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Il miglior testo demenzial-satiric-comic-sans degli ultimi dodici minuti.
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Citazioni e dintorni


...giunsi a metà libro e mi accorsi che il tavolo aveva ricominciato a ballare...

Posseggo una elevatissima intelligenza emotiva: riesco a risolvere problemi matematici complessi, ma poi piango.

Mi annoio rapidamente: il mio film preferito è Mery per un po'.

Non capisco come mai tutti facciano molto affidamento sui rimedi della nonna per curare i malanni: la mia, per esempio, è morta.

Continuo a trovare gente che mi vuole pagare in visibilità. Credo che a questo punto dovrei essere avvistabile a occhio nudo da Urano.

La mia ex era talmente bella che i suoi assorbenti usati venivano scambiati per Kandinsky.

Se Dio sta là a segnarsi le scopate della gente, non vi pare francamente eccessiva la stima che si nutre nei suoi confronti? Voglio dire, la parrucchiera di mia moglie fa lo stesso.

Quando qualcuno afferma di occuparsi di qualcosa "a livello olistico", salute compresa, penso sempre che concretamente non ne sappia un cazzo e su più piani, ma sia ferratissimo sui segni zodiacali.

Le ricerche interiori sono sempre complicate, probabilmente a causa di tutto quel sangue.

- mi sembra squisito, ma mi scusi: me lo può servire in un normale piatto tondo invece che rettangolare?
- certo signore. Posso chiederle perché?
- per non darle la scusa per farmi pagare un botto queste quattro verdure in croce.

Vorrei dimostrare al mondo tutta la mia voglia di cambiamenti, di rinnovamento. Ma sono uomo e ho i capelli rasati.

Credo così tanto nella pet-therapy che alla fine mi sono pure sposato.

Sono talmente ateo che ho riconosciuto distintamente la sagoma di una macchia di vernice nei contorni della Madonna che mi è apparsa.

Sorridere coinvolge 12 muscoli del viso. Riposatevi, siate tristi.

Il mio professore di religione non l'ho mai visto: era uno che si immergeva totalmente nella parte tramite metodo Stanislavskij.

È un periodaccio. Ho aperto un biscotto della fortuna. Il biglietto diceva solo: “stai scherzando, vero?”.

Sono talmente pieno di me che vado spesso dall'andrologo solo per farmi fare i complimenti.

Perché vendono macchine che fanno oltre 200 all’ora se il limite è 130? Per lo stesso motivo per il quale i preservativi in vendita si srotolano oltre misura: quel che compri è anche un sogno.

Se fossi nato a Kingston ora sarei un velocista. O una chiavetta USB.

Potrei essere considerato un maniaco della precisione, se questo termine mi descrivesse nel minimo dettaglio.

Io e mia moglie avremmo intenzione di mettere in cantiere un figlio ma in Italia è ancora vietato il lavoro minorile pesante.

Ho chiuso col lucchetto la mia bici su un ponte e al mio ritorno non l'ho più trovata: completamente ricoperta di altri lucchetti.

Vantarsi di non mangiare bistecche per rispetto degli animali è come vantarsi di non leggere libri per rispetto della foresta amazzonica.

Quelli che fumano sigarette elettroniche sono gli stessi che bestemmiano con un "Porco Zio".

Sfido chiunque a convincere un eventuale viaggiatore proveniente dal passato – che so: medioevo – che portare a spasso un cane con un laccio al collo, lavargli le palle e fermarsi ogni tanto a raccogliere la sua merda e portarsela poi dietro in un sacchettino, siano atti di una civiltà superiore alla sua.

A volte vorrei credere in Dio. Per deresponsabilizzarmi anch'io un po'.

Alla coda alle Poste c'era uno che si lamentava del fatto che i farmaci salvavita fossero in mani alla lobby delle case farmaceutiche. Gli ho detto che comunque meglio così che in mano alla lobby dei tassisti. Mi ha guardato come si fa con un pazzo. Ho allora provato a recuperare con "Meglio la lobby dei discografici?". Niente. Qualcuno si è messo a ridere: l'ho trovato di cattivo gusto per chi soffre in coda alle Poste. Cosa ci insegna questa storiella? Che alle Poste c'è sempre la fila.

Ero su Facebook e parlavo con uno che ha una macelleria. Mi diceva che non fa altro che condividere cose strappalacrime perché sono tutte accompagnate da: "Condividi se hai un cuore".

Un tempo collezionavo farfalle, ma la casa mi si riempiva sempre di figa.
Regressività progresso







































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Un ORGASMO ti aspetta 

Scusate, chi si intende di Diritto utopistico o Istituzioni di diritto irreale, può rispondere a questa domanda?

Volevo sapere: come si fa per fondare una nazione i cui membri debbano superare un esame di ammissione? Tipo facoltà universitaria, ma alla fine non ti ritrovi dentro un ateneo scalcagnato, privo di prospettive, ma cittadino di uno Stato sovrano e illuminato.

È possibile? Guardate, non è una boutade: uno Stato anche aterritoriale, purché con la forma di Stato. Cioè, non mi importa se i miei neo-connazionali debbano condividere con gli italiani l’italico suolo, purché siano parte di una comunità che risponda ad altra Costituzione, altre leggi: un po’ come la Padania, ma senza velleità scissioniste e con meno suoni gutturali. Uno Stato nello Stato. E non ditemi che è impossibile: neghereste l’esistenza della Mafia, della P2, della casta dei notai, degli uscieri ministeriali e di quella dei tassisti, dei ciclisti, del Regno dei Testimoni di Geova, degli ultras e di tutte quelle associazioni umane che evidentemente già rispondono ad altre leggi.

I ciclisti, sì: vi pare che il codice della strada richieda “i ciclisti amatoriali DEVONO indossare abbigliamento reclamizzato come i professionisti, pagandolo carissimo, e disporsi su minimo tre file parallele, zigzagando per mostrare detto abbigliamento da tutte le prospettive“?

Se si può vediamo anche di prenderci dei terreni sfitti, pagando il dovuto, e creare lì la nostra comunità, espandendoci pian piano ove possibile e sempre nel rispetto delle comunità locali, un po’ come ha fatto Israele.

Forse ho sbagliato esempio.

Qualora la cosa fosse praticabile mi candido come ORGAnizzatore Supremo, Moderato, Obiettivo (l’acronimo ORGASMO è facilmente memorizzabile). Mi impegnerò a stilare un prontuario di domande semplicissime alle quali il candidato dovrà rispondere per verificare il suo grado di idoneità all’appartenenza al nuovo Stato. Domandine semplici, che riguarderanno diritti e doveri civili, che mirino a verificare cultura generale, capacità di apportare crescita e progresso alla nuova creatura statale che sta nascendo; saranno valutate anche apertura mentale, capacità di integrazione sociale, assenza di germi di protesta gratuita, di trollismo e di sindrome da cazzo piccolo.

Gente costruttiva, non importa se vive rinchiusa in casa come gli hikikomori o se passa il tempo a raccogliere fiori come gli ikebana (anche qui potrei sbagliare): a me interessa che sappia riconoscere l’altro come valore e non come minaccia, che riconosca la scienza come risorsa e non la metta in discussione su basi complottiste e idee strampalate, che quando inizia un discorso moderato e coerente non lo mandi poi a puttane con un “…ma“, creando un’avversativa che nega tutto il ben fatto, che non abbia in mente di applicare la soggettività come massimo sistema, estendendo il suo più che legittimo “però con l’omeopatia ho curato molti gravi problemi” anche a noialtri normali.

Per capirsi, se usa il termine “medicina allopatica” facendo una smorfietta, e il termine “olistico” con gli occhi che gli si illuminano, è fuori dal mio progetto.

Dunque, chi è il candidato ideale di questo nascente stato illuminato?

Gente stanca di condividere spazi con persone che votano democraticamente e poi scendono in piazza a fare quei saluti romani che “se ci fosse stato ancora LUI” col cazzo che avrebbero potuto votare democraticamente e scendere in piazza.

Gente che non ne può più di persone che parlano di cose che non conoscono (vi faccio notare che io stesso, con un ego più grande del mio stesso ego di ieri, ho qui esordito chiedendo consiglio a esperti) e che danno il giusto riconoscimento a chi ne sa di più.

Gente che non si riconosce nella gente. Creando un buffo cortocircuito mentale, che sarebbe ancor più buffo con un paio di grossi baffi.

Gente che davvero pensa che un paio di grossi baffi avrebbe reso più buffo il discorso di prima, dimostrando quel senso dell’umorismo demenziale che spesso indica intelligenza.

Gente che sa la differenza tra umorismo demenziale e umorismo demente.

Gente che va ai concerti a guardare il concerto, attraverso gli occhi e non tramite schermo di smartphone.

Gente che però ha uno smartphone e non un Nokia 3310, perché consapevole che siamo nel 2017 e fare i duri e puri tecnologici non significa stare indietro di 15 anni. Se hai le palle vai nelle foreste a nutrirti e vestirti di orsi, perdìo.

Gente che non vive con fissazioni autoimposte per dare un senso alla propria vita.

Gente libera mentalmente. In primis da se stessa, dunque che evita espressioni tipo “no, guarda, io sono [inserire setta, credo, club, rione, contrada, filosofia] e dunque faccio sempre [inserire cazzata tipica di quel raggruppamento] e non faccio mai [inserire cazzata evitata da quel raggruppamento]“, senza che si siano mai fermati a pensare: “Ma davvero è una cosa che mi piace oppure mi piace appartenere a qualcosa per non sentirmi solo in questo mondo?“.

Questi, sono i nuovi cittadini del nascente Stato diretto dal vostro ORGASMO.

Mi arrogo presuntuosamente il diritto di creare un esame che selezioni i migliori. Ma non eugeneticamente, no. I migliori esseri umani, su basi puramente sociali, civili, progressiste.

Nel nuovo Stato nascente non ci sono barriere architettoniche, distinzioni per etnie, confini, struttura corporea, colore della pelle, lingua: siamo tutti uguali.

Qualcuno obietterà: “Ma chi ci garantisce che l’esame che andrai a creare, per cazzi tuoi, sia equo, giusto, e non manifestazione dei tuoi gusti?“.

Ecco: questi non supererebbero la prima domanda: “Hai intenzione di cacare il cazzo già alla prima domanda?“.

I tempi sono maturi per smettere di dire “NO” a cazzo e iniziare con i “SI'” costruttivi.

I tempi sono maturi per avere il vostro ORGASMO.

Ti rispetto perché sei grosso (il vegano è superato)

Le obiezioni al credo vegano sono state più volte espresse e non vorrei tornarci. Mi piace però soffermarmi su un particolare: ma gli antibiotici? Non fanno strage di vita? Quella vita è troppo piccola per essere considerata degna di attenzione? Cioè, il vegano ragiona su un piano dimensionale? Se la bestia è grossa si protegge, se è piccola che vada pure al creatore? Non penso sia così. Probabilmente fa più un discorso di coscienza: un batterio non è considerabile come un pollo, perché vive una vita più semplice. Oddio, pure lui vive, si nutre, si riproduce e muore, ma non fa l’uovo, non si muove a scatti e non si infila nei Mc Chicken. Però mi pare una vita anche quella.

Che i vegani snobbino i batteri è cosa che non riesco a concepire: mi pare la logica del “credente ma non troppo praticante”, che opportunisticamente segue un credo ma fino al punto da non creargli eccessivi fastidi pratici nella vita. Un cristiano vero farebbe una vita d’inferno, a dirla tutta. E un vegano vero dovrebbe evitare di deglutire, respirare, muoversi, disinfettare le ferite e usare alcun tipo di medicinale. E neppure questo basterebbe, perché coi suoi stessi succhi gastrici, con il suo solo sistema immunitario, compie stragi che manco Stalin vestito da Hitler nella Cina di Mao senza gli Avengers.

Qui non voglio mettere in discussione la logica vegana della tutela e del rispetto di ogni vita: la voglio portare avanti in modo più vigoroso e aderente ai veri principi che questa dovrebbe seguire. L’unico modo di evitare di uccidere esseri viventi è non vivere, c’è poco da fare. E se un vegano la mette sul mero piano dimensionale credo sia il tempo per una nuova coscienza realmente rispettosa della vita: il vegano non basta più, serve qualcuno che si faccia da parte nel momento stesso in cui si rende conto che la sua esistenza in vita rappresenta un vero problema per miliardi di esseri viventi, troppo indifesi, troppo piccoli per ottenere riconoscimento da un movimento che predica bene ma poi razzola malissimo.

Oltre il vegano, oltre il melariano, oltre il respiriano.

Occorre il suicidariano.

Gli occhiali polarizzati provocano il cancro!

lenti-polarizzate

 

Delle migliaia di allarmi che infestano la rete, di questo non si parla. Probabilmente gli interessi economici in gioco sono talmente elevati che si preferisce dirottare l’attenzione altrove, magari su “scie chimiche” o “cerchi nel grano”, per rendere tutto una gran barzelletta e consentire poi che le persone subiscano i danni di questa disinformazione.

In sintesi, ricerche congiunte di diversi istituti indipendenti stanno a dimostrare che l’uso prolungato di lenti polarizzate, quelle che comunemente sono montate su molti modelli di occhiali da sole, creerebbe un’infiammazione a livello della retina e del nervo ottico che, col tempo, avvierebbe la mutazione delle cellule fino alla comparsa di una forma tumorale fin qui molto rara ma sempre più diffusa.

Adesso si è scoperto il motivo.

Bastano due semplicissime nozioni circa i principi ottici per capire come questo processo si inneschi. Il filtro polarizzante presente in queste lenti blocca una parte della radiazione elettromagnetica, quella caratterizzata da un preciso vettore elettrico con una data direzione di polarizzazione, lasciando passare solo le componenti con altre direzioni.
Se un fascio di luce polarizzato linearmente attraversa un filtro polarizzante, l’intensità luminosa viene smorzata secondo la legge di Malus.

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In questo modo l’occhio, per natura abituato a ricevere tutte le componenti della luce e non solo una loro parte, si trova nell’innaturale situazione di “mancanza di informazioni” a livello luminoso: la radiazione elettromagnetica che riceve risulta carente per una considerevole parte, che l’occhio stesso non percepisce. Ciò che dunque manda al cervello è una informazione “a metà”, dato lo spettro visivo deficitario.
Il cervello riceve queste informazioni, “capisce” che qualcosa non va e restituisce all’occhio il compito di “scansionare” meglio la realtà, costringendolo ad uno sforzo continuo di analisi e mettendolo dunque sotto pressione.
Per tutta risposta l’occhio non fa che “sforzarsi” di ottenere quelle informazioni carenti, ma il filtro polarizzatore gliele blocca sistematicamente. In poco tempo ciò causa l’avvio di un processo infiammatorio che si tramuta in mutazione cancerosa.

Come mai questo non fa sì che le lenti polarizzate vengano bloccate nella loro commercializzazione in tutto il mondo?
La risposta la conoscete già: interessi economici.

Bene.

Male.

Abbiamo appena creato un caso di disinformazione.
Se queste boiate fossero state scritte su un sito serio avrebbero magari avuto una credibilità tale da far scattare il meccanismo: “Cazzo, sarà vero? Nel dubbio condivido su Facebook, non compro lenti polarizzate e mi lavo le mutande con la washball“.

Questo meccanismo, tipico dell’autoconservazione umana (che avremo poi tanto da autoconservarci brutti come siamo*, ma ok) è il medesimo che spinge a credere tanto più a qualcosa quanto più questo qualcosa rimbalzi di bocca in bocca, a prescindere da verosimiglianza, attendibilità, fonti. In fondo a noi non interessa sapere se la cosa sia o meno vera. A noi interessa che sia verosimile, per non trovarci spiazzati, preservarci, far sì che ci sia adeguamento a ciò che fa la maggioranza delle persone, perché in fondo ci fidiamo più della strada vecchia che della nuova.
A cosa assomiglia tutto questo se non al voler credere a qualunque cosa, financo a uno che un giorno prese e iniziò a camminare sulle acque?
Abbiamo gente che lo dice, che ci crede. E’ scritto un po’ ovunque e c’è una iconografia che lo garantisce. Non abbiamo alcuna prova tangibile della cosa ma azioniamo il meccanismo del “oh, nel dubbio…”.
Nel dubbio una beneamata mazza.
Nel dubbio tu cerchi di portare avanti la razionalità, non la leggenda, non la paura, non l’irrazionale.
Nel dubbio tu ti poni domande, non cerchi di soffocarle perché sai che non troverai risposte coerenti.
Nel dubbio tu prediligi studio, analisi e metodo, non esoterismo, energie sottili, pietre magiche, cure con limone e cacca di piccione e fuffa.
Nel dubbio ti informi su siti attendibili, circa la polarizzazione delle lenti, non su “XKENASCONDONOLEKOSEEE.COM” (col “.COM” pure questo maiuscolo).

Ma sapete qual è la cosa più buffa?
Che nonostante tutto, qualcuno di voi, adesso, guarderà le lenti polarizzate con un altro occhio (sic!), e un dubbietto al riguardo lo conserverà.

A proposito: sapete che i dubbi prolungati provocano il cancro?
______

 

*Parlavo di voi.

 

Curarsi con limone e cacca di piccione

namaste5

Una maestra di medicina alternativa capace di curare l’impotenza. Funziona già.

 

Ho un amico che si cura tramite la medicina alternativa.

Usa tantissimo la cromoterapia, per curarsi con i colori e la luce (poco efficace se canti seduto a un piano con grossi occhialoni neri e usi un cane per orientarti), la cristalloterapia, per trarre benefici dalle pietre scagliandole addosso a quegli sbruffoni che parlano di peccati, la musicoterapia, per ritrovare equilibrio bruciando lavori di Giovanni Allevi (questo funziona davvero, eh).

Standogli a contatto ho imparato molte cose, per esempio l’efficacia della fitoterapia, cioè del curarsi con le piante. L’uomo ha sempre usato le piante per il suo benessere: ho letto da qualche parte che c’è gente che usa il succo di limone per tutto, dalla cura del raffreddore allo schiarimento dei capelli al condimento del pesce. Pensate che serve persino per togliere le macchie di mela, a loro volta causate dall’uso del succo di mela, utile per togliere le macchie di ribes, causate dall’uso del succo di ribes. Non vi sto a spiegare cosa tolga il ribes ma vi dico solo due parole: “tumore polmone”.

Ora pare abbia scoperto il potere dei ravanelli, per curare l’assenza di colore delle insalate, e delle zucchine, per curare la solitudine nelle lunghe notti invernali.

Mi dice che esiste pure l’antroposofia: l’essere umano non è solo corpo fisico ma anche corpo eterico (le forze che plasmano la vita), corpo astrale (sentimenti) e corpo egotico (il pene). In pratica la malattia viene dallo squilibrio tra queste forze, e bastano due semplicissime cose per curarsi: ripristinare l’equilibrio tra tutte queste componenti e indossare un buffo cappello di alluminio con una grandissima antenna in cima di colore giallo paglierino.

Non ditemi che vi sembra strano: io non trovo nulla di particolare nel concetto di ripristino dell’equilibrio.

Ah, l’altra cosa. Avete ragione. Va bene anche giallo scuro.

Già conoscevo l’agopuntura, perché da giovane l’ho vista praticare da tanti miei amici, agli angoli delle strade. Dopo un po’ gli venivano i denti neri e si mettevano a chiedere spicci per l’autobus, ma credo fosse tutto scritto negli “effetti collaterali”.

Non sapevo invece nulla di medicina ayurvedica, quella più utilizzata in India, il paese con la vita media più bassa a causa della medicina ayurvedica. Questa si basa sul mantenimento della buona salute tramite minerali, metalli, anche pesanti ma purificati, acidi, erbe in infusi o polveri. In Italia un timido tentativo di introdurre questo tipo di cura su larga scala fu fatto a Seveso e, recentemente, all’ILVA di Taranto, con risultati discordanti.
Secondo questa medicina, il corpo è pervaso da tre dosha (energie vitali): Vata (spazio e aria), Pitta (fuoco e acqua) e Kapha (il pene). Anche qua è tutta questione di equilibri e di ripristino delle energie mancanti. Il denaro aiuta moltissimo a ripristinare ciò che è carente, mediante affiancamento di un Maestro al “Babbeo”, nome indiano che significa “colui che segue la via della conoscenza, ma fondamentalmente verrà alleggerito dei beni terreni“.

C’è poi la medicina omeopatica, di cui ho ampiamente parlato e quella tradizionale cinese, a base di soya e Kikkoman. Secondo questa medicina antichissima, l’universo intero è composto di energie in continua alternanza, lo yin (nero) e lo yang (il pene), che creano – ancora – un equilibrio. L’assenza di equilibrio genera la malattia e crea il bisogno di trasferirsi a Prato.

All’interno dell’omeopatia vi è l’omotossicologia, cioè la conclamata avversione ai gay (ripeto, sono ancora agli inizi e magari sono impreciso). L’omotossicologia è stata dichiarata del tutto inefficace già nel 2004, ma i seguaci di questa teoria insistono nell’affermare che si tratta di un complotto delle case farmaceutiche, che mirano a diffondere un agente patogeno in grado di attaccare la pelle degli uomini, diffondendo la tipica barbetta portatrice del virus dell’omosessualità.

Ancora, l’osteopatia, il trattamento di disfunzioni attraverso un particolare tipo di manipolazione, volta a diminuire la sofferenza localizzata. In età adolescenziale prende il nome di “seghe”.

Infine la chiropratica, che ha l’obiettivo di mantenere la salute dell’uomo concentrandosi sulla colonna vertebrale. Va detto che gli studi chiropratici necessitano di ulteriori conferme, avendo finora preso come campioni Stephen Hawking e il Gobbo di Notre Dame. In ogni caso è stata evidenziata una scarsa efficacia sul melanoma e, in generale, su tutte le malattie.

In sintesi, cosa possiamo dire? Che nonostante la medicina ufficiale abbia in diverse circostanze evidenziato l’inefficacia di tali cure, spesso molto costose, le stesse si sono rivelate validissime in un’infinità di casi. Moltissimi casi. Molti, almeno. Vabbè, comunque alcuni. Certo, spesso i pazienti sono morti, ma restando estremamente in equilibrio e con una dispensa piena piena di limoni.

Per non parlare delle case, splendidamente arredate con decine di candele profumate anticancro.

Namasté (il pene).

Punti di vista

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Sfido chiunque a convincere un eventuale viaggiatore proveniente dal passato – che so: medioevo – che portare a spasso un cane con un laccio al collo, lavargli le palle e fermarsi ogni tanto a raccogliere la sua merda e portarsela poi dietro in un sacchettino, siano atti di una civiltà superiore alla sua.

Come nascevano le frasi di Buddha

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Se poniamo a confronto il fiume e la roccia, il fiume vince sempre non grazie alla sua forza ma alla sua perseveranza.
(Buddha Gautama)
– E a quelle piogge acide, maestro.
– Eh?
– Le piogge acide.
– Sì, le piogge acide.
(Buddha Gautama e allievo osservatore)

Il tuo compito è scoprire qual’è il tuo compito e dedicartici con tutto il tuo cuore.
(Buddha Gautama)
– L’apostrofo, maestro.
– Eh?
– L’apostrofo su “Qual” non ci va.
– Ah.
(Buddha Gautama e allievo osservatore precisino)

Quando l’allievo è pronto, compare il maestro.
(Buddha Gautama)
– Eccomi maestro, sono pronto.
– Chi sei?
– L’allievo.
– Ah. E che vuoi?
– Niente, può comparire.
– Dove?
– Non so, lo dice nell’aforisma.
– Ah.
– Eh.
– Dunque mi vedi?
– Sì maestro.
– Allora funziona.
– Ma la vedevo anche pr…
– Funziona.
– Sì maestro.
(Buddha Gautama risoluto e allievo osservatore mortificato)

Se vuoi conoscere il passato, guarda il tuo presente.
Se vuoi conoscere il futuro, guarda il tuo presente.
(Buddha Gautama)
– E come si fa a conoscere il proprio presente, maestro?
– Chiedi domani.
(Buddha Gautama alterato e allievo osservatore un po’ preso per il culo)

Sii come il bambù, fuori duro e compatto, dentro morbido e cavo.
(Buddha Gautama)
– E questo cosa comporta maestro?
– Ti confonderai con una caramella balsamica.
(un Buddha Gautama sorprendentemente ironico e allievo osservatore spiazzato)

Il falegname piega il legno, l’arciere crea le frecce, il saggio modella se stesso.
(Buddha Gautama)
– E il panettiere cosa fa, maestro?
– Il pane.
(un Buddha Gautama che pare aver preso gusto nel prendere per il culo il suo allievo, sempre più spiazzato. Va detto che pure lui, che cazzo di domanda è ” il panettiere cosa fa maestro?“. Cioè, te le vai a cercare, Cristo!)

Dall’attaccamento sorge il dolore, dal dolore sorge la paura; per colui che è totalmente libero, non c’è attaccamento, non c’è dolore, non c’è paura.
(Buddha Gautama)
– E cosa c’è, maestro?
– Stocazzo.
(un Buddha Gautama invecchiato malissimo)

Perché è impossibile crescere tutti (guardate i cinesi)

C’era un imprenditore alla tv che parlava di “azienda vincente”. E proponeva la sua ricetta per creare un sistema di “crescita virtuosa” per ogni tipo di azienda, basato su marketing evoluto, utilizzo oculato di risorse, ingresso di capitali freschi, etc. In questo modo tutti avrebbero potuto godere di un “vantaggio competitivo” anche in un momento di crisi.
Al che ho pensato: ma se tutti godranno di un vantaggio competitivo saremo punto e a capo. Cosa vuol dire “Vantaggio”?

Vantàggio s. m. – Posizione di superiorità, condizione favorevole che uno ha, con proprio giovamento, rispetto a un altro o ad altri con cui sussiste una gara o un confronto. [Treccani].

Dunque? Come si può avere “tutti un vantaggio competitivo”? Va da sè che la cosa sia un absurdum etimologico oltre che logico.
Perché esistono pochi paesi ricchi e molti paesi poveri? Per permettere questa differenza, altrimenti ci sarebbero solo paesi medio-poveri.
La stessa cosa vale per le aziende: non possono esserci vantaggi per tutti: qualcuno dovrà essere dietro, per far sì che ci sia uno davanti.
Perché si sa, è impossibile crescere tutti.
Guardate i cinesi: per aumentare di numero hanno dovuto scegliere di rinunciare a centimetri.
In ogni parte del corpo.

L’Africa fu dichiarata dagli europei colonizzatori “res nullius”, roba senza proprietario. E iniziò la corsa allo sfruttamento delle sue risorse. Perché il nostro territorio aveva dato tutto quel che c’era da dare. Servivano risorse fresche, nuove per poter “crescere”. Ma la crescita di Tizio va sempre a
discapito di Caio.
O il sistema di schiavizzazione. A lavorare il cotone guadagnava solo Di Caprio mentre i negri al massimo potevano ambire a diventare delatori come Samuel L. Jackson.
O i marziani. I marziani vengono sempre sulla Terra per fregarci le risorse. Ce lo insegna la storia. Perché non c’è mai un film nel quale ad un certo punto uno si mette là a proporre al marziano armato di spaccaculo spaziale una roba tipo:
– Marziano, ascolta. In un ben strutturato piano di sviluppo globale io e te potremmo crescere insiZZZZZAAAAAAPP!!
Fulminato.

E questo vale anche per gli animali: il leone, per crescere, ha bisogno della gazzella. Ce la vedete la gazzella cercare una transazione amichevole tipo:
– Leone, ascolta. In un ben strutturato piano di sviluppo globale io e te potremmo crescere insiZZZZZAAAAAAPP!!
Questo se le gazzelle sapessero fare il copia incolla della parte sopra del marziano, ma perdono un sacco di tempo a svegliarsi la mattina nella savana e a correre, solo per mantenere vivo un proverbio.
Che poi viene da chiedersi: come faceva quel leone ad avere lo stesso tipo di spaccaculo spaziale del marziano?

E lo stesso vale per gli esseri umani: sei un poppante, se vuoi crescere ti serve un omogeneizzato, che in precedenza era un pollo, che forse in un’altra vita era una gazzella.
Molto piccola, certo.

Insomma, non esiste un modello economico di “crescita globale”: chi ve lo dice o non capisce un cazzo di economia oppure ne capisce troppo e vi sta prendendo per il culo.

Oppure è un marzZZZZZAAAAAAPP!!

Non siamo immortali

Ci sarà un tempo nel quale l’essere umano dovrà prendere atto della fallacia del proprio innato meccanismo mentale che lo spinge ad escludere l’idea di mortalità dalla propria quotidianità. E questo naturale “avanzamento” deve essere visto non come ostile o potenzialmente produttivo di risvolti negativi; al contrario: andrà inquadrato nell’ambito delle conquiste personali, tra le più importanti e benefiche che si possano desiderare. La definitiva e liberatoria presa di coscienza che solo un tempo limitato potrà essere in grado di muovere l’uomo verso la realizzazione, rapida, puntuale e senza procrastinazioni, dei propri obiettivi. Quell’esistenzialista “hic et nunc” che non va confuso con una triste manifestazione della propria finitezza ma, al contrario, sarà rivendicazione di appartenenza a questo tempo e desiderio di lasciarvi una traccia indelebile, non limitandosi a lasciarsi vivere in attesa di un futuro tutto ipotetico. Se poi si riuscirà a fare un ulteriore, decisivo passo in avanti, sarà ancora più chiaro come questi “obiettivi” coincideranno in tutto con ciò che ci provoca sensazioni positive, semplici ed immediate. Progetti a lungo termine, in quest’ottica, manterranno certamente un elevato valore, ma sarà proprio il micro-obiettivo, la piccola conquista, il piacere fine a se stesso a consentire all’essere umano il reale appagamento ed una piena consapevolezza che quel tempo, proprio perché così breve e limitato, viene vissuto nell’unica maniera possibile: intensamente.

Ecco, io consiglio questa costruzione, in luogo del tradizionale e poco efficace (eppure ancora così diffuso): “Me la dai?”.

Ehi raga, ciavete una siga?

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Nell’immagine, Humphrey Bogart prima di usare le sigarette elettroniche

La sigaretta elettronica consente di inalare un misto di acqua, glicole propilenico, glicerolo, nicotina, aromi. Dato che provoca sensazioni simili a quelle della normale sigaretta, essendo priva di combustione riduce i rischi per la salute.
È dotata di sistema di riscaldamento di questi vapori; dunque l’idea di avere tra le mani una vera sigaretta è estremamente realistica. Se non fosse una cazzo di sigaretta elettronica.
Parecchi studiosi ravvisano anche nel mero atto di maneggiarla un ulteriore elemento familiare e dunque rassicurante, in grado di farci rinunciare alle tradizionali e dannose sigarette. Ma questo lo si faceva anche da piccoli, con le sigarette di chewingum, quando fingevamo fossero vere: ci prendevamo per il culo, consapevolmente, perché per motivi anagrafici non potevamo permetterci quelle vere.
Oggi? Lo stesso. Senza la scusante dell’età. Cinquantenni sorridenti, dopo anni di Muratti senza filtro, dita ingiallite che ci potresti scrivere senza penna, seduti ai tavolini dei caffè che aspirano aria sporca e calda da piccoli polmoni d’acciaio, non trovando in questo nulla di ridicolo. Finché non passo io a guardarli con gli occhi sbarrati e la faccia di chi ha visto un topo morto, con una sigaretta elettronica in bocca.

Usare una sigaretta elettronica certifica il vostro status di “vorrei ma non posso”.

È questo il messaggio che passa quando passeggiate con questi moderni calumet della tristezza: “Ehi, guardatemi! Non riesco a smettere ma neppure ho le palle per continuare!“.

La sigaretta elettronica è l’equivalente della bambola gonfiabile nel sesso, o del metadone per un tossico: è una soluzione di ripiego perché quella più desiderabile presenta degli inconvenienti.
Nel caso della droga il problema è l’illegalità (scherzo: il costo elevato).
Nel caso del sesso con una donna vera il problema è la donna vera.

Eppure sempre più persone si stanno convertendo alla sigaretta elettronica.

Un’altra ragione per evitarla.

 

Perché la democrazia è come la carta da culo

Quello che “L’Italia è un cesso di posto”.
Quello che “Non andrei mai in Germania”.
Quello che vota Grillo.
Quello che non vota Grillo.
Quello che non mangia carne.
Manco di Grillo.
Quello che è contro chi non mangia la carne.
Quello che poi fa: “ma in fondo ciascuno deve fare quello che crede”.
Quello che risponde: “No, ci sono dei limiti a questa libertà”.
Quello che dice: “Di che cazzo state parlando?”.

Hanno ragione tutti.

Mi sono reso conto che in realtà le prese di posizione non partono da intime convinzioni ma da una serie di fattori che alla fine ci rendono quello che siamo e ci portano a scegliere una parte piuttosto che un’altra semplicemente per caso, abitudine, opportunità, voglia di caratterizzarsi, empatia con chi ha già quella posizione, protesta, desiderio di mostrarsi diversi dagli altri, bastiancontrarismo, turbe.
Quindi, se scrivo una battuta nera, avrò ragione io, che rivendico la forza catartica dello scherzo sulla morte e sulla sofferenza. Avrà ragione chi scrive invece cose più leggere e mi accuserà di giocare con roba in grado di ferire certi animi. Avrà ragione chi mi difende, perché libero di poter scegliere cosa leggere. Avrà ragione chi attacca chi mi difende, perché si è magari sentito chiamato in causa personalmente. Avrò ragione io di nuovo, che sarò pure libero di scrivere quel che voglio. Avrà ragione che mi dirà che in fondo scrivere è una cosa, pubblicare è altra e ci sono sensibilità particolari che.

Così se mangio un hamburger avrò ragione io a scegliere di uccidermi col colesterolo. Avrà ragione l’animalista, che si limita a togliere la vita a lattughe (esseri viventi minori). Avrà ragione il medico, che punta tutto sul discorso-salute. Avrà ragione l’altro medico, che dirà che anche la carne deve rientrare in un piano alimentare equilibrato. Avrà ragione la vegana, che dirà che non è necessario usare carne perché la soia fa miracoli. Avrà ragione quello di prima incazzato ancora sulla mia battuta nera, che è rimasto ad insultarmi anche mentre passavo a quest’altro esempio.

E avrà ragione l’interista, quando si sente defraudato di quel calcio di rigore. E di aver perduto Roberto Carlos (gli interisti non hanno mai superato ‘sta cosa). E avrà ragione l’arbitro, che non l’ha proprio visto. E ha ragione il calciatore, che non si sente di aver commesso fallo. E avrà ragione l’altro calciatore, che il fallo l’ha sentito. Anche se era in tribuna.

E avrà ragione il berlusconiano, che “qual è l’alternativa?”. E avrà ragione il ciellino, che invoca Dio pure dentro le aule istituzionali. E avrà ragione il comunista, e Baffone.

Hanno ragione tutti.

Questo per dire cosa? Che trovo ridicolo accanirsi, azzuffarsi, combattere per far emergere la propria idea o posizione: non è certamente l’unica corretta.
Ogni punto di vista deve essere considerato alla pari degli altri. E non in ossequio ad una generica e buonista visione democratica della vita, affatto. Semplicemente perché quella non è “LA” verità ma una visione delle cose, come altre mille altrettanto valide.

Le opinioni sono degne di rispetto a prescindere.

Questa cosa è banale, scontata, strasentita? Certo. Ma attenzione: qui non si parla di diritto di parola. Affatto. Qui si fa un discorso tutt’opposto: la democrazia non serve. Il diritto di parola è non solo sopravvalutato ma dannoso.

E va eliminato.

Se tutte le opinioni sono ugualmente importanti e se nessuna di queste è in realtà “LA” verità assoluta, è inutile discutere. Che si dia ragione a chi riesce a prendersela.
Questo in genere avverrà con la forza, ma da sempre sono ammesse anche arti subdole come la manipolazione del pensiero altrui, l’inganno, la trappola, il plagio, l’asservimento, la coercizione, la lusinga, la frode, la corruzione, la pressione psicologica, il ricatto, l’imposizione, la repressione, la sopraffazione, la violenza, il trucco, l’espediente, la smutandata pubblica, la scoreggia in auto.

Si tratta di riduzione del rumore mediatico, di ricondurre a unicum una moltitudine di opinioni talmente frammentate da risultare del tutto deleterie per il progresso umano.
A cosa serve dare parola a tutti se tutti hanno poi ragione?

Pensate ad un enorme rotolo di carta igienica. Ogni opinione è uno strappo. Sono tutte ugualmente importanti – gli strappi sono tutti uguali. Non c’è uno strappo più lungo di un altro. Non c’è uno strappo più importante dell’altro.
Magari l’ultimo, ma solo se avete calcolato malissimo.

Ci siamo? Mi seguite?
Bene. Arriva ad un certo punto uno che prende e di queste opinioni – strappi – si pulisce il culo. Non importa quanto l’opinione fosse ben articolata e argomentata. Viene comunque ricoperta di merda. Dall’unico che detiene il potere.

Dunque?

Dunque la mia proposta è: smettiamola con la dialettica, i dibattiti, le discussioni, i comizi, le tribune, le arringe, le Amache, i giornali, i tiggì, le chiacchiere in ascensore, le soap.
So che sulle soap siamo tutti d’accordo.
Che ciascuno faccia quello che deve, per portare avanti le sue idee, i suoi principi. Si prenda il metro di terra dal confine in discussione col vicino. Se ci riesce. Dica che le auto non devono fare più di 130 all’ora e imponga questo suo volere alla Mercedes. Se ci riesce. Faccia cambiare la legge elettorale e se la costruisca a sua immagine. Se ci riesce.

Insomma: si crei il suo mondo. Anche con la forza. Sarà comunque limitato dalle idee e dai principi di uno più forte, più subdolo, più violento, più scoreggiatore, etc.. Applicando così, finalmente anche alle opinioni, il principio della selezione naturale. Principio che ha saputo portarci a questo stadio evolutivo e che mai nessuno ha osato mettere in discussione quanto a capacità di migliorare la nostra specie.
Perché con le opinioni non dovrebbe avere altrettanto successo?

Lo Stato dovrebbe semplicemente astenersi dal fare giustizia e lasciare che si imponga il migliore, in ogni ambito nel quale due o più opinioni venissero a confronto.
Aboliti i tribunali, i giudici, i conciliatori.
Via libera alla giustizia fai da te, ai forconi, agli armamenti pesanti.
Se uno se li può permettere.
Voglio vedere il mio vicino di casa, con la sua mazza da baseball, negarmi la veranda quando gli entro nel culo con un Apache.

Dunque: che da oggi ciascuno cerchi di inculare il prossimo e che vinca il migliore.

Eh? Bravissimi: vedo che molti di voi hanno già iniziato.