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"Il cattivo piu' temibile della blogosfera"

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Delitto di Cogne: Annamaria Franzoni torna a casa 12 anni dopo il delitto. Felice il marito, sorriso di circostanza per i due figli.


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Roma, morto a 102 anni il partigiano Claudio Cianca. Una mattina, non si e' svegliato.


UomoMordeCane: IL LIBRO


Il miglior testo demenzial-satiric-comic-sans degli ultimi dodici minuti.
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Citazioni e dintorni


...giunsi a metà libro e mi accorsi che il tavolo aveva ricominciato a ballare...

Posseggo una elevatissima intelligenza emotiva: riesco a risolvere problemi matematici complessi, ma poi piango.

Mi annoio rapidamente: il mio film preferito è Mery per un po'.

Non capisco come mai tutti facciano molto affidamento sui rimedi della nonna per curare i malanni: la mia, per esempio, è morta.

Continuo a trovare gente che mi vuole pagare in visibilità. Credo che a questo punto dovrei essere avvistabile a occhio nudo da Urano.

La mia ex era talmente bella che i suoi assorbenti usati venivano scambiati per Kandinsky.

Se Dio sta là a segnarsi le scopate della gente, non vi pare francamente eccessiva la stima che si nutre nei suoi confronti? Voglio dire, la parrucchiera di mia moglie fa lo stesso.

Quando qualcuno afferma di occuparsi di qualcosa "a livello olistico", salute compresa, penso sempre che concretamente non ne sappia un cazzo e su più piani, ma sia ferratissimo sui segni zodiacali.

Le ricerche interiori sono sempre complicate, probabilmente a causa di tutto quel sangue.

- mi sembra squisito, ma mi scusi: me lo può servire in un normale piatto tondo invece che rettangolare?
- certo signore. Posso chiederle perché?
- per non darle la scusa per farmi pagare un botto queste quattro verdure in croce.

Vorrei dimostrare al mondo tutta la mia voglia di cambiamenti, di rinnovamento. Ma sono uomo e ho i capelli rasati.

Credo così tanto nella pet-therapy che alla fine mi sono pure sposato.

Sono talmente ateo che ho riconosciuto distintamente la sagoma di una macchia di vernice nei contorni della Madonna che mi è apparsa.

Sorridere coinvolge 12 muscoli del viso. Riposatevi, siate tristi.

Il mio professore di religione non l'ho mai visto: era uno che si immergeva totalmente nella parte tramite metodo Stanislavskij.

È un periodaccio. Ho aperto un biscotto della fortuna. Il biglietto diceva solo: “stai scherzando, vero?”.

Sono talmente pieno di me che vado spesso dall'andrologo solo per farmi fare i complimenti.

Perché vendono macchine che fanno oltre 200 all’ora se il limite è 130? Per lo stesso motivo per il quale i preservativi in vendita si srotolano oltre misura: quel che compri è anche un sogno.

Se fossi nato a Kingston ora sarei un velocista. O una chiavetta USB.

Potrei essere considerato un maniaco della precisione, se questo termine mi descrivesse nel minimo dettaglio.

Io e mia moglie avremmo intenzione di mettere in cantiere un figlio ma in Italia è ancora vietato il lavoro minorile pesante.

Ho chiuso col lucchetto la mia bici su un ponte e al mio ritorno non l'ho più trovata: completamente ricoperta di altri lucchetti.

Vantarsi di non mangiare bistecche per rispetto degli animali è come vantarsi di non leggere libri per rispetto della foresta amazzonica.

Quelli che fumano sigarette elettroniche sono gli stessi che bestemmiano con un "Porco Zio".

Sfido chiunque a convincere un eventuale viaggiatore proveniente dal passato – che so: medioevo – che portare a spasso un cane con un laccio al collo, lavargli le palle e fermarsi ogni tanto a raccogliere la sua merda e portarsela poi dietro in un sacchettino, siano atti di una civiltà superiore alla sua.

A volte vorrei credere in Dio. Per deresponsabilizzarmi anch'io un po'.

Alla coda alle Poste c'era uno che si lamentava del fatto che i farmaci salvavita fossero in mani alla lobby delle case farmaceutiche. Gli ho detto che comunque meglio così che in mano alla lobby dei tassisti. Mi ha guardato come si fa con un pazzo. Ho allora provato a recuperare con "Meglio la lobby dei discografici?". Niente. Qualcuno si è messo a ridere: l'ho trovato di cattivo gusto per chi soffre in coda alle Poste. Cosa ci insegna questa storiella? Che alle Poste c'è sempre la fila.

Ero su Facebook e parlavo con uno che ha una macelleria. Mi diceva che non fa altro che condividere cose strappalacrime perché sono tutte accompagnate da: "Condividi se hai un cuore".

Un tempo collezionavo farfalle, ma la casa mi si riempiva sempre di figa.
Regressività progresso







































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Articoli marcati con tag ‘facebook’

Cameriere, mi incarta il nuovo che avanza?

Facebook ha fatto anche cose buone

(fermarsi all’immagine potrebbe essere fuorviante)

Tra i miei contatti Facebook c’è realmente gente che usa il termine “Renziloni“, trovandolo divertente, canzonatorio e non avvertendo minimamente l’imbarazzo di trovarsi, in questo modo, nella nutrita schiera di quelli che vengono da tempo presi per il culo per l’uso di nomignoli infantili da affibbiare ai politici. Neppure avvertono la cosa: se qualcuno li prende in giro per questo sarà perché fa parte della “KASTAAA!“, o comunque perché è un coglione a cui stava bene “RENZIE“. Non penserebbe mai che il tuo ragionamento è del tutto apolitico.
In genere vengono bollati come “analfabeti funzionali”, ma quando si usa questa definizione, loro, a maggior ragione, proprio non ci si riconosceranno, perché magari sono laureati, confermando la loro incapacità a disgiungere la cultura accademica con la capacità di elaborazione delle informazioni attorno.

Li chiamerò “gruppo 1“.

Sono persone, come detto, non necessariamente di bassa cultura ma sicuramente con bassa capacità di elaborazione del mondo circostante, visione semplificata delle cose, nelle quali o tutto è bianco o tutto è nero, incapacità di immedesimazione e confronto nel pensiero altrui. Una volta l’avremmo definito “uomo medio”, l’appartenente al gruppo 1. Ah, per la cronaca: in questo momento non capisce cosa ci sia di così sbagliato nell’usare il termine “Renziloni”, e soprattutto pensa che il mio sia un pensiero politicamente schierato, confermando tutta la mia premessa.

Poi c’è il gruppo 2, quelli che invece osservano questo fiorire di populismo da quattro soldi e che non riescono a non notare (e far notare, come nel mio caso: mi rivedo molto nel gruppo 2, lo ammetto) come questo urlare di piazza e rivolgere gli occhi al cielo alla ricerca di scie chimiche, fare le pulci a ogni spesa, pure legale e rendicontata da parte di un politico, distolga totalmente l’attenzione dai fatti reali, quei fatti che il gruppo 1 continuamente cita, con tanto di “VERGOGNA!!!1!“, mentre il gruppo 2 neppure commenta più, preso com’è dal notare il buffo che c’è nel gruppo 1.

L’appartenente al gruppo 1 legge il titolo della notizia (solo il titolo), si pre-indigna, condivide il commento al vetriolo dei suoi punti di riferimento politici, dei propri guru, non fa assolutamente nulla per informarsi in modo ulteriore e indipendente, non mette mai in discussione l’interpretazione che di quel fatto danno le persone di cui si fida.
E soprattutto, non pensa che quella notizia potrebbe anche non essere vera.

È come se il mondo che bivacca sui social fosse spaccato in due: da una parte chi mostra il suo malessere sociale impersonando completamente un ruolo preciso, riconoscibilissimo, sempre uguale, macchiettistico ormai, in cui però non riesce a riconoscersi: quello dell’uomo-medio-fascistello-ignorantello-perennemente-incazzato. Dall’altra parte gli snob, intellettuali o che aspirano a essere riconosciuti tali, che pure di fronte un fatto reale, già solo perché portato avanti con quei modi da invasato col forcone, puntano sulla derisione, sull’ironia, sul delineare le differenze tra “loro” e “noi“. Che poi è quel che fa anche il gruppo 1: sentirsi parte di un “noi” da contrapporre a “loro”.

Entrambi i gruppi si sentono portatori di verità, ma solo nel gruppo 1 c’è il bisogno di “venderla” al gruppo 2, come farebbe un Testimone di Geova con la sua Fede: è impossibile che un appartenente al gruppo 1 coltivi nel chiuso dei suoi pensieri una idea populista, che per definizione deve essere portata all’esterno, affinché tutti la condividano. L’appartenente al gruppo 2 mai si sognerebbe di convincere uno del gruppo 1 a smetterla davvero, anche se nei fatti sembrerebbe farlo: se sparissero quelli del gruppo 1, verrebbe meno la possibilità di esercitare quel’azione canzonatoria, tendenzialmente sintomo di un senso di superiorità intellettuale che l’appartenente al gruppo 2 sente vivissima (l’autocritica fa sempre figo).

Io credo che questa dicotomia, tutta social, sia perfettamente specchio dei nostri tempi, risultato della possibilità data a chiunque di mostrare ciò che è, ciò che sa, e mostrarlo per come sa.

Facebook ha avvicinato persone geograficamente lontane, ma anche allontanato chi si conosceva personalmente e manteneva un rapporto di amicizia (più spesso semplice conoscenza), tutto basato su abitudine, frequentazioni comuni, prassi, quieto vivere.
Vedere come Tizio la pensi davvero ci ha dato occasione di bollare definitivamente Tizio stesso come “coglione” tout court, ci ha permesso di tagliare i ponti con lui anche in quelle rare occasioni di contatto nella vita reale, ci ha spinto a rivedere la nostra cerchia di frequentazioni nel nostro quotidiano.

A chi dice che Facebook porta alienazione vien da rispondere che la vera alienazione era andare a cena con qualcuno e pensare tutto il tempo: “Ma si può essere così imbecilli? Che cazzo ci sto a fare qua? Oddio, ma come ha fatto a tirare fuori Renzi? Stavamo parlando dell’ultimo iPhone!“, e poi tornare a casa e ripromettersi di non uscirci più, per poi però ricaderci il sabato sera successivo.

Ora basta un commento per mettere in chiaro l’appartenenza tribale: chi è nel gruppo 1 non tollererà ingerenze da qualcuno del gruppo 2: monterà una violenta polemica, sarai rimosso dagli amici e poi bloccato.
E a quella cena non sarai più costretto ad andare, con una ragione ulteriore, concreta, esplicitata.

Tutto questo impoverisce il confronto? Assolutamente sì. Ma la domanda vera è: “Ma era poi confronto, quello in cui uno sbraitava, gli altri gli davano ragione e tu aspettavi solo di andar via e berti una tisana guardando un documentario sulle poiane?”.

Grazie Facebook.

Facebookate (12)

poststorico

Facebookate 6

TI BLOCCO!

gsd

Parlar male di qualcuno è estremamente più semplice e soddisfacente, oggi, grazie ai social, rispetto alla limitatezza di un ciacolare da cortile: vuoi mettere la risonanza su Facebook?

L’arte della delazione ha raggiunto nuove e incomparabili vette e che la Silvia se la spassi col ragazzo di Barbara, il quale comunque tresca con Annalisa all’insaputa di Fabrizio (e non sapete ancora nulla del nonno), è fatto notorio e comunque da condividere pubblicamente. Spesso senza fare i nomi, perché questa è la novità: su Facebook appaiono sovente status tipo: “Gente che predica bene e razzola male! Non fatemi dire altro!“. Così chiedendo venga chiesto altro.

Questa vigliaccheria 2.0 tocca livelli sublimi con i flame, che spesso scaturiscono da tali gettate-di-pietre-nascondi-la-mano. Insulti, minacce, controdelazioni. Fino alla meravigliosa possibilità che Facebook offre per risolvere ogni diatriba: “TI BLOCCO!“.
Bloccare qualcuno è la nuova frontiera dell’affermazione personale senza confronto, dell’annichilimento del nemico senza neppure sfoderare le armi, dello sputazzo dal balcone e via dentro.

Molti di noi hanno bloccato qualcuno di fastidioso: da stalker a piazzisti di se stessi, da logorroici mediatici a gente realmente petulante e pronta a riversarti addosso ogni sua frustrazione dal momento in cui ti vedeva online.
Ricordo bloccai una che mi contattava appena vedeva la mia lucina verde accendersi, e iniziava a raccontarmi dettagliatamente di come fosse fastidiosa questa società che non ti lascia mai godere del silenzio, con call center che ti chiamano di continuo, televisione che ti vuol vendere di tutto, persone che devono per forza dirti qualcosa. Le dissi “La cosa delle persone che devono per forza dirti qualcosa ce l’ho chiara“, ma non capì. Dovetti bloccarla dopo l’ennesima chat nella quale cercavo di essere gentile ma davvero non mi riusciva più. Specie dopo 45 minuti di minuziosa descrizione della tipologia degli smalti da lei adoperati. So cosa state pensando: “Fosse stata figa non l’avresti bloccata“. La cosa mi mortifica.
Però avete ragione.

Comunque. C’è un “TI BLOCCO!” diverso: quello da incapacità al confronto. Quello nel quale ci si fa forti della distanza e della mancanza di scambio reale, visivo, per concludere un match su un terreno diverso da quello nel quale lo stesso era iniziato, ovvero spostarsi dal piano dialettico (nel quale ci si sentiva in difficoltà) al suo antitetico, esattamente quell’anti-dialettico che preserva da una sconfitta ormai evidente.
È un po’ una sorta di ritirata a salvare il salvabile: non la dignità ma un minimo di autostima, per convincere più se stessi che gli altri che magari, continuando, si sarebbe pure usciti vittoriosi da quello scontro ma che non se ne aveva voglia, che si era troppo superiori per continuare, etc.
E a questo blocco segue spesso poi una dichiarazione sulla propria bacheca, uno sfogo, di nuovo generico, del tipo: “Gente che predica bene e razzola male! Non fatemi dire altro!” (queste persone dispongono di set di frasi accanto alle faccine gongolose). Cercano appoggio nella propria cricca, la pacca sulla spalla degli amici, un conforto generico che è facile tirar su da uno scazzo generico. Già parlare di “Gente” mette d’accordo tutti: a chi non sta sul cazzo “la gente?”.

Questo schema: FLAME-SCONFITTA-FRUSTRAZIONE-BLOCCO-SFOGO si ripete con gran frequenza su Facebook. Colpa della gente, va detto.

Ma ecco che possiamo aggiungere l’ultima, potentissima variabile, la nuclearizzazione di ogni logica social: la segnalazione. Il blocco non basta: quella persona va segnalata alle autorità, a questa sorta di polizia anti pensiero libero che tutela gli amanti dei gattini e punisce i pubblicatori de l’Origine du monde di Courbet (giuro: provate a pubblicarlo e ditemi quanto ci mettono a rimuoverlo).

La segnalazione non è solo un urlarti addosso quanto tu faccia schifo. La segnalazione è noleggiare un’Ape Cross con un megafono sul tettuccio e girare per il paese dicendo: “Ehi, schifate insieme a me quest’essere schifoso che scrive schifezze, sennò Gesù piange“.

La segnalazione è il Testimone di Geova che non è contento di essere in pace con se stesso avendo trovato Dio ma vuole portare altre persone a pensarla come lui, perché si rinforzi anche in lui l’idea di credere al Dio corretto e non sentirsi idiota nel momento in cui rifiuta una trasfusione al figlio.

La segnalazione è un razzo rosso tra le parole Ti Blocco.

“Razzo”, sì, smettetela.

Vi starete chiedendo: “Come si fa ad evitare di essere bloccati o segnalati da qualcuno?“. Io ho una soluzione semplicissima: lo blocco prima io. E subito lo segnalo. Senza arrivare neppure al punto 1: niente flame. Lo blocco e lo segnalo nel momento in cui l’idillio è massimo, cioè quando si scherza, si condividono cose e ci si scambiano messaggi divertiti. Questo farà sì che sulla vostra bacheca avrete sempre amici nuovi, nessuno vi farà mai provare frustrazione, non subirete mai l’onta del blocco o peggio, della segnalazione e finalmente farete anche voi parte della “gente che fa cose assurde”, quella di cui si parla sempre ma di cui non si conosce alcun rappresentante reale.

E sarete voi, “la gente”.

Seconde scelte e tagli migliori

Scoregge comunicative

Che differenza passa tra un essere umano ed un bovino di taglia media? Apparentemente nessuna, se il parametro è la persona con la quale in genere dormite.
Ma se proviamo a generalizzare un po’ ci accorgiamo che la più grossa differenza è la diversa capacità di comunicare.
Prendiamo ad esempio un dialogo-tipo tra uomo e donna:

Uomo: Cazzo è ancora ‘sta roba?
Donna: È Masterchef.
Uomo: Cristo, ancora gente che cucina in tv?!
Donna: L’alternativa sarebbe? La partita?
Uomo: Certo! C’è Sassuolo-Livorno!
Donna: Imperdibile, certo.
Uomo: Sicuramente più di broccoletti e salsa tartara.
Donna: Sei un coglione.
Uomo: Troia.

Come vedete la comunicazione è varia, articolata e raccoglie elementi di cultura personale (piacere per la cucina, interesse per il calcio), stati d’animo (nervosismo, poca attenzione all’altro), caratteristiche comportamentali (coglione, troia).

Immaginate la stessa conversazione tra un essere umano ed il bovino di taglia media di cui sopra:

Uomo: Cazzo è ancora ‘sta roba?
Bovino: È Masterchef.
Uomo: Cristo, ancora gente che cucina in tv?!
Bovino: L’alternativa sarebbe? La partita?
Uomo: Certo! C’è Sassuolo-Livorno!
Bovino: Imperdibile, certo.
Uomo: Sicuramente più di broccoletti e salsa tartara.
Bovino: Sei un coglione.
Uomo: Troia.

Ecco, in questo caso ho pescato un bovino particolarmente loquace. Ma in genere questa specie animale si sarebbe limitata a rispondere: “Muuuuh” ad ogni passaggio. Impoverendo anche la dialettica dall’altra parte:

Uomo: Cazzo è ancora ‘sta roba?
Bovino: Muuuuh.
Uomo: Eh?!
Bovino: Muuuuh.
Uomo: Non sai dire altro?
Bovino: Muuuuh.
Uomo: Non si può andare avanti così.
Bovino: Muuuuh.
Uomo: Troia.

Questo come premessa necessaria per capire quanto successo l’altra sera. Su Facebook avevo notato uno che mi metteva “mi piace” in modo seriale su tutta una serie di risposte particolarmente sarcastiche. Dato che la roba che scrivo sulla mia pagina FB riconosco non sia per tutti, ho particolarmente apprezzato la cosa e un po’ per gratitudine dato che mi segue, un po’ perché mi piace conoscere gente nuova, gli ho chiesto amicizia. Prontamente accettata. Al che è iniziato un dialogo brevissimo, che ha preso una piega del tutto inaspettata e con un finale che ritengo grottesco ma molto utile ai fini della comprensione dei meccanismi alla base degli scambi comunicativi tra persone diverse dai bovini.

Ecco, questa è la dimostrazione più evidente di come non sia mai possibile dare per scontato il possesso di identici registri comunicativi.
A nulla vale la contestualizzazione ambientale, anzi: è fuorviante. Il mio ritenere le persone che mi seguono come… persone che davvero mi seguono e capiscono sempre ciò che dico, ma soprattutto comprendono i toni a prescindere, ha generato in me l’idea che queste fossero già “tarate” su un certo tipo di linguaggio, che è quello che adotto quando scrivo qua sopra o su Facebook. In sintesi, ho ritenuto il tizio della conversazione alla stregua di quei miei amici coi quali ci si saluta augurandoci una morte dolorosa o almeno la perdita di un avambraccio. E con un linguaggio consono.
Perché è proprio questo l’errore che si commette quando si ritiene (erroneamente) di comunicare con una persona, della quale si conosce in realtà poco: diamo per presunte tutta una serie di caratteristiche che magari sono completamente assenti. In questo caso la sua capacità di astrazione ed immersione in un dialogo surreale, l’apprezzare una comunicazione “diversa” dalle solite: ecco, questa parte proiettivo-comunicativa, capire che il suo interlocutore in quel momento non era persona ma personaggio è stata idea in lui del tutto assente. Questo si relazionava con me esattamente come avrebbe fatto con una persona qualunque che gli stesse chiedendo amicizia su Facebook. A nulla è servito il mio presentarmi come “UMC”: quella che ritenevo una “patente” comunicativa in grado di farci bypassare convenevoli ed inutili riguardi, puntando invece direttamente su toni volutamente paradossali e (per me) palesemente ironici si è rivelata una (mia) comunicazione perdente.

L’epilogo è stato fortemente illuminante:


Notate? Parla di educazione e rispetto. Ma anche di presunzione. Non è riuscito a centrare minimamente non solo la mia volontà di traslare l’intera comunicazione su un piano diverso e fortemente ironico ma gli è mancata anche la capacità di cogliere quella parte di forte autoironia nella quale denigravo lui per denigrare il personaggio UMC (“Se avessi dignità non seguiresti UMC”). In sintesi mi davo del coglione da solo, ma per tutta risposta ho ottenuto l’equivalente del “Muuuuh” del bovino di taglia media. Certo, con più avverbi e qualche CAPS LOCK (i bovini hanno seri problemi con la tastiera: sarà per la conformazione delle zampe).

Sarebbe facile ora parlare di sopravvalutazione dell’interlocutore: la verità è che la carenza e l’incapacità di adottare il giusto registro comunicativo è stata solo mia. Ho dato per scontate troppe cose, approcciato in modo errato, non compreso segnali dell’interlocutore.
E questo mi ha fatto perdere un lettore, potenziale acquirente delle mie cose.

Certo, non le avrebbe capite.

ATTENZIONE!!!!!!!!!1

Ho condotto un esperimento sociale* su Facebook. Messo questo annuncio:

Mi pareva abbastanza chiaro fosse una perculazione dei messaggi che infestano la rete ad opera di untori 2.0, terroristi della sintassi.
Linguaggio cazzone, oltraggioso uso della punteggiatura, errori di battitura inseriti ad arte, simulazione anche di approccio ansioso con la tastiera. Il Padre Pio a dare un tocco di credibilità (?) ulteriore.
Quanto tempo occorre per accorgersi che si tratta di una presa in giro? Cinque secondi? Dieci? Quindici, se fai di cognome Gasparri?
Eppure tanti non hanno capito.
Il mio pensiero è stato validamente espresso dall’ottimo Cane Quantico, dunque non ci tornerò.
Voglio qui aggiungere solo una cosa: si trattava comunque di un pubblico “selezionato”: gente che ha messo un “mi piace” su una pagina chiaramente satirico/cazzona, persone che quotidianamente ricevono battute di un certo tipo**.
Come mai allora in tanti si sono sentiti in dovere di sottolineare gli errori, soffermandosi anche sul fatto che il messaggio di pubblico panico fosse da considerare ridicolo non in sé ma solo perché Facebook non sarà mai a pagamento?
Vi lascio con questo interrogativo al quale cercherò di dare risposta prossimamente.
Sempre se ci sarà un prossimamente.
Perché ho appena ricevuto questo:

ATTENZIONE VI PREGO!!!! E TUTTO VERO!!!!!1! ATTWENZIONE!!!!!1! QUA STA SUCCEDENDO KUELLO CHE ANNO DETTO I MAIA DEL CALENDARIO!!!! LA FINE DEL MONDO!!!!!! VOLETE LE PROVE!?? PIOVE TANTISSIMO CHE SONO TRE GIORNI DI SEGUITO CHE PIOVE!!!!!!! IO NN MI RICORSDO MAI TANTA PIOGGIA COSI PER TRE GIORNI SENZA SMETTERE MAI!!!!! ALLORA???? PERCHE IL METEO NON DICE LA VERITA???! SULL APP MI DICEVA CHE OGGI NON DOVEVA PIOVERE PER NIENTE!!!! CERA SOLO UNA NUVOLA NERA MA SIGNIFICAVA CHE ERA NUVOLOSO, MICA CHE PIOVEVA PURE!!! INVECE PIOVE!!!!! CIOE LO SAPEVANO PIU I MAIA CENTO ANNI FA CHE QUELLI DEL METEO DI OGGI???? E SE VIENE VERAMENTE VERAMENTE LA FINE DEL MONDO CHE FAI? IO ALLO STADIO A TIFARE!!!! FORZA JUVE!!!!1!!!1 FATE GIRARE!!!!!!!!!!!!11

E sono abbastanza preoccupato.

_______________________________
*Lo chiamo così per darmi un tono
** per “certo tipo” intendo: in italiano

Dagli amici mi guardi Dio

1) Quelli che conosco anche personalmente
2) Quelli che non conosco personalmente ma con i quali ho scambi di un qualche tipo
3) Quelli che non conosco personalmente e con cui non ho mai alcun tipo di contatto.

Questi i livelli di amicizia su Facebook. So che per voi è lo stesso.

Ma esiste anche una quarta categoria di “amici”: quelli ai quali sto davvero sul cazzo (ed in certi casi la cosa è reciproca. Non sempre, eh). Si tratta di persone con le quali avevo magari scambi in passato ma che, per qualche ragione, mi sono diventati ostili/semi-ostili/indifferenti-tendenti-all’-ostile. Eppure né io né loro procediamo alla cancellazione. Forse qualcuno mi ha oscurato ma non cancellato.
Insomma: vedo che mettono le loro cose. E le leggo, sì, ma mai un commento, mai un “mi piace”. E lo stesso quando sono io a scrivere o condividere qualcosa. Per uno strano fenomeno sociologico, massmediologico, illogico, manteniamo un flebile, formale contatto, ma ignorandoci del tutto.

Ecco, se trasportassi questa pratica al quotidiano, alla vita vera, sarebbe tipo me che passeggio per strada e davanti a me il tale “amico”; ci guardiamo, manco un cenno del capo, nulla, e passiamo oltre. Potremmo dire come eravamo reciprocamente vestiti, scendere anche nel dettaglio, ma zero interazione.

Siamo al livello sotto il conoscente, che comunque potrebbe un giorno salutarci oppure interagire con noi in qualche modo in ascensore. Con questa tipologia no: anche condividendo uno spazio comune molto ristretto, tipo ascensore appunto, non avremmo alcuno scambio, proprio per la sottostruttura che ci impedisce di riprendere un qualunque tipo di rapporto. Forse anche perché adesso sarebbe difficile riattaccar bottone con un “Ehi, ciao! Come va?”. So benissimo come va, ti leggo sempre, ogni giorno. So delle tue emorroidi a grappolo e che passi da “impegnato” a single con la stessa frequenza con cui cambi le tue foto dei piedi al mare. Giochi a Bubblequalcosa e critichi Vendola ad ogni fuo fofspiro. Adori i Def Leppard e hai ancora un debole per Tinì Cansino. Non rientri ancora da quei cazzo di anni ’80 dunque e il taglio dei capelli me lo conferma. Insomma, so tutto di te. Ma ci stiamo ormai sul cazzo. Il bello è che se per qualche motivo ti mando una frecciatina tu fai altrettanto sul tuo profilo FB.
Insomma, sei attento ad ignorarmi, come lo sono io, ma anche a colpire se attaccato.

Allora ho capito: il nostro tipo di relazione è conflittuale. Il nostro stesso equilibrio si regge proprio su questo: ignorarci tutto il tempo per poi mandarci velatamente a fanculo, quel tanto che basta perché arrivi un messaggio impersonale di sottile disprezzo ma che non superi mai il livello di guardia, altrimenti si romperebbe anche questo tacito accordo di non belligeranza e dovremmo tornare ad avere un qualche tipo di rapporto, già solo per litigare. Esisti, esisto, so che esisti, sai che esisto, condividiamo uno spazio comune ma ciascuno si gestisce le sue cose, se metti male il mio dentifricio ti farò ritrovare spostate le tue chiavi.
Ignorarsi è comunque la parola d’ordine.

Insomma, caro non-amico facebookiano, finalmente ho inquadrato il nostro tipo di rapporto: siamo sposati.