Provincialìzzati, Serra

serra

 

Io sono spesso d’accordo con te, Serra. “Spesso”, non “sempre”. Non lo sono quando parli di cose che si vede non ti calano. Tipo la tecnologia e le cose dei giovani, quando dimostri di non aver mai digerito il pc, quando soffri nel vedere gente che gli slogan li twitta, senza scendere in piazza con l’eskimo.

Ma va bene, non è un problema, perché poi le tue analisi politiche sono spesso condivisibili e tutto sommato le tue Amache sono condite di buon senso e abbastanza banali da consentirmi proiezione ed identificazione.

Ma sei ogni giorno più trombone. Prolisso, verboso, tronfio nella continua ricercatezza di parole come “prolisso, verboso, tronfio” (ah no, ero io).

Hai rotto il cazzo, Serra, so che mi leggi sempre, me lo ha detto Fabio Volo.

Ma sai cosa in quest’articolo mi infastidisce più di “normale trasposizione colloquiale” o “ignavia” (che non sono nulla di che, certo, ma in ascensore ti sfido ad usarle col vicino di pianerottolo, quello con la macchia di sugo)? È “Imbufalita”, Serra.

“Imbufalita” non esiste nella vita di noi mortali. Al mercato, se provo a tirare sul prezzo il fruttarolo non mi s’imbufalisce. Si rompe i coglioni, Serra.  Quando mi bloccano con un Suv di tre quarti in doppia fila io non mi imbufalisco, Serra. Io bestemmio, Serra.

“Imbufalita” è tutto quel che sei, Serra. È la fotografia esatta dell’intellettuale elegante e forbito, che gioca di stiletto e trasuda classe e odore di spezie comprate all’equo e solidale.

“Imbufalita” è una parola scritta con carta elegante e Montblanc. Writers Edition peraltro, mica una qualunque.

“Imbufalita” è l’aggettivazione “un po’ fortina” che usa lo sfigato secchione quando gli fregano la merendina e che gli consente di ricevere doverose mazzate da quelli che poi lo smutandano pure.

“Imbufalita” fa “incazzare”, Serra.

 

14 risposte a “Provincialìzzati, Serra”

  1. E perché mai Serra dovrebbe provincializzarsi? Per fare un piacere a te? Dovrebbe in un editoriale usare parole come “hai rotto il cazzo?”
    Non ha torto nella sostanza, secondo te, ma non ha usato le parole giuste.
    Il linguaggio si deve adeguare all’occasione. Se dal “fruttarolo”, come lo chiami tu, vanno bene certe parole sulla carta stampata non funzionano. E il vicino di casa con la macchia di sugo sulla camicia,che incontri in ascensore, secondo me è in grado di capire benissimo quello che scrive Michele Serra. Dunque?
    Dunque datti una calmata. Ognuno usa le parole che ritiene più convenienti al messaggio che vuole dare.
    Fattene una ragione.
    E non ti imbufalire.
    Maria Teresa.

  2. UMC, ce ne faremo una ragione. E prenderemo a dire male di Berlusconi, ché è facilissimo e tutti d’accordo.

  3. “Mussolini fondatore del fascismo e principale ispiratore di Hitler”?
    Allora il mio professore di storia me l’ha raccontata proprio da culo, la storia.
    Queste cose mi fanno imbufalire.

  4. Cerex, anche su questo sono rimasto molto perplesso in effetti. Che Mussolini abbia ispirato Hitler è un rovesciamento storico azzardatissimo, revisionista. E anche un po’ sciovinista.

  5. “Da subito Hitler guardò al suo collega italiano, al potere stabilmente ormai da molti anni (definitivamente dal 1924-5 con le ‘leggi fascistissime’) come a un modello da seguire. Ma, soprattutto, il Führer vedeva in Mussolini un uomo degno di ogni ammirazione per la sua decisione e la sua statura politica. Il dittatore italiano era un uomo d’ azione, e lo aveva dimostrato con la sua energica presa del potere a Roma, che Hitler tentò di imitare, senza alcun successo, a Monaco nel 1923.”
    http://storiaepolitica.forumfree.it/?t=23203738

  6. Premetto che non intendo spendere parola sulla Mussolini, perché sarebbe fare pubblicità ad una persona che mi disgusta. Non intendo nemmeno parlare di presunti o reali revisionismi storici, né rievocare regimi totalitari morti più di mezzo secolo fa. Neofascisti e neonazisti esercitano la loro balorda esistenza perché si parla ancora di loro. Perché io di nostalgici dell’impero napoleonico non ne conosco, e se esistessero sarebbero sottoposti a TSO, come auspico un giorno accadrà per le figura di cui sopra.

    Vedi caro admin, il provincializzarsi e “parlare potabile” sta anche bene. Ma “potabile” è sinonimo di fottecazzoame vaffanculoachitemmurt pernacchiascureggia sborramisullaschiena? Mi pare di scorgere questo.

    Ma analizziamo un attimo il sunto di ciò che hai scritto? No? Fottesega a me. Lo dico lo stesso.

    Vent’anni di mediaset, di puttanocrazia, di isola dei famosi, di grande fratello e ciarpame televisivo sparso, hanno portato inesorabilmente alla diffusione di un analfabetismo dolce e una sorta di rivendicazione dell’orgoglio dell’Italiano medio. Quello che protesta per le tasse. Quello che su facebook scrive che si è rotto i coglioni della farfallina di Belen, ma che poi si spara un raspone a due mani sulle sue foto con il pancione.

    Vedi caro admin, Paolo Villaggio ci fece tanto ridere quando disse che La corazzata Potëmkin era una cagata pazzesca. Abbiamo applaudito anche noi, ci siamo commossi. Molti italiani hanno rivisto in quelle scene la rivincita dell’uomo medio sulla borghesia.

    Ma adesso basta. Nel senso: vengo anche io da una famiglia semplice, non siamo capitalisti. Però mi hanno insegnato a farmi avanti per la conoscenze e non per le conoscenze.

    Adesso basta dire ad alta voce che il patrimonio intellettuale e la madrelingua è una cagata pazzesca e che è roba da sfigati. Perché mi sono rotto IO il cazzo a vedere le pubblicità di Totti, dove passa il messaggio che un cazzo di semianalfabeta ostenta la sua ignoranza con orgoglio ma che comunque ha fatto i miliardi.
    Non sei una persona semplice, sei un fottutissimo ignorante.

    E mentre voi vi crogiolate a dire e a urlare che la cultura è una cagata pazzesca, gli “sfigati” secchioni vanno a farsi apprezzare all’estero, perché qui bisogna provincializzarsi.

    E ora zitti, che comincia un nuovo reality.

  7. Messere Andrea, rispondo a te e non a chi mi porta come esempi di storia una roba presa su Internet, tagliata in modo da evitare parti come “Il Duce era invidioso della potenza di Hitler e si vergognava di non esserne all’ altezza, proprio lui che aveva sempre sognato la gloria sui campi di battaglia”. Ma non importa.
    Rispondo a te per mostrare come un post come questo sia oltremodo scomodo (per chi lo scrive) ma soprattutto utile (per chi lo scrive). Il fine – non evidente? – non era certo caldeggiare una caduta linguistica e culturale (ulteriore). Da nessuna parte, nel post, si chiede questo. Si trattava invece di un semplice indicare la cacca del piccione sulla statua del condottiero amato e ammirato. Perché gli esempi che porti tu, di Mediaset, puttanocrazia e berlusconismo partono tutti dallo stesso punto: il culto della personalità. Il bisogno di qualcuno da adorare e da seguire. È questo che voleva portare, il mio scritto: l’emersione delle schiere ideologizzate e pronte a difendere il mito di turno. Serra come Vate, intoccabile perché è… perché è Serra, oh.
    L’aggancio al linguaggio era del tutto strumentale. Anche se, va detto: trombone è diventato trombone, prolisso, sempre più banale. Ma non è questo il punto.
    Da qui a vedere nelle mie parole un fine di decostruzione culturale e inno al pressapochismo linguistico… Diciamo che non solo siamo lontanissimi dall’aver colto il segno. Siamo – au contraire – vicinissimi a quello che era il mio obiettivo: stuzzicare gli animi più fondamentalisti. Quelli che sono davvero abituati a leggere solo la patina esterna delle cose. Colpa del Mediasettismo e della sottocultura fascio-italica, che ci richiede identificazione con l’eroe. Serra-eroe, in questo caso, confermo.

  8. Tutto sta nel fissare centro e periferia.
    Tramontate le barriere tra registri alti e bassi, la sociolinguistica la ridefiniamo ininterrottamente tu, io, Messere Iacca e chiunque ci preceda o si accodi.
    “Imbufalita” è spocchioso per UMC, ordinario per MaxZulli, icastico per la sottoscritta, signorile per Maria Teresa Valle.
    Tu sai quanto solleticanti siano per i miei sensi locuzioni come “inno al pressapochismo linguistico. Carmilla, di certo, preferisce delle rose.

  9. Grazie per avermi onorato di una risposta, caro admin.

    Provo a fare una replica intelligente. Provo? Mi butto? Sì dai. Mi pare morbido.

    Vedo che scrivi molto bene, mi piace molto. Deduco che piaccia anche a te: quindi ti dico cosa io ho imparato sulla comunicazione, purtroppo troppo tardi. Quando si comunica con una persona, noi siamo responsabili in tutto e per tutto del messaggio che il nostro interlocutore recepisce. Tu mi dirai che hai usato un linguaggio fruibile a pochi, sibillino enigmatico. Insomma, mi stai dicendo velatamente che mi hai indicato indicato la luna e io ti ho guardato il dito. E forse è vero. O forse no. Ma non è questo il punto. Il punto è che hai fatto passare il messaggio di cui sopra, e gli amici di Totti ti hanno battuto il cinque.

    E poi fammi mettere un attimo le mani avanti: a me di Serra fottesega.

    Probabilmente se hai scritto su di lui ne sai molto più di me. E molto probabilmente tuo malgrado stai contribuendo a rinforzare la corazza di consensi a Serra, a cui auguro che la giustizia intellettuale gli renda quanto a lui dovuto, esattamente come la auguro a te.

    Questo per dire che non sto prendendo le parti di nessuno. E che eri così impegnato a dire che per forza di cose ci siamo identificati con un presunto leader-eroe che non hai scorto il dietro le quinte del mio commento: e cioé che io commentavo più il presunto culto della mediocrità che ne ho scorto. Poi hai riforgiato il tutto come messaggio allegorico e voglio crederti, mi sembri in buona fede.

    Capitano spesso le incomprensioni, sai? Abbiamo identificato la rete e una tastiera per criticare ferocemente qualsiasi cosa. Che è esattamente quello che sto facendo io adesso.

    Ho impiegato 31 anni per liberarmi dagli eroi.

    Mi sono sbattezzato, giustificandolo come un gesto politico;

    Quest’anno rifiuterò la scheda e farò verbalizzare, dopo aver seguito Grillo, Di Pietro, e altri menestrelli del genere;

    Ho spaccato in due la tessera del supermercato.

    Ho tutte le donne ai miei piedi.

    Sì mamma. Vengo subito, mamma. Sì mamma, ora spengo il computer. Vado a riordinare la cameretta, mamma.

  10. Fatemi capire, “Si sta come, d’autunno, sugli alberi, le foglie.”
    non vuol dire che siamo in equilibrio precario su dei rami al freddo?

  11. Ti ringrazio per: “scrivi molto bene, mi piace molto”.
    Riguardo a: “Quando si comunica con una persona, noi siamo responsabili in tutto e per tutto del messaggio che il nostro interlocutore recepisce” è assolutamente vero, e te lo dice uno che si occupa di questo, oltre a sparare cazzate qua.
    È evidente che io sia responsabile del mio messaggio e di come lo si recepisce. Ma qui non ci stiamo allontanando da una pur elegante tautologia.
    Il mio fine – ribadisco – era esattamente far recepire quel che è stato (mi piace provocare determinate reazioni in chi mi legge, che non sono necessariamente quel che magari ci si aspetta. Chiamamoli esperimenti sociali? Chiamiamolo divertissement?) Avrai notato che non faccio parola dell’oggetto dell’analisi di Serra (la Mussolini). Evidentemente mi interessava altro. Che sembrava essere una sorta di critica aperta all’uso del linguaggio forbito. Alla luce dei fatti, tuttora, ti sembra quello il mio fine? O piuttosto far emergere reazioni? Reazioni le più varie, intendo. Comprese la tua, comunque misurata e ragionevole. Meno misurate le robe ricevute tramite email, da parte di “squadristi serriani”. Ed era a quelli che il mio post era rivolto. Esattamente come volevo arrivasse, a chi desideravo arrivasse.
    In questo senso ribadisco il tuo aver ragione: sono responsabile di come arriva il mio messaggio.
    Che poi è la prima cosa che tiene presente chi si arroga velleità satiriche.
    E grazie per la cortesia nei modi, apprezzo.

  12. Mi piacciono discussioni costruttive come queste. Per davvero. Mi fa dimenticare per un attimo che siamo alla deriva. Ho ottenuto una conclusione soddisfacente dalla discussione, quindi mi ritiro umilmente.

    Signori: è stato un piacere suonare con voi.

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