In ascensore

Non prendo mai l’ascensore.
No, niente claustrofobia.
E’ misantropia.

Ecco possibili scenari che potrebbero presentarvisi in ascensore se vi capiterà di avermi come “compagno di viaggio”.

Scena 1:

UOMO: Buongiorno
IO: Umpf.
UOMO: A che piano?
IO: Senti, già hai rotto tre quarti di cazzo. Premi ‘sta minchia di bottone!

Scena 2:

UOMO: Un attimo, arrivo, mi blocchi l’ascensore!
[simulando a mo’ di Ercole una tentata riapertura delle porte che pero’ si chiudono inesorabilmente, spinte da una forza ciclopica]

IO: N… Non… ce… la… facc…
[e le lascio chiudere urlando “Addiooooo!”]

Scena 3:

[Sono già in cabina, solo. Si apre la porta e sale una signora con un bambino – avrà cinque anni – tenuto per mano]

IO: Lo sa che in Thailandia uno di quell’età già riporta bei soldini a casa? Hanno una pelle cosi’ morbida…

[Terrorizzata!!! Non salirà più con me]

Scena 4:

[Questa si presta meglio nei mega-ascensori dei grattacieli. Salgo con altre otto persone. Ad un certo punto comincio a parlare tra me e me]

IO: Dio è grande, Dio è grande e mi dà la forza… il sangue, il sangue degli infedeli sarà versato… il tredicesimo piano, il sangue…

[L’ascensore si chiude. Gelo.]

Scena 5:

IO: Scusi?
UOMO: Sì?
IO: Lei è medico?
UOMO: Come?
IO: No, chiedevo.
UOMO: No.
IO: Ah…
UOMO: Perchè scusi?
IO: No niente… Magari quell’altro aveva torto e non è così infettiva.
UOMO: …
IO: Che piano?

Scena 6:

[Sono con un signore che si fa i cazzi suoi. Lui.]

IO: Agamennone è in Francia.
UOMO: Come?
IO: Agamennone è in Francia.
UOMO: Non la seguo.
IO: Ma… lei non è…
UOMO: Chi?
IO: Ah, mi scusi. Pensavo fosse lei quello della valigetta.
UOMO: Che valigetta?
IO: Errore mio. Mi spiace ma devo procedere come previsto in caso di scambio di persona. Nulla di personale.
UOMO: …

Varianti:

1) Entrare in ascensore col viso imbrattato di sangue.

2) Prima di pigiare il tasto del piano, rivolgersi a tutti dicendo: “Perchè questo viaggio sia simbolo di nuova speranza, preghiamo”.

3) Tirar fuori un sacchetto di carta di quelli degli aerei e fingere di vomitare.
Variante: vomitare.

4) Fingere di parlare al telefono con qualcuno, dicendo “sì, sono dentro… taglia… taglia tutto… goditi i soldi dell’assicurazione e fanculo al mondo!”

5) Rivolgersi a se stessi con frasi tipo: “Ti ho portato nell’ascensore! C’è tanta gente qua: ora esci, ti prego, e prenditi uno di questi, entra nel corpo di un altro… ecco… cosi’… grazie… grazie…”

6) Tirar fuori un cotton fioc e infilarselo in una narice; voltarsi poi verso i presenti e fissarli senza alcuna espressione del viso.

7) Appena l’ascensore parte accovacciarsi in posizione fetale. Aperte le porte rialzarsi ed uscire come se niente fosse.

8 ) Bloccare tutti dicendo che vi è caduta una pulce ammaestrata costosissima ed impedire a chiunque di lasciare l’ascensore fino al ritrovamento.

9) Tirar fuori una grossa cesoia e guardare i presenti con faccia truce. Riporla e sorridere non appena si apriranno le porte.

13 risposte a “In ascensore”

  1. Ebbè, si vede che lei ha studiato, sig.Zulli, che mi è una personcina con dell’arguzia e della malizia. Io sono fermo al banale peto silente*…

    *che ho però elevato ad arte.

  2. Flep, il peto è arte di suo, ch’io sappia.
    MC, lo prendo come un complimento, pur se così riduttivo.

  3. La quarta è la migliore. Ma anche le varianti sono notevoli.

    Prendo nota: se qualcuno fa qualcosa del genere in ascensore gli faccio i complimenti per questo post.

  4. Ale, i cavi dell’ascensore.
    Mezzoblogger, gentilissimo, grazie.
    Nico, prova e fammi sapere. grazie.

  5. Questa citazione é sul mio profilo FB … potrebbe andare bene anche in ascensore!
    Spesso quando piangi… nessuno nota le tue lacrime …
    Spesso quando sei triste … nessuno nota la tua infelicità …
    Spesso quando sei felice… nessuno nota il tuo sorriso …
    Ma prova a scoreggiare solo una volta…

  6. Geniale!
    Ne ho una che voglio provare io stesso:

    Aspetto l’ascensore con una banana al guinzaglio e quando arriva cerco di tranquillizzarla: “Su, entra. Non ti faranno niente questi signori, lo sai. Però dobbiamo cercare di superarle queste paure, ok?”

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