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"Il cattivo piu' temibile della blogosfera"

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Delitto di Cogne: Annamaria Franzoni torna a casa 12 anni dopo il delitto. Felice il marito, sorriso di circostanza per i due figli.


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Roma, morto a 102 anni il partigiano Claudio Cianca. Una mattina, non si e' svegliato.


UomoMordeCane: IL LIBRO


Il miglior testo demenzial-satiric-comic-sans degli ultimi dodici minuti.
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Citazioni e dintorni


...giunsi a metà libro e mi accorsi che il tavolo aveva ricominciato a ballare...

Posseggo una elevatissima intelligenza emotiva: riesco a risolvere problemi matematici complessi, ma poi piango.

Mi annoio rapidamente: il mio film preferito è Mery per un po'.

Non capisco come mai tutti facciano molto affidamento sui rimedi della nonna per curare i malanni: la mia, per esempio, è morta.

Continuo a trovare gente che mi vuole pagare in visibilità. Credo che a questo punto dovrei essere avvistabile a occhio nudo da Urano.

La mia ex era talmente bella che i suoi assorbenti usati venivano scambiati per Kandinsky.

Se Dio sta là a segnarsi le scopate della gente, non vi pare francamente eccessiva la stima che si nutre nei suoi confronti? Voglio dire, la parrucchiera di mia moglie fa lo stesso.

Quando qualcuno afferma di occuparsi di qualcosa "a livello olistico", salute compresa, penso sempre che concretamente non ne sappia un cazzo e su più piani, ma sia ferratissimo sui segni zodiacali.

Le ricerche interiori sono sempre complicate, probabilmente a causa di tutto quel sangue.

- mi sembra squisito, ma mi scusi: me lo può servire in un normale piatto tondo invece che rettangolare?
- certo signore. Posso chiederle perché?
- per non darle la scusa per farmi pagare un botto queste quattro verdure in croce.

Vorrei dimostrare al mondo tutta la mia voglia di cambiamenti, di rinnovamento. Ma sono uomo e ho i capelli rasati.

Credo così tanto nella pet-therapy che alla fine mi sono pure sposato.

Sono talmente ateo che ho riconosciuto distintamente la sagoma di una macchia di vernice nei contorni della Madonna che mi è apparsa.

Sorridere coinvolge 12 muscoli del viso. Riposatevi, siate tristi.

Il mio professore di religione non l'ho mai visto: era uno che si immergeva totalmente nella parte tramite metodo Stanislavskij.

È un periodaccio. Ho aperto un biscotto della fortuna. Il biglietto diceva solo: “stai scherzando, vero?”.

Sono talmente pieno di me che vado spesso dall'andrologo solo per farmi fare i complimenti.

Perché vendono macchine che fanno oltre 200 all’ora se il limite è 130? Per lo stesso motivo per il quale i preservativi in vendita si srotolano oltre misura: quel che compri è anche un sogno.

Se fossi nato a Kingston ora sarei un velocista. O una chiavetta USB.

Potrei essere considerato un maniaco della precisione, se questo termine mi descrivesse nel minimo dettaglio.

Io e mia moglie avremmo intenzione di mettere in cantiere un figlio ma in Italia è ancora vietato il lavoro minorile pesante.

Ho chiuso col lucchetto la mia bici su un ponte e al mio ritorno non l'ho più trovata: completamente ricoperta di altri lucchetti.

Vantarsi di non mangiare bistecche per rispetto degli animali è come vantarsi di non leggere libri per rispetto della foresta amazzonica.

Quelli che fumano sigarette elettroniche sono gli stessi che bestemmiano con un "Porco Zio".

Sfido chiunque a convincere un eventuale viaggiatore proveniente dal passato – che so: medioevo – che portare a spasso un cane con un laccio al collo, lavargli le palle e fermarsi ogni tanto a raccogliere la sua merda e portarsela poi dietro in un sacchettino, siano atti di una civiltà superiore alla sua.

A volte vorrei credere in Dio. Per deresponsabilizzarmi anch'io un po'.

Alla coda alle Poste c'era uno che si lamentava del fatto che i farmaci salvavita fossero in mani alla lobby delle case farmaceutiche. Gli ho detto che comunque meglio così che in mano alla lobby dei tassisti. Mi ha guardato come si fa con un pazzo. Ho allora provato a recuperare con "Meglio la lobby dei discografici?". Niente. Qualcuno si è messo a ridere: l'ho trovato di cattivo gusto per chi soffre in coda alle Poste. Cosa ci insegna questa storiella? Che alle Poste c'è sempre la fila.

Ero su Facebook e parlavo con uno che ha una macelleria. Mi diceva che non fa altro che condividere cose strappalacrime perché sono tutte accompagnate da: "Condividi se hai un cuore".

Un tempo collezionavo farfalle, ma la casa mi si riempiva sempre di figa.
Regressività progresso







































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marzo: 2017
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Ti rispetto perché sei grosso (il vegano è superato)

Le obiezioni al credo vegano sono state più volte espresse e non vorrei tornarci. Mi piace però soffermarmi su un particolare: ma gli antibiotici? Non fanno strage di vita? Quella vita è troppo piccola per essere considerata degna di attenzione? Cioè, il vegano ragiona su un piano dimensionale? Se la bestia è grossa si protegge, se è piccola che vada pure al creatore? Non penso sia così. Probabilmente fa più un discorso di coscienza: un batterio non è considerabile come un pollo, perché vive una vita più semplice. Oddio, pure lui vive, si nutre, si riproduce e muore, ma non fa l’uovo, non si muove a scatti e non si infila nei Mc Chicken. Però mi pare una vita anche quella.

Che i vegani snobbino i batteri è cosa che non riesco a concepire: mi pare la logica del “credente ma non troppo praticante”, che opportunisticamente segue un credo ma fino al punto da non creargli eccessivi fastidi pratici nella vita. Un cristiano vero farebbe una vita d’inferno, a dirla tutta. E un vegano vero dovrebbe evitare di deglutire, respirare, muoversi, disinfettare le ferite e usare alcun tipo di medicinale. E neppure questo basterebbe, perché coi suoi stessi succhi gastrici, con il suo solo sistema immunitario, compie stragi che manco Stalin vestito da Hitler nella Cina di Mao senza gli Avengers.

Qui non voglio mettere in discussione la logica vegana della tutela e del rispetto di ogni vita: la voglio portare avanti in modo più vigoroso e aderente ai veri principi che questa dovrebbe seguire. L’unico modo di evitare di uccidere esseri viventi è non vivere, c’è poco da fare. E se un vegano la mette sul mero piano dimensionale credo sia il tempo per una nuova coscienza realmente rispettosa della vita: il vegano non basta più, serve qualcuno che si faccia da parte nel momento stesso in cui si rende conto che la sua esistenza in vita rappresenta un vero problema per miliardi di esseri viventi, troppo indifesi, troppo piccoli per ottenere riconoscimento da un movimento che predica bene ma poi razzola malissimo.

Oltre il vegano, oltre il melariano, oltre il respiriano.

Occorre il suicidariano.

PERCHÉ QUESTA GUERRA? E QUESTO MAIUSCOLO? TUTTA LA VERITÀ!

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Siete stati in tanti, a scrivermi chiedendomi: “ma chi cazzo ti scrive, idiota”, e ora cerco di dare una risposta puntuale al perché dell’attuale situazione geopolitica, di queste tensioni, del motivo per cui l’Isis si chiama così solo in Italia mentre nel resto del mondo è conosciuto come “Donald Trump”.

Tutto parte dalla confusione tra i motivi che stanno causando panico internazionale: si crede sia una guerra di religione, in realtà è una guerra di cultura.

L’Is (lo stato islamico) colpisce il nostro stile di vita (dal villaggio turistico full inclusive, con la sua animazione – e rianimazione – compresi, al locale per concerti), non chiese o papi, umilissimi o in prepensionamento.

Perché? Perché si tratta di simboli.

Nulla di nuovo: lo facevano le BR in Italia. Nessuno ha mai spiegato perché chiusero Moro in una R4. Perché non scelsero una Fiat? A parte per il rischio che il bagagliaio si aprisse da solo, a cazzo, certo. No, una R4 era la tipica macchina francese da scopata giovane, un simbolo di decadenza molleggiata e arbre magique lisergici. Colpire Moro fu solo incidentale: là dentro avrebbe potuto esserci chiunque, anche Andreotti, vista la forma della macchina; anche Spadolini, in grosse trance, certo; anche Fanfani, e ce ne sarebbero stati una decina. Anche Cossiga.

No, Cossiga mi sa di no.

Ma manco Andreotti.

Fu la R4 a essere assassinata, quel giorno, con tutto l’adesivo del vagabondo con la chitarra: il simbolo della spensieratezza, in contrapposizione agli “anni di piombo”.

Oggi L’Is fa la stessa cosa: cerca simboli che rappresentino il nostro benessere. Charlie Hebdo, il Bataclan, i ristoranti di Parigi, il senso estetico massacrato a colpi di barbe unte.

Se così stanno le cose possiamo aspettarci una escalation del terrore proprio su obiettivi a base simbolica, quelli che rappresentano i nostri valori.

Allora, quali sarebbero i simboli della nostra civiltà più a rischio?

Sicuramente attenzione ai falsi invalidi, ai portatori di Rolex fasulli, ai doppiafilisti quattrofrecceggianti, agli indignati su Facebook, ai vegani che ce lo devono far sapere, agli scassacazzi che al cameriere chiedono “una vegetariana con carbone vegetale, ben cotta ma non bruciata ai bordi, senza cipolla, con verdure grigliate ma non le zucchine, ché non le digerisco, melanzane sì ma solo se artistiche, peperoni gialli disposti secondo i dettami feng shui e rinforzo di bacche goji cacate da yak in pace con la loro coscienza”. Attenzione ad altri simboli come Messi, i crocifissi nelle scuole (gli altri non li calcola nessuno) “Febbre da cavallo”, X-Factor, l’urlo di Tardelli che ha tritato la minchia, l’iPhone, i meme, Peppa Pig, il Salento, la categoria “Young lesbians read an Aranzulla’s guide to copy whatsapp messages from a phone to another one, remembering you are masturbating in front of your little 5 inches display, so they don’t need to shave so accurately their pussies“.

Insomma, tutto ciò è a rischio: ci identifica, racconta quello che siamo, disegna la nostra società agli occhi dei fondamentalisti.

La soluzione? Purtroppo nessuna. Dovremmo rinunciare a quel che siamo. Cambiare troppo nei nostri costumi.

È vero che molti dei nostri usi sono già comuni a quelli islamici più oltranzisti: pensate a come entrambi releghiamo le donne ai margini, le sottopaghiamo nei lavori, le picchiamo quando calcolano esattamente il momento nel quale la palla sta per entrare in rete e passano davanti al televisore.

Anche la nostra lingua presenta molti punti in comune con quella parlata da chi oggi ci spaventa tanto: venite in Abruzzo e mi darete ragione.

Ma questo non basta ad avvicinare a sufficienza le nostre culture. Rinunciare al panino col prosciutto è per noi impensabile. Pregare cinque volte al giorno paralizzerebbe la nostra intera società e la renderebbe improduttiva, una succhiarisorse parassita che campa e ingrassa sulle spalle di chi invece produce davvero.

Tipo il Vaticano.

No, troppi cambiamenti. La contrapposizione resta e resterà. Perché nessuno di noi è disposto a pagare questo prezzo.

Specie ora che sapete di quella categoria porno. 

Perché non aver paura degli zombie

 

Tutti (ex) giovani, 'sti zombie

Tutti (ex) giovani, ‘sti zombie

[Questo post è nato da riflessioni col sempre prezioso Paolo Murgia (Mu Ho)].

Premetto: non sono mai stato appassionato di film di zombie, nemmeno da piccolo, quando erano molto di moda grazie soprattutto a George A. Romero e agli esponenti del Pentapartito.
È che, semplicemente, non mi facevano paura.
Voglio dire, uno zombie dovrebbe creare proprio questo, no? Ma io mi sono sempre rapportato alla paura come un qualcosa di non controllabile, contro un nemico, visibile o invisibile, comunque superiore a me, alle mie forze, con poteri, capacità, possibilità di farmi del male nei modi più fantasiosi, disparati e cruenti.
Ebbene, vedere quegli esseri ciondolanti, lenti, prevedibili e annientabili sostanzialmente anche con un calcione, beh: mi ha sempre fatto pensare all’inadeguatezza di quei cosi rispetto ai mille mostri cazzuti che abitavano le fantasie di me bambino.
La mia “sospensione di incredulità” vacillava, già a otto anni: mi ponevo mille domande, circa la coerenza di quel che quegli esseri stavano cercando di rappresentare.

– Ma perché riescono a camminare tutti? Molti di questi sono morti vecchi e già da vivi non camminavano più. E quelli con la sedia a rotelle?
– …
– Ma perché quelli con le budella di fuori vogliono mangiare lo stesso? Tanto se mangiano riesce tutto…
– …
– Ma se non mangiano che succede? Muoiono ancora? Da soli? Allora basta aspettare un po’: che li combattono a fare?
– …
– Ma perché…
– Hai rotto il cazzo: al cinema non ti ci porto più.

Più in là, quelle stesse domande si affinarono. E se ne aggiunsero altre:

– Ok, ragioniamo: questi vogliono mangiarsi il cervello dei viventi, o parti di loro, penso. Facciamo che abbia pure senso. Ma sembra che la maggior parte di loro non ci riesca mai: pochissimi riescono a nutrirsi. Eppure continuano a vagare, trascinarsi per giorni e giorni: il computo calorico in deficit prima o poi si farà sentire. Voglio dire, se questi non mangiano non possono sostenersi: è biologia, meccanica, termodinamica. La parte “magica” riguarda il loro essere tornati in vita, al massimo. Ma poi questi subiscono il peso della gravità come noi (altrimenti volerebbero) e se lo devono contrastare serve una forza, e la forza richiede energia calorica. Puoi essere un morto vivente, ma le leggi della fisica sono quelle. In sintesi, se non mangi non cammini, non ci sono santi.
– …
– Ma poi, quelli con l’osteoporosi? Perché se si mettono in piedi non gli si frantumano le tibie? Capisco quelli morti giovani, ma il grosso dovrebbe essere fisicamente impossibilitato proprio a sostenersi. Per non parlare di quelli decapitati: come fanno a stare in piedi in equilibrio se gli manca proprio tutto l’apparato vestibolare, l’epitelio…
– Hai rotto il cazzo: al cinema non ti ci porto più.
– Veramente siamo a casa.
– Comunque hai rotto il cazzo.

Crescendo, quella assenza di paura si trasferì ovviamente a tutte le cinematografiche creature dell’orrido, e smisero di spaventarmi anche i film sui demoni, quelli sulle torture e i cinepanettoni dei Vanzina. Semplicemente non li trovavo interessanti.
Da qualche tempo, grazie a The Walking Dead, gli zombie sono ritornati prepotentemente alla ribalta, e confesso di essermi più volte fermato a cercare di capire cosa potesse oggi appassionare un telespettatore medio, abituato alle saghe di “Saw – l’enigmista” e cinema splatter come se piovesse (sangue). Magari questi zombie potevano essere finalmente spaventosi, credibili, non so.
Ecco, niente: sempre uguali.
Esseri nauseabondi e lentissimi, che di minaccioso hanno solo l’impianto scenico ma che, nei fatti, si rivelano abbattibili pure da ragazzini armati di sputo.

Insomma, gli zombie non possono tecnicamente spaventare. Al massimo infastidire per l’aspetto, un minimo inquietare per i grugniti, i lamenti, ma sono sostanzialmente innocui, se hai la accortezza di evitarli. E li riconosci facilmente, dai.

In pratica, come i leghisti.

L’amore ai tempi delle emissioni CO2

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L’amore ha il suo ciclo di vita, come una qualunque macchina. Parte piano, ci mette a scaldarsi, ingrana, inizia a filare bene, va che è una meraviglia, pensi sia tutto perfetto, ti godi il panorama, vedi altre macchine attorno a te e non ti importa perché hai la tua macchina e ci stai da Dio, poi passa una Lamborghini, ti fa girare la testa, ti rendi conto di guidare quel cazzo di macinino da vent’anni, che pure ti dà le sue soddisfazioni ma porcoddio la Lamborghini, e allora ti incazzi, cominci a picchiare su quella faccia di cruscotto che non ti eri mai reso conto scricchiolasse continuamente come manco RadioRai, ti sale l’istinto di andare dritto alla prima curva ma in quel momento capisci che la puoi rottamare e magari ti ci danno qualcosa, allora la molli a tuo cugino che non ha mai nascosto di avere un debole per quella carrozzeria che tu trovi ormai sfatta, e organizzi in modo da beccarli mentre si fanno un giro, lui e la troia della tua macchina, così ha pure l’addebito della separazione ACI e non ti può rompere il cazzo e finalmente realizzi che potevi avere anche altre auto ma il giudice era donna e incazzata per evidenti problemi di parcheggio e se n’è fottuta dell’addebito e ti ritrovi a dover mantenere quella maledetta carcassa e non ti puoi permettere manco una Twingo e allora ripieghi su una vecchissima Ritmo dell’84, che nella nostra metafora è Adele, la bagascia 76enne sulla Cristoforo Colombo, che non passa manco la revisione per eccessive emissioni di gas, e pensi che in fondo si stava bene con la vecchia macchina, specie quando la vedi sfrecciare con tuo cugino alla guida, che le ha pure dato una mano di vernice, e vista così non era poi tanto male, e questo è in fondo l’amore: sofferenza, delusione e bollo.

Intercessioni

– Insomma, sai quelle storie pazzesche, di gruppi di preghiera che si riuniscono nei casi di malattia per pregare per il bambino leucemico di turno?
– Sì.
– C’era questo bambino malato e questo gruppo che si riuniva tutti i giorni, per lui.
– E allora?
– Niente, hanno pregato tantissimo.
– E il bambino?
– Il bambino è morto.
– Ma… allora, quella storia?
– Che storia?
– Del gruppo di preghiera!
– Ah, quello prega per un altro, adesso.
– Ma perché me lo hai raccontato! Mi hai detto delle storie pazzesche di questi gruppi di preghiera e dei malati! Pensavo il bambino fosse guarito!
– Ah, nono. È però pazzesco, dai! Cioè, questi si riuniscono e pregano, convinti che pregare vicini crei un supermessaggio a Dio, tipo una mail con gli emoji, perché stanno vicini. Se stessero ciascuno a casa propria varrebbe di meno. Chissà perché. E Dio apprezza il loro stare vicini e magari cambia idea e sposta il linfoma su un altro. Che storia!
– Sei un cazzone.
– Certo. Oh, stasera andiamo a pregare per la fine della guerra in Israele. Saremo una cinquantina. Cioè, cinquanta! Accendiamo pure delle fiaccole, tipo razzi di segnalazione a Dio, così ci vede pure da lontano. Se non smette così la guerra, non smette più.
– La guerra là c’è da sempre.
– Allora occorrerà maggior impegno. Chiederemo intercessione di qualche santo, tipo le raccomandazioni. Cioè, andiamo da Dio portando avanti San Gabriele: è ovvio che ci ascolterà più volentieri.
– Ma la smetti? Stai riducendo tutto a delle logiche misere e tipicamente umane.
– Serve un santo più potente?
– I santi non sono più o meno potenti!
– Lo dici tu. Pensa a San Procopio e a San Gennaro. Vuoi mettere San Gennaro?
– Ma i santi sono tutti santi, non ci sono livelli!
– Vuoi dirmi che se ti trovassi in punto di morte e sapessi che la salvezza te la può dare uno solo tra San Procopio e San Gennaro tu sceglieresti San Procopio?
– Ma no, che significa! Cioè…
– Cioè?
– Cioè, forse sceglierei…
– Chi?
– San Gennaro…
– Vedi?
– Beh, in effetti.
– Perché noi siamo fatti così: proiettiamo anche sul trascendente le logiche dell’uomo.
– Sì, hai ragione. Ma cosa vuoi dimostrare?
– Ah nulla. Che magari tutte queste storie sono solo un modo per darsi un conforto in questa vita di merda.
– Dunque tutto questo per negare l’esistenza di Dio?
– Nono, io non devo negare niente. Non sono io a dover dimostrare una cosa che non c’è. È chi ne afferma l’esistenza che deve dimostrare qualcosa.
– Là si parla di Fede. Non c’è niente da dimostrare.
– Allora ora te la faccio io una domanda: siamo arrivati a un punto morto della discussione?
– Credo di sì.
– Morto morto?
– Morto morto.
– Morto, a differenza del bambino leucemico miracolato?
– Sì, a diff… ma perché, adesso c’è stato davvero il miracolo?
– Ahahahah, nono, tranquillo: è morto stecchito. Nessun miracolo, nessuna preghiera può risolvere un cazzo.
– Ah, meno male.
– La gente crede a tutto.
– Già.
– …
– …
– Gratta e vinci?
– Andata.
– Giuro che se vinco faccio un casino di beneficienza.
– E io adotto un bambino a distanza. Anzi due.
– Sì.
– Sì.

Tempo di vacanze

Mare.-Cuore

Stavo cercando un volo Last Second ma mentre lo facevo era già partito.
Allora ne ho cercato uno Last Minute: ho fatto in tempo a vederlo decollare.
Di quelli tradizionali c’era rimasta solo roba Ryanair ma non mi posso permettere di viaggiare con loro perché sono affetto da vizio del gioco e quelli mi propongono il gratta e vinci e io non resisto.
C’è scritto “Gioca con moderazione”, per questo compro un pacco di gratta e vinci e tutto il tempo tengo un atteggiamento pacato e accondiscendente, indosso una maschera di Kissinger e voto DC.
Che là sopra una Red Bull la pago una sessantina di euro e considerando che a me la Red Bull fa pure schifo mi pare una mostruosità ma ne prendo sempre una dozzina per restare sveglio e non farmi fregare nel sonno da quello che mi vuole entrare nei sogni con quella faccia bruciata e le mani raspose, maledetto Niki Lauda.
Ho optato così per il treno: devo partire domani, così ho prenotato un treno di ieri. È il mio personalissimo sistema per ammortizzare i ritardi (perché nessuno ci ha mai pensato? Prenotate il treno del giorno prima!).
Purtroppo, per un disguido, è capitato fosse puntuale e ho perso pure quello.
Ho quindi fatto car sharing, perché ho letto che si risparmia tantissimo. Ho scambiato la mia Renault 5 con una Ritmo Abarth tenuta sempre in garage da una persona crudele, poi mi hanno spiegato meglio il car sharing e mi sono ritrovato in macchina con un cingalese, simpatico, certo, ma mi ha voluto vendere le rose per tutto il viaggio. A Piacenza l’ho fatto scendere, non prima di avermi fatto un mazzo tanto.
Da lì, per le Maldive, è stato un calvario (via auto, l’Italia è collegata malissimo alle Maldive: maledetta Salerno-Malè).
Insomma, mi trovo adesso a Ovindoli. L’aria è buona, il sole va e viene (ma mi hanno detto che il clima delle Maldive lo stesso), la gente è cordiale e fanno gli arrosticini meglio che alle Maldive (ma non ho la controprova).
Questo per dirvi che sto per andare in vacanza e per un po’ non mi leggerete.
So che troverete valide alternative: sulla rete è pieno di gruppi satirici e battutisti validissimi, in grado di regalarvi perle di originalità e che saprannAHAHAHAHAHAHAHA!
Cristo, scusate! Nono, tranquilli, resto qua: sono una persona responsabile, non vi farei mai una cosa simile.
Voi però non leggete più quella robaccia, su.
<3

Allora le calze e i calzini?

fagiolini1

– Perché non mangi la tua verdura?
– Perché non è verdura. I fagioli sono legumi. E poi non sono verdi.
– Sono fagiolini, non fagioli. E sono verdi.
– Non del verde della verdura, si vede. E poi i fagiolini derivano dai fagioli. Come i cetriolini derivano dai cetrioli.
– Fagioli e fagiolini sono due cose diverse.
– Anche cetrioli e cetriolini allora. Sennò si sarebbero chiamati allo stesso modo, tipo “carpulli”.
– Secondo te uno ha dato nome ai cetrioli e nome ai cetriolini, dovrebbe chiamare questa terza “entità” in questo modo ridicolo?
– No, non sarebbe una terza entità. Sarebbe una sola entità, che comprenderebbe cetrioli e cetriolini insieme. I famosi “carpulli”, appunto.
– Addirittura “famosi” adesso.
– Lo sarebbero. Se non ci fossero persone chiuse come te.
– E perché non chiamarli direttamente solo “cetrioli”?
– Perché non si distinguerebbero dai cetriolini.
– Si distinguerebbero già solo dalle dimensioni.
– Non “già solo” ma “solo”. Esattamente come fagioli e fagiolini. Che sono la stessa cosa.
– Non è così! Fagioli e fagiolini si distinguono per tutto! Sono proprio due cose diverse!
– Secondo te uno che ha dato il nome ai fagiolini non aveva mai sentito parlare dei fagioli? Dai, su: il tuo solito sottovalutare la gente. Credi siano tutti stupidi? Arriva uno da Marte, vede la pianta dei fagioli, tira giù un baccello, non chiede nulla a nessuno e, completamente a cazzo, urla: “DF£!F4GJ6/##!!!”, che in marziano significa: “FAGIOLINO!”, e guarda caso, sta prendendo proprio la pianta dei fagioli! Un caso su quanti miliardi? Eddai, sii obiettivo.
– Ma che c’entra! Uno ha dato quel nome ai fagiolini perché è la pianta del fagiolo!
– Visto che ci sei arrivato? I fagiolini sono fagioli, alla fine.
– No! Non sono fagioli! I fagiolini sono di quella pianta, ma non sono fagioli! Sono lo stato precedente allo sviluppo del fagiolo!
– Dunque sono piccoli fagioli. Dunque fagiolini! Tanto che si chiamano… fagiolini. Altro che marziano!
– Ma sei tu che hai tirato dentro il marziano! Il fagiolino è una roba completamente diversa dal fagiolo, pure se è la pianta del fagiolo!
– Stai a vedere adesso che è una pesca.
– No, non è una pesca! Ma il fagiolino non è neppure un fagiolo!
– È un carpullo?
– Non è un carpullo! Smettila coi carpulli! Non esistono i carpulli!
– Cos’hai contro i carpulli?
– Nulla! Nulla! I carpulli non esistono.
– Grazie a gente come te. E allora se non è un carpullo è un fagiolo.
– Se fossero fagioli non li avrebbero chiamati fagiolini! Lo capisci? Evidentemente sono un’altra cosa!
– Un’altra cosa ma con lo stesso nome al diminutivo e che viene dalla stessa pianta. Ma tu guarda.
– Senti, se non li vuoi mangiare non li mangiare. Ma non ti attaccare alla storia che siano fagioli.
– Io non mi attacco a nulla. Sono i fatti che parlano.
– Ti rendi conto che stiamo parlando da dieci minuti di una assurdità?
– Hai iniziato tu a spacciarmi dei fagioli per verdura.
– Io non ho spacciato nulla! Hai davanti un piatto di fagiolini!
– Minimizzare non ti servirà.

Come nascono le frasi celebri

Amare, sognare, procrastinare

Senza nome-1

– Dio come mi manchi! Non vedo l’ora di vederti!
– Anche io, bellissima. Se vuoi oggi ci sono.
– Eh magari, ma c’è il mio ragazzo…
– Ah certo, per carità. Non destiamo sospetti. E domani?
– Domani neppure. Devo assolutamente uscire con la mia amica. Sai, lei e il mio ragazzo si conoscono e non vorrei…
– …destare sospetti. Capisco. Mercoledì allora?
– Mercoledì sarebbe perfetto.
– “Sarebbe”?
– Sì, sarebbe. Ma ho già fissato appuntamento dall’estetista.
– Capisco. Giovedì?
– Giovedì, come no!
– Ah, giovedì ti va bene! Bello!
– Sì. Andrebbe bene. Se non fosse che…
– Cosa? Pure giovedì!
– Sì amore. Non vedo l’ora di vederti. Ma giovedì ho la parrucchiera.
– Venerdì?
– Sarebbe splendido amore ma… accompagno la mamma da qualche parte senza ragione alcuna.
– Sabato, domenica, lunedì, martedì prossimo…
– Callista, gommista, commercialista, frate trappista.
– Aprile, maggio, giugno, luglio…
– Sorella, fratello, cugino, compare, vicino di casa, sconosciuto di cui non so nulla.
– 2015, 2016, 2017…
– Guardo il gatto tutto il tempo, resto a fissare un limone, mi metto in piedi immobile nel reparto verdura del LIDL, faccio la cacca.
– Ma fammi capire, quando cazzo ci vediamo io e te?
– Ma presto amore. Non vedo l’ora.

Giuro, non prenderò in giro il curling

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Nella foto, un atleta giamaicano si prepara a essere fuori contesto

 

Ho provato a seguire per un po’ le olimpiadi invernali ma ho dovuto rassegnarmi all’evidenza: non sono riuscito a fregarmene minimamente. È che gli sport freddaioli non riescono ad attrarmi, non ci sono mai riusciti.

Ricordo i fasti di Alberto Tomba e di una Italia tutta incollata a guardare non la sua discesa ma il cronometro in basso, che avrebbe fatto la differenza tra esultanza e delusione nazionalpopolare. Ecco, questo intendo: uno sport nel quale non riesci ad apprezzare il gesto tecnico-stilistico ma che è tutto basato su dei numeri che scorrono, non riesce a prendermi.

E no, non è come nell’atletica: Bolt che corre sta sfidando sì il cronometro. Ma non solo. E ti regala un riferimento visivo meraviglioso, nel suo mettere luce tra sé e gli avversari.
Quanti di noi hanno le competenze tecniche per apprezzare una discesa in slalom gigante, e notare la posizione del corpo, la scorrevolezza dello sci, la ricerca delle traiettorie, e differenziarle da atleta ad atleta? Su uno schermo televisivo, peraltro?

E poi: scivolare a valle lo trovo artificioso, quasi innaturale.
Ma vuoi mettere, correre e saltare? È per quello che siamo nati: ce l’abbiamo dentro. L’esserci poi adattati ad altri climi e ambienti e averci costruito su attrezzature e pratiche, è comunque roba recente, di qualche migliaio di anni. Ma noi per milioni di anni abbiamo corso, inseguendo prede e fuggendo da predatori. È naturalmente appassionante per questi richiami ancestralmente collegati con le nostre origini. E le origini sono queste, antichissime.

Giuro, non prenderò in giro il curling.

Se ci togliete la solita fissazione patriottica, per cui il bronzo a un italiano con un nome da supposta svizzera vi fa sentire soddisfatti (cercate di fermarvi a riflettere su questa soddisfazione, sulle reali motivazioni, sul suo essere slegata da ragioni reali), cosa resta di quella cosa? Uno che scivola a valle. Riduttivo? Ma è così. Ma che noia, su…

Ma vuoi mettere i 200 metri? Quell’attesa, il prendere posto ai blocchi. Un pugno di atleti, l’uno contro l’altro. Che non incrociano gli sguardi. Si sistemano, come i gladiatori affilavano il gladio. Il silenzio. Lo sparo.
La sciolina? Ma scherziamo? Ma non è roba da usare con la tua donna?

Giuro, non prenderò in giro il curling.

Che poi, siamo ancora a livelli di tollerabilità, quando si parla di slalom. Ma lo slittino? Eddai, vi prego. Lo facevo da ragazzino! Mi mettevo sotto il culo un pezzo di plastica e affidavo alla gravità il compito di emozionarmi. Ma che gesto atletico c’è nello slittino? Che lo spingi all’inizio? Che freni qua e là? Sposti il corpo? Bene: paragoniamo lo slittino e il salto in alto. La coordinazione, la potenza, la tecnica. Il pathos di quell’asticella che viene toccata e resta/non resta là, in uno momento quantistico che ci manca solo il gatto di Schrödinger.

C’è da parlarne?

Non sono mai andato a sciare in vita mia. Una volta noleggiai uno snowboard: discesina-caduta-in piedi-discesina-caduta-ma Cristo la neve nel collo!-ma andate affanculo-baita-pizzetta calda-mai più perdio.

Il salto dal trampolino. Spettacolare, certo. Ma io, che ne capisco? Dove ci si allena? Quali sono i miei riferimenti? Dov’è proiezione personale? Non posseggo gli strumenti per valutare nulla, il gesto tecnico, la posizione… nulla. Cosa mi interessa alla fine? Solo sapere se ha fatto un metro in più o in meno del precedente. Ma che gusto c’è?

Invece: i diecimila metri. Quei keniani che tirano fin dall’inizio, a stuccare il fiato. Tu che ti rivedi, ragazzino, correre con gli amici, a chi faceva primo. E se il traguardo era lontano, niente: non riuscivi a dosare le energie. Partivi comunque a razzo e ti veniva a mancare benzina, e quel palo da raggiungere era ancora lontano.

Dai. Siamo onesti intellettualmente. Ma che ce ne frega di questi sport “artificiali”? Per il medagliere? Il medagliere è il Male.

Giuro, non prenderò in giro il curling.

Almeno quelli rassettano.