Le grandi biografie: Gandhi (quinta parte)

Gandhi mentre percuote un bambino che l’aveva chiamato “pelato”.

In poco tempo Gandhi diventa il leader del movimento anticoloniale indiano, e nel 1921 diventa il presidente del Partito del Congresso. Il possedere tre televisioni l’avrebbe senz’altro favorito ma la sua forza sta proprio nel riuscire a farne a meno. La cosa non attecchirà dappertutto.
 
Gandhi allarga il suo principio di nonviolenza al movimento Swadeshi puntando all’autonomia e all’autosufficienza economica del paese, attraverso l’utilizzo dei beni locali. Ma il colera non ha un gran riscontro sul mercato.
“Swadeshi” significa “autosufficienza” dell’India dall’economia inglese, ed è tuttora rimasta una parola del tutto campata in aria.

Inizia così il boicottaggio dei prodotti stranieri, in particolare di quelli inglesi, primo tra tutti lo humor britannico, come quello di questa battuta, che infatti non vedrà mai la luce in India.
 
Nel febbraio 1922 nella città di Chauri Chaura un corteo di manifestanti, provocato dalla polizia britannica, reagisce furibondo massacrando e ardendo vivi ventidue poliziotti. Che per questo rifiuteranno le tradizionali foto di rito con i turisti.

Gandhi il 10 marzo 1922 viene arrestato e processato con l’accusa di sovversione. Si dichiara colpevole e chiede il massimo della pena: pessimo momento per applicare la psicologia inversa. Viene condannato a sei anni di prigione. Ne sconterà solo due per un errore di conteggio delle lineette disegnate sulla parete della cella.

Gandhi si astiene dal provocare agitazioni durante la maggior parte degli anni venti, preferendo risolvere i problemi con il dialogo e i rottweiler.
Moltiplica anche le iniziative contro la segregazione degli intoccabili, l’alcolismo, l’ignoranza e la povertà. Nulla da fare per risollevare le sorti della Sambenedettese.

Nel marzo del 1930 intraprende una campagna contro la tassa del sale e contro tutte le becere battute su quanto fosse salata.
Questa campagna, una delle più riuscite della storia dell’indipendenza non-violenta dell’India, viene brutalmente repressa dall’impero britannico, che reagisce grattando via tutto il sale dai crackers (già danneggiati dal trasporto a mezzo elefante, vedi parte 2).

Durante il suo periodo europeo, Gandhi visita anche l’Italia dove incontra, tra gli altri, Benito Mussolini, che dopo le fallimentari campagne di Grecia ed Abissinia tenta di conquistare almeno quel mingherlino. Sarà l’ennesima disfatta.

Gandhi torna in India nel 1932 e viene di nuovo arrestato. Pessima, pessima idea quella di dire ad un poliziotto di Chauri Chaura “ha da accendere?”. Gandhi intraprende in carcere un digiuno ad oltranza per protestare contro il provvedimento del governo MacDonnald, circa la scelta di eliminare i cetriolini dai Big Mac.

Nel 1934 Gandhi si ritira dalla vita politica ma continua forte il suo impegno civile presso il locale bocciofilo.

[continua]
________________
L’intera saga di Gandhi, rielaborata e rimbecillita qui:
Parte 1Parte 2Parte 3Parte 4Parte 5Parte 6Parte 7

10 risposte a “Le grandi biografie: Gandhi (quinta parte)”

  1. (Ma dici che Mussolini ha cercato di conquistare Gandhi nel senso di sedurlo?)

    Comunque adesso ho capito perché hai tolto il pulsante per tradurre il blog.

  2. [ Inter nos, ho le risposte alle vs domande, avendo avuto due dritte in anteprima, da un amico nella polizia che effettua intercettazioni sulle telefonate di Max
    – Gandhi muore. Sicuro al limone. Lo diceva un interlocutore di Max che giura fosse uno scherzo.
    – la dinamica? Per una serata di raccolta fondi in un teatro, Gandhi invita i leader di mezzo mondo tra cui Mussolini, un sosia pelato di Arcore, Hitler, Stalin, Gambadilegno e la suocera di Gandhi.
    A questo punto i finti bonzi che per anni avevano finto la non-violenza, chiudono tutte le uscite del cinema e lasciando i leader nel panico nell’angusta saletta… muoiono tutti, niuno escluso. Senza colpo ferire, ci mancherebbe. Grazie all’afrore delle sue ascelle, particolarmente acre (non a caso l’avevano eletto quale leader del movimento anticoloniale) ]

  3. E anche fosse, se sono riusciti a fare il sequel di Highlander, si può fare pure quello di Gandhi… In effetti un film su di uno zombie giainista sarebbe una bella sfida.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.