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UomoMordeCane: IL LIBRO


Il miglior testo demenzial-satiric-comic-sans degli ultimi dodici minuti.
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Citazioni e dintorni


...giunsi a metà libro e mi accorsi che il tavolo aveva ricominciato a ballare...

Posseggo una elevatissima intelligenza emotiva: riesco a risolvere problemi matematici complessi, ma poi piango.

Mi annoio rapidamente: il mio film preferito è Mery per un po'.

Non capisco come mai tutti facciano molto affidamento sui rimedi della nonna per curare i malanni: la mia, per esempio, è morta.

Continuo a trovare gente che mi vuole pagare in visibilità. Credo che a questo punto dovrei essere avvistabile a occhio nudo da Urano.

La mia ex era talmente bella che i suoi assorbenti usati venivano scambiati per Kandinsky.

Se Dio sta là a segnarsi le scopate della gente, non vi pare francamente eccessiva la stima che si nutre nei suoi confronti? Voglio dire, la parrucchiera di mia moglie fa lo stesso.

Quando qualcuno afferma di occuparsi di qualcosa "a livello olistico", salute compresa, penso sempre che concretamente non ne sappia un cazzo e su più piani, ma sia ferratissimo sui segni zodiacali.

Le ricerche interiori sono sempre complicate, probabilmente a causa di tutto quel sangue.

- mi sembra squisito, ma mi scusi: me lo può servire in un normale piatto tondo invece che rettangolare?
- certo signore. Posso chiederle perché?
- per non darle la scusa per farmi pagare un botto queste quattro verdure in croce.

Vorrei dimostrare al mondo tutta la mia voglia di cambiamenti, di rinnovamento. Ma sono uomo e ho i capelli rasati.

Credo così tanto nella pet-therapy che alla fine mi sono pure sposato.

Sono talmente ateo che ho riconosciuto distintamente la sagoma di una macchia di vernice nei contorni della Madonna che mi è apparsa.

Sorridere coinvolge 12 muscoli del viso. Riposatevi, siate tristi.

Il mio professore di religione non l'ho mai visto: era uno che si immergeva totalmente nella parte tramite metodo Stanislavskij.

È un periodaccio. Ho aperto un biscotto della fortuna. Il biglietto diceva solo: “stai scherzando, vero?”.

Sono talmente pieno di me che vado spesso dall'andrologo solo per farmi fare i complimenti.

Perché vendono macchine che fanno oltre 200 all’ora se il limite è 130? Per lo stesso motivo per il quale i preservativi in vendita si srotolano oltre misura: quel che compri è anche un sogno.

Se fossi nato a Kingston ora sarei un velocista. O una chiavetta USB.

Potrei essere considerato un maniaco della precisione, se questo termine mi descrivesse nel minimo dettaglio.

Io e mia moglie avremmo intenzione di mettere in cantiere un figlio ma in Italia è ancora vietato il lavoro minorile pesante.

Ho chiuso col lucchetto la mia bici su un ponte e al mio ritorno non l'ho più trovata: completamente ricoperta di altri lucchetti.

Vantarsi di non mangiare bistecche per rispetto degli animali è come vantarsi di non leggere libri per rispetto della foresta amazzonica.

Quelli che fumano sigarette elettroniche sono gli stessi che bestemmiano con un "Porco Zio".

Sfido chiunque a convincere un eventuale viaggiatore proveniente dal passato – che so: medioevo – che portare a spasso un cane con un laccio al collo, lavargli le palle e fermarsi ogni tanto a raccogliere la sua merda e portarsela poi dietro in un sacchettino, siano atti di una civiltà superiore alla sua.

A volte vorrei credere in Dio. Per deresponsabilizzarmi anch'io un po'.

Alla coda alle Poste c'era uno che si lamentava del fatto che i farmaci salvavita fossero in mani alla lobby delle case farmaceutiche. Gli ho detto che comunque meglio così che in mano alla lobby dei tassisti. Mi ha guardato come si fa con un pazzo. Ho allora provato a recuperare con "Meglio la lobby dei discografici?". Niente. Qualcuno si è messo a ridere: l'ho trovato di cattivo gusto per chi soffre in coda alle Poste. Cosa ci insegna questa storiella? Che alle Poste c'è sempre la fila.

Ero su Facebook e parlavo con uno che ha una macelleria. Mi diceva che non fa altro che condividere cose strappalacrime perché sono tutte accompagnate da: "Condividi se hai un cuore".

Un tempo collezionavo farfalle, ma la casa mi si riempiva sempre di figa.
Regressività progresso







































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Articoli marcati con tag ‘politica’

Un ORGASMO ti aspetta 

Scusate, chi si intende di Diritto utopistico o Istituzioni di diritto irreale, può rispondere a questa domanda?

Volevo sapere: come si fa per fondare una nazione i cui membri debbano superare un esame di ammissione? Tipo facoltà universitaria, ma alla fine non ti ritrovi dentro un ateneo scalcagnato, privo di prospettive, ma cittadino di uno Stato sovrano e illuminato.

È possibile? Guardate, non è una boutade: uno Stato anche aterritoriale, purché con la forma di Stato. Cioè, non mi importa se i miei neo-connazionali debbano condividere con gli italiani l’italico suolo, purché siano parte di una comunità che risponda ad altra Costituzione, altre leggi: un po’ come la Padania, ma senza velleità scissioniste e con meno suoni gutturali. Uno Stato nello Stato. E non ditemi che è impossibile: neghereste l’esistenza della Mafia, della P2, della casta dei notai, degli uscieri ministeriali e di quella dei tassisti, dei ciclisti, del Regno dei Testimoni di Geova, degli ultras e di tutte quelle associazioni umane che evidentemente già rispondono ad altre leggi.

I ciclisti, sì: vi pare che il codice della strada richieda “i ciclisti amatoriali DEVONO indossare abbigliamento reclamizzato come i professionisti, pagandolo carissimo, e disporsi su minimo tre file parallele, zigzagando per mostrare detto abbigliamento da tutte le prospettive“?

Se si può vediamo anche di prenderci dei terreni sfitti, pagando il dovuto, e creare lì la nostra comunità, espandendoci pian piano ove possibile e sempre nel rispetto delle comunità locali, un po’ come ha fatto Israele.

Forse ho sbagliato esempio.

Qualora la cosa fosse praticabile mi candido come ORGAnizzatore Supremo, Moderato, Obiettivo (l’acronimo ORGASMO è facilmente memorizzabile). Mi impegnerò a stilare un prontuario di domande semplicissime alle quali il candidato dovrà rispondere per verificare il suo grado di idoneità all’appartenenza al nuovo Stato. Domandine semplici, che riguarderanno diritti e doveri civili, che mirino a verificare cultura generale, capacità di apportare crescita e progresso alla nuova creatura statale che sta nascendo; saranno valutate anche apertura mentale, capacità di integrazione sociale, assenza di germi di protesta gratuita, di trollismo e di sindrome da cazzo piccolo.

Gente costruttiva, non importa se vive rinchiusa in casa come gli hikikomori o se passa il tempo a raccogliere fiori come gli ikebana (anche qui potrei sbagliare): a me interessa che sappia riconoscere l’altro come valore e non come minaccia, che riconosca la scienza come risorsa e non la metta in discussione su basi complottiste e idee strampalate, che quando inizia un discorso moderato e coerente non lo mandi poi a puttane con un “…ma“, creando un’avversativa che nega tutto il ben fatto, che non abbia in mente di applicare la soggettività come massimo sistema, estendendo il suo più che legittimo “però con l’omeopatia ho curato molti gravi problemi” anche a noialtri normali.

Per capirsi, se usa il termine “medicina allopatica” facendo una smorfietta, e il termine “olistico” con gli occhi che gli si illuminano, è fuori dal mio progetto.

Dunque, chi è il candidato ideale di questo nascente stato illuminato?

Gente stanca di condividere spazi con persone che votano democraticamente e poi scendono in piazza a fare quei saluti romani che “se ci fosse stato ancora LUI” col cazzo che avrebbero potuto votare democraticamente e scendere in piazza.

Gente che non ne può più di persone che parlano di cose che non conoscono (vi faccio notare che io stesso, con un ego più grande del mio stesso ego di ieri, ho qui esordito chiedendo consiglio a esperti) e che danno il giusto riconoscimento a chi ne sa di più.

Gente che non si riconosce nella gente. Creando un buffo cortocircuito mentale, che sarebbe ancor più buffo con un paio di grossi baffi.

Gente che davvero pensa che un paio di grossi baffi avrebbe reso più buffo il discorso di prima, dimostrando quel senso dell’umorismo demenziale che spesso indica intelligenza.

Gente che sa la differenza tra umorismo demenziale e umorismo demente.

Gente che va ai concerti a guardare il concerto, attraverso gli occhi e non tramite schermo di smartphone.

Gente che però ha uno smartphone e non un Nokia 3310, perché consapevole che siamo nel 2017 e fare i duri e puri tecnologici non significa stare indietro di 15 anni. Se hai le palle vai nelle foreste a nutrirti e vestirti di orsi, perdìo.

Gente che non vive con fissazioni autoimposte per dare un senso alla propria vita.

Gente libera mentalmente. In primis da se stessa, dunque che evita espressioni tipo “no, guarda, io sono [inserire setta, credo, club, rione, contrada, filosofia] e dunque faccio sempre [inserire cazzata tipica di quel raggruppamento] e non faccio mai [inserire cazzata evitata da quel raggruppamento]“, senza che si siano mai fermati a pensare: “Ma davvero è una cosa che mi piace oppure mi piace appartenere a qualcosa per non sentirmi solo in questo mondo?“.

Questi, sono i nuovi cittadini del nascente Stato diretto dal vostro ORGASMO.

Mi arrogo presuntuosamente il diritto di creare un esame che selezioni i migliori. Ma non eugeneticamente, no. I migliori esseri umani, su basi puramente sociali, civili, progressiste.

Nel nuovo Stato nascente non ci sono barriere architettoniche, distinzioni per etnie, confini, struttura corporea, colore della pelle, lingua: siamo tutti uguali.

Qualcuno obietterà: “Ma chi ci garantisce che l’esame che andrai a creare, per cazzi tuoi, sia equo, giusto, e non manifestazione dei tuoi gusti?“.

Ecco: questi non supererebbero la prima domanda: “Hai intenzione di cacare il cazzo già alla prima domanda?“.

I tempi sono maturi per smettere di dire “NO” a cazzo e iniziare con i “SI'” costruttivi.

I tempi sono maturi per avere il vostro ORGASMO.

Democrazia è quando gente fischia

La foto potrebbe non essere rappresentativa del concetto di democrazia

 

Cose che ho capito grazie a Facebook:

1) la democrazia è la cosa più bella del mondo, più di Adriana Lima sudata che ti implora di far sesso disposta a pagarti per il disturbo;

2) per democrazia si intende solo quella diretta, della gente;

3) la democrazia rappresentativa è il Male: i politici sono tutti corrotti, incompetenti, Renzi;

4) il referendum è l’istituto capace di risolvere ogni problema, pure complesso: la gente ha la Conoscenza assoluta, e in effetti quello che stava in fila alle Poste dietro di me sapeva come battere la Spagna, come eliminare la delinquenza, come curare le verruche tramite sambuca;

5) se soffri di analfabetismo funzionale non hai gli strumenti per capirlo, dunque esprimi più violentemente la tua indignazione, anche perché ti indigni più facilmente, essendo il mondo tendenzialmente ostile e sbagliato ai tuoi occhi;

6) (e questo post è troppo lungo e maledettamente privo di gif animate, per poterlo leggere tutto);

7) ci sono persone che giustamente protestano per una classe politica che le ha portate alla più cieca disperazione, anche economica, ed esprimono tutta questa sofferenza dal loro divano tramite iPhone 6s;

8) non esiste più la mediazione, né l’ascolto, che sono i cardini della vera democrazia: ogni opinione avversa va combattuta con violenza, derisa, aggredita. Perché i veri democratici oggi parlano per slogan, storpiano i nomi, fanno i giochini di parole: essere persone civili e mature non ha alcun valore;

9) se esprimi un pensiero aspettati che lo stesso sia interpretato in modo opposto, ridotto o esteso a piacere di chi lo legge: siamo nell’era dei social, dunque se dici “mi piace il giallo” è normale che la gente che ama il rosso ti insulti, ma anche che parecchi ti rispondano: “AH, BRAVO, STAI CON LA KASTA!!!”;

10) a volte vorrei lasciare questo paese. Poi mi ricordo che quando vado in vacanza, ovunque, è pieno di italiani, e allora preferisco restare qua, piuttosto che fare la fila alle Poste brasiliane e incontrare pure là il tizio delle verruche e della sambuca, che sa tutto e sta lì per il Carnevale di Rio, che si lamenta perché quando l’Unione Europea non c’era, i carnevali in Brasile erano meglio.

Siamo donne, oltre le gambe c’è cucù

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Per motivi tecnici l’immagine è stata tagliata nella sua risposta, che comunque era: “Gli uomini”.

Trovo vergognoso quel che è successo ieri in Parlamento. Il concetto di “Quote Rosa” è così palesemente vitale, in ogni ambito, che non capisco come mai ci siano ancora queste assurde chiusure medievali. In casa mia, anzi, ho adottato il principio dello sbarramento minimo: se non entrano almeno tre zoccole ogni sera io non inizio manco a ubriacarmi.

No, seriamente: ma come si fa a non capire che un Paese che possa definirsi “civile” ha bisogno della presenza delle donne laddove più si prendono le decisioni importanti? In cucina, chi dovrebbe starci?

E non venitemi a dire che gli uomini sono migliori e a farmi sempre l’esempio di Carlo Cracco: pensate che lui poi abbia anche voglia di lavare i piatti? Già ce lo vedo, farmi la faccia schifata (a proposito, le espressioni di Cracco sono due: uno con la faccia schifata normale e uno con la faccia schifata da contratto Sky).

No, è una vergogna, una autentica vergogna: avremmo potuto dare un segnale di modernità definitivo, ieri. Invece niente: stiamo ancora là al palo, mentre ci stanno superando anche Paesi che fino a ieri consideravamo retrogradi. Sapete che per esempio in Iran stanno pensando di aumentare fino a tre centimetri la fessura per gli occhi nel burqa? E noi stiamo qua a cazzeggiare.

“Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna”, è verissimo ma quello dell’obesità è un problema che non voglio ora analizzare.

Perché “oltre le gambe c’è di più”, cantava Anna Omsa.

E allora proviamo in altri ambiti, se nella politica proprio non ci si riesce: almeno tre donne in ogni squadra di calcio. Non saranno peggio di Amauri.

Ha ragione la Boldrini quando afferma: “GNEGNEGNEGNEGNE!”. Noi uomini dovremmo vergognarci. Specie se abbiamo votato PD.

A proposito: volevo stracciare la mia tessera ma avrei solo riprodotto in scala l’ennesima scissione.

Facebookate (1)

Critica e autocritica di un fallimento: la satira politica è morta

brunetta

Se vi fa ridere lasciate immediatamente questa pagina

 

Dopo anni passati in “consessi satirici” più o meno noti, insieme a persone più o meno capaci di tirar fuori battute più o meno valide, a tratti condividendo vis-a-vis momenti sublimi con talenti purissimi (ma recitare allo specchio mie cose lo trovavo un tantino presupponente, benché gradevole), sono giunto ad una conclusione circa la funzione della satira politica oggi, della sua efficacia nel trasmettere qualcosa e sensibilizzare le coscienze.

Zero. Non c’è. Fine.

Che poi è esattamente il contrario di quel che sono sempre andato in giro a predicare, ma è virtù dei grandi rivedere il proprio pensiero. E adoro scimmiottare i grandi.
Preciso che mi riferisco in particolare alla satira politica: per quella sociale vedo ancora margini di utilità. Ma credo finirà presto e anche questa sarà spazzata via (mi vengono a consegnare il divano alle 17 e per quell’ora deve essere tutto sgombro).

Ammetto – mea culpa – di essere stato uno dei portabandiera dell’idea che una denuncia potesse essere veicolata al meglio tramite la satira, con quel cazzotto allo stomaco che solo una roba tagliente è in grado di provocare.
Ma per me oggi la satira è morta.

Una prima mazzata l’ho avvertita quando qualcuno ha tentato di definirla e ingabbiarla in costrittive gabbie istituzionali:

“Satira è quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene” (Corte di Cassazione).

Già contenere un fiume in piena – come dovrebbe essere la satira – in un alveo ristretto e artificiale, delineato da chi si dovrebbe occupare di amministrazione della giustizia, mi crea un brivido. Ma anche ad ammettere quella definizione mi vien da dire: è una balla. O meglio: non funziona. La correzione verso il bene non c’è, almeno qua da noi. Lo abbiamo sperimentato. Sono costretto a ricredermi. E questo alla luce di una lunga analisi delle reazioni che nel nostro Paese stiamo avendo da anni, a migliaia di battute satiriche.

La cartina tornasole è – manco a dirlo – la vicenda Berlusconi. Scusate! SCUSATE! Lo so! Ma seguitemi.

Dal 1994 stiamo massacrando quest’uomo in ogni modo: statura fisica e politica, igieniste dentali improbabili, intrallazzi e magheggi, connivenze, puttane, gaffes internazionali, cadute di stile, promesse impossibili e cancri guariti entro tre anni (a partire da?), weekend in vacanza per i terremotati, altre puttane, stallieri eroi, falsi in bliancio, unti dal Signore, minorenni nipoti, minorati alleati, giudici e calzini, giuramenti sui figli, che oggi sono peggio degli ebrei, kapetti e kapò, ancora altre puttane, tantissime puttane, Dio quante.

E puttane (l’ho detto?).

Materiale per una produzione satirica impressionante, che ha foraggiato autori eccellenti (pochi) e dato spunti per una proliferazione di battutisti dietro ogni angolo (presenti compresi), con risultati che raramente si discostavano da uno sfottò banale e trito dopo pochi passaggi, grazie anche all’enorme risonanza sui social.

Ed è qui il punto dolente, il motivo che mi fa esprimere in modo tanto definitivo, circa l’inutilità della satira politica in Italia e la sua inefficacia nella correzione di alcunché: la ridondanza e la proliferazione sui social di una infinita serie di “versioni” della stessa battuta, dello stesso sottolineare la gaffe o il colpo di duomo sui denti, di meme parodistici, spesso di scarsissima qualità quanto a originalità e realizzazione.

Tempo poche ore, e la stronzata di Silvio veniva analizzata, vivisezionata, paraculata in ogni modo, creando appunto meme, sollazzi e tormentoni, spesso di una pochezza ancor più imbarazzante dell’originale.
Battute, vignette, scenette, macchiette, grandi tette, rappresentazioni, Vauro, Crozza, Guzzanti (quello bravo), Guzzanti (la sorella di quello bravo), ombrelli nel culo, siti in crowdsourcing e battute in ciclostile raccolte in libri comprati da chi li scrive, Giannelli sul Corriere (Dio mio!), quotidiani di regime pronti a sbeffeggiare il Nostro in ogni modo.

E puttane.

A cosa è servito? No, davvero. Tutta questa produzione, questo mostrare al mondo l’oggettiva pochezza di quest’uomo, la sua evidentissima presenza sullo scenario politico per motivi personalissimi, a cosa è servita se non ad alleggerire quelli che in molti casi erano veri e proprio reati (accertati), a sdoganarli attraverso gag, a edulcorare, a furia di sfottò, la vera indignazione?

A fare il suo gioco, in sintesi. Trasformare tutto in goliardica partecipazione collettiva a un coretto da stadio contro “il nano, ahahahah!”, lasciando che il nostro modo di vedere la realtà, lentamente, cambiasse, accettasse che “in fondo le cose vanno così: ridiamoci almeno su”.

Ridiamoci su un cazzo.

Non era quella, la funzione della satira. Non era quello lo scopo del “castigare ridendo mores”. Non era sdoganare la merda, come invece è stato.
Quella risata su Berlusconi, sui Berlusconi vari intesi come potentati di turno, noi italiani la facciamo piena, grassa. Ed è profondamente sbagliato, perché vuol dire che la satira è morta. Ci fa ridere proprio, Brunetta alto 1.43, che si permette di insultarci dal suo basso (ecco!); ci fa ridere proprio, la sfacciataggine di Silvio che si inventa la storia della nipote di Mubarak; ci fa ridere proprio – e non è una risata amara come dovrebbe – Razzi che, al giornalista, candidamente confessa che quel magna magna in Parlamento c’è e c’è sempre stato e che lui stava là solo per la pensione.

E il giorno dopo? Le iene ci fanno il servizio (quello con i pernacchi e le scoregge), Spinoza ci scrive il post col giochino di parole (“Razzi amari” andrà benissimo), Crozza si mette la parrucca e fa un monologo di cinquanta minuti, sempre più zeppo di autorisatine e di politici imbarazzati. Per lui.

Com’è che da noi non abbiamo mai avuto un Gavrilo Princip, un Lee Harvey Oswald ma al massimo un Massimo Tartaglia armato di piccolo Duomo?
Perché pure negli attentati siamo Ezio Greggio e non Bill Hicks.
Ci piace la comica con la torta in faccia, non la satira sporca di merda.

Diceva Luttazzi (ve lo ricordate Luttazzi? Era quello che dava la voce ai comici americani defunti): “Ha paura della satira chi ha qualcosa da nascondere”.
Era verissimo. Ma un tempo, prima di questa esplosione di condivisione e medialità spinta, che tutto devitalizza e tutto pesta nello stesso mortaio, nel quale trovo Parlamentao Meravigliao, Crozza e Charlie Brooker a distanza di un “mi piace”.

Chiariamo: Brooker è l’unico ad avere ancora tutte le ragioni per fare un pezzo del genere, perché si sta rivolgendo a una platea che non ha a che fare con battute sul Bunga Bunga da anni. Dunque immaginate che carica dirompente ci sia in un intervento del genere e che impatto presso un pubblico abituato a chiedere le dimissioni di ministri per fatture di ottanta euro imputate a spese personali.

Ma a parte questo, una battuta come “Berlusconi e una diciassettenne? È come se un fantasma si scopasse un embrione” io da Crozza non l’ho mai sentita. Da lui sento le vocine, vedo le faccette e mi sorbisco robe come “Sei un grandissimo Orione”.

Satira politica italiana. E questa è la migliore.

Quale politico o personaggio di potere oggi ha paura della satira? Fanno la gara per essere imitati, citati, parodiati.
Se Crozza non ti ha rifatto non sei nessuno. O sei Crozza.

La satira politica è morta. Quantomeno ha cambiato funzione. Da denuncia è diventata dileggio fine a se stesso. Non mette alla berlina il potente: ci gioca insieme.
Non è più Fiorello che fa La Russa: è la Russa che imita se stesso fingendo lo faccia Fiorello.

La satira politica oggi è connivente col regime perché fatta così, con un livello così basso e con tale mancanza di coraggio (e con l’aggravante dell’immensa diffusione facebookiana e twitteristica) che ciò che ne resta è un crash dummy rintronato, una sagoma svuotata, un cartoccio avviluppato su se stesso, senza alcun messaggio sottostante, perché triturato, sminuzzato, digerito e ricacato. E ciò che ci rimane è uno stronzetto satirico. Pronto a essere ributtato giù, non prima di abbondante ricondivisione con faccine sghignazzanti.

Una desensibilizzazione totale. Che fa il gioco del potere stesso.

Giannelli-11.11.2011

Si noti che Berlusconi è più basso degli altri: coincidenze?

Maroni che ride alle battute di Crozza sui leghisti. Invece di querelarlo. Invece di insultarlo. Invece di picchiarlo.

Tutte le vignette che hanno messo in ridicolo la statura di Berlusconi, le sue orecchie, le sue rughe di cuoio, il suo trapianto, il suo cazzo affamato, hanno completamente svuotato di significato quel che è il concetto di “rabbia politica”, di “fame di correttezza”, di naturale bisogno che a governare ci sia una persona capace. È tutto diventato un: “Ahahahah! Ha dato alla Minetti un incarico istituzionale, che porcheria… adesso una bella photoshoppata di Silvio in mezzo alle tette della Minetti, sul crocifisso… ahahah!”.

Intanto la Minetti là sta, con o senza crocifisso. Intanto ciò che passa è la solita, antichissima e mai messa in discussione, idea che si faccia carriera solo con raccomandazioni e pompini. Che l’Italia vada così ed è inutile farsi il sangue amaro: divertiamoci almeno a prendere per il culo chi di dovere. Ma senza esagerare. Giannelli andrà benissimo.

Mi fa gran specie parlare di queste cose populiste e terra terra, che dovrebbero essere parte del corredo genetico di una società, ma tutto questo teatrino – ribadisco – ha trasformato ciò che era nella natura del meccanismo sociale in qualcosa ormai di perso, di dato per irraggiungibile: parlo della trasparenza, della politica al servizio, del fatto che chi siede in Parlamento indossi una cravatta e non una canottiera unta e che non parli come parlerei io dopo tre Peroni familiari.

O tre puttane.

Ecco: è evidente che la satira politica, almeno in Italia, abbia totalmente perso forza, se non addirittura funzione.

La Santanché urla e offende un’operaia, e invece di massacrarla politicamente, fare in modo che questa gente sia esiliata altrove, magari in Barbagia (cit.), che si fa? Subito migliaia di photoshoppari dell’ultima ora a metterle in bocca di tutto. Principalmente una roba, ma qua si parla di creatività e fantasia e anche una melanzana richiede uno sforzo mentale.

santanche

Concedetemi lo sforzo di originalità. Parlo della scritta Rai2.

In questo momento mi sento Gramellini sdraiato sull’Amaca di Serra spinta da Forattini e so che rischio di passare per demagogo-qualunquista e che se scrivessi queste cose in maiuscolo non sarei lontano da quelle che sono le legittime rivendicazioni del popolo grillino (certo, io ho scritto in italiano corretto, moderando la punteggiatura e ben inquadrando le istituzioni sin qui elencate, il che mi fornisce un certo vantaggio. Aggiungo che non credo negli ufo e nei rettiliani e conosco perfettamente la differenza tra Senato e una caldaia).

La satira italiana, come è fatta, come è condivisa, come è ormai incatramata sugli stessi sfottò, non è più utile, oggi. Anzi: è deleteria. Spinge ad accettare il male nelle istituzioni, a conviverci, a renderlo parte della nostra quotidianità a furia di battute. Permette certo di rendere tutto più digeribile, ma ci svuota della “collera civica” che dovrebbe essere sempre là ad impedirti che un Razzi venga eletto. La satira invece che fa? Lo prende in giro per la sua pochezza culturale, i suoi strafalcioni linguistici.

Razzi sempre là sta. E viene invitato nelle trasmissioni. E Crozza si mette la parrucca e lo imita.

Ridete pure, di gusto. Il balletto abruzzese era comicissimo. Quasi come il pavimento.

O forse ha semplicemente ragione Michael Moore: “La satira presume che il pubblico abbia un cervello”.
Il che ci riporta alla vera ratio di questo mio sfogo contro tutto ciò in cui ho creduto, cioè l’utilità della satira, che in queste quattro righe ho cercato di demolire.
Per scoramento, presa di coscienza che tanto, per quanto ci si affanni a denunciare e deridere, non cambierà mai un cazzo.
Perché il punto è quello di Moore: il grosso del pubblico, che poi è il destinatario dei messaggi satirici, guarda, ride, e passa avanti.

Sono fondamentalmente deluso.

E disilluso.

E puttane.

Rimborsi IMU, comunicazione, zappe sui piedi.

berlusconi

 

Comunicazione, regola 1: quando si comunica un messaggio occorre essere chiari fin dall’inizio, per non ingenerare errori ed false aspettative. A meno che il fine non sia ingenerare errori o false aspettative.

Se mi arriva una lettera così, con quell’intestazione con forte carattere di ufficialità, io sono spinto a pensare che la missiva venga dallo Stato, da un Ente, da qualcosa di burocraticamente “al di sopra” di me, in grado di decidere del mio destino, financo della mia libertà. La dicitura: “Modalità e tempi per accedere nel 2013 al rimborso dell’Imu pagata nel 2012 sulla prima casa e sui terreni e fabbricati agricoli” è estremamente fuorviante. In sintesi, io leggo “RIMBORSO IMU” e mi viene da pensare che si parli di soldi che io devo dare o devo ricevere. Con caratteri dell’ufficialità, non sottoposti a condizione. Soprattutto se la condizione è l’orientare un mio diritto del tutto svincolato dall’oggetto della lettera. Non voglio arrivare a paventare ipotesi di reato (ci ha pensato Ingroia) ma è evidente che questa comunicazione generi errore, quanto a mittente e quanto a modalità. Leggo di gente che si è recata alle poste per ricevere il rimborso. Se la vecchia, nel far questo, cade, si rompe un femore, muore, io nipote violenterei ogni concetto di nesso di causalità per addossare la colpa a chi mi ha spedito questa lettera. Ma si sa, io sono così.

La tecnica usata, in sintesi, è molto vicina a quella delle false ingiunzioni, che ti arrivano (pare) dalla Finanza o simili e che invece ti richiedono la sottoscrizione di qualcosa, un abbonamento ad una rivista, cose così.

Comunicazione, regola 2: quando si comunica con qualcuno, utilizzare il suo stesso registro comunicativo.

Questa lettera è perfetta. Semplice, lineare. È un linguaggio evidentemente indirizzato al popolo del Tg4, agli incazzati che guardano i cantieri, a chi borbotta e si lamenta perché il figlio non trova posto per colpa dei raccomandati ma intanto cerca “amici” che possano aiutare il “figlio tanto bravo, laureato“. Il popolo del “non si potrebbe chiudere un occhio, dotto’?“. Il popolo che, quando arriva una lettera da una amministrazione pubblica, si mette in agitazione e qui viene rassicurato che stavolta “non avrà nulla da temere“.

Comunicazione, regola 3: quando si comunica un messaggio, ricordarsi di ricordarsi. Tutto.

Lo “scandalo della tassazione della prima casa”, ammesso che sia tale, chi l’ha appoggiato ai tempi di Monti? La diminuzione del valore dell’immobile, ammesso che dipenda dall’IMU e non da una serie di fattori tra cui la crisi generale del mercato immobiliare (messaggio fuorviante), non era prevedibile quando davi il tuo appoggio all’introduzione di una cosa che ora mi vuoi rimborsare? In sintesi: tu, dov’eri? Non ti ricordi? Io sì.

Comunicazione, regola 4: evitare di mostrarsi spaventati dal nemico, quando vuoi trasmettere un messaggio di forza.

“Fini, Casini, Monti”… “E anche Grillo”. Perché Grillo a parte? È Grillo diverso dagli altri tuoi avversari? È Grillo quello che ti spaventa di più? Sì, lo è. Lo è perché è quello che sta usando il tuo registro comunicativo, semplice, che parla alla pancia, come tu stai facendo con questa lettera. È anche il tuo (ex)elettore, quello che oggi vota Grillo ma non per discorsi destra-sinistra. Grillo raccoglie il voto di protesta. Protesta che tu stesso hai contribuito fortemente a creare. Grillo oggi ti fa il culo. Tu lo sai, lo senti. E me lo dici. E io che ti faccio le pulci lo noto. E voterei Grillo già solo per il distinguo che mi hai fatto nella lettera. Mi trasmetti, non volendo, ammirazione per la sua figura.

Per inciso, me ne frega una mazza se l’80% dei grillini ha già fatto politica? Mi stai dicendo che fare politica è attività di cui vergognarsi? Bene. Dai che ci sei arrivato da solo.

Comunicazione, regola 5: non farti sgamare, Cristo!

Ci serve davvero il suo aiuto“. Il mio aiuto? E quello di parenti, amici, conoscenti? Serve a te? Ma il mio aiuto (leggasi: voto), non dovrebbe servire a me? Non dovrebbe essere una cosa per far sì che sia io a stare meglio? Me e il mio Paese, dico? Perché serve a te? Perché ti metti in mezzo? Avresti dovuto dirmi: “Al Paese serve davvero il suo aiuto“: avresti trasmesso una immagine disinteressata.

Che comunque sarebbe prepotentemente ritornata col sublime “Noi siamo l’unica difesa contro l’oppressione giudiziaria“. Ehi, oppresso giudiziariamente ci sei tu! Non pensare che noialtri qua stiamo tutti con l’incubo delle toghe rosse. Pure quando mi proponi un accordo di scambio mi parli dei cazzi tuoi? Se vai a comprare un kg di bigattini per andare a pescare, ti metti a parlare dei tuoi processi col negoziante? E che due coglioni!

Comunicazione, regola 6: ahahahahah!

Ma io trovo sublime il punto esclamativo:

berlusconi2

 

C’è tutto. C’è orgoglio, un velo di nostalgia per i fasti che furono al potere, c’è il vecchio che ricorda al nipote quando era generale e comandava le truppe, ed ora gioca a Risiko facendo bumbum con la bocca.

Il punto esclamativo.

Senza quello ti avrei votato*, peccato.

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*No, mi sa di no.

Italiani, votatemi e vi raddrizzerò le banane. Tutte.

dema

 

A.D. 2016. In un’Italia governata da Grillo, con Berlusconi ormai in galera da un pezzo per crimini contro la comicità e Bersani [pjɛr luˈiːdʒi berˈsaːni] tornato nella sua Bettola (non necessariamente nome proprio) a coltivare gli asparagi a stelo lungo, Sandro Anselmi, giovane universitario laureando in filosofia, si chiede quali potranno essere i suoi sbocchi lavorativi: addetto alla merda dei vecchi in un ospizio per ex pontefici oppure salatore di code di coniglio meccanico in un cinodromo. Avrebbe dovuto ascoltare sua madre ed espatriare in Belgio, dove una posizione da pedofilo non si nega a nessuno.

In questi anni Beppe Grillo è riuscito dove vent’anni di berlusconismo avevano fallito. Ha realizzato un’Italia migliore, ripulito il Parlamento da quella marmaglia corrotta e corruttrice, fatta di demagoghi e cialtroni, restituito credibilità internazionale al nostro Paese, ristabilito i valori della reale democrazia.

I suoi punti sono stati tutti attuati:

1 – Legge anticorruzione: per legge appunto è stato stabilito che se uno commette questo reato, commette questo reato, che era già tale prima. Ma adesso di più.

2 – Reddito di cittadinanza: sono stati dati cinquemila euro a tutti i cittadini italiani. Questo reintroducendo una forma (leggerissima) di schiavitù sugli immigrati regolari e rendendo gli irregolari a loro volta schiavi dei regolari, in una perfetta realizzazione di un sistema piramidale nel quale alla fine guadagnano tutti tranne Oscar Giannino.

3 – Abolizione dei contributi pubblici ai partiti: chi scende in politica può oggi farlo solo trovando soldi autonomamente, senza più gravare sulle risorse pubbliche. Un grande passo avanti di civiltà, che ha portato in Parlamento solo quelli che potevano dunque permetterselo: mafiosi, industriali, ex-politici,
corrotti, Antonio Di Biase (quello che ha vinto il Superenalotto).

4 – Abolizione immediata dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali: anche questa una scelta fondamentale di civiltà. Sono stati tagliati tutti i fondi pubblici a quei giornali che nessuno leggeva se non pochi affezionati. Ah, diverse migliaia di persone si sono ritrovate senza lavoro, e si parla di redattori, giornalisti, addetti stampa, giovani di belle speranze che iniziavano a farsi le ossa in redazioni vere. Ma tutti hanno subito trovato valida alternativa nelle ripetizioni di italiano a bimbiminkia trogloditi che scrivono con le “k”.

5 – Introduzione del referendum propositivo e senza quorum: qualcosa che mancava. Uno strumento che in Italia ha immediatamente prodotto una serie di leggi assolutamente utili e assennate. Io stesso, mercoledi scorso, mi sono svegliato con l’idea che le banane dovessero essere raddrizzate, per legge. Mai più banane curve. Ho iniziato a raccogliere firme. Ne sono bastate dodici. A votare siamo andati in otto. Grazie all’assenza di quorum il mio referendum è passato ed oggi, in Italia, sono sparite tutte le banane curve. Proprio tutte le banane, invero: stiamo attendendo la produzione di banane perfettamente dritte. Credo dovremo attendere un po’ ma ho fiducia. Domani penso di raccogliere firme per non pagare le tasse. Sono certo che senza quorum anche questo passerà facilmente. Non vi dico che idea ha mio cugino: un referendum per permettere a tutti di mettere una cicca sul citofono del proprio vicino. E scopargli la moglie. Anche ammazzarla, volendo. Ma solo con una mazza da cricket nel giorno di San Valentino.

6 – Referendum sulla permanenza nell’euro: c’è bisogno di aggiungere altro, dopo che è tutto raddoppiato, signora mia?

7 – Obbligatorietà della discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese: su questa erano davvero tutti d’accordo ma alla fine è stato l’unico punto ancora non attuato. Grazie a Marcello di Fonso, che ha chiesto e fatto passare un referendum apposito, col voto suo e del suo cane cerebroleso.

8 – Una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti: nella quale passare a ciclo continuo “Te la do io l’America”, “Te lo do io il Brasile”, “Te la do io l’Italia”.

9 – Elezione diretta dei candidati alla Camera o al Senato: chi non ha diretta conoscenza dei candidati politici? Parlo proprio a livello personale. Io voto mio suocero, per esempio. Certo, sarà un problema scegliere gli altri 944 parlamentari.

10 – Istituzione di un politometro per la verifica di arricchimenti illeciti da parte della classe politica negli ultimi vent’anni: compito prima svolto da Finanza e Forze dell’ordine, oggi efficacemente affidato ad uno strumento meccanico che misura le dimensioni del cranio (la reintroduzione della frenologia ha aiutato parecchio, sostituendo spesso il classico pollice su/pollice giù).

11 – Massimo di due mandati elettivi. E questo anche se hai fatto qualcosa di notevole, utile, pubblicamente apprezzato. Del resto pure le veline tope vengono cambiate, pure se funzionano: la gente si stufa degli stessi culi.

12 – Legge sul conflitto di interesse: sì, non c’era, e la cosa buffa davvero è questa.

13 – Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa sul modello francese: è stato sufficiente introdurre dei pernacchietti nei discorsi della Marcegaglia.

14 – Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica con tagli alle Grandi Opere Inutili come la Tav. Certo, coi soldi risparmiati della Tav ci hai pagato una mesata di tutto quello che hai pensato di rifinanziare, ma non è poi il pensiero, quello che conta?

15 – Informatizzazione e semplificazione dello Stato: in tutti gli uffici pubblici sono stati disinstallati “Solitario” e “Campo minato”.

16 – Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza: ah, chi ci lavora, in Telecom, Infostrada, Wind, Fastweb etc, all’inizio non è stato contentissimo di offrire un servizio, mantenere le apparecchiature, ammodernare server e infrastrutture aggratis. Ma poi si è abituato. Del resto pure prima lavorava in Italia.

 

Un referendum sull’abolizione del suffragio universale no?

Leggo che gli incerti sul voto sono il 30% degli italiani e che sceglieranno all’ultimo momento. “Incerti”. Cosa vuol dire “incerti”? Ce l’hai o no una tua cultura, una impronta, una identità di massima, no? Che non esistano più destra e sinistra è una cazzata immane: tu ti comporti in un certo modo, ti relazioni in un certo modo, pensi in un certo modo. Avrai una idea di cosa debba e non debba fare lo Stato per te, per la collettività, o no? Avrai una opinione su divorzio, famiglia, testamento biologico, rapporti con la Chiesa, o no? Saprai se un extracomunitario accanto a te in autobus ti crea problemi, o no? Saprai se ti serve un condono o se trovi questa una pratica odiosa, o no? Penserai qualcosa riguardo a scuole pubbliche e private, a finanziamenti al sociale, sanità in mano alle cliniche, o no?

O no?

Magari nessun partito ti rappresenta davvero in questo momento, ma allora la tua è comunque una certezza: quella di stare a casa. Come fai a non sapere se scegliere tra un centrodestra ed un centrosinistra? Sono entità incomparabili: tu da una parte delle due devi necessariamente pendere. Non ci credo che all’ultimo secondo metterai una croce a destra o a sinistra a seconda della simpatia che ti ispirano i colori del simbolo.

Mi vedo uno di questi incerti, andare a fare la spesa e restare là, con un flacone di Perlana in mano e un etto di prosciutto dall’altro, “incerti” su cosa scegliere.

PER UN’ITALIA MIGLIORE!!!!!!!!

Finché non mi cacciano (14)

Gli eventi giapponesi visti dall’illuminato punto di vista nostrano. La realtà fa ridere di suo, io ci metto poco/niente. Su l’Unità, qui.