 2010

Riflessioni sulle ultime…

Ue: sì alle colture Ogm

Per l’approvazione, decisivo il voto favorevole delle stesse colture.

Ue: sì alle colture Ogm

“Nessun pericolo per la salute e nessuna mostruosità della natura”, dichiarano le pannocchie.

La ricerca ci regala la prima rivista porno per non vedenti.

Che poi son quelli che già le usavano troppo da giovani.

La montalcini compie 101 anni e seppellirà tutti. Con la ricerca italiana è già andata.

Per esser certi dell’età della Montalcini è stato necessario invecchiare il carbonio 14 in botti di rovere.

La montalcini mostra i primi scritti da lei pubblicati da ragazza. I papiri sono conservati benissimo.

Infami accuse al governo di tagliare i fondi alla ricerca. Era semplicemente una voce del bilancio che nessuno riusciva a comprendere.

La rete è importante per i ricercatori italiani. Fate voi gli equilibristi senza!

I recenti fatti del vulcano islandese hanno fatto tornare alla ribalta l’importanza della ricerca anche per scongiurare gli eventi naturali. Speranze vane riguardo gli interventi dal vivo di Gasparri.

Fuga di cervelli in Italia. La Gelmini è causa o dimostrazione?

Al Gran Sasso si studia la astrofisica particellare. Quando Gasparri ha fatto visita alla struttura gli hanno detto che facevano fare bumbum ai sassolini .

Le donne risultano svntaggiate nel raggiungere posizioni di vertice nella ricerca. Forse è il tempo che perdono nel parcheggiare.

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giovedì, aprile 22, 2010

L’agnello di Dio. O il canguro?

Gesù – Figliolo, tu sarai il mio primo discepolo,

Discepolo – E tu chi cazzo sei?

G – Io sono l’agnello di Dio.

D – L’anello di Dio?

G – Agnello, agnello!

D – Ah. Che sta per…?

G – Uh, l’agnello… perchè… è… non lo so mica perchè.

D – Cominciamo bene. Comunque, che devo da fare?

G – Annuncia al mondo la lieta novella!

D – Cioè?

G – L’agnello di Dio è tra voi. Un gran giorno è nato.

D – Renato chi?

G – E’ nato! NATO!

D – Si ma fatti capire, su.

G – Dici che parlo difficile?

D – No, è che sei un po’…

G – Un po’…?

D – Niente, dai.

G – Dimmi pure, se posso migliorare in qualcosa…

D – No, quei capelli…

G – Cos’hanno i miei capelli?

D – Fanno troppo Kurt Cobain.

G – Morto?

D – Fatto.

G – Sì, io mi sono fatto uomo per…

D – Ti sei fatto un uomo?

G – No, io mi sono fatto uomo, non “un uomo”!

D – Non ti capisco. Comunque i capelli non vanno bene.

G – Dovrei tagliarli?

D – Si’…

G – Va bene, non è questo un problema.

D – E ci sarebbe un’altra cosa…

G – Cosa?

D – Le infradito… quest’anno non vanno tanto.

G – Ma mi avevano detto…

D – Chi?

G – Mio padr… Niente. Eppure in spiaggia ci cammino benissimo.

D – Beh, sì, sulla sabbia sono l’ideale.

G – Anche sull’acqua.

D – Che?

G – Niente, cose mie.

D – Comunque: dicevi dell’agnello?

G – Eh? ah, sì, l’agnello… ma… senti, dov’è che si beve un goccio di quello buono da queste parti?

D – Se ti accontenti proprio di un goccio dovrei averne mezza aperta a casa.

G – Mezza? Va bene.

D – Se poi non basterà andremo a comprarne un’altra.

G – Basterà.

D – Ti accontenti vedo, va bene, dividiamo quel poco che ho.

G – Magari moltiplichiamo.

D – Eh?

G – Niente, cose mie.

D – Boh. Mi spieghi meglio quella cosa dell’agnello?

G – Eh? l’agnello? Che agnello?

D – Hai detto di essere l’agnello.

G – Eh? Ah, sì. Io sono l’agnello di Dio.

D – E perchè?

G – Eh?

D – Perchè sei l’agnello di Dio? Che significa?

G – Come che significa! L’agnello di Dio!

D – Ma perchè l’agnello? Che senso ha?

G – Perchè essendo il figlio, dunque, l’agnello… no. Essendo che sono l’agnello di Dio e pure suo figlio… no. Siccome che l’agnello è un animale buono…

D – Ma lo è pure un cerbiatto.

G – Il cerbiatto di Dio. Beh, sì, suona bene in effetti. Io sono il cerbiatto di Dio!

D – Sì ma mica puoi andare in giro cosi’ ad inventarti le cose! Allora puoi fingere di essere qualsiasi animale!

G – Sì, hai ragione. Allora oggi saro’… il leone di Dio!

D – Tu stai fuori.

G – La tortorella di Dio!

D – Piantala.

G – L’upupa di Dio.

D – Manco so com’è fatto un upupa.

G – Dici che ci vorrebbe qualcosa di piu’ familiare?

D – E sì, dai. Una cosa che riconoscono tutti.

G – Tipo un coniglio?

D – Prova.

G – Io sono il coniglio di Dio!

D – No dai, pare un Dio fifone.

G – Hai ragione… che ne pensi della gallina? Tutti conoscono la gallina. Io sono la gallina di Dio!

D – Non dà senso di onnipotenza.

G – Non fa effetto eh? Il calabrone? Il calabrone di Dio!

D – Ma che è?!

G – Uff… comincio a scocciarmi… il cavallo di Dio?

D – No.

G – Il pavone di Dio?

D – Pare che poi se la tira.

G – L’armadillo di Dio.

D – Ma se abbiamo detto che deve essere un animale che tutti conoscono!

G – Che palle! Non andava bene l’agnello?

D – Ma non significa niente. Che poi a Pasqua se lo mangiano pure. Pare irriguardoso.

G – Hai ragione. Ma cos’è la Pasqua?

D – Veramente non lo so. Mi sa che ho inventato una parola nuova.

G – Vabbè, l’agnello no ma allora? La mosca?

D – Ma che schifo!

G – Il gorilla?

D – Sì, io sono il gorilla di Dio, pare la guardia del corpo.

G – Fermo! Ce l’ho!

D – Dai, spara.

G – Il porco!

D – Beh, beh… sai che ti dico…

G – E vai! Già me lo vedo sulla bocca di tutti! Il porco di…

D – OK BASTA COSI’!

G – MI PIACE! IL PORCO DI D…

D – Nnamo va’.

G – Pensi che tra duemila anni la gente ne parlerà?

D – Credo sarà una frase che tutti useranno.

G – Che meraviglia!

D – Certo.

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martedì, aprile 20, 2010

Luoghi comuni reloaded

– Non capisco perchè ti ostini a stare con gli occhi chiusi: ok, sto guidando io, come hai chiesto, ma ti stai perdendo tutto il paesaggio!

– Lascia stare, non mi interessa: so già tutto, conosco ogni albero, collina, vicolo che stiamo attraversando. E’ come se li vedessi.

– E come è possibile, visto che non siamo mai stati da queste parti?

– Tutto il mondo è palese.

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lunedì, aprile 19, 2010

E’ un medicinale, usare con Manuela

ASPIRINA: Dio che stress!

AULIN: Che hai Aspirina?

ASPIRINA: E’ che mi chiedono sempre di tutto! E fammi passare il mal di schiena e abbassami la febbre e fammi smettere questo mal di testa!

AULIN: Ma non sei contenta? Sai fare cosi’ tante cose!

ASPIRINA: Ma in fondo nessuna bene.

AULIN: Perchè dici cosi’, dai.

ASPIRINA: E’ che se davvero hai la febbre, quella alta dico, mica ricorri a me.

AULIN: Beh, certo, lì chiedo a Tachipirina

ASPIRINA: E se ti fa male ma male la testa?

AULIN: Forse a Moment

ASPIRINA: Vedi? A che servo io?

AULIN: Ma a volte si ha bisogno di te, di qualcuna che sappia fare tante cose e tutte insieme.

ASPIRINA: Ma ne sei sicuro?

AULIN: Ma certo dai. Chi vuoi che si rivolga a chi fa bene solo una cosa?

VIAGRA: ‘sto cazzo!*

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* espressione idiomatica per mancanza di accordo; dissenso, discordia: essere, trovarsi in disaccordo su qualcosa.

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mercoledì, aprile 14, 2010

Razziatone ad una santana. Santana e cagnotta.

Colta mia, tuta colta mia.

Non aneto rapito ke… ke sei una strozza! Dolo una strozza!

Ketty creavi? Ke non lo aprei saputato? Tuta la cita giallo sa.

Odio mio, seppe enzo ke o’ perzo tango tenpo apprezzo atte’… ke rognone sono strato. Uno scupido tonale.

Tu ke disci: “yogi no, non pozzo badile ton te al kinema pertè alè bue ciò il garrettiere, varta ke cappelli ke o’, volo far bidella pettè”.

E io ci crescevo, mi fidato bidè.

Ettu’, strozza e cagnotta, ke razzo pompinavi? Tè nannavi a schioppà con chilla meza seca di Frausto l’idrantico, ke io, minoprio io, sono strato a protrarlo in cazza mostra. Un fiero rognone sono strato.

Komodo, e? Troncarsi l’indrantico. Ke manko le sbardellette, puelle ke puoi dentra il maritozzo e lui si impicca sotto il lento o nell’armadillo.

Ma dantè: si una è zocca, pigna oppoi zocca sidis mostra.

Ettù tattakki ar cazako.

Emo ke giri penzo, ke ciai aveto il carteggio di dire?! “Ho tinto tuti i miei organismi contè”… biella zocca ke sghei!

E cono l’indrantico? Non li tingevi gli organismi?

E una oltra rosa: lui la prezzava il tuo mulo ormai radente? Placcido e piego di cellulosa?

“E’ pellame a scucchia d’arrangia, non cellulosa” – disci… Sè, ke me pareti la gonna cantone tandem ieri grazza!

La bronzima volpa, io lila vori entro cazza mia meli traccio da dolo.

Ansi, miki amo una zocca ke seni indente e mente fa lila vori mela tronco purè io.

Gargiulo, a gargiulo tene devy antares, tu e tuta la terrazza bua: santana, sghei dolo na schiodosa santana!

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lunedì, aprile 12, 2010

Coerenze
Stavo pensando che mi fa impazzire quando uno si dichiara cattolico ma non praticante.

E’ come dire macellaio ma vegetariano, assessore al traffico ma senza patente, misogino ma latin lover.

Ci sta, per carità, ci sta.

Ma non senti che qualcosa non quadra?

Poi penso al medico obiettore antiabortista.

Ecco, quello è un cattolico praticante.

O almeno così mi ha detto sua moglie.

Ah, no. E’ stata la sua amante.
 

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venerdì, aprile 09, 2010
Quel che poteva (legittimamente) andar perso:

L’85enne Padre Gabriele Amorth terrà corsi per diventare esorcisti. Da dentro.
David e Victoria Beckham dichiarano di fare sesso cinque volte al giorno. Lei è insaziabile ma anche Victoria non scherza.
Sindone: a Porta a porta l’apertura della teca. Nemmeno stavolta dall’interno.
Tutto esaurito per la Sindone anche nei ristoranti. Che speriamo cambino tovaglia.
Padre Pio riposerà in un sarcofago rivestito di argento e pietre preziose. E dovreste vedere l’impianto Bose.
Dal 19 aprile padre Pio passerà nel nuovo santuario. Tutto esaurito per l’evento. Una roba che a San Giovanni Rotondo non si vedeva da ieri.
Lapo Elkann parcheggia sulle strisce per disabili. Apprezzo sempre le autocritiche ma deve fare di più.
Pensionato prende a martellate la moglie. ‘Ste istruzioni IKEA non sono sempre chiarissime.
Estratti vivi da miniera cento minatori cinesi indistinguibili dagli originali.
Cina, intrappolati da 7 giorni, salvati cento minatori. Sempre più capienti, ‘sti sottoscala.
Morto il giudice santi licheri. Ma aspettiamo la cassazione.
Sacerdote indagato per evasione fiscale. Non avrebbe rilasciato fattura al bambino.
Calderoli: «nel 2013 Berlusconi al Quirinale e la Lega a Palazzo Chigi». Ora ci conto molto, sui Maya.
Alla radio davano “Thriller” di M. Jackson. Non sarei riuscito a trovare musica pasquale più indicata.
Bersani: “Adesso acceleriamo”. L’uso del plurale è commovente.
Giornalisti: e’ morto a Pavia Maurizio Mosca. Lascia un gran vuoto dietro di sè. Ma speriamo che ce lo dicano altri, dove va Milito.
E’ Nato il figlio di Tatangelo-D’alessio. Ovviamente piange.
Pupo spopola in Russia con “Italia amore mio”. Un motivo in più per i ceceni.
PEDOFILIA: dopo gli abusi, prete raccomandato dal Vescovo. Deve essere stato davvero bravo questo.
Islam, nasce il sexy shop a prova di sharia. Le donne vengono macellate lo stesso ma secondo precisa procedura.
Pillola abortiva: Cota, “Io le terrei nei magazzini”. Va bene, ma in un Paese civile si chiamano “farmacie”.

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giovedì, aprile 08, 2010
Creazionismo VS Evoluzionismo

Qualcuno oggi sta mettendo in dubbio le teorie darwiniane, per rispolverare antichi concetti creazionistici, secondo i quali sarebbe stato Dio stesso a crearci a sua immagine e somiglianza.

Provo a chiarire definitivamente, con la competenza e le capacità che mi riconoscete dopo che avete bevuto.

Secondo me la verità sta nel mezzo, come sempre.

Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Ma si è accorto che eravamo tutti uguali così. Troppo. E miliardi di esserini triangolari con un occhio al centro avevano seri problemi all’anagrafe.

E poi, sai i casini per prendere il figlio-triangolino giusto all’uscita di scuola?

Per non parlare delle fidanzate:

– Ma ti giuro cara, pensavo fossi tu!

– E io avrei gli angoli così larghi?!

– …
Di buono c’era l’assenza dello shopping per le scarpe.

Comunque.

Ad un certo punto Dio deve aver capito di aver fatto una cazzata e ha iniziato a trasformare quei triangolini in altre figure geometriche.

Ma dopo una decina di queste, di nuovo, si presentava il problema dei duplicati.

Dunque prese atto dell’impossibilità di una immagine e somiglianza assoluta e fece una forma a casaccio, tendente al cazzo di cane. E creò l’uomo. Differenziandolo per piccoli particolari: forma degli occhi, altezza, codice fiscale.

L’idea fu geniale e Dio si congratulò con sè stesso (era molto spocchioso, sapete? Non parlava con nessuno).

Il fatto è che questa genialata l’ebbe durante una glaciazione. La terra era ammantata dai ghiacci fino all’equatore e il riscaldamento elettrico probabilmente non funzionava benissimo.

Dunque i suoi pupazzetti morivano come mosche, appena venuti al mondo.

Cosa pensò di fare allora Dio?

Riscaldare tutta la Terra?

Certo, era Dio, avrebbe potuto. Ma cominciava già a montare l’onda ecologista, il risparmio energetico e quelle menate là e per non diventare subito impopolare pensò di aspettare che la Terra si scaldasse da sola.

Nel frattempo dotò tutti gli uomini di una termocoperta Beghelli.

L’idea era geniale (anche se in molti sorse il dubbio di un cartello) e avrebbe anche funzionato, se ci fossero state sufficienti prese elettriche.

Insomma, il piano zoppicava ancora.

La svolta ci fu quando Dio vide una scimmia:

– Toh, e a te, quando t’ho creato?

– Uhuhuhu!

– Non parli la mia lingua, esserino?

– Uhuhuh!

– Va bene, non fa niente, sono Dio, cercherò di capire quel che mi dici.
Un po’ per stanchezza, un po’ perchè faceva un cazzo di freddo, Dio riuscì a capire ben poco di quel che diceva la scimmia.

Ma ebbe l’intuizione di notare il pelo che la ricopriva. E pensò di ammantare tutti gli uomini in quel modo. Facendoli riscaldare a costo zero.

Così nacque l’uomo. A immagine e somiglianza di Dio. Ma dai tratti scimmieschi per questioni energetiche.

Man mano che i ghiacci si sciolsero, nel corso dei millenni, Dio uso’ il suo spinzettatore gigante e rese glabre tutte quelle bestie. Che bestie non erano più. E creò l’uomo.
Ora, quando vi dicono che tutto gira intorno ad un triangolo di pelo sapete di cosa si stia parlando.

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mercoledì, aprile 07, 2010
L’estrema unzione

Ho condotto uno studio sull’estrema unzione.

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Diverse le ipotesi sin qui avanzate in merito alle reali origini dell’estrema unzione.
Secondo il teologo polacco Viktor Raczynski tutto ebbe origine da Isaia 14:13 (1):

Tu dicevi in cuor tuo: «Io salirò in cielo,

innalzerò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio;

mi siederò sul monte dell’assemblea,

nella parte estrema del settentrione;

trattando di ascesa al cielo si pensava di facilitare la stessa ungendo il defunto. Il termine “estrema” fu ripreso dall’ultimo verso – nella parte estrema del settentrione – anche per simboleggiare l’ultimo viaggio (estremo).

Altra ed autorevole ipotesi quella del filosofo Dmitri Sergjiezny, che riprende il Libro dei Re 1.34 (2), nel quale si dice:

“In quel luogo il sacerdote Sadoc e il profeta Natan lo ungeranno re d’Israele. Poi sonate la tromba e gridate: Viva il re Salomone!”.

Questo a simboleggiare il positivo trapasso da uomo a re, da mortale ad immortale.

Per estensione il concetto fu portato nell’ambito delle cerimonie per il defunto.

La mia personalissima ipotesi invece tende a confutare tutte le precedenti:
l’estrema unzione deriva da una malriuscita frittura di pesce.
Come noto, il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci (3) permise, da cinque pani e due pesci, di sfamare circa 5.000 persone, piu’ le donne ed i bambini (a quel tempo non considerati), per un totale stimato di oltre 8000 persone.
Il punto è che la moltiplicazione non riguardò altro e, mentre per il pane non vi fu problema, per il pesce si ebbe a creare, dopo la soddisfazione iniziale, un forte malcontento dovuto all’impossibilità di cucinare correttamente gli stessi.
Scarseggiando l’olio per la frittura, all’ultimo cucchiaio dello stesso in padella, l’apostolo Luca ebbe a dire: “Signore, questo è l’ultimo”.
Al che Gesu’ rispose: “Figliolo, allora questa unzione segnerà l’estremo confine tra una buona frittura ed un pesce crudo”.
“E te lo magni te il pesce crudo a’ capello'” ringhio’ la folla.
E la rivolta monto’, costringendo Gesu’ ed i suoi tredici apostoli ad una rovinosa fuga.
Uno di essi, Girolamo, venne raggiunto e lapidato e gli apostoli rimasero in dodici.
Da quell’ultimo cucchiaio di olio, quella estrema unzione fu ricordata come l’ascesa di Girolamo al cielo.
Da allora non manca mai dell’olio nel momento in cui un cristiano viene assistito durante il trapasso.
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Note:
(1)http://www.biblegateway.com/passage/?book_id=29&chapter=14&version=55
(2)http://www.tscpulpitseries.org/italian/ts851009.html
(3)http://biblia.wordpress.com/2006/07/21/il-vangelo-secondo-matteo-capitolo-14/
Chè qua non ci inventiamo niente.

Marzo 2010

mercoledì, marzo 31, 2010
Proverbi analogico-digitali

Tutti hanno diritto ai propri 15 minuti di Denial of Service.
Chi sta in sleep-mode non prende phishing.
Cielo a pecorelle, desktop Windows classico.
Non si sa mai chi bussa alla backdoor.
Uomo avvisato, invia segnalazioni errori / non inviare.
Impara l’arte e fai un backup.
Se dai a un uomo un pesce lo nutri per un giorno, se gli insegni a programmare avrà fame per il resto della vita.
La skin non fa il monaco.
Sbagliando s’impalla.
Occhio non vede, monitor out of range.
Non c’è 00000010 senza 00000011.

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lunedì, marzo 29, 2010
penso che le mezze stagioni ci possano pure essere, ma in fondo non è questo il punto

L’altra sera, come tutti i mercoledi, sono uscito per la consueta e ormai tradizionale caccia al negro con gli amici.
Era nata come una cosa simpatica, cosi’, per ammazzare la serata e con gli anni si è tramutata davvero in un giocoso must, imperdibile.
Si fa per compagnia, è un piacevole diversivo ai soliti incontri, diventati davvero noiosi ormai, al circolo del New Ku Klux Klan dove se non c’hai l’ultimo grido di cappuccio manco ti guardano in faccia… ahahah, guardano in faccia, questa me la devo segnare… Ormai quelle riunioni le lascio a mio figlio che si diverte tanto…
Siamo io, il Giangi con la sua mazza da baseball fatta arrivare appositamente da Pasadena, L’Alfi e il suo pugno di ferro arrugginito e il Gago che preferisce le mani nude ma c’ha pure una pistola che invero usa davvero di rado, tirchio com’è.
Il problema sta nel fatto che i telegiornali locali, ma ora anche quelli nazionali, non sempre colgono lo spirito goliardico della cosa e sembra vogliano far passare questa bisboccia per una cosa poco carina verso gli immigrati. Che ottusi!
Vorrei rassicurare tutti che non è cosi’: non è questione di provenienza, ci mancherebbe. Noi non facciamo distinzioni tra Senegal, Marocco, India o Corno d’Africa. Per noi va bene tutto. Siamo aperti di vedute e non stiamo là a spaccare il capello in due, se non con tutta la testa… ahahah, buona questa, sono davvero un giocherellone…
Ma vista la mancanza di senso dell’umorismo che ci circonda, abbiamo voluto dimostrare la nostra buona fede, allargando le nostre sortite fino a ricomprendere in esse froci, ebrei e handicappati.
L’altra sera – mi scappa un po’ da ridere, capirete, ci è andato di mezzo pure un vecchio che davvero non c’entrava niente ma siccome zoppicava un po’, il Giangi – che burlone – gli ha spezzato l’altra gamba, quella buona “cosi’, per pareggiare l’andatura” ha detto. Che sagoma! Ma la cosa piu’ carina è stata quando poi l’Alfi ha riconosciuto quel vecchietto essere suo nonno! Ma ci pensate che coincidenza? Il nonno! E’ stato unico quando gli si è avvicinato mentre giaceva a terra e gli ha detto “ma te che cazzo te ne vai in giro a quest’ora, coglione! Ma mori ammazzato…”: non lo trovate esilarante?
Insomma, io alla mia caccia del mercoledi’ sera non rinuncerei per nulla al mondo.
Ah, una cosa: quest’anno contiamo di festeggiare il trecentesimo pestaggio: siete tutti invitati per la festa che prevederà, tra l’altro:
1) Aperitivo a base di superalcolici serviti da extracomunitari nudi ed in catene, liberamente umiliabili
2) Stupro etnico con tombolata finale
3) Visione delle diapositive di Guantanamo sulle torture ai prigionieri iracheni (sarà servito popcorn caldo)
4) Happy hour con rogo finale dello stilista piu’ checca, il negro più sudicio, l’ebreo piu’ tirchio.
Tutti invitati!
P.S. Se fai parte della schiera di persone non in grado di capire l’ironia della mia festa, non avrai le tartine di zingaro.

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venerdì, marzo 26, 2010
Nonq uanto vorrei- ALmeno.

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Non sempre riesco ad essriesco ad essere una person aprecisa.
Per fortuna su internenet ci ono i template che aiuta3no
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giovedì, marzo 25, 2010
Forse non tutti sanno che…

In Vaticano ci sono alcuni preti credenti.
Durante determinate funzioni religiose ai preti è vietato sputare sull’ostensorio.
Nel caso un prete si macchiasse di pedofilia, i suoi superiori provvederebbero immediatamente trasferendolo dove ci sono altri e più numerosi bambini, contando sull’effetto inibitore dell’imbarazzo della scelta.
Qualora reiterasse l’atto pedofilo interverrebbe direttamente il Vaticano, infischiandosene ma in una nota ufficiale.
Ogino Knaus non è il nome del cane del Papa.
Il Papa, in borghese, veste come il Mago Otelma.
Il Mago Otelma, in Borghese, è un figo della Madonna.
La Madonna, in borghese, non levita.

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martedì, marzo 23, 2010
Comicità: prima lezione.

Nella comicità ci sono precisi momenti-chiave nei quali occorre fare qualcosa per creare l’effetto risata – è noto ed intuitivo.
Il tempo è tutto.
Ma non tutto. Cosa voglio dire (oltre a manifestare un evidente bipolarità)? Che ci sono ulteriori elementi necessari per scatenare l’ilarità. Un paio di baffi, per esempio.
I baffi fanno ridere.
Ma quel che più fa ridere è pensare ai baffi.
Pensateci.
I baffi.

Dai, ora ricomponetevi.
Del resto erano solo… ahahahah!
Scusate.
Molto probabilmente questo deriva da un aggancio subcosciente, complesso ed armonico, al concetto infantile di…
No.
Un paio di grossi baffi.
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Oltre questo, c’è anche tutto un campionario di parole che – per loro stessa valenza comica – riescono a scatenare il riso. Ciò che occorre è semplicemente una decontestualizzazione.
Tra queste parole:
– Commercialista
– Citofono
– Culo
Cosa accomuna le parole summenzionate?
I più attenti avranno già notato che iniziano tutte allo stesso modo, vale a dire con –
Ecco, questo intendevo con “elemento-sorpresa”.
E l’obiezione: “non si è mai parlato di elemento sorpresa” rafforza l’elemento sorpresa.
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Se dico: oggi vado dal commercialista non creo ilarità.
Se ci vado col culo di fuori già un sorriso lo tiro su.
Se poi il commercialista mi chiede come stia il mio citofono, ancora di più.
So già cosa state pensando: “E se il citofono avesse i baffi?”. Esatto, vedo che state entrando nel meccanismo.
Perchè è una domanda nonsense. Come volete che stia un citofono? E’ un oggetto, Cristo Santo! Lo capite? Smettetela di chiedere del mio citofono, smettetela! Tutte le volte che scrivo di comicità, qua a chiedermi del citofono. Creando questo effetto demenziale che è uno degli elementi strutturali di un certo tipo di comicità. Ma il nonsense lo tratteremo la prossima volta, quando questo estintore smetterà di compiacersi.
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La prossima lezione parlerò di un altro elemento cardine della comicità, elemento che in questo post non è stato sviscerato perchè merita uno spazio a sè: i tormentoni, vale a dire frasi o parole che in un testo o discorso ricorrono spesso, creando un effetto aspettativa che rassicura il lettore e di per sè muovono il riso. Ma di questo  si tratterà la prossima volta: per oggi nessun esempio di tormentone, non mettiamo troppa carne al fuoco.
Invece, vi ho mai parlato dei baffi?

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lunedì, marzo 22, 2010
Dai bello, vieni, hop hop… dai… BASTARDO!

Tutte le volte che rientro a casa, negli ultimi 30 metri che mi separano dal cancello, mi ritrovo rincorso dal cane del mio vicino.

Che sia in moto, macchina, a piedi o in funicolare non importa: lui è là, ad aspettarmi.

Non so se lo faccia anche con gli altri (è un po’ la storia dell’albero che cade in un bosco senza nessuno a sentire) ma a questo punto ne dubito: quel cane ce l’ha con me.

Io non ho un buon rapporto con quel cane. Non l’ho mai avuto.

A dir la verità un po’ con tutti i cani.

Per estensione potrei dire che proprio gli animali mi stanno sul cazzo.

Ma se vogliamo dirla tutta sono gli esseri viventi che non sopporto.

Quel cane però.

E’ uno di quei bastardini (se li chiamano così un motivi ci sarà) che fan dire alla maggior parte delle persone “che carino”.

Io non lo trovo carino. E comunque non penso di aver mai usato questo termine in vita mia. Sicuramente non per qualcosa che caca in strada.

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– Carino il suo cane!

– Grazie

– Uh, guarda cosa sta facendo…

– Eh, fa i suoi bisogni…

– Ma caca tantissimo!

– Beh… non mi pare il modo…

– Mi chiedo dove tenesse dentro tutta quella merda, un cosino così piccino…

– Ma… come si permette?

– Nono, per carità, non fraintenda: più caca e più lo trovo carino. Se tanto mi da tanto però lei avrà il cesso sempre intasato.

– …

– No, nel senso di quel che si dice, i padroni e i cani si assomigliano…

– …

– Niente, buongiorno.

___

Quel cane io lo odio profondamente: non provo per lui la tipica indifferenza che nutro verso gli altri animali. Lui vuole interagire con me e questo mi fa incazzare. E’ come se si volesse mettere sul mio stesso piano, come se si arrogasse il diritto di interloquire con uno che, fino a prova contraria, c’ha un patrimonio genetico con i controcazzi, mica i due cromosomi suoi.

Poi ho parlato con un mio amico biologo e mi ha detto che il cane il cane ne ha 78, di cromosomi. E noi solo 46. Dunque non sono i cromosomi a fare la differenza, anzi: più ne hai e più sei coglione.

Il mio vicino di casa è sicuro pieno di cromosomi.

Comunque questa storia sotto casa mia deve finire.

Adesso, quando rientro in macchina, sto cercando di metterlo sotto, facendolo sembrare un incidente.

Prima o poi ci riesco, ne sono sicuro.

E questo vale anche per il cane.

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venerdì, marzo 19, 2010
Il cuore del problema

Si fa tanto un parlare di preti pedofili e ci si dimentica delle polveri sottili. O di cambiare la lettiera del gatto.

Voglio dire, qual’è il vero problema? Davvero qualcuno pensa che siano i preti pedofili?

Secondo me c’è più gente con la lettiera del gatto lurida che genitori con bambini sessualmente molestati. E’ una questione statistica.

Mi aspetto già l’obiezione: “ma a quarant’anni ancora con quei jeans vai in giro?”. Saranno pure cazzi miei, non sviare il discorso.

Dire: “un atto di pedofilia è gravissimo” non può non trovare tutti d’accordo. Ma perchè voi vedete il dito e non la luna. Vi capisco, ho appena rifatto le unghie, ma cercate di seguirmi, dai.

Quel che voglio dire è: tu genitore cosa hai fatto per impedire quell’abominio?

Quell’uomo porta costosi ciondoli e la gonna da una vita, non ha una donna (fissa almeno) e di questo pare pure vantarsi, i suoi referenti vestono in un modo talmente kitch che il Mago Otelma pare in gessato ma soprattutto questi stanno ammazzando milioni di persone con quella storia del preservativo che sarebbe peccato. E in Africa, non si sa perchè, i pupazzi o li usano per ficcarci dentro spilloni o li ascoltano.

Insomma, ci hai messo del tuo ad affidargli tuo figlio. I segnali erano chiarissimi ma tu niente.

Non starò qui a puntualizzare il danno cerebrale che viene arrecato ad un bambino, costretto ad ascoltare favole di santi e diavoli, superpoteri e resurrezioni, padri che lasciano torturare figli e Maddalene mal descritte (quando tutti sanno che una storia ha bisogno dell’elemento-gnocca per essere vincente).

Tu genitore sei doppiamente responsabile se tuo figlio è stato sessualmente molestato. Volevi che si formasse con i principi del cattolicesimo? E allora? Di che ti lamenti? Eccone uno. L’ha imparato benissimo, learning-by-doing. Se sei coerente insegnali a fare la firmetta nella casella dell’8 per mille e avrai formato il tuo bel cristiano cattolico. Perchè è questo che ti chiede la Chiesa.

Ah, è troppo cinico tutto questo?

Lo penso anche io. Per questo mio figlio non ce lo mando. Anzi, per sicurezza, manco lo faccio, un figlio, tiè!

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giovedì, marzo 18, 2010

La sindone di Peter Pan

Da piccolo ero affascinato da come l’acqua si trasformasse magicamente in ghiaccio mettendola nel freezer.

Cioè questa cosa pare una stronzata adesso ma a 4 anni aveva il suo alone di mistero.

Del resto non ero neppure supportato da una cultura scientifica che andasse oltre l’articolazione di parole semplici e lo scagliare pietre ai piccioni. A volte li beccavo pure, senza conoscere nemmeno la formula della gittata. Fortuna del principiante.

Poi scoprii che potevo mettere l’acqua anche in contenitori diversi da semplici bicchieri: dalle tazzine per il caffè passai ai bicchierini per la vodka ma già dopo qualche giorno usavo guanti in lattice, pezzi di parmigiano scavati e astucci del Tic Tac, fino alla testolina staccata del Big Jim.

Ero tenerissimo e credo di aver conservato quest’innocenza, questo spirito giocoso ancora adesso.

Certo, poi si cresce e le teste dei Big Jim non vanno più bene, ma mi diverto con lo stesso gioco: prendo cose, le riempio d’acqua, tutto in freezer e vedo che succede.

In questo periodo sto usando molto le teste dei barboni.

Ci metto un po’ a pulirle (dio i capelli!) ma quando l’acqua ghiaccia dentro e fa saltare le orbite è divertentissimo.

Poi, più le teste sono grandi più gli occhi fanno il botto, uno spasso!

Mantenere il bambino che c’è dentro di noi è importante, l’ho sentito anche da Costanzo.

Costanzo c’ha una bella testa.

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lunedì, marzo 15, 2010
Le dieci cose

Ciascuno ha le proprie fisse.
Io, negli anni, ho tirato giù un elenco delle 10 cose che odio fare, quelle che mi danno fastidio o mi fanno star male.

E’ un modo per esorcizzarle, per cercare di migliorarmi sempre.

Le dieci cose che odio e che mi riprometto di non fare più sono:

1) Stilare elenchi

2) Procedere sempre in ordine progressivo

3) Perdere il filo del discorso e cominciare a parlare di tutt’altro, come di quella volta in cui, al ristorante, il cameriere era ubriaco e ci portò tutto quanto avevano ordinato quelli del tavolo accanto, riuscendo persino a trasf4) Interrompere mentre qualcuno racconta qualcosa

4+1) Imparare a non aver più paura del numero cin… quattro più uno

6) Plendele pel il culo i cinesi

7) Ut1l1zz@r& k@r@TT&r1 n0n l&gg1b1l1

8) Insultare la nostra Italietta

9) Mancare di rispetto a chi legittimamente crede in Dio, Gesù e tutti gli altri personaggi di fantasia

10) Inserire, ogni tre parole, un Cristo, una volgarità merdosa, un insulto a chi la pensa diversamente da me (su questo sono tranquillo: nessuno può essere tanto coglione)

11) Non rispettare il numero previsto di punti

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venerdì, marzo 12, 2010
Altri luoghi comuni

Stress da traffico, liti per 6 italiani su 10

Gli altri quattro sono quelli col cappello.

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giovedì, marzo 11, 2010
Mezze stagioni

Avevo appena lavato la macchina quando si mise a piovere. La radio mandava un discorso di un politico, uno dei soliti ladri che magnano alla faccia di chi lavora. Spensi la radio e passando vidi dei ragazzi di colore ballare su dei cartoni, con accanto una grossa radio stereo. Dei giapponesi erano là a fotografarli mentre un tedesco sorseggiava una grossa birra. I ragazzi di colore si muovevano come avessero il ritmo nel sangue. Avrei voluto restare a guardarli, con invidia, perchè si sa, noi bianchi siamo negati, ma volevo tornare presto a casa per continuare la lettura del mio libro sui luoghi comuni.

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mercoledì, marzo 10, 2010
Gatto, da 1 a 10

1 mbra molle, n’gatto fiero, s’aggirava n’a stanza

2 ttava, come n’attore consumato, co’ ‘a polvere che volava e che pareva ‘a neve, fiocchi

3 manti n’a luce, che filtrava da e’ persiane. In

4 e 4otto ‘sto gatto matto se mise a

5 ttare [un po’ sbajata, ma so’ poeta, me sia concesso]! E che se credeva n’canarino?

6 gatto – je ricordai! Nun te vergogni?!

7 prendo te sdereno: li celli te l’hai da magna’!

8 nto che non sei altro – rispose er gatto –

9 di che sto a ffa’? Si me fingo cello pur’io

10 ne pijo, mica uno!

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lunedì, marzo 08, 2010
Delle renne e di altri deliri

Stavo facendo una TAC per ammazzare il tempo – l’estate puo’ essere cosi’ noiosa, sapete.

Nel frattempo giocavo nel tubo della TAC a tennis col Nintendo Wii contro Wiilander (il rovescio mi andava pure benino ma gli smash proprio non riuscivo).

Tra un game e l’altro mi idratavo con della panna montata (non avrei avuto il tempo di montarla io, anche se lei l’avrebbe voluto, mi faceva tanto gli occhi dolci): io adoro la panna montata, da quando vidi quel film porno nel quale se ne faceva un uso-abuso esagerato. Era la storia di quattro burocrati che per eccitarsi si spruzzavano di panna, tra scartoffie e atti di vendita. Mi sembra che il film si chiamasse “Gola proforma” o qualcosa del genere.

Nel frattempo sfogliavo un catalogo Costa Crociere, nella parte riservata ai viaggi del Nord Europa, quelli tra i fiordi e le altre piantde.

La cosa mi intrigò notevolmente: che cazzo ci faceva un catalogo Costa dentro una Tac?

Ma soprattutto, che cazzo ci facevo io dentro una TAC? Ah, la noia. No, non ho detto gioia.

Tutto divenne ragionevole quando mi si parò innanzi una renna di Babbo Natale a spiegarmi l’arcano. Praticamente l’aveva portato lei, il catalogo, perchè stava cercando un’alternativa al solito viaggio alle Seychelles di Capodanno (le renne sono assai stressate in quel periodo).

Si avvicino’ a me e attaccò bottone. Inveì a lungo anche contro una spilla da balia (ve l’avevo detto che erano stressate).

Mi raccontò che oltre a fare la renna riprendeva i paesaggi. Non che loro, i paesaggi, poi cambiassero il loro maleducato atteggiamento dopo essere stati ripresi.

Era appena tornata dalla Contea di Finmark, dove per metà dell’anno i giorni sono lunghi e prendono il nome di luuuuuunedi, maaaaartedi, etc, mentre l’altra metà dell’anno vanno a puttane in Brasile.

La contea di Finmark non la conosce nessuno praticamente, ma tutti conoscono Capo Nord, il punto più a nord di Città del Capo [in effetti è molto, ma molto a nord di Città del Capo], tanto che il suo nome doveva essere Città del Capo Nord ma problemi logistici (Città del Capo è troppo a sud rispetto a Capo Nord, a parte la periferia) ne hanno sconsigliato l’uso.

In verità Capo Nord è sì considerato il punto più settentrionale d’Europa, ma in realtà lo è il promontorio Knivskjelodden (71°11’8″), raggiungibile a piedi. Ma con quel cazzo di freddo non mi pare il caso.

Decisi di approfondire il discorso. Lasciai a metà la partita di tennis, la TAC e tagliai in due anche anche la renna, che aveva francamente rotto le palle con le sue mattane.

Lessi tutto quanto possibile sulla Norvegia, sulle loro tradizioni, il sole di mezzanotte e l’aurora boreale.

Lessi tutto. Ci metta poi della noce moscata, un pizzico di sale e serva in tavola.

Paesaggi magnifici, aria pura, posti da incanto. Stavo scoprendo qualcosa di elettrizzante. Richiusi il pannello dei cavi dell’alta tensione e ripresi a sognare.

Entrai in un’agenzia di viaggi e prenotai.

Sarei partito di lì a poco.

Quindici minuti dopo ero su un aereo, in ciabatte e pantaloncini, destinazione Cuba.

A me il freddo fa cacare.

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venerdì, marzo 05, 2010
Annuncio

Avendo vinto un’autobotte intera di birra in un prestigioso concorso nazionale,
CERCO

compagna di bevute, profondamente amante della birra.

Rigorosamente alla spina.

Siccome qua non si butta via niente

CERCO

donna amante del pissing.

Rigorosamente stessa attitudine.

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mercoledì, marzo 03, 2010
Le prove dell’esistenza di Dio. Mica cazzi.

Leggevo Sant’Anselmo d’Aosta (Men’s Health in edicola era finito).

Interessante perchè dice che poiché Dio è l’essere che, per definizione, ha ogni perfezione, deve necessariamente avere anche la perfezione di “esistere”.

In soldoni, da’ per scontata l’esistenza di Dio per dimostrare che Dio esiste.

Come a dire poichè notoriamente io so volare (!) nel momento in cui dimostro che indosso un costume da Superman implicitamente dimostro anche il mio saper volare.

Oppure: poichè io sono un premolare cariato, nel momento in cui dimostro che soffro dolore dimostro d’essere un premolare cariato.

Potrei continuare a lungo ma sono stanco. Dimostrando cosi’ d’essere una felce.

Sant’Anselmo d’Aosta fornisce 4 prove idonee, a suo dire, a dimostrare che Dio esiste. Le chiama “prove a posteriori” perchè partono dall’assunto dell’esistenza del mondo per dimostrare che Dio ha creato il mondo stesso.

L’esempio di Superman, del premolare e della felce di prima.

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1) Ognuno tende a impossessarsi delle cose che giudica buone. Ma se esistono cose buone, il loro principio dovrà essere unico. Dovrà esistere cioè una Bontà Assoluta.

L’argomentazione è fuffa: la capziosità epistemologica dell’incipit è fenomenale (“ognuno tende ad impossessarsi delle cose buone”. E ci mancherebbe altro: almeno la tendenza c’è. Se poi non ci riesco mi accontentero’ di roba meno buona) e ci tornero’ subito ma il prosieguo è realmente allucinato: “se esistono cose buone il loro principio dovrà essere unico”.

Perchè?

Non possono esistere cose buone da fonti diverse?

Ma torno alla frase di partenza, che manco Lapalisse: “ognuno tende ad impossessarsi delle cose che giudica buone”.

– Ognuno tende a impossessarsi delle cose che giudica buone.

– Eh? Beh, sì, meglio prendere una cosa buona che una cosa cattiva.

– Le cose buone sono migliori delle cose cattive.

– Beh, certo, l’ho appena detto.

– Una cosa cattiva è piu’ cattiva di una cosa buona.

– Ok, è piu’ che chiaro.

– Se ho una cosa buona ed una cosa cattiva e le metto a confronto, la cosa buona risulta piu’ buona di quanto buona possa essere la cosa cattiva.

– Basta!

– Alle svedesi piace l’uomo italiano.

– Eh?

– Rosso di sera…

– E non ci sono piu’ le mezze stagioni, no?

– Ah, la sai anche tu?

– Vabbe’, va…

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2) L’esistenza di varie grandezze determina l’esistenza di una grandezza somma che include tutte le altre, di cui tutte le altre sono partecipazione.

La prosopopea dell’affermazione dissimula con la sua apparente forza endogena la fallacità dell’argomentazione. Sono secoli che si tenta di unificare in una sola legge le grandezze dell’universo e nessuno ha mai trovato una grandezza somma che includesse tutte le altre. Ma il vero punto è la comprensione del termine “somma”.

– L’esistenza di varie grandezze determina l’esistenza di una grandezza somma che…

– Aspetta, aspetta… dici che c’è una grandezza somma, nel senso che è “superiore” oppure che “le addiziona”? “Somma” in che accezione?

– “Somma”, questo è quanto.

– Non mi hai risposto.

– Le altre sono partecipazione de…

– Non mi hai ancora risposto.

– …per cui tutte le grandezze…

– Mi ascolti?

– …sono partecipazione.

– Ti va a fuoco la spalla destra.

– Che?! Fuoco? Dove?

– Allora mi senti!

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3) Tutto ciò che esiste, o esiste in virtù di qualcosa, o esiste in virtù di nulla. Dunque, dato che ciò che esiste in virtù del nulla è il nulla stesso, e dato che qualcosa esiste, ciò esisterà grazie a un Essere Supremo, l’essere in virtù (di qualche cosa).

Perchè?

Semplicemente: perchè?

Partendo da una tautologia si giunge ad una affermazione del tutto svincolata dalla premessa. A quel punto si potrebbe affermare tutto ed il contrario di tutto.

– Tutto ciò che esiste, o esiste in virtù di qualcosa, o esiste in virtù di nulla.

– Continua, ti seguo.

– Eh? Ah, sì, bene… dicevo… dato che ciò che esiste in virtù del nulla è il nulla stesso, e dato che qualcosa esiste…

– Sì?

– Eh… allora, dato che dato che ciò che esiste… no, che il nulla ha creato…

– Prima avevi detto che dal nulla si crea solo il nulla.

– Eh? Cosi’ ho detto?

– Sì, proprio cosi’.

– Allora deve essere così. E siccome dal nulla si crea solo il nulla, allora le patatine Pai.

– Che?

– “Che” che cosa?

– Che c’entrano le patatine Pai?

– Tutto è riconducibile a qualcosa. E questo qualcosa riguarda anche il bue muschiato.

– Il bue muschiato? Guarda che stai facendo una gran confusione…

– … dici? E’ che c’ho pensieri…

– Dimmi pure.

– No, la bambina mi dà da pensare, non studia… pure mia moglie adesso ci si mette. Dice che non la so educare.

– Ma dai, stai tranquillo… si sistema tutto…. pure mio figlio faceva cosi’…

– Dici davvero?

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4) Dovrà esistere un essere a sommità della gerarchia che sia perfetto. Una perfezione prima e assoluta.

Qui leggo germi di nazionalismo: l’essere perfetto, a capo degli altri esseri viventi, implicitamente imperfetti.

– E dunque se noi siamo esseri viventi, qualcuno dovrà pur stare a capo della gerarchia di noi fallaci mortali.

– E chi, di grazia?

– Mah, questo non lo so veramente…

– Beh, non puoi lasciarci adesso col dubbio.

– Ci penso un po’?

– Si’ ma cerca di sbrigarti.

– … uhm, Ceausescu?

– Morto. Ha fatto pure una pessima fine.

– Hitler?

– Ma stai fuori? Dai, uno piu’ nazional popolare, ma meno “nazional”.

– Ce l’ho! Pippo Baudo.

– Sei stanco.

– E’ che lo sapevo pero’ adesso…

– Dai, riposati un po’.

– Succede sempre cosi’: vai che la sai una cosa e quando poi ti serve te la scordi.

– Comunque stavi andando bene, su.

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Anselmo si rese conto ben presto dei limiti del proprio elaborato sulle cause “a posteriori”, e ne cerco’ altre, “a priori”, che potessero dimostrare l’esistenza di Dio.

Il punto di arrivo di quarant’anni di studi fu l’enunciato:

“Id quo maius cogitare nequit” (“Dio è ciò di cui non si può pensare il maggiore”).

– Fratello, dopo quarant’anni di studi e riflessioni ho la prova provata dell’esistenza di Dio!

– Dimmi!

– Dio è ciò di cui non si può pensare il maggiore.

– In che senso?

– Che non ce ne sono di maggiori. Lui è maggiore di ogni cosa.

– Ma cosi’ affermi semplicemente che se esistesse un Dio questo sarebbe maggiore di ogni altra cosa. Non dimostri affatto l’esistenza di Dio.

– Hai ragione, mi ero distratto. Caffè?

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lunedì, marzo 01, 2010
Scollamento dalla realtà

– muoviti, usciamo! Vestiti!

– dai, fammi fare…

– ma perchè stai al computer sempre in mutande?

– mah, abitudine. Tanto non mi vede nessuno, non lo sa nessuno

– lo sa chi legge i tuoi post

– ma io in nessun post dico che scrivo in mutande

– l’hai appena scritto qui. Comunque vestiti, ti ho trovato una ragazza

– e com’è?

– carina, si chiama Roberta

– il nome è bello. E’ pure da femmina stavolta

– dai staccati da quel computer!

– tra un po’, devo finire di scrivere ‘sto post

– il solito post su Dio?

– no, in questo non si nomina nemmeno

– sei sicuro?

– in effetti, viene nominato, ma solo per dire che non viene nominato

– e comunque cinque righe su Dio ce le hai messe sicuro

– facciamo sei

– io ne leggo sette

– devo pubblicarlo prima di uscire

– ma lo puoi fare stasera! Dai che stanno aspettando!

– un secondo, ho quasi finito

– che post è?

– è un dialogo

– tra?

– tra me e te

– e di che tratta?

– niente, praticamente siamo noi che parliamo e tu dici che mi hai trovato una ragazza ma io traccheggio perchè sto scrivendo un post

– e ti pare divertente?

– beh, sì, è carina questa cosa: chi legge si trova di fronte la descrizione di quello che stiamo facendo ora io e te, ma non si capisce se nella vita reale, nel post o nel racconto di ciò che il post contiene. E’ una cosa cervellotica sottile

– a me sembra roba da sciroccato

– un po’ troppo cerebrale?

– già

– a me sembrava una cosa geniale

– e certo, tutto quello che scrivi tu deve essere per forza geniale. Poi non si capisce

– allora limo qualcosa qua e là. Magari prima corrego gli erori di battittura

– non c’è tampo per gli erorri, ci aspettano!

– Aspetta, trovo un finale!

– che finale?! Muoviti!

– ma ci stanno leggendo proprio ora, non posso mica finire così!

– ma chi ti sta leggendo?! Sei completamente pazzo! Nemmeno l’hai pubblicata ‘sta cosa!

– l’ho appena fatto. ma in realtà no. Cioè sì ma qui sul post no… sì…

– io vado!

– che dici se finisco con una frase spezzata, come a far sembrare che ho lasciato tutto a metà?

– come ti pare basta che usciamo adesso!

– allora faccio così: scrivo questa cosa come se tu mi prendessi per un braccio e non mi lasciassi fi

Febbraio 2010

venerdì, febbraio 26, 2010

Ailander

Discutevo con uno yak in transito sulla Laurentina dei motivi che ci inducono a desiderare di migliorarci, della progressiva evoluzione della specie umana e del perchè i Tic Tac appena messi in bocca hanno un sapore fantastico che pero’ scompare subito e allora perchè cazzo non fanno un Tic Tac tutto di quella cosa squisita? quando mi è balzata alla mente la conclusione di essere immortale.

Conclusione avvalorata dalla constatazione che a tutt’oggi io sia ancora vivo.

So cosa state pensando: “ma portare a cacare quel cane tutte le mattine che cazzo di soddisfazione dà?!”. Ebbene, non starò qua a rispondere su questo.

Del resto non posseggo un cane, dunque proprio non capisco l’obiezione.

Dico solo che la mia immortalità, palese e fuor di discussione, credo non sia genetica, visto che i miei avi sono tutti morti, nè acquisita col tempo, dato che immortale lo sono da sempre, non essendo mai morto in precedenza.

Voglio dire, non è che dopo essere morto, che so, un paio di volte, poi sia diventato immortale, così, a cazzo.

No. Sono immortale e lo sono sempre stato.

Penso di aver contratto il virus dell’immortalità in utero. Più un antivirus allora, una sorta di Norton ipercazzuto che lascia passare i malesseri ordinari, quel raffreddorucolo giusto per non dare troppo nell’occhio, e stronca la morte, che ritengo sia una malattia degenerativa vera e propria, anche quando assume forme violente ed improvvise (credo che in tutti i casi di morte rapida o violenta la degenerazione covasse da tempo e si sia conclamata in forma, che so, di infarto o vaso in testa o di morso di un cane rabbioso, che magari la rabbia gli era venuta perchè nessuno lo portava a cacare la mattina, insomma, sempre là si va a parare).

Dunque, il mio essere immortale è dimostrato dal fatto che io stia qui scrivendo, che mai in passato abbia dato motivo di pensare di essere morto, che ogni volta che sono andato a dormire poi mi sono sempre svegliato, che intorno a me la gente muore quotidianamente che manco le mosche ed io invece sto sempre qua, da anni.

Nè mi si opponga l’obiezione “ma allora pure io sono immortale”, che in Italia si sa come vanno ‘ste cose: uno svolta e subito tutti appresso. Eh no, cari i miei mortali ometti, mica qua uno si sveglia la mattina e dice “pure io pure io!”. E che stiamo al Glande Fratello E che ne so io di te?! Che ne so se mi stai a fregà e tra mezz’ora decidi di morire? Mica ti posso considerare mio pari solo perchè me lo dici tu?! L’immortalità va dimostrata. Coi fatti.

Adesso il punto è un altro: ha senso stare a chiedersi se puffetta si trombasse davvero tutti i puffi? Ma di piu’: cosa me ne faccio di questa immortalità?

Magari è come nel telefilm, e devo andare a decapitare altri immortali e ne resterà solo uno… Sì, ma poi? Siamo punto e a capo.

E mi si passi il termine “capo”.

Dovrei ogni volta sparire, andare avanti a pizzini, non potrei mai diventare famoso perchè la gente poi vedrebbe che non invecchio mai. Un vantaggio potrebbe stare nel fatto che potrei circolare a Dallas su un’auto scoperta, certo che il mio cervello non andrebbe in pezzi in mondovisione… nè mi sarebbe possibile sposarmi perchè mia moglie, la mia intera famiglia, invecchierebbero ed io là come Dorian Gray, quello di Oscar Wilde prima che fondasse un partito.

Potrei avere il tempo per imparare tante cose, che so: suonare il violino meglio di Vanessa Mae, imparare a memoria tutta la sequenza genomica dell’uomo, oppure saper ripetere la formazione della Ternana 1982-83, panchina compresa. Ma a questo punto mi chiedo: avrebbe senso sprecare l’immortalità per questo? Oddio, ricordare pure la panchina non sarebbe male…

[Appunto: aprire una nuova finestra e cercare su Youtube Vanessa Mae].

Spero di sbagliarmi. Spero di non essere immortale.

Mo’ faccio la prova: ammazzo qualcuno e mi faccio un giro sulla sedia elettrica.

Che? Non c’è qua in Italia?

Garantisti del cazzo.

Mi consola una cosa pero’: se mai dovessi sbagliare, se dovessi un giorno morire, non me ne accorgerei. Sarei morto e fine.

Ne soffrirebbe chi mi vuol bene, ma a me?

E quando il sole, tra cinque miliardi di anni, smetterà di bruciare e tutti saranno congelati mi dite io che cazzo ci resto a fare su un sasso gelato con tutto quel sapere?

Condannato a restare vivo in un algido cosmo per l’eternità?

Desiderare ardentemente la morte ma essere consapevole che questa non sarà?

Soffrire il gelo, precipitare dentro una stella, bruciare per miliardi di anni dentro di essa, assistere alla sua fine, esplodere, e ricominciare ancora.

Tutto questo è terribile.

Molto, molto peggio di qualsiasi morte.

Ma almeno niente piu’ cane da portare a cacare.

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giovedì, febbraio 25, 2010

Io e Dio

IO: – Toh, sono morto.

DIO: – BENVENUTO-ENUTO-UTO-O!

IO: – Ciao, tu sei Dio?

DIO: – CERTAMENTE-AMENTE-ENTE-E

IO: – Puoi togliere quest’effetto riverbero? Fa tanto Papa in piazza…

DIO: – Ehm, scusa. Fatto.

IO: – Va meglio. Ero così curioso… sei proprio come ti immaginavo.

DIO: – E’ perchè io appaio come le persone mi immaginano.

IO: – Ah, ecco: per me sei vestito di bianco e con la barba… ma per la maggior parte della gente pure sarà lo stesso, no?

DIO: – Beh, non per tutti. Qualcuno mi vede grasso e seduto in terra, qualcun altro tipo triangolo con un occhio al centro e sapessi che fatica mantenere l’equilibrio in quella forma, qualcuno ancora non mi vede affatto…

IO: – Ah, e in quei casi come ti presenti?

DIO: – Lì mi posso sbizarrire: certe volte fingo di essere Pippo Baudo, sai le risate… una volta ad un ebreo sono apparso in forma di Goebbels … hihihi… oh, se l’era cercata lui, non credeva poi tanto… ma dove ho messo gli occhiali…?

IO: – Li hai sul naso. Quindi mi stai dicendo che tu sei il Dio di tutti? Che le religioni che si combattono da millenni non hanno capito un cazzo?

DIO: – Già, purtroppo è cosi’: guerre e sangue… in mio nome… che IO li maledica!

IO: – Ma tu perchè non intervieni?

DIO: – E che posso fare io?

IO: – Come che puoi fare?! Tu sei Dio, no? Sei onnipotente!

DIO: – Già è vero, onnipotente… mica poi tanto pero’.

IO: – Come?

DIO: – In realtà… sai, è un po’ difficile dirlo, una storia lunga… chissà dove ho messo gli occhiali…

IO: – Sono sempre sul tuo naso. Comunque racconta pure. Credo di avere un’eternità di tempo.

DIO: – Già. Beh, è che io… in realtà sono qua solo per mettere una pezza alla buona.

IO: – Che? Che pezza?

DIO: – Dio, quello che vi ha creato, e che ha creato anche me, in realtà di noi se ne sbatte. Ha fatto tutto st’ambaradan, ambaradam, quello insomma, d’universo e ora se ne va in giro tra le galassie che manco si ricorda d’aver creato. Prima o poi ripasserà di qua ma spero il piu’ tardi possibile che se vede come vi siete ridotti mi fa nero. E io cerco di tenere buoni voi umani che credete tanto in una entità onnipotente…

IO: – Cosa? Vuoi dire che c’è un altro Dio?

DIO: – In effetti ce ne sono diversi… PIETROOO! Chiudi ‘sta cazzo di finestra che mi sta crepando la cervicale!!!

PIETRO: – Ma Signore, non ci sono finestre qui. E’ un open space!

DIO: – Che è? Ma come cazzo parli?

PIETRO: – Un open space, uno spazio aperto, senza…

DIO: – Ah, già, quel “mio figlio” di Mio figlio l’ha voluto così, “moderno”. E poi si va a fare le canne con quei dodici drogati amici suoi… prima o poi fa una brutta fine… Che ci vuoi fare: ognuno ha la sua croce.

IO: – Eh, i figli danno tante preoccupazioni… Ma torniamo a noi: com’è ‘sta storia dei tanti dei?

DIO: – COME OSI: non avrai altro Dio all’infuori di me!

IO: – Ma me l’hai detto tu!

DIO: – Ah già, scusa. Diciamo che qua funziona un po’ come da voi in ufficio: c’e un capo, un capo dei capi, un capo dei capi dei capi, ma alla fine…

IO: – Alla fine?

DIO: – Alla fine non si sa mai chi comanda davvero. Si sa solo chi è quello che puo’ farti il culo e si diverte a fartelo. Il tuo capo diretto.

IO: – Quindi tu sei un sottoposto?

DIO: – Non mi piace essere sminuito cosi’! Mo’ t’incenerisco! Se solo sapessi dove ho messo quei “mio figlio” di occhiali…

IO: – Li hai sul naso. E poi se mi incenerisci il capo ti fa il culo.

DIO: – Uff, già, che se non gli tornano i conti quello mi manda su Aldebaran a fare il dio dei cactus aldebaradini…

IO: – Allora, se ho ben capito, noi umani stiamo a pregare uno che al massimo ti fa avverare una coincidenzina, uno che ti puo’ far incocciare in un’anima gemella o evitare uno scontro frontale in auto…

DIO: – No, lo scontro è oltre le mie pertinenze.

IO: – Insomma, che cazzo sai fare?

DIO: – Beh, ora non mi far passare per incompetente: posso, ad esempio, far sognare a qualcuno dei numeri vincenti al lotto e gli cambio la vita…

IO: – Numeri? Ma se io li sogno sempre! Fossero usciti una volta! Una!

DIO: – Ma, ehm, non è che funzioni sempre…

IO: – E grazie al cazzo! Tutti sognano qualcosa! Qualcuno vincerà prima o poi. E tu vorresti accollarti il merito?! Allora pure Wanna Marchi! Scommetto che non sai fare davvero nulla di speciale!

DIO: – Ma come osi?! Per esempio, hai mai sentito parlare di cerchi nel grano?

IO: – Li fai tu?

DIO: – No, ma so chi è!

IO: – E chi è?

DIO: – Non te lo voglio dire.

IO: – Seee, tu non sai niente!

DIO: – Beh, ho capito, ora ti mando all’inferno!

IO: – Ecco, l’inferno, parliamo di questo. Esiste?

DIO: – Ergh, ehm, come?

IO: – Dai che hai capito.

DIO: – L’inferno… Uff, no, non esiste.

IO: – L’immaginavo. E il paradiso?

DIO: – No, nemmeno. Non esiste un cazzo, va bene? Niente!

IO: – E il limbo?

DIO: – Che?

IO: – Il limbo!

DIO: – Ma che è? Ah, il ballo?

IO: – Ma che ballo e ballo! Il limbo, quello dove vanno i bambini morti prima di essere battezzati…

DIO: – Non ne so niente. Senti, ma sai dove sono i miei…

IO: – Sempre su quel cazzo di naso! Ma come non sai del limbo?! Che il Papa l’ha pure abolito…

DIO: – Sì, il Papa… e chi gli sta dietro a quello… vedi? vi fate da soli la vostra religione… fate e disfate, quando non vi sta piu’ bene una cosa che prima era peccato la cancellate… ma chi vi sopporta piu’… Mi sono fatto due palle cosi’. E in tv non c’è mai un cazzo.

IO: – Ora non fare il qualunquista. Su Sky qualcosina c’è. E poi c’è sempre Internet, no?

DIO: – Qua non c’è nemmeno l’ADSL…

IO: – Comunque torniamo a noi. Dopo che si muore, come me, dove si va in conclusione?

DIO: – Si passa di qua e poi…

IO: – E poi?

DIO: – E poi trasmigri in un altra forma.

IO – Reincarnazione? Lo sapevo…

DIO: – Piu’ o meno, ma puoi reincarnarti in una cosa qualsiasi: un pollo, la cellula dell’unghia del mignolo di Bruno Vespa, un banano fratricida su Mercalios, l’ipofisi di un triciclo bolso di Svaluzua, un bollo auto… insomma, tutto. E poi qua torni. Sempre qua.

IO: – Fino a?

DIO: – Fino a sempre.

IO: – Cioè, qual’è il senso di tutto questo?

DIO: – Me lo devo ancora far dire, quando torna Dio glielo chiederò.

IO: – Mah. Ma… oddio!

DIO: – Sì?

IO: – E che è ‘sta puzza?!?

DIO: – Ehm… vento divino?

IO: – Ma che cazzo, allontanati no?!! Bah, ho capito…

DIO: – Ehi, dove vai?

IO: – Su quella nuvola laggiu’.

DIO: – Ma non hai altre domande? Tutti mi fanno domande!

IO: – No, niente…

DIO: – Ma…

IO: – Anzi, una cosa: Chi vincerà la Champions?

DIO: – LA Champions? Calcio? Ehm… la Juventus!

IO: – La Juventus?! Non capisci proprio un cazzo…

DIO: – La Sambenedettese?

IO: – Dai, vieni qua che ci vediamo la partita… ma non dirmi come va a finire…

DIO: – Va bene, tanto non lo sapevo mica…

IO: – Ci avrei giurato…

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lunedì, febbraio 22, 2010

Super. Stizione.

Un gatto nero mi ha attraversato la strada e mi sono toccato.

I gatti neri mi eccitano tantissimo.

Mentre mi incamminavo mi sono ritrovato a passare sotto una scala.

Pieno di bambini vietnamiti a cucire palloni.

Rientrato a casa ho rotto uno specchio, grande. Molto.

Cazzo, abito in un osservatorio!

Ho rovesciato pure l’olio, porta male, dicono.

Ma ci è scivolata sopra mia suocera. Come la mettiamo?

Ho trovato un ferro di cavallo e l’ho preso.

Forse avrei dovuto aspettare che il cavallo non ne avesse più bisogno.

Idem per quell’orecchio di coniglio.

Del resto, che se ne fa un orecchio di coniglio di un ferro di cavallo?

A capodanno ho mangiato un piatto di lenticchie.

Il giorno dopo è successo proprio quello che si pensa: le ho cacate.

Conosco uno che porta al collo sia un crocifisso che un corno

Dice: “dove non arriva uno arriva l’altro”

Io gli ho detto: “ma se credi in Gesù non puoi credere nel corno!”

E lui “non si sa mai”

Io: “ma insomma, credi o no?”

Lui: “Certo!”

Io: “In cosa?”

Lui: “In tutto, mica sono ateo come te!”

Questa storiella è la più ridicola.

E l’unica vera.

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venerdì, febbraio 19, 2010

Ieri ero primo relatore in un convegno intitolato: “Auto-organizzazione e gestione del proprio tempo”.

Sono una sorta di luminare sull’argomento-tempo, sull’autogestione, sul time management, sul come non lasciare mai niente al caso e farsi trovare sempre pronti per ogni evenienza. Credo che la mancanza di auto organizzazione sia uno dei mali della nostra civiltà e che la puntualità valga come oro al giorno d’oggi.

Lavoro come consulente per le più grosse aziende: stilo piani di organizzazione, tengo corsi.

Mi sorprende vedere come le persone siano sempre spesso confuse sul da farsi, che non sappiano pianificare neppure le attività più semplici, come essere puntuali ad un appuntamento o gestire le situazioni.

Al convegno c’è stato un piccolo imprevisto: sono arrivato in ritardo.

Può succedere.

Cerco sull’agenda ma mi accorgo di averla dimenticata in albergo.

Provo a chiamare in albergo ma non ho il numero.

Ricordo di averlo messo nella tasca della giacca ma non quella che indosso.

Cerco il cellulare ma questo mi era rimasto sul taxi.

Mi viene in mente l’indirizzo della sede dell’organizzazione del convegno e la raggiungo a piedi.

Mi dicono che in effetti sono in ritardo. Ma di due mesi.

Chiedo se c’è n’è un altro a breve e mi prendono a calci in culo.

Mi ritrovo per strada e mi incammino verso l’albergo, di cui ho però dimenticato il nome e la via.

Entro in un altro albergo cercando di farmi aiutare a ritrovare il mio, fornendo dati imprescindibili ed univoci come “c’aveva tante stanze” e “c’era uno sotto che teneva le chiavi di tutte le camere” ma quelli sembrano non capire.

Mi accorgo intanto di essere in mutande dalla mattina.

Provo a riorganizzare le idee ed un passante mi lascia un euro sul marciapiede.

Mentre lo raccolgo mi accorgo di indossare mutande non mie.

In quella posizione un fattorino abusa di me.

Faccio forza sulla mia preparazione in tema di auto organizzazione e entro dentro una panetteria ma chiedo delle viti autofilettanti ed un cicchetto di lambrusco.

Altro calcio in culo.

Una pattuglia di carabinieri mi ferma e mi porta dentro.

Provo a spiegare per sistemare le cose ma ad un certo punto mi ritrovo a parlare della costellazione del Cigno e di quanto questa possa star bene col sugo di papera.

Chiamano mia moglie.

Al telefono la sento dire solo: “ancora?!”.

Prendo in mano la situazione e inizio a masturbarmi.

Mi portano una divisa da appuntato.

Protesto: avrei voluto che dentro non ci fosse già un appuntato.

Mentre sono tutti distratti scappo fuori e mi ritrovo in strada vestito da carabiniere.

Un passante mi chiede indicazioni su via della Scrofa.

Lo arresto per schiamazzi e inizio a progettare dighe da castoro.

Mi rendo conto dell’assurdità di un progetto che faccia affidamento su animali da pelliccia e decido di noleggiare un go-kart per tornare a casa.

Percorro tutto il Raccordo Anulare schizzando sotto i semiasse dei camion quando mi rendo conto di aver stracciato il tempo sul giro e rientro ai box.

Non li trovo e decido di vendere il go-kart. Al quale nel frattempo mi ero affezionato, dandogli anche il nome di Bettina.

Con quei soldi mi compro un biglietto del treno che mi riporta a Sassomarconi, a casa mia, in via Messina.

Mi sovviene, al mio arrivo, di aver confuso via e città, essendo di Messina, residente in via Sassomarconi, e mi siedo aspettando che qualcuno mi venga a prendere.

Sto aspettando.

Ho delle noccioline comunque.

Scadute.

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martedì, febbraio 16, 2010

Riflessioni

Odio le catene di Sant’Antonio: sulla neve dura non tengono un cazzo.

lunedì, febbraio 15, 2010

Contrappassi

La Binetti passa nell’UDC: è questa la nuova posizione della missionaria.

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lunedì, febbraio 15, 2010

E’ domeica mattia.

Ho a che fare co due testimoi di Geova.

Scusate, ho cambiato la tastiera.

Riprendo: insomma, mi metto a parlare con questi due uomini, nativi di Genova, testimoni di un omicidio vicino al porto.

Il luogo del delitto, una Torre di guardia, recava ancora i segni del misfatto: sangue, sangue dappertutto. Ho subito pensato ad alta voce a quante vite si sarebbero potute salvare con tutto quel sangue (proprio oggi io stesso ne ho donato un po’ per il centro trasfusionale del mio ospedale) ma i due Testimoni non sembravano concordare con me. La cosa mi ha subito insospettito.

– Brigadiere, faccia entrare i testimoni di Genova.

– I Testimoni di Geova?

– Che s’è rotta la tastiera pure a te?

– ?

– Quelli insomma.

I due, interrogati, dichiaravano:

– Ci trovavamo sotto la Torre di guardia, di buon’ora – noi usiamo alzarci presto la domenica mattina.

– Che lavoro fate?

– Siamo testimoni di Geova

– [ho pensato si fosse rotta pure ‘st’altra tastiera] So perfettamente che siete dei testimoni, e di Genova. Non vi ho chiesto questo. Mica per lavoro assistete agli omicidi?! Ahahah… Questa è buona: brigadiere, se la segni!

– [dall’altra stanza] Va bene Commissario!

– No, siamo testimoni di Geova nel senso che crediamo in Geova.

– Io sono della Sampdoria e credo nei blucerchiati ma questo è irrilevante: mi dite che cazzo di lavoro fate e cosa ci facevate là?

– Diffondevamo il verbo.

– Che verme?

– Verbo, la parola di Geova!

– Che parola è? Una parola d’ordine?

– …uh, non sappiamo… si fa per dire…

– Va bene, andiamo avanti… Cos’avete visto?

– Un uomo che, armato di coltello, aggrediva un altro uomo… Dio che spettacolo tremendo!

– Spettacolo? Allora vi è piaciuto… [i miei sospetti aumentavano… E poi quella storia della parola d’ordine…]

– Non intendevamo…

– Silenzio! Proseguite.

– Insomma, l’uomo col coltello colpisce l’altro uomo. E cade a terra.

– Chi cade a terra?

– L’uomo colpito.

– L’uomo col pino? [Un terzo uomo… uhm… dovevo approfondire. E ricordarmi di cambiare le batterie dell’Amplifon]

– No “col pino”, “colpito”!

– L’uomo col pito, ho capito bene. E cos’è un “pito”, scusate?

– Non ci siamo capiti.

– No, non ci siamo coi piti, mi direte dopo. Continuate. [Quel parlare in codice mi faceva sospettare l’appartenenza ad una qualche setta segreta…]

– Ci avviciniamo all’uomo ferito e cerchiamo di soccorrerlo.

– Avete chiamato un’ambulanza?

– No, è contro il nostro verbo.

– Che morbo?

– Verbo! Il Verbo di Geova.

– A Genova ci abito pure io ma se a casa mia uno sta male chiamo l’ambulanza.

– Ma quelli poi gli avrebbero fatto una trasfusione. E forse pure un trapianto!

– Trapianto?! [Non mi sembrava certo il momento di pensare a problemi di calvizie… quei due non me la raccontavano giusta]

– E’ contro il nostro Verbo.

– Che serbo?

– Verbo!

– Insomma cos’avete fatto?

– Abbiamo pregato per lui

– Pregato per lui? Insomma, ‘sto poveretto stava pregando e voi giù a rompergli pure i coglioni…

– Era un conforto morale…

– E lui?

– Crediamo sia morto.

[Cominciavo a nutrire seri sospetti su quei testimoni. Il loro abbigliamento, ottusamente formale, mi dava l’idea che volessero coprire qualcosa, nessuno sano di mente vestirebbe così… e poi c’erano quegli opuscoli… pieni di riferimenti sanguinari, demoni… La storia della setta mi convinceva sempre di più. Decisi di provare a forzare la mano e farli confessare]

– Voi due organizzate messe nere, vero?!

– Uh, ma cosa…

– Confessate: l’avete ammazzato voi!

– Ma certo che no!

– Cosa tenete in mano adesso?

– Sono gli opuscoli coi quali diffondiamo il verbo.

– Che turbe?

– Verbo! La parola di Geova!

– Chiamatemi ‘sto Geova e vediamo se conferma la vostra versione.

– Ma non si puo’.

– Come non si puo’? Non avete detto che lo conoscete?

– Ma… insomma… sì, però…

– Però non l’avete mai visto in faccia, vero?

– Beh, in effetti, no…

– Come sospettavo: un mandante che agisce nell’ombra. Brigadiere, porti dentro ‘sti due preti: l’accusa è omicidio.

– Che omicidio?!

– Prete rintenzionale. Anzi no: preteditato, premeditato. Quello là insomma.

– Ma come?!?

– Silenzio! E ditemi di questo serbo… E’ lui il capo della setta dei genovesi, vero? E dove le trovate le vergini da sacrificare? Di questi tempi…

– Ma quali vergini…?!

– Ah, è difficile, eh? Per questo vi siete accontentati di un pover’uomo qualunque…

Ancora una volta avevo risolto un caso ingarbugliato. Appartenenti ad una setta satanica avevano compiuto un omicidio, forse propiziatorio.

Quell’omicidio era opera delle sette.

Sette e un quarto al massimo. L’ora del delitto.

Restava da trovare questo serbo col morbo, ma avevo assicurato alla giustizia due lestofanti.

Ora voglio verificare se quelli che vengono a scassare la minchia a casa mia la domenica mattina hanno a che fare pure loro con ‘sti due. Mi presentano un’opuscoletto con su scritto “Svegliatevi”, a prendermi pure per il culo visto il sonno che ho la domenica… da come si vestono penso sia tutta una banda.

Brutta, brutta gente…

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venerdì, febbraio 12, 2010

Lacrime napulitane

ANNA – …chi era insomma quella? Nemmeno era bellissima come me…

GIGGI – uuuh, ‘sta sempre a scassa’ ‘o cazz…

ANNA – voglio sapere chi era quella.

GIGGI – ma che cazz ne sacc’… m’ha chiest o’ fotografo, ‘o ssai come fanno i fanz.

ANNA – che fotografo?

GIGGI – ‘o fotografo, quann’ che scrivi ‘o nom ‘ngopp a’ carta…

ANNA – l’autografo!

GIGGI – e che scassapalle… tieni sempre da pundualizzare…

ANNA – guarda che sono bellissima ma non stupida, lo sai questo?

GIGGI – [lacrime napulitaneeee…]

ANNA – non cantare mentre ti parlo! E non farmi alzare la voce, che mi si sconciano tutti i capelli! A proposito, ti piace la mia acconciatura per stasera? Non è bellissima?

GIGGI – [uè, alfonsino bello, dì al capo che pe’ quella cosa è tutto sistemato… cinquanta grammi e facc’ tutt’ ‘o conciert del matrimonio del compare nipote]

ANNA – mi vuoi ascoltare?!

GIGGI – uè, che piezz ‘e femmena… ci conosciamo? Io sò giggidalessioilcantante.

ANNA – Sono Anna! La tua ragazza bellissima!

GIGGI – uè abbiamo fatt mbress a mbress… di solito ci metto quei quattrocinque secondi… il tempo di dire giggidalessio…

ANNA – cazzo dici?! Sono Io, Anna! Anna Tatangelo Bellissima!

GIGGI – Annatatatangielo! San Gennaro, e cumm ti sei conciat?! Pari a Maronn di Civitavecchia ma senza le lacrime! A proposito, senti questa: LACRIME NAPULITANEEEE…

ANNA – Basta con questa cazzo di canzone!

GIGGI – Uè, annatatangielo, sarai pure ‘na gran femmena ma accussì io non ti riconosco…

ANNA – il mio truccatoregay mi ha detto invece che sono bellissima. Tutti mi dicono che sono bellissima. Anche se a volte non mi piaccio e non mi trovo così bellissima. Ma oggi mi trovo abbastanza bellissima Non pensi che il mio truccatoregay abbia fatto un bellissimo lavoro?

GIGGI – si vuo’ fa ‘a zoccola. Ma accussì mi pari una uscita da ‘o’ bbar di Guerre Stellari…

ANNA – non capisci niente. Perchè tu sei un insensibile. Lui, il mio amicogay invece…

GIGGI – ch’amico?! Allora sì zoccola verament! Chi è ‘st’omm ‘e’ sfaccimm! Io lo faccio sparare vivo vivo! E verserà LACRIME NAPULITANEEEE…

ANNA – E’ gay, stupido… Ma sei tanto bellissimo quando ti arrabbi…

GIGGI – Gay… vuliss’a’dicere… frocio?

ANNA – Ti adoro anche quando fai il duro, sei bellissimo…

GIGGI – Che tette che tieni… veramente tu sì a femmena mia?

ANNA – Ma certo gigetto bellissimo…

GIGGI – quann mi chiam’ giggetto nun capisco chiù niente… viè qqua, che te facc’ conosc giggin…

ANNA – Mi fai il giochino “vola gigino, vola gigetto”? E’ bellissimo…

GIGGI – giggin è già partito… Vediamo dove lo facciamo atterrare… apri l’hangarr [femmenaaaa… tu sì nà malafemmenaaaa…]

[reminiscenze di LASCIAMIPENSARE]

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martedì, febbraio 09, 2010

Io, reietto

Visi sdegnati mi disegnano come una caricatura, buffa, grottesca.

Mi irridono.

Trattengono a stento le ganasce ma non riescono a celarmi il biancore d’avorio ch’attende solo di ballare grasse risate, ora ancora soffocate.

Mi sento come un cucciolo di antilope in mezzo a fiere già sazie. Scrutato, giudicato, lasciato andare non per pietosa compassione ma per inadeguatezza.

Anche quelli che avrei pensato amici si scostano.

Un appestato.

Si portano le mani al viso, a coprirsi, Dio mio! Coprirsi al mio passaggio!

Cosa ho potuto farvi, uomini senza pietà, per meritare questa vostra polvere?

Voi brahmani, io l’intoccabile?

Voi Novus Ordo Seclorum, io reietto?

“Via! Va’ via!” m’urlano fino all’anima… lacerando ogni mia dignità.

Per una merda pestata mi pare un’esagerazione.

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lunedì, febbraio 08, 2010

Bene, (ri)dica
Non so se i preti dispongano di un database delle case visitate. Fatto sta che ieri, dopo quello che è accaduto la settimana scorsa, un altro di questi si è presentato a casa mia. Per la benedizione.

Stavolta era solo, senza vicepreti.

E l’ho fatto entrare.

– Buongiorno figliolo.

– E due.

– …e due?

– E’ qui per benedire la casa.

– Sì figliolo, posso entrare?

– La stavo aspettando. Le posso offrire qualcosa? Una coca, un the, danaro, minorenni…

– …

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Il prete entra e subito aggrotta la fronte innanzi al caos del venerdi.

Che poi è uguale a quello del mercoledì ma con più femmine nude per casa.

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– Uh, forse è meglio se ripasso.

– No prete, faccia quello che deve fare. Le serve qualcosa?

– …qual…cosa… no… niente…

– Allora cominci pure. E già che c’è provi a benedire pure questa qua dietro al divano che sono tre giorni che non si muove, magari si rianima.

– Ma…

– E’ brasiliana, sa, là ci credono alle cose di Gesù.

– F-f-figliolo… cos’è questa… cosa?

– Questa cosa? Ah, un profilattico. Non so come sia finito là sopra. Qualcuno deve aver fatto baldoria ieri. Cinzia, hai un profilattico tra i capelli! Cinzia! Ooooh! … Niente. Forse non si chiama Cinzia. Io l’ho buttata là. Tante volte ci prendo.

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Ora, che il prete cominciasse a temere per la propria incolumità m’è sembrato eccessivo, almeno fino a quando non ho deciso di preparare lo spezzatino di pollo. Il venerdi me lo faccio sempre, ho più tempo e adoro giocare con le cose della cucina, coltelli e similari, mi rilassa.

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– Simona, c’è un prete, cazzo, un po’ di rispetto! Mettiti qualcosa addosso che non sia io!

– V-v-veramente mi sono ritrovata qua così… d-d-dove sono…?

– Cazzo.

– …e… non mi chiamo nemmeno Simona… forse…

– Io l’ho buttata là. Tante volte ci prendo.

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– … e… bene… benedici Signore… benedici Signore questa casa…

[STUM!] E via la testa di pollo.

– Oddio!

– Niente padre, continui pure…

– Forse e meglio se…

– CONTINUI!

– Certo! E b-b-benedici… S-s-s-signore…

[STUM!] E via le zampe!

Io continuavo il mio lavoro con lo spezzatino… stavo schizzando un po’ troppo sangue in giro forse…

– Massi, mi stai schizzando una roba addosso… Rossa stavolta.

– Stai tranquilla, Barbara, è sangue.

– Ahahah, carino! Comunque non sono Barbara.

– Scusami tesoro, io l’ho buttata là. Tante volte ci prendo.

[Mi rivolgo al prete]:

– Senta prete – con fare distratto dal pollo – ma dopo che ‘sta casa sarà benedetta che succede? [STUM!]

– …uh… che succede?

– No, voglio dire, che me ne viene? [STUM!]

– U-u-una casa benedetta accoglie meglio il Signore…

– Cioè Dio viene più volentieri da me? [STUM!][STUM!]

– …no… cioè…

– Dio viene o non viene? [STRASTUM!]

– Ma… Dio c’è sempre…

– E allora a che serve la benedizione? Voglio dire, se Dio c’è comunque (o non c’è comunque), ‘sta benedizione cosa mi porta davvero? [STUM!]

– Ma… non è che…

– Insomma: Dio è un essere immenso di infinita bontà. Onnipotente, onniscente, onnivoro. Secondo lei, secondo te, sta a vedere se uno con una tonaca ha schizzato un po’ d’acqua sul muro per farmi andare in paradiso? E se faccio il metronotte e non ti faccio entrare perchè a quest’ora dormo? C’ho meno possibilità di andare in paradiso? Che cazzo mi dà, in termini spirituali dico, mica pratici, la tua benedizione? Mi sto ponendo sul tuo stesso piano, parlo di cristianità. A che serve?

– Ma figliolo, non è proprio così…

– A me mi sa [STUM!] che fate ‘sta baracconata [STUM!] solo per scucire gli euri alla povera gente [STUM!][STUM!][STUM!]. Un euro qua, dieci là – che si sa, chi te li nega dieci euro per un rito pagano e con servizio a domicilio come questo – e il Crucco poi si può permettere le scarpe Prada.

– …ma…

– A me state sul cazzo. [STUM!]

– …

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Ora, impugnare l’ascia gocciolante sangue di pollo non è che mi rendesse la persona più amabile del condominio. Avrà pensato così il prete.

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– F-f-figliolo… c-c-cosa…

– [mi fermo. M’avvicino al prete. Mica poggio l’ascia] Adesso tu mi fai una benedizione speciale, che mi dia qualcosa di concreto.

– Ma… ma…

– Facciamo così: mi benedici la casa in modo da abbuonarmi, che so, una cinquantina di peccati futuri. Una superbenedizione. Ovviamente mi devi azzerare pure tutte le porcate già fatte qua dentro. Quanto vuoi per questo?

– Ma… io…

– Quanto costa un voucher per cinquanta fornicazioni sin-free qua dentro?

– Ma figliolo… perchè intanto non posi quell’ascia?

– Perchè quando mi agito voglio qualcosa con cui giocare. Allora?

– Io… io… non posso…

– Senti prete, la tua benedizione allora non serve a un cazzo. ‘sta troia qua continua a non fare una piega e mi stai facendo davvero girare le palle.

– F-f-figliolo… F-F-FIGLIOLO!

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Cosa avrei dovuto fare? No, ditemelo voi?

Magari lo facevo andare via così, tempo due settimane e tornava un’altra volta con le sue menate sulla benedizione.

L’ho fatto restare per la cena. Mi è sembrata una cosa carina, un gesto distensivo.

E’ venuto uno spezzatino fantastico.

Tante volte ci prendo.

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giovedì, febbraio 04, 2010

Forse pensava a Marina Morgan. Quella era una precisa.
Bersani: “Morgan merita un’altra possibilità”

Prendilo nel PD: ci manca proprio uno che non dice nulla di nuovo o che non si sapesse già, lo dice nel momento meno opportuno e viene escluso dal giro che conta consegnando ad altri il palcoscenico.
mercoledì, febbraio 03, 2010

Grazie dottore… spero pero’ quello sia uno stetoscopio
Sanità, a Napoli rimosso tumore polmone in 20 minuti.

Non ci sono limiti alla provvidenzialità della manovra di Heimlich.

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Gennaio 2010

mercoledì, gennaio 27, 2010

Entropia
Quando un sistema passa da uno stato ordinato ad uno disordinato la sua entropia aumenta. E’ il secondo principio della termodinamica.

In soldoni, le trasformazioni in un sistema, qualsiasi sistema, se non vi siano forze esterne ad esso applicate, porteranno sempre un maggior disordine.

La tendenza è al disordine.

Semplice.

Metti due esponenti di spicco dell’opposizione in una stanza.

Chiudila ermeticamente.

Lasciali per un paio d’ore.

Riapri la stanza.

Cosa trovi?

Pensaci.

Cosa trovi dopo le due ore?

Esatto: non sei riuscito a riempire la stanza due ore prima.

Del resto avevo detto “di spicco”.

Del resto ne avevo chiesti ben due.

Metti due esponenti di spicco della maggioranza in una stanza.

Chiudila ermeticamente.

Lasciali per un paio d’ore.

Riapri la stanza.

Cosa trovi?

Pensaci.

Cosa trovi dopo le due ore?

Esatto: solo Berlusconi.

Del resto avevo detto “di spicco”.

Del resto ne avevo chiesti ben due.

Metti ora, sempre nella stessa stanza, un uomo capace davvero di tracciare la strada della sinistra italiana, moderato, capace di muovere critiche a quello che si sta rivelando sempre più un regime, ascoltato con interesse dall’opposizione e sempre più temuto dalle forze di Governo.

Nella stanza.

Chiudila ermeticamente.

Lascialo per un paio d’ore.

Riapri la stanza.

Cosa trovi?

Pensaci.

Cosa trovi dopo le due ore?

Esatto.

E porta a Fini un bicchiere d’acqua, che due ore là dentro avrà sete.

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martedì, gennaio 26, 2010

Spesso io e il mio criceto parlante Topoldo ci indottriniamo davanti al caminetto discettando di maieutica dell’illuminismo ed ermeneutica delle pozioni magiche albine.

A volte veniamo talmente presi che tiriamo tutta la notte, ritrovando la via del letto solo quando siamo fatti, FATTI, FATTTTTIIIII!!!!!.

Vorrei vedere voi, tirare tutta la notte.

Il mio criceto parlante Topoldo proviene dalla Farlonia, una delle nuove repubbliche marinare di Costanza (l’Alta Costanza, ovviamente) e dispone di un’arguzia del tutto singolare, molto al di sopra della media della sua già brillante specie.

L’altra sera, per dirne una, mi ha sopreso citando Hermann Minkowski e la sua rappresentazione di “evento” quadridimensionale pre-einsteiniano. Sopreso nel senso che pensavo non cadesse negli equivoci di una teoria tanto obsoleta. Ma tant’è, il mio criceto ha dato comunque sfoggio di cultura ed io ho apprezzato, tanto da indurmi a rimandare la consueta derattizzazione. Almeno fino a sabato che è giorno di pulizie, non ci sono cazzi.

Chissà cosa potrebbe arrivare a fare se il mio criceto parlante Topoldo avesse anche il dono della parola. Ma forse smadonnerebbe dalla mattina alla sera: in fondo è solo una bestia.

Eh? Certo che no!? E’ un criceto, come potrebbe parlare? Ah, “criceto parlante”… ma è il nome della specie, mica parla davvero?!

Come faccio ad esserne sicuro? Ma me l’ha detto lui!

Comunque.

Alla compagnia, da qualche settimana, si è aggiunto anche il fagiolo Emo, un borlotto conosciuto al largo dei bastioni di Orione, non lontano dalle porte di Tannhauser. Devo ammettere che la cultura del fagiolo Emo mi ha colpito: riesce a spaziare dalla concimatura dei bulloni spinati alla cartolarizzazione delle bietole, fino alle teorie sulla relazione tra escrescenze cutanee ed esposizione ai culti pagani. Tutto come fosse il suo pane quotidiano.

L’unico problema è che ogni trenta minuti si ferma improvvisamente, si irrigidisce tutto e, pronunziando la frase “è tempo… di morire” scoreggia.

Sono molto soddisfatto del nostro piccolo circolo. Ora stiamo per ammetervi anche Crupia, una tappetina per mouse logora ma molto simpatica.

A dir la verità nutrivo ancora qualche dubbio su Crupia: temevo potesse destabilizzare il nostro gruppo culturale. In effetti Topoldo pare molto eccitato da Crupia: l’altra sera l’ho visto mentre le stava sopra, muovendosi sopra e sotto, con lei immobile. Poi mi sono reso conto che la natura stava solo facendo il suo corso ed un coso simile ad un topo, sopra un tappetino da mouse, era proprio la morte sua, signora mia.

Stasera discuteremo di gastronomia dello sghimbescio ed Emo ci porterà anche una pagliata al sugo di utente medio Internet.

Temo un intensificarsi delle sue emissioni gassose ma sto già pensando come imbottigliare tutto quel metano che sprigionerà l’amico Emo per utilizzarlo ai fini di autotrazione: Topoldo sta invecchiando e l’applicazione di un motorino a gas metano alla sua ruota girevole credo possa rappresentare una soluzione.

Spero comunque che Topoldo non si offenda: i criceti parlanti sono notoriamente permalosi.

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lunedì, gennaio 25, 2010

Quannu la furtuna vota, ogni amicu s’alluntana
Che si sa come vanno ‘ste cose in carcere, come ‘i film, uguali: se non tiri fuori le palle finisci a fetu, come Mimmo ‘u Passannanti, col portasapone in bocca – manco ‘u sapone: chiddu era ancora buono p’un paio di Madonne d’a Mafia o farci l’alfiere che s’erano pigghiati al notturno. Giusto per scassarci la minchia.

A Mimmo invece gliel’avevano tagliata, la minchia. E la cosa da ridere – in carcere si ride, ma non gli occhi, no – la cosa da ridere era che non si trovava. Avivano fattu ‘na cosa a sucu ‘ì caramela, bene bene.

Pure a guardargli su per il culo: niente. E dire che qualcuno ci aveva sperato, di trovaccelo. L’alfiere, mica la minchia.

Il primo giorno, sturdito e cu’ a trimarella come un vitello prima del macello, per quei duecento metri che a te che vieni dall’aria ti sembrano mille e mille, chiu’ luonga che s’ero Cristo con la croce, dall’ingresso – che chi sta qua lo chiama “’u bucu d’u culu” – al tuo di buco di culo, tre metri per tre.

Casa tua – ti dicono.

Ma a casa mia l’aria sapeva di mandorle e limone, tuttu l’annu. Non c’erano i muri incrostati. O sì ma andava bene lo stesso, s’erano fatti vecchi e luridi con me, c’erano i miei graffi sopra, la penna blu e la figurina di Causio, il nero delle formiche bruciate e il colpo dato coi pattini – “Cristo, sempre cca’ ddentru stai cu ssti cusi!”, mamma, cu ‘a tuvagghia i’ mmani.

La storia d’u picciriddo diventato grande senza capire perchè. Questo c’era.

Quella no. Non era casa mia. Non era casa mia!

– Chi cazzo m’avete portato, che chistu nun tiene manco i gambe pe’ nginucchiassi a sucarmelo?!?!

Ignazio ‘u Dutturino, era. Passava  ‘a rasa a tutti: faciva paura. Stava per uscire: lindulto, questo s’era inventato l’avvocato suo. Perché ‘u Dutturino c’aveva i soldi pe’ accattari pure l’aria e diceva che conosceva a Roma. E che avevano fatto la legge apposta pe’ quelli come lui con la Mercedes e ‘i bbuttani dentro. Io manco ce lo sapevo che era lindulto. Ma doveva costare tanto perché i niri africani e chi nun teneva niente restavano dentro e quelli là trasivano.

Chilla notte, la prima, mi misi a chianciri e pregari. O smadonnari, non ricordo. Parlai a Dio, uno qualsiasi, che tanto so’ tutti uguali, stanno là e se ne sbattono del tuo morire. “Cu non fa nenti non sbagghia nenti!”. Ma dio non parlava siciliano.

La notte, l’odore di muffa. Il giorno, sudore di corpi da macello. Bestie. Noi, bestie.

Mi so’ pure sunnato i filuna i pane cavuru. A cca’ niente. Non c’è il pane. Non è pane chistu.

Ed io. Chi nun mi sonno manco più di mittìrimi i carcagni ‘n culu.

Voglio solo diventare.

Bestia, sì, ma di più. Assassino, cadavere, femminiello pure.

Pazzo, sì: pazzo.

Ma presto, Gesucristo, presto!

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venerdì, gennaio 22, 2010

Comprereste un’auto da quest’uomo?
“O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa”,

dunque non vedo il motivo per cui tu insista nell’invitarmi.

E no, mandare uomini in gonna lunga non mi convincerà affatto.

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giovedì, gennaio 21, 2010

Le cinque cose da non dire in un salotto intellettuale

… ed allora tutto il sistema critico humeano poggia sull’assunto che le idee distinte siano separabili. Poiché tutte le idee sono copie di impressioni, sono separabili anche le impressioni. E’ un principio che…

………

5) Ahahah, dai, ‘ndo sta ‘a telecammera? Dai che me state a cojona’… Ahahah… E’ ‘na chendid cammera…
………

La prego! Mi scusi, eh, ma qui si sta discutendo seriamente. Continuo. dicevo: è’ un principio che limita fortemente lo spazio della percezione, ma anche pretende da essa qualcosa che non può dare. Forse nessuna…
………

4) Oh, aspe’ aspe’… GOOOOOOOOLLLL!!!! TOTTIIIII!!!!!PO POROPPO PO PO POOOO! Meno male che me so’ portato ‘a radiolina, li mortacci… FORZA ‘A MAGGICA!!!
………

Ma insomma! Si moderi! Posso proseguire? Dicevo che forse nessuna percezione è distinta né separata senza l’ausilio dell’azione razionale, che accompagna la percezione…
………

3) cio’ ‘na percezzione che me se ‘sta ‘ntorcina ‘o stommaco… ‘a Galilei, ‘ndo’ sta ‘n cesso?
………

Basta la prego! Ma chi l’ha fatta entrare? Se non la smette chiamo gli inservienti. Per cortesia! Riprovo ancora, che fatica… dicevo: che accompagna la percezione rendendola capace di quella selezione che il fascio di impressioni fornitoci dai sensi non possiede…
………

2) Ma a proposito de sensi, voi nun ce la sentite ‘na puzza de piedi? Ma da ‘ndo viene? Sarà ‘sta vecchia, c’ha ddu fette…
………

Basta! Fuori! Sbattetelo fuori!

………

Aspè, prima c’avrebbi da di’ io ‘na cosa: che se è così come stai a ddì te, allora ‘e relazioni che attribuiamo alle impressioni so’ sì psicologiche, ma inseparabili dal percepire, cioè strutturali a esso, volevo di’.
………

Ma, accidenti, la sua è un’osservazione inappuntabile, non la ritenevo in grado di…
………

1) Suca la minchia.

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mercoledì, gennaio 20, 2010

Abilità manuali

C’era uno che frequentava il bar dove da ragazzino andavo a videogiocare (Pacman, Asteroids, quelle menate là), che suonava con una sega, cioè piegava la lama, la percuoteva un po’ e ci tirava fuori delle musiche.

A me colpisce ancora.

Voglio dire, non per la musica in se’ ma per l’idea.

Questo s’è messo un giorno, seduto su una sedia e ha pensato “ora mi suono una sega”, quando generalmente tutti gli altri s’erano buttati su altre costruzioni verbali, utilizzando per lo più il “faccio”, associato alla sega, ma al massimo hanno sempre e solo tirato fuori un po’ di occhiaie e tutt’altra musica.

Oh, ma non c’è del genio in questo?

Il genio puo’ essere trovare soluzioni alternative a problemi già noti ma anche, da cose esistenti, inventare nuove applicazioni, nuovi usi.

L’umanità ha sempre cercato qualcosa dalle seghe: taglio, rifinitura, quest’ultima specie nelle lunghe notti solitarie.

Mai della musica.

Questo insomma è andato oltre: ha creato, dal nulla, qualcosa che prima non c’era. E con una sega non c’era mai riuscito nessuno.

Un giorno mi disse: “Vuoi provare?”

Risposi, umilmente: “Maestro, ci provo quotidianamente, e senza strumento”.

[reminiscenze di Lasciamipensare]

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martedì, gennaio 19, 2010

I miei supereroi: Gesù

Da piccolo, come tutti i bambini, avevo una passione smodata per i supereroi.

Adoravo l’Uomo Ragno, mi piaceva la Torcia Umana, e anche Capitan America. Meno Superman.

Il mio preferito però era un altro. Possedeva superpoteri in grado di stracciare qualunque altro supereroe: Gesù.

Mi appassionai a questo personaggio di fantasia fin dai tempi dell’asilo quando appresi dell’esistenza di un essere metà uomo metà Dio, in grado di resuscitare i morti, camminare sulle acque, moltiplicare beni di prima necessità senza tenere nemmeno la partita iva. Pensai che fosse davvero fico.

Così, per il Carnevale dei miei 4 anni, chiesi il costume di Gesù.

– … ma come?!

– Vojo i’ vettito di ggesù!

– Ma Massimiliano, non ci si veste da Gesù a Carnevale… non preferiresti, che so, Zorro?

– No Zorro! Vojo i’ vettito di ggesù!

Mia madre (che da qui in poi chiamerò semplicemente Maria) mi percosse lungamente e allora capii quanto irta d’ostacoli e perigliosa fosse la via che avevo scelto.

Oltre Maria, anche la scarsa lungimiranza delle aziende tessili mi impedì di coronare quel piccolo sogno e dovetti ripiegare su Zorro, ma invece della “Z” con la spada disegnavo delle croci e così più che infilzare pareva stessi impartendo la benedizione ma tant’è.

In cuor mio sapevo che il mio destino era diverso e superiore e già durante i primi anni delle elementari diedi prova della mia determinazione.

– Adesso state tutti zitti! Qua mò vi moltiplico il pane e i pesci!

– Ma qui nessuno ha pesci. Nemmeno il pane, tutt’al più c’abbiamo le gommine profumate.

– Allora datemi le merendine! Tutte!

Il miracolo si avverò: la mia merendina immediatamente si moltiplicò per 35, tante volte quanti erano i miei compagni di scuola.

Alle loro richieste di restituzione seguì il mio rifiuto: volevo imparassero l’importanza della sofferenza e il piacere di donare a Gesù.

I tempi non erano maturi: fui percosso lungamente ma capii che ero sulla strada buona.

Alle medie mi feci crescere i capelli ed iniziai a far precedere ad ogni mia frase le parole: “in verità, in verità vi dico”.

Questo vezzo causò le immediate reprimende della mia insegnante di religione che pensava stessi sbeffeggiando il suo Credo, che poi era il mio. Eppure io apprezzavo davvero che in quelle aule si studiasse la vita del mio supereroe. Questo mi aiutava nel mio scopo: diventare come lui il più presto possibile.

Quando andammo al cinema a vedere il Gesù di Nazareth, nella scena del crollo del tempio urlai “Evvai, spaccagli il culo!” e in pieno raptus da entusiasmo, alla scena della resurrezione non riuscii a trattenermi e feci partire la Ola intonando “Siamo nooooi, siamo noooi, i campioni di Giudea siamo nooooiiii…”.

La mia insegnante però non tollerava tanta foga nello studio: per lei quell’applicazione, quella cura maniacale che profondevo nella ricerca dei dettagli e soprattutto rivolgermi a lei chiamandola “Maddalena” era da condannare e più volte mi mandò dal preside, il quale non poteva che proporre un incontro, ogni volta, con Maria e Giuseppe.

Al che io mi riferivo a loro dicendo “Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno”.

Ma lo sapevano e mi percossero lungamente.

Alle scuole superiori decisi che fosse tempo per un salto di qualità: avevo bisogno di proseliti, era necessario che il mondo sapesse.

Caso volle che il mio istituto disponesse di una piscina: quale migliore luogo per emulare il mio idolo e produrmi in una solenne camminata sulle acque?

Aspettai il momento giusto: l’ora di educazione fisica.

Urlai: “Fratelli! Il momento è giunto!”

Alzai le mani al cielo, chiusi gli occhi e… camminai! Camminai sulle acque così come si fa sulla dura terra!

Che le acque fossero alte solo 12 cm perchè la piscina era in pulizia nulla toglie alla portata dell’evento. Del resto da qualche parte si doveva pur cominciare.

I miei compagni, interrotti nella loro partita di calcetto, mi percossero lungamente.

La mia fama ormai varcava le soglie dell’ospedale psichiatrico che frequentavo.

Ci ero entrato per lavare i piedi agli infermi ma ero stato preso subito a tempo pieno. Mi davano anche delle gocce-premio. Erano tutti gentili con me: una volta mi tennero 40 giorni e 40 notti chiuso in una stanza: volevano farmi rivivere la lotta del mio idolo col demonio.

Venivo percosso lungamente dai pazienti ma porgevo sempre l’altra guancia. E loro percuotevano anche quella.

All’università, Giurisprudenza, venivo sempre accolto da ironia e scetticismo – del resto è il destino di noi supereroi.

Indossare il mio saio bianco non mi aiutava certo a passare inosservato ma io ritengo che la cosa dipendesse più dalle infradito a dicembre.

Ricordo la volta in cui mi scagliai contro il mio professore di Procedura Penale, proferendo frasi tipo “Guai a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!”.

Chiara l’accusa di non conoscere ciò che lui stesso imponeva di studiare.

Il fatto che mi avesse bocciato non c’entrava nulla.

Il mio salire in piedi sulla cattedra fece sì che si sospendesse la seduta d’esame.

Questo indispettì i miei colleghi-studenti, che mi percossero lungamente.

Adesso le cose vanno meglio: ho tanti amici, almeno una dozzina, e stasera, per il mio 33esimo compleanno, ho deciso di dare una festa. Niente di che, una cena, tra noi. Chi porta il vino, chi le ostie con la pummarola ‘ngoppa.

C’è pure quello, come si chiama, Giuda. Mi pare un tipo simpatico, venale magari ma ci si può fidare.

Sono certo staremo bene e non verrò percosso.

[Reminiscenze di Lasciamipensare]

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lunedì, gennaio 18, 2010

Pensierini

Un canile

mi avvicino

mi chino su uno di questi esserini

piccolo

un pechinese

che mi si attacca subito.

‘sti cinesi son tremendi.

Cerco di insegnargli qualcosa

per vedere se è intelligente

gli tiro un bastone

una volta

due

tre

non me lo riporta mai

anzi

adesso scappa via

Forse non devo mirare alla testa.

Un amico

mi parla di corrida

e della sofferenza di chi come lui

non tollera quest’abominio

condotto da Jerri Scotti.

E via, verso casa,

verso casa, sì.

Servirà un contenitore capiente.

Il mio campanello

l’odore di casa mia

che ogni palazzo ha il proprio odore

lo so che lo sapete.

Si riconosce una casa dall’odore.

Specie se si accatastano così i cadaveri.

Vedo un documentario

sul bue muschiato

forse è rimasto troppo esposto ai presepi.

Mi sdraio sul letto

e lentamente mi si chiudono gli occhi

pesanti

pesanti.

Cara, chiuso il gas…?

Così mi ritrovo a far pulizie in casa

con una vecchia spugna in mano.

Dovrei smetterla di raccattar ubriachi.

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venerdì, gennaio 15, 2010

Rabelais c’est moi
E dico a voi, Signori della Corte!

Se v’è da sentenziar condanna per me che giustizia sia fatta!

Seppure abbia mancato di rispetto alle civili regole del comune sentire io null’altro feci – e qui mi si perdoni per l’ulterior turpiloquio – che ciò che feci.

Perchè è di ciò che feci si tratta. Feci.

Eh no, attendete un istante ancora, sol questo vi domando, per spiegar le immanenti ragioni delle mio evacuare.

Quando la fame divora le membra e – miraggio! – s’apre a te vision d’immensi paradisi fumanti di prodotti terreni e vitali, come fare a sopire le voci che null’altro dimandano se non acquetar le viscere?

Io ciò feci (mi scuso, mi prostro ma solo tal parola m’assiste).

Sol che di fagioli e cotiche – questo il mio vero peccare – abusai e ancora volli godere.

E prima del calar del sole mi ritrovai a calar le braghe nella piazza piu’ grande, senza vie d’uscita, per lasciar fuggire il diavolo che m’attorcigliava le budella – un forcone miei Signori, un forcone pareva impugnare – chi conosce simil sofferenze ben puo’ capire.

Financo che produssi cio’ che per un infante è merce preziosa ma per un uomo siffatto trattasi di invereconda sporcizia, indecorosa.

Li’ al centro della piazza sta ancora un monumento – opra dell’uomo, onorevole già sol per questo non credete?

Condannar codesto servitor di Dio per aver defecato in piazza?

Come avesse avuto a trarne godimento e non per mera cessazion di pena e tormento?

Signori tutti, per pronunziar la gogna occorre desiderare la punizione d’un uomo che è caduto in fallo ma non è questo cio’ che mi si muove contro: il mio restò ben inguainato – testimoni tutti – solo il cul venne mostrato!

Vi invito ordunque a metter una mano sulla coscienza e rifletter bene prima di sentenza.

E quando sarete nell’eremo delle vostre case ed un bisogno vi assalirà impellente, muovete il pensiero a questo sofferente, e ad Iddio, che muove la volta e costruì il creato.

Il creato.

Capirete cos’io abbia provato e quanta inevitabilità nel modesto ma inevitabil mio, di creato.

Questo ciò che feci, Signori, sol questo.

Ed ora attendo la vostra clemenza.

Ma fate presto, vi prego, con la sentenza: già risento il tormento che parea cessato. Cessato non è. Dio misericordioso! Cessato non è! Signori, non voglio… Signori, non posso… Signori, non è mancanza di riguardo, vi prego… Devo farlo!

[E calate ancora le braghe, mostrò per l’ultima volta quanto uomo possa esser vicino al suo Dio. Creando dal nulla sostanza. Tanta. In abbondanza.

Non conosciamo la pena inflitta a tale sventurato. Nè di lui restano opre, nianco in quella piazza. Sappiamo solo cos’ebbe inventato. E ci sforziamo ogni giorno di emulare il suo creato.]

[Bifidus, 1574]

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giovedì, gennaio 14, 2010

Buono era buono, sì, però…
Antefatto:

Pranzo in ristorante “esclusivo”. Io non sono un intenditore ma mi sono fatto trascinare. Appena fuori zona: 1370 km da percorrere in autostrada, non so quanti su una provinciale dissestata, altri 82 su per una mulattiera abbandonata anche dai pastori. Gli ultimi 13 km hanno richiesto l’aiuto di 3 sherpa himalaiani. Fuso orario diverso. Aurora boreale. Fuori mano era, eh.

Qualcuno racconta d’aver visto lo Yeti.

Altri la Madonna.

A me pareva un po’ troppo distante ma, si sa: io non sono un intenditore.

L’accoglienza:

il locale è da vip e si vede subito: all’ingresso occorre sfoderare la tessera di partito o il visto papale.

Io vengo passato al metal detector perchè avevo la barba di 2 giorni.

Mi viene sostituita la cravatta semplice con una regimental.

All’indossare del guanto di lattice da parte del cameriere mi preoccupo.

Alla richiesta “si chini” chiudo gli occhi e lascio che il destino si compia.

Tossisco su richiesta.

Ho desiderato essere morto ma, si sa: io non sono un intenditore.

Il locale:

un bijoux: arte povera a gogo, con sedie direttamente intagliate in grosse querce, volutamente non rifinite per dare il giusto vintage ad una ambientazione bucolica. Fa niente per le schegge infilate nelle dita e nel culo: fanno tendenza.

Siamo felici.

Un po’ meno quando mi alzo e inciampo su una radice.

Molto meno quando il grande puffo mi si infila su per i pantaloni alla ricerca delle noci perdute.

Infinitamente meno quando crede di averle trovate.

I tavoli sono in giunco ottomano (si dice siano gli stessi che c’erano a corte di Pietro il Grande, ma la scritta “made in Taiwan” mi lascia perplesso); sono molto instabili, per un’atmosfera che ci riporta alle affannose origini dei nostri avi, quando, con una ciotola in mano, si appoggiavano a terra sotto quel vecchio pino a respirare l’aria vera. Qui fornita con un modesto plus nelle aree non fumatori.

Il polmone artificiale costava meno secondo me ma, si sa: io non sono un intenditore.

Il menu:

il piatto principale:

nessuna scelta: monopiatto elaborato di erbe aromatiche belghe a guarnizione di una ricottina di capra albina che pascola solo nell’alto trevigiano e si nutre esclusivamente di trifoglio silvanus estensiis alto due centimetri, nè piu’ nè meno. Un tecnico pagato dal comune si reca, con tanto di calibro, ogni giorno su quelle colline per controllare la misura.

Sopra, una spruzzata di aceto balsamico creato appositamente per questa serata dal piu’ grande acetificatore del nostro secolo, che ho imparato essere un tedesco trapiantato a Modena: il celeberrimo Hubert V. Haussmannthalerisch. Tonino per gli amici.

Il contorno:

una patata novella – grande quanto un cece – aperta a fiore e ripiena di 3/17 di oliva del Maghreb, a sua volta contenente metà cappero di Pantelleria. Ma Pantelleria est, no, ci tengono a precisare, che là i capperi sono tutta un’altra cosa. Dentro, ancora, un atomo di tartufo. Bianco d’Alba, of course. E alcuni quark – individuabili solo tramite leggi quantistiche –  di pappa reale prodotta da due diverse api regine, le uniche nell’universo nate con un cromosoma speciale che dona alla pappa reale leggendarie proprietà taumaturgiche. Un mio amico non conosceva il principio di indeterminazione di Heisenberg secondo il quale non è possibile conoscere simultaneamente posizione e quantità di moto di un dato oggetto (in quel caso i quark di pappa reale) e, nel cercare la pappa reale, fa cadere la patata! Decide – saggiamente – di tagliarsi le vene. Io butto giù. Un po’ alla cieca perchè si sa: io non sono un intenditore.

Le porzioni:

sono quelle adorate da Kate Moss: una tirata e via.

Il bianco del piatto deve restare tale. E poi sarebbe volgare abbondare oltre i 15 grammi. Decorazioni comprese.

Buona parte del piatto era già evaporata nel tragitto cucina-tavolo.

Un panino con la porchetta mi sembrava piu’ desiderabile in quel momento ma, si sa: io non sono un intenditore.

Il vino:

Dio mio, ma ci sono dubbi?! Il vino DEVE essere NECESSARIAMENTE un Roccasecca delle vigne del Cav. Riggioni, annata 1984.

Tutt’al più è concesso anche un Manali Sassuscrittu del Bruni, ma solo se conservato nelle botti di rovere fabbricate dal Comm. Bedetti dopo l’equinozio di primavera del 1991, tenuto a temperatura di 14,5 gradi.

Avevo chiesto un rosso della casa.

Mi hanno portato un esorcista.

Ho commesso una gaffe perchè si sa: io non sono un intenditore.

Il conto:

una banalità: 6.820 euro a persona.

Ma era anche compreso il massaggio palmare ad opera di un maestro cambogiano e sorbetto al limone (vapori di).

Una manovra finanziaria mi sarebbe sembrata meno esosa ma, si sa: io non sono un intenditore.

L’epilogo:

Stamattina, a casa, non volevo cacar via tutta quella roba. Ma alla fine ho dovuto.

A me sempre merda pareva, ma, si sa: io non sono un intenditore.

[Reminiscenze di Lasciamipensare]

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L’ultimo pezzettino… amore…

E arriva il momento del dolce che io ci sono arrivato apposta da casa chè solo qua lo fanno in quel modo semisessuale e io ci vengo apposta solo per il dolce chè la pizza è collosa il servizio lentissimo e l’aria condizionata mi spara direttamente sulla cervicale perdio ci stesse una volta che quel cazzo di cameriere mi dia retta un secondo ma alla fine tutto ruota sul dolce e finalmente arriva il momento e già la bocca si muove e si impasta per i segnali che le spara il cervello e tutta la dopamina e altri neurotrasmettitori troppo complicati da analizzare che manco sono neurologo mi frullano in circolo e i sensi si predispongono per assaporare ogni minuzia di quella composizione zuccherosa ma proprio quando lo ordino mi inizia a salire l’ansia e penso oddio speriamo che stavolta non mi rompa le palle speriamo che io possa godere del mio dolce come desidero che lei stavolta non mi voglia per forza prendere l’ultimo pezzetto di dolce che provo da sempre a tenere in disparte perchè c’e’ sopra più glassa e la crema là e solo là fa l’ansa e cola dappertutto e tu già t’immagini l’orgasmica e  fugacissima sensazione nel palato di quell’onda dolcissima ed effimera ma lei un cazzo non ci pensa per niente alla mia vagheggiante costruzione mentale e allunga la mano ed io stavolta mi sorprendo di non pensarci nemmeno un attimo zero nemmeno una minima remora e giù duro cristo! con la forchetta sulle dita e che cazzo! stavolta affondo nella carne che ci godo davvero e lei mi guarda come se fossi il mostro di Milwaukee e urla e urla di dolore ma forse pure di sorpresa come i bambini che quando sentono un botto improvviso si spaventano e si mettono a piangere e lei il botto l’ha sentito per la madonna dritto sulla mano ma dico tu te la sei andata a cercare è la centocinquantesima volta solo questo mese che mi porti via un pezzetto di sogno e di vita che tutti i pezzetti dolci che m’hai fregato avrei fatto a meno di almeno tre etti di psicofarmaci e recuperato 60 ore di pacifico sonno stronza! e certo che ti inforchetto il sangue ci devi lasciare così vedi come te lo gusti la prossima volta che mi metto da parte qualcosa e adesso che mi guardi con quell’aria da stuprata mi viene da fare ancora zac e zac su quella faccia ingrassata da tutti i miei ultimi pezzettini dolci di mesi ed anni e allora sì ti inforchetto quelle cazzo di guance sempre più paffute che io qua mi sto scarnificando per l’ansia che mi hai messo addosso e quelle orrende guance saranno il mio ultimo boccone stasera e vediamo se cachi il cazzo la prossima volta.

Ancora, amore?

[reminiscenze da lasciamipensare]

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giovedì, gennaio 07, 2010

L’altra metà del cielo
IN UN MONDO DI SOLE DONNE

– Beh, allora, che si fa?

– Andiamo a comprare delle scarpe.

– Ahahah, buona idea, ma i soldi?

– Ahahah, i cosa?

– Soldi

– Ah, non ci avevo pensato… vabbè, li compriamo!

– Ah, giusto

– Ma… dove si comprano?

– In banca credo

– Ahahah, andiamo

– Ahahah.

– Buongiorno

– …

– BUONGIORNO!

– Eh? Scusi un attimo, finisco di truccarmi e arrivo

– Ah, certo, scusi. Intanto noi andiamo in bagno allora

– Prego

[ottantacinque minuti dopo]

– Salve, siamo quelle di prima. Volevamo dei soldi

– Sol..?

– Soldi!

– Ah, soldi, c’è il bancomat qua dietro

– Sì, ma non ricordo il codice

– Forse ce l’ha scritto proprio sul bancomat.

– E’ vero, come faceva a saperlo?

– Lo tengo anche io là, è il posto più comodo per non dimenticarlo

– Già… ma… mi sa che ho perso la carta

– Capisco. Capita sempre anche a me. Quanto vi occorre?

– Non lo so, volevamo prendere un paio di scarpe… sei-settemila euro

– Mi dà il numero?

– Io un 39, pianta larga

– Dicevo il numero del conto corrente

– Non lo so

– Facciamo 112532?

– Il 2 finale non mi piace, ci mettiamo un sette che è il mio numero fortunato?

– Ma certo, nessun problema!

– …

– Ecco. Allora il conto sembra sia a nome di Antonella Serravalle. E’ lei?

– Non mi sembra… ma oggi sono un po’ confusa, ho le cose mie…

– Vabbè, non fa niente. Che poi Antonella è il nome di una strega che abita sopra casa mia e…

– Davvero! E dove abita?

– Qui dietro, il palazzo Arcobaleno

– Bellissimo. Sa, ci volevo prendere casa anche io poi però il colore delle piastrelle del pianerottolo del palazzo vicino era un orribile ocra pallido ed io per l’ocra pallido ho proprio una repulsione da quando…

– Come la capisco: il mio ascendente mi impone, tassativamente, di evitare le persone che abbiano indossato almeno una volta un abito color caki… il chakra… pilates…

– … parrucchiere… saldi…

– Bene, ora abbiamo i soldi. Prendiamo la macchina?

– Veramente ieri sono andata a sbattere

– Anche io.

– Chiamiamo un taxi?

– Oddio, e come si fa?

– Non lo so, chiediamo a qualcuno!

– Sì dai, sarà divertente! Ahahah!

– Ahahah!

IN UN MONDO DI SOLI UOMINI

– Fame?

– Sì

– Visto il Milan?

– Sì

– Birra?

– Sì

– Cambiato la macchina

– Cosa

– 2800 TD 4wd Full Op

– Fico

– Sì

– Playstation?

– Sì

– Telefonino nuovo?

– Sì

– Dov’è il telecomando?

– Boh, in terra

– Sotto i calzini?

– Boh, sì

– Oh, dormi?

– No

– Oh, dormi?

– …

Dicembre 2009

 

mercoledì, dicembre 23, 2009

Soluzioni

Moretti, A.D. Trenitalia: “portate in treno panini e coperte”

Le zecche sono diventate particolarmente esigenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì, dicembre 21, 2009

 

Auguri

Quest è il post di augur di fin ann. Vogl rientr in duemi battu ma nemme cos ci riesc.

 

E allora rinuncio e scrivo come Dio comanda. Che sicuramente da qualche parte nella Bibbia comanderà pure questo.

 

Perchè ci ama.

 

Ma non starò qui a parlare di Dio.

 

Se non associandolo ad animali domestici.

Ah, a proposito, quest’anno ho mandato una letterina al Papa.

 

Ma non mi ha risposto.

 

E dire che quello di prima lo faceva sempre, tutti gli anni. Iniziavo sempre con:

 

“Caro L Wojtila”

 

Che era pure facile.

 

Questo invece:

 

“Caro Papa poco amato successivo a Wojtila”

 

E non mi risponde.

 

L’altro invece…

 

Oddio, non mi rispondeva nemmeno l’altro di persona, certo, ma avevo piacere nel leggere comunque che ad ogni mia missiva seguiva puntualmente una letterina timbrata Città del Vaticano – Santa Sede – Avvocatura Apostolica – Atto di citazione in giudizio per ingiurie e minacce.

 

Questo invece niente.

 

Manco il bossolo mi ha commentato.

 

COMMENTI (8):

 

– Il solito cappello su Dio: passano gli anni, possibile che non vai avanti?

 

– Hai rotto il cazzo!

 

– TACI BLASFEMO!

 

– Eheheh…

 

– Bello il tuo blog ma non ho capito bene quella cosa di Dio

 

– Ciao, vuoi essere mio amico, iscriviti subito su www.unmondodigattinidaamare.com

 

– Ma che sei Renato?

 

– Merda!

E’ sempre un momento alto, nella vita di un uomo – sarà per la difficoltà – riuscire ad avere una esatta percezione di sè.

 

Chi sono io?

 

Come mi vedo?

 

Come mi vedono gli altri?

 

Come penso che gli altri mi vedano?

 

A quanto sta il Parmigiano all’etto?

 

Non risponderò ad alcuna domanda tra queste.

 

Comunque è caro.

Risponderò ad un’altra domanda invece, che ha a che vedere con corsi e ricorsi storici, strategie e fallimenti, l’eterna lotta dell’uomo contro l’uomo:

 

L’Inter vincerà la Champions?

 

E’ scritto nelle stelle.

 

Ma è tutto sfocato.

Comunque Burdisso l’hanno venduto ed è già cosa.

Non sempre le risposte sono soddisfacenti. Se lo fossero verrebbe meno il concetto stesso di domanda: basterebbe raccogliere un libro di risposte, un enorme FAQ che nel corso degli anni gli uomini si son posti, per evitare che ci si tormenti con gli interrogativi.

 

Esiste questo libro?

 

Se sto ponendo la domanda, evidentemente no. E comunque non lo pubblica Mondadori.

 

La mia era una domanda retorica: conoscevo già la risposta. Dunque potrei essere io stesso, la FAQ che cercavo.

 

Lo sono?

 

Se mi sto ponendo la domanda, ri-evidentemente no.

 

E con questa risposta mi s’instilla invece il dubbio di esserlo.

Mi hanno detto “FAQ you!” più volte, negli Stati Uniti. Forse là mi riconoscono.

Essere ciò che si ricerca.

 

Magari è così.

I paradossi. Ci proteggono. Dai dossi.

Come quando metto il mio nome su Google. Per cercare cose che riguardano me. Quando potrei tranquillamente chiedermele.

 

E’ che spesso mi metto in soggezione nel parlare tra me e me.

Rileggo le cose scritte per me – per me, certo, come questa, e mica per presunzione: scritte per me per mancanza di pubblico, scritte per me perchè non sono nessuno per avere un seguito, non sono nessuno per arringare una piazza, nè prendere un duomo in faccia, ma neppure per zittire una riunione di condominio (vi partecipassi). Scritte per me perchè nella vita non ho avuto l’ambizione di cavalcare le onde, sacrificare Dalia per Elena. Quest’ultima, poi. Nè ho fatto la valigia per farmi chiamare monsieur.

Poi però.

Rileggo. E ci trovo del genio. Col freno a mano.

 

E lo riconosco con una qual certa tranquillità, ora.

 

Ho imparato a camminare. Meglio: vedo che cammino: pensavo di saper volare.

 

Ma cammino più spedito di chi mi sta intorno, e questo è quanto. Qualcuno corre(va). Ma si chiama(va) Dostoevskij. E secondo me non sapeva essere tante cose insieme.

 

Comunque lui è morto e io no e questo mi dà un bel vantaggio.

Mi rileggo. E trovo la battuta azzeccata ma edulcorata. Per farla arrivare meglio, mica per incidere meglio. Diffidenza. Ci trovo la frase più pulita e corretta, quando a me mi sarebbe piaciuto usare un “a me mi”.

 

Ed anche adesso ho tirato il freno, nel timore che non venisse colto il calembour.

 

Non era un calembour. Non ho usato neppure in calembour in questo post. E non lo farò.

 

Faro invece luce.

Ma poi, voglio davvero arrivare a chi non è in grado di cogliere la sottigliezza?

 

Sì.

 

Per un motivo: io, in questo cazzo di mondo, ci vivo. Io, con la persona che pensa che io abbia sbagliato un “a me mi”, domani ci parlo, magari mi deve pagare o vendere le banane. E se pensa che non sia in grado di mettere due parole in croce, se pensa che io non sappia che “a me mi” è sbagliato, magari mi tratta con sufficienza. O non mi dà le banane migliori e mi rifila solo quelle da mangiare.

 

E dunque tiro le somme di questo anno, addosso a te che mi leggi. E ci vedo la misantropia, scrivere mettendomi in posizione di sub-subalternità, rinunciando, tagliando, semplificando, annacquando, dimmi quando quando quando. Per far arrivare un messaggio che possa essere colto davvero.

 

Altrimenti scriverei ben altre frasi, e non le solite, almeno per una volta, tipo cose così:

[

]

Capisci cosa intendo?

E’ che tra queste due parentesi non mi importa. Mi prendo lo spazio mio. E scrivo come vorrei se tu non mi leggessi.

 

Quanti errori di ortografia conti?

 

Nessuno?

 

Rileggi meglio.

 

Nessuno?

 

Qualcuno?

 

Chiudi quel cazzo di libro di Faletti.

 

Tanti?

 

Qualcuno dica a Gasparri che abbiamo ritrovato il discorso.

Facile, su Gasparri.

Ce lo vedi il gioco sottile, le discese ardite, la cromaticità colorata-coloratissima! Ce le vedi le stoppìe arse, quelle che ti disegnano la forma in aria e si spengono in un trpeo?

E.

Che non congiunge niente.

E tu che stai a pensare a che cazzo sia un trpeo… Che? Credevi fosse un errore? Ma davvero non hai capito un fgro!

E allora rientro nel canale, La cromaticità è sempre colorata-coloratissima. No. Sono solo toni di grigio.

 

Molti più di quelli che riesci a vedere, certo.

 

Ma ti sto facendo perdere i colori.

 

Io. A te.

 

Ed è colpa tua.

 

Un limite tuo. Che faccio mio. Per venirti incontro.

 

E mi rimetto al giudizio di un popolo che non è diverso da me e che esiste. Non mi vede. Non mi conosce. Eppure si crede meglio di me. Che sono nessuno. Sono la “gente”. La gente pensa che io sia la gente. Ciascuno pensa che gli altri siano la gente. Ma voi, siete la gente, non io. Io non sono la signora Maria (controllo la carta d’identità e trovo conforto, ma Dio che foto!). Non starmi a dire che non lo sei nemmeno tu. Tu, sei la signora Maria.

Ho gli addobbi natalizi in casa. Mio malgrado.

 

Si festeggia un personaggio di fantasia e la cosa non mi disturba più come prima. Non da quando ho iniziato ad apprezzare Halloween e quegli altri morti viventi. Gente che resuscita ma ci mette tre interi giorni non mi impressiona. Quando Bill Murray (mica Thor, Bill Murray!) manco poteva. Morire.

Continua a darmi motivo di inquetudine il mio vicino, che mi fa gli auguri. E l’odore di brodo di quella casa. Sempre brodo. Ci sarà la signora Maria ai fornelli. Apro la cassetta della posta e ci trovo altri auguri. Merry Christmas. In inglese. Credo sia il momento di dare aria: I open the windows. La gente. La gente fa gli auguri alla gente. Ci fosse una persona. Ma siamo animali competitivi, no? Cosa mi auguri? Felicità? Danaro? Ma davvero me lo auguri? Staresti meglio se io guadagnassi un mare di soldi l’anno venturo? Nessuna invidia? E come mi dovrei sentire, ora, io che godo, s/n eppure sommessamente, quando quel conoscente si separa dalla moglie, quell’altro perde il lavoro? Un bastardo? Io mi sento una persona. Non è successo a me, le disgrazie altrui fanno apprezzare di più ciò che si ha. Frasi fatte. Qui mi ci ritrovo. Forse sono della “gente” pure io. No. Peggio.

 

Allora, per l’anno che arriva, ti auguro di non morire.

Ed è già tanto (1).

E comunque sempre se la tua esistenza in vita non arrecherà a me danno.

Che tu possa non morire, sempre che la tua esistenza in vita non arrecherà a me danno. E che tu possa incrociarmi solo se la cosa porterà a me beneficio.

E’ quel che auguro a te.

Ed è già tanto (2).

Auguri, neh.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

giovedì, dicembre 17, 2009(RRR)

 

Ring

– Pronto, Romina?

 

– …

 

– Ehm… no, non sono Raffaele…

 

– …

 

– Nemmeno

 

– …

 

– No, sono Massimiliano

 

– …

 

– Massimiliano! Il tuo ragazzo!

 

– …

 

– Il tuo attuale ragazzo!

 

– …

 

– Addirittura tre ne hai avuti di Massimiliano? Comunque… ecco… ti volevo chiedere se…

 

– …

 

– Massimiliano, sì, ne sono sicuro.

 

– …

 

– Non ti so dire se la mia voce sia uguale a quella di questo Roberto, so di essere Massimiliano.

 

– …

 

– Sì, quello col cappotto. Stiamo insieme da una settimana!

 

– …

 

– No, non mi sembra “antico” quel cappotto.

 

– …

 

– Beh, magari tuo nonno ce l’ha uguale perchè è lui moderno…

 

– …

 

– Ah, proprio decrepito…

 

– …

 

– No, la macchina è mia.

 

– …

 

– Veramente pensavo fosse carina…

 

– …

 

– Ha qualcos’altro tuo nonno oltre cappotto e macchina come la mia?

 

– …

 

– Ecco, le scarpe…

 

– …

 

– Sì, forse è meglio. Ti stavo chiedendo se per caso ti andasse di uscire stasera.

 

– …

 

– Lo so che esci, intendevo con me…

 

– …

 

– …

 

– …

 

– Stai vedendo un film comico?

 

– …

 

– Ah, no, non era una battuta. Ti chiedevo davvero se volevi uscire con me… E’ una settimana che usciamo, non capisco…

 

– …

 

– Ho anche una giacca, il cappotto ho capito che…

 

– …

 

– La noleggio, me la faccio prestare. Ho un amico che ha un BMW, va bene?

 

– …

 

– Non lo so il modello, non me ne intendo…

 

– …

 

– Beh, penso che non sia così importante per un uomo intendersi di macchine…

 

– …

 

– Per esempio? Non so, politica…

 

– …

 

– Beh secondo me invece capire di politica è fondamentale per…

 

– …

 

– No, assolutamente, non volevo parlare di politica… mi hai chiesto tu di cosa dovrebbe…

 

– …

 

– No! Non ti sto incolpando di niente, figurati… ti ho telefonato per chiederti…

 

– …

 

– Ma no, non necessariamente stasera…

 

– …

 

– Allora anche la settimana prossima…

 

– …

 

– Il mese pross…

 

– …

 

– Vuoi dirmi che hai l’agenda impegnata fino ad aprile?

 

– …

 

– Non capisco, fino a ieri eri…

 

– …

 

– TI HO DETTO CHE QUEL CAPPOTTO NON E’ COSI’ MALE!

 

– …

 

– Senti, ora non ho i soldi per cambiare la macchina!

 

– …

 

– Questa poi: se pensi che ti abbia fatto fare brutta figura ieri per il cappotto e per la macchina… Sono questi i valori?

 

– …

 

– Ah, i diamanti.

 

– …

 

– Mi sa che mi sono proprio sbagliato su di te. Ti facevo diversa.

 

– …

 

– Non so cosa ti abbia detto Marco, nè perchè ti abbia voluto far credere che ero ricco.

 

– …

 

– Va bene, chiudiamo qua. Alle Maldive ci andro’ con chi lo apprezza.

 

– …

 

– Eh? Non te l’ho detto? Volevo proporti un viaggio alle Maldive, vinto in un concorso…

 

– …

 

– Davvero? Non mi sembrava scherzassi…

 

– …

 

– Che stronza che sei, quasi ci avevo creduto che non ti importasse niente di me…

 

– …

 

– Fantastico allora: quando vorresti partire?

 

– …

 

– No, non ho capito. A chi devi chiedere?

 

– …

 

– E chi è Alessandro?

 

– …

 

– Vabbè, un amico, ma a noi cosa interessa sapere quando sarà libero questo Alessandro?

 

– …

 

– No, veramente il viaggio è per due…

 

– …

 

– Ehm, veramente io dovrei essere NECESSARIAMENTE uno dei due…

 

– …

 

– Ma come “egoista”?! Ti sto proponendo un viaggio insieme e tu mi dici che invece vorresti andarci con un amico…

 

– …

 

– Ma non mi importa se lui ha un cappotto moderno! E poi alle Maldive, che te ne fai del…

 

– …

 

– …per arrivare all’aeroporto. Certo…

 

– …

 

– Scusa, ma ti sembra normale?

 

– …

 

– Ma certo che voglio andarci io alle Maldive: l’ho vinto io il viaggio!

 

– …

 

– Ma certo che mi piaci!

 

– …

 

– Ma…

 

– …

 

– Mi piace quando mi dici così…

 

– …

 

– Davvero?

 

– …

 

– Davvero davvero?

 

– …

 

– E’ che…

 

– …

 

– Ma… non lo so…

 

– …

 

– Mi fai sciogliere così…

 

– …

 

– Uff… ma com’è questo Alessandro? Sarà mica quello della palestra che ti fa il filo?

 

– …

 

– Certo che sono geloso!

 

– …

 

– Ridimmelo… mi piace tanto…

 

– …

 

– Dio che bella che sei…

 

– …

 

– Va bene, dai… Ma quando vincero’ il prossimo viaggio ci vieni con me!

 

– …

 

– Augusto chi?

 

 

 

 

postato da maxzulli alle ore 17/12/2009 11:31 | link | commenti

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mercoledì, dicembre 16, 2009

 

Recidività

Ci ho pensato: sono ancor più convinto che meno si tiri in ballo Berlusconi e prima ce ne liberiamo.

postato da maxzulli alle ore 16/12/2009 10:07 | link | commenti

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martedì, dicembre 15, 2009

Del predicare, del razzolare

Penso che il miglior modo per disfarsi di Berlusconi sia quello di non parlarne più.

postato da maxzulli alle ore 15/12/2009 15:04 | link | commenti (1)

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giovedì, dicembre 10, 2009

Eau de funt

Notizia vera: arriva il profumo di Michael Jackson.

Per la prima volta si potrà odorare di culo di bambino senza impegnarsi a diventare padre.

 

postato da maxzulli alle ore 10/12/2009 13:11 | link | commenti (1)

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mercoledì, dicembre 09, 2009

Nonnettismo

Davano “Up” al cinema ed io ero in coda al botteghino.

Oddio, “coda”, davanti a me c’erano solo due ragazzi o ciò che rimane di due esseri viventi dopo un’adolescenza passata al Mc Donalds.

 

A terra la linea gialla che dice “stai qua per la privacy”. Che poi che cazzo di privacy serve: io so perfettamente cosa stai facendo! Sei al botteghino del cinema, stai comprando biglietti del cinema, no?

 

Comunque.

 

Io sto al di qua della linea gialla, che poi è a un metro circa dal botteghino. Nessuno dietro di me.

 

Mi arriva una telefonata e, si sa, mentre si telefona si deve camminare. Penso che la ricezione di una chiamata attivi le zone cerebrali della deambulazione. Si dovrebbe fare uno studio su questa cosa. Li fanno sulla motilità delle lumache boveris dopo una pioggia acida sul Gennargentu, non li fanno su questo…

 

Contemporaneamente però mi si è attivata anche la zona cerebrale preposta alla marcatura del territorio: sapevo di non potermi allontanare troppo altrimenti avrei lasciato sguarnita la mia posizione e qualcun altro si sarebbe potuto infilare tra me e la linea gialla.

 

Ma io sono più complicato di questo.

 

Insieme alle due sopracitate aree, ha cominciato ad accendersi anche quella – in me molto sviluppata – del conflitto potenziale.

 

Ora, per “area del conflitto potenziale” io intendo quella parte del cervello preposta alla ricerca dello scontro – fisico o verbale – con altri esseri, preferibilmente animati, preferibilmente umani, o animali di piccola taglia.

 

Ho iniziato a muovermi con fare naturale, parlando al telefono, camminando come previsto, allontanandomi un poco ma non troppo dalla linea gialla.

 

Due vecchie.

 

Si avvicinano al botteghino. Stanno là sedute già da un pezzo: ora decidono che sia arrivato il momento di comprare il biglietto.

 

Io le avevo viste da prima. Loro mi avevano visto da prima. Le ho ignorate tranquillamente, proprio come chiunque in età fertile ignora due vecchie.

 

Io le vedo avvicinarsi, capisco quello che stanno per fare. Non mi allontano ulteriormente. Non mi avvicino ulteriormente. Disegno un “8” nei pressi della linea gialla, in modo da non palesare perfettamente le mie comunque chiare intenzioni: comprare il biglietto.

 

Le vecchie che fanno? Studiano la mia traiettoria ad “8” e tangono il punto nel quale maggiore è la mia distanza dalla linea gialla. Un calcolo del mio personalissimo afelio. Vieppiù aggravato dal fatto che si trattasse del punto nel quale io davo le spalle alla linea stessa, e non quello contrario frontale.

 

Ora, le vecchie erano in perfetta malafede. Non ci sono cazzi. Quella era malafede.

 

Loro avevano visto che io ero là da prima, che stavo solo aspettando che i ragazzi si sbrigassero, che nel frattempo avevo ricevuto una telefonata. Ed erano perfettamente a conoscenza anche del fatto che una telefonata non è incompatibile con l’acquisto di un biglietto, nè fa decadere dal diritto di precedenza in una coda.

 

Le vecchie però stavolta cadono nella mia trappola.

 

I ragazzi finiscono, io sono là ma di spalle, le vecchie tirano fuori i soldi e dicono “due b…”.

 

– FREGATE!

 

– Eh?

 

– No, niente biglietti. Ci sono io.

 

– Cosa giovanotto?

 

– Sono stato chiaro, ho parlato lentamente, poche frasi, in italiano.

 

– Vuole comprare i biglietti?

 

– E’ evidente, sono al botteghino di un cinema, non mi trovo certo qui per fare un torneo di scacchi.

 

– Va bene, se vuole passare davanti…

 

– Eh no, cazzo. Io non “passo” davanti. Io “sono” davanti. E lo sa.

 

– Ma si era allontanato…

 

– Allora mi ha visto! E se mi ha visto sa che ero al telefono. E se lo sa non deve fare il giochino di quella che “oddio mi scusi, non avevo visto…”

 

– Ma non si arrabbi, passi pure…

 

– Forse non è chiaro. Non sono io a passare. Io c’ero.

 

Interviene la bigliettaia: – e dai, su, un po’ di educazione…

 

– Educazione?! Io?! La fila è fila. Non è questione di alzare il culo e far sedere una anziana sull’autobus. Pratica peraltro disdicevole in quanto crea il problema di etichettarti come “anziana” anche se non ti ci senti. Loro hanno provato a far le furbe…

 

– Ma che sarà mai…

 

– E’ gravissimo. Ed è ancora più grave che a qualcuno sia consentito fare qualcosa solo in nome dell’anzianità. Cos’è, nonnismo?

 

– Eh giovanotto, sì, io sono nonna. Ho sei nipoti, li vuole vedere?

 

– Mi toglierei la vita piuttosto. Comunque, due biglietti.

 

– …

 

– … Grazie. Prego signore, tocca a voi. Ora.

 

– Visto, tanto animarsi per niente. Non ce n’era bisogno, no?

 

– Sì. Erano gli ultimi due biglietti.

 

– …

 

Sono rimasto un po’ a bazzicare nei pressi, a godermi lo spettacolo delle due che si sono riaccomodate per decidere il da farsi.

 

Tutto questo la settimana scorsa.

 

Credo siano ancora là.

 

 

postato da maxzulli alle ore 09/12/2009 10:56 | link | commenti

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martedì, dicembre 01, 2009

i miei temini: l’eneide

L’Eneide è un libro lunghissimo scritto fitto fitto e parla delle avventure di Enea, figlio di Anchise e soprattutto di Troia.

Praticamente tutta la storia inizia da un cavallo grandissimo che serviva per entrare dentro Troia tipo truffa. Perchè dentro al cavallo c’erano i soldati assassini.

 

Quelli che si portano dentro il cavallo non lo sapevano e fanno peccato di ingenuità e dunque muoiono giustamente e forse vanno all’inferno di Dante.

 

Tutto il resto dell’Eneide è inutile e l’autore non lo ha curato perchè comunque è morto giovane di tisi.

 

A me la storia del cavallo è piaciuta molto ma mi sembra strano che nessuno dei troiani c’ha pensato che era un trucco pure perchè era esagerato grande e sicuro c’era dentro la fregatura, come l’uovo di pasqua grande che poi ti esce il portachiavi.

 

Se io ero un troiano avrei sentito subito che qualcosa puzzava.

 

Se io ero un soldato dentro al cavallo forse non reggevo tutto il tempo per la puzza di piedi.

 

Comunque questo libro mi ha insegnato che non bisogna fidarsi dei regali che ti fanno, specie se chi te li fa ti vuole ammazzare da tanti anni.

 

Io la torta dalla nonna per esempio non la mangio più.

 

 

postato da maxzulli alle ore 01/12/2009 11:32 | link | commenti

Novembre 2009

lunedì, novembre 23, 2009
Stringimi, abbracciami, dammi un vaccino.

Il virus dell’influenza A sta mutando nei paesi scandinavi.
Ora lo si trova presso l’Ikea nelle varianti Maelstrom e Juggi.

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sabato, novembre 21, 2009
Ed era scritto pure piccolo

Censis: “In Italia si legge sempre meno”
Allarmante ricerca del Censis, peraltro priva di figure.

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venerdì, novembre 20, 2009
All’infermo e ritorno.

Questo weekend non mi farò sopraffare dall’apatia.
Oppure sì.

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mercoledì, novembre 18, 2009
Scoperte che è meglio non fare

Tanto casino per l’acqua sulla Luna…
E secondo voi, io che cazzo ho trovato, stamattina, sotto il radiatore della macchina?

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lunedì, novembre 09, 2009
La questione dei crocefissi nelle scuole

Toglierli, non toglierli… Io dico: lasciamo solo quelli portanti.

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giovedì, novembre 05, 2009
Però, pure le cubiste

Mi dicono ora che non c’è stato alcun BEST CUMSHOOT CONTEST al Baia Imperiale di Riccione. Ero sbronzo quella sera.
Chiedo scusa a tutti coloro che hanno usato i divanetti allora.

Ottobre 2009

venerdì, ottobre 30, 2009
La crisi dietro le spalle. E una saponetta da raccogliere.

In questo momento ho talmente difficoltà economiche che come navigatore mi sono potuto permettere un solo “Tom”. Mi porta dove mi deve portare, ma mi tratta con sufficienza e ogni tanto mi molla un “morto di fame”. Specie dopo i cavalcavia che, per la cronaca, sono diventati luoghi tristissimi da quando nessuno lancia più sassi. Tende poi a privilegiare le strade secondarie, dice che si vergogna di me, mi fa fare giri assurdi intorno a baraccopoli, provando a convincermi a trasferirmi là. Volevo impostare un percorso autostradale: si è messo a ridere. All’inizio pensavo che un aggiornamento del software lo rimettesse a posto. In effetti di aggiornamenti ne aveva bisogno: non sapeva niente della bocciatura del Lodo Alfano, per esempio.

Devo fare qualcosa per i miei problemi.

Sono sempre più depresso. E svogliato. Oddio, una parte di me vorrebbe anche distrarsi, ma si tratta dell’avambraccio e di due molari, e di lasciarli uscire così, soli, non mi pare il caso.

L’altra sera comunque mi sono fatto forza e sono uscito. Solo il mio occhio pigro è voluto restare a casa.
Il piano originario (qui lo chiameremo Piano “A”, tanto non si gira lo stesso) – aspettare la morte dello zio ricco – non ha funzionato. Si trattava certo di una orrida e becera abiezione, ma non mi sono mai sentito troppo in colpa, non capendo queste parole. E poi c’era un altro problema: attendere la morte di uno zio ricco presuppone diverse cose: che lo zio sia vecchio prima di tutto, che tu sia contemplato nel suo testamento, certamente. Ma soprattutto che questo zio non sia parto della tua fantasia.
Il piano B prevedeva la riscossione di un mega bonus dal mio lavoro come incentivo previsto per il prepensionamento. Si parlava di circa due milioni di euro ma la cosa andava troppo per le lunghe. Prevedeva infatti lo sfruttare la mia posizione di potere in azienda per creare i presupposti affinchè questa fallisse, addebitandone le colpe a terzi e in quel momento accettare l’offerta di prepensionamento milionaria. Io avevo troppa fretta ed ero fermo alla lettura degli annunci economici.
Il piano C non c’era.
Il Piano D consisteva nel cercare un lavoro immediatamente in grado di rendermi ricco senza fatica e con grande soddisfazione personale ed economica. Avrei fatto di tutto per ottenere un lavoro del genere, tranne andar contro i miei saldissimi principi morali e cristiani, da sempre un valore fondante di tutta la mia condotta di vita. La mia cristianità, devo dire, mi ha spesso aiutato nei momenti difficili, e poveracci quelli che stanno perdendo le radici cristiane, come giustamente ha affermato domenica scorsa quel tizio vestito di bianco.
Il Piano E ha reso qualcosa ma è terminato nel momento in cui mi sono reso conto che i reni non ricrescono.
Il piano F è stato aberrante: commercio di organi (altrui stavolta). Ma la necessità spinge l’uomo alle più bieche scelte. Terribile, non posso ripensarci. Andai in Brasile, entrai in una di quelle tristissime favelas e avvicinai un bambino (non posso ripensarci, che cosa spregevole). Con la scusa di qualche cruzeiro lo feci salire in macchina e lo portai in un luogo deserto. Mentre giocava con un pupazzo che avevo messo sul sedile… Dio, non riesco a capacitarmi di averlo fatto – mentre quel povero bimbo giocava… arriva il rappresentante di strumenti musicali ed organi da chiesa, ed iniziamo la trattativa per la compravendita di 10 organi per parrocchie nella provincia di Treviso. Il bambino intanto continuava a giocare tranquillamente fino a che non l’ho riportato a casa. Una cosa orribile, orribile, quegli organi. Mai più.
Il piano G capitava di doverlo pensare di domenica e volevo dormire. Passai dunque direttamente al piano H, incentrato sullo sviluppo delle mie facoltà intellettive, della memoria in particolare, già fortemente sviluppata in me, per sfruttarla in modo da… da… boh.
Rischiavo di terminare le lettere dell’alfabeto a furia di elaborare piani “A”, “B” e “C” quando mi venne un’idea geniale: usare due lettere dell’alfabeto.

Ma questo non avrebbe risolto i miei problemi economici.

Mi ridussi anche a scommettere sui cani. Ma l’Inter non vince mai in Champions.
Insomma, ora mi trovo all’elaborazione del piano definitivo. Anche perchè è lo ZZ. Dopo di questo non mi resta niente.

A meno che…

Già… TRE LETTERE!

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venerdì, ottobre 16, 2009
Doppi sensi e sensi unici.

Ieri sono andato da Mediaworld per comprare un navigatore.

C’era Giovanni Soldini.

Eh? No, non intendevo…

Mia moglie si è fatta trovare nuda sul letto ma io ero troppo preso dal mio acquisto e ho preferito montare il navigatore.

Eh? No, non intendevo…

Mentre guidavo seguendo le indicazioni del navigatore, ascoltavo il radio giornale.

C’era un servizio su PD e Franceschini, che diceva che voleva proseguire su quella strada tracciata… ma non ho capito come si concludesse perchè il navigatore ha detto “tornate indietro quando potete”.

Eh? No, non intendevo…

Viaggiare soli dà il tempo di pensare ai fatti propri… mi sono messo a pensare che avrei potuto far sesso con mia moglie poco prima e stavo partendo…

Poi il navigatore ha detto “tenete la destra”.

Eh? No, non intendevo…

Ad un certo punto mi sono ritrovato su un viale, pieno di prostitute, a destra e a sinistra della strada. Mai viste tante.

Devo dire che mi sono distratto e strani pensieri hanno affollato per un istante la mia mente.

Il navigatore però mi ha riportato a terra: “prendete la seconda a destra”. Così ho fatto.

Eh? No, non intendevo…

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mercoledì, ottobre 07, 2009
I miei temini: i promessi sposi

I Promessi Sposi parla di Renzo e Lucia che si devono sposare ma ci riescono solo all’ultima pagina del libro appena in tempo prima che Manzoni lo finisce perchè poi muore giovane di tisi.
I Promessi sposi racconta di questi due che si amano e fanno i cuori sui rami del lago di Como ma Rodrigo li odia perchè ama Lucia ma Lucia ama Renzo e Renzo pure ama Lucia e Rodrigo si sente male perchè a lui non lo caca nessuno. Forse un po’ la Monaca di Monza ma non glielo puo’ dire perchè è suora di  chiusura ed è comunque un personaggio secondario.

Rodrigo comanda di non farli sposare mai e per farlo manda la peste a Milano e in tutta l’Italia. La peste era una malattia che diventavi giallo e morivi malissimo e oggi non c’è più per il vaccino.

Ci sono i bravi ma poi alla fine si scopre che erano cattivi perchè mandavano la peste. E ci sono altri personaggi che fanno complicare le cose, tipo Don Abbondio che era un prete ma pauroso e alla fine non se l’è sentita di sposar Renzo e Lucia ma poi hanno trovato un altro prete e si sono sposati lo stesso. C’era pure un altro prete, Cristoforo, che non sono sicuro ma magari c’entra con quello dell’America ma non ci giurerei mica. Comunque il periodo era quello. Comunque alla fine muore Don Rodrigo per la peste perchè forse l’aveva toccata non volendo e Renzo e Lucia si sposano nel lazzaretto che è quel posto dove portano i morti e i feriti gravi della peste ma loro avevano fatto il vaccino perchè avevano la ricetta.

I Promessi Sposi tutto sommato è un bel libro ma non lo comprerei perchè c’è già sull’antologia e poi va a finire che già si sa che si sposano anche se Manzoni è molto bravo e non lo dice fino alla fine.

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martedì, ottobre 06, 2009
i miei temini: la divina commedia

la divina commedia è un bel libro ma un po’ deludente perchè non è una commedia. Non fa ridere da nessuna parte se non quando Dante parla del culo a trombetta.
Per chi non l’ha letto, la divina commedia è divisa in inferno purgatorio paradiso ma tutti sanno solo l’inferno perchè le altre parti dante non le ha completate perchè è morto giovane di tisi.

Nella divina commedia i buoni stanno in paradiso ma sono pochissimi e generalmente si annoiano. Pero’ i cattivi all’inferno stanno malissimo e desiderano andare in paradiso. All’inferno ci sono i mostri e i cani rabbiosi che mangiano le persone che devono pagare per le cattive azioni che hanno fatto e si ritrovano a fare preciso quello che non vogliono fare o che comunque non gli piace poi tanto fare e nessuno si riposa mai e si dorme pochissimo.

Nel purgatorio non c’è nessuno e dio ci va solo per controllare ogni tanto.

Dante era uno bravo e quando scriveva scriveva tanto e preciso ma ai suoi tempi non era apprezzato perchè gli altri parlavano in latino e Dante era della campagna in provincia di Firenze e non lo sapeva bene il latino se non scolastico.

Per questo la divina commedia è scritta volgare e ci sono le parolacce come quella del culo che ho detto prima.

La divina commedia è scritta con le rime esatte e questa cosa è tipica delle poesie dell’antologia ma la divina commedia è lunghissima e nessuno la sa a memoria se non roberto benigni e pochi altri.

Tutto sommato non è un libro che comprerei ma per fortuna me lo sono trovato direttamente sull’antologia e non ci ho speso niente.

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giovedì, ottobre 01, 2009
Eravamo quattro amici al mar

Sto organizzando un tour con amici in Slovenia.

Ovviamente si andrà a far casino ma mi ritaglierò uno spazio per le cose serie, perchè nella vita non c’è solo il cazzeggio ma anche le cose importanti: il poker.

Saremo ospiti di un casinò molto noto agli appassionati per l’ampio ventaglio di proposte in tema di divertimento. Ma oltre alle puttane dovrebbe esserci qualcos’altro.
Uno del nostro gruppetto non è mai entrato in un casinò e non so che aspettative abbia: forse ha in mente scene da film nelle quali una sfarzosa Las Vegas regala a tutti i propri ospiti vincite, bellissime donne e vita da sogno per tutto il tempo del soggiorno. Forse si è fatto influenzare dai miei racconti. Io a Las Vegas ci sono stato e so che è esattamente questo che ti capita quando ci vai: fighe, soldi a palate… Oddio, che a me, direttamente non sia mai successo… nè a tutti quelli che conosco che ci sono andati… nè a tutti quelli che conoscono quelli che conosco io…beh, è solo per caso. A Las Vegas ed in ogni casino’ si vince sicuro, lo dicono tutti!
Un altro viene esclusivamente per le donne. E’ fissato, non ha altro in testa. Come se non ne vedesse da anni. Eppure ha il suo giro e la compagnia femminile non gli è mai mancata. Poi è impegnatissimo con una splendida ragazza. Eppure niente, le donne restano il suo chiodo fisso.
E poi ci sono io. Ah, no, quello ero io.
Un altro ancora viene come premio di chiusura della stagione estiva: fa il balneatore ed in questo periodo è come se esplodesse. Dopo un letargo nel quale non ha fatto che sfornare pizze su pizze, in un ambiente a circa 70 gradi ed una umidità da Everglades, ha bisogno di evadere. E le zoccole da queste parti non gli fanno più credito. Anche lui, pagare in Capricciose…

– Ma sono buonissime

– Ma non lo metto in dubbio, è che magari se una fa la puttana vuole avere dei soldi

– Così svaluta le mie pizze

– Ma no! E’ che non puoi campare con le pizze

– Io lo faccio

– In effetti…
Resoconto a breve.