E manco l’ha detto Voltaire

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Fino a poco tempo fa me la prendevo se qualcuno diceva qualcosa fortemente in contrasto con le mie idee, per non dire proprio robe contro di me. Me la prendo tuttora, eh, diciamolo, solo che adesso scatto solo quando ci sono davvero estremi per incazzarsi, cioè sempre.

– Ehi, ti vedo in forma!
– Cosa vuoi intendere, che prima ero un cesso?

Ero molto permaloso. Ero. E mi incazzavo anche per casi marginali. O addirittura se qualcuno rappresentava un’idea idiota: mi sentivo in dovere di dire che si trattava di un’idea idiota. Come se me ne venisse in tasca qualcosa, con un “intento educativo” del tutto inutile.

– Berlusconi ha fatto anche cose buone.
– Pure Stalin, Hitler o il peggior figlio di puttana dell’universo, avranno fatto pure cose buone. Magari hanno comprato un fiore all’amante, aiutato in casa per il soufflè, pulito il culo al nonno. Che cazzo significa?
– Niente, era per dire.
– Questa deriva qualunquista porta il gravissimo rischio di far passare comunque qualunque porcata.
– No, assolutamente. Dico solo che…
– Ehi, ti riconosco: tu eri quello che mi dava del cesso!

Niente, dovevo sottolineare la pochezza del discorso altrui, pure se in fondo non mi interessava né dell’argomento, né della persona, né di chi assisteva alla conversazione.
E mi infastidiva tantissimo chi mi doveva necessariamente correggere qualcosa, per il solo gusto di farmi le pulci:

– Qui però hai scritto che le persone sbagliano, quando andava detto che le persone a volte sbagliano.
– Ma cosa vuoi? Il tuo pensiero è quello, il mio quest’altro. Cosa mi correggi? Io penso esattamente come ho detto: è il mio pensiero, in quei precisi termini.
– Ma è sbagliato…
– SBAGLIATO COSA?! COME FAI A DIRE CHE SIA SBAGLIATO?! PER ME LE PERSONE SBAGLIANO UN TOT DI VOLTE, DIVERSO DALLE TUE, MAGARI!
– Stai urlando.
– SMETTILA DI DIRE CHE ERO UN CESSO!

L’altro giorno ho litigato con una su Facebook. Ero seduto a far colazione e mi sono ritrovato un messaggio di posta:

– Ciao. Volevo dirti che ultimamente non mi piace quello che scrivi. Ti preferivo prima. Perché non provi un po’ a tornare quello che eri un tempo?

Al che non ho potuto non rispondere:

– Ciao. Apprezzo sempre le critiche. E mento tantissimo. Io sono a casa mia, scrivo le mie cose nei termini che più mi aggradano. Inoltre “un tempo” non significa nulla: ero un altro sicuramente. “Un tempo” avevo 5 anni e magari elaboravo le cose diversamente dal me attuale e forse in modo più simile al te attuale. Ma anche le esperienze maturate nel corso della vita ti cambiano, e vivaddio. Ma soprattutto, io non ascolto chi, per tutto il post, ha insinuato che prima fossi un cesso.

A voi è mai capitato qualcuno che vi correggesse in modo del tutto fuori luogo? Non lo trovate odioso?

Potete anche non rispondere se la pensate diversamente da me.

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