Lavoro di Concetto

Concetto Rossi, l’altra sera, avvicinandomi mi ha chiesto delle cose… indossava una mucca e dei mocassini neri.
Passi per la mucca ma allora i mocassini mettili marroni, Cristo santo!
Mi ha chiesto se conoscessi uno Starbucks nelle vicinanze: gli ho detto che in Italia no, non ce ne sono.
Un po’ sorpreso me ne ha chiesto le ragioni ed io gli ho detto la mia.

– Beh, secondo me Starbucks si è fatto i suoi calcoli ed ha capito che in Italia la tradizione del caffè è un rito fondamentalista: se lo vede uno che si alza la mattina per bersi un caffè da un tubo di cartone?
– Vabbè, che significa, allora qua possono usare le tazzine!
– Di cartone?
– “Nel” cartone.
– E’ una idea, ma poi lo zucchero?
– Amaro lo pnrendo, graize.
– Almeno corretto.
– Lo prendo amaro, grazie.
– Meglio. Una spruzzatina di latte?
– Faccio da me.
– Ah, la mucca.


Insomma, parlando è venuto fuori che in passato Concetto falsificava cubi di Rubik ma che poi passata la moda, Gabbana lo santo e si è ritrovato col culo per terra.
Una volta le ha dato una dietorella e ha fatto latte senza lattosio. E’ andato a ruba: c’è un sacco di gente che al lattosio è intollerante: siamo nel 2010 e c’è chi ha ancora di questi problemi razziali.
Concetto Rossi, tranne che per la bandana, assomiglia uguale spiccicato ad un profilato in alluminio.
Se anche Concetto portasse la bandana non riuscirei a distinguerli.
Adesso per campare pettina capre: lui lo chiama “lavoro di Concetto” e non si puo’ dargli torto un capello.
E’ una brava persona se non fosse per quella fastidiosa antropofagia. O aerofagia – mi confondo sempre – insomma, mentre sgranocchia tibie umane fa molta aria.
Insomma, che Starbucks qui non venga è una cosa che a lui proprio non va giù ma chi piu’ ne soffre è Pietro.
E’ un amico mio, dai.

5 risposte a “Lavoro di Concetto”

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