Luglio 2009

giovedì, luglio 30, 2009
Medio Orrende

Ho sentito che Clinton (?) si rivolge ai talebani moderati per aprire un dialogo di pace.
Quando ho letto “talebani moderati” mi è venuta in mente la scena di una lapidazione: i talebani-talebani, con le barbe lunghe e l’espressione cattiva, là a cercare le pietre più grosse e puntute e scagliarle con tutta la violenza possibile. Quelli “moderati”, barba un pelo (sic!) più corta, atteggiamento leggermente abulico, a cercarne di più arrotondate. E gettarle con una smorfietta di svogliatezza.

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martedì, luglio 28, 2009
La posta del dottore dei cuori in sommossa – 1

Caro dottore dei cuori in sommossa,

mi chiamo Silvana e ho 24 anni,

vengo da una famiglia cattolicissima e perbenista che mi ha insegnato quali siano i veri valori. Per questo fino ad un anno fa non avevo mai conosciuto il sesso. Dall’anno scorso invece ho iniziato ad avere rapporti sessuali col mio ragazzo. Lo amo infinitamente. Lo penso continuamente e pian piano mi sono concessa a lui. Lo facciamo spessissimo ora. Gli sono fedelissima, certamente. Del resto i valori ci sono. Ma devo dire che un mese fa l’ho tradito col suo miglior amico. Ho iniziato con lui una storia che dura tuttora. Lui è molto bravo a letto, più del mio ragazzo e penso di amare anche lui. Questa cosa mi ha preso visceralmente, penso sempre a lui ma non c’è spesso. Ho confessato tutto ad un altro nostro amico, molto gentile, comprensivo, e pian piano mi sono avvicinata anche a questo ed ora stiamo avendo una relazione meravigliosa. Mi sto innamorando ancora. Qual’è il problema? Che ieri sera mi sono svegliata nel letto con uno conosciuto ad una festa e non so nemmeno come si chiami ma penso di amarlo.

Sono sbagliata?

Cara Silvana,

non c’è nulla di sbagliato in te. Tu ami, e ami profondamente, dunque segui il tuo cuore liberamente.

La vita è questa, ciascuno scopre magari tardi le proprie inclinazioni ed è un bene avere la forza e la volontà di assecondarle.

Il mio consiglio è quello di non sentirti mai sbagliata: sei fatta così, sei solare, ami la vita e i suoi doni, dunque lasciati trasportare, sì, lasciati trasportare…

Non ascoltare le eventuali malelingue che insinueranno che così non si fa, che fai soffrire le persone, che sei una troppo facile. Arriveranno magari a dirti parole pesanti, che sei una poco di buono, addirittura una mignotta, un mignottone anzi, una gran puttana, succhiacazzi prendinculo, e vai, ‘sta zoccola “gnegnegne sono innamorata” e intanto ti fai sbattere da cani e porci, troia!
———

Caro dottore dei cuori in sommossa,

mi chiamo Alessia e ho 16 anni.

Non sono molto sviluppata sopra e la cosa mi crea disagio perchè le mie amiche hanno tutte un magnifico seno e gli uomini le guardano con desiderio.

Questa cosa dà loro sicurezza mentre a me blocca tantissimo.

Loro hanno già avuto esperienze importanti ed io nessuna.

Cosa devo fare?

Risponde il dottore:

Cara Alessia,

non preoccuparti, la natura farà il suo corso e tu sboccerai come e meglio delle tue amiche.

Non ti abbattere: la vita è dura. Ma dura. Durissima.

Come hai detto che sono fatte le tue amiche?

Durissima.

Il mio consiglio è di farti comunque visitare da un bravo medico per l’infanzia. Se porti meno della prima andrà benissimo. Se non conosci nessuno puoi rivolgerti al pediatra di mia figlia. In ogni caso le tue amiche davvero necessitano di aiuto. Magari il loro sviluppo dipende da disfunzioni gravi che vanno prese per tempo.

Consiglia loro con fiducia di rivolgersi a me.

E’ durissima.
———

Caro dottore dei cuori in sommossa,

ho 21 anni e il mio ragazzo vorrebbe che gli praticassi sesso orale ma a me non va.

Cosa posso dirgli?

E.

Cara E.,

devi sapere che il tuo ragazzo ti sta dimostrando amore assoluto.

Il sesso orale è pochissimo appagante per un uomo e l’unica ragione per la quale il tuo ragazzo magari sembra insistere è solo per gratificare te.

Il sesso orale è dolorisissimo e la sofferenza a volte è talmente lancinante da stimolare il cervello a produrre tante di quelle endorfine a compensazione che l’uomo riesce così a raggiungere un faticosissimo e assolutamente poco appagante orgasmo.

Dunque offriglielo con piacere, tutte le volte che te lo chiede, perchè il suo è semplicemente un atto d’amore, un sacrificio fatto volentieri per te.
———

Caro dottore dei cuori in sommossa,

mi chiamo Gianni e ho la ragazza da qualche mese. Con lei va tutto bene anche se fare sesso non è mai stato entusiasmante.

Non lo era nemmeno con le mie ex.

Invece mi sento attratto dai miei amici maschi.

Sto attraversando una fase di confusione passeggera? E’ solo il gusto della trasgressione?

Caro Gianni,

sei frocio.
———

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venerdì, luglio 17, 2009

TraPassato e PreSente.

Qui giace Sir E. Downton, inventore della macchina del tempo.
Nato a Londra il 7 maggio del 1834 e morto ad Alessandria d’Egitto il 232 A.C.

Qui giace Hernan de la Taveja, inventore dell’antigravità.
Riposa in pace, lassù.

Qui, e qui, e qui, giace Renato Salvetti, sminatore.

Qui giace Sebastian Coel, inventore della macchina che rende invisibili.
Sì, qui, ne sono quasi certo.

Qui giacciono Silvano Savietti e Ugo Delle Monache, inventori del cruciverba.
Lo piange il loro collega Alessandro Della Casa.
Due orizzontali, uno verticale.

Qui giace Martin Cooper, inventore del telefono cellulare.
Il silenzio non spaventi: c’è comunque la vibrazione.

Qui giace Galileo Galilei.
Oh, a me pare evidente, ma magari mi sbaglio… eppur non si muove.

Qui giace Albert Lamorisse, inventore del Risiko.
Lo piangono i suoi cari e tutta la Kamchatka.

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lunedì, luglio 13, 2009
Mosche

– Ciao!

– Cristo quanto fai schifo! Ma sei troppo magro!

– …

– Vabbè, sali va, andiamo a casa…
 
– Allora, ti volevo raccontare un po’ di cose mie…

– Dai, comincia, che già mi sono rotto il cazzo… quasi quasi ti riporto in aeroporto…

– …
 
– …e poi questo.. quello… e lei…

– Sei una merda, lo sai?

– Beh, sì, è che…

– No no, tu sei una vera merda…

– …
 
– Ma non ti disturbare per me, dai, anche la torta…

– La smetti di rompere i coglioni?! La sto facendo per me, stai zitto…

– Ma io, non volevo ti disturbassi…

– Taci!

– …
 
– Finalmente al mare, prendiamo un po’ di sole va’, proviamo a distrarci…

– Sai che penso?

– No, dimmi.

– Che fai veramente schifo…

– …

– Fisicamente sto dicendo…

– …

– Oltre al fatto che sei una merda.

– …
 
– Stasera che si fa?

– Non lo so, mi hai fatto passare la voglia di fare qualunque cosa…

– …

– Mi ero preparato tutto un programma.. avevo pure i bigliettini dietro l’anta dell’armadio per ricordarmi di fare questo e quello… ma adesso mi hai fatto passare la voglia…

– …

– Non dai nessuna soddisfazione.

– …

– Te l’ho detto che sei una merda?

– Sì.

– E’ poco.

– …
 
– Dove mi stai portando?

– Non rompere il cazzo… si va in un bar…

– Bene, c’è qualcosa di speciale in quel bar?

– Il barista.

– Ma a me del barista cosa vuoi che… Ci fosse una donna almeno…

– Non rompere. Lui sì che è un uomo, mica tu…

– …

– Che sei una merda.

– …
 
– Non mi dici che sono una merda da un quarto d’ora.

– E’ che sei talmente una merda che dirti merda è poco.

– Ah, mi sembrava…
 
– Chi sarebbe questo amico che incontriamo?

– Un amico mio… certo, mi farai fare una figura di merda vestito così…

– Ma, è estate, pensavo si andasse al mare…

– Una figura di merda.

– …
 
– Ci saranno gli amici tuoi stasera?

– No, non verrà nessuno.

– Perchè?

– Mah, non lo so. Appena dico a tutti che sto ospitando una merda, terremotato, scassacazzo, spariscono.

– Chissà perchè.

– Mah. E sai una cos…

–  Sono una merda.
– Tutto bene?

– Che cazzo vuoi?

– No, vedo che non mi rivolgi la parola…

– Dovrei rivolgere la parola all’essere più merdoso che abbia mai conosciuto in vita mia?

– …

– All’essere più spregevole, schifoso dell’universo-multiverso?

– …

– A uno che pensa solo a rovinare la vita agli altri, fregandosene di tutto e di tutti, merda com’è?

– …

– Ora ti riaccompagno in aeroporto, mi hai rotto il cazzo. E solo per toglierti dai coglioni rapidamente.

– …

– E un’ultima cosa, merda che non sei altro…

– …

– Lo sai che ti amo?

– …
 

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martedì, luglio 07, 2009
Mezze misure

Comunque tutto ‘sto casino per il nostro Presidente del Consiglio…
Avrà pure fatto casini, politici e non, porcate con le veline e voli di Stato… va bene, quello che vi pare.

E le gaffes internazionali, e l’impotenza a rispondere alla crisi…

Un Presidente del Consiglio che si comporta così, dove il privato soffoca il pubblico, e le leggi ad personam, ed il conflitto di interessi… va bene.

Ma guardiamo l’altra faccia della medaglia: guardiamo Berlusconi. Per quanto abbia fatto male, in tutto e per tutto, pensate cosa sarebbe oggi l’Italia se ne avessimo uno intero.

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giovedì, luglio 02, 2009
Tessere e federe

Alla cassa del supermercato mi trovo spesso in difficoltà. Difficoltà dipendenti da fattori diversi, dalla tipologia della mia spesa alla interazione con le altre persone, dalla misoginia al fatto che quando vado a far spesa sarebbe il caso indossassi qualcosa oltre le scarpe.

Se metto in bell’ordine le mie cosine sul nastro trasportatore sorge sempre il dubbio di chi debba mettere tra la mia spesa e quella di chi mi precede il “cosetto divisore” (come si chiamerà?), che delimita i confini tra ciò che è mio – buono – e ciò che è tuo – “Ti metti in corpo quello?!”.

Io tendo sempre a mettere il separatore tra me e quello che mi precede e ritengo che altrettanto debba fare quello che mi segue.

Non so perchè ma mi sembra una regola che tutti dovrebbero condividere. Come tenere la destra o scrivere da sinistra a destra, ma poi penso a come si guida in Inghilterra e a come si scrive sotto allucinogeni e mi metto l’anima in pace.

– Che sta facendo?

– Eh?

– Che sta facendo ho detto.

– Metto la mia roba qua s…

– Cos’è quella?

– Eh? Pancetta, perc…

– Lei ha messo la sua cosa grassa vicino al mio yogurt biologico.

– Ma…

– Le intimo di separare la sua… “roba”, dalle mie cose. Ora!
Questo mio atteggiamento non sempre è ben accolto dalle persone attorno (ma pare diverta molto i bambini nei carrelli, ai quali tendo poi a spegnere il sorriso schiacciando loro le ditine con le bottiglie di extravergine).

Credo ci sia un codice etico alla cassa, per cui ciascuno deve rispettare i propri confini. Se hai dimenticato il… – oddio – il… lardo di Colonnata (ma davvero, si può mettere nel proprio corpo una cosa utile per la catena della moto?) semplicemente sono cazzi tuoi, paghi, rifai la spesa. Non mandi tua moglie a prendere il… – oddio – lardo di Colonnata! Io ho scelto di fare quella fila perchè vedevo 13 oggetti davanti a me. Meno dei 14 della cassa accanto. Altrimenti avrei scelto l’altra. Tu non puoi permetterti di rimescolarmi le carte a giochi fatti, approfittare della tua posizione per farti i cazzi tuoi fregandotene del prossimo. Poi penso al Governo.

– Senti, ho dimenticato il lardo di Colonnata, fai un salto mentre metto nelle buste la roba, “vero che il signore aspetta un minuto”?

– No.

– Come?

– No.

– Scusi, è solo questione di un…

– E’ solo questione del mio uccello.

– ???

– Se in questo minuto ho una erezione? Ma ci pensa? Che figura faccio? Sono anche in pantaloncini. Lei non può permettersi di umiliarmi così.

– Ma cosa sta dicendo?

– Perchè non è possibile? Guardi qua! Con tutto il rispetto, eh…

– Ma che sta facendo, si rivesta!

– Aspetto torni sua moglie.
Arrivato faticosamente alla cassa, la parte più penosa
– Buongiorno, federa?

– Buongiorno, eh? Federa?

– Ho chiesto se ha la tessera.

– Ah, la tessera… avevo capito la federa…

– Ha la tessera signore?

– No.

– Bene.

– Mi sembrava veramente mi avesse chiesto “federa”.

– …

– …

– …

– Ovvio…”tessera”… certo…

– …

– …

– …

– Però…

– Era “tessera”!

– “Tessera”, certo.
Inizia una lotta mentale tra me e la cassiera, che ne vede centinaia al giorno come me, e l’unica cosa che dice nel suo turno è “Buongiorno, tessera?” o “federa” a seconda, e “grazie, arrivederci”, intervallate da qualche “Signore?!” se uno tenta di uscire da dove non si potrebbe e tutta una serie di cristi (ma questi a mezza bocca).

Cerco di stare dietro al suo ritmo forsennato col quale passa la mia roba sullo scanner ma questa mi si accumula, non faccio in tempo. La troia lo sa e accelera. Allora io mi fermo del tutto, in modo da creare un cumulo di cose che le impedisce di continuare a passare altro.

E’ una lotta senza quartiere.

Non ho notizie di lotte con i quartieri ma saranno sicuramente meno cruente.

– Cosa c’è?

– Come dice signore?

– Perchè ha fatto quella faccia?

– Quale faccia?

– Quella faccia schifata quando ha passato l’olio di lino.

– No, si sbaglia signore.

– No, lo so, lo so che pensi che sia un pazzo a mangiare quella roba, ma serve, capito, mi serve?!

– Ma signore io…

– Salute, capisci questa parola, salute!

– Ma io non capisco…

– No… scusi… sono a pezzi… emotivamente…

– …

– La moglie, i casini, il lavoro…

– Non so che dire signore…

– Ah, non sai che dire?! E pensi che l’olio di lino sia una cazzata, eh?

– …

– Era in offerta.

Quando si tratta di pagare poi…

– Sono 162 euro e 73 centesimi…

– Come è possibile?

– Cosa signore?

– I tre centesimi.

– ?

– Tutto quel che ho preso faceva cifra tonda. Da dove escono i tre centesimi?

– Non saprei signore…

– Da cosa?!

– Ma…

– Ora tu mi dici da dove escono fuori i tre centesimi…

– C’è lo scontrino signore…

– Certo, lo scontrino… guarda, nemmeno una voce che non sia a cifra tonda… Dunque?

– …

– Parla troia!

– UUUAAAHH, le buste… sono le busteeee…

– Dai, confessa, di’ tutto!

– … UUUAAAAH… è che… ci dicono… non si deve sapere… le buste… a parte…

– Cos’altro?

– …

– COS’ALTRO E’ A PARTE?!?!

– La…

– La?

– La federa…

– LA FEDERA?

– La tessera ho detto.

– Avevo capito la federa.

– La tessera… chi ce l’ha… oddio…

– PARLA!

– Chi ce l’ha paga… tredici centesimi di più di chi non ce l’ha.

– E che cazzo di politica è?!

– Le tessere hanno un costo, sa…

– Ma è ridicolo!

– Nessuno se n’è mai accorto… la prego, non mi rovini…

– Ma io faccio un casino!

– Oddio che ho combinato… la prego signore, questa cosa delle federe è un segreto…

– Questa cosa delle federe?

– Tessere, tessere!
Ora sono in causa con il supermercato. Questa storia delle tessere non gliela faccio passare.

Nemmeno quella delle federe.
Ah, lunedi ho una visita da un otorino.

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mercoledì, luglio 01, 2009
Scollati dalla realtà

Un mio amico è appassionato di surrealismo.
Ieri siamo andati a cena e ha ordinato un’asticella per il salto in alto.

Quando gli è stata portata, ovviamente, non poteva mangiarla.

Io non ne capisco niente di surrealismo ma ho intuito che non la mangiasse perchè c’era ancora da leggere Plutarco sul bidet.

Oppure era del colore degli aborigeni.

Giugno 2009

venerdì, giugno 19, 2009
Un grande acquisto. Lo giuro sui miei figli.

Ho acquistato un frullatore nuovo.
Nelle istruzioni c’è di tutto: pare di avere tra le mani un ordigno nucleare. Avvisi per ogni cosa, dalle lame all’elettricità.

Si fa riferimento all’utente come “utilizzatore finale”. Bene, ieri l’ho provato per la prima volta. Seguendo le istruzioni. Volevo farmi una centrifugata di verdura.

Ho preso delle grosse carote, ma grosse, e le inserite, come da manuale “con tutta l’accortezza del caso”, facendo attenzione a “spingere l’oggetto fino in fondo solo dopo aver accertato di aver osservato tutte le precauzioni previste nel presente manuale”.

Ed in effetti la macchina non era in movimento ancora.

Messa una carota, fino in fondo, messa l’altra, ho preso poi un cetriolo. Prima uno piccolino, poi uno più grande. Infine uno enorme. Ecco, quello più grosso non c’entrava e ho dovuto spingere un po’. Nel farlo ho però riletto le istruzioni: “l’utilizzatore finale non dovrà in alcun modo forzare gli oggetti introdotti: per creare spazio avviare la macchina ed iniziare la centrifuga”.

Così ho fatto: una prima triturata e si è creato lo spazio necessario. E’ incredibile notare come a volte in un certo spazio ci entrino cose davvero grosse, che non pensavi ci stessero.

A questo punto ho inserito due ravanelli, tondi, freschissimi.

Poi il gambo di un sedano, molto, molto lungo.

Per rendere il tutto più appetibile ci ho messo anche un po’ di formaggio… un pochino, niente di che. Avevo della Certosa in frigo, messa quella.

Centrifugato il tutto di nuovo.

L’apparecchio è eccezionale. Un po’ di vibrazioni ma ci stanno anche quelle.

“Al termine della centrifuga, l’utilizzatore finale abbia cura di staccare l’apparecchio dalla rete elettrica prima di procedere alla rimozione del bicchiere”. Fatto.

Quel che ne è venuto fuori è stata un’apoteosi di cremosità.

Nel kit viene anche fornito il bicchiere dove versare il tutto.

“L’utilizzatore finale potrà versare il contenuto della centrifuga nell’apposito contenitore millimetrato”: è sempre interessante misurare esattamente ciò che ti vai a mettere in corpo, anche per sicurezza tua, visto mai che sia troppo.

Sono molto soddisfatto dell’acquisto.

L’unica cosa che mi lascia perplesso è proprio il manuale: a parte il fatto che è diviso in 10 punti, più che un manuale pare un quiz: invece dei paragrafi di spiegazione ci sono dieci domande… ma mancano le risposte. Ti dice “L’utilizzatore finale che non procederà alla pulizia accorta delle lame sa cosa rischia?”. E poi ti lascia così, senza una risposta. Inquietante. Le dieci domande sono pure tradotte in inglese, mah.

Poi, pare tradotto con quei servizi automatici di Internet: “utilizzatore finale” non si può senti’. Credo l’apparecchio sia di produzione cinese, forse dipende da questo… roba comunista, poco curata… Per risparmiare traducono le cose così. Chi utilizzerebbe in Italia una terminologia del genere? Anche applicata ad un frullatore mi pare ridicola.

Anche.

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mercoledì, giugno 17, 2009
Lunedì sCorso

Applicare alla quotidianità le mie deviazioni mentali è sempre stato un vezzo di cui vado orgoglioso.
C’è un cantiere, sotto casa mia, gestito da una società italo-francese.

Stanno là da mesi, non finiscono mai.

Ieri ho chiesto a due operai che cazzo facessero, ma non parlavano italiano. Il titolare mi ha detto che erano di Ajaccio ma anche gli altri venivano dalla Corsica.

L’unica cosa che mi è venuta in mente a quel punto è stata:

“lavori in Corso”.

E già questo…

Ma quando ho visto due di questi operai discutere animatamente ho immediatamente pensato:

“livori in Corso”.

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lunedì, giugno 15, 2009
Vorrei sentirmi anche io orgoglione così.

  C’è un signore che si nutre di amplificatori, che dice cose sull’orgoglio di essere italiani e ripete ossessivamente “nazionalismo”.
Ho trovato il video particolarmente divertente, anche se si vede che l’attore non è un professionista.

Immagino il tipo quando è a casa e chiede alla moglie:

– CARA NON TROVO LA CRAVATTA!

– Uh! Oddio, stavo dormendo…

– NON E’ TEMPO DI DORMIRE! BISOGNA ESSERE VIGILI! IL NEMICO CI ASCOLTA!

– Certo caro, certo… La cravatta è nel secondo cassetto… Scusami ma ho un gran mal di testa…

– BENE! IL DOLORE TEMPRA E FORTIFICA LO SPIRITO!

– Potresti urlare un pochino meno caro… per piacere…


QUESTO NON E’ URLARE! E’ IL MIO TONO, FIERO, AUTARCHICO ED ORGOGLIOSO! E…

– [Dalla parete]: Ciai rotto il cazzo a Mussolì! Si nun te stai zitto te sfonno a te e all’aquila de li mortacci tua

– Ehm, dicevo, orgoglioso e fiero… il secondo cassetto dicevi?
 

Questa cosa mi diverte e come tutte le cose divertenti mi fa pensare.

Non capisco il concetto di patriottismo: non vedo la reale portata del vantaggio che potrebbe portarmi il pensare che l’Italia sia superiore a, che so, la Francia o il Burkina Faso (ammesso che uno stato con questo nome esista: “Francia”, che nome bizzarro!).

Voglio dire: innanzitutto per misurare il valore di qualcosa rispetto a qualcos’altro occorre che le due unità siano omogenee – così mi insegnavano alle elementari – e qui i parametri sono talmente tanti e diversi che mi sembra di voler capire quanti metri di gas si sviluppano in un litro di elefante.

Orgoglioso di essere italiano? La mia deriva utilitaristico-nichilista mi impedisce di provare emozioni a prescindere – a parte l’odio per chi non mi apprezza – ma in questo caso si aggiunge anche la logica: se io sono nato in Italia, qual’è il mio merito? Cosa posso rimproverare ad uno nato in Uganda (a parte la puzza?). Ecco, i luoghi comuni: il negro puzza, l’italiano è furbo, lo svizzero fa gli orologi nelle banche. Quando non fabbrica cioccolato a cucu’.

Ma anche se non si parlasse di “merito” ma di mero “vantaggio”, a me, essere italiano, che vantaggio porta?

Non è come un lasciapassare per entrare liberamente in un caveau ed aspertare i preziosi custoditi, nè per ottenere favori sessuali, almeno credo sia così ma dovrei curare quest’herpes prima di esserne certo.

Questo signore invece è tutto preso da questa cosa dell’Aquila Romana, che a suo dire rappresenta qualcosa di cui essere fieri (e vantarsi del proprio uccello a me non pare tutta ‘sta novità ma io non ne porto una immagine sulla giacca. E potrei), da Garibaldi e da Cavour che “hanno fatto grande l’Italia”, quando a me pare invece che abbiano solo fatto l’Italia e non “grande”, non avendo idea tra l’altro di come farsi gli italiani, problema affrontato in prima persona dal presdelcons.

Io non sono orgoglioso di essere italiano tanto quanto non sono orgoglioso di apprezzare la nutella: la mangio e basta, così come non sono orgoglioso di apprezzare le belle donne: ci faccio sesso e basta, e siccome sono pigro cerco sempre di ricoprirle da un velo di nutella prima, così evito i tempi morti.

Essere italiano non mi inorgoglisce. Nemmeno mi fa vergognare, certo.

…certo…

…oddio…

Comunque: io guido una moto giapponese, frequento amici americani, vesto scarpe inglesi ed abito in una casa costruita da operai slavi e non ho nessun problema, tanto quanto chi guida auto tedesche, frequenta minorenni campane, fa le scarpe agli italiani e nella casa ospita veline multietniche.

Dov’è l’orgoglio di essere italiani?

Ma soprattutto: perchè?

In termini pratici, a me, cosa viene in tasca dall’essere italiano?

Ah, non deve venirne niente in tasca, è una cosa che viene dal cuore… cioè, si è orgogliosi e basta, senza pensare ad un rendiconto, ad un vantaggio.

Senza pensare.

Questo signore lo fa. Dice quelle cose. Senza pensare.

Le sente dentro, ci crede.

Senza pensare.

Cose che vengono dal cuore.

Ci penserò. Forse sono io arido, non riesco a comprendere questa cosa dell’orgoglio nazionalista.

Magari mi piacerebbe anche, credere così fermamente in qualcosa.

Sì, devo riflettere su questa cosa.

Voglio.

Domani mi metto là e ci penso. Seriamente. E’ una promessa che faccio a me stesso.

Perchè quando si parla di cuore, beh, forse è vero che noi italiani sappiamo distinguerci.

Domani, sì.

Oggi no. C’ho due mignotte.

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mercoledì, giugno 10, 2009
Chi va con lo zoppo… ci mette più tempo.

– Dunque secondo te io avrei problemi di dislessia…
– Evidenti.

– Come puoi dire questo?

– Ventitrè.

– Ventitrè cosa?

– Mi hai chiesto quanti anni ho?

– No, assolutamente, ti ho chiesto come puoi dire che io abbia problemi di dislessia.

– Era il 2004, ricordo bene…

– Che cazzo stai dicendo?

– Quando sono andato in America, no? Ma se non ti interessa che me lo chiedi a fare?

– Io non ti ho chiesto niente dell’America! Voglio sapere della mia presunta dislessia!

– Anche io sono felice di vederti, ma perchè sei così agitato?

– Cristo!

– Lo prendo anch’io. Andiamo al bar qui dietro?

– Ah, ecco Paolo, ora chiedo a lui… Ciao Paolo, senti, volevo chiederti…

– Dimmi…

– Franco mi sta dicendo che io ho problemi di dislessia…

– Dislessia? Non mi pare…

– E infatti! Ma è da mezz’ora che non capisce cosa sto dicendo…

– Davvero? Franco, fammi capire, che problemi di dislessia avrebbe Giorgio?

– No, alle politiche non ho votato.

– Ecco spiegato l’arcano: E’ Franco ad avere quel problema!

– Ahhh, certo, sono sollevato… Povero Franco… ma secondo te perchè è convinto che sia io ad avere questo problema?

– Forse delle banane.

– I pirati?

– Trecentosessanta gradi!

– Eh, lallero, c’era l’autostrada, no?

– …

– Scusate…

– Sì?

– Sì?

– Sì?

Voi tre, cosa state facendo?

– Niente.

– Niente.

– Niente.

Allora tornate a letto, qua c’è gente che deve riposare, avete preso le medicine?

– No.

– No.

– No.

Ecco, prendetele e andate a dormire.

– Va bene.

– Va bene.

– Va bene.

– …

– Ma chi era quello?

– Tuo figlio.

– Vestito da Capitano Kirk?

– Guarda che quello era l’abito col quale ti sei sposato tu.

– E perchè lo indossava lui?

– Perchè adesso gli sta bene.

– Però…

– Cosa?

– Mancava il trasponder.

– L’ha perso su una luna di Giove.

– Cazzo, non me lo ricordavo. Forse ci servono davvero le medicine.

– Però adesso non soffriamo più di dislessia, no?

– Vero! Siamo guariti, e senza medicine. Come pensi sia stato possibile?

– Sempre ventitrè.

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venerdì, giugno 05, 2009
In viaggio con BaBau

Le valigie erano pronte. Mancava solo da sistemare il cane. Ecco, il cane era un problema ma alla fine riuscii a farlo stare nel beauty-case. Oddio, nemmeno ci sarebbe entrato se non avessi avuto un beauty case davvero grosso. E non avessi comunque messo le zampe nella tasca esterna della valigia. E’ che amo gli animali e non riuscirei a separarmi da loro.
La meta erano le Seychelles. Ero molto eccitato all’idea, molto, molto eccitato, tanto che mi accoppiai più volte con la cartina di Mahè. Fui costretto poi a prenderene una nuova per ovvi motivi.

Quando tutto era pronto, quando davvero ero convinto che tutto fosse a posto, deciso, organizzato, arrivò una telefonata:

– Pronto!

– Sì, pronto, casa De Angelis?

– No.

– Mi scusi.

– Niente.

L’indomani ero pronto alla partenza. La valigia presentava delle vistose macchie rosso sangue in prossimità delle tasche esterne ma non ci feci troppo caso. Più che altro mi preoccupava il silenzio del cane che in genere era sempre molto vivace ma pensai stesse dormendo.

Arrivato in aeroporto – per me la prima volta – chiesi ad una hostess quale fosse il mio volo e quanto prendesse per una notte, extra a parte. Scoprii tramite ecchimosi che c’è hostess e hostess. Insomma, non sempre è ho stess.

Non vorrei pensaste che la telefonata della sera prima fosse importante per cui ci torno su: avevano sbagliato numero.

Fatto il check-in mi imbarcai, pur salendo su un aereo e non una nave e mi ritrovai accanto un ciccione che aveva iniziato a vomitare dal momento in cui si chiuse il portellone fino alla sua riapertura. Ininterrottamente. Che poi mi desse la colpa… gli feci solo vedere una delle zampine del cane che mi ero tenuto nel bagaglio a mano. E allora? Certa gente non ama gli animali, bestie!

Arrivati a destinazione lo spettacolo naturale delle Seychelles mi si parò davanti in tutta la sua potenza: un mare di merda, poveracci dappertutto, e pioveva.

No, davvero, cercavano un De Angelis, capita a tutti di sbagliare un numero, non ci pensate più, dai.

Pensai che fosse il solito acquazzone tropicale, di breve durata. Sedici giorni dopo infatti cessò del tutto, permettendomi di uscire per la prima volta dalla stanza dell’albergo.

Passai l’intera giornata a prendere il sole, sdraiato, senza far niente. Mi resi pero’ conto di essere troppo solo e decisi di scendere dal tetto e andare in spiaggia.

Qui era pieno di belle ragazze che facevano foto: seminude, sorridenti, voluttuose. Ero capitato nel paradiso terrestre. Tanto che un serpente mi morse, senza nemmeno offrirmi una mela.

Gli ospedali, alle Seychelles, devo dire possono anche essere considerati efficienti, se riusciamo ad accettare che una garza sterile sia sostituibile da carta igienica. E se tolleriamo che la carta igienica sia usata. Ma essere visitati da uno stregone, beh. Oddio, bravo era bravo, ma infilare spilloni dentro bamboline non mi alleviava troppo il dolore. Forse ne creava alla bambolina, ma la tecnica del “mors tua vita mea” non pareva funzionare.

Quando la febbre arrivò a superare la temperatura dell’aria (si parla dunque di una cinquantina di gradi), decisero di intervenire con cure più drastiche. E mi fecero una danza tribale.

Stetti male lo stesso ma il ritmo mi acchiappava.

Due settimane dopo la febbre cessò e fui in grado di riprendere il volo di ritorno.

Che dire, le Seychelles sono belle, è che mi mancava un po’ la compagnia. Perchè il cane proprio non l’ho visto più.

Magari la prossima vol…[DRIN!]

– Pronto.

– Pronto casa De Angelis?

– No, ha sbagliato.

– Scusi.

– Niente.

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giovedì, giugno 04, 2009
Sex & the Piccì

REPUBBLICA: “Basta mouse e tastiere. Da oggi i computer si toccano”.
Per questo il mio monitor è sempre più sfocato.

Maggio 2009

giovedì, maggio 28, 2009
Teorie e filosofie sulla vita al punto croce

Ho raggiunto il più alto grado della conoscenza che l’uomo possa mai raggiungere, e non si tratta della lingua italiana vista la ripetizione “raggiunto-raggiungere”. Si tratta della risposta alla fatidica domanda, quella che da sempre l’uomo si pone e che lo accompagna dalla notte dei tempi (oltre l’altra: “me la darà?”, la cui risposta dipende solo dalla valutazione sul “quanto”, se in effetti il rapporto preveda un conquibus o meno. Se viene previsto un pagamento allora la fattispecie cambia veste e rientra in quell’ambito giuridico comunemente noto col termine “‘sta zoccola”) parentesi chiusa). L’avevo già chiusa). La domanda fatidica è l’altra: noi chi siamo? ) (L’uso scriteriato della parentesi è a volte riconducibile ad una vera e propria patologia, ma più spesso dipende da reale ignoranza. ((

Torniamo alla questione: “noi chi siamo?”

A parte l’errore gnoseologico nella domanda (e nell’uso del termine gnoseologico) possiamo ricondurre la questione nell’ambito di quanto diceva il famoso professor Jurgens de Coimbra nel suo saggio: “Trovatemi un altro svedese con questo nome”, e cioè :”…la domanda circa la nostra esistenza potrebbe trovare indefinite risposte perchè indefinita è la nostra esistenza”, facendoci quindi intendere che chiunque può scrivere libri.

Il problema sembrava aver trovato la sua risposta definitiva nel 1864, data fondamentale per tutti coloro nati nel 1864, quando il filosofo francese Thierry De La Madonna diede alla luce la celeberrima frase: “J’ai entendu!” ma si scoprì poco dopo che si riferiva a sua moglie che gli chiedeva di comprare del prosciutto*.

Oggi la questione è ad un punto morto: una corrente di pensiero afferma che la ragione della nostra esistenza risiederebbe sostanzialmente nel perseguimento di un’etica comune, confondendo però lo scopo con la ragione ed i mezzi con il mio camioncino. Una seconda corrente invece si basa su posizioni diametralmente opposte alla prima, negando tutto ciò che questa afferma, per partito preso.

Personalmente mi sono costruito una mia serie di convinzioni, anche fondate su evidenze storiche ma non starò certo a dirle a voi.

Per maggiori informazioni visitate il sito o telefonate al numero verde o cercatevi un altro modo di passare il tempo, io con voi non ci parlo.
*Circa l’opportunità di nutrirsi di carne di altri esseri viventi, Robert Wanford, fondatore della teoria “mens sana in mens che non si dica” ci ha trasmesso, col suo “Codice etico per la salvaguardia della salute a tavola” il concetto che “tutto può essere considerato lecito, ma piantala di toccare mia moglie”.

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venerdì, maggio 15, 2009
Fine di una mora

Le cose non funzionavano più tra noi… nulla, più nulla. Cioè, un frullatore, avete presente? Ecco. Lo mettevi là, tra me e lei e puff… non funzionava. La lavastoviglie? Niente, stoviglie che restavano sporche. E la lavatrice? Niente. Non lavava più nessuna trice.
Si litigava su tutto: sul cibo da mangiare, sul cibo da evitare, sul cibo da congelare… diciamo che l’argomento cibo tirava molto. Si litigava sui rispettivi genitori ovviamente. Ecco, loro, i genitori, davvero non gradivano che io e lei si litigasse anche su di loro. Specie quando lei portava i tacchi. Ma l’argomento cibo era quello più ricorrente. Lei davvero non concepiva la mia dieta iperproteica, diceva che ero un mangiacadaveri, quando spesso e volentieri neppure erano morte del tutto le bestie che azzannavo. Specie quelle con la tonaca.
Anche il sesso non era più come una volta. Era tutto molto, troppo scontato. Certo, in tempi di crisi, che lei mi facesse pagare meno poteva anche farmi comodo, ma…

Provavamo tutte le posizioni: io sopra lei sotto, io sotto lei in bagno, io di lato lei con un altro, io socialista lei col magone. Niente.

Fare l’amore era diventato così noioso che Ornella Vanoni ne comprò i diritti per una canzone.
Quando decidemmo di separarci nessuno si sorprese più di tanto. Oddio, io un pochino, visto che lo venni a sapere con un po’ di ritardo dalla sua decisione di lasciare casa, ma ero talmente abituato a starmene per conto mio che sinceramente non me ne accorsi se non dopo un paio d’anni. E se non fosse stato per la voglia di sgranchirmi le gambe ed alzarmi dal divano…
La sua voce era talmente fastidiosa che per soli duecento voti non venne eletta sindaco di Napoli. Per far capire. Credo avrebbe avuto maggiori chances se il suo slogan fosse stato qualcosa di più comunicativo circa i problemi reali della città e non un semplice “tieng ‘a uallera”.
E pensare che eravamo tanto innamorati: ci conoscemmo sulle rive della Senna, a Toronto, Florida. Ricordo che studiavo con alterni risultati geografia, lei invece faceva l’imprenditrice per mantenersi mentre provava ad entrare nel mondo del porno… Ma nonostante la dura gavetta, l’impegno (si riportava spesso il lavoro a casa e trovarsi tre negroni per casa a mezzanotte mi creava un certo disappunto) e la notevole predisposizione, quel mondo la rifiutò. Penso che la nostra crisi nacque da questo. E dal fatto che lei desiderasse così tanto un bambino. Ne era ossessionata. Mentre io davvero non riuscivo a tollerare la pedofilia.
Continua…

Ok.
Dicevo, la nostra crisi ci ha portato oggi a vivere ciascuno la sua vita. Non ci sentiamo più da un pezzo e non so se la nostra sordità abbia a che fare con l’essersi lasciati.
Io l’amo ancora.

E so che lei mi ama ancora.

E che i tre negroni che ancora frequenta non riempiranno il buco che ha.
 

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giovedì, maggio 14, 2009
Secondo me ha senso (unico)

Mio suocero mi ha rimproverato per l’ultima volta circa il mio tener giù troppo il pedale dell’acceleratore. La conversazione si è svolta così:
– Anche oggi hai corso troppo in macchina

– Perchè dici questo?

– Ci hai messo cinque minuti per venire qua. Io ce ne metto venticinque!

– Ma è perchè io sono prudente!

– Cosa?

– C’è traffico, le strade sono pericolose…

– Appunto!

– Eh, appunto. Minimizzo i rischi.

– Ma che dici?

– Senti, tu passi venticinque minuti del tuo tempo in macchina per venire da me (e potresti evitarlo, A PRESCINDERE). Resti esposto ai rischi del traffico per un periodo CINQUE volte superiore al mio. Io sto fuori per soli cinque minuti. Ti faccio un esempio. Se tu dovessi attraversare una zona pericolosa, che so, Chernobyl, andresti piano piano o correresti come un matto per minimizzare il tempo di esposizione al pericolo? E le strade ammazzano più delle radiazioni. Se sei un kamikaze accomodati pure e trotterella in mezzo ai SUV ma io ci tengo alla pelle! Sotto i centottanta non vado. Incosciente!

– … 

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venerdì, maggio 08, 2009
Vedi? Non vince ad X Factor e poi… ah, era un’altra quella

Noemi, per ora, non si occupa di politica.

“Però sosterrò papi fino alla morte. Lo chiamo Presidente, ma qualche volta mi scappa papi, secondo al mio papà, ovvio. È entrato con quel sorriso e mi sono ritrovata un pacchettino in mano”.
Non sarà contento vederselo descritto come “pacchettino…”.
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Il suo futuro è lo spettacolo.

“Ho partecipato a programmi Rai, ho fatto la valletta, qualche cortometraggio. Ora faccio la “gossippina” per una tv locale, Rete A”.
Tutta la dura gavetta per diventare Ministro.
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“Mamma, che emozione. Chi se lo scorda più questo diciottesimo compleanno. Ho pianto di gioia. E i miei amici: certo, sapevano che frequento da un po’ il mondo dello spettacolo, ma mai avrebbero immaginato”.
Berlusconi=il mondo dello spettacolo.

Splendido.
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Com’è nato questo contatto familiare? Il suo papà è un imprenditore, in famiglia avete lavorato per il gruppo?

“Non ricordo i particolari, queste cose ai miei genitori non le ho chieste”.
L’altra sera è venuto Rocco Siffredi a trovare mia moglie. Come si conoscono? Non ricordo i particolari, queste cose a mia moglie non le ho chieste.
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“Luci spente, si apre la porta, eccolo, vedo papi, il mio secondo papi. Ora sogno di fare la show girl. Perché io so fare tutto. Una Carlucci, una Cuccarini”.
“Faccio tutto” mi pare di averlo letto da qualche parte sul giornale… Mi pare vicino “piedini di fata” e “nuovissima”.
 

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giovedì, maggio 07, 2009
Guarda il Papi… se ne fa un’altra

Berlusconi:”Tre italiani su quattro sono d’accordo con me”.
Il restante 25% le preferisce più mature.

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martedì, maggio 05, 2009
Finalmente compreso il senso reale del termine “Casa delle libertà”

Il Premier smentisce categoricamente di essersi mai sposato: “è la solita montatura della sinistra”.
Scelto il conduttore per la nuova edizione di “Veline”: sarà Papi, quello anziano.

Aprile 2009

martedì, aprile 28, 2009
Il Papa a L’Aquila

Dopo aver impiegato ventidue giorni a raggiungere il capoluogo abruzzese dal giorno del terremoto (partiva da Plutone), porterà conforto alle popolazioni colpite dalla tragedia.
Il portavoce, Padre Federico Lombardi, ha già presentato il programma degli interventi del Santo Padre:
– Introduzione sui pericoli del relativismo

– Reprimenda contro l’omosessualità

– “Il preservativo è il demonio”, breve intervento su salute e benessere in Africa

– “Testamento biologico ed emorroidi: i nuovi mali della società”

– Coffee break

– Reprimenda contro l’omosessualità

– “La scienza va scomuicata? Certo che sì”. Breve resoconto sulle nuove aperture della Chiesa

– “Crisi economica e rincari degli accessori Prada” (a seguire spot sull’8 per mille)

– Reprimenda contro l’omosessualità

– “Cellule staminali: ma allora vi devo scomunicare tutti!”
Al termine dirà qualcosa sui froci.

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martedì, aprile 21, 2009
F(i)umi di parole

Noto astrologo vittima di un black out che gli impedisce di registrare la sua trasmissione.

Branco là nel buio.

Al funerale di suo marito, una nota scrittrice di gialli si presentò ubriaca e in un pianto dirotto.

Lacryma Christie.

Prendono il volo le quotazioni dell’allenatore dell’Udinese, nonostante la sconfitta bruciante in coppa.

Sale Marino.

Il pilota ferrarista, generalmente riservato, ha raggiunto il punto di rottura col suo team dopo le ultime deludenti performance.

Massa critica.

Il vincitore di Sanremo ha un contratto discografico blindato che lo costringe ad esibirsi tutte le sere.

Carta, canta!

Duramente attaccato durante la tramissione di Fabio Fazio, il leader dell’Italia dei valori resta impassibile.

Antonio di pietra.

Per il nuovo film di Indiana Jones, contratto milionario con la Ford per la fornitura di auto.

Harry, son Ford!

Nota soubrette, uscita dal reality “La Fattoria”, si reca in pellegrinaggio da Padre Pio.

Lory dal Santo.

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mercoledì, aprile 15, 2009
no comment

Scendo le scale, salgo le scale (ho dimenticato di prendere il telefono), prendo il telefono, riscendo le scale, risalgo le scale (perchè cazzo mia moglie si è comprata un telefono come il mio?!), prendo il mio telefono, riscendo le scale, risalgo le scale (perchè ho due telefoni uguali in mano?!), lascio il suo telefono sul suo comodino, riscendo le scale, mi squilla il telefono ma si spegne immediatamente, risalgo le scale, prendo l’altra batteria, riscendo le scale, arrivo alla macchina, impreco, torno indietro, salgo le scale, prendo le chiavi della macchina, riscendo le scale, apro la macchina, entro in macchina, chiudo lo sportello, apro lo sportello, tiro fuori il lembo di giacca rimasto fuori, richiudo lo sportello, riapro lo sportello, salgo le scale, riprendo il telefono che ho lasciato mentre cercavo le chiavi della macchina, mi cambio la camicia sudata, riscendo le scale, entro nella macchina già aperta, ci trovo dentro un cingalese, lo prendo a calci in culo ma mi faccio male all’alluce, mi accorgo di non indossare le scarpe, nè tutto il resto sotto la cinta ma la camicia è inappuntabile, torno indietro, la vicina giovane chiama la polizia, quella vecchia chiama me, risalgo le scale, mi metto i pantaloni e il resto, scendo le scale, non trovo più la macchina, impreco, molto, chiamo la polizia, mi chiedono le generalità, mi dicono che c’è appena stata una denuncia per atti osceni nei miei confronti, io denuncio comunque il furto della macchina e dò come sospetto il cingalese, mi dicono che ci sono fondate speranze che la cosa arrivi innanzi ad un giudice, esprimo il mio stupore e soddisfazione, questi cambiano in preoccupazione e rassegnazione quando capisco che si riferivano alla denuncia per atti osceni, nel frattempo la mia vicina di casa vecchia e linfomane mi sembra avere pessime intenzioni nonostante stavolta indossi i pantaloni, cerco di fuggire salendo le scale, inciampo, mi fratturo il radio e l’ulna.
Almeno in ospedale c’è l’ascensore.

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Commenti

#4    14:27, 09 aprile, 2009

Trambeo #1    14:27, 14 aprile, 2009

Geniale! Specie la cosa di mettere qua i commenti

Maxzulli #2    15:12, 14 aprile, 2009

@Trambeo: grazie, sei gentile. Anche se sei un personaggio di fantasia.

Trambeo #3    16:05, 14 aprile, 2009

di fantasia? Ma che dici?!

Maxzulli #4    17:52, 14 aprile, 2009

@Trambeo: Beh, francamente, non esisti. Ti ho inventato io per creare questa cosa.

Trambeo #5    17:55, 14 aprile, 2009

Vuoi dire che…

Oddio!

MicinaGattina #6    18:21, 14 aprile, 2009

Bello il tuo blog, ke fico!

^_^

Maxzulli  #7    19:32, 14 aprile, 2009

@MicinaGattina: vorrei morissi male

MicinaGattina #8    20:34, 14 aprile, 2009

Ke acido ke 6! E io ke tiavevo anke linkato.

Litigatoamorteamorte! Ti banno pure da msn

:-(((

Trambeo #9    23:27, 14 aprile, 2009

Ma sei sicuro che…

Maxzulli #10    23:57, 14 aprile, 2009

@Trambeo: Sì

Debvorav79 #11    01:35, 15 aprile, 2009

Non ho capito… 🙁

Maxzulli #12    02:57, 15 aprile, 2009

@Debvorav79: amica di MicinaGattina I suppose

untifosovero #13   03:45, 15 aprile, 2009

Forza Juve!

Maxzulli #14   03:58, 15 aprile, 2009

@untifosovero: Mentecatto.

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martedì, aprile 14, 2009
Outing

Nell’Angelus il Papa, riferendosi al terremoto:
“il nostro primo pensiero è per i bambini”.
 

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giovedì, aprile 09, 2009
Sevizio pubblico
Ho mandato una email di protesta alla RAI per il “sevizio” mandato in onda l’altra sera, quello della giornalista che praticava una assurda e scomposta opera di autocelebrazione circa i dati auditel del TG1 per il terremoto a L’Aquila.

Per chi avesse perso questa chicca il video era questo:
E l’email che ho inviato è stata questa:

Quante ne avete ricevute di email con il termine “vergogna”?

Ritengo comunque poche.

La brillante scelta di far sciorinare dati auditel in occasione del terremoto, quella suprema forma di masturbazione pubblica, così dettagliata, compiaciuta, autocelebrativa, dimostra ancora una volta l’assoluta distanza tra il vostro “lavoro” e ciò che può essere definibile giornalismo.

Sì, vergogna.

Chi ha fatto quella scelta, la “giornalista” che l’ha letta, ma anche i tecnici attorno che non hanno staccato la spina al vostro malato terminale: la credibilità.

Mi auguro dal profondo del cuore che capiti nelle vostre case una disgrazia altrettanto forte, sì che un tg tedesco, australiano o cambogiano possano aprire con questa notizia, magari con le vostre famiglie insanguinate, sbrodolandosi con i loro dati auditel “record”.

Vergogna.
Un abruzzese.

Sarebbe bello far girare questa cosa, inviare una email di protesta a questo orrore pubblico che si fa le seghe sul sangue della gente.

Se vi va scrivete qua:
http://www.contattalarai.rai.it/eservice_ita/start.swe
Un minuto per un vaffanculo è buona cosa.
 

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mercoledì, aprile 08, 2009
Mi è semblato di vedele un gatto.

Condivido con me stesso (a volte partecipo a tavole rotonde e non riesco mai a scegliere dove sedermi) una personalissima teoria sul’uso improprio dei gattini nei siti internet.

Secondo me il gattino sta ad un blog come l’adesivo del vagabondo con la chitarra sta alla Renault 4, come il concorrente del grande fratello sta alla televisione. Non c’è bisogno di approfondire, mi stai comunicando un messaggio in modo forte e chiaro. So già tutto di te.

Tu usi il gattino come avatar. So come parli. So chi sei. So anche COME sei.

E no, non è questione di età. Il gattino è trasversale, il gattino è della dodicenne e della quarantenne.
Il gattino, quel gattino, gronda di personalità rispetto alla tua.

“ma che t’ha fatto il gattino, è così doooolce…”

Appunto.
All’inizio, quando questo blog è nato dalle sontuose, consunte ed untuose ceneri del vecchio, avevo intenzione di eliminare i commenti. Per tanti motivi. Avrei evitato un mucchio di polemiche e flames inutili, avrei mantenuto un distacco maggiore, mi sarei fatto conoscere per quello che scrivo e non per come tratto male i commentatori. Eliminare i commenti mi avrebbe insomma reso una persona migliore.

Non potendo tollerare tutto questo ho deciso di tenerli.
Essendo il mio un blog invisibile, di quelli sconosciuti ai più (come tutte le cose belle), di quelli che se capitano di qua tre persone sicuramente avranno sbagliato qualcosa, la questione commenti la ritenevo anche marginale.

Ed in effetti è raro che qualcuno mi legga. Non solo per difficoltà proprie di comprensione di certi miei post, effettivamente difficili da digerire (a volte uso anche dei congiuntivi. Sul futuro anteriore poi ottengo il bottom di visite).

E’ ancora più raro che mi lasci il suo pensiero. A parte la cricca solita, ristretta, sempre più ristretta.

Poi capitano delle luminosissime pirla, perle come questa, di questa qua:

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O si crede in dio o non si crede.se dio e’ buono e’ buono sempre,se e’ cattivo lo e’ sempre,coerenza ci vuole.

Quando”terremoto” era solo una parola sul dizionario,dio com’era?

E’ diventato una merda ora che sono morte 10 persone? o no 20,o 30 o 40? che si conta a morti la bonta’ o la cattiveria di dio?

Dio non c’entra,e sinceramente tutta sta’ pantomima del terremoto avrebbe anche rotto,ok,c’e’ stato,ok morti e feriti e sfollati,povera gente,ma mica che possiamo non sentire altro!!! vogliamo parlare dei poveri disgraziati che vivono nei container? si,ma in umbria pero’,non in abruzzo!!! a quelli chi ci pensa? non fanno piu’ notizia,ora c’e’ la moda aquila!! un po’ di coerenza allora.

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E si benedice il mondo di esistere. E di essere diverso.
Voglio dire: questa entra a casa del diavolo a dirgli di essere più cattivo?

Questa va da Sgarbi per dirgli di sostenere le sue tesi con più vigore?

Questa va da Berlusconi a dirgli di essere più scanzonato nelle visite ufficiali?

Questa va da Franceschini e… e… ok, qui non mi viene.

E’ meraviglioso.
Non ho resistito e ho letto alcune cose che scrive.

Non ho resistito ed ho smesso di leggere.

Ho visitato anche un paio di blog che dice di frequentare. Tra questi l’imprescindibile gattoblog  e ancatdubh.
E’ la tesi del gattino, che ogni volta si conferma.

Odio dovermi sempre confrontare con l’unica persona che ancora oggi riesce a dire cose sensate, anche forti, ma assolutamente condivisibili: me stesso.
Quest’onanismo culturale mi spossa (e per fortuna è una balla quella del diventare cieco) ma come faccio a non darmi una pacca sulla spalla, io che da anni dico di diffidare di chi utilizza gattini sulle proprie pagine?
Nella stesura di questo post non si è maltrattato alcun animale.

L’autore rimedierà anche a questo con il prossimo.

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martedì, aprile 07, 2009

Penso, tra le tante storie, a quella di quell’uomo che ha perso, in un istante, la moglie, i due figli, la casa. Tutto.
Magari poche ore prima era andato a messa, a pregare quel dio che ha fatto tutto questo. Quel dio che comunque tutto questo non ha impedito.
Tutto questo.
UPDATE: ieri sera un uomo con la gonna, in tv, invitava tutti a pregare di più, specie durante la Pasqua, per le vittime del terremoto.
Mi chiedo che dio abbia bisogno di gente che gli reciti litanìe per far sì che si decida a fare o non fare qualcosa.
Mi chiedo come faccia la gente, nello stesso tempo, a pensare che una preghiera possa cambiare a proprio favore decisioni che questo dio, se esiste, avrà le sue buone ragioni per aver preso o non preso.
Mi chiedo come si faccia ancora a pensare di avere a che fare con un dio buono e allo stesso tempo onnipotente, cioè in grado anche di cancellare il male, il dolore e la sofferenza (e non lo fa) di fronte a questo:

 
e questo:

e questo:

 
ma soprattutto questo:

 
e vorrei chiederlo a quell’uomo con la gonna. O a queste donne col burka:

 
gente che ha speso una intera vita appresso ad una cosa che non esiste. Che spero davvero non esista. Perchè se esiste e permette queste cose, non ha ragione di essere amato.
 

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lunedì, aprile 06, 2009
Dice il faggio…
…una volta qua era tutta campagna.

Bertolaso si è attivato immediatamente affinchè l’aquilano torni ad esserlo. Campagna piena dico.

Dal Corriere.it
Duramente ripreso dal capo della Protezione civile Bertolaso
L’esperto denunciato per il suo allarme «Confermo: lo si poteva prevedere»
Giampaolo Giuliani aveva detto: «Ci sarà un sisma disastroso». Ora ribadisce: «Loro sapevano»
Mediaset ha mandato per ore le televendite e gli oroscopi.
MILANO – Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, inviperito martedì 31 marzo si era scagliato contro «quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false», chiedendo una punizione. Tra gli «imbecilli» c’era Giampaolo Giuliani, ricercatore presso i Laboratori nazionali del Gran Sasso che, in seguito allo sciame sismico che sta interessando l’Abruzzo da più di un mese, aveva lanciato l’allarme: la regione sarà colpita domenica 29 marzo da un terremoto «disastroso». Giuliani è stato denunciato per procurato allarme. E Bertolaso ha ripetuto che «lo sanno tutti che i terremoti non si possono prevedere». Invece Giuliani ora dopo il dramma conferma: «Non è vero, noi l’avevamo previsto»
Comunque mentre aspettavo notizie dal Tg5 ho comprato una bella panca ad inversione.

LA DENUNCIA: «SI POTEVA CAPIRE» – Oggi, dopo la tragedia, Giuliani parla con amarezza: «C’è il rischio che domani mi mettano in galera – dice – ma confermo: non è vero, è falso, che i terremoti non si possono prevedere. Sono 10 anni che noi riusciamo a prevedere eventi di questo tipo in una distanza di 100-150 chilometri da noi. Da tre giorni – continua- vedevamo un forte aumento di radon, al di fuori della soglia di sicurezza. E forti aumenti di radon segnalano forti terremoti. Questa notte il mio sismografo denunciava una forte scossa di terremoto e ce l’avevamo online. Tutti potevano osservarlo e tanti l’hanno osservato. Poteva essere visto ce ci fosse stato qualcuno a lavorare o si fosse preoccupato. Abbiamo vissuto la notte più terribile della nostra vita, sono sfollato anche io… Questi scienziati canonici, loro lo sapevano che i terremoti possono essere previsti».
Il mio oroscopo su canale 5 diceva diceva “possibile sonno agitato”.

Ora si aspetta di costruire il ponte sullo Stretto. Nota zona tranquilla sismologicamente parlando.

Marzo 2009

martedì, marzo 31, 2009
il dì scorso

Ho da poco scoperto omegle, una cazzosissima chat casuale.

Funziona così, entri, clicchi un tasto, nessuna registrazione, e cominchi a chattare con uno. Casuale, sconosciuto. Tu sei identificato come “you”. L’altro come “Stranger”. Ne vengono fuori dialoghi banali il più delle volte. Ma a volte capita di incontrare un genio. E quando anche io incontro un genio vengono fuori cose così:

Stranger: do you punch sharks?
You: only on monday
Stranger: who would win in a potato sack race?

You: a french fries
Stranger: think you’ll be a french fries in the future?
You: have to see Ratatouille a lot more before.
Stranger: faggot
You: no, mouse
Stranger: mouse, sure, sorry
You: it doesn’t matter, I wear not my uniform today
Stranger: do you wear a mouse uniform?
You: only when I punch sharks
Stranger: I’ll see u on monday then
You: sure

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mercoledì, marzo 25, 2009
Lodo Alfano. Ma parlo bene un po’ di tutti.

NAPOLI – Duro monito di Giorgio Napolitano dal palco del convegno della Fondazione Mezzogiorno Europa a Napoli: “si può avere un bicchiere d’acqua?”.

E sono parole che confermano il senso dei richiami rivolti ieri e stamani agli amministratori di tutto il Mezzogiorno a procedere ad un profondo rinnovamento e a fare una riflessione autocritica sul modo di amministrare la cosa pubblica.
“Se ci si sottrae all’esercizio di responsabilità per quello che riguarda l’amministrazione della cosa pubblica non si hanno poi i titoli per resistere alle interpretazioni, anche le più perverse: dal federalismo fiscale alla ricetta dei babà” dice il capo dello Stato, napoletano di nascita, napolitano di cognome.
Parole pesanti, quelle di Napolitano, specie dopo la peperonata di accoglienza. E oggi, il presidente, rincara la dose: “Sono persuaso che se oggi non si dà il senso di una forte capacità di autocritica e di autoriflessione nel Mezzogiorno, la partita per far passare politiche corrispondenti alle esigenze diventa enormemente difficile. E sto ancora aspettando ‘sta cazzo di acqua.”.
Parla di “impoverimento delle politica” il presidente. Che è “culturale e morale oltre che economica”. Non sorprende dunque il riferimento all’autoriduzione degli stipendi dei parlamentari “un atto doveroso, nel clima di crisi generale, in accordo con le difficoltà degli italiani. Atto che però non sta dando i risultati sperati e che dunque aboliremo già la settimana prossima, con effetto retroattivo peraltro, perchè dobbiamo comunque guadagnà più dei francesi”.
C’è dunque “un’assoluta necessità di ripensare il rapporto fra cultura e politica, nel quadro di un generale riassestamento delle risorse, che equivale a dire tagliare i fondi alla cultura per portarli alla politica”.
Il Capo dello Stato, infine, cita due aspetti particolari, legati alla “fatica” di riuscire a imporre rispettivamente nell’agenda politica nazionale e internazionale i temi dello sviluppo del Mezzogiorno e del rilancio dell’Unione europea, oltre alle oggettive difficoltà di trovare delle puttane in strada dopo il decreto Carfagna: “Vedo la durezza delle resistenze che si oppongono, sia a un rilancio dell’impegno meridionalista sia a un rilancio dell’impegno europeista”. Spiega meglio poi: “abbiamo reso comunitarie le rumene, che le mignotte nostrane si diano una mossa”.
Lungo applauso al termine dell’intervento, chiuso dal Capo delle Stato con una citazione di Einaudi “Tre ore per dell’acqua, pure calda? Vi rimettiamo la monnezza per le strade!”.

E nei prossimi giorni a Napoli è atteso anche il Santo Padre.

Forse la minaccia del Capo dello Stato si riferiva a questo.

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giovedì, marzo 12, 2009
…vieni, siedi qui, ti racconterò una bella scoria…

…e ad un certo punto i dinosauri sono stati spazzati tutti via da un meteorite.
Tutti?

Quasi.

Chi si è salvato?

Le lucertole, le iguane bavose, un paio di pterodattili, un triceratopo sordo.

Sordo?

Non aveva sentito il botto del meteorite, dunque è sopravvissuto allo spavento.

Ma perchè, è stato il botto…?

Certo, cos’altro? Ma sai che casino fa un meteorite quando cade?

No, ma immagino…

Ecco. Un botto che non hai idea! Sai quanta merda hanno lasciato per la paura?

E la lucertola…?

Poca merda.

No, dicevo, perchè si è salvata?

Niente orecchie.

Vero. E le iguane bavose?

Cerume. Guarda che le iguane bavose fanno veramente schifo…

E gli pterodattili?

Ah, quelli… erano in quota, avevano le orecchie tappate per la compressione.

Interessante. Ma tutti gli altri animali? Quelli che non si sono estinti? Quelli le orecchie ce l’avevano…

Beh, la verità è che non c’erano altri animali…

Come non c’erano?

Tutti gli animali poi si sono sviluppati da quelli rimasti.

Ma cosa dici?!

E’ così: le iguane hanno generato altre iguane…

Ma…

Il triceratopo sordo era solo e si è estinto.

I due pterodattili si lanciavano richiami d’amore ma non si sentivano e si sono persi.

E allora?

E allora sono rimaste tutte le lucertole. Alcune si sono pian piano evolute e oggi sono diventate mammiferi, primati, con il pollice opponibile, capaci anche di costruire attrezzi rudimentali, sviluppando col tempo intelligenza e spirito di cooperazione, del resto la storia è nota. Altre invece sono diventati uomini.

Capisco.

Sai chi davvero è stato fortunato?

Chi?

I pesci.

Beh, certo, sott’acqua niente botto, niente spavento.

Esatto. Tutti i pesci…

…vennero a galla…

No, altrimenti sarebbero morti pure loro. A galla vennero solo i delfianotidi.

Mai sentiti.

Infatti, estinti. Erano una specie di delfini curiosi… videro una cosa scendere dal cielo e non resistettero. Emersero e il botto li fece estinguere tutti.

Ma se stavano guardando, anche lo spavento avrebbe dovuto essere limitato…

Infatti si estinsero non per lo spavento ma per la mancanza del loro cibo preferito.

Pesce?

Caramelle Doufour.

Insomma, l’uomo deriva da queste poche specie rimaste.

No.

No?

No. L’uomo in realtà è comparso proprio nell’istante dell’impatto del meteorite.

Ma non avevi detto che derivavano dalle lucertole…?

Non sei attento.

Dunque?

Noi discendiamo tutti dalle piattole.

Le piattole?

Sì. Quelle che stavano sul meteorite.

Continua.

Vedi, quel meteorite ospitava una colonia di piattole extraterrestri, capaci di sopravvivere non solo al viaggio interstellare ma anche all’impatto. Queste bestioline si sono sviluppate, piano piano, in assenza di predatori, e con l’evoluzione, in milioni di anni sono diventate Homo Erectus, Homo Abilis, Homo sapiens, Sapiens Sapiens…

Interessante. Pensare che dalle cosine così piccole sia nata ciò che oggi è la razza umana.

Non ho parlato di razza umana.

Ma come?! Hai detto che l’uomo è nato da…

Esatto. L’uomo. Non la donna.

Perchè? La donna da cosa è nata?

La donna c’era già.

C’era già?

C’era già. Da prima dei dinosauri.

E come è possibile?

Questo non si sa ancora. Sta di fatto che da ricostruzioni recenti pare che alla comparsa del primo uomo, la donna gli abbia fatto un cazziatone perchè era in ritardo.

Questa è una barzelletta.

Sì in effetti. Ma tutto il resto è verità.

Anche la storia del meteorite?

Beh, no, quella no.

E le lucertole? Il triceratopo? Il botto?

Scherzavo.

Insomma, cosa c’è di vero in tutta questa storia?

Ben poco in effetti.

E come si sono estinti i dinosauri?

Lo vuoi sapere?

Certo.

Sicuro?

Ma sì!

Mancanza di zampe prensili.

Già.

Ma che senso ha? Per milioni di anni sono riusciti ad evolversi tranquillamente… e poi che è successo? Perchè avrebbero dovuto aver bisogno di zampe prensili da un giorno all’altro?

Cominciarono a svilupparsi piante di caffè.

Ah. Ed erano velenose per i dinosauri?

No.

E dunque?

Vorrei vedere te girare il cucchiaino nel caffè senza zampe prensili.

…?

Tutti morti di tristezza. Quel caffè amaro…

Dai, scherzo ancora.

Lo adoravano senza zucchero.

E io che ti sono stato a sentire…

Aspetta, dove vai? La sai la storia della nascita dell’universo?

Lascia perdere…

No, è interessantissima…

Ma vai via…

Davvero. Specie la parte sulla Fata Fauna.

… sparisci.

Esatto: fu la prima parola pronunciata dalla Fata quando…

Dai, non andare!

Piantala!

Dai, te ne dico una vera: c’era una volta uno che faceva il sindaco in una grande città. Ad un certo punto si mise in testa di fare un grande partito di sinistra…

No, questa poi…

Ma è vera!

Credimi!

…davvero…

…era…

…vera…

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mercoledì, marzo 04, 2009
Una mela al giorno non fa un cazzo

Per una infiammazione che riteneva utile farmi compagnia sono stato costretto a prendere degli Aulin-compatibili, quelli in tutto e per tutto come gli Aulin ma che non c’hanno scritto Aulin sopra.

Ora, non che questa sia la notizia. Nè la notizia potrebbe essere la conoscenza dell’esistenza di roba che magicamente fa sparire una infiammazione, lo sanno anche altre persone, tipo il farmacista, che invero secondo me sa un sacco di altre cose, specie sui principi anticoncezionali delle Ziguli, che non a caso sono sempre accanto ai Durex.

– Salve

– Salve

– Prendo questi (pacchetto Durex)

– Altro?

– Ecco, no…

– Non vorrebbe anche delle Zigulì?

– Cosa?

– Zigulì… per stare più tranquillo…

– Veramente…

– Si fidi.

– …

– Al limone.
Insomma, la notizia è che io abbia fatto ricorso a dei farmaci, farmaci veri e propri (non ditemi che si possano considerare tali quei peyote che mi crescono naturalmente sul balcone di casa… E comunque non serve ricetta per quelli. Se non per farli alla Julienne prima dell’estrazione della mescalina).

Ora, chi mi conosce sa che io ho una idiosincrasia fortissima per i farmaci e potrebbe sorprendersi per quanto sto rivelando qui. Ma se il dolore puo’ anche essere sopportabile, l’infiammazione no, quella non potevo tollerarla (ho letto di gente morta per autocombustione).

Solo che il mio corpo non è abituato.

– …

– Cosa stai facendo?

– Uh! Chi ha parlato?

– Sono il tuo stomaco. Mi spieghi che cazzo pensi di fare?

– Veramente sto prendendo un Aulin.

– A parte che non è un Aulin se vogliamo essere precisi. E poi, ti ho forse dato il permesso?

– Permesso? Oh, capo, guarda che tu appartieni a me!

– Questo è tutto da vedere. E comunque io non tollero questa roba.

– Se è per questo io non tollero un sacco di cose, ma le devo mandar giù lo stesso.

– Tipo?

– Tipo la storia del testamento biologico.

– Roba da mal di stomaco, certo. Ma non è questo il punto. A me queste cose fanno venire acidità.

– Un po’ di pazienza, su, è per il nostro bene… e poi… tu parli? Pensavo che ti limitassi a brontolare.

– E cosa sto facendo in effetti?

– Hai ragione.
Insomma, a me questa roba crea problemi, anche di PR con i miei organi, come detto. Pero’ a “Mali estremi”, “Kenya centrale”.

Dopo circa un’ora dall’assunzione del farmaco già lo volevo mettere in cassa integrazione. Una debolezza, una spossatezza, che mi hanno fatto letteralmente crollare sul letto. Mi sono risvegliato quarantadue ore più tardi. Indossavo l’alta uniforme del corpo di protezione del Capo dello Stato della Malesia, un tigrotto vivo praticamente. Al grido “Mompracem o morte” mi hanno offerto un chinotto. Mi sono visto allo specchio: indossavo un innaffiatoio sul capo e avevo delle immagini di costruzioni Anasazi sparse sul mio corpo. In 3D.

Non ricordo altro. Se non fosse stato per quei video su Youtube non saprei nulla della mia maratona di New York corsa completamente nudo con in mano un mazzo di violette del pensiero, ma ci pensate? Violette… che non ho ancora un filo di abbronzatura, un orrore!
Poi mi chiedono perchè io voglia evitare a tutti i costi i farmaci.

Febbraio 2009

mercoledì, febbraio 25, 2009
Convergenze

L’uomo tende ad identificarsi con alcune cose. Una tra queste è sicuramente l’automobile.

Uno la sceglie non solo per l’utilità ma anche perchè quella macchina, proprio quella, ti rappresenta. O almeno vorresti che parlasse per te, qualcosa di cui essere orgoglioso.

Certo, non tutti poi fanno la scelta giusta e molte persone alla fine non si sentono affatto a proprio agio in quella macchina: la prendono per altri motivi, utilità, scambio vantaggioso, non so. Insomma, magari pensavano di sentirsi rappresentate, come detto, ma improvvisamente si rendono conto che così non è. O forse non è mai stato.

Ma a me la mia macchina piaceva.

Prima.

La mia macchina era bellissima, tutta rossa.

Ambiziosa, la posso considerare ora.

Poi una striscia bianca qua, una nera là, e me l’hanno rovinata, non so chi. La volevano guidare anche altri, ciascuno diceva la sua. Ma quella macchina l’avevo scelta io.

Era bella, la mia macchina, sì.

Ma non andava. Non andava affatto.

Dopo qualche tempo mi sono ritrovato pure senza targa, sparita. E ho dovuto chiederne un’altra.

Avrei preferito la targa dei vecchi tempi, di quelle che ti indicavano la provincia, ma anche sulla nuova, da un lato, piccolina, ci stava la scritta che indicava la mia città: Padova, PD.

Dopo un po’ di tempo però sono cominciati i Casini, ancora, sulla mia macchina.

Alcune parti hanno cominciato a staccarsi.

Altre che volevo cambiare, non c’è stato proprio verso di tirarle via.

Il meccanico mi ha detto che questi distacchi, così come la tenacia con la quale alcuni pezzi restano attaccati, dipendevano da falsi contatti, che generavano sulla mia macchina delle correnti interne. Insomma, certe parti si perdevano per strada. Altre erano tenacemente incollate, pure se non ne potevi più.

La cosa generava profonda…come dire… tristezza? Sì, ma più… sfiducia, ecco, sfiducia.

Il meccanico non ha trovato soluzione. Anche perchè queste correnti cambiavano ogni volta.

Poi le cose si sono aggravate ulteriormente.

Ora che ci penso, si è aggravato il tutto da quando ho cambiato la targa (lo dicevo io che quel PD così piccolo portava male).

Oggi sono ancora in queste condizioni ed è impossibile circolare.

Ed io che volevo girare l’Europa. Così non dico nella mia Regione ma neppure nel mio Comune.

Dovrei andare in motorizzazione a chiedere.

Ma per quando sarà fissato l’appuntamento ci saranno stati altri cambiamenti: qua cade tutto a pezzi.

Sono stato così costretto a prendere a noleggio un’altra auto, da un signore anziano, tutto impomatato. Simpatico, un po’ fanatico, sempre appresso a soldi e femmine.

La macchina è tutta nera, grande. Fa un sacco di rumore. Per non parlare del fumo, fumo dappertutto. Inquina, fa danni a tutto l’ambiente circostante, secondo me rimbecillisce anche per quel casino e tutto quel fumo, ma non la ferma nessuno.

Del resto se non ho alternative sono costretto ad usare l’unica auto a disposizione.

Oh, e poi, queste macchinone nere… è pieno in giro! Se ne vedesse più una rossa come era la mia…

Mi piaceva la mia macchina.

Ma in effetti non poteva durare.

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giovedì, febbraio 19, 2009
Spararne a basso d’uomo

E di che volevi parlare?
Credo tu l’abbia già capito.

Da cosa?

Dalla giacca che indosso.

Non indossi giacche.

E questa come lo chiami?

Pelle cadente.

Non fare la precisina adesso. Non è di questo che volevo parlare.

Secondo me vuoi fare l’amore.

Fuocherello.

Allontanati dal caminetto.

Ah, va meglio, grazie.

Insomma, che vuoi da me?

Io non voglio niente. Il mio è solo un desiderio.

I desideri nascono di corsa e muoiono zoppi.

Non l’avevo mai sentita questa.

Infatti l’ho inventata ora.

E’ una bella metafora.

Non è una metafora, è una cosa che va da sè.

Nel senso che non deve essere spiegata?

Esatto.

Allora non è una vela!

Il solito. Io e te ci siamo lasciati per quel tuo problema, ricordi?

Questo intendi?

Esatto, quel cosino là.

Non è colpa mia se è così.

Ma nemmeno posso scontarmela io.

Non pensavo tu tenessi a queste cose.

Sono una donna anche io.

Anche tu? Oltre me dici?

Esatto.

Comunque non è poi così piccolo.

Questo lo dici tu.

E comunque un telefonino deve essere piccolo, no?

No, non riesco a scrivere su una tastiera così. E tu ti ostini a non cambiarlo.

Ma troncare un rapporto per un telefono.

Sempre meglio che per telefono.

Questo te lo riconosco. Potresti venir giù dal tetto adesso? Non capisco cosa ci faccia tu là sopra…

Questo non è un tetto.

E come lo chiami?

Tacchi.

Beh, troppo alti comunque.

Sei tu che non sei un watusso sicuramente.

Ancora con questa storia delle dimensioni?

Hai ragione, scusa, da quando ho frequentato quel corso di assonometria cavaliera…

Non fa niente, vieni qua, dai…

…ma non farti illusioni…

Ma no…

…e se finiamo a fare l’amore?

Sarà bello, su.

… non ne sono sicura…

Dai mamma, tranquilla.

Hai preso tutte le precauzioni del caso?

Certo: messo l’antigelo nel radiatore, chiuso il gas, dato il pepe al pupazzo Farlocchio.

Il pepe al pupazzo?

Vuoi che mangi le cozze senza pepe?

Cozze ad un pupazzo?

Pensi che esageri? Forse hai ragione. Pasta e tonno è pure troppo. C’è la crisi.

Una crisi esagerata.

Una crisagerata.

Più che una crisi, una crasi.

Siamo ad un livello elevato qua, mamma.

Sempre i tacchi.

Già.

E poi, potresti smetterla di chiamarmi mamma? E’ imbarazzante. Anche per questo è finito tutto tra noi.

E’ che…

Lo vuoi capire che io mi chiamo Ulderico?

Ma…

E che io mi chiami proprio come la tua mamma è solo una coincidenza.

Hai ragione.

E poi, Ulderico è un nome così diffuso…

Non certo tra noi leoni marini. Ma va bene, Ulderico.

Ok, a posto nonna. Prima di uscire faccio pipì.

Fai pure.

Ma dove vai?

Al cesso là fuori.

Ma fuori non abbiamo un cesso.

Proprio non ti piace, la mia Multipla.

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martedì, febbraio 17, 2009
C’è qualcosa di insano…

…nel leggere i propri vecchi post e ritrovarsi a ridere.
 

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lunedì, febbraio 09, 2009
La mia banda è differente

La gente si pensa esperta di nuove tecnologie solo perchè magari riesce ad aprire Google o gioca a Campo minato di Windows.

L’informatica è roba seria. Non dico sia solo per addetti ai lavori ma se non si sa costruire una pagina html come si deve, se non si sa creare un link funzionante ad una risorsa web, se non si sa neppure mettere una immagine correttamente si rischia di fare figure penose. </p>

Questo grafico dell’Università di Bologna evidenzia l’enorme numero di gestori di blog e siti Internet che commettono errori nel linkare una pagina.

http://www.unibo.it/Portale/fd.html
Io, nel mio piccolo, ho studiato l’html. Proprio per una questione di rispetto, non solo verso di chi mi legge ma anche verso me stesso. </font

Gennaio 2009

lunedì, gennaio 12, 2009
TEST: che rapporto hai con Dio?

E’ domenica mattina: ti alzi dal letto presto presto e…
1) …vado a messa, col sorriso nel cuore e gli spiccioli in tasca per riparare il campanile

2) Ma non hai detto che è domenica mattina?

3) …mi rendo conto che non è casa mia: ricordavo di avere un soffitto sopra la testa, non un cavalcavia

4) …mi cerco una vergine per la messa nera di stanotte e bestemmio duramente tutto il giorno

Ti appare la Madonna mentre stai facendo l’amore
1) Chiedi al tuo parroco se c’è da crederci

2) Chiedi alla tua partner di rifarlo

3) Chiedi al tuo pusher se c’è da preoccuparsi

4) Chiedi alla Madonna se vuol partecipare

Il crocifisso appeso allo specchietto della tua auto:
1) Me lo son fatto fare su ordinazione

2) Non ho niente appeso allo specchietto

3) Non è la mia macchina, è del tizio al quale l’ho fregata

4) Considero educato aver di fronte qualcuno quando lo si chiama in causa così spesso

Da piccolo, quando andavi in parrocchia:
1) Ero bravo, servivo anche messa

2) Beh, non vedevo l’ora che finisse…

3) Cercavo di guardare sotto la gonna delle suore

4) Ho trovato Dio sotto la gonna delle suore

Pensi che Dio abbia fatto il miglior universo possibile?
1) Senz’altro

2) Senz’altro no: era necessario che la merda avesse un cattivo odore? E vogliamo parlare delle zanzare?

3) Ragionamento capzioso: essendo l’unico universo, questo, insieme, è il migliore ed il peggiore possibile. Ma anche il più “medio” possibile.

4) L’ha fatto chi?!?

Muori. Incontri Dio, Buddha, Allah, Manitù:
1) Beh, almeno non mi sono sbagliato troppo. Però Manitù non me l’aspettavo

2) “Chi è il capo qui?”

3) “Ma… donne?”

4) Bestemmio duramente e a casaccio, tanto lo so che ci prenderò.

Quando senti qualcuno bestemmiare
1) Provo un profondo disagio

2) Mi guardo intorno e se c’è gente lo invito a moderarsi, a me non dà fastidio ma qualcuno potrebbe risentirsi

3) Mi guardo intorno e se c’è gente mi unisco a lui

4) Mi guardo intorno e se c’è gente mi unisco a lui. Se non c’è gente la chiamo

Un prete bussa alla tua porta:
1) Lo accolgo con un sorriso

2) Cazzo, non ho spiccioli…

3) Cazzo, non ho voglia…

4) Cazzo, non ho bambini…
 
Ricordi quali siano i sette peccati capitali?
1) Certo: invidia, avarizia, lussuria…

2) Mi sembra di sì, qualcuno me lo ricordo…

3) Ero preparato sull’Umbria

4) Amsterdam, Las Vegas, Mosca (è diventato un puttanaio…)… eh? Ah, peccati capitali, non le capitali del… scusa. Comunque Mosca è diventata un puttanaio. Lunedì sarò lì
 
Il termine “Dio” è sulla tua bocca
1) Praticamente sempre, ma soprattutto la domenica

2) Poco, non è un argomento di mio interesse

3) Molto, non è un argomento di mio interesse

4) Praticamente sempre, ma soprattutto la domenica
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RISPOSTE

MAGGIORANZA DI 1)

PROFILO A: il tuo rapporto con Dio è sereno. La tua fede ti aiuta a superare i mille momenti di difficoltà che la vita ti porta e non ti stai mai a chiedere se sia stato poi Dio a crearti tutti quei casini, nè perchè uno con quei superpoteri non alzi ogni tanto il culo per almeno impedire che il tuo gatto non ti graffi il divano o tua sorella non guarisca dall’Alzheimer. Sei felice così e non imputeresti mai a Dio neppure questa serie di omissioni di soccorso. Non ti chiedi mai che cazzo di senso abbia il libero arbitrio se alla fine Dio sa già che fine farai. In fondo non ti chiedi mai un cazzo perchè pensare non ti resta poi così facile. Sei da imitare. Ma non stasera: c’ho troie.

MAGGIORANZA DI 2)

PROFILO B: il tuo rapporto con la Fede è conflittuale. Vorresti avere Dio di fronte come interlocutore, avresti mille domande da fargli ma lui pare nicchiare. Hai anche provato a chiedere ad un prete ma non ti fidi di uomini con la gonna. Non dall’ultima volta. Ti stai allontanando da Dio. Ma sai anche che quando non tirerà più sarai in chiesa con gli altri vecchietti. Pure perchè i lavori nei cantieri la domenica sono fermi. Hai il senso di ciò che per la religione è giusto e ciò che è sbagliato e alla fine fai sempre ciò che è giusto. Le cose sbagliate dunque.

Sei nella media, stai tranquillo. Il Papa presto farà un maxi condono, tipo Giubileo e tu per mezza giornata potrai sentirti più vicino a Dio. In serata torneranno le prime ansie. Ma con cinquanta euro, sulla Cristoforo Colombo ti passeranno. Carfagna permettendo.

MAGGIORANZA DI 3)

PROFILO C: non ci siamo. Il tuo nichlismo supera ogni tollerabilità. Hai una profonda repulsione per tutto ciò che è religioso, sei oltre l’ateismo, la tua anticlericalità potrebbe disturbare e non poco. Ricorda che vivi in una società che dovrebbe fare della tolleranza il proprio credo. Puoi pensarla come vuoi ma lascia libere le persone di vivere la propria fede. Quel rogo di cristiani dell’altra sera avresto potuto evitarlo, su. Hai anche caratteri apprezzati dalla comunità, certo. Ma se continui a lavorarci su vedrai che riuscirai ad cancellare anche questi. Andiamo a zoccole insieme stasera?

MAGGIORANZA DI 4)

PROFILO D: Sei già un prete, non avevi bisogno di fare questo test. Il sistema lo alimenti dall’inferno. “Interno”, volevo dire. Vivi la tua vita seguendo tutti i canoni che ti sono stati insegnati all’oratorio: dici menzogne, spaventi le persone più deboli minacciando loro le peggiori atrocità se non faranno ciò che vuoi tu, ogni occasione è buona per far scucir loro soldi. Eppure non solo nessuno ti odia ma addirittura la gente ti stima, puoi andare in giro vestito come un pupazzo e nessuno ti ride dietro, hai possibilità di carriera, le mamme ti portano spontaneamente i loro piccoli affinchè tu ne possa disporre come ritieni opportuno. E soprattutto non devi lavorare per campare. Quest’ultima cosa permette di dire con serenità che hai capito tutto della vita.
 

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giovedì, gennaio 08, 2009
Falkland, la terra di Peter Falk

Mi siedo in mezzo alla strada. Deserta. Tocco l’ozono, lo gratto, mi graffia le unghie. Penso ad un cuscino, morbido, viola. Stinge. Il rivolo diventa fiotto. Ne parlo con un amico di Tony Clifton. Scopro che anche lui teneva per Platini da piccolo. E anche lui aveva una passione per le pubblicità impossibili, occhiali a raggi X, scimmie di mare… Io non lo conosco questo che mi chiede i soldi. Non ho neppure una sorella. Arriva un treno, si scioglie, quasi completamente. Lascia fumo. Una gran columna de humo negro en el horizonte. Restano due lance, di quelle degli achei. Una anzi. Scrivo una lettera aperta al Collegio Cardinalizio, i diaconi mi snobbano, i presbiteri traccheggiano. Solo un vescovo di una delle sette diocesi suburbicarie si degna di leggere la mia missiva. Cerco di convincerlo che è ora di fare qualcosa per il pianeta, che così non può che peggiorare. Ma lui niente. Come se ce l’avesse con qualcuno. Il pileolo lo porta giallo. Non s’è mai visto. Volto lo sguardo. S’è fermato il circo nella mia città. Due palazzinari mi danno un sacco di botte, parlano di piano regolatore, di PRI, DC, PSI, PSDI e PLI. Io non li capisco. Non avrei dovuto scendere a compromessi, era da restare bambini. Troppe porte di vetro, si vede tutto così. Peter Sutcliffe scende le scale, porta buone notizie ma non riesce a parlare. Credo che faccia finta. Ivan Demidov non è nessuno. Signori, un signor nessuno! Il vino, quello buono però, tienilo da parte, si sa mai. C’è mescalina nascosta sotto il vaso. No, non c’è più. Adesso è proprio finita.

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mercoledì, gennaio 07, 2009
L’anno nuovo porta nuova saggezza

Leggevo una intervista alla Montalcini, nella quale parlava del cervello e delle capacità di questo di rigenerarsi. Incidentalmente toccava anche l’argomento, annoso ma mai demodè, della parità tra i sessi, della differenza di genere, delle capacità tra uomini e donne, ribadendo – la Montalcini – che nessuna differenza c’è tra uomo e donna, nessuna. Questo un passaggio dell’intervista:
“…l’intelligenza non è del tutto programmata alla nascita. Insomma, non è genetica. Le donne, per esempio, valgono esattamente quanto gli uomini, anzi, sono dotate di una maggiore flessibilità cerebrale. Purtroppo nel corso della storia sono state tenute lontane dall’istruzione. Ma là dove hanno accesso al sapere, i risultati non mancano. È uscito da poco un libro sulle donne matematiche in Russia: sono tante e hanno capacità che prevalgono anche su quelle degli uomini”.
Ora, qualcuno dica alla Montalcini che se sta sostenendo la tesi che nessuna differenza ci dev’essere tra uomo e donna, se la parità deve essere puntellata anche dalle ricerche scientifiche che mostrano come anche il cervello consenta le medesime performances, se insomma “le donne valgono esattamente quanto gli uomini”, sarebbe il caso, questa tesi, di portarla avanti e non di sconfessarla quattro parole dopo, dicendo che “anzi, sono dotate di una maggiore flessibilità cerebrale”. Perchè altrimenti va tutto a puttane e si nega eplicitamente ciò che si affermava nella premessa.
Signora Montalcini, vuole dirci che siamo uguali? Bene.

Vuole dirci che siamo diversi? Che le donne hanno una maggior flessibilità cerebrale? Bene.

Praticamente non ci sta dicendo un cazzo però.

Le donne russe sono più capaci degli uomini russi? Allora l’uomo russo dovrebbe sentirsi discriminato e invocare le pari opportunitaski, come si chiamano là.

Signora Montalcini, la differenza di genere c’è, e lei lo sa. Punti su questa e sulla valorizzazione delle differenze, non sull’appiattimento del “siamo tutti uguali”, è roba alla quale non solo non crede più nessuno ma crea quella confusione che poi porta qualcuno non più tanto giovane a dire una cosa e negarla subito dopo, generando il partito del pro e del contro e facendo poi sì che una donna “se vuole la parità deve aprire con i denti una bottiglia di birra e ruttare come un uomo”.
Siamo diversi. Guardi me e lei per esempio.

Novembre 2008

venerdì, novembre 28, 2008
Le grandi domande mancate di Focus

A ridere troppo, si può morire?
[Risponde l’avvocato]

Sì. Non c’è alcun divieto, esplicito o implicito nel nostro ordinamento, di morire mentre si ride.
[Risponde lo scienziato]

Sì: è stato scientificamente dimostrato che le persone che ridono troppo o hanno in passato riso troppo non acquisiscono immortalità. Dunque ridere non aumenta le possibilità di sopravvivenza
[Risponde il prete]

No. Solo Dio può togliere la vita. Dunque in caso di eccessivo divertimento, tale da indurre una prolungata risata (disdicevole di per sè perchè offensiva ed irrispettosa delle sofferenze che Nostro Signore ci dona), occorre immediatamente fare opera di pentimento e smettere di ridere. Ah, e versare l’8 per mille alla Chiesa.
[Risponde il depresso]

A… che?

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martedì, novembre 25, 2008
Jean ed Ernest

Quel barbone, Jean, con i vestiti fradici, aveva tentato tutta la notte di ripararsi sotto un cartone: alcuni manga giapponesi sembravano in grado di coprirlo bene. Ma solo fino alla pubblicità.

Aveva smesso di piovere ed il cielo era diventato terso, guadagnando rapidamente posizioni da quando era quattordizesimo.

Incontrò un prete, che lo portò con sè, gli diede del pane, prese il calice e il barbone rese grazie pure se era un Tavernello.

Quell’incontro lasciò nell’anima di Jean profondi segni ed una spiritualità rinvigorita. Il Tavernello.

Quando a sera tornò ai suoi cartoni, Ernest, il suo amico di sempre, clochard anch’egli, lo accolse pulendogli gli occhiali con un cencio (tra barboni pare si usi così, specie quando ci si incontra ai semafori).
– Allora Jean, rimediato qualcosa?

– Ho trovato un prete, qualcosa da mangiare…

– Cannibalismo?

– No, non intendevo…

– Per me niente. Il solito egoista. Manco un avambraccio…

– Non aveva niente. Ma almeno ora vedo Dio.

– Quella è una pozzanghera.

– Comunque mi sento meno solo adesso.

– Sarà per via di quella scimmia che tieni attaccata alla gamba.

– Oh, quella? Non so come sia finita là.

– Sono cose che capitano. Ma dimmi ti senti così solo?

– Da quando ho disdetto con Telecom ancora di più.

– Nessuno con cui parlare?

– Già. Non ho neppure una semplice compagnia telefonica.
Le settimane passavano e i due cominciarono a cercarsi un lavoro che non fosse la solita cavia al laboratorio farmaceutico. Non da quando Jean aveva provato quella cura contro l’impotenza, efficace, certo, ma con qualche effetto collaterale fastidioso. Non che le squame fossero troppo evidenti, per carità. E poi distoglievano l’attenzione dai bargigli.
– Trovato niente?

– Operaio in un cantiere.

– Beh, che ci vuole: pure io se vado in cantiere ne trovo quanti ne voglio di operai.

– E tu?

– Cuoco in biblioteca, ma il posto non era più disponibile.

– Cuoco in biblioteca? E quando mai una biblioteca avrebbe bisogno di un cuoco?

– Ma se è pieno di libri di cucina là!

– Pure di storia ma, mica ci trovi i Napoleoni?!

– Quelli sono tutti al manicomio. Comunque il posto non era disponibile.

– Ma tanto tu non sai nemmeno cucinare.

– Beh, questo è secondario: mica era un ristorante, sempre una biblioteca era.

– Vero, là si va per leggere, mica mangiare.

– Pensa al rumore del risucchio del brodo.

– Vaaah, impossibile restare concentrato.

– …

– Il brodo.

– Allora che vogliamo fare?

– Io resto della mia idea.

– Davvero? Farti prete?

– Ma perchè no? Dio lo vedi dappertutto, anche nelle piccole cose. Guarda!

– Sempre la pozzanghera di prima.
La vita di Jean ed Ernest conobbe un breve periodo di alti e bassi, fino a che i test per le montagne russe non terminarono e loro di nuovo sotto ad un ponte.
– TOC TOC!

– Chi è?

– Chi vuoi che sia, viviamo solo noi qua sotto!

– Che significa, si fa per dire, no? E poi dove hai bussato se non c’è nessuna porta?

– L’ho fatto con la bocca, sennò questo avrebbe scritto una cosa tipo [toc toc]

– Questo chi?

– Non so.

– Senti, non pensi sia il caso di dare un senso a questa vita?

– Beh, la tua vita un senso ce l’ha: è circolare.

– Del resto si chiama girovita.

– No, intendevo che fai fai ma alla fine ti ritrovi sempre al punto di partenza.

– Pensi che stiamo vivendo in un loop?

– Non non penso questo. Ma è evidente che fai fai ma alla fine ti ritrovi sempre al punto di partenza.

– Pensi che stiamo vivendo in un loop?

– Non non penso questo. Ma è evidente che fai fai ma alla fine ti ritrovi sempre al punto di partenza.

– Pensi che stiamo vivendo in un loop?

– Sì.

– Bugiardo.
Finchè Ernest non coronò il suo sogno e finalmente si fece prete.

Anche se mi pare che quello fosse il sogno di Jean, trovare Dio.

E quando la ricerca sembrò essere giunta al termine, quando pareva l’avesse finalmente raggiunto ebbe la più amara e cocente disilusione.

Quella era veramente una pozzanghera.

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giovedì, novembre 20, 2008
Abruzzi e Molisi

Il Molise si è distaccato dall’Abruzzo nel 1963 e dichiarato regione autonoma.

Parte della cittadinanza molisana non era d’accordo con il distacco.

Ma poi se n’è fatta una regione.
 

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martedì, novembre 18, 2008
OTELLO: LA TRAMA (liberamente tratto da Wikipedia)

Otello (il nome sembra essere stato preso da un gioco da tavola simile alla dama ma giocato in verticale, forse a causa della peste), è un generale moro, anche sotto, al servizio della repubblica veneta quando ancora non c’era la Lega ed un negrun poteva circolare senza essere picchiato eccessivamente, al quale è stato affidato il compito di comandare l’esercito veneziano contro i Turchi nell’isola di Cipro, probabilmente pensando che un terrone fosse meglio in grado di sconfiggere altri terroni.
All’inizio del dramma, Otello parte da Venezia in compagnia del luogotenente Cassio, così nominato per una caratteristica fisica particolare: un neo sulla fronte. Lo avrebbe seguito Desdemona, sposata dal Moro in gran segreto (a quei tempi una bionda ed un moro non erano visti di buon occhio dalla società, ma poi la civiltà va avanti, progredisce, cancella questi pregiudizi e oggi è molto peggio), segreto però fatto svelare da Iago, che dato il nome avrebbe pure potuto chiamarsi Iato, ma anche Dittongo Ascendente. Desdemona è scortata da Iago ed Emilia, una signora romagnola.

All’arrivo, scoprono che la flotta turca è stata distrutta dalla tempesta. Del resto dei gommoni non sembravano così irresistibili…
L’infido alfiere Iago tenta in vari modi di far destituire Cassio, così nominato per una caratteristica fisica particolare: le unghie incarnite, riuscendoci infine con uno stratagemma grazie all’aiuto di Rodrigo, noto attore dei Promessi Sposi, in un eccellente cameo. Con l’ignara complicità della moglie Emilia, Iago fa arrivare un prezioso fazzoletto di Desdemona tra le mani di Cassio, così nominato per una caratteristica fisica particolare: gli incisivi sporgenti, convincendo Otello (che lo osserva di nascosto su consiglio di Iago) del tradimento di Desdemona. Pure le macchie di rossetto sul collo di Cassio però non erano tanto rassicuranti. E fossero state solo sul collo…

Le false difese di Cassio, così nominato per una caratteristica fisica particolare: la lacrimazione eccessiva gegli occhi, da parte di Iago e le sue studiate reticenze sono la parte centrale dell’opera di persuasione che sfocia nella furia cieca del Moro. Ha visto tutto nero insomma. Forse a causa della peste.
Otello uccide Desdemona nel letto nuziale, travolto dalla gelosia. E da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto.

Nell’immediato epilogo, Emilia rivela che la tresca di Desdemona era soltanto un’invenzione del marito Iago, il quale freddamente la uccide seduta stante. “Delitto passionale” disse poi davanti alla corte e si sa, finchè c’è passione… Otello, preso dal rimorso, a sua volta si toglie la vita. Iago infine viene portato via, condannato a subire tortura: declinare il verbo cuocere al passato remoto per tutta la vita. Cassio, invece, prende il posto di Otello e diventa quindi negro.
Desdemona comunque era zoccola.

O quella era Giulietta?

Mah.

Comunque lo era sicuro.

Forse a causa della peste.

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lunedì, novembre 17, 2008
L’economia affonda

Alla domanda sulle possibilità di risolvere la crisi economica in tempi brevi, preoccupante la risposta dei principali esponenti politici del G20 : “acqua”.

In agenda, nei prossimi giorni, nuovi tentativi con B6, A2 e F12.

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mercoledì, novembre 12, 2008
E’ l’aratro che Tracia il solco…

– E dunque maestro, ci hai convocati qui perchè avevi qualcosa di importante da dirci.

– Sì figlioli. Oggi vi farò dono del segreto della vita.

– Io ho ancora le emorroidi maestro.

– Amphilochios, il segreto della vita è qualcosa di più alto.

– Ho anche un herpes sul labbro.

– Allora mettiti in fondo, Amphilochios. Oggi non apprenderai. Dunque discepoli, sapete qual’è il segreto della vita?

– Se le tue parole ci hanno condotto da te è perchè non lo conosciamo, maestro.

– Non starmi a fare il saputello Elphitephoros.

– No maestro.

– Qual’è il primo insegnamento che avete appreso dalle mie parole?

– Non dire niente a casa sul perchè torniamo cosparsi di miele?

– No Elphitephoros. L’altro.

– Cosa ci si fa con i budelli di capra?

– Elphitephoros, cristo!

– Cosa?

– Non so. L’altro insegnamento ancora.

– Non dire se non si conosce.

– Finalmente, Elphitephoros. Dunque la prima cosa è ascoltare.

– Posso ascoltare anche io maestro?

– No Meretroria. Tu non hai accesso a questo tempio della conoscenza.

– Ritieni dunque una donna indegna dei tuoi insegnamenti?

– Sì Metetroria, in quanto donna ti manca il lume.

– Maestro, noi l’abbiamo il lume?

– Sì Hippolotus, tu sei il mio prediletto perchè hai il lume più grosso. Dicevo, siete qui per conoscere il segreto della vita.

– Dicci maestro!

– Non essere impaziente Ulysses

– No, è che avrei da andare…

– Dicevo, credo ormai siate pronti per conoscere il segreto della felicità…

– Ma non era della vita?

– Della vita avevo detto?

– Sì maestro.

– E’ che mi fate perdere il filo.

– Tacciamo maestro.

– Sia. Della vita. Orbene, il segreto della vita è…

– …

– …

– ?

– Maestro?!

– …

– Maestro?!

– …

– Telemaco, pensi che il maestro sia morto?

– Non saprei Thallelaios… Forse ci sta mettendo alla prova…

– Ma non ci ha chiesto di denudarci come al solito.

– Hai ragione.

– Forse ha voluto darci l’insegnamento più grande: il segreto della vita è la morte.

– Bell’insegnamento di ‘sta minchia.

– Già. Forse non siamo pronti per questo.

– Hai ragione. Ed ora?

– Ora l’unica cosa che possiamo fare è mettere in pratica gli insegnamenti del maestro.

– Credo tu abbia ragione. Prendo il miele.

– E del maestro cosa ne facciamo?

– Lui ci osserverà mentre ci accingiamo a raggiungere la conoscenza.

– Ma non se ne avrà a male?

– Al massimo andrà a male.

– Arguto gioco di parole Breznev. E dire che manco sei di queste parti.
 

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venerdì, novembre 07, 2008
Ci vuole equilibrio. Specie al circo.

COMMENTO SERIO, SINISTROIDE:

A me fa più impressione sentire gente che fa l’indignata, la sorpresa, perchè Berlusca ha detto “abbronzato”.

Come se si aspettasse altro.

Io mi sento sollevato invece. Poteva dire “negro”. Uno se l’aspetta, da uno che fa le corna al vertice UE.

“Abbronzato” è il minimo sindacale.
COMMENTO PIU’ SERIO, BIPARTISAN:

– Sentito Berlusconi?

– Incredibile!

– Pazzesco!

– Ma come si fa?

– Offendere una persona di colore…

– …uno che ha lottato più di altri solo per una connotazione fisica di cui non ha alcuna responsabilità…

– …uno che appartiene ad una minoranza da sempre…

– …che uno mica se lo sceglie come dev’essere…

– …che insensibile…

– …quel cazzo di nano…
mercoledì, novembre 05, 2008
Hop(e) Hop(e)

– The sheriff is a nigg*DON!!!
– What he said?
– He said the sherif is near
– Nooo! The sheriff is a nigg*DON!!!

Qua gli avrebbero preso le impronte.

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lunedì, novembre 03, 2008
Sì, però detta così sembrava che volessi dire…

Un ragazzo che conosco lavora come inserviente per l’ospedale. Si occupa principalmente di caricare e scaricare materiale, da un piano all’altro, in particolare protesi, arti meccanici. E accompagna anche chi queste protesi utilizza. E’ portatore di handicap.
Il mio dentista ha lavorato anche per tante celebrità, tra cui addirittura Michael Jackson. La sua specialità è lo sbiancamento.
Tempo fa sono stato a Genova, al salone nautico. Era immenso. Anche i bagni erano molto ampi.
Tra le notizie del tg ho sentito di uno che ha ammazzato un uomo e poi ne ha mangiato il corpo. Ho sentito anche che la carne è rincarata e la gente si arrangia con i tagli meno pregiati.
In passato i fuorilegge vivevano fuori dalle città. Perchè erano banditi.
Nel weekend gioco a calcio, faccio il portiere, oltre a scrivere post del tutto inconcludenti. Non so mai dove andrò a parare.
Ho visto un documentario che parlava di piante. Poi un altro che si occupava della rigenerazione di tessuti umani, in particolare di parti dei piedi. Mi è piaciuta la parte sulle piante.
Berlusconi ha fatto visita ad un ospizio per donne, accompagnato da nuove guardie del corpo. Le vecchie l’hanno abbracciato e baciato.
Amy Winehouse ha la pelle rovinata, senza riflessi: non è più lucida come una volta.
Tanti anni fa la base NATO di Napoli si chiamava semplicemente Base Militare Italiana. Ho un amico, si chiama Michael, che ci lavora da quando è NATO.
A Civitavecchia hanno costruito una statua della Madonna. Molto, molto grande.

Ottobre 2008

mercoledì, ottobre 29, 2008
MOST INTERESTING POST EVER

Ho letto questa cosa sui blogger che si linkano tra di loro per aumentare le visite, crescere nel pagerank. Cioè, si sa che se io metto un link a BEPPE GRILLO e lui linka me cresciamo nel pagerank. Beh, io sicuro. E che un altro modo di salire nella visibilità è scrivere di argomenti quotidiani, sulla bocca, MOUTH, BLOWJOB, di tutti, infarcendo ogni post di parole chiave.

Internet ha creato questi MOSTRI, ASSASSINI, PENA DI MORTE, SEDIA ELETTRICA, gente che pur di apparire ammazzarebbe la MADRE, PADRE, GENITORI, PIETRO MASO, PIETRO MICCA, X-FILES, GILLIAN ANDERSON, PAMELA ANDERSON, TETTE. Figurarsi scrivere un inutile post sull’IPHONE, APPLE, STEVE JOBS, AIR, che tirano sempre. Mai quanto però la FICA, TOPA, ANAL. Il SESSO è infatti ancora la parola più cercata su GOOGLE, YAHOO, MSN, MICROSOFT, BILL GATES.
Sono sconcertato. Uno non ha niente da dire eppure scrive un post su uno qualsiasi di questi argomenti pur di aumentare la visibilità, magari cavalcando le notizie del giorno, che so, le presidenziali americane, con OBAMA e MC CAIN, oppure la CRISI ECONOMICA, WALL STREET, BORSA. ALITALIA sarebbe già un argomento in calo ma ancora molto cliccato col MOUSE, EMAIL, SPAM, VIAGRA.
E tutto quello che riguarda il SOCIAL NETWORK, YOUTUBE, FLICKR, FRIENDFEED, FACEBOOK e compagnia.

Scrivere insomma. Ma senza dire nulla.

Incredibile.
Avrei da dire molto ancora ma ora mi aspetta una bella e sana partita di CALCIO, FANTACALCIO, FANTA, COCA COLA, INGREDIENTE SEGRETO DELLA, COCAINA, altro che stare davanti la TELEVISIONE, SKY, RAI, MEDIASET, DIGITALE TERRESTRE, TERRA, UFO, ALIENI, AREA 51, a vedere INTER, MILAN o JUVENTUS, GENOA, NAPOLI, PALERMO, FIORENTINA, BISTECCA ALLA, o peggio il GRANDE FRATELLO, ORWELL, L’ISOLA DEI FAMOSI di SIMONA VENTURA, LA TALPA della PEREGO, LA TOPA DELLA PEREGO, TRONISTI, MARIA DE FILIPPI e MAURIZIO COSTANZO si facevano PAOLA BARALE, SEX, CASALINGHE INQUIETE.

Magari ti capita un BERLUSCONI, VELTRONI, DI PIETRO, con tutta quella POLITICA, POLITIC, che c’è in giro. O il PAPA, o DIO, non sia mai la RELIGIONE, CRISTIANESIMO, ISLAM, TORRI GEMELLE, 11 SETTEMBRE.

Pessima, pessima gente questa che scrive sui BLOG di INTERNET.

SOLDI FACILI, PROSTITUZIONE, MARA CARFAGNA.
BUKKAKE a tutti.
UPDATE: TERA PATRICK

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lunedì, ottobre 27, 2008
Hai visto mai

Non mi fido di una donna che dice di non aver mai tradito il suo compagno.
Potrebbe dire la verità.
mercoledì, ottobre 22, 2008Non è che col righello sarebbe stata un’altra cosa
Tutti a tesserne le lodi: “uno studioso del suo calibro è raro a trovarsi”.
Ci credo. Ma io non ritengo tutto questo granchè uno che passa il tempo a studiarsi il calibro.

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martedì, ottobre 21, 2008
La verità, tutta la verità, niente di nuovo in verità

Non amo il mio prossimo, evito di fare nuove conoscenze tranne nel caso in cui non vi sia costretto o non le ritenga utili per qualcosa. Non sorrido a nessuno che non mi ripaghi in qualche modo diretto o indiretto. Farmi sentire una brava persona rientra in quest’ordine di cose. Penso che dare il sangue sia un atto egoistico, per sentirsi meglio con sè stessi ma io comunque non lo farei mai. Non faccio nulla per gli altri a meno che questo non mi porti un vantaggio maggiore. Se posso fregare il vicino di casa lo faccio. Se gli posso arrecare un danno senza subirne alcuna conseguenza lo faccio, già solo per il gusto di averglielo messo nel culo. Ma solo se questo non comporta per me sforzo. Non gli ammazzo il gatto, non per pietas ma solo perchè non mi va di preparare un piano. Non dò l’elemosina, non faccio beneficienza. Se fossi sicuro di non essere visto ruberei nelle cassette della chiesa. Se andassi in chiesa. Non credo in Dio ma sarei disposto a farmi prete se ciò mi servisse per qualcosa. E potrei diventare testimone di Geova per una birra. Non rispetto i segnali stradali, non partecipo a Telethon, non chiamo nessuno a Natale, non compro i biglietti d’auguri Unicef. Non credo nella famiglia, non compro i giornali che leggo. Non mi interessa se lei poi si innamora e soffre quando le dico che è una delle tante, non glielo nascondo, non per sincerità ma per menefreghismo. Non indosso un abito elegante per compiacere qualcuno che mi invita ma lo faccio se questo mi può far accedere a spazi di mio gradimento. Non mi fermo sulle strisce quando sono in macchina ma rallento quando sono a piedi. Eliminerei persone fastidiose se fossi certo di farla franca, non spaccio droga ma solo perchè avrei a che fare con gente che non mi piace. Inizierei domani se questo mi facesse stare bene. Non rubo caramelle ai bambini perchè le troverei sbavate. Non firmo petizioni, non partecipo a cortei, fiaccolate. Penso che gli altri siano un gradino sotto di me. Almeno. Non vado a votare, non pago nulla che posso avere gratis. Non tifo per nessuna squadra di calcio e gli abiti vecchi li butto via, non li porto ai poveri. Cerco di non salutare. Non ringrazio. Mai.
E tu, che sei meglio di me.

Ma che posso farci se, a differenza tua, non ho una squadra del cuore?
 

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lunedì, ottobre 20, 2008
TEST: sai comprendere un semplice testo?

Si

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venerdì, ottobre 17, 2008
Fisicamente sto messo bene

Ho letto da qualche parte che la nostra immagine viaggia alla velocità della luce.

Alla velocità della luce.

Cioè, io sono qua ma tu che mi vedi dallo spazio ricevi la mia immagine alla velocità della luce.

La velocità della luce non so quanto sia ma secondo me è tantissimo. Forse anche più di una Ferrari F1 (se la guida Raikkonen sicuro).

Insomma, io non posso neppure impedire questa cosa: la mia immagine si muove alla velocità della luce, indipendentemente dal fatto che io lo voglia o meno.

E ci sono anche altre cose scientifiche che mi lasciano perplesso (ho letto che da qualche parte dovrebbe esserci una scatola, e dentro non si sa se ci sia un gatto ancora vivo. Forse per via dei buchi per l’aria).

Ma la cosa della mia immagine che viaggia alla velocità della luce mi sconcerta di più.

La sparo dappertutto alla velocità della luce. Eppure ogni giorno faccio tardi in ufficio, ma questo creda dipenda dal fatto che quando mi alzo è ancora buio e la luce non c’è. Infatti a tornare faccio prima.

Ho così deciso di studiare un po’ di più la fisica. Forse ci sono altre cose che mi possono essere utili. Ho sentito per esempio il figlio di Pieroangela, Angeloangela, che diceva che con un telescopio puoi vedere le galassie. E che le galassie sono cose grandissime, anche il doppio dell’Italia e si muovono velocissime. E certe volte sbattono tra di loro. E io che pensavo che quel casino la notte fossero i vicini che scopavano.
 

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mercoledì, ottobre 15, 2008
Non aveva gli occhi

Non aveva gli occhi.
No, non che avesse perso la vista: proprio non aveva gli occhi. Era nato così.

E – la cosa più assurda era proprio questa – nessuno gliel’aveva detto! Nè i genitori, che si erano guardati bene dal metter ansia nel loro unico adorato figlio. Nè le persone con le quali man mano veniva a contatto nella vita.

Neppure la sua ragazza, con la quale si “vedeva” ormai da tre anni.

Nessuno.

Coincidenze, circostanze paradossali, situazioni non comprese nella loro reale portata, avevano fatto sì che P. non sapesse di avere questo handicap.

Dunque non ne soffriva.

Riferimenti alla vista, a situazioni che avrebbero potuto lasciar intendere qualcosa venivano prontamente riprese, edulcorate.

Parole come “vedere”, “occhi”, “guardare” erano bandite in quella tenuta.
Lui non sapeva cosa fossero, gli occhi. Non ne avvertiva la mancanza come ad un cane non mancano i tentacoli.

Era arrivato a trentotto anni così, senza occhi, senza sapere cosa fossero.

Non era mai andato a scuola – i genitori lo istruivano in casa – e mai si era allontanato dalla sua magnifica residenza, nella quale aveva davvero tutto: piscina, palestra, domestici, cani, un maneggio.

Non un campo da tennis però. Nè televisione.

Il suo mondo si limitava a quello spazio. Ma lui non ne soffriva perchè non aveva coscienza che il mondo fosse più ampio della sua villa. Per lui i confini erano quelli, come per un etrusco le Colonne d’Ercole, come per noi l’universo: non ti stai troppo a far domande su cosa ci sia di là perchè ti hanno insegnato che non c’è alcun di là.
Aveva iniziato a passeggiare fino al muro che delimitava quell’immensa proprietà, a toccarne le pietre. E qualche volta provava ad allungare un braccio, saltare, per vedere se ci fosse qualcosa, ma il muro era alto, troppo alto. Allora camminava per tutto il perimetro: ultimamente era diventata una abitudine. Partiva sempre dallo stesso punto, una piccola crepa all’altezza delle ginocchia, e da lì iniziava il suo percorso che terminava ore dopo. Per tornare esattamente dove era partito.

Ormai conosceva perfettamente quel mondo. Piccolo.
I suoi genitori, preoccupati, si misero in contatto con una ragazza che doveva fingere di essere una nuova domestica ed innamorarsi di lui, così, per distrarlo. Ma – le favole vanno così – lei si innamorò davvero. E lui di lei.

Un giorno di ottobre, mentre lei guardava fuori dalla finestra, si lasciò scappare:

– Belle le foglie che cadono…

– Cosa?

– Niente.

– No, cosa hai detto sulle foglie che cadono?

– Niente, dicevo che sono belle, mi piace quando cadono

– Ma perchè me lo dici ora che siamo in casa?

– Così, ricordavo

– Ho capito, ma cosa c’è di tanto bello in una foglia che cade da tornarti in mente adesso?

– Non so… è…

– Cosa?

– Ma… non saprei…

– A me una volta è caduta una foglia su una spalla mentre ero seduto sotto la quercia vicino al maneggio ma non è che mi abbia colpito… voglio dire, è una foglia che cade…

– Hai ragione.
Vai a spiegare i colori d’autunno, le sfumature di cielo, i riflessi sulle gocciole di pioggia sui rami.
La cosa sarebbe finita là se non fosse che, qualche giorno dopo:

– Ricordi quella cosa che mi hai detto, sulle foglie che cadono?

– Uh, cosa?

– Che le foglie che cadono sono belle…

– Sì…

– Stavo pensando che una volta mi avevi detto anche che l’autunno era la tua stagione preferita…

– Sì, lo è…

– Mi spieghi perchè? Voglio dire, non è meglio l’estate, il caldo…

– Beh, sì, certo, però l’autunno ha un suo fascino…

– Fascino? Ma le stagioni non si distinguono solo per la temperatura e per tutto quello che questo comporta? Neve, caldo, foglie che cadono, erba che cresce…?

– Certo, ma anche perchè tutto questo porta una atmosfera diversa…

– Cioè?

– Non so come spiegarti, sarà l’aria, saranno i color…

– Cosa?

– Niente, l’aria…

– No, dopo l’aria dicevi? I color cosa?

– Niente, un lapsus!

– Ti trema la voce.

– No, ti sbagli.

– Cosa sono i color?

– Niente, niente… hai capito male.

– COSA SONO I COLOR?!

– … Colori…

– Colori?
Stettero tutta la notte a parlare dei colori, e poi delle luci, e dell’orizzonte.

Le nuvole poi, quante ore a descrivere le nuvole…
P. scoprì quel giorno di avere gli occhi.

Di lei.

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martedì, ottobre 14, 2008
ITE ST

Oggi ho capito una cosa di me, tardi forse ma almeno… Non posso rispondere a domande di test della personalità.

Non posso proprio eseguire questo tipo di test.

Mi sono accorto che dò risposte:

1) dettate dall’emotività del momento

2) basate su ciò che alla fine poi mi piacerebbe leggere come risultato

3) assolutamente incoerenti le une con le altre perchè basate sull’aggancio a situazioni contingenti, precise, magari accadute una sola volta nella vita (es: “ti piace fare nuove amicizie o tendi a privilegiare i soliti amici?”, ecco, se ho conosciuto qualcuno il weekend precedente, magari solo superficialmente, rispondo “sì, mi piace fare nuove amicizie”, se invece quella settimana sono stato a casa risponderò al contrario)

4) polemiche con l’autore delle domande (es. ma perchè adesso questo mi deve chiedere questa cosa che non c’entra niente?)
Ritengo tutto questo un comportamento del tutto normale e diffuso: del resto ai test si risponde più per passare il tempo che per capire davvero qualcosa di sè stessi. Inoltre dubito fortemente nell’utilità di un test che miri a definirti “geloso o non geloso” basandosi su domande tipo:

Trovi tua moglie a letto con un altro: la cosa ti dà fastidio? SI/NO

Ora, se tu progetti un test su queste basi allora va bene tutto, sono capace pure io senza essere esperto della materia.

Io da un test mi aspetto ricerca, coup de teatre, sorpresa. Per esempio una domanda che con la gelosia non c’entri niente, tipo “ti piacciono più i mantra tibetani o il borotalco? Per capire da chissà quali vie traverse se la gelosia rappresenta per te un problema o no, qualcosa di sottile insomma, a proposito di borotalco.
Ieri, per esempio, al test “Sei un tipo solitario o ami la compagnia?” dovevo rispondere a domande tipo:

1) Nel tuo tempo libero, preferisci stare solo o in compagnia?

2) Hai molti amici o pochi?

3) Ti ritieni un tipo solitario o di compagnia?

Allora se il test me lo devo fare da solo amen, me lo dici e non perdiamo tempo con le crocette.
Il test ideale è dunque composto da una sola domanda.
TEST SULLA GELOSIA:

1) Sei geloso? SI/NO

Fatto.

Prevalenza di sì: sei geloso.

Prevalenza di no: non sei geloso.
TEST SULLA SINCERITA’:

1) Sei sincero? SI/NO

Fatto.

Prevalenza di sì: sei sincero.

Prevalenza di no: non sei sincero.
TEST SULLA CAPACITA’ DI CAPIRE CHE I TEST NON SERVONO A UN CAZZO:

1) Ritieni i test siano utili? SI/NO

Prevalenza di sì: sei quello che viene pagato per scrivere i test.

Prevalenza di no: sono io.

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mercoledì, ottobre 08, 2008
Nella misura in cui

Vorrei parlare del mio lavoro, non lo faccio mai.
Lavoro in una piccola azienda di servizi. Faccio diverse cose ma principalmente curo i rapporti con i clienti.

Ieri, ad esempio, ho raggiunto un obiettivo importante. Le cose si sono svolte così.

Approcciato il problema, dopo una fase di implementazione iniziale del piano, sono venuto in contatto con il cliente, una dirigente d’azienda, donna molto conosciuta nel suo settore.

L’incontro è avvenuto presso le sue sedi.
L’asse portante di questo piano di sviluppo prevedeva un rapido inserimento nella nuova realtà, un’apertura completa ai segnali di feedback ed una chiara, decisa, presa di posizione visto che i segnali di imminente crisi erano evidenti. Così ho proceduto.

Il cliente ha così potuto toccare con mano lo snodo fondamentale del meccanismo sinergico che lo avrebbe condotto alla soluzione dei suoi problemi.
Le procedure utilizzate sono state standard: l’azione non richiedeva passaggi critici particolari.

La fase finale, quella della distribuzione delle mie risorse a pioggia, ha ottenuto una piena customer satisfaction.
Riconosco anche che non sempre il meccanismo da me messo in moto sia andato nella giusta direzione. Questo ha comportato una decisa presa di posizione della customer: “occorre ricentrare gli obiettivi”, ma la fidelizzazione ha permesso di mantenerla nella corretta posizione.

Credo che anche la dirigenza sia soddisfatta del mio lavoro: del resto il diktat era “venire incontro alla clientela ma mettere dei paletti”.
La successiva analisi sulla customer satisfaction riportava alcuni punti dolenti (ma credo sia fisiologico in questo genere di aperture; nulla di preoccupante del resto: l’area investita dalla crisi era ridotta).

Gli strumenti azionati si sono, complessivamente, dimostrati efficaci.
Domani mi scopo pure la figlia.

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venerdì, ottobre 03, 2008
Dì “slessia”! “Slessia”. Ok.

Mi è stato diagnosticato un rarissimo problema di dislessia grafomane, non sapevo nemmeno esistesse.

Il medico dice che si dg tratta di una patologia progressiva che attacca determinate zone zone del cervello che si attivano durante la scrittura ed impedisce la coretta traduzione del pensiero nella torma scritta.

Per fare un sempio: voglio scrivere una crisi semplice, tipo “oggi ho intenzione di leggere il giornale” ed induce mi esce fuori qualcosaosa di diverso, magari degli orrori, addì rittura una parola al posto di un’antenna, fino a scrivere una roba tipo “Occhio! L’invenzione è reggere la giumenta”.

Il problema si manifesterebbe in molo virulento laddove il paziente afflitto da questo mare tentasse di descrivere scopino un ratto, una situazione: il “tilt” neuronale gli impedirebbe di trattore con la necessaria bertuccia ciò che è ancora in norma di pensiero fucile, proprio per uno stortellamento tra l’area carota del fascista e quella della bolla papale sottocutanea.

Io non cilindro, scafista nocciolato, Debeljanov inumava l’abecedario populista sopra evanescenze da soffritto, andale andale arriba arriba, cento! cento!

Gundam sull’alfiere*.

*В шахматы Гарри Каспаров научился играть уже в пятилетнем возрасте, наблюдая за игрой своих родителей. Его отец был разносторонне развитым человеком, любил поэзию, музыку, шахматы. Заметив уникальные аналитические способности сына, отец решил, что шахматы следует предпочесть музыке, и этим он предопределил окончательный выбор Гарри в жизни.

Settembre 2008

lunedì, settembre 29, 2008
Alternative (ma anche Pop, Rock, Funk, Etno…)

– Pensi che sia peggio la troppa convinzione nelle proprie idee o l’indecisione?

– Senza ombra di dubbio o l’una o l’altra.
– E tra lo sforzo di voler conoscere tutto e il piacere dell’apatia?

– Conosco perfettamente la risposta a questa domanda ma ora non me ne frega un cazzo.
– Ritieni che l’uomo sia fatto per il piacere o per provare sofferenza?

– Finisco questa scopata, torno nel polmone d’acciaio e ti rispondo.
– Credi che la tecnologia, queste nuove forme di comunicazione aiutino l’uomo o siano un male?

– Penso nn sn male, anzi ke cmq arrikkiskono il linguaggio ^_^
– Ritieni che le cose debbano comunque sempre essere portate a compimento a prescindere dallo sforzo che necessitano?

– Assolutamente s

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giovedì, settembre 25, 2008
Potenza: non pervenuta. Manco in kw.

Ieri ho visto le previsioni del tempo su RaiUno. Ad un certo punto il pannellone con le temperature minime e massime nelle principali città italiane
– …

– Milano 7/19

– Napoli 13/23

– Palermo 16/26

– Potenza Non Pervenuta
Non pervenuta.

Allora ho pensato: questi avranno una stazioncina meteo in ogni città, c’è uno che prende i dati, una telefonata e alla base raccolgono tutto e danno alla Rai.

Magari Cosimo Barfaglia, di Maratea, che ha vinto un concorso a suo tempo per stare in quel posto, era in ferie e non c’era un Cristo per sostituirlo, per andare a leggere quei dati. E dunque io non posso sapere a Potenza che cazzo di tempo ci fosse.
Non che mi cambi la vita ma per le questioni di principio io…

Allora ho pensato: ma invece di Non Pervenuta, alzare il telefono, prendere un numero a caso di Potenza e chiedere che tempo c’è? Magari non sarà precisissimo, magari sì. Prova. Anzi, cerca bene, trova qualcuno di precisino, di quelli pignoli alla Furio di Magda. Così la prossima volta sai già dove chiamare.

– Pronto, qui è la RAI, parlo con il signor Attilio Speranzeti?

– Signorsì sissignore.

– Cominciamo bene.

– Bene grazie.

– Siccome blablabla, la stazione meteo bla bla bla…

– Guardi il destino… Proprio ieri ho rinnovato la mia personalissima e modesta stazioncina meteo: barometro con visualizzazione ad icone scala di rilevamento da 920 hPa a 1080 hPa, misuratore temperatura esterna con scala di rilevamento da -140 °C a + 259.9 °C, rilevatore punto di rugiada, igrometro 4×4, memorizzazione serie storiche pluviometriche da Assurbanipal ad oggi, bussola galattica, cambio shimano, sei airbag, tacco da dodici.

– Uh, benissimo. Mi saprebbe dire allora che temperatura c’è oggi?

– Le va bene in Celsius?

– Celsius va benissimo grazie.

– No perchè anche in Farenheit… oppure in valori assoluti? Ecco magari su base ottale…

– Celsius.

– Anche se a mio modesto avviso…

– Porco Dio

– 21,12 gradi circa, con approssimazione di…

– [click]
Io Non Pervenuta nel 2008 non lo capisco.

Come se c’avessero i muli per trasportare questi polverosi fascicoloni con i dati da un punto all’altro dello Stivale.

Una telefonata ai carabinieri di Potenza, su:

– Pronto Carabinieri

– Salve, qui è la RAI

– Pronto Carabinieri

– Mi sente?

– [il telefono lo devi girare dell’altra parte, appuntato!] Che? Ah! Pronto Carabinieri

– Pronto, sì, qui è la RAI

– Buongiorno signora Rai, dica

– Volevo un’informazione

– BIP-BIP-BIP [Appuntato, non devi fare il numero, stai già parlando] Ah, sì, dica signora

– Non sono una signora ma comunque: mi potreste dire che temperatura c’è là?

– La temperatura?

– Sì, grazie

– [Maresciallo, qua mi pare che la signora Rai mi prende per il culo! Che faccio, verbale?]

– No no, siccome blablabla, la stazione meteo bla bla bla…

– [Maresciallo, la signora Rai parla una lingua sconosciuta]

– Infatti è italiano

– [Maresciallo, a domanda risponde: è italiano. Non è extracomunitario. Che faccio, l’arresto comunque?]

– Forse non mi sono spiegato: siccome avremmo bisogno di raccogliere dati…

– [Maresciallo, qua stanno facendo qualche cosa di poco chiaro… che faccio, indago?]

– Vabbè, ho capito, chiamerò la polizia…

– Grazie per aver chiamato. Buongiorno.
Polizia.

– Pronto Polizia

– Salve, qui è la RAI

– Pronto Polizia

– Forse ha il telefono girato

– Ah, già, come lo sapeva?

– Intuito. Forse lei aveva anche fatto il concorso dai Carabinieri…

– Esatto! Ma come lo sa?

– Immaginavo.

– Dica.

– Siccome blablabla, la stazione meteo bla bla bla…

– Dove si è consumato il reato?

– Quale reato, la mia è una richiesta di…

– Conosceva la vittima?

– Ma che vittima? Io…

– Le manderei una volante ma sono entrambe fuori.

– Ma che dice?

– In effetti ha ragione, sono qua, non abbiamo la benzina.

– ?

– I tagli alle spese…

– …

– Ma sa che quest’anno non ho potuto nemmeno comprare lo zainetto delle Brats alla mia bambina?

– …

– Uno lavora, lavora e poi si trova così. E l’anniversario?

– L’anniversario?

– L’anniversario di matrimonio: quest’anno nemmeno abbiamo festeggiato in ristorante, non ce lo potevamo permettere… le sembra giusto?

– Ma… io…

– Pure mia madre mi dice sempre che sono un fallito…

– Ehm…

– Mi dica lei come si può andare avanti così…

– Magari trovi un altro lavoro.

– Eh, magari, ma cosa?

– Per esempio, lei sa leggere?

– Ma certo.

– Sicuro?

– Ma cosa dice? Certamente.

– Anche i numeri?

– Anche i numeri, certo.

– Me lo dimostri: c’è un termometro lì da lei?

– Termometro?, beh… no…

– Ecco, vede? Mi sa che mi dice così perchè non sa leggere…

– MA IO SO LEGGERE! Aspetti, un termometro è in macchina… vado a vedere!

– Ok.

– …

– …

– Uff… ecco: sono 22 gradi e…

[click]

– Pronto… PRONTO! Ma come si gira ‘sto telefono… Pronto!
 

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lunedì, settembre 22, 2008
La domenica però cambia in ADAGIO

Paolo suona uno strumento a corde molto particolare. Nel suo campo può essere considerato un maestro, visto che davvero pochi sanno suonare uno strumento come quello. Innanzitutto le corde sono in numero variabile a seconda del tipo, ma generalmente non sono mai più di zero. E poi è piccolo, dalla forma particolare. Assomiglia molto, facciamo un esempio grossolano, giusto per capirci, ad uno di quei cosi che si tengono sul comodino.
Lo strumento produce un suono gradevole, solo che occorre programmare con anticipo l’ora in cui si attiverà. C’è anche un grosso display con dei numeri. E tasti “ON”, “OFF”, “BUZZER”, “ALARM” e “CLOCK” di cui si sono perse le indicazioni circa l’uso ma si pensa fossero utilizzati in passato e conservati oggi per motivi estetici. Se l’esecuzione è corretta alla fine si produrrà un “BIP BIP BIP” tipico degli strumenti a corda di quel tipo.
E’ uno strumento che rende meglio nelle ore del primo mattino ma pochi giurano di aver sentito un’esibizione superiore ai venti secondi e generalmente insieme al suono, il musicista intona sempre una serie di “Noooo… cazzo… noooo…”, intervallati da scansioni del tempo senza ausilio di metronomo del tipo E UNO DUE TRE QUATTRO ALTRI CINQUE MINUTI ED UNO DUE TRE QUATTRO UN ALTRO POCHINO DAI.
Si pensa che questa abitudine prenda le mosse dalla composizione in Fa Maggiore per clavicembalo ben temperato del maestro Klaus Borlowsky, la quale prevede l’intonazione di tali solfeggi ogni cristo di mattina.

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giovedì, settembre 18, 2008
L’avevo pubblicata ma poi ho corretto gli errori e insomma ecco a voi CHICAGO

La Chicago degli anni ’20 era qualcosa di davvero differente da tutte le altre città americane. Ad esempio era diversa da Boston. Per correttezza informativa va detto che anche Boston era diversa, che so, da New York o da Domodossola.

Si respirava un’aria pesante, criminalità, proibizionismo, gangsterismo, priapismo, ma la gente avvertiva comunque un senso di grandi opportunità alle porte.
Nelle scuole di Chicago si studiava l’economia, con la Grande Depressione* alle porte, la storia americana e l’indipendenza coloniale, ma si tralasciava la geografia, ma questo gravissimo problema non era diffuso solo a Chicago ma in tutta la Polonia.
Nella Chicago degli anni ’20 spadroneggiava la figura di Al Capone, vera e propria leggenda nel crimine organizzato. In quello disorganizzato mancava invece una figura di riferimento. Del resto era disorganizzato e perdevano un sacco di tempo per decidere qualsiasi cosa.
Si dice che Capone ammazzò decine di uomini ma una rivalutazione successiva, ad opera dello storico Andrew Caiazzo, rivelò come l’omicidio fosse a quei tempi più una pratica goliardica che altro (la Chicago degli anni ’20 era diversa da qualsiasi altra città, l’abbiamo detto), paragonabile al simpatico rito dell’acido da gettare in faccia alle matricole il primo giorno di scuola.
Quando fu introdotto il proibizionismo esplose il problema dell’approvvigionamento dell’alcol: i baristi dicevano sempre di no, no, e no, che era proibito ma poi te lo davano lo stesso sotto bancone. Anche le ragazze la davano meno, o quantomeno te la facevano pagare di più.
Quando le gang rivali decisero di far fuori Al Capone ingaggiarono un cecchino che avrebbe dovuto sparargli da un balcone, ma la cosa non andò in porto per problemi di doppi sensi:

– Allora, dovrai eliminare questa persona…

– Chi?

– Al Capone.

– Non mi devi insegnare tu dove sparare, voglio sapere solo chi eliminare.

– Al Capone ho detto.

– Me ne frego di quello che hai detto: se voglio gli sparo dritto al cuore, se voglio in testa, certo. Dimmi solo chi.

– Non mi capisci? Ho detto Al Capone!

– Fuck! Mi vuoi insegnare il mestiere?!

– Ma no, sparagli dove vuoi, l’importante è che muoia.

– Oh, così si ragiona. Dimmi solo chi.

– Al Capone.

– Fuck you!
Al Capone alla fine venne incarcerato per motivi fiscali. Lo misero in una cella di un carcere di media sicurezza ma da lì continuava a dirigere i suoi traffici. Quando lo spostarono ad Alcatraz pensò che fosse finita ma si organizzò per una evasione insieme a Clint Eastwood. La cosa saltò all’ultimo momento perchè Clint si invaghì dell’infermiera del carcere e decise di rimanere. Tutti ricorderanno che da questa storia è stato tratto il famoso film “Figa da Alcatraz”**.
La Chicago degli anni ’20 era davvero diversa da tutte le altre città. Anche dalla stessa Chicago degli anni, che so, ’30.

*A proposito di Grande Depressione, nel ’29 questa stravolse davvero le abitudini degli americani, una su tutte: assumere pillole di Xanax molto più grosse.

**Un sequel fu girato molti anni più tardi e narrava la storia del compagno di cella di Eastwood, un italoamericano gay, che decise di fuggire per raggiungere il suo compagno che lo aspettava. Come titolo fu scelto “Le affinità erettive”.
martedì, settembre 16, 2008
Parlare è prima del cielo

Ho scritto una sceneggiatura per un film d’essai, di quelli impegnati, di sperimentazione, nonostante non sia cecoslovacco.

La storia è ambientata in un sobborgo di Berlino, a novembre, sotto un cielo plumbeo, con lo sguardo vitreo.

La protagonista Elga Smolarek, figlia di un mediocre calciatore polacco, tossicodipendente e sieropositiva, si aggira per le vie di questa Berlino grigia, sotto il cielo plumbeo, con lo sguardo vitreo (era lei con lo sguardo vitreo, qua andava quella cosa).

– Elga!

– Franz… ciao…

– Dove vai?

– A cercare un po’ di roba, Franz.

– Roba?

– Sì, ne ho bisogno.

– Si vede che stai male…

– Tanto…

– Che roba vorresti?

– Ma che ne so, qualsiasi cosa…

– Ho delle dichiarazioni dei redditi del 1997 e due porcellini d’india.

– Non proprio “qualsiasi”…

– Vieni con me.
I due si allontanano, mentre una parata di un circo afgano fa la sua comparsa. In testa il mimo, che richiama il pubblico a gran voce ma nessuno lo sente [la scelta di mettere un mimo a ricoprire quella posizione si rivelerà fatale per il circo, ma questo tema verrà sviluppato nel seguito].

Stacco. Una sigaretta gigante viene inquadrata per trentadue minuti.

– Eccoci Elga.

– Bella casa, dai però dammi la roba.

– Potrei darti quello che desideri ma credo sia giunto il momento di parlare.

– Cazzo vuoi parlare, non vedi che sto male?

– Parlare è prima del cielo. [Qui entrambi si voltano lentamente verso la camera].
Ed istantaneamente, effetto dissolvenza, i due si ritrovano su un ramo di una quercia nella campagna di Vladivostock di fine ‘800. Lui è vestito da Zorro e tiene in mano un Amiga 500. Lei ha la parte destra del viso completamente nera, come di vernice e quando parla ha la voce di Aldo Maccione.

– Cosa rappresenta secondo te questa visione?

– Non saprei Franz: forse il confronto, la presa di coscienza che si può vedere bene “the dark side” che ognuno ha dentro di sè solo se si riesce a sublimare il dolore dell’esistenza?

– Esatto.

– Ma allora non dovremmo incoraggiare le visioni proprio con questa presa di coscienza che esiste un anti-io che controlla le nostre esistenze?

– Esatto.

– Pensi allora che tutto questo possa aiutarmi a trovare la mia strada?

– Esatto.

– Non mi stai spiegando nulla però.

– E’ che in questa visione un ramo mi si sta infilando nel culo e non riesco a concentrarmi.
Cambio inquadratura: un consigliere comunale del Volkspartei di Belluno entra in un caseificio pugliese e prende possesso di due forme di caciocavallo rivendicandole come patrimonio della cultura del NordEst. Viene sodomizzato da tre pescatori di Vieste al canto “Uber Alles ciccos’?!”.
Elga e Franz si ritrovano davanti al camino, a sorseggiare un limoncello fatto con limoni di Sorrento. Questo riporta Elga al triste giorno in cui, in viaggio di nozze, trovò suo marito a letto con un’altra donna mentre la radio suonava “Corn’ a’ Surrient”.
D’un tratto appare Dio. Non è solo: ha accanto uno, vestito da poveraccio, che impreca sempre, “porco Giuda” di qua, “porco Giuda” di là. Dio lo chiama “figliolo” ma non si somigliano per niente (somigliare ad un occhio in un triangolo non è facile).

Su Dio si è detto tanto. PerDio non ne parliamo. Ma vederlo là, presente, suscita nei protagonisti, atei, un senso di smarrimento. Elga e Franz restano senza parole. Non lo facevano certo così, strabico. Con un occhio solo poi è ridicolo. Ma soprattutto è la parannanza attaccata al triangolo con su scritto “da Giggi la porchetta dei campioni” a lasciare più d’una perplessità.

Dio lascia ad Elga una bustina e scompare in un batter d’occhio. Il poveraccio invece blatera qualcosa a proposito di trenta denari ed esce sbattendo la porta.

– Cosa c’è nella busta, Elga?

– Vediamo… e’una chiave… c’è anche un biglietto…

– Che dice?

– “La vita è come una scatola di cioccolatini”

– “Non sai mai quello che ti capita”

– L’avevi già letto?

– Visto il film.

– Che dobbiamo fare secondo te, Franz?

– Non saprei Elga… non saprei proprio…
Dissolvenza: un cavallo bianchissimo galoppa su una spiaggia bianchissima: si vede solo la merda che lascia.
Fin.

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lunedì, settembre 15, 2008
Paradossi

Niente.
Non riesco a scrivere niente. Non una parola. Niente niente niente. Una pagina bianca, un cursore che lampeggia, lampeggia! Come a richiedere una mia azione. “Eccomi, sono qua, mi vedi? Yuhuuu! Sto lampeggiando così mi noti meglio”… Ma sì, certo che ti vedo, come potrei non vederti… Lo so, lo so che sei là, che mi osservi, che mi giudichi! Ma che vuoi da me? Che vuoi?! Se potessi certo che scriverei qualcosa, qualsiasi cosa, pur di toglierti da là, pur di riempire con un po’ di nero questo bianco accecante. E’ che non posso! Non posso, lo capisci? Ma che vuoi capire tu, sei solo un cursore che continua a lampeggiarmi in faccia, a prendermi per il culo.
Non ho un’idea degna di questo nome, non riesco a buttar giù una sola parola… Niente.
No, meglio smettere di pensare, vado a dormire, magari domani riesco a scrivere un post. Il titolo ce l’avrei già: “Paradossi”, ma solo questo.

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venerdì, settembre 12, 2008
A Mara terra mia

“La prostituzione in luoghi chiusi non è legale e non è reato…”

11/08/2008 Mara Carfagna

Chi glielo spiega All’aMara che se una cosa non è reato significa che è legale?

Aspe’, ci provo io.

Mara, ascolta, ti faccio un esempio preso così, a caso: se fai un calendario nuda nuda la cosa è legale. Perchè non è reato. Non è punita dalla legge. Non rientra nelle fattispecie codificate tra i reati.

Magari resta un po’ nella sfera di ciò che può essere considerato immorale da qualcuno (bigotti!), amorale da qualcun altro (tanto quanto), del tutto morale da altri ancora (maiali!). Ma non rientrando tra i reati è una cosa legale, che chiunque può fare.

Chiunque. Anche un blogger. Anche un ministro. Addirittura sarebbe legale se fosse una che fa il Ministro delle Pari Opportunità. Magari qualcuno potrebbe dire che non è “opportuno”, Ministro delle pari Opportunità”. Ma non è reato. Dunque è legale.

No, magari così è più chiaro.

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mercoledì, settembre 10, 2008
Ma non era corretto

Ho ordinato un cappuccino al bar.

Ho poteri ecclesiastici anche fuori dalle sedi canoniche.

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martedì, settembre 09, 2008
A volte ti attacchi a tutto pur di litigare

Ok, d’accordo, ti ho rotto lo specchietto. Ma l’ho fatto apposta? Che ne sapevo che lo tenevi dentro la borsa? Vabbè, quando mi chiedi la borsa te la devo porgere e non tirare, ma l’ho fatto delicatamente… e poi volevo ripetere il tiro da tre punti di Kareem… dai che c’era classe… Ma tu sei donna, non puoi capire. E su che era uno scherzoooo… Però quante storie… Oh, è uno specchietto, rilassati! Siediti, respira: è uno S-P-E-C-C-H-I-E-T-T-O! Quanto costa, due euro? E quante storie pure per le scarpe! Ma insomma, ho lavorato come una bestia, sono crollato sul divano e tu TICTICTIC con quei cazzo di tacchi da dodici proprio sotto le orecchie mie? Ovvio che poi uno non ci vede più e sbrocca! E te li stacco sì i tacchi! E te li ricompro, dai… E non mi stare a tirar fuori anche la storia del cane! Non farlo, ti prego, perchè poi penso che davvero tu voglia litigare… alla fine era lui che gironzolava troppo. Io l’avevo anche avvertito, un calcetto quando si faceva più insistente. Ma lui niente. Insomma, mi dispiace, certo, era pur sempre il tuo cane, ma io che avrei dovuto fare? E poi perchè lasci il martello sul tavolino? Voglio dire, pure tu… lo sai che ogni tanto mi prendono i cinque minuti, evita, no? Sì, s’è sporcata un po’ la parete, ma il sangue si lava via, dai… Che pure i tuoi, ma che cazzo pretendevano? Tu pensa, secondo loro avrei dovuto lasciarlo fare, sporcarmi i pantaloni nuovi… Tuo padre ha esagerato, ora te lo dico. E non venirmi a dire che non gli dovevo fare niente perchè, concorderai con me, mica uno si può permettere di insegnarmi come si vive?! E poi, ma che gli ho fatto? Che ci doveva fare col braccio sinistro di così vitale? No, se stiamo a cavillare allora va bene tutto. E un po’ d’ospedale gli farà bene, dai. E non venirmi a dire che uno in coma sta male: quello sente tutto, te lo dico io. Certo, tua mamma invece sentire non può più sentire. Ma secondo me le ho fatto un favore: stare a sopportare quell’uomo era un martirio. Le ho tolto un peso. Ma poi, che ti parlo a fare se non ti muovi da due giorni? Mi vuoi proprio far sentire in colpa, vero? Quattro coltellate non hanno mai ammazzato nessuno, smettila! La solita stronza.

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giovedì, settembre 04, 2008
Che adesso io debba essere spaventato da un buco nero mi pare proprio un paradosso

Tutti stanno scrivendo roba sul fatto che il 10 settembre finirà il mondo a causa del buco nero che il nuovo acceleratore di particelle in Svizzera potrebbe creare*.

La mia preoccupazione principale è di completare la lista del “to do” entro quella data. Ho ancora tante cose da fare e il tempo scarseggia.
My “to do” list:

1) Essere responsabile del casting di un film porno

2) Vincere la lotteria per sistemarmi per il resto della vita [a questo punto, mancando soli otto giorni, andrebbe bene pure un gratta e vinci con premio da 10 euro]

3) Entrare in una cucina di un ristorante cinese e vedere se quello che penso è tutto vero

4) Conoscere le statistiche di vendita di quell’incredibile prosciuttone ricoperto di pepe che si trova negli autogrill

5) Diffondere uno spam mondiale del tipo “enlarge your penis” con la mia foto. Nella casella “after the treatment”, certo

6) Dire a quello con la barbetta che vende la panca ad inversione che la gravità adesso non mi farà più cacare sotto [mi ha tolto il sonno per mesi]

7) Travestirmi da Ratzinger, affacciarmi al balcone in Piazza San Pietro ed annunciare ai fedeli in un’omelia straordinaria che sì, Dio esiste, ma è un altro, si chiama Trabapurna e manda in paradiso solo i pezzi di merda, stupratori e pedofili. Loro, al Vaticano, lo sanno da sempre. Per quello si comportano così

8) Andare dalla figa del liceo a dirle che avevo ragione io quando dicevo che tenerla per sè era una cazzata

9) Andare in giro vestito come Actarus [sono anni in effetti che mi dicono di mettere qualcosa di meno vistoso]

10) Vedere se sotto il burka ci siano davvero donne o se quello che c’è è proprio e solo un fantasmino blu di pacman

*La verità è che il 10 settembre semplicemente si proverà un po’ l’acceleratore, rodaggio, capite… dunque niente buchi neri. Se questi saranno se ne parlerà alle prime collisioni vere, intorno alla fine di ottobre. Ma questo Repubblica non lo sa.

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mercoledì, settembre 03, 2008
Siamo in un vicolo cieco, signora mia…

Dopo aver abbattuto senza alcuna titubanza, i sedili dell’auto decisi che forse sarebbe stato meglio muovermi in treno. Ma arrivato in stazione ebbi l’amara sorpresa di verificare che anche questo era stato, inopinatamente, soppresso.

Non riesco ad immaginare un punto morto superiore.