Il nonsense del weekend. Corpi cavernosi e burro.

Fuori piove. Dentro meno. Nel deserto del Gobi penso ancor meno ma non è questo il punto ora.
Sento latrare e abbaiare, là fuori, ininterrottamente. Ma no: non la farò rientrare così presto, mia moglie.
Una mosca tenta di trovare la strada di uscita, ma niente. Eppure io abito qua da sempre, bastava chiedere.
Un commesso viaggiatore bussa alla mia porta, vende libri, uno solo anzi: “Morte di un commesso viaggiatore”. È molto depresso infatti.
Niente, non lo compro. Gli dico che aspetto esca il film. Lui muore ma non mi impietosisco così.
Ho un po’ fame e apro il frigo. Niente, sempre fame.
Apro anche le ante dell’armadio e un paio di cassetti. L’appetito non aumenta, del resto vien mangiando.
La crisi mi ha colpito duramente: per risparmiare, da un po’, solo yogurt con fermenti lattici morti.
Esco a fare due passi. Durata totale: 0.8 secondi.
Al mio ritorno è tutto come prima: se non fosse per la fiducia nella scienza comincerei a mettere in discussione il principio entropico.
Il mio gatto è esattamente nella stessa posizione di quando l’ho lasciato. Ma saranno tre mesi ormai.
Per dimenticare i miei problemi comincio a bere, bere, bere finché non arriva un bagnino che mi recupera e mi riporta a riva (quando c’è da bere per dimenticare lo faccio in grande).
Sulla respirazione bocca a bocca sono molto passivo, specie se sono quello da salvare.
Oggi stringerò nelle mani un pettirosso. Che prima non lo era.

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