Comicità: seconda lezione

Vorrei riprendere un discorso cominciato tempo fa, circa la comicità.
Qualcuno ricorderà la mia passione per i baffi:

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martedì, marzo 23, 2010
Comicità: prima lezione.

Nella comicità ci sono precisi momenti-chiave nei quali occorre fare qualcosa per creare l’effetto risata – è noto ed intuitivo.
Il tempo è tutto.
Ma non tutto. Cosa voglio dire (oltre a manifestare un evidente bipolarità)? Che ci sono ulteriori elementi necessari per scatenare l’ilarità. Un paio di baffi, per esempio.
I baffi fanno ridere.
Ma quel che più fa ridere è pensare ai baffi.
Pensateci.
I baffi.

Dai, ora ricomponetevi.
Del resto erano solo… ahahahah!
Scusate.
Molto probabilmente questo deriva da un aggancio subcosciente, complesso ed armonico, al concetto infantile di…
No.
Un paio di grossi baffi.
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Oltre questo, c’è anche tutto un campionario di parole che – per loro stessa valenza comica – riescono a scatenare il riso. Ciò che occorre è semplicemente una decontestualizzazione.
Tra queste parole:
– Commercialista
– Citofono
– Culo
Cosa accomuna le parole summenzionate?
I più attenti avranno già notato che iniziano tutte allo stesso modo, vale a dire con “-“.
Ecco, questo intendevo con “elemento-sorpresa”.
E l’obiezione: “non si è mai parlato di elemento sorpresa” rafforza l’elemento sorpresa.
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Se dico: oggi vado dal commercialista non creo ilarità.
Se ci vado col culo di fuori già un sorriso lo tiro su.
Se poi il commercialista mi chiede come stia il mio citofono, ancora di più.
So già cosa state pensando: “E se il citofono avesse i baffi?”. Esatto, vedo che state entrando nel meccanismo.
Perché è una domanda nonsense. Come volete che stia un citofono? E’ un oggetto, Cristo Santo! Lo capite? Smettetela di chiedere del mio citofono, smettetela! Tutte le volte che scrivo di comicità, qua a chiedermi del citofono. Creando questo effetto demenziale che è uno degli elementi strutturali di un certo tipo di comicità. Ma il nonsense lo tratteremo la prossima volta, quando questo estintore smetterà di compiacersi.
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La prossima lezione parlerò di un altro elemento cardine della comicità, elemento che in questo post non è stato sviscerato perché merita uno spazio a sè: i tormentoni, vale a dire frasi o parole che in un testo o discorso ricorrono spesso, creando un effetto aspettativa che rassicura il lettore e di per sè muovono il riso. Ma di questo si tratterà la prossima volta: per oggi nessun esempio di tormentone, non mettiamo troppa carne al fuoco.

Invece, vi ho mai parlato dei baffi?
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Bene. Questo quasi tre anni fa. Il tempo vola, quando si è coscienti e vigili e non intubati ad una macchina come un vegetale.
Ecco, in quel caso il tempo non vola. Ma è difficile rendersene conto perché non si riesce a guardarsi l’orologio al polso.
Non il proprio.
Che poi, cazzo te ne fai di un orologio?
Visto? Questo è umorismo nero. E siamo arrivati alla seconda lezione.
Sì, ci metto tre anni a scriverne una, ma ho avuto da fare: mi sono allenato al lancio di cuccioli vivi nel fiume. È una specialità che sta prendendo piede anche da noi, ma per ora è limitata alla stagione estiva ed è un peccato. Ma si sa, l’Italia è sempre indietro.
Come funziona l’umorismo nero? Esattamente così: prendi un problema sociale, umano. Qualcosa che tocchi le parti più sensibili del nostro Io. Se si parla di sofferenza e dolore è perfetto. Se ci mettiamo anche elementi di coccolosità ed infermità facciamo Bingoloide. Che è un gioco nel quale puoi mettere i numeri a cazzo, tanto nessuno controlla e comunque non si capisce che numero sia uscito, se “gnenditre” o “gnendisette”.
Ecco, questo è umorismo nero e ho constatato sulla mia pelle che non è per tutti, anzi. Tante persone combattono con la furia di un crociato che ha perso la chiave della cintura di castità della moglie baldracca una guerra che sente giusta: la difesa dei deboli. Quando in realtà non capisce che non è il debole quello deriso ma l’infermità, la morte, la pochezza di questa vita. E il crociato, certo.
Abbiamo più volte toccato l’argomento, il fatto che solo scherzando liberamente su tutto si può avere davvero piena parità e considerazione di ogni essere umano e abbattimento di ogni idea di diversità. E comunque mi sono rotto le palle di dire sempre le stesse cose. Almeno fino a che non farò una guerra pure io, dopodiché potrò frantumare i coglioni a chiunque. Dando l’idea di profonda saggezza ed emanando la tipica puzza di vecchio che penso non sia altro che un mix di merda molle appena fatta e Aqua Velva.

So già cosa state pensando: “Fotte sega di questo che sto leggendo, spero solo di scopare stasera”. E la vostra ragazza già vi ha detto che esce con le amiche, dunque potete star certi che almeno una persona nella coppia farà sesso.
Insomma, in questa lezione abbiamo imparato che l’umorismo nero è qualcosa di importante a livello sociale ma soprattutto personale: serve a prendere coscienza delle brutture del mondo e a imparare a convivere con morte, malattie, solitudine, guerre e tutti gli altri doni che Dio ci sa regalare, quantomeno non impedendoli.
A proposito, se Dio esistesse gli direi che il suo peccato più grave è l’accidia.
Ma non mi risponderebbe. A conferma.

Costruire battute nere non è poi difficile. Il difficile è accettare che un ferro da calza possa ricevere più stima di un medico obiettore.
A proposito, devo ricordarmi di non gettare roba dal finestrino. L’altra volta il vigile mi ha multato e a nulla è valsa la mia rimostranza sul fatto che un feto ancora caldo non potesse essere considerato “rifiuto” tout court.
Mi sembrava offensivo per quel corpicino.

La prossima volta parleremo di comicità e giochi di parole.
Ma dovrete attendere almeno altri tre Annie.

 

 

3 risposte a “Comicità: seconda lezione”

  1. Spero per te che tra tre Annie tornerai a parlare di baffi.
    L’ho già scritto sul calendario 2016.. O meglio, ho scritto al 31 dicembre 2013 di scrivere al 31 dicembre 2014 di scrivere al 31 dicembre 2015 di scrivere a gennaio/marzo 2016 di ricordarti della tua promessa.

    P.S. Probabilmente il 31 dicembre ancora non avrò comprato* il calendario dell’anno successivo, quindi se nel 2016 tu sarai deceduto, in prigione, o in un polmone d’acciaio, non ricorderò quei buffi baffi.

    *chi diavolo compra i calendari? Sono anni che rubo quello di frate indovino nella cassetta della posta del vicino.

  2. Sui tormentoni avrei qualcosa da dire, ovvero ribadisco l’assoluta inutilità degli stessi.
    Nei baffi, però, l’ombra è sbagliata.

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