Loop

 

C’è uno alla radio, un artista di qualcosa, famosissimo e pieno di soldi.

Sono queste le persone che sembrano aver trovato la vera strada per la felicità. Dice che la sua vita va bene com’è. Certo, gli manca qualcosa. La casa, già, costretto com’è a spostarsi continuamente. In pratica non ha un luogo fisso e la cosa, alla lunga, gli è diventata sfibrante e gli va a togliere qualcosa di suo, di intimo: quel legame con un luogo che senti appartenerti e al quale appartieni, le quattro mura. Un uomo che paradossalmente ha anche perso il concetto di denaro: quello che gli entra gli esce, senza pensare troppo al domani, ché nella vita ci sono altre priorità. L’oggi, per esempio. Uno scollamento totale con la realtà sociale, che lo porta ad essere visto come corpo estraneo alla stessa.

Ho spento la radio e ho immediatamente pensato a quello che ha la villetta a schiera, che magari sogna una vita così, imborghesito invece com’è da una routine fatta di orari, lavoro, spesa da portare fuori e cane da far pisciare, che pagherebbe oro per poter vivere in alberghi, vedere ogni giorno gente nuova, non sapere in che letto dormirà domani.
Ma subito dopo mi sono raffigurato quello che possiede una mansarda di 40 mq, con tetto spiovente fino alle caviglie, cinquanta gradi d’estate e finestrella buona solo perché troppo stretta perché ci passino le zanzare. Che darebbe un braccio per una villetta come quella, un giardinetto nel quale coltivare il basilico (o altra erba comunque buona), una macchina in garage.
Ma appresso, ho pensato a quello che è in affitto da tutta la vita, precario e nessuno che gli accordi un cazzo di mutuo perché “le garanzie, signor, Rossi… le garanzie…”, che manco si chiama Rossi poi ma chi se ne fotte, che questo mese no, non arriva a pagare l’affitto e teme, a quarant’anni, di dover tornare da mammà, al paese. E farsi mantenere da una pensionata che credeva di potersi fare gli ultimi anni pensando ad un figlio sistemato.

Che poi, c’è il passaggio ulteriore: il poveraccio che non ha manco famiglia. Quello che – cazzo gli sarà capitato nella vita – vedi nel parco, con il carrello della spesa rubato al supermercato, che trascina tutta la sua vita dentro due grossi sacchi. Che quella possibilità di tornare a casa non l’ha, non avendo nessuno. Cosa mai darebbe – se avesse qualcosa – quell’uomo, pur di poter avere una stanza, pure piccola, sua? Eppure, se gli parli, ti sorprende.

Sono queste le persone che sembrano aver trovato la vera strada per la felicità. Dice che la sua vita va bene com’è. Certo, gli manca qualcosa. La casa, già, costretto com’è a spostarsi continuamente. In pratica non ha un luogo fisso e la cosa, alla lunga, gli è diventata sfibrante e gli va a togliere qualcosa di suo, di intimo: quel legame con un luogo che senti appartenerti e al quale appartieni, le quattro mura. Un uomo che paradossalmente ha anche perso il concetto di denaro: quello che gli entra gli esce, senza pensare troppo al domani, ché nella vita ci sono altre priorità. L’oggi, per esempio. Uno scollamento totale con la realtà sociale, che lo porta ad essere visto come corpo estraneo alla stessa.

E ho riacceso la radio.

7 risposte a “Loop”

  1. Lo trovo ormai un sistema ad assegnazione ampiamente pronosticabile. Sono i grossi a vincere, specie se possono contare su community precostituite.
    Il Verona oggi non potrebbe mai rivincere uno scudetto.Va bene così.

  2. Beh, non c’è da dire molto , hai centrato in pieno il concetto del “manca sempre qualchecosa”, anche il mega miliardario senza problemi si sente un filino insoddisfatto (il disoccupato con lo sfratto avrebbe qualcosa da dire in proposito,forse).
    per quanto riguarda i macchianera fai bene , non bisogna essere bastardo per forza, altrimenti diventa un lavoro.

  3. Bel post, ben scritto, ben ideato.
    Dovrei farlo leggere al tizio che prova a vendermi fazzoletti al semaforo. Giusto per fargli capire chi è il vero poveraccio.

  4. Ero già abbastanza depresso prima…
    Sbattermi in faccia il mio passato, il mio presente e il mio futuro, non aiuta.

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