TI BLOCCO!

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Parlar male di qualcuno è estremamente più semplice e soddisfacente, oggi, grazie ai social, rispetto alla limitatezza di un ciacolare da cortile: vuoi mettere la risonanza su Facebook?

L’arte della delazione ha raggiunto nuove e incomparabili vette e che la Silvia se la spassi col ragazzo di Barbara, il quale comunque tresca con Annalisa all’insaputa di Fabrizio (e non sapete ancora nulla del nonno), è fatto notorio e comunque da condividere pubblicamente. Spesso senza fare i nomi, perché questa è la novità: su Facebook appaiono sovente status tipo: “Gente che predica bene e razzola male! Non fatemi dire altro!“. Così chiedendo venga chiesto altro.

Questa vigliaccheria 2.0 tocca livelli sublimi con i flame, che spesso scaturiscono da tali gettate-di-pietre-nascondi-la-mano. Insulti, minacce, controdelazioni. Fino alla meravigliosa possibilità che Facebook offre per risolvere ogni diatriba: “TI BLOCCO!“.
Bloccare qualcuno è la nuova frontiera dell’affermazione personale senza confronto, dell’annichilimento del nemico senza neppure sfoderare le armi, dello sputazzo dal balcone e via dentro.

Molti di noi hanno bloccato qualcuno di fastidioso: da stalker a piazzisti di se stessi, da logorroici mediatici a gente realmente petulante e pronta a riversarti addosso ogni sua frustrazione dal momento in cui ti vedeva online.
Ricordo bloccai una che mi contattava appena vedeva la mia lucina verde accendersi, e iniziava a raccontarmi dettagliatamente di come fosse fastidiosa questa società che non ti lascia mai godere del silenzio, con call center che ti chiamano di continuo, televisione che ti vuol vendere di tutto, persone che devono per forza dirti qualcosa. Le dissi “La cosa delle persone che devono per forza dirti qualcosa ce l’ho chiara“, ma non capì. Dovetti bloccarla dopo l’ennesima chat nella quale cercavo di essere gentile ma davvero non mi riusciva più. Specie dopo 45 minuti di minuziosa descrizione della tipologia degli smalti da lei adoperati. So cosa state pensando: “Fosse stata figa non l’avresti bloccata“. La cosa mi mortifica.
Però avete ragione.

Comunque. C’è un “TI BLOCCO!” diverso: quello da incapacità al confronto. Quello nel quale ci si fa forti della distanza e della mancanza di scambio reale, visivo, per concludere un match su un terreno diverso da quello nel quale lo stesso era iniziato, ovvero spostarsi dal piano dialettico (nel quale ci si sentiva in difficoltà) al suo antitetico, esattamente quell’anti-dialettico che preserva da una sconfitta ormai evidente.
È un po’ una sorta di ritirata a salvare il salvabile: non la dignità ma un minimo di autostima, per convincere più se stessi che gli altri che magari, continuando, si sarebbe pure usciti vittoriosi da quello scontro ma che non se ne aveva voglia, che si era troppo superiori per continuare, etc.
E a questo blocco segue spesso poi una dichiarazione sulla propria bacheca, uno sfogo, di nuovo generico, del tipo: “Gente che predica bene e razzola male! Non fatemi dire altro!” (queste persone dispongono di set di frasi accanto alle faccine gongolose). Cercano appoggio nella propria cricca, la pacca sulla spalla degli amici, un conforto generico che è facile tirar su da uno scazzo generico. Già parlare di “Gente” mette d’accordo tutti: a chi non sta sul cazzo “la gente?”.

Questo schema: FLAME-SCONFITTA-FRUSTRAZIONE-BLOCCO-SFOGO si ripete con gran frequenza su Facebook. Colpa della gente, va detto.

Ma ecco che possiamo aggiungere l’ultima, potentissima variabile, la nuclearizzazione di ogni logica social: la segnalazione. Il blocco non basta: quella persona va segnalata alle autorità, a questa sorta di polizia anti pensiero libero che tutela gli amanti dei gattini e punisce i pubblicatori de l’Origine du monde di Courbet (giuro: provate a pubblicarlo e ditemi quanto ci mettono a rimuoverlo).

La segnalazione non è solo un urlarti addosso quanto tu faccia schifo. La segnalazione è noleggiare un’Ape Cross con un megafono sul tettuccio e girare per il paese dicendo: “Ehi, schifate insieme a me quest’essere schifoso che scrive schifezze, sennò Gesù piange“.

La segnalazione è il Testimone di Geova che non è contento di essere in pace con se stesso avendo trovato Dio ma vuole portare altre persone a pensarla come lui, perché si rinforzi anche in lui l’idea di credere al Dio corretto e non sentirsi idiota nel momento in cui rifiuta una trasfusione al figlio.

La segnalazione è un razzo rosso tra le parole Ti Blocco.

“Razzo”, sì, smettetela.

Vi starete chiedendo: “Come si fa ad evitare di essere bloccati o segnalati da qualcuno?“. Io ho una soluzione semplicissima: lo blocco prima io. E subito lo segnalo. Senza arrivare neppure al punto 1: niente flame. Lo blocco e lo segnalo nel momento in cui l’idillio è massimo, cioè quando si scherza, si condividono cose e ci si scambiano messaggi divertiti. Questo farà sì che sulla vostra bacheca avrete sempre amici nuovi, nessuno vi farà mai provare frustrazione, non subirete mai l’onta del blocco o peggio, della segnalazione e finalmente farete anche voi parte della “gente che fa cose assurde”, quella di cui si parla sempre ma di cui non si conosce alcun rappresentante reale.

E sarete voi, “la gente”.

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