Dillo con parole tue

La deriva marchettara presente in ogni cosa rende necessario osare sempre un po’ di più, perché si è abbassata la soglia dello stupore. Dunque, per attirare, impressionare, colpire, tutto è esasperato.
Pensate alle collezioni “esclusive” che trovate a un euro in edicola. Escludono chi?
Ma il top per me resta sempre la descrizione dei vini: là si toccano vette inarrivabili. Dare a un vino una caratterizzazione precisa, renderlo unico, comporta la creazione di un nuovo linguaggio sinestetico, fatto di associazioni sempre più ardite.
E il vino “Rosso della casa” diventa:

Un pregiato blend ottenuto da sceltissimi vitigni autoctoni, di colore rosso rubino con sfumature viola e screziature porpora, dotato di grande complessità aromatica con effluvi che spaziano dalle eleganti note di frutti di bosco – lampone e more delle medie colline toscane fino a scendere nel cuore dell’Umbria – a leggere sfumature erbacee nelle quali si riscontrano con facilità canapa e cannella che portano a reminiscenze asiatiche di un tempo nel quale gli ottomani conquistavano le terre conosciute, con pastosità tipiche del Merlot di Camelot e cavalieri della tavola rotonda che brindano dopo razzie tipiche delle nostre terre.
Il corpo è generoso, ricco, gaudente, paperotto e fiero, di buona sapidità, bassa acidità, sole, vento e trallallà.
Al palato è morbido, al tatto splendido, all’occhio candido e al culo gelido, con retrogusto persistente ma non invadente, certo splendido splendente come sono affascinante faccio cerchi con la mente, con finale armonico, antropico, quasi traumatico.
Si abbina perfettamente a tutti i piatti di carne rossa, bianca, cobalto, basalto, più in alto, costicine di agnello, vitello, sgabello, radicchio di Treviso, Monviso, conciso, brasati di Pescara zona San Donato gira a destra dove c’è il carcere non puoi sbagliare, e formaggi di media stagionatura ma arroccati fieramente grazie a un bisturi tagliente.
Splendido splendente.

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