Febbraio 2009

mercoledì, febbraio 25, 2009
Convergenze

L’uomo tende ad identificarsi con alcune cose. Una tra queste è sicuramente l’automobile.

Uno la sceglie non solo per l’utilità ma anche perchè quella macchina, proprio quella, ti rappresenta. O almeno vorresti che parlasse per te, qualcosa di cui essere orgoglioso.

Certo, non tutti poi fanno la scelta giusta e molte persone alla fine non si sentono affatto a proprio agio in quella macchina: la prendono per altri motivi, utilità, scambio vantaggioso, non so. Insomma, magari pensavano di sentirsi rappresentate, come detto, ma improvvisamente si rendono conto che così non è. O forse non è mai stato.

Ma a me la mia macchina piaceva.

Prima.

La mia macchina era bellissima, tutta rossa.

Ambiziosa, la posso considerare ora.

Poi una striscia bianca qua, una nera là, e me l’hanno rovinata, non so chi. La volevano guidare anche altri, ciascuno diceva la sua. Ma quella macchina l’avevo scelta io.

Era bella, la mia macchina, sì.

Ma non andava. Non andava affatto.

Dopo qualche tempo mi sono ritrovato pure senza targa, sparita. E ho dovuto chiederne un’altra.

Avrei preferito la targa dei vecchi tempi, di quelle che ti indicavano la provincia, ma anche sulla nuova, da un lato, piccolina, ci stava la scritta che indicava la mia città: Padova, PD.

Dopo un po’ di tempo però sono cominciati i Casini, ancora, sulla mia macchina.

Alcune parti hanno cominciato a staccarsi.

Altre che volevo cambiare, non c’è stato proprio verso di tirarle via.

Il meccanico mi ha detto che questi distacchi, così come la tenacia con la quale alcuni pezzi restano attaccati, dipendevano da falsi contatti, che generavano sulla mia macchina delle correnti interne. Insomma, certe parti si perdevano per strada. Altre erano tenacemente incollate, pure se non ne potevi più.

La cosa generava profonda…come dire… tristezza? Sì, ma più… sfiducia, ecco, sfiducia.

Il meccanico non ha trovato soluzione. Anche perchè queste correnti cambiavano ogni volta.

Poi le cose si sono aggravate ulteriormente.

Ora che ci penso, si è aggravato il tutto da quando ho cambiato la targa (lo dicevo io che quel PD così piccolo portava male).

Oggi sono ancora in queste condizioni ed è impossibile circolare.

Ed io che volevo girare l’Europa. Così non dico nella mia Regione ma neppure nel mio Comune.

Dovrei andare in motorizzazione a chiedere.

Ma per quando sarà fissato l’appuntamento ci saranno stati altri cambiamenti: qua cade tutto a pezzi.

Sono stato così costretto a prendere a noleggio un’altra auto, da un signore anziano, tutto impomatato. Simpatico, un po’ fanatico, sempre appresso a soldi e femmine.

La macchina è tutta nera, grande. Fa un sacco di rumore. Per non parlare del fumo, fumo dappertutto. Inquina, fa danni a tutto l’ambiente circostante, secondo me rimbecillisce anche per quel casino e tutto quel fumo, ma non la ferma nessuno.

Del resto se non ho alternative sono costretto ad usare l’unica auto a disposizione.

Oh, e poi, queste macchinone nere… è pieno in giro! Se ne vedesse più una rossa come era la mia…

Mi piaceva la mia macchina.

Ma in effetti non poteva durare.

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giovedì, febbraio 19, 2009
Spararne a basso d’uomo

E di che volevi parlare?
Credo tu l’abbia già capito.

Da cosa?

Dalla giacca che indosso.

Non indossi giacche.

E questa come lo chiami?

Pelle cadente.

Non fare la precisina adesso. Non è di questo che volevo parlare.

Secondo me vuoi fare l’amore.

Fuocherello.

Allontanati dal caminetto.

Ah, va meglio, grazie.

Insomma, che vuoi da me?

Io non voglio niente. Il mio è solo un desiderio.

I desideri nascono di corsa e muoiono zoppi.

Non l’avevo mai sentita questa.

Infatti l’ho inventata ora.

E’ una bella metafora.

Non è una metafora, è una cosa che va da sè.

Nel senso che non deve essere spiegata?

Esatto.

Allora non è una vela!

Il solito. Io e te ci siamo lasciati per quel tuo problema, ricordi?

Questo intendi?

Esatto, quel cosino là.

Non è colpa mia se è così.

Ma nemmeno posso scontarmela io.

Non pensavo tu tenessi a queste cose.

Sono una donna anche io.

Anche tu? Oltre me dici?

Esatto.

Comunque non è poi così piccolo.

Questo lo dici tu.

E comunque un telefonino deve essere piccolo, no?

No, non riesco a scrivere su una tastiera così. E tu ti ostini a non cambiarlo.

Ma troncare un rapporto per un telefono.

Sempre meglio che per telefono.

Questo te lo riconosco. Potresti venir giù dal tetto adesso? Non capisco cosa ci faccia tu là sopra…

Questo non è un tetto.

E come lo chiami?

Tacchi.

Beh, troppo alti comunque.

Sei tu che non sei un watusso sicuramente.

Ancora con questa storia delle dimensioni?

Hai ragione, scusa, da quando ho frequentato quel corso di assonometria cavaliera…

Non fa niente, vieni qua, dai…

…ma non farti illusioni…

Ma no…

…e se finiamo a fare l’amore?

Sarà bello, su.

… non ne sono sicura…

Dai mamma, tranquilla.

Hai preso tutte le precauzioni del caso?

Certo: messo l’antigelo nel radiatore, chiuso il gas, dato il pepe al pupazzo Farlocchio.

Il pepe al pupazzo?

Vuoi che mangi le cozze senza pepe?

Cozze ad un pupazzo?

Pensi che esageri? Forse hai ragione. Pasta e tonno è pure troppo. C’è la crisi.

Una crisi esagerata.

Una crisagerata.

Più che una crisi, una crasi.

Siamo ad un livello elevato qua, mamma.

Sempre i tacchi.

Già.

E poi, potresti smetterla di chiamarmi mamma? E’ imbarazzante. Anche per questo è finito tutto tra noi.

E’ che…

Lo vuoi capire che io mi chiamo Ulderico?

Ma…

E che io mi chiami proprio come la tua mamma è solo una coincidenza.

Hai ragione.

E poi, Ulderico è un nome così diffuso…

Non certo tra noi leoni marini. Ma va bene, Ulderico.

Ok, a posto nonna. Prima di uscire faccio pipì.

Fai pure.

Ma dove vai?

Al cesso là fuori.

Ma fuori non abbiamo un cesso.

Proprio non ti piace, la mia Multipla.

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martedì, febbraio 17, 2009
C’è qualcosa di insano…

…nel leggere i propri vecchi post e ritrovarsi a ridere.
 

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lunedì, febbraio 09, 2009
La mia banda è differente

La gente si pensa esperta di nuove tecnologie solo perchè magari riesce ad aprire Google o gioca a Campo minato di Windows.

L’informatica è roba seria. Non dico sia solo per addetti ai lavori ma se non si sa costruire una pagina html come si deve, se non si sa creare un link funzionante ad una risorsa web, se non si sa neppure mettere una immagine correttamente si rischia di fare figure penose. </p>

Questo grafico dell’Università di Bologna evidenzia l’enorme numero di gestori di blog e siti Internet che commettono errori nel linkare una pagina.

http://www.unibo.it/Portale/fd.html
Io, nel mio piccolo, ho studiato l’html. Proprio per una questione di rispetto, non solo verso di chi mi legge ma anche verso me stesso. </font

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