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Delitto di Cogne: Annamaria Franzoni torna a casa 12 anni dopo il delitto. Felice il marito, sorriso di circostanza per i due figli.


"Miglior battuta"

Roma, morto a 102 anni il partigiano Claudio Cianca. Una mattina, non si e' svegliato.


UomoMordeCane: IL LIBRO


Il miglior testo demenzial-satiric-comic-sans degli ultimi dodici minuti.
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Citazioni e dintorni


...giunsi a metà libro e mi accorsi che il tavolo aveva ricominciato a ballare...

Posseggo una elevatissima intelligenza emotiva: riesco a risolvere problemi matematici complessi, ma poi piango.

Mi annoio rapidamente: il mio film preferito è Mery per un po'.

Non capisco come mai tutti facciano molto affidamento sui rimedi della nonna per curare i malanni: la mia, per esempio, è morta.

Continuo a trovare gente che mi vuole pagare in visibilità. Credo che a questo punto dovrei essere avvistabile a occhio nudo da Urano.

La mia ex era talmente bella che i suoi assorbenti usati venivano scambiati per Kandinsky.

Se Dio sta là a segnarsi le scopate della gente, non vi pare francamente eccessiva la stima che si nutre nei suoi confronti? Voglio dire, la parrucchiera di mia moglie fa lo stesso.

Quando qualcuno afferma di occuparsi di qualcosa "a livello olistico", salute compresa, penso sempre che concretamente non ne sappia un cazzo e su più piani, ma sia ferratissimo sui segni zodiacali.

Le ricerche interiori sono sempre complicate, probabilmente a causa di tutto quel sangue.

- mi sembra squisito, ma mi scusi: me lo può servire in un normale piatto tondo invece che rettangolare?
- certo signore. Posso chiederle perché?
- per non darle la scusa per farmi pagare un botto queste quattro verdure in croce.

Vorrei dimostrare al mondo tutta la mia voglia di cambiamenti, di rinnovamento. Ma sono uomo e ho i capelli rasati.

Credo così tanto nella pet-therapy che alla fine mi sono pure sposato.

Sono talmente ateo che ho riconosciuto distintamente la sagoma di una macchia di vernice nei contorni della Madonna che mi è apparsa.

Sorridere coinvolge 12 muscoli del viso. Riposatevi, siate tristi.

Il mio professore di religione non l'ho mai visto: era uno che si immergeva totalmente nella parte tramite metodo Stanislavskij.

È un periodaccio. Ho aperto un biscotto della fortuna. Il biglietto diceva solo: “stai scherzando, vero?”.

Sono talmente pieno di me che vado spesso dall'andrologo solo per farmi fare i complimenti.

Perché vendono macchine che fanno oltre 200 all’ora se il limite è 130? Per lo stesso motivo per il quale i preservativi in vendita si srotolano oltre misura: quel che compri è anche un sogno.

Se fossi nato a Kingston ora sarei un velocista. O una chiavetta USB.

Potrei essere considerato un maniaco della precisione, se questo termine mi descrivesse nel minimo dettaglio.

Io e mia moglie avremmo intenzione di mettere in cantiere un figlio ma in Italia è ancora vietato il lavoro minorile pesante.

Ho chiuso col lucchetto la mia bici su un ponte e al mio ritorno non l'ho più trovata: completamente ricoperta di altri lucchetti.

Vantarsi di non mangiare bistecche per rispetto degli animali è come vantarsi di non leggere libri per rispetto della foresta amazzonica.

Quelli che fumano sigarette elettroniche sono gli stessi che bestemmiano con un "Porco Zio".

Sfido chiunque a convincere un eventuale viaggiatore proveniente dal passato – che so: medioevo – che portare a spasso un cane con un laccio al collo, lavargli le palle e fermarsi ogni tanto a raccogliere la sua merda e portarsela poi dietro in un sacchettino, siano atti di una civiltà superiore alla sua.

A volte vorrei credere in Dio. Per deresponsabilizzarmi anch'io un po'.

Alla coda alle Poste c'era uno che si lamentava del fatto che i farmaci salvavita fossero in mani alla lobby delle case farmaceutiche. Gli ho detto che comunque meglio così che in mano alla lobby dei tassisti. Mi ha guardato come si fa con un pazzo. Ho allora provato a recuperare con "Meglio la lobby dei discografici?". Niente. Qualcuno si è messo a ridere: l'ho trovato di cattivo gusto per chi soffre in coda alle Poste. Cosa ci insegna questa storiella? Che alle Poste c'è sempre la fila.

Ero su Facebook e parlavo con uno che ha una macelleria. Mi diceva che non fa altro che condividere cose strappalacrime perché sono tutte accompagnate da: "Condividi se hai un cuore".

Un tempo collezionavo farfalle, ma la casa mi si riempiva sempre di figa.
Regressività progresso







































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agosto: 2017
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Articoli marcati con tag ‘Satira’

Un ORGASMO ti aspetta 

Scusate, chi si intende di Diritto utopistico o Istituzioni di diritto irreale, può rispondere a questa domanda?

Volevo sapere: come si fa per fondare una nazione i cui membri debbano superare un esame di ammissione? Tipo facoltà universitaria, ma alla fine non ti ritrovi dentro un ateneo scalcagnato, privo di prospettive, ma cittadino di uno Stato sovrano e illuminato.

È possibile? Guardate, non è una boutade: uno Stato anche aterritoriale, purché con la forma di Stato. Cioè, non mi importa se i miei neo-connazionali debbano condividere con gli italiani l’italico suolo, purché siano parte di una comunità che risponda ad altra Costituzione, altre leggi: un po’ come la Padania, ma senza velleità scissioniste e con meno suoni gutturali. Uno Stato nello Stato. E non ditemi che è impossibile: neghereste l’esistenza della Mafia, della P2, della casta dei notai, degli uscieri ministeriali e di quella dei tassisti, dei ciclisti, del Regno dei Testimoni di Geova, degli ultras e di tutte quelle associazioni umane che evidentemente già rispondono ad altre leggi.

I ciclisti, sì: vi pare che il codice della strada richieda “i ciclisti amatoriali DEVONO indossare abbigliamento reclamizzato come i professionisti, pagandolo carissimo, e disporsi su minimo tre file parallele, zigzagando per mostrare detto abbigliamento da tutte le prospettive“?

Se si può vediamo anche di prenderci dei terreni sfitti, pagando il dovuto, e creare lì la nostra comunità, espandendoci pian piano ove possibile e sempre nel rispetto delle comunità locali, un po’ come ha fatto Israele.

Forse ho sbagliato esempio.

Qualora la cosa fosse praticabile mi candido come ORGAnizzatore Supremo, Moderato, Obiettivo (l’acronimo ORGASMO è facilmente memorizzabile). Mi impegnerò a stilare un prontuario di domande semplicissime alle quali il candidato dovrà rispondere per verificare il suo grado di idoneità all’appartenenza al nuovo Stato. Domandine semplici, che riguarderanno diritti e doveri civili, che mirino a verificare cultura generale, capacità di apportare crescita e progresso alla nuova creatura statale che sta nascendo; saranno valutate anche apertura mentale, capacità di integrazione sociale, assenza di germi di protesta gratuita, di trollismo e di sindrome da cazzo piccolo.

Gente costruttiva, non importa se vive rinchiusa in casa come gli hikikomori o se passa il tempo a raccogliere fiori come gli ikebana (anche qui potrei sbagliare): a me interessa che sappia riconoscere l’altro come valore e non come minaccia, che riconosca la scienza come risorsa e non la metta in discussione su basi complottiste e idee strampalate, che quando inizia un discorso moderato e coerente non lo mandi poi a puttane con un “…ma“, creando un’avversativa che nega tutto il ben fatto, che non abbia in mente di applicare la soggettività come massimo sistema, estendendo il suo più che legittimo “però con l’omeopatia ho curato molti gravi problemi” anche a noialtri normali.

Per capirsi, se usa il termine “medicina allopatica” facendo una smorfietta, e il termine “olistico” con gli occhi che gli si illuminano, è fuori dal mio progetto.

Dunque, chi è il candidato ideale di questo nascente stato illuminato?

Gente stanca di condividere spazi con persone che votano democraticamente e poi scendono in piazza a fare quei saluti romani che “se ci fosse stato ancora LUI” col cazzo che avrebbero potuto votare democraticamente e scendere in piazza.

Gente che non ne può più di persone che parlano di cose che non conoscono (vi faccio notare che io stesso, con un ego più grande del mio stesso ego di ieri, ho qui esordito chiedendo consiglio a esperti) e che danno il giusto riconoscimento a chi ne sa di più.

Gente che non si riconosce nella gente. Creando un buffo cortocircuito mentale, che sarebbe ancor più buffo con un paio di grossi baffi.

Gente che davvero pensa che un paio di grossi baffi avrebbe reso più buffo il discorso di prima, dimostrando quel senso dell’umorismo demenziale che spesso indica intelligenza.

Gente che sa la differenza tra umorismo demenziale e umorismo demente.

Gente che va ai concerti a guardare il concerto, attraverso gli occhi e non tramite schermo di smartphone.

Gente che però ha uno smartphone e non un Nokia 3310, perché consapevole che siamo nel 2017 e fare i duri e puri tecnologici non significa stare indietro di 15 anni. Se hai le palle vai nelle foreste a nutrirti e vestirti di orsi, perdìo.

Gente che non vive con fissazioni autoimposte per dare un senso alla propria vita.

Gente libera mentalmente. In primis da se stessa, dunque che evita espressioni tipo “no, guarda, io sono [inserire setta, credo, club, rione, contrada, filosofia] e dunque faccio sempre [inserire cazzata tipica di quel raggruppamento] e non faccio mai [inserire cazzata evitata da quel raggruppamento]“, senza che si siano mai fermati a pensare: “Ma davvero è una cosa che mi piace oppure mi piace appartenere a qualcosa per non sentirmi solo in questo mondo?“.

Questi, sono i nuovi cittadini del nascente Stato diretto dal vostro ORGASMO.

Mi arrogo presuntuosamente il diritto di creare un esame che selezioni i migliori. Ma non eugeneticamente, no. I migliori esseri umani, su basi puramente sociali, civili, progressiste.

Nel nuovo Stato nascente non ci sono barriere architettoniche, distinzioni per etnie, confini, struttura corporea, colore della pelle, lingua: siamo tutti uguali.

Qualcuno obietterà: “Ma chi ci garantisce che l’esame che andrai a creare, per cazzi tuoi, sia equo, giusto, e non manifestazione dei tuoi gusti?“.

Ecco: questi non supererebbero la prima domanda: “Hai intenzione di cacare il cazzo già alla prima domanda?“.

I tempi sono maturi per smettere di dire “NO” a cazzo e iniziare con i “SI'” costruttivi.

I tempi sono maturi per avere il vostro ORGASMO.

Una risata ci sta già seppellendo (semicit.)

Quando è stato che abbiamo accettato passivamente ogni porcata, rifugiandoci nello sberleffo senza alcuna reazione concreta, senza una indignazione produttiva che superasse i “VERGOGNA!!!1!” plurisgrammaticati?

Trump esce dagli accordi sul clima e tutto quello che facciamo è prenderlo per il culo per i capelli, o per le gaffe, o le parole inventate?

Immagino una imminente guerra nucleare:

– Cristo, Trump ha usato l’atomica sulla Corea!
– Ahahahah! Quando l’ha sparata ha detto COVFEFE?
– Ma mi hai sentito? L’ATOMICA!
– Ahahahah! Quella che gli è esplosa sui capelli?
– Ma porca troia, sei rincoglionito? Ehi, avete sentito voi cosa è successo?
– Cosa?
– Trump ha lanciato l’atomica!
– Ahahah! E la moglie era tristissima? Ahahahah!
– Occazzo, ma siete tutti deficienti?
– Hai visto il video di Celenza mentre rifà il giuramento di Trump? Ahahah, da scassarsi!
– Ma Celenza cosa! Trump ha usato l’atomica sulla Corea!
– Vabbè, però lasciamolo lavorare.
– MA LASCIARE LAVORARE COSA! C’E’ LA TERZA GUERRA MONDIALE!
– E Renzi allora?
– RENZI COSA?!
– Ah, sei piddino, immaginavo.
– MA QUALE PIDDINO! SIETE TUTTI PAZZI!
– Fammi capire, sei qua a parlare male di Trump ma su Renziloni manco una parola?
– UN INCUBO! E’ UN INCUBO!
– Come le foto di Trump col Papa, ahahahah!
– …
– Una botta alla moglie però… Ahahahah!

Facebook ci permette così tanto di dire la nostra che ha finalmente mostrato cosa abbiamo davvero da dire: una cippa di cazzo.

Un giorno di ordinaria burocrazia

A Roma camion fermi sabato per misure antiterrorismo. Gli attacchi potranno riprendere da domenica. Nessun problema sul resto d’Italia.
#terrorizzareinformati

Trovo buffi questi tentativi di arginare attacchi terroristici random: tu transenni una piazza? Chi mi vieta di entrare in un bar a fare una strage? Cosa vuoi controllare? “Roma blindata”: ok, ma Frosinone? Cioè, chi controlla Frosinone? E Rieti? Nessuno pensa a Rieti?

“Arriva il Papa: misure di sicurezza straordinarie a Milano”. Bene: ma a Lodi? Cioè, se sei un fanatico musulmano, perché dovresti incasinarti la vita a Milano oggi? Tanto i tg parleranno comunque di te. Cosa vuoi prevenire? Blocco dei camion a Roma? Ma mi basta uno Ape Cross per fare una strage, già solo per motivi estetici.

Comunque la parola che più mi fa ridere, in assoluto è “Intelligence”, specie applicata al nostro Paese. “L’Intelligence italiana è al lavoro per prevenire attacchi”. Mi vedo un ufficio coi neon tremolanti, in un edificio ministeriale ristrutturato con soppalcatura condonata, con Gennaro Lavitola, agente di polizia specializzato in antiterrorismo dopo un corso di 2 giorni a Molfetta nel quale tutto quel che ha fatto è stato vedere una cinquantina di slide PowerPoint con scritte blu su layout rosso, con fotografie brandizzate Shutterstock di gente a casaccio col turbante e AK47 in mano, che aspettava solo di firmare per ottenere l’attestato di partecipazione necessario per poter operare come “Agente antiterrorismo qualificato”, insomma, vedo questo Gennaro Lavitola parlare con Oreste Lorenzin, là dopo un concorso per Polizia Postale e riassegnato per motivi di carenza di personale a quella nuova unità operativa, discutere sul da farsi:

– Gennaro, c’è il Papa a Milano.
– Oddio, ma non può starsene a Roma?
– Eh, quello di prima sì che era uno tranquillo. Questo gira sempre. So’ sudamericani, la movida…
– Uff… Ok, fatti dare le strade che vuole fare. Transenniamo tutto. Chiama lo stagista, come si chiama?
– Luigino.
– Ma non era Pasquale?
– Pasquale si deve laureare, dice che non aveva tempo. Del resto gli davamo i voucher una volta sì e una no, si è scassato.
– Luigino, sì, è uguale. Digli di scrivere una cosa su Facebook, tipo che “L’Intelligence italiana sta approntando tutte le misure blablabla”, ché quello mi pare è filosofo e lo sa come si scrive.
– Laureato in filosofia, sì.
– Ecco. E facimm’ambress, ché è venerdì e oggi alle 14 stacco.
– Io ho il rientro.
– Ecco bravo, allora fai fare pure un comunicato stampa, sempre uguale alla cosa di Facebook ma stavolta fagli togliere le faccine.
– Dice che comunicano meglio.
– Che non rompesse il cazzo: senza faccine stavolta!
– Va bene.
– Ce l’abbiamo due cecchini?
– Veramente c’era coso, quello di Oristano, come si chiamava… col cognome con la U. Ma ha vinto il concorso e adesso fa la scorta a Renzi.
– Renzi? Ma che ha ancora la scorta?
– No, ma è ancora assegnato a lui e le carte per la riassegnazione non sono ancora pronte. Intanto sta a casa.
– E non c’è nessun altro? Giusto per dire che ci sono i cecchini sui tetti.
– Anselmi, ma si è operato tre mesi fa di cataratta ed è in malattia.
– Ancora! E che cazzo di cataratta teneva?!
– Eh, dice che per mirare serve l’occhio che stia bene bene… Manda i certificati ogni settimana.
– Va bene, ho capito. Fai dire a Luigino che comunque i cecchini ci sono. Tanto chi li vede.
– Però…
– Cosa?
– Mi sono ricordato che Luigino stamattina ha detto che usciva prima.
– Che cazzo! E allora scrivi qualcosa tu, che ti devo dire, tanto c’hai il rientro. E riprendi il post vecchio di Luigino, va bene uguale.
– Va bene.
– E metti il timbro!
– Dove?
– Boh, su tutto! Serve il timbro! Senza non ci danno i rimborsi!
– Ma su Facebook…
– Il timbro, Lorenzin! Senza non vale niente! Senza timbro ci danno retta come alla Coop.
– Il timbro, va bene.
– E togli le faccine!
– Sì.

Nostalgia canaglia

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“Sì, lo voglio”

L’effetto nostalgia, quello che ci porta a dire “NOOOOO!” quando veniamo a conoscenza che sta per cambiare o morire qualcosa legata al nostro passato, è il vero male dell’uomo. Vi lamentate, borbottate quando venite a sapere che mettono fuori produzione le Rossana, quando probabilmente non le avete manco mai comprate, essendo – credo – spacciate al mercato nero esclusivamente alle nonne. Aderite a campagne sui social per riavere il caro Winner Taco, non sapendo che le stesse magari le ha avviate l’Algida che non sapeva come rientrare nei costi di quelle formine abbandonate troppo presto. E quando vogliono smantellare una giostrina del vostro paese, quella sulla quale giravate voi da bambini, siete capaci pure di scendere in strada, per difendere l’aeroplanino dal crudele 2016 che avanza.

Tutto questo però avviene in relazione alle cose del passato che non possono incidere più di tanto nella nostra vita, altrimenti avreste l’effetto-nostalgia anche riguardo vostra moglie, che invece state adoperando sempre meno per motivi ludici e sempre più come oggetto domestico. Va detto che il suo essere ormai indistinguibile dalla lavastoviglie non la aiuta, ma voi siete davvero senza cuore.

Condividi se hai sposato una ragazza e oggi ti ritrovi una Indesit.

La solitudine dei numeri verdi

call-center

Ieri non ho ricevuto neppure una telefonata da un call center, niente, zero.
Mi sono preoccupato e verso le 19 ho chiamato Fastweb, per chiedere cosa avessi che non andava per loro.
Dapprima sono un po’ caduti dalle nuvole, ma io ho insistito e ho chiesto se avessero ancora disponibile l’offerta “20 Mbit, due sim al costo di una, che parlano tra loro senza manco bisogno che tu partecipi, all inclusive, acqua e olio a posto”. Mi ha risposto Caterina Di Fastweb, che – guarda i casi della vita – aveva pure il cognome preciso dell’azienda. Molto gentile, mi dice che l’offerta ce l’avevano ma che in genere sono loro a chiamare e non viceversa. Le ho fatto presente che a me piace così, prendere l’iniziativa, pure a letto, e penso di aver fatto colpo: ha immediatamente attaccato. Probabilmente è già in viaggio da Cagliari per raggiungermi (i call center sono tutti dislocati in Sardegna, forse per giocare sul fatto che poi possono dirti che sei stato tu a non aver capito bene).

In natura esistono gay, commercialisti e filobus (ma più commercialisti)

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“Abbiamo evitato qualcosa contronatura” (A. Alfano).

Quando sento parlare di “natura” in questi termini mi viene un brivido: possibile che ancora si viva questo equivoco circa il considerare “non naturali” alcune cose che si trovano comunque nella nostra realtà? Se esiste significa che la Natura, nel suo complesso, lo ha permesso. Anche un intervento dell’uomo è parte della Natura.

Non sarebbe “naturale” se la Luna prendesse e iniziasse a rimbalzarci addosso, o ci sfuggisse via contro ogni legge fisica o imparasse a suonare il bongo. Ma se la Luna venisse distrutta da qualcosa, seguendo le leggi della Fisica, quello sarebbe un evento “naturale”, nel senso più stretto e veritiero del termine: una bomba costruita dall’uomo, sufficientemente potente a spazzarla via, sarebbe in questi termini “naturale”. Il che non va confuso con “desiderabile”, “accettabile”, “tollerabile”. “Naturale” indica una semplice previsione di un evento all’interno di una catena causale: mi piace una donna > cerco una donna; mi piace un uomo > cerco un uomo; sono Adinolfi > mi spiace.

Per voi è “naturale” un cane? Penso di sì. Eppure senza l’intervento dell’uomo noi oggi avremmo solo dei branchi di lupi: quelli che ci sbavano sulle scarpe e cercano di accoppiarsi con le nostre caviglie sono il risultato di manipolazione umana, incroci, errori, obbrobri.

Non si può guardare

“Carino” stocazzo

Oggi i cani sono ritenuti cosa buona, socialmente positiva, coccolosi e utili, e questo li fa ritenere più “naturali” di un pugno di cellule geneticamente manipolate. Ma non è così. Pure quelle sono naturali tanto quanto il rottweiler o il dogo argentino, solo meno “tollerabili socialmente” da una certa fascia di popolazione, che però parla di “Natura”. Ma se le leggi di Natura lo consentono, la cosa è naturale.

Qualcuno si scaglia contro il non essere “naturali” dei farmaci? No, eh? Ehi, in natura non esiste l’antibiotico che ti sta salvando la vita! Ma neppure quell’automobile esiste in natura. Nell’accezione di natura che stai così caldeggiando, dico.

Il giudizio sulla “gradevolezza” di qualcosa, sulla sua “tollerabilità sociale”, sul fatto che quella cosa naturale debba essere combattuta o incoraggiata è altra storia.

È ovvio che in questi termini anche un omicidio è “naturale”, ma non sarebbe certo “desiderabile”, dunque andrebbe naturalmente combattuto. E questo lo si fa tramite le normative, le regole di comportamento.
Ma nessuno si sognerebbe di scendere in piazza, in occasione di un omicidio qualunque, protestando con dei cartelli con su scritto “L’OMICIDIO NON È NATURALE!”. Cazzo significa? La storia dell’uomo ci ha insegnato quanto sia un evento “naturalmente” presente in ogni epoca.
Invece gente scende in piazza con questi identici cartelli quando si parla di aborto, parlando di “natura”, come se un embrione fosse più “naturale” di un adolescente. Boh, magari la puzza di piedi fa la differenza.

Dunque, ancora oggi, quando sento parlare di stepchild adoption, unioni civili, Cirinnà varie, il vessillo che viene innalzato comprende sempre quella frase: “NON È NATURALE!”, addirittura arrivando a scomodare termini realmente troppo impegnativi in bocca a persone spesso sgrammaticate pure nella postura: “IL DIRITTO NATURALE”.
Ma in natura esistono le persone. Le persone fanno cose, e le cose che fanno sono sempre naturali. Se la natura lo consente, le persone fanno cose naturali. Se invece una cosa non rientra nelle possibilità offerte dalla natura state tranquilli che sarà la natura stessa ad impedirla.

– Cosa stai facendo?
– Voglio trasformarmi in un flacone di Mastro Lindo.
– Ci riesci?
– No.
– Allora non è una cosa naturale.
– Ma io voglio!
– Riprova. Ci riesci?
– No.
– Mi spiace, è la natura.

Ecco, quella è una cosa innaturale.

Invece:

– Che fai?
– Voglio infilare il mio pene in una bistecca cruda.
– Ci entra?
– Mmmhhh, sì.
– Allora è una cosa naturale.
– E posso farla?
– Tecnicamente sì. Dal mio punto di vista non fai una cosa che io farei.
– E perché?
– Beh, intanto io la farei a casa mia e non per strada, per esempio. E poi quella era la mia bistecca.
– Mi stai giudicando?
– Certo. Ma non importa: il mio è un giudizio sociale circa una tua scelta naturale, che resta tale.

Direte: è solo una questione semantica allora? Posso parlare direttamente di “opportunità” invece che di “naturalità”?
Proviamo. Perché in piazza le persone che si oppongono alle unioni civili e cose così non parlano tanto spesso di “opportunità” ma più sovente di “natura”? Perché si rendono conto (o non se ne rendono conto ma sono fortunate in tal senso) che sarebbe facile controbattere “Opportuno? E per chi? Per te? Ma è la mia vita, non la tua!”. Parlando invece di “Natura” chiamano in causa forze superiori: hanno bisogno di “garanti”, come tutti quelli privi di basi solide. E la natura è un garante eccezionale, in grado di rendere ogni argomento estremamente credibile.

 NON È NATURALE!
– Veramente lo è, essendo io un essere naturale e facendo cose che la natura mi consente, tipo amare una persona del mio sesso, crescere con questa un bambino meglio di come lo crescerebbe un istituto o un coglione.
– Ma un bambino ha il diritto naturale ad avere un padre e una madre!
– Lei conosce il diritto naturale?
– Certo! Tutti lo conoscono! È scritto dentro!
– Ma il mio magari è diverso. Pensi che per me il diritto a scegliere come e quando morire liberamente rientra nel mio diritto naturale.
– Allora il suo è sbagliato! Solo Dio può scegliere!
– Mi porti una copia del suo diritto naturale, lo confrontiamo.
– Ma non ha senso.
– Esatto. Perché il suo diritto naturale è solo una sua invenzione di comodo, per proteggere le sue false certezze. Senza l’ombrello di tutela di questo termine, le sue motivazioni sono inesistenti e pretestuose.
– Questa non l’ho capita.
– Perché non legge UMC.
– Chi?

Peccato che pure questa pratica, circa il volersi fare i cazzi degli altri impedendo che ciascuno viva naturalmente la propria vita come vorrebbe, per quanto sgradevole, odiosa, medievale e manichea, sia anch’essa possibile in natura e dunque, tecnicamente, “naturale”.

Pensate, pure essere leghista è naturale, anche se mi rendo conto che lì siamo proprio al limite.

Racconto di una esperienza mistica: l’osteopata

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Vi racconto il mio primo (e ultimo) incontro con un osteopata: risale a qualche anno fa, ma oggi ho letto questo articolo su Medbunker e mi è tornato alla mente.

Avevo un problema alla spalla, da diversi mesi. Non l’avevo trattata in alcun modo, se non con qualche cerotto antinfiammatorio e un po’ di riposo, saltando a piè pari ogni rimedio della nonna, essendo la stessa morta da tempo.

Passavano le settimane ma non il dolore. Al che mi risolvo per la visita dal medico, che mi prescrive infiltrazioni. Gli chiedo se non ci fossero alternative, mi fa:

Puoi provare con un osteopata, ma non garantisco“.

Sul “Non garantisco” mi sono incuriosito e ho iniziato a informarmi. Pareri discordanti, gente entusiasta (“Mi ha rimesso al mondo!“), scettici (“È ciarlataneria“), complottisti (“COSA STANNO SPRUZZANDO NEL CIELO?????”).

Insomma, forte della mia nota appartenenza al gruppo-entusiasti, decido di fare un test sul campo, per non parlar male sempre di tutto e di tutti senza un controprova.

Anche se c’è più gusto in quel modo.

Arrivo, su consiglio di gente che conosco, da “uno bravo”, che pare aver sistemato “fin dalla prima seduta” anche casi disperati. La spalla mi fa male da quattro mesi, ma pare andar un po’ meglio di qualche tempo prima. “Un po’ meglio” significa che da fermo non provavo dolore, ma non potevo sollevarla, né respirare troppo spesso.

Entro, ci sono, sulle pareti, attestati ovunque, in A4, di certificazioni autostampate del tipo “Onyryx Fiorenzuola, attestato di partecipazione al convegno osteopatia e fiori di Bach: un connubio vincente“, oppure “Oltre l’osteopatia: mente e corpo in una prospettiva di autoguarigione“, o “International Osteopathy School – Buccinasco“.

C’è anche un calendario astrologico e una grande foto di Osho: senza battute sotto fa riderissimo.

Sto buono.

Accanto a me ci sono:
– una ragazza sui venti, che smanetta sul telefono nonostante unghie coloratissime, lunghissime e invalidanti.
– una coppia sui trenta, con lei che indossa vistose pietre un po’ ovunque, credo per ancorarla a terra visto che non superava i trenta kg. Lui mi sembra il classico marito passivo alla sìccàra. Per tutto il tempo lei gli parla di come dovessero andare in quel ristorante vegano.

Arriva il mio turno. Una ragazza mi dice di accomodarmi.
La stanza prevede scrivania, sedia, lettino. Nient’altro.

Entra il tizio, mi saluta, mi inizia a chiedere di me, che lavoro faccia, cosa mi piaccia nel tempo libero. La prendo come un modo di rompere il ghiaccio anche se non ho mai visto un medico che mi chiedesse tutto tranne che del problema.

Dopo una decina di minuti di chiacchiere che sono arrivate persino al tempo e non ci sono più le mezze stagioni signora mia, mi chiede finalmente cosa abbia. Gli parlo della spalla e un lampo gli illumina gli occhi, come se avesse già una soluzione! Mi chiede di spogliarmi e di “togliere le scarpe”. Non capisco la cosa delle scarpe e gli chiedo il perché. Lui mi dice una cosa sibillina: “per agevolare il flusso”. Non resisto: “Che flusso?”. “Il flusso delle energie: il corpo deve essere il più possibile libero”. Penso che questa cosa De Sica e Boldi l’avrebbero rigirata alla “PROOOOT”, “MA CHE SCHIFO!”, “È IL FLUSSO!”, “MA SI METTA UN TAPPO NEL CULO!”. Ma adesso va Zalone e al massimo ci avrebbe scritto una canzone sulla Prima Repubblica e come i flussi allora fossero migliori.

Quando mi chiede di allentare la cinta lo guardo malissimo e inizio a chiedermi se poi il mio appoggiare costantemente il riconoscimento dei diritti ai gay non vada ridimensionato.

Ma a questo punto mi chiede:
– ha bevuto?
– eh?
– ha bevuto prima di venire qua?
– perché? Puzzo di alcol?
– nono, parlo di acqua.
– ah! Oddio, no, cioè, non più di tanto.
– MALISSIMO!

Mi sento in difetto: pensavo che la cosa dei due litri di acqua al giorno fosse solo un consiglio.

Mi dice di aspettare.

Dopo cinque minuti torna con un bicchierino di plastica da caffè, pieno d’acqua:
– mi scusi ma sono finiti i bicchieri.
– che devo fare?
– beva l’acqua.
– ma perché?

Mi dico che al pronunciare ancora “flusso” l’avrei colpito alle palle con un chakra.
– serve idratazione per procedere.

In quel bicchiere ci sono tracce d’acqua:
– non credo che il quantitativo di acqua possa idratare alcunché.
– ma poi gliene porto un altro.
– se non evapora nel tragitto.
– come?
– niente.

Capisco che non ha senso dell’umorismo. Il che mi sarebbe ampiamente sufficiente a terminare la seduta. Ma voglio vedere dove vuole arrivare, tipo Bud Spencer che aspetta l’assoluzione, per picchiare il finto-vero prete.

Mi porta un secondo microbicchiere d’acqua:
– come va?
– mi sento ben idratato.

Capisco che posso prenderlo per il culo e non ottenere alcuna reazione, il che è estremamente buffo.

Inizia a manipolarmi la spalla:
– ecco, sente?
– cosa?
– è qui che le fa male, vero?
– beh sì, è la spalla.
– ma qui di più.
– va bene.

Dopo cinque minuti di massaggio mi chiede se vada meglio:
– veramente non saprei, cioè, dovrei fare dei movimenti per capire.
– prima mettiamo i patch.

Sui “patch” sgrano gli occhi, non so se più per la curiosità di come mi sentirò a essere trattato come una versione di Windows o per la curiosità di capire che fossero ‘sti patch.

Prende quattro cerottini tondi. Mi inumidisce il torace (IL TORACE, NON LA SPALLA), poi lo asciuga (male) e applica i quattro cerottini SUL TORACE, NON SULLA SPALLA. Capisco che ormai è tutto collegato e mi chiedo se per pisciare là dentro mi debba tirar fuori una caviglia.
I cerottini SUL TORACE, NON SULLA SPALLA, si staccano. Del resto era inumidito, anche grazie alla mia ampia idratazione. Asciuga meglio e li riapplica. E si ristaccano, Asciuga ancora e li riapplica. Gli chiedo cosa siano quelle cose. Non ci crederete ma mi torna a parlare di flusso.

A questo punto mi impunto:
– mi spiega di cosa stiamo parlando?
– vede, nel corpo fluiscono energie. Ora, la sua spalla è bloccata in questo circolo energetico. I cerotti servono per aiutare a fa scorrere meglio le energie.
– di cosa sono fatti i cerotti?
– i cerotti sono composti particolari, magnetici ed energetici.
– ma la batteria dov’è?
– nono, nessuna batteria [sorride come un vecchio volpone: pensa che abbia detto una cazzata. Io]. Prima di andare a dormire li toglie e li mette nel freezer.
– nel freezer.
– sì. Poi, domattina, li riapplica.
– e nel freezer che accade?
– si ricaricano.
– di cosa?
– di energia.
– per il flusso.
– esattamente!

Penso di avere da un paio di mesi dei sofficini Findus carichissimi, buttati là dentro.

– allora, per oggi a posto così. Ci vediamo martedì.
– ma devo portare i cerotti?
– no, dopodomani sera li può buttare via.
– ma se li ricarico?
– eh, magari. Ma c’è un limite alle ricariche.
– niente summer card, ho capito.

Non ride. E a me fa ridere tantissimo.

A questo punto coglie in me un leggero velo di scetticismo e mi fa:
– guardi che in questo tipo di terapie conta moltissimo la volontà del paziente.
– ma io voglio guarire. Chi non vorrebbe?
– ma bisogna crederci.
– lo dicevano pure per gli occhiali a raggi X e le scimmie di mare. Quanto le devo?
– passi dalla mia segretaria.

Lascio alla tizia settanta euro (SETTANTA EURO) (70.00 €) e vado via.

No, martedì non ci sono tornato: mi sono fatto un giro su Amazon e ho ordinato il poster che Fox Mulder aveva alle spalle. Credo abbia la stessa efficacia.
Pure senz’acqua, né freezer, né cerottini SUL TORACE, NON SULLA SPALLA.

Ah, poi la spalla ha smesso di farmi male, dopo qualche mese.

Mi piace pensare si sia riattivato il flusso.

Magari grazie all’aver mangiato quei sofficini ultracarichi.

La coscienza del neocatecumenale

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Una normale famiglia degna di stima viene applaudita da normali famiglie degne di stima

– Caro…
– Dimmi cara…
– Non so come dirtelo…
– Che succede?
– Non ti arrabbiare con me…
– Dimmi
– È che… questo mese… non ho un ritardo.
– Sì, hai un ritardo, è normale, come sempre. Ci mancherebbe.
– No, non hai sentito. NON ho un ritardo.
– COME!
– Eh, sì. Niente, nessun ritardo. Mi sono tornate.
– MA CRISTO!
– Non arrabbiarti con me.
– Ma dai! Non ci sono stato così attento! Come è possibile!
– A volte può succedere!
– No che non può! Un mese perso nel regalare un altro figlio a Nostro Signore! È inaccettabile!
– Sì, però ne abbiamo già dodici…
– COSA HAI DETTO?
– Niente, scusa…
– I figli sono tutto quello che noialtri possiamo dare al mondo! Dodici non sono niente! Manco la panchina di una squadra di calcio di bassa classifica di serie B!
– Non parlare sempre così dell’Inter.
– Dai, sono nervoso!
– Hai ragione…
– Certo che ho ragione! E adesso? Questo mese che devo fare? Come spendo i soldi? Vuoi vedere che mi tocca comprarmi una moto?
– Dio, non farti sentire così, mi dispiace tanto…
– Cazzo, cazzo! Lo sai che succede ora?
– Ogni volta me lo dici, lo so…
– E te lo dico anche stavolta! Adesso succede che il nostro pianeta ha una bocca in meno da sfamare per un mese almeno. E VOGLIO SOTTOLINEARE “ALMENO”, perché il mese prossimo qua o due gemelli o succede un casino.
– Caro, farò il possibile… ma non dipende tutto da me…
– Sai da quanto non abbiamo un figlio?
– Da undici mesi…
– UNDICI MESI! CHE ORA DIVENTANO 12!
– Sì.
– I figli sono una benedizione! Richiedono cure, amore, denaro, cibo, risorse, tempo! Tutti i doni di Nostro Signore! Dio è contento solo se facciamo figli! Perché è importante sostituire quelli che fa morire in Africa e a Secondigliano! Figli! Tanti! Più delle cavallette, devono essere. Anzi: più dei cinesi! Così invece a me tocca lavorare un po’ di più, avere un po’ meno stima da parte delle persone timorate di Dio, mi trovo a pesare meno sulle risorse globali e dunque vado ad allungare i tempi di sopravvivenza su questo pianeta e ad allontanare ancora la venuta dell’Apocalisse. QUANDO CAZZO CI RICONGIUNGIAMO A DIO SE TU NON FAI FIGLI? FIGLI! FIGLI!
– Sì, farò tutto quanto posso.
– Se’, vabbè. Vado.
– Dove vai?
– DOVE VUOI CHE VADA! A COMPRARE UNA MOTO! E LE FACCIO TOGLIERE PURE IL CATALIZZATORE! ANZI: PURE LA RUOTA ANTERIORE! CAZZO ME NE FACCIO! IMPENNARE! SEMPRE! RISORSE! SPESA! INCOSCIENZA CIVILE! FOTTI IL PIANETA! E MENTRE ESCO ACCENDI TUTTI GLI ELETTRODOMESTICI! A CAZZO!
– Sì caro. Però…
– Però che?
– Che moto?
– Boh, una Yamaha.
– E pensi che te la consegnino subito?
– …

La prossima volta provo la Melissa

tisane

Volevo prepararmi una tisana rilassante alla passiflora e biancospino. Trovo su internet la ricetta scritta da Ciottolina56 e vado in erboristeria a procurarmi questi semplicissimi ingredienti che – a detta di molti – avrebbero proprietà antistress fantastiche. L’erboristeria però è chiusa: fuori c’è un cartello: “TORNO SUBITO”, peraltro in Comic, e mi fido del “SUBITO”. Dopo mezz’ora mi rompo il cazzo e vado via. Altra erboristeria, altri problemi: “Abbiamo la passiflora ma il biancospino è finito. Possiamo sostituirlo però con la melissa, va bene lo stesso“. Al che rispondo: “Se Ciottolina56 ha scritto biancospino e passiflora un motivo ci sarà“, il commesso mi guarda strano, io lo riguardo e lui non mi sostiene lo sguardo: vinco io, prendo solo la passiflora, lamentandomi per il disservizio e le sopracciglia ad ala di gabbiano, ma in un’erboristeria te l’aspetti. Per il biancospino terzo negozio, questo strapieno (pare che la gente usi molto andare per erbe ma poi io la vedo comunque stressatissima, boh). Compro il biancospino, pago un fottìo, mi lamento con il commesso per le sopracciglia di quello dell’altro negozio, non mi capisce, mi lamento anche di questo e via a casa. Dopo una giornata intensissima e realmente stressante, quel che ci vuole è davvero una tisana rilassante. Rileggo questa frase e mi infastidisco della rima ma lo stress mi impedisce di correggerla. Ho proprio bisogno di quella tisana. Metto il bollitore sul fornello ma mi accorgo che è sporco e incrostato da chissà quanto. Cerco il detersivo ma è finito. Uso il bagnoschiuma ma non viene via. Sto mezz’ora a sfregare. Alla fine riesco a pulire e finalmente lo riempio d’acqua. Apro la bustina di passiflora e ne metto un po’ sulla bilancina, ma il piatto è messo male e mi cade tutto in terra. Sbraito non poco perché devo pulire tutto il casino e mi sono già perso la metà della passiflora comprata. Verso nel bollitore. Apro ora il biancospino ma mi sale il dubbio: dovevo metterli contemporaneamente? Spengo immediatamente il fornello ma nel farlo urto il bollitore che mi cade su un piede e se ne vanno diversi cristi in sequenza ravvicinata tipo rosario ma zippato. Raccolgo ancora il tutto, asciugo, risistemo, mando affanculo il telefono che intanto squilla insistentemente da due minuti – ma cosa cazzo continui a squillare?! Se non rispondo non posso! – confido che Siri mi ascolti e soffra del mio insulto, rimetto passiflora e biancospino, getto via tutto quanto pre-bollito in precedenza, noto il bollitore ammaccato, bestemmio moltissimo, la vecchia di sotto mi sente e mi bussa con la scopa, mi raffiguro il suo soffitto pieno di anni di questi segni di scopa, l’immagine mi infastidisce di suo, le urlo con tutta la rabbia che ho in corpo di non rompere i coglioni, bussa più forte, non resisto e scendo sotto a prendere a calci la sua porta, si affacciano gli altri vicini, mi dicono di calmarmi, prendo a pugni la vicina incinta, così ne picchio due con un colpo solo, riesco intanto a sfondare la porta della vecchia, sta ancora là con la scopa in mano, gliela ficco su per il culo, mi piace scambiare quella smorfia di ultimo dolore come un nostalgico aggancio a ricordi da tempo accantonati, mi muore in un tempo inferiore alle mie aspettative, prendo dalla sua cucina un bollitore che pareva chiedermi “portami via da questo posto tetro”, lo trovo perfetto per la mia tisana rilassante, risalgo le scale, trovo l’altro vicino che sembrava non chiedesse altro che essere gettato giù per tre rampe: per un complesso gioco di sponde e ringhiere gliene faccio fare invece quattro ma purtroppo nessuno ad annotare questa sorta di record, rientro in casa, metto su il nuovo bollitore, getto dalla finestra il vecchio, per un caso fortuito riesco a colpire in pieno la volante della polizia in quel mentre sopraggiunta, ho giusto il tempo di barricarmi in casa e farmi quella cazzo di tisana rilassante, riprendo la ricetta di Ciottolina56, dice “al termine aggiungere una goccia di miele di acacia“, penso che Ciottolina56 sia solo il Male, il miele di acacia di Cristo non ce l’ho, né saprei riconoscere un’acacia se pure mi si parasse davanti, ho il millefiori, così c’è scritto, una etichetta scritta pure questa in Comic, penso che questi lavori li fanno stagisti pagati solo con visibilità e dunque lo fanno apposta per rovinare le immagini delle aziende che li sfruttano, mi chiedo che cazzo di visibilità possa darti una etichetta di miele millefiori, mi girano i coglioni come non penso uomo possa descrivere, mi calmo solo pensando che tra i millefiori ci fosse pure la puttana di quell’acacia, penso che devo tenere la calma, che di lì a poco tutto sarebbe passato grazie alla tisana, che il miele posso sostituirlo con qualcosa comunque proveniente dal mondo animale, allora sputo più volte nella tisana, confido nella carica batterica della mia saliva, sono bestie piccolissime pure quelle come le api, mi accomodo sui vetri rotti della finestra perché intendo sanguinare pure dal culo, chiudo gli occhi e finalmente posso assaporare la mia tisana rilassante.

Oh, sapete cosa? Non credeteci mai, alle ricette trovate su internet.

 

UPDATE: Interpretazione di Marco Tajani

Gli jihadisti dell’analogico

3310

Un “oggetto del demonio” (nel 2000), un “utilissimo telefono che va benissimo e non lo cambierei mai” (nel 2015)

 

 

– Eh, ma vuoi mettere l’odore della carta…
– Non mi dire niente. Pensa che io ho dovuto portare un mucchio di libri in garage perché in casa non ci stavano più.
– Già.
– Già.
– Senti, vieni in piazza con me sabato?
– Cosa c’è?
– Allestiamo un banchetto firme contro il disboscamento.

C’è uno snobismo da reflusso post-informatico che abbraccia una parte di popolazione sempre più ampia. Più numerosi dei nativi digitali e degli immigrati digitali, ecco gli aborro-digitali. Li riconosci per l’ostentazione del loro non essere al passo con gli strumenti tecnologici del tempo.

– Ah, hai preso l’IPhone nuovo. Pensa che io ho ancora un Nokia 3310. Che va benissimo, eh. Tanto lo uso solo per telefonare.
– Sì, ma ti risponde solo Meucci.

Sono gli integralisti del ferrovecchio, gli jihadisti dell’analogico, quelli ai quali devi mandare un messo su cavallo bardato per invitarli a cena, dato che non sono su Facebook e al telefono non rispondono mai.

– Nono, non conosco ‘sto uozzapp. Al massimo* gli sms.
– Ma così non pagheresti niente.
– No, sicuro poi c’è la fregatura.
– Già. Dove stai andando?
– In erboristeria a prendere delle gocce omeopatiche contro il diabete.

*”Al massimo” è spettacolare.

Che poi, quelli che usano il Nokia sono quelli che, quando i Nokia erano di moda, dicevano: “Nono, io il telefonino mai. Preferisco la cabina”. Io rispondevo: “Lo capirei se fossi Superman”. Ma già là non mi seguivano più.
Gente che sta semplicemente indietro di una ventina d’anni. E allora se hai le palle usa il calesse!

Spesso, dietro queste scelte vintage, c’è solo la voglia di distinguersi dalla massa. Un po’ come se indossassi una giacca con le spalline anni ’80, o pantaloni a zampa di elefante anni ’70, o qualunque attuale capo di abbigliamento di Raffaella Carrà, o se indossassi direttamente la Carrà. Si tratta di un vero e proprio movimento ideologico: il buffo è che così va paradossalmente a esaltare ciò che per definizione è un semplice strumento: la tecnologia.
Vantarsi di “non capirci niente” è un po’ come, all’esame universitario, dire al professore: “Ah, mi chiede dell’Interpretazione di Copenaghen. Nono, io nella fisica quantistica non credo. Perché non parliamo un po’ dei poteri del dio Nettuno?“.

– No, io sono contro Internet. Preferisco un libro.
– Beh, io sono contro la malaria e preferisco uno Spritz.
– E che c’entra?
– Esatto.

Gli aborro-digitali, tra quindici anni, useranno un IPhone 3S, guideranno una Fiat Tipo, leggeranno su un Kindle mentre noi saremo tornati alla carta, solo perché sarà diventata commestibile.
E si masturberanno sulle foto di Serena Grandi.
L’attuale**.

**Bella donna, eh, se vivessimo in 16:9

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Nella foto, una metafora del Nokia 3310 oggi.