Vieni qua figliolo, ti racconto come si divertiva nonno…

Ho letto un articolo su Repubblica:

In sintesi la cosa è nata tra i nerd della Silicon Valley: questi ragazzi si inventano giochi tipo il reverse shoplifting, nei quali piuttosto che rubare inseriscono, senza farsi vedere, un prodotto in un negozio che il titolare dell’esercizio può rivendere, oppure costruiscono segretamente giochi per bambini, o ancora si sparano con sofficissimi proiettili di gomma piuma.
Sull’articolo si parla di “bande di giovani alla ricerca in un modo originale di creare comunità in un epoca in cui proprio i mezzi digitali rischiano di isolarli dal contatto umano diretto“.

Trovo il tutto socio-antropologicamente rilevante: in un’epoca nella quale si rischia l’autoemarginazione da social media, il ritorno ad ancestrali strutture giovanilistico-tribali potrebbe essere salutare per chi si cimenta in queste forme ludiche di contatto umano.

Ma scopare?

3 risposte a “Vieni qua figliolo, ti racconto come si divertiva nonno…”

  1. Hai ragione, ma pensa ad una cosa:

    anni fa era sufficiente un pallone, un prato, qualche amico e ci si divertiva così. Adesso no. Hanno recintato i buoni vecchi campetti da calcio per noleggiarli a costi stratosferici. L’unica forma ludica è entrare in qualche sport competitivo dove sei ipercontrollato e maniacalmente uniformato agli altri. Dovremmo domandarci come mai questi giovani si sono ridotti così perchè ammettiamolo, non è proprio tutta colpa loro…

    Dai, parliamo male della chiesa, e a ragione, ma ci dimentichiamo che quando erano aperti gli oratori i ragazzi e i bambini riuscivano ad esprimersi più liberamente. Adesso chiudono perchè qualche deficiente di genitore gli fa causa per una sbucciatura al ginocchio…

    Ormai a parte rincoglionirsi di televisione, playstation e bevande ultraenergetiche non fanno. Gli Emo non sono una sottocultura dei giovani, sono uno stadio successivo dell’umanità. L’evoluzione successiva potrà essere una sola, e paragonata al risultato di una lobotomizzazione

    Cazzo, scusate la predica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.