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Delitto di Cogne: Annamaria Franzoni torna a casa 12 anni dopo il delitto. Felice il marito, sorriso di circostanza per i due figli.


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UomoMordeCane: IL LIBRO


Il miglior testo demenzial-satiric-comic-sans degli ultimi dodici minuti.
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Citazioni e dintorni


...giunsi a metà libro e mi accorsi che il tavolo aveva ricominciato a ballare...

Posseggo una elevatissima intelligenza emotiva: riesco a risolvere problemi matematici complessi, ma poi piango.

Mi annoio rapidamente: il mio film preferito è Mery per un po'.

Non capisco come mai tutti facciano molto affidamento sui rimedi della nonna per curare i malanni: la mia, per esempio, è morta.

Continuo a trovare gente che mi vuole pagare in visibilità. Credo che a questo punto dovrei essere avvistabile a occhio nudo da Urano.

La mia ex era talmente bella che i suoi assorbenti usati venivano scambiati per Kandinsky.

Se Dio sta là a segnarsi le scopate della gente, non vi pare francamente eccessiva la stima che si nutre nei suoi confronti? Voglio dire, la parrucchiera di mia moglie fa lo stesso.

Quando qualcuno afferma di occuparsi di qualcosa "a livello olistico", salute compresa, penso sempre che concretamente non ne sappia un cazzo e su più piani, ma sia ferratissimo sui segni zodiacali.

Le ricerche interiori sono sempre complicate, probabilmente a causa di tutto quel sangue.

- mi sembra squisito, ma mi scusi: me lo può servire in un normale piatto tondo invece che rettangolare?
- certo signore. Posso chiederle perché?
- per non darle la scusa per farmi pagare un botto queste quattro verdure in croce.

Vorrei dimostrare al mondo tutta la mia voglia di cambiamenti, di rinnovamento. Ma sono uomo e ho i capelli rasati.

Credo così tanto nella pet-therapy che alla fine mi sono pure sposato.

Sono talmente ateo che ho riconosciuto distintamente la sagoma di una macchia di vernice nei contorni della Madonna che mi è apparsa.

Sorridere coinvolge 12 muscoli del viso. Riposatevi, siate tristi.

Il mio professore di religione non l'ho mai visto: era uno che si immergeva totalmente nella parte tramite metodo Stanislavskij.

È un periodaccio. Ho aperto un biscotto della fortuna. Il biglietto diceva solo: “stai scherzando, vero?”.

Sono talmente pieno di me che vado spesso dall'andrologo solo per farmi fare i complimenti.

Perché vendono macchine che fanno oltre 200 all’ora se il limite è 130? Per lo stesso motivo per il quale i preservativi in vendita si srotolano oltre misura: quel che compri è anche un sogno.

Se fossi nato a Kingston ora sarei un velocista. O una chiavetta USB.

Potrei essere considerato un maniaco della precisione, se questo termine mi descrivesse nel minimo dettaglio.

Io e mia moglie avremmo intenzione di mettere in cantiere un figlio ma in Italia è ancora vietato il lavoro minorile pesante.

Ho chiuso col lucchetto la mia bici su un ponte e al mio ritorno non l'ho più trovata: completamente ricoperta di altri lucchetti.

Vantarsi di non mangiare bistecche per rispetto degli animali è come vantarsi di non leggere libri per rispetto della foresta amazzonica.

Quelli che fumano sigarette elettroniche sono gli stessi che bestemmiano con un "Porco Zio".

Sfido chiunque a convincere un eventuale viaggiatore proveniente dal passato – che so: medioevo – che portare a spasso un cane con un laccio al collo, lavargli le palle e fermarsi ogni tanto a raccogliere la sua merda e portarsela poi dietro in un sacchettino, siano atti di una civiltà superiore alla sua.

A volte vorrei credere in Dio. Per deresponsabilizzarmi anch'io un po'.

Alla coda alle Poste c'era uno che si lamentava del fatto che i farmaci salvavita fossero in mani alla lobby delle case farmaceutiche. Gli ho detto che comunque meglio così che in mano alla lobby dei tassisti. Mi ha guardato come si fa con un pazzo. Ho allora provato a recuperare con "Meglio la lobby dei discografici?". Niente. Qualcuno si è messo a ridere: l'ho trovato di cattivo gusto per chi soffre in coda alle Poste. Cosa ci insegna questa storiella? Che alle Poste c'è sempre la fila.

Ero su Facebook e parlavo con uno che ha una macelleria. Mi diceva che non fa altro che condividere cose strappalacrime perché sono tutte accompagnate da: "Condividi se hai un cuore".

Un tempo collezionavo farfalle, ma la casa mi si riempiva sempre di figa.
Regressività progresso







































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Nessuno mi può giudicare, anzi no

Noi diamo per scontata la validità di troppi paradigmi del tutto privi di senso.
Vi faccio un esempio: “Io non giudico mai nessuno“.
Ecco, è una frase semplice, con la quale si imposta una posizione di moderazione e saggezza.
Peccato che, nonostante l’eleganza, non abbia alcun senso, tipo fingere di lavarsi le mani quando si va a pisciare.
Non c’entra, scusate.

Tutti giudichiamo tutto, sempre, in ogni circostanza. Fa parte del sistema di valutazione della realtà che ci circonda. Senza giudicare persone o cose saremmo estinti da tempo, tipo i lemmings che si buttano giù dal dirupo perché non giudicano pericolosa la cosa (non sono un esperto di lemmings ma ho questa buffa immagine in testa dai tempi dell’Amiga 500).

– Mia suocera non la sopporto: si intromette sempre nella mia vita, è ossessiva, pretende di educare lei i miei figli!
Ecco, io la sto giudicando. E faccio bene perché è una figura umana che ha un impatto reale nel mio quotidiano. Ho bisogno di parametri per gestire il mio rapporto con lei, dunque devo emettere giudizi.

– Ma hai visto Maria al funerale? Ti pareva un abbigliamento consono a una circostanza così triste, quella gonna stretta e corta?
Ecco, io la sto giudicando. E faccio bene perché ho bisogno di parametri di riferimento sulla rispondenza delle persone ai miei canoni sociali per scegliere se stringere o allentare legami. La giudico, eppure non mi è poi così dentro la vita.

– Quel politico mi fa schifo: prima sta da una parte, poi da un’altra, un viscido incredibile.
Ecco, io lo sto giudicando. E anche pesantemente, senza sapere poi granché dei perché di certe scelte che – ho già emesso sentenza – bollo immediatamente come ripugnanti. Lo giudico, senza sapere troppo, senza che mi entri troppo nella vita.

– E’ verde, ma ti muovi, coglione!
Ecco, io lo sto giudicando. Pesantemente. Ho emesso sentenza, senza sapere se quella persona magari era distratta perché ha ricevuto una terribile notizia poco prima, se sta andando a suicidarsi, se…

Giudicare è parte della vita, lo facciamo continuamente, per prendere decisioni immediate o posticipate, per farci una idea circa i nostri comportamenti, priorità, opportunità.
In certi casi, molti casi, emettiamo frettolosamente sentenze inappellabili.
– Con Tizio ho chiuso: è un idiota.
– Chi ama così tanto un cane ha dei problemi.
– Chi non ama un cane ha dei problemi.
– I vaccini causano autismo.
L’ultimo esempio è il tipico caso di giudizio frettoloso, basato su errate conoscenze. Ed è uno dei pochi casi in cui possiamo sì cercare di chiedere alla persona di rivedere la sua sentenza. Perché emessa senza adeguata istruttoria, un po’ come tutte le sentenze fin qui esaminate, ma questa pericolosa per terzi, perché la sua sentenza è in grado di incidere pesantemente nella mia vita.

Dunque, quando qualcuno vi dice di non giudicare, probabilmente sta solo soffrendo la vostra sentenza, che contrasta con la sua.

Io non giudico mai” è giudicare chi giudica sempre. C’è un giudizio di disvalore su chi giudica.

Io non giudico mai se non conosco la situazione” è solo una precisazione che elegantemente ti chiede di non emettere sentenza contrastante con la tua. Giudicandoti negativamente, eh.

In ultimo: “Non posso giudicare quel comportamento perché non sono nella testa di quella persona” è un palese giudizio negativo sulle persone che invece stanno operando una proiezione del sé su chi ha fatto qualcosa che ha scatenato commenti. Chi giudica sono semplicemente persone che stanno “emettendo sentenze” del tipo “Se io fossi stato al suo posto avrei fatto così”. Ecco, questo è umanissimo, ci serve per “prepararci” alle eventualità della vita.

I titoli servono a volte per emettere giudizi più compiuti (I vaccini non causano autismo, sono un medico, ho i titoli per dirtelo), ma non servono per la proiezione del sé. Non ho bisogno di conoscere diritto della navigazione per emettere un giudizio sul caso Schettino, non ho bisogno di essere un criminologo per emettere un giudizio su chi ammazza i genitori. La valenza di questi giudizi poi è tutta personale, certo, ma “Io non giudico” è la più grossa bugia vi possa essere raccontata. Non apprezzate mai questa frase, è falsa, nasconde già la sua negazione, ti sta proprio giudicando.

Senza giudicare situazioni e persone saremmo bocce ferme, immobili, in attesa del nulla.

Risate a denti stretti

È difficilissimo esprimere un proprio pensiero che non si riesce proprio a tenere, esprimerlo bene per farsi capire al meglio senza travisamenti, fare in modo da non urtare gratuitamente le sensibilità e al contempo fregarsene di urtare più di tanto le sensibilità malate (ci sono categorie per ogni cosa: una volta si è offeso un fanatico dei marsupi perché avevo preso per il culo i marsupi), dire cose assennate ma che non sfocino nel banale ma anche che non appaiano da bastian contrario e originalone a tutti i costi.

E in tutto questo bailamme di contrappesi, espressività, misura e libertà, ottenere quel microconsenso capace di estendere un pochino la tua rete di contatti in modo da far raggiungere quel pensiero a più persone possibili, in uno slancio di pseudo-divulgazione 2.0 a basso costo, consapevole della enorme concorrenza, fatta di meme usa e getta e gattini mediaticamente insuperabili. Alla fine ci sarà sempre una parte di persone che ti criticherà per non aver espresso un pensiero allineato al loro, o averlo espresso con toni eccessivi o eccessivamente soft, o per l’aver usato un esempio a dir loro sbagliato o aver perseguito un fine giusto ma con mezzi erronei. Per non dire di chi ti rimprovera un pensiero non allineato alla tua precedente linea autoriale. Come se tu ne avessi una per contratto. O fossi un Bertinotti qualsiasi, incapace di adeguarsi al mondo che attorno ti cambia (MANCO LA ERRE HA IMPARATO CON GLI ANNI: MALEDETTO ARROCCAMENTO AGLI IDEALI COMUNISTI!).

Ma se pure, per una sorta di intervento divino, tu scrivessi il post perfetto, originale, condivisibile, geniale, inoffensivo pure per il marsupiale ma al contempo capace di far riflettere e porre le basi magari per un cambiamento minimo a livello personale o sociale, ci sarà quello che ti scriverà: “Tutto bello, ma hai dimenticato i marò”.

I marò.

Sapete quell’espressione che fate quando vostro suocero, 70 anni, al compleanno canta: “Tanti auguri a teeee, e la torta a meee…”? Quei denti stretti, sorriso forzato mentre dentro ti partono tipo Moto GP una sfilza di Madonne che passano da quella di Fatima a quella di Lourdes, coinvolgendo pure quella nera di Czestochowa in un orgiastico tripudio di divini MACCOSA, capace di farti saltare molari e premolari per l’eccessiva pressione tensiva?

Ecco, a me questo fanno i marò, oggi, 24 luglio 2017: si attaccano al lavoro del mio dentista.
Anche basta, grazie.

[Due anni fa il tormentone era già tale. E niente, stiamo ancora qua]

Cameriere, mi incarta il nuovo che avanza?

Complottismi e scarpe da tennis

– Non hai da dirmi nulla?
– Eh?
– Mi hai sentito. Non hai da dirmi nulla?
– Cosa?
– Va bene, va bene…
– Non capisco, amore. Cosa dovrei dirti?
– Lo sai bene!
– Ma no, ti giuro che non capisco.
– Non capisci, eh? E queste cosa sono?
– Scarpe?
– Esatto, scarpe! Ma che tipo di scarpe?
– Scarpe da tennis normalissime…
– Esatto, scarpe da tennis. E dimmi, tu giochi a tennis?
– Oddio, no. Ma le uso per…
– PER?
– Per uscire, normalmente, camminare! Non capisco il problema.
– Ah, adesso non capisci il problema. E se io adesso indossassi, che so, scarpe da ballerina di danza?
– Beh, non avrebbe molto senso… Ma vedo che le indossi davvero.
– Ah, le mie non avrebbero senso, bene bene!
– Mi spieghi che cazzo hai?
– Niente! Io voglio capire! Io mi pongo domande, mi informo! E tu no!
– Ma sono domande stupide!
– AH, LE MIE SAREBBERO DOMANDE STUPIDE! E LE TUE?
– Ma non ci sono domande da porsi se uno indossa scarpe da tennis per passeggiare! Mentre ce ne sarebbero se tu indossassi scarpe da danza classica per una camminata! Come infatti stai facendo!
– Dunque sei tu che decidi quali domande si possono fare e quali no, bravo! E questa secondo te è democrazia?
– MA COSA CAZZO C’ENTRA LA DEMOCRAZIA ADESSO!
– Già, l’hai capito! Non c’è più niente di democratico in tutto questo!
– MA TUTTI INDOSSANO SCARPE DA TENNIS PER PASSEGGIARE!
– E tu continua pure a fare le cose che fanno gli altri, senza porti domande! Io, caro mio, ragiono con la mia testa!
– Tu sei completamente rincoglionita!
– Certo, certo. E’ quello che dicono avresti risposto.
– Ma chi?
– Quelli sul sito noicifacciamodomandeesiamoinformatissimi.com. Gente che si pone domande, che si informa, che non si comporta da pecora!
– Ok, sei pazza.
– Sarò pazza, ma informata!
– Totalmente pazza.
– Ma con una testa pensante!
– E indossi scarpe da danza classica.
– Certo! Perché io ragiono!
– In inverno, con pioggia e neve fuori.
– Non mi faccio imporre nulla dall’industria dell’abbigliamento! Sai quanti interessi ci sono a che io compri un impermeabile! Tu invece sei un servo del sistema!
– Io non ho parole. Pur di fare un torto non si sa a chi vai a crearti dei casini, anche di salute. Oltre che fare la figura da idiota.
– La figura da idiota la farai tu, con quell’antenna HAARP!
– È un ombrello!
– Così ti fanno credere!
– Ok, è abbastanza. Vado via.
– Sì sì, vattene dai tuoi amichetti a giocare agli scienziati!
– Mi sa che torno molto tardi.
– Meglio! Perché stasera qua viene il gruppo di Whatsapp “MAMME INFORMATE”.
– In maiuscolo, ovviamente.
– Già. E parleremo di come fare per tutelare i nostri figli da tutto quello che si sente in giro. Anche dall’uso delle scarpe da tennis.
– Le scarpe da tennis, ancora…
– Sì, caro! Assodata efficacia dell’alimentazione melariana, diniego dei vaccini, lontananza dalle antenne, rimozione delle otturazioni, lotta alle trivellazioni che causano terremoti, mancato sbarco sulla Luna, memoria dell’acqua, presenza di rettiliani ai vertici della politica e dell’economia, ci resta l’analisi delle scarpe da tennis.
– …
– E GETTA VIA QUELL’ANTENNA! CI FAI INDIVIDUARE!
– Ma da chi?!
– LORO!
– Va bene. Senti…
– Dimmi. Che c’è adesso?
– Niente, ma ho letto sul web che…
– Che?
– Che i Rotschild hanno il controllo delle industrie manifatturiere delle calzature per danza classica.
– …
– È solo una voce sul web, eh.
– MA POTREBBE ESSERE IMPORTANTE! ADESSO MI INFORMO!
– Brava.

Un ORGASMO ti aspetta 

Scusate, chi si intende di Diritto utopistico o Istituzioni di diritto irreale, può rispondere a questa domanda?

Volevo sapere: come si fa per fondare una nazione i cui membri debbano superare un esame di ammissione? Tipo facoltà universitaria, ma alla fine non ti ritrovi dentro un ateneo scalcagnato, privo di prospettive, ma cittadino di uno Stato sovrano e illuminato.

È possibile? Guardate, non è una boutade: uno Stato anche aterritoriale, purché con la forma di Stato. Cioè, non mi importa se i miei neo-connazionali debbano condividere con gli italiani l’italico suolo, purché siano parte di una comunità che risponda ad altra Costituzione, altre leggi: un po’ come la Padania, ma senza velleità scissioniste e con meno suoni gutturali. Uno Stato nello Stato. E non ditemi che è impossibile: neghereste l’esistenza della Mafia, della P2, della casta dei notai, degli uscieri ministeriali e di quella dei tassisti, dei ciclisti, del Regno dei Testimoni di Geova, degli ultras e di tutte quelle associazioni umane che evidentemente già rispondono ad altre leggi.

I ciclisti, sì: vi pare che il codice della strada richieda “i ciclisti amatoriali DEVONO indossare abbigliamento reclamizzato come i professionisti, pagandolo carissimo, e disporsi su minimo tre file parallele, zigzagando per mostrare detto abbigliamento da tutte le prospettive“?

Se si può vediamo anche di prenderci dei terreni sfitti, pagando il dovuto, e creare lì la nostra comunità, espandendoci pian piano ove possibile e sempre nel rispetto delle comunità locali, un po’ come ha fatto Israele.

Forse ho sbagliato esempio.

Qualora la cosa fosse praticabile mi candido come ORGAnizzatore Supremo, Moderato, Obiettivo (l’acronimo ORGASMO è facilmente memorizzabile). Mi impegnerò a stilare un prontuario di domande semplicissime alle quali il candidato dovrà rispondere per verificare il suo grado di idoneità all’appartenenza al nuovo Stato. Domandine semplici, che riguarderanno diritti e doveri civili, che mirino a verificare cultura generale, capacità di apportare crescita e progresso alla nuova creatura statale che sta nascendo; saranno valutate anche apertura mentale, capacità di integrazione sociale, assenza di germi di protesta gratuita, di trollismo e di sindrome da cazzo piccolo.

Gente costruttiva, non importa se vive rinchiusa in casa come gli hikikomori o se passa il tempo a raccogliere fiori come gli ikebana (anche qui potrei sbagliare): a me interessa che sappia riconoscere l’altro come valore e non come minaccia, che riconosca la scienza come risorsa e non la metta in discussione su basi complottiste e idee strampalate, che quando inizia un discorso moderato e coerente non lo mandi poi a puttane con un “…ma“, creando un’avversativa che nega tutto il ben fatto, che non abbia in mente di applicare la soggettività come massimo sistema, estendendo il suo più che legittimo “però con l’omeopatia ho curato molti gravi problemi” anche a noialtri normali.

Per capirsi, se usa il termine “medicina allopatica” facendo una smorfietta, e il termine “olistico” con gli occhi che gli si illuminano, è fuori dal mio progetto.

Dunque, chi è il candidato ideale di questo nascente stato illuminato?

Gente stanca di condividere spazi con persone che votano democraticamente e poi scendono in piazza a fare quei saluti romani che “se ci fosse stato ancora LUI” col cazzo che avrebbero potuto votare democraticamente e scendere in piazza.

Gente che non ne può più di persone che parlano di cose che non conoscono (vi faccio notare che io stesso, con un ego più grande del mio stesso ego di ieri, ho qui esordito chiedendo consiglio a esperti) e che danno il giusto riconoscimento a chi ne sa di più.

Gente che non si riconosce nella gente. Creando un buffo cortocircuito mentale, che sarebbe ancor più buffo con un paio di grossi baffi.

Gente che davvero pensa che un paio di grossi baffi avrebbe reso più buffo il discorso di prima, dimostrando quel senso dell’umorismo demenziale che spesso indica intelligenza.

Gente che sa la differenza tra umorismo demenziale e umorismo demente.

Gente che va ai concerti a guardare il concerto, attraverso gli occhi e non tramite schermo di smartphone.

Gente che però ha uno smartphone e non un Nokia 3310, perché consapevole che siamo nel 2017 e fare i duri e puri tecnologici non significa stare indietro di 15 anni. Se hai le palle vai nelle foreste a nutrirti e vestirti di orsi, perdìo.

Gente che non vive con fissazioni autoimposte per dare un senso alla propria vita.

Gente libera mentalmente. In primis da se stessa, dunque che evita espressioni tipo “no, guarda, io sono [inserire setta, credo, club, rione, contrada, filosofia] e dunque faccio sempre [inserire cazzata tipica di quel raggruppamento] e non faccio mai [inserire cazzata evitata da quel raggruppamento]“, senza che si siano mai fermati a pensare: “Ma davvero è una cosa che mi piace oppure mi piace appartenere a qualcosa per non sentirmi solo in questo mondo?“.

Questi, sono i nuovi cittadini del nascente Stato diretto dal vostro ORGASMO.

Mi arrogo presuntuosamente il diritto di creare un esame che selezioni i migliori. Ma non eugeneticamente, no. I migliori esseri umani, su basi puramente sociali, civili, progressiste.

Nel nuovo Stato nascente non ci sono barriere architettoniche, distinzioni per etnie, confini, struttura corporea, colore della pelle, lingua: siamo tutti uguali.

Qualcuno obietterà: “Ma chi ci garantisce che l’esame che andrai a creare, per cazzi tuoi, sia equo, giusto, e non manifestazione dei tuoi gusti?“.

Ecco: questi non supererebbero la prima domanda: “Hai intenzione di cacare il cazzo già alla prima domanda?“.

I tempi sono maturi per smettere di dire “NO” a cazzo e iniziare con i “SI'” costruttivi.

I tempi sono maturi per avere il vostro ORGASMO.

Faceblack mirror

Una risata ci sta già seppellendo (semicit.)

Quando è stato che abbiamo accettato passivamente ogni porcata, rifugiandoci nello sberleffo senza alcuna reazione concreta, senza una indignazione produttiva che superasse i “VERGOGNA!!!1!” plurisgrammaticati?

Trump esce dagli accordi sul clima e tutto quello che facciamo è prenderlo per il culo per i capelli, o per le gaffe, o le parole inventate?

Immagino una imminente guerra nucleare:

– Cristo, Trump ha usato l’atomica sulla Corea!
– Ahahahah! Quando l’ha sparata ha detto COVFEFE?
– Ma mi hai sentito? L’ATOMICA!
– Ahahahah! Quella che gli è esplosa sui capelli?
– Ma porca troia, sei rincoglionito? Ehi, avete sentito voi cosa è successo?
– Cosa?
– Trump ha lanciato l’atomica!
– Ahahah! E la moglie era tristissima? Ahahahah!
– Occazzo, ma siete tutti deficienti?
– Hai visto il video di Celenza mentre rifà il giuramento di Trump? Ahahah, da scassarsi!
– Ma Celenza cosa! Trump ha usato l’atomica sulla Corea!
– Vabbè, però lasciamolo lavorare.
– MA LASCIARE LAVORARE COSA! C’E’ LA TERZA GUERRA MONDIALE!
– E Renzi allora?
– RENZI COSA?!
– Ah, sei piddino, immaginavo.
– MA QUALE PIDDINO! SIETE TUTTI PAZZI!
– Fammi capire, sei qua a parlare male di Trump ma su Renziloni manco una parola?
– UN INCUBO! E’ UN INCUBO!
– Come le foto di Trump col Papa, ahahahah!
– …
– Una botta alla moglie però… Ahahahah!

Facebook ci permette così tanto di dire la nostra che ha finalmente mostrato cosa abbiamo davvero da dire: una cippa di cazzo.

Restiamo nemici

– Dobbiamo parlare.
– Bello, mi piacciono le esperienze forti.
– Ti lascio perché ti amo troppo.
– Chiarissimo. Dunque me la davi perché ti facevo schifo?
– A me interessa farti sapere che non sei tu, sono io.
– Beh, mi pare evidente: sei tu che ti fai la mia intera squadra di calcetto.
– Però possiamo restare amici.
– Prima dovremmo diventarlo.
– Dai, è meglio per entrambi.
– E per la mia squadra di calcetto.
– Senza rancore.
– Nono, ho aumentato persino la stima nei tuoi confronti: ora è a livello Pacciani.
– Dai, chiusa una porta…
– Ti si aprono le gambe.
– Ti vorrò per sempre bene.
– Ti serve per farti pure i miei colleghi?
– Non essere ingiusto, adesso.
– Dammi un orario.
– Ciao, Pietro.
– Veramente Massimiliano, ma tutto torna.

Facebook ha fatto anche cose buone

(fermarsi all’immagine potrebbe essere fuorviante)

Tra i miei contatti Facebook c’è realmente gente che usa il termine “Renziloni“, trovandolo divertente, canzonatorio e non avvertendo minimamente l’imbarazzo di trovarsi, in questo modo, nella nutrita schiera di quelli che vengono da tempo presi per il culo per l’uso di nomignoli infantili da affibbiare ai politici. Neppure avvertono la cosa: se qualcuno li prende in giro per questo sarà perché fa parte della “KASTAAA!“, o comunque perché è un coglione a cui stava bene “RENZIE“. Non penserebbe mai che il tuo ragionamento è del tutto apolitico.
In genere vengono bollati come “analfabeti funzionali”, ma quando si usa questa definizione, loro, a maggior ragione, proprio non ci si riconosceranno, perché magari sono laureati, confermando la loro incapacità a disgiungere la cultura accademica con la capacità di elaborazione delle informazioni attorno.

Li chiamerò “gruppo 1“.

Sono persone, come detto, non necessariamente di bassa cultura ma sicuramente con bassa capacità di elaborazione del mondo circostante, visione semplificata delle cose, nelle quali o tutto è bianco o tutto è nero, incapacità di immedesimazione e confronto nel pensiero altrui. Una volta l’avremmo definito “uomo medio”, l’appartenente al gruppo 1. Ah, per la cronaca: in questo momento non capisce cosa ci sia di così sbagliato nell’usare il termine “Renziloni”, e soprattutto pensa che il mio sia un pensiero politicamente schierato, confermando tutta la mia premessa.

Poi c’è il gruppo 2, quelli che invece osservano questo fiorire di populismo da quattro soldi e che non riescono a non notare (e far notare, come nel mio caso: mi rivedo molto nel gruppo 2, lo ammetto) come questo urlare di piazza e rivolgere gli occhi al cielo alla ricerca di scie chimiche, fare le pulci a ogni spesa, pure legale e rendicontata da parte di un politico, distolga totalmente l’attenzione dai fatti reali, quei fatti che il gruppo 1 continuamente cita, con tanto di “VERGOGNA!!!1!“, mentre il gruppo 2 neppure commenta più, preso com’è dal notare il buffo che c’è nel gruppo 1.

L’appartenente al gruppo 1 legge il titolo della notizia (solo il titolo), si pre-indigna, condivide il commento al vetriolo dei suoi punti di riferimento politici, dei propri guru, non fa assolutamente nulla per informarsi in modo ulteriore e indipendente, non mette mai in discussione l’interpretazione che di quel fatto danno le persone di cui si fida.
E soprattutto, non pensa che quella notizia potrebbe anche non essere vera.

È come se il mondo che bivacca sui social fosse spaccato in due: da una parte chi mostra il suo malessere sociale impersonando completamente un ruolo preciso, riconoscibilissimo, sempre uguale, macchiettistico ormai, in cui però non riesce a riconoscersi: quello dell’uomo-medio-fascistello-ignorantello-perennemente-incazzato. Dall’altra parte gli snob, intellettuali o che aspirano a essere riconosciuti tali, che pure di fronte un fatto reale, già solo perché portato avanti con quei modi da invasato col forcone, puntano sulla derisione, sull’ironia, sul delineare le differenze tra “loro” e “noi“. Che poi è quel che fa anche il gruppo 1: sentirsi parte di un “noi” da contrapporre a “loro”.

Entrambi i gruppi si sentono portatori di verità, ma solo nel gruppo 1 c’è il bisogno di “venderla” al gruppo 2, come farebbe un Testimone di Geova con la sua Fede: è impossibile che un appartenente al gruppo 1 coltivi nel chiuso dei suoi pensieri una idea populista, che per definizione deve essere portata all’esterno, affinché tutti la condividano. L’appartenente al gruppo 2 mai si sognerebbe di convincere uno del gruppo 1 a smetterla davvero, anche se nei fatti sembrerebbe farlo: se sparissero quelli del gruppo 1, verrebbe meno la possibilità di esercitare quel’azione canzonatoria, tendenzialmente sintomo di un senso di superiorità intellettuale che l’appartenente al gruppo 2 sente vivissima (l’autocritica fa sempre figo).

Io credo che questa dicotomia, tutta social, sia perfettamente specchio dei nostri tempi, risultato della possibilità data a chiunque di mostrare ciò che è, ciò che sa, e mostrarlo per come sa.

Facebook ha avvicinato persone geograficamente lontane, ma anche allontanato chi si conosceva personalmente e manteneva un rapporto di amicizia (più spesso semplice conoscenza), tutto basato su abitudine, frequentazioni comuni, prassi, quieto vivere.
Vedere come Tizio la pensi davvero ci ha dato occasione di bollare definitivamente Tizio stesso come “coglione” tout court, ci ha permesso di tagliare i ponti con lui anche in quelle rare occasioni di contatto nella vita reale, ci ha spinto a rivedere la nostra cerchia di frequentazioni nel nostro quotidiano.

A chi dice che Facebook porta alienazione vien da rispondere che la vera alienazione era andare a cena con qualcuno e pensare tutto il tempo: “Ma si può essere così imbecilli? Che cazzo ci sto a fare qua? Oddio, ma come ha fatto a tirare fuori Renzi? Stavamo parlando dell’ultimo iPhone!“, e poi tornare a casa e ripromettersi di non uscirci più, per poi però ricaderci il sabato sera successivo.

Ora basta un commento per mettere in chiaro l’appartenenza tribale: chi è nel gruppo 1 non tollererà ingerenze da qualcuno del gruppo 2: monterà una violenta polemica, sarai rimosso dagli amici e poi bloccato.
E a quella cena non sarai più costretto ad andare, con una ragione ulteriore, concreta, esplicitata.

Tutto questo impoverisce il confronto? Assolutamente sì. Ma la domanda vera è: “Ma era poi confronto, quello in cui uno sbraitava, gli altri gli davano ragione e tu aspettavi solo di andar via e berti una tisana guardando un documentario sulle poiane?”.

Grazie Facebook.

Democrazia è quando gente fischia

La foto potrebbe non essere rappresentativa del concetto di democrazia

 

Cose che ho capito grazie a Facebook:

1) la democrazia è la cosa più bella del mondo, più di Adriana Lima sudata che ti implora di far sesso disposta a pagarti per il disturbo;

2) per democrazia si intende solo quella diretta, della gente;

3) la democrazia rappresentativa è il Male: i politici sono tutti corrotti, incompetenti, Renzi;

4) il referendum è l’istituto capace di risolvere ogni problema, pure complesso: la gente ha la Conoscenza assoluta, e in effetti quello che stava in fila alle Poste dietro di me sapeva come battere la Spagna, come eliminare la delinquenza, come curare le verruche tramite sambuca;

5) se soffri di analfabetismo funzionale non hai gli strumenti per capirlo, dunque esprimi più violentemente la tua indignazione, anche perché ti indigni più facilmente, essendo il mondo tendenzialmente ostile e sbagliato ai tuoi occhi;

6) (e questo post è troppo lungo e maledettamente privo di gif animate, per poterlo leggere tutto);

7) ci sono persone che giustamente protestano per una classe politica che le ha portate alla più cieca disperazione, anche economica, ed esprimono tutta questa sofferenza dal loro divano tramite iPhone 6s;

8) non esiste più la mediazione, né l’ascolto, che sono i cardini della vera democrazia: ogni opinione avversa va combattuta con violenza, derisa, aggredita. Perché i veri democratici oggi parlano per slogan, storpiano i nomi, fanno i giochini di parole: essere persone civili e mature non ha alcun valore;

9) se esprimi un pensiero aspettati che lo stesso sia interpretato in modo opposto, ridotto o esteso a piacere di chi lo legge: siamo nell’era dei social, dunque se dici “mi piace il giallo” è normale che la gente che ama il rosso ti insulti, ma anche che parecchi ti rispondano: “AH, BRAVO, STAI CON LA KASTA!!!”;

10) a volte vorrei lasciare questo paese. Poi mi ricordo che quando vado in vacanza, ovunque, è pieno di italiani, e allora preferisco restare qua, piuttosto che fare la fila alle Poste brasiliane e incontrare pure là il tizio delle verruche e della sambuca, che sa tutto e sta lì per il Carnevale di Rio, che si lamenta perché quando l’Unione Europea non c’era, i carnevali in Brasile erano meglio.