Un uomo entra in un caffè. Non ne esce più.

Il caffè è una bevanda ottenuta dalla macinazione di semi preintagliati a mano da piccolissimi indigeni sottopagati.

Scarsa la diffusione dei semi da caffè con intaglio a croce

E’ parte della famiglia botanica delle Rubiaceae, un gruppo di angiosperme che comprende oltre 600 generi e 13.500 specie, dall'”Arabica Illy” alla “porcheria che prepara mia moglie“.

Commercialmente le diverse specie di origine sono presentate come diverse varietà di caffè e le più diffuse sono l'”arabica” (Coffea petroleum turbantis) e la “robusta” (Coffea cazzutae).

La specie che è stata usata per prima è la Coffea arabica, una pianta originaria dell’Etiopia e in seguito diffusasi nello Yemen, luogo in cui, peraltro, si ebbero le prime tracce storiche del consumo della bevanda, nel lontano 1450 tra i seguaci del sufismo, da cui la nota canzone:  “l’esercito del suf“.

Scusate.

Esistono molte leggende sull’origine del caffè.
La più conosciuta racconta di un pastore chiamato Kaldi che portava a pascolare le capre in Etiopia. Un giorno queste, incontrando una pianta di caffè, ne cominciarono a mangiare le bacche e a masticare le foglie.
Arrivata la sera le capre anziché dormire si misero a vagabondare con energia e vivacità, ma soprattutto smisero di prendere le anfetamine per studiare di notte Diritto Privato.
Al mattino erano ancora su di giri.

Nella foto una capra ormai matura

Oggi il caffè è una sorta di rito in tutti i paesi occidentali: servito in cartone negli USA o in tazzine di Barbie in Italia, trova la comune caratteristica nell’assoluta inutilità dal punto di vista nutrizionale.

Esperti hanno studiato questa fenomenologia da rituale collettivo, traendo conclusioni molto interessanti. Peccato siano falsate da eccessiva ingestione di caffè.

Nell'immagine gli orribili effetti mutageni derivanti da eccessiva ingestione di caffè. Accanto alla paziente mutante, un cordiale medico.

Tra i comportamenti più curiosi osservati, lo sventolamento ad oltranza di piccole bustine contenenti zuccheri da miscelare sapientemente all’interno dell’infuso di caffè. Pare che questa compulsiva forma di ipercinesia non possa essere controllata – forse a causa dei fumi del caffè stesso, in grado di confondere i soggetti osservati.

Il fenomeno è tanto più grave quanto più alto il numero dei presenti dotati di medesimo equipaggiamento:

tazzina + caffè + bustina + cucchiaino + compulsione + argomento banale di discussione.

potrebbe non essere zucchero
Molto interessante, infine, la capacità di questo infuso di sciogliere le ritrosie femminili quanto a ingestione di calorie: pare che lo zucchero nel caffè sia ampiamente accettato a livello inconscio anche da una taglia 46 tendente all’espansione. La stessa che pasteggia a lattuga e rucola per tutto il giorno. La stessa che poi ingerisce otto caffè. La stessa che si chiede come sia possibile ingrassare nonostante non si butti giù nulla che vada oltre l’aspetto asfittico di un sedano. La stessa che ora mi sta di fronte, sventolando l’ennesima bustina, che finalmente ho capito essere una sorta di bandiera bianca circa la prova-costume.

 

 

2 risposte a “Un uomo entra in un caffè. Non ne esce più.”

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