Italiani, votatemi e vi raddrizzerò le banane. Tutte.

dema

 

A.D. 2016. In un’Italia governata da Grillo, con Berlusconi ormai in galera da un pezzo per crimini contro la comicità e Bersani [pjɛr luˈiːdʒi berˈsaːni] tornato nella sua Bettola (non necessariamente nome proprio) a coltivare gli asparagi a stelo lungo, Sandro Anselmi, giovane universitario laureando in filosofia, si chiede quali potranno essere i suoi sbocchi lavorativi: addetto alla merda dei vecchi in un ospizio per ex pontefici oppure salatore di code di coniglio meccanico in un cinodromo. Avrebbe dovuto ascoltare sua madre ed espatriare in Belgio, dove una posizione da pedofilo non si nega a nessuno.

In questi anni Beppe Grillo è riuscito dove vent’anni di berlusconismo avevano fallito. Ha realizzato un’Italia migliore, ripulito il Parlamento da quella marmaglia corrotta e corruttrice, fatta di demagoghi e cialtroni, restituito credibilità internazionale al nostro Paese, ristabilito i valori della reale democrazia.

I suoi punti sono stati tutti attuati:

1 – Legge anticorruzione: per legge appunto è stato stabilito che se uno commette questo reato, commette questo reato, che era già tale prima. Ma adesso di più.

2 – Reddito di cittadinanza: sono stati dati cinquemila euro a tutti i cittadini italiani. Questo reintroducendo una forma (leggerissima) di schiavitù sugli immigrati regolari e rendendo gli irregolari a loro volta schiavi dei regolari, in una perfetta realizzazione di un sistema piramidale nel quale alla fine guadagnano tutti tranne Oscar Giannino.

3 – Abolizione dei contributi pubblici ai partiti: chi scende in politica può oggi farlo solo trovando soldi autonomamente, senza più gravare sulle risorse pubbliche. Un grande passo avanti di civiltà, che ha portato in Parlamento solo quelli che potevano dunque permetterselo: mafiosi, industriali, ex-politici,
corrotti, Antonio Di Biase (quello che ha vinto il Superenalotto).

4 – Abolizione immediata dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali: anche questa una scelta fondamentale di civiltà. Sono stati tagliati tutti i fondi pubblici a quei giornali che nessuno leggeva se non pochi affezionati. Ah, diverse migliaia di persone si sono ritrovate senza lavoro, e si parla di redattori, giornalisti, addetti stampa, giovani di belle speranze che iniziavano a farsi le ossa in redazioni vere. Ma tutti hanno subito trovato valida alternativa nelle ripetizioni di italiano a bimbiminkia trogloditi che scrivono con le “k”.

5 – Introduzione del referendum propositivo e senza quorum: qualcosa che mancava. Uno strumento che in Italia ha immediatamente prodotto una serie di leggi assolutamente utili e assennate. Io stesso, mercoledi scorso, mi sono svegliato con l’idea che le banane dovessero essere raddrizzate, per legge. Mai più banane curve. Ho iniziato a raccogliere firme. Ne sono bastate dodici. A votare siamo andati in otto. Grazie all’assenza di quorum il mio referendum è passato ed oggi, in Italia, sono sparite tutte le banane curve. Proprio tutte le banane, invero: stiamo attendendo la produzione di banane perfettamente dritte. Credo dovremo attendere un po’ ma ho fiducia. Domani penso di raccogliere firme per non pagare le tasse. Sono certo che senza quorum anche questo passerà facilmente. Non vi dico che idea ha mio cugino: un referendum per permettere a tutti di mettere una cicca sul citofono del proprio vicino. E scopargli la moglie. Anche ammazzarla, volendo. Ma solo con una mazza da cricket nel giorno di San Valentino.

6 – Referendum sulla permanenza nell’euro: c’è bisogno di aggiungere altro, dopo che è tutto raddoppiato, signora mia?

7 – Obbligatorietà della discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese: su questa erano davvero tutti d’accordo ma alla fine è stato l’unico punto ancora non attuato. Grazie a Marcello di Fonso, che ha chiesto e fatto passare un referendum apposito, col voto suo e del suo cane cerebroleso.

8 – Una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti: nella quale passare a ciclo continuo “Te la do io l’America”, “Te lo do io il Brasile”, “Te la do io l’Italia”.

9 – Elezione diretta dei candidati alla Camera o al Senato: chi non ha diretta conoscenza dei candidati politici? Parlo proprio a livello personale. Io voto mio suocero, per esempio. Certo, sarà un problema scegliere gli altri 944 parlamentari.

10 – Istituzione di un politometro per la verifica di arricchimenti illeciti da parte della classe politica negli ultimi vent’anni: compito prima svolto da Finanza e Forze dell’ordine, oggi efficacemente affidato ad uno strumento meccanico che misura le dimensioni del cranio (la reintroduzione della frenologia ha aiutato parecchio, sostituendo spesso il classico pollice su/pollice giù).

11 – Massimo di due mandati elettivi. E questo anche se hai fatto qualcosa di notevole, utile, pubblicamente apprezzato. Del resto pure le veline tope vengono cambiate, pure se funzionano: la gente si stufa degli stessi culi.

12 – Legge sul conflitto di interesse: sì, non c’era, e la cosa buffa davvero è questa.

13 – Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa sul modello francese: è stato sufficiente introdurre dei pernacchietti nei discorsi della Marcegaglia.

14 – Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica con tagli alle Grandi Opere Inutili come la Tav. Certo, coi soldi risparmiati della Tav ci hai pagato una mesata di tutto quello che hai pensato di rifinanziare, ma non è poi il pensiero, quello che conta?

15 – Informatizzazione e semplificazione dello Stato: in tutti gli uffici pubblici sono stati disinstallati “Solitario” e “Campo minato”.

16 – Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza: ah, chi ci lavora, in Telecom, Infostrada, Wind, Fastweb etc, all’inizio non è stato contentissimo di offrire un servizio, mantenere le apparecchiature, ammodernare server e infrastrutture aggratis. Ma poi si è abituato. Del resto pure prima lavorava in Italia.

 

5 risposte a “Italiani, votatemi e vi raddrizzerò le banane. Tutte.”

  1. Bravo, bravo! Bellissimo!!!
    A volte non molto preciso (ad es., credo di aver inteso che se il referendum propositivo passa, non è che automaticamente si fa la legge: il disegno della norma viene proposto al Parlamento), ma davvero sganasciante!
    Credo che i 5 stelle vadano bene in parlamento, ma a piccole dosi.

  2. Licenza autoriale, Mark. Sì, è come dici, ma a me faceva ridere più così. E comunque si potrebbe proporre, con referendum, di togliere anche quel limite 😉

  3. Mi pare, acutamente, di capire che non sei trascinato dallo tzunami. E fai bene. Perchè io che ci sono in mezzo ho un pacco di dubbi, ma farei qualsiasi cosa, al momento, per continuare a sognare di mandarli tutti a casa. O per vederli annaspare con un manipolo di attivisti pronti a scombinargli le partite. Populista! (me lo sono gridata da sola)

  4. Il problema e’ che tutti i “leader” ci dicono chi non votare, nessuno dice cosa vuole fare.
    Si vota il meno peggio anche a questo giro.

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