Genesi di un’idea

Questo post nasce per spiegare come nascano delle idee. E come queste poi possano (o meno) sfociare in post collettivi.

Si parte in chat da una boiata di qualcuno (Orio in questo caso) e da là si prende la deriva.

La notizia: l’assegnazione del Nobel per la pace.

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[15:07:43] orio: (*) Assegnato ad un cinese il Nober per la pace.
 [15:07:52] Castorovolante: che cagata orio!
[15:07:53] Castorovolante: 😀
[15:07:56] orio: 😀
 [15:08:15] alex: (*) Assegnato ad un cinese il Nober per la pace.(rofl) (rofl) (rofl) (rofl) (rofl) (rofl) (rofl)
 [15:08:28] orio: sono un cazzone, lo so.
 [15:08:58] Castorovolante: (*) Assegnato ad un cinese il nobel per la pace. Così come predetto dal biscotto della fortuna.
[15:08:59] orio: voglio una battuta razzista, cazzo!
 [15:09:08] – UOMOMORDECANE: razzista
[15:09:09] – UOMOMORDECANE: sì
[15:09:15] orio: fascistoide!
[15:09:21] orio: pregiudizio!
[15:09:30] – UOMOMORDECANE: (*) Finalmente assegnato ad un cinese il nobel per la pace. Lo impana e lo frigge.
[15:09:32] alex: e tu: sapevo che prima o poi l’avresti postata
[15:09:48] orio: (*) Assegnato ad un cinese il nobel per la pace. E’ più piccolo.
[15:10:26] – UOMOMORDECANE: (*) Finalmente assegnato ad un cinese il nobel per la pace. Ne fa una copia imprecisa.
[15:11:02] orio:  (*) assegnato ad un cinese il nobel per la pace. facile quando te ne stai tutto solo in cella.
[15:11:18] Castorovolante: (*) Assegnato ad un dissidente cinese il nobel per la pace. Condannandolo all’ergastolo.
[15:11:23] – UOMOMORDECANE: (*) Finalmente assegnato ad un cinese il nobel per la pace. Un passo avanti verso una vera integrazione di quei simpatici musi gialli. (E’ poco razzista, ne convengo).
[15:11:25] Abulafia: (*) Assegnato ad un cinese il nobel per la pace. Nella speranza che la contraffazione gli dia un senso
[15:11:41] – UOMOMORDECANE: questa chat salviamola, vi prego
[15:11:45] Castorovolante: (*) Assegnato il nobel per la pace ad un dissidente cinese. Indignato il Governo: “Ehi, ma lui è come me!”.
[15:11:45] orio: (*) Assegnato ad un cinese il nobel per la pace. Ha vinto per uno sputo.
[15:12:25] Castorovolante: (*) Assegnato il nobel per la pace ad un dissidente cinese in carcere. Una vittoria agrodolce.
[15:12:39] – UOMOMORDECANE: (*) Finalmente assegnato ad un cinese il nobel per la pace. Bah, il mio cane è più pulito.
[15:12:46 | Modificato 15:12:48] Abulafia: (*) un cinese vince il nobel per la pace. Lavorando in nero per ottenerla.
[15:13:06] – UOMOMORDECANE: (*) Finalmente assegnato ad un cinese il nobel per la pace. Lo conserverà nel suo sottoscala.
[15:13:34] orio: (*) Assegnato il nobel per la pace ad un dissidente cinese in carcere. Ora ha un organo superfluo in più.
[15:13:44] – UOMOMORDECANE: (*) Finalmente assegnato ad un cinese il nobel per la pace. Costruito da bambini vietnamiti.
[15:14:06] – UOMOMORDECANE: (*) Finalmente assegnato ad un cinese il nobel per la pace. Speriamo si dia una lavata quando andrà in Svezia. (Non so perchè mi escano tutte sulla pulizia. Sarà che si avvicina sabato ed è tempo della mia doccia settimanale). (Sono cinese dentro).
[15:14:21] – UOMOMORDECANE: bastaaaaaaaaa battuteeeeeeee
[15:14:22 | Modificato 15:14:29] Abulafia: (*) Assegnato a un dissidente cinese il Nobel Per la Pace. A Oslo non sanno più che cazzo inventarsi
[15:14:24] orio: (*) Assegnato ad un dissidente cinese il nobel per la pace. Anche loro hanno il loro pericolo giallo.
[15:14:56] – UOMOMORDECANE: (*) Finalmente assegnato ad un cinese il nobel per la pace. Lo meritava? Non so. Comunque sa friggere bene.
[15:15:14] – UOMOMORDECANE: (h)
[15:15:14] orio: (*) Assegnato ad un dissidente cinese il nobel per la pace. Giallo ad Oslo.
[15:15:19] – UOMOMORDECANE: dai
[15:15:22] – UOMOMORDECANE: questo il prossimo post
[15:15:26] – UOMOMORDECANE: la chattata
[15:15:30] – UOMOMORDECANE: daidaidai
[15:15:38] Castorovolante: (*) Premio Nobel: Ancora una volta ignorato ingiustamente il Governo cinese.
[15:15:38] orio: mmmm
[15:15:41] Castorovolante: mmmmm
 [15:15:49] Castorovolante: questa chattata non mi esalta
[15:15:51] – UOMOMORDECANE: è bellissima
[15:15:54] – UOMOMORDECANE: merde!
[15:15:59] – UOMOMORDECANE: Siete merde!
[15:16:02] – UOMOMORDECANE: capre!

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Del post poi non se n’è fatto nulla.

Si noti il conclusivo, personale moto di stima nei confronti dei miei colleghi.

Madonna Benedetta dell’Incoroneta

Breve pausa dalla bio su Gandhi. Si resta in tema di pace/pacifismo/mobili da giardino.

La pace è “condivisa armonia ed assenza di tensioni e conflitti”. Un po’ quello che ti dicono alla cerimonia di matrimonio, quando tu invece sai come andrà a finire.

Il termine “pace” deriva dal latino pax ed è il contrapposto di bellum (guerra). Ma non per alcuni dialetti del Medio Oriente.

Secondo Wikipedia il pacifismo può avere basi etiche (la convinzione che la violenza sia moralmente sbagliata) oppure pragmatiche (quella brodaglia nera che sta sottoterra).

La famosa bandiera della pace a strisce colorate viene riconosciuta ormai in tutto il mondo. Ma in Cina e Corea del Nord la tv è ancora in bianco e nero, e questo spiega molte cose.
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Sul pacifismo siamo pesantemente qua, come detto.

Avrei voluto mettere una vignetta con un grosso camion di bitume sullo sfondo e Lino Banfi che commenta: “ecco come si porta la pece nel mondo, porca puttèna“. Ma me l’hanno sconsigliato. Troppo intellettuale.

Le grandi biografie: Gandhi (terza parte)

Gandhi durante una manifestazione pacifista

Quando nel 1905 il Congresso Indiano sfida per la prima volta l’Impero britannico con un boicottaggio di tutte le merci britanniche, Gandhi vi aderisce con una campagna poderosissima: smette di bere the verde inglese.

L’anno successivo crea il Corpo Sanitario Indiano per portare assistenza nella guerra contro gli zulu: cura personalmente migliaia di gonnellini di paglia feriti.
Al suo ritorno dalla guerra il governo del Transvaal vota una nuova legge, di chiaro stampo razzista, che obbliga gli indiani residenti nel Transvaal ad essere schedati. L’ingiustizia della legge non era meno evidente per l’essere, quegli indiani, schedati perchè proprio stupratori e assassini. Ma si sa, Gandhi è fatto così e la vede come una cosa razziale, che volete che vi dica.

Durante una protesta all’Empire Theatre of Varieties di Johannesburg, l’11 settembre 1906, Gandhi adotta per la prima volta la sua metodologia della satyagraha, chiamando i suoi compagni a sfidare la nuova legge e a subire le punizioni previste, senza ricorrere alla violenza: vengono scagliate bombe d’acqua (poca acqua), usati mitra giocattolo (ma era consentito fare PUMPUM forte con la bocca) e soprattutto, portata avanti una durissima forma di lotta consistente nel lustrare malissimo le scarpe dei poliziotti.

Il piano porta ad una lotta che dura sette anni. Sette, come i nani. La coincidenza viene notata solo un centinaio di anni più tardi, dallo scrivente, che la riporta nella sua biografia sul blog, citando se stesso autoreferenzialmente e citando questa citazione auto-autoreferenzialmente, creando un curioso effetto demenziale che fa dimenticare l’idiota aggancio alla cosa dei nani.
Migliaia di indiani, tra cui Gandhi, e molti cinesi, per preconcetta e giustificatissima antipatia verso quei cazzo di musi gialli, vengono imprigionati e frustati per aver scioperato, per aver bruciato la propria carta di registrazione o per il solo stracazzo di fatto di essere cinesi (parlo dei cinesi). Alcuni di essi saranno persino uccisi ma si sa, i cinesi non possono morire.

Nel 1908, durante la sua prima prigionia, Gandhi legge il libro Disobbedienza civile di Henry David Thoreau, non lo capisce, se lo fa spiegare, non lo capisce ancora, ripiega su Fabio Volo, non lo capisce, guarda il film e finalmente qualcosa arriva. L’anno successivo inizia una corrispondenza con Lev Tolstoj che dura fino alla morte di quest’ultimo (1910), il quale si toglie la vita pur di non leggere più quelle pallosissime lettere.

La disobbedienza culmina nel 1913 con lo sciopero e la marcia delle donne indiane. Erano tutte in perfetta fila.
Malgrado il successo della repressione dei manifestanti indiani da parte del governo sudafricano, l’opinione pubblica reagisce con vigore ai metodi estremamente duri applicati contro i pacifici manifestanti: si gira dall’altro lato. Finalmente il generale Jan Christiaan Smuts viene obbligato a negoziare un compromesso con Gandhi. I matrimoni misti ridiventano legali (ci si può dunque di nuovo sposare tra uomini e donne e le vacche sacre un po’ ci restano male) e la tassa di tre livre (equivalente a sei mesi di salario) imposta agli indiani che vogliono diventare lavoratori liberi, viene abolita: ora cominciano a potersi chiamare “disoccupati” come nelle altre nazioni civili.

Dopo aver lasciato definitivamente il Sudafrica nel 1914, giunge in Inghilterra al momento dello scoppio della guerra contro la Germania: offre il suo aiuto nel servizio di ambulanza, ma una pleurite mal curata lo costringe a ritornare in India. Quando si dice “basta il pensiero”.
Vi giunge il 9 gennaio 1915: sbarca nel porto di Mumbai dove viene festeggiato come un eroe nazionale. L’avevano scambiato per un giocatore di cricket. Il leader del Congresso indiano Gokhale gli suggerisce un anno di “silenzio politico”, nel corso del quale è invitato a viaggiare in treno per conoscere la vera India. Un modo come un altro per mandarlo affanculo, che Gandhi accetta perchè non capisce dove stesse la fregatura e decide di percorrere il paese in lungo e in largo, di villaggio in villaggio, per incontrare l’anima indiana e conoscerne i bisogni. Così per tutto il 1915, Gandhi viaggia per conoscere la condizione dei villaggi indiani il cui numero si eleva a 700.000. Non era granchè manco a farsi due rapidi conti e la pianificazione dei percorsi senza il TomTom era davvero un’impresa.

Nel maggio 1915 fonda un âshram nella periferia di Ahmedabad vicino al fiume Sabarmati, e già per questo uso di nomi indiani si capisce che sto prendendo tutto da Wikipedia, confenendo alla narrazione un tono più elevato ma di fatto annullandolo con questa precisazione. Qui alloggiano 25 uomini e donne che hanno fatto il voto di verità, di celibato, di povertà, di castità, di servire il popolo indiano e d’ahimsa. Per chi si stesse chiedendo cosa fosse questo voto, è quello che ti chiede di non scopare. Eh? No, quello di castità dicevo. Quello d’ahimsa non lo so, a me fa specie quell’altro.

[continua]

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L’intera saga di Gandhi, rielaborata e rimbecillita qui:
Parte 1Parte 2Parte 3Parte 4Parte 5Parte 6Parte 7

Le grandi biografie: Gandhi (seconda parte)

Questi ed altri episodi convincono Gandhi a dover prendere parte attiva nella lotta contro i soprusi a cui sono sottoposti i cittadini indiani nel Natal. Tipo il ritrovarsi i crackers tutti rotti (il trasporto a mezzo elefante si rivelerà devastante anche negli anni successivi), le carie dentali (particolarmente dolorose nel Panjab) e l’incivile e barbara usanza tutta indiana di potersi accoppiare solo con animali diversi dalle vacche sacre.

Con non altrettanto riguardo Gandhi rivolgeva alla situazione della gente di colore nel paese, anzi nella raccolta dei suoi scritti (Collected Works of Mahatma Gandhi, Vol. 89, prima delle cover di Giovanni Allevi) se ne possono trovare diversi in cui il Mahatma stesso rivolge definizioni razziste verso i nativi africani, in cui i “kaffirs” (neri) vengono definiti come incivili, ignoranti, animali. Nonchè “negri del cazzo”, ma si pensa questa sia un’aggiunta postuma ad opera di ignoto ammiratore. “La sola ambizione dei kaffirs è raccogliere una certa quantità di bestiame con cui comprare una moglie e poi passare la loro vita nudi, nell’indolenza. Sono degli sfaticati, una specie di umanità quasi sconosciuta tra gli indiani”. Per queste affermazioni Gandhi non potè più giocare negli Harlem Globetrotters.

Nel 1893 Gandhi fonda il Natal Indian Congress di cui diviene il segretario. Questa organizzazione trasformerà la comunità indiana in una forza politica omogenea. Del resto nel direttivo c’era solo lui. L’altro, tale Wahalter Welthroni pare abbia abbandonato dopo un breve interregno del quale non si ha notizia ma solo alcuni libri, tra cui il celebre: “Che cos’è la politica”, più che un saggio una disperata domanda alla quale non ha saputo dare risposta.

Nel 1899 inizia la Seconda guerra boera: il popolo era stufo di vincere solo ogni 5 cioccolatini e chiese di più.
Gandhi dichiara che gli indiani devono sostenere lo sforzo della guerra se vogliono legittimare le loro richieste. Alla fine della guerra, però, la situazione degli indiani in Sudafrica non migliora e tende anzi a peggiorare. Gandhi si dimostra un idiota nell’arte della guerra. Il fisico avrebbe dovuto fargli intuire qualcosa.

Nel 1901 ritorna da solo in Sudafrica, dopo aver girato l’India vestito come un povero pellegrino, in treno su carrozze di terza classe. Stavolta manco ci prova ad imbucarsi nella prima.

Nel 1903 acquista 100 acri a Phoenix, presso Durban, dove si stamperà da solo un giornale e dove risiederanno la sua famiglia e i suoi collaboratori. Avete presente “Il Campanile” di Clemente Mastella? Beh, uguale. Qui, tutti i membri della comunità, compresi i redattori di Indian opinion partecipano ai lavori agricoli e sono retribuiti con lo stesso salario indipendentemente dalla nazionalità o dal colore della pelle. Avete presente “Il Campanile” di Clemente Mastella? Beh, diverso. La fattoria di Phoenix è il primo modello di ashram in cui si pratica, in un regime di vita monastico, la povertà volontaria, il lavoro manuale e la preghiera. Avete presente “Il Campanile” di Clemente Mastella? Nemmeno io.

Nel 1906 fa voto di castità (brahmacharya) per affrancarsi dai piaceri della carne, elevare lo spirito e liberare energie per le attività umanitarie. Un modo come un altro per fare accettare alla moglie che non gli tirasse più.

Gandhi comincia proprio in questo centro di preparazione spirituale la pratica del digiuno e smette di consumare latte. Del resto il seno della moglie era diventato praticamente colla. Si taglia da solo i capelli e pulisce le latrine, attività che in India era riservata alla casta degli intoccabili, chiamati così per l’appunto dopo che avevano finito di lavorare, mica per altro. Incita anche sua moglie e i suoi amici a fare la stessa cosa ma loro si limitano a scacazzargli per tutta la casa. Così, per mostrargli apprezzamento.
[continua]

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L’intera saga di Gandhi, rielaborata e rimbecillita qui:
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