“Continuiamo così, facciamoci del male”

Sì, il titolo non è la citazione corretta della scena della foto

Un post circa il caricare le spese della sanità su chi abusa del proprio corpo ha creato polemiche (ma tu pensa) e misunderstanding (ma tu pensa). Credo di aver toccato un nervo scoperto, ma nessuna delle obiezioni ha colto nel segno.

In sintesi dicevo che se fumi come un turco, se introduci costantemente cibo-spazzatura nel tuo corpo, se non adotti quelle ordinarie precauzioni per tutelare la tua salute allora dovresti pagarti da solo il costo delle cure per le malattie che ti sei liberamente autoprocurato.

Immediatamente sono scese in campo le forze Camel-late tutrici della libertà di fumo, come se avessi chiesto di abolire le sigarette, ma soprattutto con un unico mono-argomento a ribattere la mia modesta visione delle cose: “I vizi sono la cosa bella della vita! Tu vuoi creare uno Stato Etico senza vizi! Tutto pulito edulcorato senza fumo senza carne senza alcool senza sale!“.

Poi qualcuno meno radicale ha un attimo di lucidità, e propone un: “Al massimo dovremmo ridurre gli eccessi, tipo impedire ai fumatori di farsi più di 10 sigarette al giorno“, con un effetto grottesco all’italiana del “contentino” che praticamente conferma la mia proposta, ma la democristianizza quel tanto per renderla tollerabile.

Gente è arrivata ad affermare: “A questo punto basta seghe e basta videogiochi pure. Si vive di lavoro e letto, e attento a cosa mangi perché potrebbe essere cancerogeno. Ma aspetta anche il lavoro causa stress, potrei stare male, meglio non lavorare“, con la solita estensione argomentativa necessaria a cercare di mandare tutto il ragionamento a puttane, ma senza alcuna possibilità di farlo dato che farsi le seghe e giocare non incide sulla salute se non in positivo (se videogiochi 24 ore al giorno non produci una mazza, sei sì un costo sociale ma te lo sconti tu con la tua povertà. Fino all’avvento del reddito di cittadinanza, certo). E se lo stress ti manda in ospedale, dato che lavorare non è un comportamento autolesionista ma una necessità umana, economica e sociale, certo che il servizio sanitario ti dovà curare, ci mancherebbe. Sull'”attento a cosa mangi” ovvio, ma di cosa stiamo parlando? Se l’OMS ti dice che un eccesso di carne rossa e insaccati è cancerogeno tu non ne puoi non tener conto. Se poi ti piacciono tanto ma certo che puoi mangiarli, ma ti paghi tu le cure se a colazione nel latte ci inzuppi il lardo di Colonnata.

Se guidi e sei ubriaco ti ritirano la patente e ti fanno una multa che vivaddio. Perché metti in pericolo tutti noi. È una “tassa” per un comportamento per nulla virtuoso, in grado di incidere, non solo economicamente, sulle vite di tutti noi.

È allucinante non capire tutto questo.

Ancora una volta si mostra quanta disonestà intellettuale covi l’uomo medio. Che si sforza con tutto se stesso di uscire dalla sua dissonanza cognitiva, che tutela i suoi interessi, il suo recintello, il suo portafogli, e prova in ogni modo a non sentirsi troppo idiota.
E come lo fa? Al solito costruendo risposte ad affermazioni mai fatte e successivamente puntando il dito verso altri colpevoli di danni creati da lui stesso.

Fumi? Ok, le sigarette costano parecchio, ma secondo me sempre poco: se accetti di pagare cinque euro per un pacchetto stai implicitamente accettando una tassa sulla tua salute: lo Stato carica quel costo con una parte (per me sempre troppo esigua) destinata a far cassa e mettere (parzialmente) mano ai casini di salute che ti stai procurando. Essendo il fumo un semplcie vizio, nulla più, se lo vuoi coltivare liberissimo (ehi, ho scritto “liberissimo”, non “vietatissimo”) ma ti accolli INTEGRALMENTE i costi di questo danno ECONOMICO (ehi, ho scritto “economico”, non “morale” o “etico”) alla società. Traduco per i trogloditi: sì, puoi fumare, sei libero.

Mangi cibi-spazzatura col 98% di grassi saturi e non hai patologie metaboliche particolari ma sei un dirigibile per tua pura scelta? Dato che è impossibile caricare di costi un cibo che per sua definizione è economico perché fatto con la merda, quando entri in un ospedale e il medico esclude patologie preesistenti (ehi, ho scritto che se le hai non rientri in queste esclusioni dal servizio sanitario) fa il suo referto e ti paghi lo sturaggio delle tue arterie incrostate da anni di patatine e maiale liquido. Traduco per i trogloditi: sì, puoi mangiare e bere, sei libero.

Ti piace per ragioni del tutto a me ignote (ma libertà assoluta di coltivare le tue passioni) saltare con la moto tra cerchi di fuoco e trampolini chiodati perché magari vuoi fare un filmato cazzone per i social e vincere il
Darwin Awards? Se ti spacchi le ossa sei tu a pagare per rimetterle insieme (ehi, sono motociclista anche io, se mi schianto contro una macchina arriva l’assicurazione e verifica chi abbia il torto e se sono stato io a fare cazzate non mi paga, ed è un sistema che abbiamo accettato tutti, mi pare). Traduco per i trogloditi: sì, puoi farti del male come vuoi, sei libero.

In fase di accertamenti medici semplicemente si valuta la patologia e se dalle analisi del sangue, tac, accertamenti e tutto, risulta che ti sei creato da solo il danno o hai contribuito in modo scientificamente accertato ad aumentarne probabilità e conseguenze, paghi in proporzione.

Certo che sarà un casino a livello pratico, ma la mia è una utopia allo stato attuale.

Ci sono già mille campagne che propongono comportamenti virtuosi, penso che questo farebbe parte di un processo che spinge naturalmente alla autoresponsabilizzazione. Questo non per insegnare a vivere a nessuno ma per non far scontare le spese a chi ha scelto uno stile di vita che minimizza l’impatto sui conti sociali.

Ripeto, se pagate tanto le sigarette già accettate questa logica.

State tranquilli, non mi devo candidare, è solo una mia idea di come uno Stato debba rientrare nelle spese che noialtri gli imponiamo.

Già la gente si ammala di suo, senza alcuna colpa, già la gente si schianta di suo, senza alcuna colpa, già la gente incide sui miei conti senza nessuna colpa. Proporre di tassare comportamenti che statisticamente, scientificamente, praticamente sono dannosi non ha nulla a che fare con l’etica.

Capisco, siamo in una società che premia chi trova modo per fregare il sistema, tipo la “Pace Fiscale”, che consente di pagare somme minime a fronte di evasioni epocali. Non siamo in una società che si cura troppo dei comportamenti virtuosi, lo capisco. Ma sforzatevi un minimo. Provate a fingere di essere civili, giusto cinque minuti, poi tornate alle vostre attività paleolitiche.

Io già pago in proporzione a quanto io incida sui servizi, in mille modi: pago una tassa maggiorata sui rifiuti, sulla base di parametri precisi, più inquino più pago. Pago una tassa se giro di più con la mia auto, tramite le accise della benzina (fino a che Salvini non le toglierà come promesso, certamente): meno giro, meno inquino, meno pago.

Denunciare una idea TUTTA ECONOMICA E PER NULLA DA STATO ETICO perché vi riconoscete in una delle situazioni che crea uscite pubbliche è incredibilmente infantile, è sempre privo di supporto argomentativo e mostra semplicemente uno dei mille modi di esprimere il vecchio concetto, caro a questa pagina, del: “Ahahah, mi piace quando prendi in giro una debolezza, purché non sia mia”.

A te, troglodita, che non hai letto tutto il pippone precedente perché troppo lungo, riassumo così: voglio vietare le sigarette, l’alcol e la fregna.

Tanto solo questo capiresti.

E ALLORA LO OSPITO A CASA MIA

Ho ospitato un extracomunitario. Mi fa: “Sai che noi Svizzeri abbiamo le banche più belle del mondo?“. Ci resto un po’ male nel verificare che manco un rigo e già ho messo un luogo comune, ma non faccio in tempo a dire nulla che lui mi porge una tavoletta di cioccolato. “Questa non è né equa né solidale, infatti è buona“. Assaggio e in effetti quel cioccolato non ha la patina marroncina chiara tipica dei prodotti equi, solidali e immangiabili che compri pensando di fare del bene e invece stai finanziando la lobby dei produttori di patina marroncina chiara.

Insomma lo svizzero, che si chiama Tonino Saccaromiceto (chiedo: non è parente) pare gradire che l’abbia ospitato.

È che leggo sempre “E ALLORA OSPITALI A CASA TUA“, e così ho provato. Solo che sotto casa, a mendicare nel parcheggio del supermercato, c’era solo questo svizzero. L’ho riconosciuto dal fatto che quando riceveva l’elemosina rilasciava ricevuta, il che è piuttosto raro intorno a quel supermercato. Gli costava più di tasse che altro, ma gli svizzeri si sa, sono così, e questo è il terzo luogo comune (l’editore mi riconosce un bonus).

Tecnicamente è extracomunitario, praticamente occupa un posto letto, fastidio ne ho perché vivo in 40 metri quadri peraltro già occupati da una famiglia che non ne vuole sapere di lasciare l’appartamento (dicono sia loro, ma io ci vivo da tre mesi e un po’ di diritto l’ho studiato e so come funzioni l’usucapione abbreviata), dunque ora sto a posto. Quando mi diranno: “E ALLORA OSPITALI A CASA TUA” risponderò: “Già fatto, minuscolo“. “Minuscolo” è a doppio senso, ma loro non ne capiranno nessuno dei due.

In settimana dovrebbe piovere.

Cose (1)

In antroposofia (Lo – Ren) è possibile ritrovare teorie del nostro passato perfettamente applicabili alla moderna idea di zen (Batti – Ato). Solo per citarne una, l’idea che il karma (Kam&Leon) sia interconnesso con le fluttuazioni delle parti animiche (Deli-Mor-Tacci), che altro non è oggi che il moderno collidere particellare subatomico (Brou – Netta) riscontrabile negli attuali acceleratori (M. Ercedes).
Ecco allora che le teorie sulla Terra Piatta (K. Moss), se pure scatenano gli scientisti, acquistano interesse se inserite in un contesto morale (W. M. Archi) e curativo (E. Briglia – D. Ori).
In sintesi, non bollare mai come astruse teorie che oggi appaiono incomprensibili o impossibili (Vince Inter C. League).

A testate di stima

Il mio essere una persona civile, che fa differenziata, guida un’auto ibrida, tiene il cellulare senza suoneria, si ferma sulle strisce, parla a voce bassa, rispetta la segnaletica, combatte la disinformazione, paga le tasse, risparmia acqua, non fuma, non impone ad altri una religione o cultura, limita ogni impatto sulle risorse del pianeta, dimostra la mia enorme coglionaggine e incoerenza, dato che tanto impegno civile e sociale va a vantaggio di una comunità che tendenzialmente disprezzo fortemente, perché non segue pressoché una mazza di quanto sopra esposto e ritengo non meriti altro che soffocare nella propria inciviltà con un crescendo di disservizi, odio, inaridimento del tessuto sociale e culturale, povertà, divisioni e scontri sempre più cruenti, perdita di ogni umana pietas, sangue nelle strade, criminalità fuori controllo, barbarie diffusa.
Ma vedo che il processo è già ben avviato e mi conforta il non aver messo al mondo figli che non vivranno tanta merda, la mia ultima dimostrazione di responsabilità sociale che mi piace sbattervi in faccia, stupide bestie da soma con le macchie di sugo sulla shirt Calvin Klein dell’outlet e le infradito Decathlon a evidenziare dei piedi realmente orribili che vi ostinate a mostrarci come fossero umani, senza alcun senso estetico, tralasciando una igiene che vi ha abbandonato il giorno in cui avete iniziato a riconoscere il davanti delle mutande per la nuance di marrone più tenue.
Buonanotte amici <3

Dillo con parole tue

La deriva marchettara presente in ogni cosa rende necessario osare sempre un po’ di più, perché si è abbassata la soglia dello stupore. Dunque, per attirare, impressionare, colpire, tutto è esasperato.
Pensate alle collezioni “esclusive” che trovate a un euro in edicola. Escludono chi?
Ma il top per me resta sempre la descrizione dei vini: là si toccano vette inarrivabili. Dare a un vino una caratterizzazione precisa, renderlo unico, comporta la creazione di un nuovo linguaggio sinestetico, fatto di associazioni sempre più ardite.
E il vino “Rosso della casa” diventa:

Un pregiato blend ottenuto da sceltissimi vitigni autoctoni, di colore rosso rubino con sfumature viola e screziature porpora, dotato di grande complessità aromatica con effluvi che spaziano dalle eleganti note di frutti di bosco – lampone e more delle medie colline toscane fino a scendere nel cuore dell’Umbria – a leggere sfumature erbacee nelle quali si riscontrano con facilità canapa e cannella che portano a reminiscenze asiatiche di un tempo nel quale gli ottomani conquistavano le terre conosciute, con pastosità tipiche del Merlot di Camelot e cavalieri della tavola rotonda che brindano dopo razzie tipiche delle nostre terre.
Il corpo è generoso, ricco, gaudente, paperotto e fiero, di buona sapidità, bassa acidità, sole, vento e trallallà.
Al palato è morbido, al tatto splendido, all’occhio candido e al culo gelido, con retrogusto persistente ma non invadente, certo splendido splendente come sono affascinante faccio cerchi con la mente, con finale armonico, antropico, quasi traumatico.
Si abbina perfettamente a tutti i piatti di carne rossa, bianca, cobalto, basalto, più in alto, costicine di agnello, vitello, sgabello, radicchio di Treviso, Monviso, conciso, brasati di Pescara zona San Donato gira a destra dove c’è il carcere non puoi sbagliare, e formaggi di media stagionatura ma arroccati fieramente grazie a un bisturi tagliente.
Splendido splendente.

Ti rispetto perché sei grosso (il vegano è superato)

Le obiezioni al credo vegano sono state più volte espresse e non vorrei tornarci. Mi piace però soffermarmi su un particolare: ma gli antibiotici? Non fanno strage di vita? Quella vita è troppo piccola per essere considerata degna di attenzione? Cioè, il vegano ragiona su un piano dimensionale? Se la bestia è grossa si protegge, se è piccola che vada pure al creatore? Non penso sia così. Probabilmente fa più un discorso di coscienza: un batterio non è considerabile come un pollo, perché vive una vita più semplice. Oddio, pure lui vive, si nutre, si riproduce e muore, ma non fa l’uovo, non si muove a scatti e non si infila nei Mc Chicken. Però mi pare una vita anche quella.

Che i vegani snobbino i batteri è cosa che non riesco a concepire: mi pare la logica del “credente ma non troppo praticante”, che opportunisticamente segue un credo ma fino al punto da non creargli eccessivi fastidi pratici nella vita. Un cristiano vero farebbe una vita d’inferno, a dirla tutta. E un vegano vero dovrebbe evitare di deglutire, respirare, muoversi, disinfettare le ferite e usare alcun tipo di medicinale. E neppure questo basterebbe, perché coi suoi stessi succhi gastrici, con il suo solo sistema immunitario, compie stragi che manco Stalin vestito da Hitler nella Cina di Mao senza gli Avengers.

Qui non voglio mettere in discussione la logica vegana della tutela e del rispetto di ogni vita: la voglio portare avanti in modo più vigoroso e aderente ai veri principi che questa dovrebbe seguire. L’unico modo di evitare di uccidere esseri viventi è non vivere, c’è poco da fare. E se un vegano la mette sul mero piano dimensionale credo sia il tempo per una nuova coscienza realmente rispettosa della vita: il vegano non basta più, serve qualcuno che si faccia da parte nel momento stesso in cui si rende conto che la sua esistenza in vita rappresenta un vero problema per miliardi di esseri viventi, troppo indifesi, troppo piccoli per ottenere riconoscimento da un movimento che predica bene ma poi razzola malissimo.

Oltre il vegano, oltre il melariano, oltre il respiriano.

Occorre il suicidariano.

PERCHÉ QUESTA GUERRA? E QUESTO MAIUSCOLO? TUTTA LA VERITÀ!

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Siete stati in tanti, a scrivermi chiedendomi: “ma chi cazzo ti scrive, idiota”, e ora cerco di dare una risposta puntuale al perché dell’attuale situazione geopolitica, di queste tensioni, del motivo per cui l’Isis si chiama così solo in Italia mentre nel resto del mondo è conosciuto come “Donald Trump”.

Tutto parte dalla confusione tra i motivi che stanno causando panico internazionale: si crede sia una guerra di religione, in realtà è una guerra di cultura.

L’Is (lo stato islamico) colpisce il nostro stile di vita (dal villaggio turistico full inclusive, con la sua animazione – e rianimazione – compresi, al locale per concerti), non chiese o papi, umilissimi o in prepensionamento.

Perché? Perché si tratta di simboli.

Nulla di nuovo: lo facevano le BR in Italia. Nessuno ha mai spiegato perché chiusero Moro in una R4. Perché non scelsero una Fiat? A parte per il rischio che il bagagliaio si aprisse da solo, a cazzo, certo. No, una R4 era la tipica macchina francese da scopata giovane, un simbolo di decadenza molleggiata e arbre magique lisergici. Colpire Moro fu solo incidentale: là dentro avrebbe potuto esserci chiunque, anche Andreotti, vista la forma della macchina; anche Spadolini, in grosse trance, certo; anche Fanfani, e ce ne sarebbero stati una decina. Anche Cossiga.

No, Cossiga mi sa di no.

Ma manco Andreotti.

Fu la R4 a essere assassinata, quel giorno, con tutto l’adesivo del vagabondo con la chitarra: il simbolo della spensieratezza, in contrapposizione agli “anni di piombo”.

Oggi L’Is fa la stessa cosa: cerca simboli che rappresentino il nostro benessere. Charlie Hebdo, il Bataclan, i ristoranti di Parigi, il senso estetico massacrato a colpi di barbe unte.

Se così stanno le cose possiamo aspettarci una escalation del terrore proprio su obiettivi a base simbolica, quelli che rappresentano i nostri valori.

Allora, quali sarebbero i simboli della nostra civiltà più a rischio?

Sicuramente attenzione ai falsi invalidi, ai portatori di Rolex fasulli, ai doppiafilisti quattrofrecceggianti, agli indignati su Facebook, ai vegani che ce lo devono far sapere, agli scassacazzi che al cameriere chiedono “una vegetariana con carbone vegetale, ben cotta ma non bruciata ai bordi, senza cipolla, con verdure grigliate ma non le zucchine, ché non le digerisco, melanzane sì ma solo se artistiche, peperoni gialli disposti secondo i dettami feng shui e rinforzo di bacche goji cacate da yak in pace con la loro coscienza”. Attenzione ad altri simboli come Messi, i crocifissi nelle scuole (gli altri non li calcola nessuno) “Febbre da cavallo”, X-Factor, l’urlo di Tardelli che ha tritato la minchia, l’iPhone, i meme, Peppa Pig, il Salento, la categoria “Young lesbians read an Aranzulla’s guide to copy whatsapp messages from a phone to another one, remembering you are masturbating in front of your little 5 inches display, so they don’t need to shave so accurately their pussies“.

Insomma, tutto ciò è a rischio: ci identifica, racconta quello che siamo, disegna la nostra società agli occhi dei fondamentalisti.

La soluzione? Purtroppo nessuna. Dovremmo rinunciare a quel che siamo. Cambiare troppo nei nostri costumi.

È vero che molti dei nostri usi sono già comuni a quelli islamici più oltranzisti: pensate a come entrambi releghiamo le donne ai margini, le sottopaghiamo nei lavori, le picchiamo quando calcolano esattamente il momento nel quale la palla sta per entrare in rete e passano davanti al televisore.

Anche la nostra lingua presenta molti punti in comune con quella parlata da chi oggi ci spaventa tanto: venite in Abruzzo e mi darete ragione.

Ma questo non basta ad avvicinare a sufficienza le nostre culture. Rinunciare al panino col prosciutto è per noi impensabile. Pregare cinque volte al giorno paralizzerebbe la nostra intera società e la renderebbe improduttiva, una succhiarisorse parassita che campa e ingrassa sulle spalle di chi invece produce davvero.

Tipo il Vaticano.

No, troppi cambiamenti. La contrapposizione resta e resterà. Perché nessuno di noi è disposto a pagare questo prezzo.

Specie ora che sapete di quella categoria porno. 

Perché non aver paura degli zombie

 

Tutti (ex) giovani, 'sti zombie
Tutti (ex) giovani, ‘sti zombie

[Questo post è nato da riflessioni col sempre prezioso Paolo Murgia (Mu Ho)].

Premetto: non sono mai stato appassionato di film di zombie, nemmeno da piccolo, quando erano molto di moda grazie soprattutto a George A. Romero e agli esponenti del Pentapartito.
È che, semplicemente, non mi facevano paura.
Voglio dire, uno zombie dovrebbe creare proprio questo, no? Ma io mi sono sempre rapportato alla paura come un qualcosa di non controllabile, contro un nemico, visibile o invisibile, comunque superiore a me, alle mie forze, con poteri, capacità, possibilità di farmi del male nei modi più fantasiosi, disparati e cruenti.
Ebbene, vedere quegli esseri ciondolanti, lenti, prevedibili e annientabili sostanzialmente anche con un calcione, beh: mi ha sempre fatto pensare all’inadeguatezza di quei cosi rispetto ai mille mostri cazzuti che abitavano le fantasie di me bambino.
La mia “sospensione di incredulità” vacillava, già a otto anni: mi ponevo mille domande, circa la coerenza di quel che quegli esseri stavano cercando di rappresentare.

– Ma perché riescono a camminare tutti? Molti di questi sono morti vecchi e già da vivi non camminavano più. E quelli con la sedia a rotelle?
– …
– Ma perché quelli con le budella di fuori vogliono mangiare lo stesso? Tanto se mangiano riesce tutto…
– …
– Ma se non mangiano che succede? Muoiono ancora? Da soli? Allora basta aspettare un po’: che li combattono a fare?
– …
– Ma perché…
– Hai rotto il cazzo: al cinema non ti ci porto più.

Più in là, quelle stesse domande si affinarono. E se ne aggiunsero altre:

– Ok, ragioniamo: questi vogliono mangiarsi il cervello dei viventi, o parti di loro, penso. Facciamo che abbia pure senso. Ma sembra che la maggior parte di loro non ci riesca mai: pochissimi riescono a nutrirsi. Eppure continuano a vagare, trascinarsi per giorni e giorni: il computo calorico in deficit prima o poi si farà sentire. Voglio dire, se questi non mangiano non possono sostenersi: è biologia, meccanica, termodinamica. La parte “magica” riguarda il loro essere tornati in vita, al massimo. Ma poi questi subiscono il peso della gravità come noi (altrimenti volerebbero) e se lo devono contrastare serve una forza, e la forza richiede energia calorica. Puoi essere un morto vivente, ma le leggi della fisica sono quelle. In sintesi, se non mangi non cammini, non ci sono santi.
– …
– Ma poi, quelli con l’osteoporosi? Perché se si mettono in piedi non gli si frantumano le tibie? Capisco quelli morti giovani, ma il grosso dovrebbe essere fisicamente impossibilitato proprio a sostenersi. Per non parlare di quelli decapitati: come fanno a stare in piedi in equilibrio se gli manca proprio tutto l’apparato vestibolare, l’epitelio…
– Hai rotto il cazzo: al cinema non ti ci porto più.
– Veramente siamo a casa.
– Comunque hai rotto il cazzo.

Crescendo, quella assenza di paura si trasferì ovviamente a tutte le cinematografiche creature dell’orrido, e smisero di spaventarmi anche i film sui demoni, quelli sulle torture e i cinepanettoni dei Vanzina. Semplicemente non li trovavo interessanti.
Da qualche tempo, grazie a The Walking Dead, gli zombie sono ritornati prepotentemente alla ribalta, e confesso di essermi più volte fermato a cercare di capire cosa potesse oggi appassionare un telespettatore medio, abituato alle saghe di “Saw – l’enigmista” e cinema splatter come se piovesse (sangue). Magari questi zombie potevano essere finalmente spaventosi, credibili, non so.
Ecco, niente: sempre uguali.
Esseri nauseabondi e lentissimi, che di minaccioso hanno solo l’impianto scenico ma che, nei fatti, si rivelano abbattibili pure da ragazzini armati di sputo.

Insomma, gli zombie non possono tecnicamente spaventare. Al massimo infastidire per l’aspetto, un minimo inquietare per i grugniti, i lamenti, ma sono sostanzialmente innocui, se hai la accortezza di evitarli. E li riconosci facilmente, dai.

In pratica, come i leghisti.

L’amore ai tempi delle emissioni CO2

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L’amore ha il suo ciclo di vita, come una qualunque macchina. Parte piano, ci mette a scaldarsi, ingrana, inizia a filare bene, va che è una meraviglia, pensi sia tutto perfetto, ti godi il panorama, vedi altre macchine attorno a te e non ti importa perché hai la tua macchina e ci stai da Dio, poi passa una Lamborghini, ti fa girare la testa, ti rendi conto di guidare quel cazzo di macinino da vent’anni, che pure ti dà le sue soddisfazioni ma porcoddio la Lamborghini, e allora ti incazzi, cominci a picchiare su quella faccia di cruscotto che non ti eri mai reso conto scricchiolasse continuamente come manco RadioRai, ti sale l’istinto di andare dritto alla prima curva ma in quel momento capisci che la puoi rottamare e magari ti ci danno qualcosa, allora la molli a tuo cugino che non ha mai nascosto di avere un debole per quella carrozzeria che tu trovi ormai sfatta, e organizzi in modo da beccarli mentre si fanno un giro, lui e la troia della tua macchina, così ha pure l’addebito della separazione ACI e non ti può rompere il cazzo e finalmente realizzi che potevi avere anche altre auto ma il giudice era donna e incazzata per evidenti problemi di parcheggio e se n’è fottuta dell’addebito e ti ritrovi a dover mantenere quella maledetta carcassa e non ti puoi permettere manco una Twingo e allora ripieghi su una vecchissima Ritmo dell’84, che nella nostra metafora è Adele, la bagascia 76enne sulla Cristoforo Colombo, che non passa manco la revisione per eccessive emissioni di gas, e pensi che in fondo si stava bene con la vecchia macchina, specie quando la vedi sfrecciare con tuo cugino alla guida, che le ha pure dato una mano di vernice, e vista così non era poi tanto male, e questo è in fondo l’amore: sofferenza, delusione e bollo.

Intercessioni

– Insomma, sai quelle storie pazzesche, di gruppi di preghiera che si riuniscono nei casi di malattia per pregare per il bambino leucemico di turno?
– Sì.
– C’era questo bambino malato e questo gruppo che si riuniva tutti i giorni, per lui.
– E allora?
– Niente, hanno pregato tantissimo.
– E il bambino?
– Il bambino è morto.
– Ma… allora, quella storia?
– Che storia?
– Del gruppo di preghiera!
– Ah, quello prega per un altro, adesso.
– Ma perché me lo hai raccontato! Mi hai detto delle storie pazzesche di questi gruppi di preghiera e dei malati! Pensavo il bambino fosse guarito!
– Ah, nono. È però pazzesco, dai! Cioè, questi si riuniscono e pregano, convinti che pregare vicini crei un supermessaggio a Dio, tipo una mail con gli emoji, perché stanno vicini. Se stessero ciascuno a casa propria varrebbe di meno. Chissà perché. E Dio apprezza il loro stare vicini e magari cambia idea e sposta il linfoma su un altro. Che storia!
– Sei un cazzone.
– Certo. Oh, stasera andiamo a pregare per la fine della guerra in Israele. Saremo una cinquantina. Cioè, cinquanta! Accendiamo pure delle fiaccole, tipo razzi di segnalazione a Dio, così ci vede pure da lontano. Se non smette così la guerra, non smette più.
– La guerra là c’è da sempre.
– Allora occorrerà maggior impegno. Chiederemo intercessione di qualche santo, tipo le raccomandazioni. Cioè, andiamo da Dio portando avanti San Gabriele: è ovvio che ci ascolterà più volentieri.
– Ma la smetti? Stai riducendo tutto a delle logiche misere e tipicamente umane.
– Serve un santo più potente?
– I santi non sono più o meno potenti!
– Lo dici tu. Pensa a San Procopio e a San Gennaro. Vuoi mettere San Gennaro?
– Ma i santi sono tutti santi, non ci sono livelli!
– Vuoi dirmi che se ti trovassi in punto di morte e sapessi che la salvezza te la può dare uno solo tra San Procopio e San Gennaro tu sceglieresti San Procopio?
– Ma no, che significa! Cioè…
– Cioè?
– Cioè, forse sceglierei…
– Chi?
– San Gennaro…
– Vedi?
– Beh, in effetti.
– Perché noi siamo fatti così: proiettiamo anche sul trascendente le logiche dell’uomo.
– Sì, hai ragione. Ma cosa vuoi dimostrare?
– Ah nulla. Che magari tutte queste storie sono solo un modo per darsi un conforto in questa vita di merda.
– Dunque tutto questo per negare l’esistenza di Dio?
– Nono, io non devo negare niente. Non sono io a dover dimostrare una cosa che non c’è. È chi ne afferma l’esistenza che deve dimostrare qualcosa.
– Là si parla di Fede. Non c’è niente da dimostrare.
– Allora ora te la faccio io una domanda: siamo arrivati a un punto morto della discussione?
– Credo di sì.
– Morto morto?
– Morto morto.
– Morto, a differenza del bambino leucemico miracolato?
– Sì, a diff… ma perché, adesso c’è stato davvero il miracolo?
– Ahahahah, nono, tranquillo: è morto stecchito. Nessun miracolo, nessuna preghiera può risolvere un cazzo.
– Ah, meno male.
– La gente crede a tutto.
– Già.
– …
– …
– Gratta e vinci?
– Andata.
– Giuro che se vinco faccio un casino di beneficienza.
– E io adotto un bambino a distanza. Anzi due.
– Sì.
– Sì.