Le grandi biografie: Gandhi (sesta parte)

Qual è il legame tra Gandhi e questa ragazza? Ma soprattutto: ce ne fotte qualcosa?

Nell’estate del 1934 ci saranno tre tentativi di assassinio di Gandhi, che miracolosamente schiverà tutti e tre gli sputi.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale (1939) Gandhi offre un appoggio morale non-violento allo sforzo di guerra britannico, che apprezza molto ma inspiegabilmente preferisce puntare sui bombardieri.

Gandhi però fa marcia indietro e dichiara che l’India non può partecipare a una guerra il cui scopo sia la libertà della democrazia, affermando al contempo che avrebbe contribuito alla guerra solo se gli inglesi avessero proposto un piano per riconoscere agli indiani la libertà. Per questo viene insignito della tessera “io ti dò se tu mi dai”, consegnatagli da un giovanissimo e sconosciuto Clemente Mastella. 

Il governo britannico non cede. Gandhi intensifica le sue richieste di indipendenza organizzando grandi manifestazioni non violente di protesta, che però si riveleranno inefficaci vista la poca incisività della telepatia. 

Gandhi viene arrestato. Patisce le più grandi disgrazie affettive; il suo consigliere di 42 anni Mahadev Desai muore per un arresto cardiaco, così come sua moglie Kasturba, stesso attacco. La cosa fa balenare sospetti a Gandhi, soprattutto con il terzo misterioso arresto cardiaco che gli infligge la perdita più grave, quella del suo amatissimo orsacchiotto di pezza (Il Signor leprotto). 

Per reazione, Gandhi digiuna per 21 giorni, che è un po’ come rifare la punta alla matita se buchi una gomma in autostrada, ma lui era fatto così. 

Gandhi viene rilasciato il 6 maggio 1944 per poter essere sottoposto ad un’operazione: è gravemente ammalato di dissenteria. Voi non immaginate quanto un uomo tanto minuto possa così tanto scacazzare. Le guardie carcerarie sì. 

Malgrado la violenta repressione abbia portato in India una calma relativa, alla fine del 1943 il movimento “Quit” riesce a fermare il sistema operativo India. 

La pessima riuscita di questa battuta nerd priva di ogni credibilità l’aggancio al passaggio successivo, costringendo lo scrivente ad una complicatissima manovra diversiva. Che si concretizzerà nell’inserire l’immagine a capo di questo pezzo. 

Il nuovo Primo Ministro britannico Clement Attlee (succeduto a Churchill) annuncia che il potere verrà trasferito in mano agli indiani, aggiungendo alla lettera moltissimi smileys tristi. 

Gandhi annuncia allora la fine della lotta e circa 100.000 prigionieri politici vengono liberati. Finalmente possono morire di fame e stenti fuori dal carcere. 

Il Regno Unito decide di concedere la piena indipendenza alla sua colonia e, il 24 marzo 1947, profumi di quart’ordine vengono diffusi in tutti i discount dell’impero. 

Dopo l’indipendenza si creano forti tensioni politiche tra Pakistan e India, oggi per fortuna completamente risolte. Qui dovete sforzarvi di immaginare la faccia della Iena Enrico Lucci mentre fissa la telecamera. 

Il 13 gennaio 1948, all’età di 78 anni, Gandhi inizia il suo ultimo digiuno a Delhi. Chiede che la violenza tra le comunità cessi definitivamente. Il digiuno, stranamente, non li convince. 

A questo punto Gandhi smette il digiuno bevendo un succo di arancio. Storiche le sue parole: “due stuzzichini?” 

[continua]

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L’intera saga di Gandhi, rielaborata e rimbecillita qui:
Parte 1Parte 2Parte 3Parte 4Parte 5Parte 6Parte 7

4 risposte a “Le grandi biografie: Gandhi (sesta parte)”

  1. All’inizio, con i tre attentati, ho sperato.

    (Questo, fra l’altro, avrebbe anche giustificato la foto esultante all’inizio, ma niente. E ‘sta cosa del diversivo mica mi convince).

    Comunque sento la fine. Provo a indovinare: muore salendo a bordo del volo United Airlines 175 e dirigendosi verso il cockpit.

  2. Quale legame: la lingerie fabbricata dalle piccole dita di piccoli schiavi indù?

  3. Grazie Ami, io copio-incollo da Wikipedia pari pari.
    Silas, siamo quasi alla fine, dai.
    Forse.
    MCV: io mi sento molto legato a quella immagine. Direi che questo basta.

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