21 Maggio 2010

venerdì, maggio 21, 2010

Vedemo che se po’ ffa’, dotto’…

Vivo un Paese in cui vigono una segnaletica ed un codice della strada da rispettare, ma anche un Paese nel quale è considerato normale contrattare con un vigile urbano su una multa.

Scena: io in auto. Mi approssimo ad un incrocio. Deserto. Il cartello mi dice che devo svoltare a destra. Io non l’ho mai fatto, mai. In vent’anni di patente. Credo la mia macchina non preveda neppure la possibilità meccanica di svoltare a destra in quell’incrocio.

Quello, quell’incrocio, è inutile: a destra non ci va nessuno se non i quattro residenti del palazzo adiacente e chi deve andare dall’altra parte della città. Ma se devo andare dall’altra parte della città non seguo quella strada, faccio la circonvallazione. Insomma, tutti svoltano a sinistra, verso la stazione centrale. Ed io così ho fatto.

Pattuglia vigili. Paletta e secchiello. Accosto.

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– Buongiorno

– Lo era

– E’ solo un controllo

– Acqua e olio tutto a posto

– Come?

– Ah, no, bene, solo un controllo [mi tranquillizzo. Ci mancherebbe altro che mi becco una multa, andavo pianissimo…]

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Questo perchè la mia unica preoccupazione è l’eccesso di velocità. Non ci sono altre possibilità che io prenda multe: non bevo, non mi faccio, mi fermo col rosso (pensa tu), conosco la logica da seguire nelle rotatorie, faccio attraversare le ragazze sulle strisce, non posseggo Arbre Magique venefici. Irreprensibile. Ma vivo oltre i limiti. Di velocità intendo. Sempre. Il cartello “100” lo considero antico, messo su ai tempi della Balilla; quello “90” non lo prendo in considerazione perchè ha due sole cifre. Quello “70” credo si riferisca esclusivamente ai mezzi cingolati in tempo di guerra. Quello “50”, il piu’ presente nelle città, indica sicuramente il limite minimo da tenere – e per tutti, anche pedoni – per non intralciare il traffico.

Gli altri, i “40”, i “30”, i “20” sono goliardiche espressioni di tradizione popolare, scherzi, burle di qualche pro-loco. Una volta lessi “5”. Il mio contachilometri nemmeno ce l’ha la possibilità di misurare 5. Da ferma, la mia auto, segna già 10. Per dire.

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– Sa che non si puo’ svoltare a sinistra lì?

– Uh?

– C’è il cartello?

– Beh, di cartelli ce ne son tanti…

– Che?

– No dico, non l’avevo visto…

– I cartelli si guardano

– Ne sono certo

– E si rispettano

– Qui la cosa si fa opinabile

– In che senso?

– Beh, lì a destra non svolta praticamente nessuno

– E noi qua siamo

– E beh, certo

– Lei è in contravvenzione, sa?

– Ma su, sono vent’anni che faccio quella manovr…

– Cosa?

– Niente.

– E perchè non porta la cintura?

– Ah, cazzo, la cintura, è vero…

– Le devo fare la multa

– Ma non era solo un controllo?

– Ma ci sono due infrazioni!

– No, dai, ma quanto mi viene a costare questa cosa?!

– Ma è lei questo sulla patente?

– No, porto sempre la patente di un altro in tasca

– Voglio dire, la foto…

– Perchè?

A questo punto, forse addolcito da quell’immagine di splendido ragazzino anni ’80, così Tony Hadley, pure i tony del vigile sono radicalmente cambiati…

– Guardi, le possiamo venire incontro…

– Sì!

– Almeno una multa gliela devo fare…

– …

– Consideriamo solo la svolta vietata e niente multa per la cintura, cosi’ non perde nemmeno i punti.

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Adesso: di buono c’è l’aver apprezzato, da parte mia, la buona volontà del vigile, che si è messo una mano sulla coscienza e mi è venuto incontro.

Di sconcertante l’idea che io mi sia sentito come al mercato: tirando sul prezzo ho fatto un mezzo affare. Oppure ho evitato una grossa fregatura.

In ogni caso, in un Paese civile, io commetto due infrazioni, io sono punito due volte.

Qua si sta ancora indietro, signora mia.

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– Una domanda:

– Prego

– Se avessi indossato la cintura?

– L’avrei multata per svolta a sinistra

– Ma non mi era venuto incontro?

– L’ho fatto: non ho considerato le cinture

– Cioè, se commetto una infrazione prendo una multa

– Certo

– Se ne commetto due, sempre una multa

– Ma solo perchè le sono venuto incontro.

– E se avessi guidato ubriaco?

– E’ ubriaco?!

– No, era un esempio

– Collega, vieni qua, porta l’etilometro…

– Ma no, era un esempio le dico…

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Morale: non sono risultato ubriaco.

Ma l’aver costretto a montare l’etilometro ha fatto girare le palle al vigile.

Che mi voleva fare la multa pure per le cinture.

La prossima volta ci passo in moto direttamente strafatto di cocaina, con le gomme lisce, anzi, solo su una ruota, l’anteriore, mentre inneggio al nazismo e stupro una suora alla quale darò fuoco di lì a poco. Cospargendola prima di benzina super. Col piombo, che manco si trova piu’: ce lo aggiungo a mano io.

Tanto un’infrazione me l’abbuona.

postato da maxzulli alle ore 21/05/2010 10:00 | link | commenti (8)

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