Per il giorno della mia morte

Ho un rapporto strettissimo e simbiotico con la morte, da bambino. Mi pare una roba enorme per non pensarci continuamente e un tempo invidiavo quelli che mi dicevano “ma non ci pensare, tanto che ci vuoi fare?”. Li invidiavo perché avrei tanto voluto pensarla così, in modo fatalista e leggero.

Col tempo ho iniziato invece ad accarezzare l’idea della morte, ad esserne affascinato: si tratterà pur sempre della più sconvolgente esperienza della mia esistenza, insieme alla nascita. In mezzo cose marginali: la macchina nuova, la scopata straordinaria, la riunione di condominio, la lite su Facebook, le chiavi perse, il moscerino in un occhio.

Cazzate, tutte.

Oggi scopro che è morta una persona che avevo tra gli amici di Facebook. Avevo avuto con lei sporadici contatti tramite commenti e like, nulla più. Era però un nome che leggevo e girava spesso sulla mia bacheca e mi era familiare.
Non so come spiegare la sensazione di smarrimento che mi ha portato questa cosa: c’è gente che ne sta soffrendo tremendamente la scomparsa mentre per me non era una persona “importante”, dal punto di vista del legame.

Eppure qualcosa mi sconvolge.

È come se questo ambiente amplificasse i legami: gente mai vista diventa vicina. Impariamo a conoscerla, i gusti, le miserie e le grandezze.
Poi un giorno ti dicono che è morta.
E magari quell’account è usato proprio per dare l’annuncio, da una sorella, da un congiunto, da genitori disperati. E questo crea il corto circuito definitivo: quella persona torna a vivere, annunciando che non c’è più. Perché erano parole senza corpo prima, sono parole senza corpo ora. È lei, con la sua foto profilo, con i suoi post precedenti, che ci sta dicendo che non è lei.
E tu là a cercare di capire, a farti domande, a non sapere come farle, se farle, a chi farle, chi risponderà.

Questa cosa ha ulteriormente radicato in me il mio rapporto con la morte. È impossibile non pensarci, ne sono attratto, è quasi diventata curiosità, con la controspinta fortissima dell’attaccamento alla vita, dell’autoconservazione.

Qualcuno tirerà fuori questo post quando morirò, e molti scriveranno qualcosa di buffo, comico, perculatorio, aggiungendo: “Lui avrebbe apprezzato”.
Niente, ve lo dico ora: non me ne fotte una mazza.

Quel che invece voglio sappiate – io lo so, voi lo sapete – è che ogni battuta lascerete qua, a mo’ di ricordo, fiore virtuale, segno di stima o di qualunque cosa, beh, sarà certamente una battuta che io avrei scritto meglio.

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