Il programma di governo che vorrei

Il mio programma di governo in 11 punti. Come vedrete c’è roba di sinistra, roba di destra, roba trasversale.
Perché è il mio. Quel che vorrei.

1) Lo Stato italiano è laico. Tutti i beni immobili delle diverse Chiese sul suolo italiano che producano reddito, sono tassate esattamente come ogni altro immobile. Nelle scuole si insegna storia delle religioni, tutte. Nessuna ingerenza della religione nella politica. Se volete credere a qualcosa fate pure. Ma ogni tanto chiedetevi se sia poi necessario.
2) Le tasse si pagano in proporzione al proprio reddito. Più guadagni, più l’aliquota sale. Hai una sola vita, se vuoi più soldi di quelli che potresti mai spendere sei un malato mentale e ti devi curare. La ricchezza non è un qualcosa da denigrare, ma se sei ricco devi aiutare chi ne ha davvero bisogno. Questo crea uno Stato Sociale. È nelle tasche dei più abbienti che lo Stato va a pescare per primo, non dei dipendenti e pensionati. Esattamente l’opposto del concetto di flat tax.
3) Lo Stato Sociale non è una balia. Tu cerca un lavoro adatto a te. Se non lo trovi lo Stato ti aiuta. Se non lo trovi ancora lo Stato ti aiuta anche a formarti. Se non lo trovi ancora lo Stato dà sgravi alle imprese che assumono. Se non lo trovi ancora magari adattati a impieghi meno qualificati. Se non lo trovi ancora lo Stato ti sostiene per un po’. Se non lo trovi ancora non è che possiamo mantenerti a vita. Se intanto fai tre figli da disoccupato lo Stato ti chiede i danni. Perché sei libero di rovinarti la vita, ma non puoi rompere il cazzo alla collettività con la tua irresponsabilità. Sì, i figli sono bellissimi, ma i conti te li devi fare, non sei un bonobo.
4) Le persone si giudicano sulla base del loro valore, non per caratteristiche somatiche, idee, somiglianza a te. Se sei nato sul suolo italiano hai solo avuto culo, non è che meriti un trattamento di favore rispetto a uno che dimostra di voler contribuire al benessere collettivo più e meglio di te. Se di lavoro fai l’ultras in curva e nel tempo libero condividi fake news sui social, non stai contribuendo più di uno che si fa un dottorato in medicina interna, pure se allo stadio urli fortissimo. Lo Stato italiano vuole crescere e aumentare il benessere di tutti i cittadini: se non vali un cazzo stai buono là, ché già e tanto che ti sopportiamo. Ogni anno ogni cittadino sosterrà un esame di cultura generale e un test psicologico. Se risulti ignorante come la merda e non hai i mezzi per studiare, lo Stato organizza gratuitamente corsi di recupero obbligatori. Se ti impegni, vorresti migliorare ma sei proprio stupido e non ci riesci nessun problema. Però il tuo diritto di voto viene pesato e verrà decurtato in proporzione al risultato del test. Perché hai una responsabilità sociale e se non capisci un cazzo fai danni agli altri. Se si vota per la Regione e tu pensi che Vercelli sia una Regione il tuo voto varrà 0.9. Se credi che una sensazione valga più di una legge il tuo voto varrà 0.8. Del resto nessuno si scandalizza se pure per fare il bidello devi superare un test. Se uno Stato vuole creare benessere deve partire dalle istituzioni di alto livello e se un cittadino non sa sceglierle crea un problema a tutta la collettività.
5) L’ambiente è di tutti. Chi viene preso a fare cose da troglodita come buttare frigoriferi per strada, viene trascinato per un orecchio a raccogliere quello e tutta la merda che altri trogloditi hanno gettato nel raggio di un km.
6) La scuola non è un diplomificio. Se sei un deficiente vai bocciato. Bocciato. I genitori non rompessero il cazzo. Si passa alla classe successiva solo per merito. Le scuole dell’obbligo sono tali, ma se arrivi a diciotto anni e non sei riuscito a superare la terza media sei esonerato dal proseguire. Però se hai davvero voglia del pezzo di carta ce lo dimostri, paghi tu, e se lo meriti lo prendi. Esami ogni anno. Non proforma. Se scrivi come un meme dimostri che la scuola dell’obbligo ha fallito e non possiamo permettercelo più.
7) Se ricopri un incarico pubblico non puoi utilizzare i social come profilo istituzionale ma solo come privato cittadino. Dunque nessuna campagna elettorale su Facebook. Dignità, maturità: cosa sei, un bimbominkia?
8) Diffondere odio è reato. Reato. Oltre che rivoltante.
9) A me il potere non interessa. Io non voglio scendere in campo. Sarebbe una cosa troppo lavorata. Sceglierei solo persone di elevatissime competenze e rettitudine, a mio insindacabile giudizio. E siccome sono intelligente e soprattutto a me non ne verrebbe in tasca un euro, vi potete fidare che creeerei la miglior squadra di governo possibile. Altro che Rousseau: la signora Maria che di competenze ha girare il sugo, girerà il sugo e non deciderà la manovra economica del mio paese, perdío. Uno non vale uno, altrimenti avreste scoperto voi la penicillina. Invece al massimo le muffe le avete sui piedi.
10) Lo Stato italiano valorizza meriti e competenze, cultura e capacità. Le persone con particolari abilità pur prive di mezzi saranno messe in condizioni di studiare e praticare professioni che contribuiscano alla crescita sociale. Non si va avanti per nepotismo, cognome o culi parati. L’accesso a ogni professione presuppone un esame, tarato su quella specifica competenza. Chi imbroglia o tenta di frodare lo Stato viene bandito da quella professione. E subirà azione penale.
11) Non ci si possono fare i cazzi degli altri. Se due si vogliono sposare cazzi loro. Loro. Se uno vuole morire cazzi suoi. Suoi. Finché le scelte individuali non incidono su altri o non comportano costi per lo Stato sono libere. Il tempo delle comari è finito. Se ti rode qualcosa fatti curare e prova finalmente a entrare nel ventunesimo secolo.

Svolte di vita

Io non voglio pensare male, né questa riflessione ha alcunché di politico, ma immagino la vita di Di Maio senza la svolta pentastellata. Un ragazzo come tanti, che arrancava tra un lavoretto e l’altro. E ora vicepresidente del Consiglio, se la spassa con una splendida ragazza che CERTAMENTE lo avrebbe amato anche fosse stato uno spiantato. CERTAMENTE.
Lo immagino rientrare a casa e avere un dialogo con la mamma.

  • Gigi’, ha chiamato la chiattona.
  • Non la chiamare così, mamma, lo sai che mi dà fastidio!
  • Eh, come la devo chiamare, MISSNORVEGGIA? È una chiattona. Tiene pure ‘o monociglio.
  • Senti, Filomena non sarà bellissima o magrissima, però…
  • Bellissima? Aggj vist cacate di cane più avvenenti. E magrissima? Ma quella tiene un culo che se ci giri attorno devi prendere ‘o filobbus! E tieni pure da pigliare la coincidenza!
  • Smettila!
  • Giggi’, sient’a’mme, trovati ‘na fatica bbuona, che la prima cosa che tieni da cambiare è chella cessa.
  • Mamma, sto già lavorando su questa cosa. C’è un Movimento…
  • ‘O movimento lo deve fare chella chiattona, così si smuove pure ‘o Vesuvio.
  • Smettila mamma! Sono dentro un movimento politico che vedrai… mi farà svoltare la vita.
  • E chi comanda?
  • Beppe Grillo.
  • ‘O comico?
  • Sì, ‘o comico.
  • Sient Giggi’, fai quello che ti pare, ma tu davvero pensi che gli italiani votano a un comm’a’tte?
  • E perché, a me che mi manca?
  • Figlio mio, i’ te vogl’bben, ma guardati: tien pur ‘o cul a collo alto, eddaj.

L’esistenza di Dio, ciò che è, ciò che sarà.

Salto ogni preambolo, non è una trattazione scientifica ma una riflessione personale basata su lettura e congetture di anni.

Riprendo la “Teoria del Punto Omega” di Tipler e vado oltre: il principio antropico forte porta anche me a scostarmi da un puro ateismo per abbracciare la teoria dell’esistenza di un Dio Alieno, frutto di puro progresso, un progresso da una (quasi) infinita serie di errori, fallimenti e problemi; il tutto al netto della salvezza dell’umanità, sempre il pericolo più concreto, capace di far fallire ogni progetto evoluzionistico. La distruzione ad opera di agenti esogeni ma soprattutto l’autodistruzione degli esseri umani è sempre dietro l’angolo e farebbe crollare ogni costruzione seguente.
Ma riponiamo fiducia in una superiore volontà “salvifica” di un universo benevolo, o almeno non ostile, quantomeno per elaborare questo costrutto.

Un calcolatore, di cui oggi non abbiamo neppure idea del funzionamento (né della composizione fisica: magari potrebbe basarsi su pura energia), potrebbe ricalcolare a ritroso ogni aspetto del tempo e dello spazio, analizzando ogni elemento, posizione, quantitativo di energia coinvolto. Conoscere lo stato energetico e la posizione di ogni elemento dell’universo – in accordo con una teoria unificata ancora lontana dall’essere trovata – permetterebbe di ricostruire ogni cosa, vite passate comprese, ricreando ogni stato quo ante. Ricreando la vita dove non c’è più.

Per questo si parla di Dio: un’evoluzione scientifica tanto avanzata potrebbe riportare in vita come da Antiche Scritture, rendendo indistinguibili religione e scienza.

Ogni restrizione scientifica si basa sull’attuale stato delle nostre conoscenze, limitatissime: parliamo di millenni di evoluzione e progressivo passaggio da un livello inferiore a I sulla Scala di Kardašëv (dove ci troviamo ora), a un eventuale livello almeno di tipo V, che non possiamo neppure lontanamente immaginare: sarebbe come chiedere a una pulce di calcolare la corrente in un semiconduttore. Forse qualcosa di ancor più complesso, facilmente riportabile all’assiomatico “Non possiamo capire la volontà di Dio“, che in questa prospettiva assume un significato tutto realistico e affatto deresponsabilizzante.

Non tangono le critiche a una scala tutta basata sull’energia: fallace che possa essere, ai fini di questa esposizione trattasi solo di uno spunto tutto escatologico, una “bacino naturale” di orientamento delle riflessioni.

Il mind transfert – mind uploading da una civiltà tanto evoluta sarebbe solo uno degli infiniti aspetti realizzabili una volta trovata questa strada, aprendo di fatto le porte non solo alla resurrezione ma all’immortalità. Con i soli limiti della permanenza in vita di questo universo, il quale, se minacciato nella sua interezza, potrebbe comportare – ancora – estinzione, con l’unica ancora salvifica di un eventuale passaggio al tipo X Scala di Kardašëv e spostamento in universi creati ad hoc. Forse basterebbe anche un tipo IX, qualora gli oggetti non-cosmici si rivelassero “resistenti” a espansione infinita o Big Crunch (non riesco a immaginare come, mio limite, ma anche tipica Singolarità Tecnologica).

Dove Tipler si arena e trova critiche è proprio nella infinita serie di problemi, ostacoli e trappole all’evoluzione perpetua, il che però avrebbe potuto essere obiezione movibile anche 4 miliardi di anni fa, ai principi dell’evoluzione del nostro pianeta, che ha conosciuto una serie casuale fortunatissima di lancio di dadi, tali da portarci qui a riflettere su cio che sarà.

La risposta alla domanda che l’uomo si pone da sempre, a mio avviso, è dunque questa: esiste Dio?

Esisterà.

E ricostruirà ogni momento di ciò che è stato, trovando questo scritto, anticipatore di ciò che in quel momento già è, conoscendo di fatto il suo Profeta.

Massimiliano Zulli, essere umano.
23 Luglio 2019 D.C.

Perché io valgone!

Le parole sono importanti, diceva un professorone, e aveva ragione.

Con le parole si possono cambiare le cose. E non serve poi fare fatti concreti, basta anche qui usare le parole giuste, come “NOI FACCIAMO I FATTI, NON PAROLE”, in modo da usare le parole ancora una volta evitando di fare i fatti.

Ripetere ossessivamente delle frasi funziona. Il buddismo ci campa da millenni. Com’è che dicono? OOOOOHMMMM…. evocando resistenze elettriche.

Però loro usano parole strane, noi usiamo parole semplici.

State urlando “PRIMA GLI ITALIANI” dal balcone o state appendendo striscioni rosiconi? Che tanto poi ve li tolgono.
“IO SONO DALLA PARTE DELLA GENTE!” Anche perché mi è difficile essere dalla parte delle rocce. O degli infissi. Cioè, dalla parte della gente mi ci trovo proprio in modo naturale. Prima però non lo dicevo. E le cose mi andavano male. Da quando ho iniziato a dirlo mi è cambiato tutto.
“E’ FINITA LA PACCHIA!”, ma prima non lo sentivo dire e non lo ripetevo anche io, e le cose mi andavano male. Da quando lo sento dire e lo ripeto anche io so che tra poco troverò un lavoro che mi consentirà di guadagnare 27.000 euro al mese lavorando 3 ore al giorno. Adesso ho un lavoro di merda, ho sempre avuto lavori di merda, ma non è colpa mia, è colpa degli altri. Userò il potere delle parole!

Semplificherò il linguaggio, tornando alla terza elementare, quando c’erano quelle robe – come si chiamavano – superlativi, suffissi accrescitivi, e tutto diventava ONE, IL PROFESSORONE, IL SAPIENTONE. E ridevamo tantissimo.
Così presto lascerò la mia casa casa popolare per andare ad abitare in una villa sul lago.

La mia vita da pezzente cambierà totalmente. Basta credere al potere delle parole.

Non so perché prima credessi nella concretezza, quando ho capito che basta parlare di concretezza per ottenere risultati.

Certo, occorre parlarne tanto, di continuo, ossessivamente, per rendere le parole più solide.

Se poi hai i mezzi tecnologici a disposizione il lavoro ti è facilitato: le parole rimbalzano, rimbalzano e si moltiplicano.

Le parole sono importanti. IMPORTANTONE, anzi.

ABBASSO I ROSICONI! UN BACIONE AI PROFESSORONI! PRIMA GLI ITALIANONI! E’ FINITA LA PACCHIONA!

Sento che già va meglio.

Ora controllo il CONTONE CORRENTONE, vuoi che non abbia funzionato?

Perché io non voglio restare coglio.

Voglio essere di più.

Come fosse una cosa bella

Quando capitano avversità nella vita mi sembra di indossare gli occhiali del protagonista di “Essi vivono”, di Carpenter. Le persone, le cose mi appaiono mostruose, deformate, spaventose.
Già di mio vivo una sorta di distacco dalle cose – trovo che la vita sia una incredibile tragedia farsesca con risvolti di puro nonsense – e il mio nichilismo è l’unica reazione che la mia mente è riuscita a partorire per non impazzire.
Ecco, impazzire: perché le persone non impazziscono? Perché le vedo fare cose di pura normalità, come se tutto appunto fosse normale? Perché vi ritrovate a filosofeggiare sulla pochezza della nostra esistenza solo quando muore una persona a voi vicina, ma tempo due birre e vi ritrovo a passeggiare sul corso, come fosse piacevole? Ma dove cazzo dovete andare, ancora? Vedere le stesse facce che vi invecchiano intorno? Perché sapete le cose della vostra città? A me annoiano mortalmente. Io non conosco i nomi dei miei assessori, eppure la politica la conosco, mi interessa, ma mi pare così “poco”. Io non conosco i cazzi delle persone a me vicine, non capisco il gossip, non nutro davvero alcun interesse nel sapere le robe degli altri. Perché mi pare “poco”.
È tutto “poco”.
Gente che mentre porta a cacare il cane non pensa che quel cane a breve morirà, oppure ci pensa pure ma se lo gode comunque. Pure il latte scade, io intanto lo bevo, mica mi faccio problemi. Ecco, questo è lo spirito giusto. Ma non ci riesco.
Gente che alle otto di sera sta ancora a fare le vasche lungomare decidendo in che locale andare a fare i selfie, senza pensare al tumore che non viene loro ancora diagnosticato.
Gente che si ammazza di lavoro o che soffre per l’assenza di questo, che rappresentano entrambi problemi di vita serissimi, intendiamoci, ma essendo “di vita” già ai miei occhi (con gli occhiali di Carpenter) si ridimensionano totalmente e che io accantonerei pensando che magari tra due anni avrò un incidente stradale mortale.
Gente che mette in fila i calzini, divisi per colore, allineati maniacalmente, con una passione che capirei se fosse piena consapevolezza del nulla imminente e dunque un modo di allontanare il suo pensiero. Ma poi ci parli e vedi che lo fanno perché davvero per loro è importante l’ordine, e di nuovo ti senti nel protagonista del film, e ti verrebbe da dir loro che magari pure loro moriranno tra due anni. Nel medesimo incidente stradale. Corsia opposta alla tua.
Come cazzo fate? Insegnatemi!
Fermi, non ponetemi la solita obiezione: “Eh, che dovremmo fare, suicidarci?”, perché io non vi sto ponendo una alternativa. Io non ho soluzioni. Io vi sto chiedendo solo come facciate. Perché io voglio essere come voi. Voglio gettare gli occhiali, voglio diventare come voi, un mostro, un cazzo di mostro allegro e paciarotto, che se prende una mazzata dalla vita barcolla ma sorride subito, magari con un po’ di bavetta alla bocca e nessuna capacità di fermarsi a riflettere.
Che poi sarà quello, il segreto, non riflettere. Ma non ci riesco.
Essere come voialtri, che prendete l’aperitivo senza quella malinconia di fondo che dovrebbe accompagnarvi in ogni cazzo di momento della giornata.
Voi, che ogni Cristo di sabato vi incontrate negli stessi posti, con le stesse persone, a fare le stesse battute di fronte alla stessa cazzo di pizza, e quando avete una botta di vita ci mettete doppia bufala.
Voi, che pubblicate su Instagram quel Cristo di bicchiere sollevato a mo’ di trofeo (ma che cazzo avete vinto?), senza sentire dentro quella voce che dovrebbe dirvi “Che cazzo di senso ha tutto?”.
Guardate che io vi invidio, sia chiaro. Io davvero vorrei essere come voi, liberarmi di questa costante presenza tetra e gelida che poi mi fa sentire dannatamente solo.
Ogni tanto capita qualcuno a me affine, e guardare le cose con gli stessi occhiali solleva, rende le cose più sopportabili.
Ma tanto perderò anche quello.
Dicono che l’inquietudine sia parte delle menti attive, ma io davvero scambierei la mia maledizione – perché questo è – con il godere di un barbecue con gli amici.
Ma odio pure il barbecue. Non ho amici.
Forse per l’avversione al barbecue.
Vorrei tanto vedere le cose come fate voi, amare la vita.
Come fosse una cosa bella.

Le parole che non ti ho detto

Ero solo, per la prima volta a Los Angeles. Il motel era a Glendale, così da permettermi di visitare Hollywood, la strada con le stelle e quelle menate là con una certa facilità. Vicino l’osservatorio Griffith, dal quale si poteva godere di una veduta spettacolare sull’intero smog della città.

Decisi di passare la serata in un locale nella vicina Pasadena, perché avevo letto su Tinder Tripadvisor che là era facile incontrare stelle del cinema oppure perfette sconosciute molto carine, e io alle perfette sconosciute molto carine non sapevo resistere.
Entrai e venni avvolto da una nuvola di vapore aroma liquirizia – c’erano degli spruzzatori all’ingresso tipo decontaminazione nucleare, solo che invece delle radiazioni ti toglievano ogni virilità.
Feci come nei film, mi avvicinai al banco e chiesi una birra. E come nei film mi si avvicinò una perfetta sconosciuta molto carina, come quelle descritte un paio di righe sopra. Però non mi parlò, non attaccò bottone come speravo, “Sarà l’aroma liquirizia”, pensai. Così mi feci coraggio e le chiesi se potevo offrirle qualcosa. Niente, fu molto più semplice del previsto perché sorrise e disse di sì (probabilmente era una liquirizia depotenziata o lei aveva il naso chiuso).
Come succede in questi casi una parola dopo l’altra e ci congratulammo con noi stessi per aver capito come si costruiscono le frasi.
E una frase dopo l’altra e ci ritrovammo da lei, che abitava là vicino.

  • Vivi sola?
  • Sì, ma c’è una cosa che non ti ho detto.
  • Sei fidanzata?
  • Sì.
  • E allora? Cosa facciamo?
  • Quello che vogliamo. Ma senza baci in bocca.

Mi pareva un buon compromesso. Del resto se al fidanzato bastava questo mi sembrava giusto accontentarlo.

Mi portò nella camera da letto e mi chiese di aspettarla: doveva andare in bagno.
In un momento così altamente erotico un uomo può pensare cose incredibilmente fuori luogo. A me venne in mente: “Io non farei mai la cacca in un momento simile”.
Da lì a farsi domande sui mille misteri delle donne è un attimo: “Perché le donne vanno in bagno sempre in due?”, “Come fa una donna a usare un cellulare se è allergica ai libretti di istruzioni?”, “E’ possibile che una donna sappia guidare ma non riesca mai a parcheggiare rispettando le linee per terra?”, “Qual è stato in questo post il più becero luogo comune sulle donne?”.
Dopo cinque minuti uscì, con addosso gli stessi abiti di prima, e ci rimasi male perché mi ero fatto tutto un trip su lei e un négligé di quelli dei tempi d’oro di Barbara Bouchet, prima che invecchiasse e diventasse Barbara Bush.

  • Come mai non ti sei spogliata?
  • Vedi, c’è un’altra cosa che non ti ho detto.
  • Dimmi pure.
  • Io non sono la donna che credi.
  • Ma cosa pensi che io creda?
  • Non lo so, ma non voglio darti una impressione sbagliata.
  • Ma stai tranquilla, se hai qualcosa da dire sono qua, ti ascolto.
  • Sì, ma…
  • Non preoccuparti, non dobbiamo fare nulla. Se vuoi parliamo tutta la notte.
  • Sei dolcissimo. E mi piaci davvero. No, niente, non devo dirti nulla, aspetta.

E tornò in bagno di nuovo. Stavolta le aspettative sul négligé alla Barbara Bouchet (originale) c’erano tutte e più che motivate.
Ero là a pensare al Kamasutra e a come avessero voglia gli indiani di stare a seguire le istruzioni riportate su un libro mentre facevano sesso, voglio dire, ti immagini?

  • Allora, tu mettiti così…
  • Così?
  • No, guarda qua a pagina 35, la gamba sinistra attorno al mio alluce…
  • Aspetta…
  • No, non così… il gomito non va là…
  • Così?
  • Mi accechi il terzo occhio…
  • Ma Budda Eva! Mi sono incastrata!

Ma anche stavolta uscì dal bagno vestita esattamente come era entrata. E ci rimasi un po’ male.
Si avvicinò a me come se dovesse dirmi qualcosa di importante, e io la incoraggiai a parlare, con un sorriso. Non ci fu bisogno di dirle nulla.
Si sedette accanto a me, le presi la mano. Fece un grosso respiro e:

  • Scusami, ma c’è un’altra cosa ancora che non ti ho detto.
  • Hai il cazzo.
  • Sì.

Quella fu l’ultima volta che la vidi.
Los Angeles, dico.

Pepperoni conspiracy

Bastano pochi giorni negli USA per capire il motivo dell’epidemia di obesità che affligge gli americani. E non si tratta solo dei soliti Big Mc o delle bibite gassate.

Provate a fare la spesa. Provate a comprare una roba semplice qualunque, che so: mandorle. Ecco, farete una gran fatica a trovare mandorle e basta. Nessun problema invece nel reperire:

  • mandorle al cioccolato;
  • mandorle glassate al caramello salato;
  • mandorle al burro di cocco e granella di zucchero con mini marshmallow incastonati;
  • mandorle al manzo affumicato, parmesan cheese e vino;
  • mandorle allo strutto di uranio, ascella di pescatore e olio motore.

Provate a comprare delle patatine in busta: dappertutto campeggia la dicitura: “naturally and artificially flavored”. Cioè, non basta che invece dell’olio di semi di girasole ci sia l’olio di canola (qualunque cosa sia la canola), non basta che ci siano aromatizzanti naturali: servono pure gli artificiali.

Il latte. Provate a trovare un litro di latte normale. A parte l’unità di misura diversa, ci sono fusti da un gallone che già solo a vederli li battezzi come detersivo, non solo per le dimensioni ma per le etichette colorate, che ci regalano mix micidiali di latte e fragola, latte e noci di macadamia, latte e pizza, latte e fondi obbligazionari JP Morgan.

Persino nei market biologici, dove campeggia dappertutto la scritta “organic” e sulle confezioni ci si affanna a sottolineare la naturale composizione del cibo, la lista degli ingredienti e additivi è inquietante.

Credo che a un certo punto uno entri nell’idea che il cibo debba essere raffinato, lavorato, aromatizzato il più possibile.

C’è dietro una industria alimentare impressionante, una catena produttiva che vive e prospera avvelenando un popolo indolente e privo di cultura alimentare, che vede ovunque prodotti finalizzati a esaltare i sapori e a fottersene delle conseguenze. Ho comprato una ciambella, una di quelle di Homer: mi è sembrato di assaggiare una flebo di Diamox.

I sapori sono finti, e non parlo da italiano esaltato, di quelli pronti a “ma come si mangia in Italia, signora mia”: ogni cibo è pungente, amplificato, parla direttamente con la tua emicrania.

Questo poi si traduce nel successivo problema: i culi.
Culi enormi che crescono sotto i colpi di “sugar added” e “may contain some shit”, culi ingestibili e ridondanti, culi che attraggono lo sguardo già solo per la legge di gravitazione universale, attaccati a gente che per muoversi è ridotta alle macchinine elettriche, così da muoversi agilmente tra scaffali saturi di grassi saturi.

Tutto per esaltare palabilità, sapore, possenza del gusto.

Ma allora non mi spiego il motivo per cui poi tutti girino con in mano un walky cup con dentro una nera brodaglia acquosa.

Sarà straordinario il sapore del cartone.

Scacco matto, terrapiattisti

Che io debba perdere tempo a scrivere, nel 2018, un post sul terrapiattismo è indice dei nostri tempi.
Credo sia arrivato il momento di un ulteriore downgrade e toglierci dai coglioni l’aggettivo “funzionale”, quando ci riferiamo al tipo di analfabetismo corrente.

Comunque, volevo tagliare la testa al toro circa la questione Terra piatta / sferica (semmai ce ne fosse una, ma ok) e suggerire una roba che risolverà ogni questione.

Fate una colletta, tutti voi terrapiattisti, pochi euro a testa. Scegliete una delegazione di voialtri, fidatissimi. Venti di voi, i più oltranzisti, credibili. Credibili per voi stessi. E noleggiate un pulmino. Ci salite e andate dritto, il più possibile via terra. Quando inizia l’oceano imbarcate il pulmino e proseguite via mare. E questo facendo guidare/timonare un terrapiattista fidato, così da non avere dubbi. Sempre dritto. Se avete ragione voi troverete le famose montagne alte 400 km. E magari pure i giganti, i lillipuziani, Paolo Brosio, tutto quello che pensate ci sia. Ci fotografate tutto, riprendete, quello che vi pare, e tornate indietro.
Se abbiamo ragione noi normali vi ritroverete al punto di partenza.
Sennò, sai che smacco ci dareste?
Mi pare facile, e anche abbastanza economico. Niente aerei, che possono ingannare (e pilotare un aereo è complicato). Tutto molto fattibile, no? Niente complotti, niente Sistema che ci frega: sarete voi stessi a vedere come stanno le cose. In un paio di mesi al massimo risolta la questione.
Ecco, perché non lo fate?
Ve lo dico?
Dai, lo sapete già.

Eravate macchiette da perculare senza volto, leggende metropolitane; ora siete persone tra noi, con figli, persone che si lasciano intervistare, che non temono il ridicolo perché rappresentano il ridicolo, gente che consuma il mio ossigeno.

Vai terrapiattista, organizza il pulmino, parti, fammi sapere.

Da grande

Credo di aver capito finalmente da dove arrivi il mio disagio.

Non è questione di generica, umana insoddisfazione, né di non ritrovarmi in schieramenti o determinati ideali.

È che sono scomparsi gli adulti.

E mi sento circondato da ragazzini inconsapevoli di esserlo.

Le figure che dovrebbero rassicurarci, alle quali dovremmo poter affidarci, esattamente come facevamo da piccoli coi nostri genitori, sono sparite.
Ora sono tutti bimbiminkia, caciaroni, selfisti.

Da bambino ricordo la figura autorevole del medico, dell’avvocato, del politico. Mi sembravano uomini fatti e finiti, seri, acculturati. Vedevo Fanfani in tv ed era per me il prototipo dell’anziano saggio, senza grilli per la testa, dedito solo al suo lavoro.

Ero un bambino ingenuo, certo, ma per me era evidente che c’era il mio mondo, e poi c’erano “i grandi”.

Ecco, “i grandi” sono scomparsi.
E questo ovunque, non solo nella politica.

Penso a Dolce e Gabbana e al loro video di scuse ai cinesi: io mi sono sentito in profonda fremdschämen per loro, per tutto, per quella sceneggiata in drappo rosso, necessaria per non perdere un mercato enorme e nata – ovviamente – da uno scambio sui social con tanto di faccine e prese per il culo che un adulto non dovrebbe neppure ipotizzare.

Un adulto come lo intendo io.

Che si sia spostato in là il tempo della maturità è evidente: non vedo nulla di strano se un cinquantenne gioca alla Play, anzi, ma poi al lavoro non parla della Play, non cazzeggia col cellulare, fa il lavoro suo, con responsabilità.
Che siano cambiati i tempi non c’entra nulla con il fatto che non si possa anche oggi mostrare serietà, compostezza, autorevolezza senza autoritarismo.

Insomma, io mi sento a disagio nel mondo di oggi perché non sento più il manto di protezione di adulti responsabili, capaci e misurati attorno a me.
Sono io l’adulto, e questo mi sta anche bene, ma quando vedo che chi decide della mia vita è infantile mi gelo.

Quando vedo usare in politica il linguaggio cazzone che uso io sulla mia pagina satirica inorridisco.
Quando gli adulti attorno a me si comportano esattamente come farebbe un sedicenne penso che tutto sia andato a puttane.

Ecco, a puttane. Vorrei un bello scandalo con un qualcuno di rilievo beccato mentre si concede un peccato vecchio stile, colto sul fatto con due brasiliane in un cesso dell’autogrill, e non trovarmi sulla mia bacheca un selfie con i gattini.

Ma ciò che più vorrei è un mondo adulto a gestire le cose importanti.

Aridatece i grandi.

AntiQuark

Porca troia smettetela! Smettetela con questa cosa dei 370°!

In quella intervista ci sono prospettate situazioni gravissime! E voi a ridere e perculare i 370°! Ma che cazzo deve succedere ancora per farvi capire come si stia procedendo a razzo verso l’era dei trogloditi?

Voi siete quelli che perculano Trump per i capelli. Quelli che prendono Renzi e gli affiancano Mr. Bean. Quelli che di Berlusconi commentano solo le puttane. E i casini veri, i problemi veri, passano sempre sottotraccia, così facendo il gioco di questa gente che ci sta trascinando in un’era di antiscientismo catastrofica per voi e i vostri cazzo di figli (e la mia sola soddisfazione sarà vedervi preoccupati per quella cazzo di tossetta che non se ne va da tre settimane, “eppure le goccine omeopatiche gliele do”, bestia incolta).

E perché questa confusione? Perché la gente ha troppe informazioni, e non sa scremarle. C’è ridondanza, eccesso, sovraccarico di nozioni e antinozioni: la gente semplice non ha la capacità di filtrare questa overdose informativa, non riconosce l’autorevolezza delle fonti e dunque si affida a persone che ritiene competenti. Ma non hanno la capacità di capire chi competente lo sia davvero. E dunque a un certo punto vale tutto: chiunque si può aprire un sito su Blogger e chiamarlo “GuardateCosaCiNascononoMaNoiViDiciamoTutto.blogspot.com”. E via il fiorire di cialtroni che poi vanno in tv a promettere vita eterna se compri i loro integratori a soli 99,99 euro, beduini che impacchettano e vendono le erbette di campo appena colte da dietro il giardino pisciato dal cane, gentaglia che convaliderebbe ogni teoria di Lombroso se sapeste chi fosse Lombroso (se sapeste qualunque cazzo di cosa: mi sembra di vivere in un globale Milanese Imbruttito), che promettono cure capaci di cambiarti da Fassino a Ronaldo, da Bombolo a Michael Fassbender, sfaccendati che non avrebbero mai potuto trovare un lavoro vero e si sono inventati malocchi, tarocchi, Pistocchi.

La cosa dei 370° è irrilevante, e non è neppure indice di ignoranza, come la volete far passare: è niente! È l’unica cosa alla quale non occorre prestare attenzione in quel cazzo di minuto di puro oscurantismo.

Voi domani troverete in farmacia, accanto al medicinale salvavita, “l’oscillococcinum potenziato al pelo di culo di Yak e zenzero, come presentato in tv alla trasmissione QuelloCheNonCiDiconoAQuark”.

State ammazzando Piero Angela prima del suo tempo, che credevo infinito, e io vi odio, vi odio profondamente.