Lacrime a mare

Piangere in quel momento avrebbe mostrato, a me stesso prima che agli altri, il mio lato sensibile, la mia vulnerabilità, il mio essere comunque persona con la capacità di commuoversi di fronte un amico – un vero amico, di quelli sinceri, disinteressati, unici – che se ne va e che sai non rivedrai mai più.

Era il “mai più” a costituire una mazzata emotiva immane. Ne ero consapevole, sapevo che era quella l’occasione vera per mostrare cosa si aveva davvero in corpo, senza più voler trasmettere la solita immagine da “duro”, “cinico”, “spietato”. Davvero ero di fronte a quelle situazioni nelle quali puoi essere totalmente te stesso, dismettere ogni corazza. E quei sentimenti che provi e che tieni compressi in qualche angolo della tua mente, finalmente accompagnarli al di fuori, farli diventare espressioni, abbracci, lacrime.

E così, quel che in quell’istante avevo in testa, mentre lui si accomiatava da me per l’ultima volta (“Non tornerò mai più qui, tu sai che è l’ultima volta che ci rivedremo, sono troppo malato per affrontare un altro viaggio tanto lungo“), quel che solo riuscivo a pensare in quegli istanti che mille volte avevo visto romanzati al cinema, magari accompagnati da struggenti violini in sottofondo e scenari di anonime stazioni e viavai di comparse senza volto, il mio solo pensiero in quell’istante fu: “Ma perché cazzo non mi viene da piangere?”

Niente, manco per Cristo. Nulla.

Quello che mi bloccava era proprio il pensiero che non ci fosse niente a poter fermare la mia commozione: non avevo alibi.

Insomma, se non piangevo in quel momento significa che davvero ero un gran pezzo di merda. E la cosa mi colpiva al punto da spostare totalmente il fuoco della stuazione non più sull’amico che andava via per sempre ma su di me.

E allora presi atto che la mia immagine di “cinico”, di “spietato”, altro non era che la mia proiezione dell’essere realmente “cinico”, “spietato”. Altro che paradossi: “Uno che fa tanto il freddo in realtà nasconde delle fragilità che…”. “Fragilità” stocazzo. Le lacrime non mi escono, non escono!

Ho verificato di possedere una seconda corazza, stavolta fusa con la mia stessa anima, sotto quella che avevo cercato di accantonare per un attimo.

Mi sa che sono Wolverine.

 

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