Racconto di una esperienza mistica: l’osteopata

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Vi racconto il mio primo (e ultimo) incontro con un osteopata: risale a qualche anno fa, ma oggi ho letto questo articolo su Medbunker e mi è tornato alla mente.

Avevo un problema alla spalla, da diversi mesi. Non l’avevo trattata in alcun modo, se non con qualche cerotto antinfiammatorio e un po’ di riposo, saltando a piè pari ogni rimedio della nonna, essendo la stessa morta da tempo.

Passavano le settimane ma non il dolore. Al che mi risolvo per la visita dal medico, che mi prescrive infiltrazioni. Gli chiedo se non ci fossero alternative, mi fa:

Puoi provare con un osteopata, ma non garantisco“.

Sul “Non garantisco” mi sono incuriosito e ho iniziato a informarmi. Pareri discordanti, gente entusiasta (“Mi ha rimesso al mondo!“), scettici (“È ciarlataneria“), complottisti (“COSA STANNO SPRUZZANDO NEL CIELO?????”).

Insomma, forte della mia nota appartenenza al gruppo-entusiasti, decido di fare un test sul campo, per non parlar male sempre di tutto e di tutti senza un controprova.

Anche se c’è più gusto in quel modo.

Arrivo, su consiglio di gente che conosco, da “uno bravo”, che pare aver sistemato “fin dalla prima seduta” anche casi disperati. La spalla mi fa male da quattro mesi, ma pare andar un po’ meglio di qualche tempo prima. “Un po’ meglio” significa che da fermo non provavo dolore, ma non potevo sollevarla, né respirare troppo spesso.

Entro, ci sono, sulle pareti, attestati ovunque, in A4, di certificazioni autostampate del tipo “Onyryx Fiorenzuola, attestato di partecipazione al convegno osteopatia e fiori di Bach: un connubio vincente“, oppure “Oltre l’osteopatia: mente e corpo in una prospettiva di autoguarigione“, o “International Osteopathy School – Buccinasco“.

C’è anche un calendario astrologico e una grande foto di Osho: senza battute sotto fa riderissimo.

Sto buono.

Accanto a me ci sono:
– una ragazza sui venti, che smanetta sul telefono nonostante unghie coloratissime, lunghissime e invalidanti.
– una coppia sui trenta, con lei che indossa vistose pietre un po’ ovunque, credo per ancorarla a terra visto che non superava i trenta kg. Lui mi sembra il classico marito passivo alla sìccàra. Per tutto il tempo lei gli parla di come dovessero andare in quel ristorante vegano.

Arriva il mio turno. Una ragazza mi dice di accomodarmi.
La stanza prevede scrivania, sedia, lettino. Nient’altro.

Entra il tizio, mi saluta, mi inizia a chiedere di me, che lavoro faccia, cosa mi piaccia nel tempo libero. La prendo come un modo di rompere il ghiaccio anche se non ho mai visto un medico che mi chiedesse tutto tranne che del problema.

Dopo una decina di minuti di chiacchiere che sono arrivate persino al tempo e non ci sono più le mezze stagioni signora mia, mi chiede finalmente cosa abbia. Gli parlo della spalla e un lampo gli illumina gli occhi, come se avesse già una soluzione! Mi chiede di spogliarmi e di “togliere le scarpe”. Non capisco la cosa delle scarpe e gli chiedo il perché. Lui mi dice una cosa sibillina: “per agevolare il flusso”. Non resisto: “Che flusso?”. “Il flusso delle energie: il corpo deve essere il più possibile libero”. Penso che questa cosa De Sica e Boldi l’avrebbero rigirata alla “PROOOOT”, “MA CHE SCHIFO!”, “È IL FLUSSO!”, “MA SI METTA UN TAPPO NEL CULO!”. Ma adesso va Zalone e al massimo ci avrebbe scritto una canzone sulla Prima Repubblica e come i flussi allora fossero migliori.

Quando mi chiede di allentare la cinta lo guardo malissimo e inizio a chiedermi se poi il mio appoggiare costantemente il riconoscimento dei diritti ai gay non vada ridimensionato.

Ma a questo punto mi chiede:
– ha bevuto?
– eh?
– ha bevuto prima di venire qua?
– perché? Puzzo di alcol?
– nono, parlo di acqua.
– ah! Oddio, no, cioè, non più di tanto.
– MALISSIMO!

Mi sento in difetto: pensavo che la cosa dei due litri di acqua al giorno fosse solo un consiglio.

Mi dice di aspettare.

Dopo cinque minuti torna con un bicchierino di plastica da caffè, pieno d’acqua:
– mi scusi ma sono finiti i bicchieri.
– che devo fare?
– beva l’acqua.
– ma perché?

Mi dico che al pronunciare ancora “flusso” l’avrei colpito alle palle con un chakra.
– serve idratazione per procedere.

In quel bicchiere ci sono tracce d’acqua:
– non credo che il quantitativo di acqua possa idratare alcunché.
– ma poi gliene porto un altro.
– se non evapora nel tragitto.
– come?
– niente.

Capisco che non ha senso dell’umorismo. Il che mi sarebbe ampiamente sufficiente a terminare la seduta. Ma voglio vedere dove vuole arrivare, tipo Bud Spencer che aspetta l’assoluzione, per picchiare il finto-vero prete.

Mi porta un secondo microbicchiere d’acqua:
– come va?
– mi sento ben idratato.

Capisco che posso prenderlo per il culo e non ottenere alcuna reazione, il che è estremamente buffo.

Inizia a manipolarmi la spalla:
– ecco, sente?
– cosa?
– è qui che le fa male, vero?
– beh sì, è la spalla.
– ma qui di più.
– va bene.

Dopo cinque minuti di massaggio mi chiede se vada meglio:
– veramente non saprei, cioè, dovrei fare dei movimenti per capire.
– prima mettiamo i patch.

Sui “patch” sgrano gli occhi, non so se più per la curiosità di come mi sentirò a essere trattato come una versione di Windows o per la curiosità di capire che fossero ‘sti patch.

Prende quattro cerottini tondi. Mi inumidisce il torace (IL TORACE, NON LA SPALLA), poi lo asciuga (male) e applica i quattro cerottini SUL TORACE, NON SULLA SPALLA. Capisco che ormai è tutto collegato e mi chiedo se per pisciare là dentro mi debba tirar fuori una caviglia.
I cerottini SUL TORACE, NON SULLA SPALLA, si staccano. Del resto era inumidito, anche grazie alla mia ampia idratazione. Asciuga meglio e li riapplica. E si ristaccano, Asciuga ancora e li riapplica. Gli chiedo cosa siano quelle cose. Non ci crederete ma mi torna a parlare di flusso.

A questo punto mi impunto:
– mi spiega di cosa stiamo parlando?
– vede, nel corpo fluiscono energie. Ora, la sua spalla è bloccata in questo circolo energetico. I cerotti servono per aiutare a fa scorrere meglio le energie.
– di cosa sono fatti i cerotti?
– i cerotti sono composti particolari, magnetici ed energetici.
– ma la batteria dov’è?
– nono, nessuna batteria [sorride come un vecchio volpone: pensa che abbia detto una cazzata. Io]. Prima di andare a dormire li toglie e li mette nel freezer.
– nel freezer.
– sì. Poi, domattina, li riapplica.
– e nel freezer che accade?
– si ricaricano.
– di cosa?
– di energia.
– per il flusso.
– esattamente!

Penso di avere da un paio di mesi dei sofficini Findus carichissimi, buttati là dentro.

– allora, per oggi a posto così. Ci vediamo martedì.
– ma devo portare i cerotti?
– no, dopodomani sera li può buttare via.
– ma se li ricarico?
– eh, magari. Ma c’è un limite alle ricariche.
– niente summer card, ho capito.

Non ride. E a me fa ridere tantissimo.

A questo punto coglie in me un leggero velo di scetticismo e mi fa:
– guardi che in questo tipo di terapie conta moltissimo la volontà del paziente.
– ma io voglio guarire. Chi non vorrebbe?
– ma bisogna crederci.
– lo dicevano pure per gli occhiali a raggi X e le scimmie di mare. Quanto le devo?
– passi dalla mia segretaria.

Lascio alla tizia settanta euro (SETTANTA EURO) (70.00 €) e vado via.

No, martedì non ci sono tornato: mi sono fatto un giro su Amazon e ho ordinato il poster che Fox Mulder aveva alle spalle. Credo abbia la stessa efficacia.
Pure senz’acqua, né freezer, né cerottini SUL TORACE, NON SULLA SPALLA.

Ah, poi la spalla ha smesso di farmi male, dopo qualche mese.

Mi piace pensare si sia riattivato il flusso.

Magari grazie all’aver mangiato quei sofficini ultracarichi.

10 risposte a “Racconto di una esperienza mistica: l’osteopata”

  1. Premesso che mi sono ammazzato dalle risate nel leggere questo racconto, vorrei far notare che la seduta svolta dal signore in questione NON E’ OSTEOPATIA.
    Saluti da un fisioterapista studente di osteopatia

  2. Niente, volevo dire che ho provato a cliccare il like ma esce sempre la faccia di Fabrizio. Lol.

  3. La seduta osteopatica sarebbe stata basata sul movimento della fascia invece che del flusso.
    Saluti da un fisioterapista con colleghi e fidanzatas fisioterapisti e osteopati.

  4. Premesso che sono un osteopata da anni, e che mi diverto più io a sentire le domande assurde che fanno i pazienti o le pretese ancor più assurde di guarire in una sola seduta tutto quello che hanno trascurato per una vita, trovo che questa recensione sia solo una presa in giro. Per quanto tu possa esserti informato sugli osteopati non è andando a prenderli in giro che puoi capire cosa c’è dietro questa disciplina. Ovviamente quello che ti è stato fatto non è osteopatia, ma l’ applicazione di cerotti che teoricamente dovrebbero lavorare sui meridiani energetici (chiunque può diventare rivenditore e applicarli, e senza le dovute conoscenze sono pressoché inutili). Ti consiglio di provare un altro osteopata provando magari a vedere il suo curriculum . Una riflessione che faccio io quando vado da un medico che non “risolve “il mio problema non è che l’ intera branca di quella medicina sia ciarlataneria ma che magari quel medico non abbia trovato la metodica più giusta per curarmi. Poi se cerchi una persona ironica vieni da me, che oltre a farti capire cosa fa l’ osteopatia ti faccio fare un sacco di risate (i miei pazienti sono felici di tornare da me anche per questo, scambiare delle chiacchiere col paziente si chiama “empatia” e trovo che a volte sia molto più importante del freddo ” buongiorno, mi faccia vedere gli esami che ha fatto”.poi la recensione fa ridere, ma non rispecchia assolutamente la professione osteopatica. Ti aspetto a studio quando vuoi. Un caro saluto

  5. Mi spiace perché era un pezzo divertente, ma magari non lo è per chi impiega 6 anni di studio e diverse migliaia di euro per diventare osteopata. Poi resta vero che ci sono anche gli incompetenti e i ciarlatani, ma e’ pure vero che quelli ci sono anche tra gli idraulici, o che so, i promoter finanziari…

  6. Concordo appieno con Bruno.
    E per fortuna, l’osteopatia funziona nonostante gli osteopati (alcuni!).
    Buon tutto e spero che la spalla sia migliorata!!!

    Luca Cascone
    Osteopata DO

  7. Sono una paziente e non un’osteopata. quello che hai descritto fa morire dal ridere e non è osteopatia. Assolutamente no. Comunque prima di affacciarsi a delle figure professionali bisogna un pò informarsi….come hai fatto ad arrivare a questo mago zurlì?

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