Come fosse una cosa bella

Quando capitano avversità nella vita mi sembra di indossare gli occhiali del protagonista di “Essi vivono”, di Carpenter. Le persone, le cose mi appaiono mostruose, deformate, spaventose.
Già di mio vivo una sorta di distacco dalle cose – trovo che la vita sia una incredibile tragedia farsesca con risvolti di puro nonsense – e il mio nichilismo è l’unica reazione che la mia mente è riuscita a partorire per non impazzire.
Ecco, impazzire: perché le persone non impazziscono? Perché le vedo fare cose di pura normalità, come se tutto appunto fosse normale? Perché vi ritrovate a filosofeggiare sulla pochezza della nostra esistenza solo quando muore una persona a voi vicina, ma tempo due birre e vi ritrovo a passeggiare sul corso, come fosse piacevole? Ma dove cazzo dovete andare, ancora? Vedere le stesse facce che vi invecchiano intorno? Perché sapete le cose della vostra città? A me annoiano mortalmente. Io non conosco i nomi dei miei assessori, eppure la politica la conosco, mi interessa, ma mi pare così “poco”. Io non conosco i cazzi delle persone a me vicine, non capisco il gossip, non nutro davvero alcun interesse nel sapere le robe degli altri. Perché mi pare “poco”.
È tutto “poco”.
Gente che mentre porta a cacare il cane non pensa che quel cane a breve morirà, oppure ci pensa pure ma se lo gode comunque. Pure il latte scade, io intanto lo bevo, mica mi faccio problemi. Ecco, questo è lo spirito giusto. Ma non ci riesco.
Gente che alle otto di sera sta ancora a fare le vasche lungomare decidendo in che locale andare a fare i selfie, senza pensare al tumore che non viene loro ancora diagnosticato.
Gente che si ammazza di lavoro o che soffre per l’assenza di questo, che rappresentano entrambi problemi di vita serissimi, intendiamoci, ma essendo “di vita” già ai miei occhi (con gli occhiali di Carpenter) si ridimensionano totalmente e che io accantonerei pensando che magari tra due anni avrò un incidente stradale mortale.
Gente che mette in fila i calzini, divisi per colore, allineati maniacalmente, con una passione che capirei se fosse piena consapevolezza del nulla imminente e dunque un modo di allontanare il suo pensiero. Ma poi ci parli e vedi che lo fanno perché davvero per loro è importante l’ordine, e di nuovo ti senti nel protagonista del film, e ti verrebbe da dir loro che magari pure loro moriranno tra due anni. Nel medesimo incidente stradale. Corsia opposta alla tua.
Come cazzo fate? Insegnatemi!
Fermi, non ponetemi la solita obiezione: “Eh, che dovremmo fare, suicidarci?”, perché io non vi sto ponendo una alternativa. Io non ho soluzioni. Io vi sto chiedendo solo come facciate. Perché io voglio essere come voi. Voglio gettare gli occhiali, voglio diventare come voi, un mostro, un cazzo di mostro allegro e paciarotto, che se prende una mazzata dalla vita barcolla ma sorride subito, magari con un po’ di bavetta alla bocca e nessuna capacità di fermarsi a riflettere.
Che poi sarà quello, il segreto, non riflettere. Ma non ci riesco.
Essere come voialtri, che prendete l’aperitivo senza quella malinconia di fondo che dovrebbe accompagnarvi in ogni cazzo di momento della giornata.
Voi, che ogni Cristo di sabato vi incontrate negli stessi posti, con le stesse persone, a fare le stesse battute di fronte alla stessa cazzo di pizza, e quando avete una botta di vita ci mettete doppia bufala.
Voi, che pubblicate su Instagram quel Cristo di bicchiere sollevato a mo’ di trofeo (ma che cazzo avete vinto?), senza sentire dentro quella voce che dovrebbe dirvi “Che cazzo di senso ha tutto?”.
Guardate che io vi invidio, sia chiaro. Io davvero vorrei essere come voi, liberarmi di questa costante presenza tetra e gelida che poi mi fa sentire dannatamente solo.
Ogni tanto capita qualcuno a me affine, e guardare le cose con gli stessi occhiali solleva, rende le cose più sopportabili.
Ma tanto perderò anche quello.
Dicono che l’inquietudine sia parte delle menti attive, ma io davvero scambierei la mia maledizione – perché questo è – con il godere di un barbecue con gli amici.
Ma odio pure il barbecue. Non ho amici.
Forse per l’avversione al barbecue.
Vorrei tanto vedere le cose come fate voi, amare la vita.
Come fosse una cosa bella.

2 risposte a “Come fosse una cosa bella”

  1. Bello 🙂
    Sembra di leggere me stesso quando mi deprimo… Poi quando invece sono “su di morale” riesco a godere anche delle piccole cose. Non usando social commerciali non subisco un torrente di foto inutili, ma quando mi ci buttano, dopo un po’ in modalità “perché?!” passo a pensare “poverini: forse molti sono semplicemente terrorizzati dal vuoto che li circonda e tentano di soffocare questa consapevolezza…”

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