Prendere l’amore (quando si fa sera)

sandra-milo-ciro
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E tu la vedi passare, e te ne innamori all’istante. E allora fai di tutto per un contatto: chiedi agli amici il suo nome, la cerchi su Facebook, inizi a correre nel parco insieme a lei, scambi due chiacchiere e finalmente ottieni qualcosa che magari è nulla, ma è un segno che ti indica chiaramente il suo essersi accorta della tua presenza; quelle frasi che ti aspetti da una ragazza bellissima, tipo: “Se non te ne vai chiamo la polizia“. Ma a modo suo, che tu manco la riesci a odiare. E allora le stai vicino, aspettando che le passi questa piccola e femminilissima crisi di nervi. Conti su un suo cedere, magari dopo il quinto km di inseguimento. E finalmente, quando riesci ad incaprettarla per bene e metterla nel portabagagli, legata in modo carino, con una pashmina fiorata come va oggi (lei, sempre così alla moda, gradisce: si vede da come urla), la porti in casa tua, passando per il garage. E lei, dopo sole due bombe di Valium, pare cedere. E si concede a te, lasciva come neppure immaginavi. A te, che hai sempre confuso il termine “lasciva” con “passiva”. A te, che l’hai amata dal primo istante. Che hai amato ogni particolare di lei. E che adesso continui a proiettare il tuo amore anche su quel delicatissimo rivolo di sangue che le nasce dal cranio e pare disegnare sublimi forme di Mandelbrot, tanto ipnotiche quanto suggestive, sul tuo pavimento. Che purtroppo dovrai lavare, come sempre, per evitare noie e domande da parte di gente che non sa amare. Aridi!

Sì, amare, am



Scusate. Si era mossa.
Ah, quanta vita, aveva.

Una risposta a “Prendere l’amore (quando si fa sera)”

  1. ‘Catroia che ho dovuto scoprire che lasciva è mica sinonimo di passiva… Mi hai fatto ridere in più parti ma mancano ancora i robot giganti nei tuoi post.

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