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UomoMordeCane: IL LIBRO


Il miglior testo demenzial-satiric-comic-sans degli ultimi dodici minuti.
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Citazioni e dintorni


...giunsi a metà libro e mi accorsi che il tavolo aveva ricominciato a ballare...

Posseggo una elevatissima intelligenza emotiva: riesco a risolvere problemi matematici complessi, ma poi piango.

Mi annoio rapidamente: il mio film preferito è Mery per un po'.

Non capisco come mai tutti facciano molto affidamento sui rimedi della nonna per curare i malanni: la mia, per esempio, è morta.

Continuo a trovare gente che mi vuole pagare in visibilità. Credo che a questo punto dovrei essere avvistabile a occhio nudo da Urano.

La mia ex era talmente bella che i suoi assorbenti usati venivano scambiati per Kandinsky.

Se Dio sta là a segnarsi le scopate della gente, non vi pare francamente eccessiva la stima che si nutre nei suoi confronti? Voglio dire, la parrucchiera di mia moglie fa lo stesso.

Quando qualcuno afferma di occuparsi di qualcosa "a livello olistico", salute compresa, penso sempre che concretamente non ne sappia un cazzo e su più piani, ma sia ferratissimo sui segni zodiacali.

Le ricerche interiori sono sempre complicate, probabilmente a causa di tutto quel sangue.

- mi sembra squisito, ma mi scusi: me lo può servire in un normale piatto tondo invece che rettangolare?
- certo signore. Posso chiederle perché?
- per non darle la scusa per farmi pagare un botto queste quattro verdure in croce.

Vorrei dimostrare al mondo tutta la mia voglia di cambiamenti, di rinnovamento. Ma sono uomo e ho i capelli rasati.

Credo così tanto nella pet-therapy che alla fine mi sono pure sposato.

Sono talmente ateo che ho riconosciuto distintamente la sagoma di una macchia di vernice nei contorni della Madonna che mi è apparsa.

Sorridere coinvolge 12 muscoli del viso. Riposatevi, siate tristi.

Il mio professore di religione non l'ho mai visto: era uno che si immergeva totalmente nella parte tramite metodo Stanislavskij.

È un periodaccio. Ho aperto un biscotto della fortuna. Il biglietto diceva solo: “stai scherzando, vero?”.

Sono talmente pieno di me che vado spesso dall'andrologo solo per farmi fare i complimenti.

Perché vendono macchine che fanno oltre 200 all’ora se il limite è 130? Per lo stesso motivo per il quale i preservativi in vendita si srotolano oltre misura: quel che compri è anche un sogno.

Se fossi nato a Kingston ora sarei un velocista. O una chiavetta USB.

Potrei essere considerato un maniaco della precisione, se questo termine mi descrivesse nel minimo dettaglio.

Io e mia moglie avremmo intenzione di mettere in cantiere un figlio ma in Italia è ancora vietato il lavoro minorile pesante.

Ho chiuso col lucchetto la mia bici su un ponte e al mio ritorno non l'ho più trovata: completamente ricoperta di altri lucchetti.

Vantarsi di non mangiare bistecche per rispetto degli animali è come vantarsi di non leggere libri per rispetto della foresta amazzonica.

Quelli che fumano sigarette elettroniche sono gli stessi che bestemmiano con un "Porco Zio".

Sfido chiunque a convincere un eventuale viaggiatore proveniente dal passato – che so: medioevo – che portare a spasso un cane con un laccio al collo, lavargli le palle e fermarsi ogni tanto a raccogliere la sua merda e portarsela poi dietro in un sacchettino, siano atti di una civiltà superiore alla sua.

A volte vorrei credere in Dio. Per deresponsabilizzarmi anch'io un po'.

Alla coda alle Poste c'era uno che si lamentava del fatto che i farmaci salvavita fossero in mani alla lobby delle case farmaceutiche. Gli ho detto che comunque meglio così che in mano alla lobby dei tassisti. Mi ha guardato come si fa con un pazzo. Ho allora provato a recuperare con "Meglio la lobby dei discografici?". Niente. Qualcuno si è messo a ridere: l'ho trovato di cattivo gusto per chi soffre in coda alle Poste. Cosa ci insegna questa storiella? Che alle Poste c'è sempre la fila.

Ero su Facebook e parlavo con uno che ha una macelleria. Mi diceva che non fa altro che condividere cose strappalacrime perché sono tutte accompagnate da: "Condividi se hai un cuore".

Un tempo collezionavo farfalle, ma la casa mi si riempiva sempre di figa.
Regressività progresso







































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Siamo tutti uguali. Ma tu sei meno uguale di me.

moccia2

Potresti trovartelo a votare al seggio, con te

Ho un amico con la terza elementare. Non ha mai potuto partecipare a un concorso pubblico proprio per questo, pur se possiede una cultura “sul campo” smisurata, oltre a essere dotato di intelligenza superiore.
Ma nessuno, neppure lui, trova strano che una persona con la terza elementare appunto, non possa concorrere per un ufficio pubblico. C’è gente che ha studiato, e molto, ed è senz’altro più qualificata di lui.
Certo, quando poi si parla di concorsi per bidello, o inserviente, o magazziniere al Ministero le cose cambiano: credo che in quei casi tutto ciò che si deve dimostrare è capacità e competenza. Dubito sia utile conoscere gli affluenti del Danubio. Oppure il Testo unico sull’ Ambiente, D.Leg.vo 03.04.2006 n.152.
Ma in Italia siamo ormai talmente abituati a fare un concorso su tutto che neppure ci fa troppa specie se per pulire il culo ad una babbiona in ospizio, si debba rispondere a domande di geografia, storia, diritto costituzionale, quantistica.
Gli scandali sono altri, no? E poi meglio una persona preparata che una ignorante, no? Questo a prescindere.

Bene.

Domanda: perché, per il posto di lavoro più importante di tutti, non ci si sottopone ad alcun test? Non si deve dimostrare assolutamente nulla? Si può essere completamente ignoranti, purché capaci di intendere e di volere?
Con anche il rischio che questa totale ignoranza comporti seri problemi all’intero sistema-Paese.
Anzi, la certezza che ciò accada.
Vi pare una cosa plausibile?
Eppure è ciò che accade oggi.
Il lavoro più importante e insieme diffuso è anche quello che puoi svolgere pure se pensi che il Presidente della Repubblica sia scelto da Dio, che l’Italia confini con l’Etiopia, che sia in vigore la pena di morte in Molise (magari già solo per il solo fatto di viverci).

È accettabile tutto questo?

Quale lavoro?
Beh, quello di cittadino. Quello che porta a scegliere le persone che decideranno del destino di un intero Paese. Quello che fa sì che le strade non siano invase dai rifiuti. Quello che ti permette di circolare in auto con una relativa tranquillità perché si conta sul fatto che, in caso di incidente, l’altro cittadino sia assicurato. Quello che in sintesi, crea le regole comportamentali e di vita relazionale.

Ebbene, tu puoi essere cittadino ed esprimere diritto di voto sia che tu sia consapevole delle regole del vivere civile, sia che tu sia un mentecatto che come massima lettura ha l’inserto-Mondiali della Gazzetta.

Puoi mandare in Parlamento gente in grado di fare danni serissimi a intere generazioni, presenti e future: basta che tu sia nato. Un concetto di Ius naturale sviluppatosi quando la cultura era realmente privilegio di pochi.

In sintesi non devi dimostrare un emerito cazzo. Puoi anche non sapere come funzioni il sistema rappresentativo, puoi anche pensare che la magistratura sia un organismo (composto da donne malvestite) che come unico scopo istituzionale ha l’annientamento di Berlusconi, puoi non conoscere i compiti della Corte Costituzionale e pensare invece che la Corte dei Conti sia un apparato nobiliare.

Puoi letteralmente non sapere nulla. E io posso trovarti là, accanto a me, il giorno delle elezioni, ad esprimere un voto. Che avrà lo stesso peso del mio. Che conosco La Corte Costituzionale. Che mi sono documentato sui candidati. Che so chi appoggia l’acquisto degli F35 e chi no. Che ho speso tempo. Tempo. Per capire. Capire chi sia persona degna di rappresentarmi e chi no. Mentre tu giocavi al bar al videopoker. Peraltro perdendo. Tu. Che ti informi solo sul numero delle campane che devono apparire sul gratta e vinci.

Il mio voto vale uno. Come il tuo.

E no, non fatemi pipponi sulla democrazia, sul fatto che pur essendo un pessimo sistema è sempre il migliore e blablabla.
Ci si riempie la bocca solo di una forma di buonismo sociale che alla fine mortifica noi stessi. Perché ci ritroveremo cialtroni al potere. Cialtroni che sì poi saranno rappresentativi del Paese. Ma perché siamo stati noi a permettere che questo accadesse.

Nell’Italia in cui l’Educazione Civica (maiuscolo) è un optional a scuola, possibile che nessuno prenda seriamente in considerazione questa che pare una boutade, quando rappresenterebbe una reale presa di responsabilità, personale e collettiva, e permetterebbe di creare i presupposti per un vero crescere civile?

Parlo del diritto di voto pesato.

Si vota? Sei un cittadino italiano, hai diritto di voto. Anche se sei una capra. Anche se a 45 anni il massimo dell’espressione culturale che ti ho visto comprendere è stato un pallonetto di Neymar. Anche se coi tuoi amici fai la gara di caccole nasali. Anche se l’ultimo Tg che hai visto aveva come conduttore Emilio Fede. Anche se sei Emilio Fede. E queste cose le trovi normali. Essere Emilio Fede, in particolare.
Fai un test. Sei obbligato a fare un cazzo di test. Di cultura. Cultura civica.

Si vota per la regione? Devi sapere che cazzo è una regione! Devi sapere quali regioni ci siano in Italia. Devi sapere che regione non è provincia. Devi almeno subodorare il fatto che chi governa una regione non è la stessa persona che sta a capo della tua città. O del tuo condominio. Non sempre, almeno. Puoi tentennare solo sul Molise, questo è normale.

Si vota per il rinnovo del Parlamento? Tu devi sapere che esistono due Camere. Quanti anni starà là quello che stai scegliendo. Devi sapere che non è che se poi non ti piace gli mandi la disdetta. Devi sapere cosa sia una sfiducia! Devi conoscere le procedure che portano un Primo Ministro a diventare tale. Non nel dettaglio ma quantomeno come linee generali. Sapere che non esiste un diritto di successione familiare, almeno fino al prossimo Lodo Alfano. Devi sapere come è fatto Alfano, ecco! Avere presente i suoi caratteri somatici. Riuscire a distinguerlo da Ghedini.

Devi sapere chi è attualmente a capo del PD.

Sì, questa è difficile, lo ammetto.

Ma devi sapere, perdio!

Se non sai nulla di tutto questo, perché il tuo voto dovrebbe pesare come il mio? Perché solo in questo caso l’ignoranza paga?

Possibile che il voto di un astrofisico impegnato nella ricerca, che si informa quotidianamente sulle problematiche sociali, che sa dove sia il Darfur e ha adottato tre bambini colombiani a distanza, e il voto di Pasquale Sciosciammocca, eroinomane di Scampia, pluripregiudicato, con rari  momenti di lucidità e tre accoltellamenti, manco ricorda se fatti o subiti, pesino allo stesso modo?

Tu, prima di votare, ti metti là e fai un quizzettino. E rispondi a domande di Educazione Civica (maiuscolo).
Sulla base del risultato, il voto avrà un peso.
Al massimo varrà 1. Vorrà dire che hai piena consapevolezza e sei veramente un cittadino responsabile.
Se sbagli, se dimostri che “non hai studiato”, anche qua devi avere delle conseguenze, come in qualunque altro settore della vita.
E allora, magari, se pensi che una “riunione di gabinetto” sia una cacata collettiva al mattino, il tuo voto varrà 0.5.
E allora, magari, se di “Transatlantico” conosci solo il Titanic, il tuo voto varrà 0.8.
E allora, magari, se quando si parla di “membro del Parlamento” ti viene solo qualche battuta scontata tipo Vauro, sei Vauro. Dunque il tuo voto varrà 0.3.

È utopia? È qualcosa di scandaloso? Vauro sì, certo. Ma non certo questa idea di diffondere cultura civica.

Si lede l’intoccabile concetto di suffragio universale? No. Si rendono i cittadini consapevoli dell’importanza che ha l’Educazione Civica (maiuscolo). E del potere che ciascuno possiede.
Potere che molti esercitano in modo disastroso, superficiale, inconsapevole. Ignorante.

Il cialtrone al potere ci va solo se ce lo mette un altro cialtrone.

E ora chiedetemi se sono preparato per la docenza che devo tenere. Perché è giusto così, sono investito da una responsabilità precisa, che sento, vivo.
Per insegnare devo sapere, conoscere e saper trasmettere. Devo superare test, continuamente. Ed ogni docenza è un test a sua volta.
Ed è giusto che sia così.

A votare invece posso essere spogliato da qualunque responsabilità e fare danni inenarrabili.

Il voto della Hack valeva come il voto di quella che controlla l’oroscopo e basa la sua giornata su qualcosa firmata “Branco”, “Paolo Fox” o “Vauro”.

Ed è questo, il più grande oltraggio alla democrazia.

Anche Vauro, certo.

22 Commenti a “Siamo tutti uguali. Ma tu sei meno uguale di me.”

  • Geniale! io lo sapevo da 3 anni e mezzo e lo dissi pure a mio cuggino ma non importa non ti chiedo i diritti d’autore.
    E’ tutto vero, qualche provvedimento ci vuole, ma è impossibile.
    La “democrazia” è la penultima religione.

  • Sen. Antonio Razzi says:

    Non contivido per niende, non sono t’accordo.

  • Fabio Volo says:

    Non sono daccordo. Ai culo che il mio gostwriters è in ferie, se nò te ne scrivevo quattro.

  • Cerex says:

    Grande, abbiamo tenuto un discorso preciso preciso io ed un amico non troppe settimane fa, prima che tutto finisse in alcolica tragicomica commedia.
    Comunque ai culo, ai culo che quelli che si sentono in disaccordo non sanno scrivere o giustificarlo, il disaccordo per l’appunto.

    Ciao biondo!

  • Liberticida says:

    Concordo pienamente, ma mi viene in mente la frase “sed quis custodiet ipsos custodes?”.

    E già Giovenale si poneva il problema qualche migliaio di anni fa.
    Se è vero che per un posto da bidello o da vigile urbano si deve fare un esame e passarlo, per diventare docente universitario, posto importanti e ben pagato, i brogli non mancano di certo.

    Temo che in molte zone d’Italia i votanti di un certo partito arriverebbero già “risposti” al momento del quiz.

  • UomoMordeCane says:

    Concordo. Credo che il problema sarebbe superabile facilmente al giorno d’oggi. Da un bacino di 200-300 domande si prendono casualmente dieci di queste, sempre diverse per ciascuna persona. Prima di votare ti metti davanti un computerino e questo elabora la tua lista domande. Rispondi e passi al voto. Ovviamente pure questo tramite computer. Sarà proprio il sistema informatico a fare media. Credo che nel 2013 ci sia da sbalordirsi che si voti ancora con schede di carta e matita copiativa, piuttosto che tramite sistemi tecnologici.

  • magneTICo says:

    ci vorrebbero le primarie per eleggere gli elettori, di conseguenza le altre poi sarebbero secondarie. nel caso un politico sbagli, rubi o ruby, si processerebbero gli elettori, che dovrebbero poi trovare legittimi impedimenti o ville in nicaragua. alla fine l’unico che ci guadagnerebbe da tutto sto casino sarebbe ghedini.

  • sostanz says:

    Andrebbe fatto un concorso più a monte: il concorso per la capacità giuridica d’agire. Per la maggiore età. Quindi, tutto quello che ne consegue.

  • cattivo tenente says:

    Ma se dopo aver superato il test i suddetti cittadini votassero ancora pd o pdl o lega o monti o sel che ci inventiamo per annullargli il voto? Un altro test piu difficile tipo inalare la lava?

  • UomoMordeCane says:

    Cosa voteranno poi sta alla coscienza, tendenza politica, opportunismo anche e non importa. Importa che tu sia consapevole di quello che stai andando a fare.

  • ZioYkaro says:

    Bellissimo Post che condivido in pieno.
    Proprio in questi mesi ragionavo (notiziona!) sul paradosso del suffragio universale. Sembra più facile salire al potere quando possono votare tutti, rispetto alla salita al potere quando a decidere sono pochi e meritevoli.
    Per plagiare il pensiero delle persone basta poco. Pochissimo.

  • Umberto Caluri says:

    Questo saggio l’ho scritto tre anni orsono.

    ….da ciascuno, secondo le sue capacità

    PRESENTAZIONE

    Come dice Altan, “Mi vengono in mente idee che non condivido”. Avete presente quante volte, nei posti più disparati, si ascoltano, così, per caso, persone che esprimono considerazioni demenziali o semidemenziali su eventi importanti del nostro tempo ? E ricordate quante volte abbiamo pensato: ma guarda se la mia vita, quella della mia famiglia, il destino del del mio paese, debbono dipendere da un cretino simile ! Io, a quello lì, gli toglierei il diritto di voto. E subito dopo: ma no, ma cosa dici, il diritto di voto è un diritto sacrosanto, è una conquista storica, non si deve tornare indietro. E un pensiero che va scacciato. Ma è un pensiero che ritorna. Spesso. Troppo spesso, per quel che mi riguarda. Così ho tentato di confrontarmi con un argomento, come dire ? “scivoloso”, una questione che è un tabù. Il suffragio universale indifferenziato. Scriverne, è stata per me una liberazione. Almeno, sulla base delle considerazioni che ho svolto, ci posso convivere, col suffragio universale indifferenziato. Quasi in pace.

    SUFFRAGIO UNIVERSALE.
    QUALCOSA DI MEGLIO, QUALCOSA DI PIU’

    SUFFRAGIO UNIVERSALE E CONDIZIONAMENTO MEDIATICO

    “Costituzione della Repubblica Italiana, TITOLO IV, RAPPORTI POLITICI, art.48: Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.” Credo sia buona cosa che il voto sia personale, libero e segreto. Non credo sia buona cosa che il voto sia eguale per tutti, che questa eguaglianza sia un valore positivo assoluto e sempiterno. Spero di non essere accusato di sacrilegio, ma il suffragio universale indifferenziato, a prescindere dalle capacità raziocinanti di chi lo esercita, non può più essere un argomento tabù. Soprattutto in un momento in cui, nel nostro paese, la quasi totalità dell’informazione (meglio della propaganda) è affidata ai telegiornali, proni al potere politico, delle televisioni generaliste pubbliche e private, che inoltre condizionano profondamente l’utenza con le loro trasmissioni cosiddette di intrattenimento, evocando stili di vita che definire degenerativi è un voler usare soave eufemismo. Stili di vita che si traducono in comportamenti elettorali avulsi da cognizione di causa. Una vite senza fine, una spirale perversa.

    CONTRIBUZIONE FINANZIARIA E CONTRIBUZIONE INTELLETTIVA. GIUSTEZZA O MENO DEL VOTO DIFFERENZIATO

    Poiché viviamo insieme, appare pacifica e scontata la considerazione che tutti dovrebbero cooperare per il bene comune, per il mantenimento, l’accrescimento e il miglioramento dell’aggregazione sociale di cui si fa parte. L’articolo 53 della nostra Costituzione prevede che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Ma non si vive di solo pane. La ricchezza di una nazione non sta solamente nella sua potenza economica, nella floridezza dei suoi commerci, nelle sue capacità finanziarie. Sta anche, o forse soprattutto, nella qualità delle sue classi dirigenti. Nella capacità di distillare, dal proprio seno, l’aristocrazia del merito, intesa come diritto di ciascuno ad affermarsi per conquistare il posto che si merita nell’ordine gerarchico della società. Non temo le parole, non temo di usare questi termini, “aristocrazia del merito”, anche se essi sono stati usati e spregiati dai fascisti e dai nazionalsocialisti nel secolo passato. Compito di una sana democrazia rappresentativa, non falsamente egualitaria, è quello di individuare i suoi migliori rappresentanti. Forse è solo un’idea esile, forse è solo un concetto banale, forse è solo una intuizione presuntuosa, ma io ritengo che il voto di ciascuno degli aventi diritto dovrebbe avere un peso proporzionale alla capacità raziocinanti di chi lo esercita, così come avviene per la contribuzione all’erario in ragione dei propri redditi. Questo equivarrebbe a nobilitare un diritto/dovere che attualmente viene esercitato per mezzo del voto unico indifferenziato, uno strumento rozzo e approssimativo, largamente incapace di attivare il contributo di ciascuno di noi ai processi decisionali dello stato. In presenza poi di una legge elettorale ignobile, come l’attuale, giustamente definita “porcata” dal suo autore, che concentra nelle mani di tre o quattro leaders politici il potere di nominare i parlamentari, tagliando fuori ogni possibilità di scelta da parte degli elettori, il termine “democrazia” perde ogni significato, anche quello filologico. Si può obiettare: Davvero ? E come, e in base a quali criteri, dovrebbe essere stabilito il peso di ciascun voto ? Da parte di chi ? E chi lo pesa il voto ?, con quali criteri ? E cos’è meglio, di grazia, il voto censuario, quello riservato alle élites, alle nomenclature , il voto di chi è laureato ? Cercherò di dare una risposta a questo tipo di commenti, ma prima vorrei porre io una domanda: E’, almeno solo in teoria, giusto o sbagliato il principio del peso proporzionale del voto ? Chi ritiene che questo non sia un principio giusto, ma solo pura farneticazione, fantapolitica da bar, troverà che quanto segue è, nel migliore dei casi, una collezione di paralogismi.

    USO E ABUSO DEL SUFFRAGIO UNIVERSALE

    Il suffragio universale è stato una grande conquista dei movimenti popolari. Ma non sempre ha portato ad esiti positivi. Fascismo e nazionalsocialismo sono andati al potere con elezioni più o meno regolari. Inoltre quando questo strumento cade nelle mani di demagoghi, i risultati possono essere, e lo sono stati, devastanti. Questo vale anche per l’istituto di democrazia popolare diretta, il referendum. Un esempio: il 18 aprile 1993 si svolsero otto referendum, su disparate materie, promossi dai radicali, che in quegli anni erano riusciti a dare il peggio di sé. Tra gli altri, uno dei quesiti era destinato, nelle intenzioni dei promotori, a togliere alle Unità Sanitarie Locali le competenze in materia ambientale. Da ricerche effettuate successivamente, risultò che meno del cinque per cento della popolazione aveva cognizione di causa circa la materia oggetto del referendum e che meno dell’ uno per cento aveva piena consapevolezza delle conseguenze organizzative che sarebbero derivate da una vittoria di coloro che intendevano sottrarre alle UU.SS.LL. tali competenze. Tra il personale delle UU.SS.LL. le percentuali erano simili. Lo so perchè all’epoca ero un funzionario della sanità. Del risultato di tale referendum non mi capacito neppure oggi. Vinsero i Si con l’ 82,6% dei voti validi. I No presero il 17,4%. Con ogni evidenza, né gli uni né gli altri sapevano quel che facevano. Erano semplicemente stati indotti, per “effetto trascinamento”, a votare per qualcosa che ignoravano. Marginalmente, ricordo che in quella tornata elettorale fu abolito anche il Ministero dell’Agricoltura. Chissà, se ci fosse stato un quesito da hoc, l’elettorato avrebbe abolito anche lo Stato. La chiamavano democrazia, ma era demoidiozia.

    GLI STRUMENTI DELLA DEMOCRAZIA. LA MEMORIA E LA SPERANZA

    Intendiamoci, la democrazia, con tutti i suoi difetti, è sempre meglio di qualsiasi altro sistema; ma non vedo perchè non la si possa far crescere, migliorare. So bene di scrivere nel momento forse più buio della notte della democrazia italiana. I grandi partiti di massa si sono estinti, travolti al contempo dalla morte delle ideologie totalitarie e dai processi degenerativi come la corruttela diffusa, che ancor oggi esiste. Tuttavia, nonostante i loro vizi, questi partiti erano stati gli alambicchi per mezzo dei quali si distillava una classe dirigente colta e talvolta, non sempre, capace. Anche la scuola, dopo la riforma Gentile, al di là delle connotazioni di classe, aveva avuto grandi meriti nella formazione delle élites politiche. Si intimidisce, nel leggere i resoconti parlamentari degli anni fra il 1945 e gli anni ottanta, rilevandone i livelli stellari della qualità, e confrontandoli con quelli odierni. Con la parziale eccezione del Partito Democratico, e dai gruppi residuali della sinistra radicale e/o dottrinaria, oggi imperano i personalismi e le formazioni politiche legate alla vita fisica dei leaders, alle loro immagini. Si tratta di formazioni effimere. Il vistoso peggioramento antropologico della popolazione, i limiti dei mezzi di comunicazione, il culto della personalità creato attorno a demagoghi come Berlusconi, non lasciano molte speranze di ricambio politico per l’immediato.“Ha da passà ‘a nuttata”, direbbe Eduardo De Filippo. Passerà. Con i modi che la sempre più diffusa informatizzazione consentirà, si formeranno certamente delle strutture collettive in grado di svolgere le medesime funzioni dei trascorsi partiti di massa, fucina per nuovi dirigenti e di progettualità per la società. Chi pensa al futuro, deve avviare fin d’ora il lavoro per la costruzione di una democrazia vitale e longeva. Prima di tutto occorrerebbe una buona legge elettorale. Ma, per fare una buona legge elettorale occorre una buona Camera e per fare una buona Camera occorre una buona legge elettorale. Non abbiamo, né l’una, né l’altra.

    QUANDO E COME

    Nella consapevolezza dunque di scrivere non per l’oggi ma per un lontano domani, vengo alla questione cardine di queste mie righe, ossia il modo e le conseguenze del voto differenziato. L’imparzialità con cui valutare il voto potrebbe essere assicurata dal superamento di una serie di test relativi al meccanismo di espressione della volontà politica. Ad ogni superamento, il peso del voto potrebbe aumentare di un tot. Evito accuratamente di chiamare questo meccanismo “scheda elettorale” in quanto è solo con modalità informatiche che potrebbe venire espressa la volontà di ciascuno e solo con modalità informatiche potrebbe essere valutata la qualità e il peso del voto. Nessun esame prima del voto, nessun esame dopo il voto. L’esame è il voto, e il voto è l’esame. Nessuno dunque, se non l’arido calcolo potrebbe stabilire quanto il mio voto dovrebbe pesare meno, per esempio, di quello di Rita Levi Montalcini, e quanto, invece, più di quello di una persona che, per quanto riguarda l’informazione, dipende esclusivamente dai più demenziali conduttori dei telegiornali nazionali, “perchè loro, spiegano”. Quanto dovrebbe o potrebbe pesare di più un voto, rispetto ad un altro ? Dato “uno” il valore minimo (perchè ci dovrebbe essere un valore minimo; anche i meno responsabili hanno il diritto di contare, e la stupidità – “contro la quale nemmeno gli dei possono qualcosa”- è una componente di ciascun essere umano) quale dovrebbe essere la scala di valori del peso progressivo, due, tre, quattro o più ? Ogni cifra è arbitraria, come è arbitrario il numero 18 per fissare la maggiore età. Non avanzo ipotesi, non sto redigendo una proposta di legge elettorale, sto solo facendo degli esempi. La scala di valori dovrebbe essere fissata per legge. Non è difficile, penso. Altro problema: chi, (non dimentichiamo il motto “quis custodiet custodes”) sarebbe abilitato, e perchè, a formulare i test del meccanismo di selezione?, Per la risposta, mi rifaccio ad una proposta che, a suo tempo, nei lavori preparatori per l’Assemblea Costituente, mi sembra di ricordare, del socialista Lelio Basso, il quale sosteneva che nel Senato dovessero sedere, a pieno titolo, anche degli esperti, non eletti dai cittadini, bensì nominati dai partiti. Dunque una commissione multidisciplinare di esperti potrebbe formulare i test di difficoltà progressive, atte a verificare, non la memoria, o la cultura, dell’elettore, bensì la sua capacità logica ed il suo senso pratico di responsabilità davanti ai problemi che la gestione della cosa pubblica comporta. Un reticolo di quesiti capaci di individuare, non tanto il quoziente di intelligenza dell’elettore, il Q.I., quanto il suo quoziente di responsabilità, il Q.R. Faccio un esempio: se un elettore afferma che vuole più spese e meno tasse, senza ricorrere ad altre risorse e senza spostare voci di bilancio, cioè esprime una posizione nel complesso assurda, il suo voto non potrebbe che essere valutato al minimo. (Con un criterio di questo genere avrebbero perso i diritti politici, e forse anche la patria potestà, quei dirigenti sindacali, qualcuno è ancora sulla piazza, che sostenevano, non troppi anni orsono, che la retribuzione dei lavoratori era una variabile indipendente dalla redditività dell’impresa). Si dovrebbe arrivare a far sì che il voto informato e responsabile pesasse di più del voto non motivato razionalmente, il voto viscerale, espresso per simpatia, o antipatia, sulla scorta di elementi futili e inconsistenti. L’esercizio del voto diverrebbe attività complessa e impegnativa, certamente. Danni collaterali di un sistema elettorale “attraente” e gratificante per i voti qualificati, “respingente”e non gratificante per i voti anodini e parzialmente “neutralizzante” per i voti dati senza o con scarsa cognizione di causa. Esso però potrebbe rivelarsi strumento di elevazione sociale o, in alternativa, strumento di autoselezione, qualora l’elettore fosse interessato oppure non interessato ad incidere nella gestione dei problemi comuni.

    QUALCOSA DI MEGLIO, QUALCOSA DI PIU’

    Anche se la cosa non è connessa direttamente alla questione principale che ho posto , cioè la ammissibilità in via di principio e la praticabilità teorica del voto differenziato, vorrei affrontare anche un altro aspetto della possibilità di incidenza degli elettori nella vita pubblica. Differenziato o indifferenziato che sia, dove sta scritto che, per sempre, ciascun elettore debba avere a disposizione solo un voto per manifestare la propria volontà ? E’ lampante che, sino a quando esisterà il voto cartaceo, il problema non può neppure essere preso in considerazione, in quanto materialmente insolubile. Quando però si voterà, magari a domicilio, per via telematica, perchè si dovrebbe esprimere necessariamente un solo voto ? Perchè ciascun elettore non potrebbe disporre di un numero prefissato di voti, magari pari al numero delle liste presenti alla consultazione, e poterne disporne a suo piacimento ? Ho già detto, e mi preme ripeterlo, che il voto unico è uno strumento troppo rozzo e imperfetto per manifestare efficacemente e compiutamente la propria volontà. Disponendo di più voti, l’elettore potrebbe esprimere la propria preferenza non solo per una sola lista, ma anche per più, indicando le sue preferenze in tema di alleanze, parcellizzando e differenziando consensi su liste, programmi e candidati. Occorrerebbe, certo, una rivoluzione culturale, poiché le conseguenze di un voto così articolato (una sorta di “panachage su scala globale) scardinerebbero dalle fondamenta la struttura di un sistema politico che è, da sempre, ma spero non per sempre, basato sul binomio maggioranza-opposizione. Le implicazioni di questa rivoluzione sarebbero vertiginose. Mi fermo qui. Le mie limitate capacità culturali non consentono di approfondire i temi che ho sollevato, forse per intuizione, forse per presunzione, certo per passione. Ho lanciato alcune idee: chissà se altri le raccoglieranno.

  • Luca says:

    ammetto la mia ignoranza in materia Civica, e il fatto che non mi ritengo mai sufficientemente documentato sull’argomento per prendere decisioni importanti come quelle prese tramite il voto.

    ammetto che l’idea di un test di valutazione che decide quanto valga il mio voto è allettante e appetitosa, soprattutto per uno studente universitario impegnato nel sociale o una persona di cultura. soprattutto se pensiamo agli esempi portati poco sopra

    però mi viene in mente che in italia ci sono anche persone che si pezzano la schiena di lavoro, muratori, operai magazzinieri e lavoratori che quando lavorano 10 ore al giorno ne hanno lavorate un paio meno del solito. queste persone non hanno il tempo materiale di cdocumentarsi

    mi viene in mente che ci sono persone ignoranti onon per scelta o svogliatezza ma perchè non hanno avuto la possibilità di studiare, magari venendo da una situazione familiare o economica difficile.

    queste persone abitano questo paese esattamente come chi si documenta e i loro problemi sono infinitamente diversi dai miei dai vostri o da quellli di altre persone che vivono in modo diverso

    perchè il voto di queste persone dovrebbe valere meno di persone come te o me??

    ancora una volta parlo da ignorante e probabilmente sbaglio ma
    trovo che l’italia debba rappresentare i propri cittadini, e che ognuno vivendo in questo paese abbia diritto di dire la propria a prscindere dal livello culturale reale o presunto

  • UomoMordeCane says:

    Ti rispondo subito Luca. Il muratore con la schiena pezzata non otterrà mai la patente di guida dicendo alla Motorizzazione: “io mi faccio il culo tutto il giorno: non ho tempo per studiare!”. E questo tu lo trovi normale, no? Certo che è normale che non ottenga la patente, ci mancherebbe. Perché guidare presuppone conoscenza, già solo per evitare danni.
    Allo stesso modo i danni che può fare quel muratore che non ha il tempo per documentarsi sono enormi, se vota senza sapere assolutamente nulla di cosa stia facendo.
    Per questo il voto del muratore che non si è documentato deve valere meno: non perché sia muratore, ma perché non conosce. E pure il plurilaureato che magari non si interessa affatto di vita cittadina, quanto il muratore. Perché dovrebbe avere gli stessi privilegi di chi si fa il culo informandosi?
    Il tuo esempio è capzioso perché sembra che il discrimine sia il titolo di studio e il lavoro umile. Non c’entra nulla. Puoi anche essere analfabeta ma interessarti alla vita sociale e civile, come e più di un laureato in matematica.
    Serve voglia di partecipazione.

  • Luca says:

    secondo me la questione è che si tratta di decidere di cose che riguardano tutti allo stesso modo dunque tutti hanno lo stesso diritto di esprimersi e di votare…considerando che quanto si decide riguarda tanto ch si informa quanto chi non lo fa, il voto di entrambi vale al medesimo modo.

  • Ford Prefect says:

    Il problema, visto da un ottica diversa, è stato analizzato dal geniale Douglas Adams in questo modo

    II maggior problema, ossia uno dei maggiori problemi (ce ne sono tanti) che l’idea di governo fa sorgere è questo: chi è giusto che governi? O meglio, chi è così bravo da indurre la gente a farsi governare da lui?

    A ben analizzare, si vedrà che: a) chi più di ogni altra cosa desidera governare la gente è, proprio per questo motivo, il meno adatto a governarla; b) di conseguenza, a chiunque riesca di farsi eleggere Presidente dovrebbe essere proibito di svolgere le funzioni proprie della sua carica, per cui: c) la gente e il suo bisogno di essere governata sono una gran rogna.

  • Carlo says:

    e` una idea che trovavo allettante molti anni fa, cosa c’e` di piu` ragionevole che pretendere che chi vota abbia consapevolezza di quello che fa? poi nel tempo ci ho riflettutto e la cosa non puo` che essere vista come provocazione, magari per pretendere una scuola che formi maggiormente in cittadini dal punto di vista politico.
    In qualche modo e` una ripresa e revisione dell’aristocrazia, il governo dei migliori. Che le masse popolari non siano in grado di governarsi e` tesi vecchia come il mondo. MA uno vota per qualcuno che rappresenti le proprie idee ed i propri bisogni. E non e` detto che un acculturato professore o avvocato abbia gli stessi bisogni di un ignorante operaio. Gli esempi fatti della patente o dei concorsi pubblici non calzano e sono fuorvianti. Non si scelgono i governanti in base alla loro bravura o non solo quella, altrimenti non ci sarebbe bisogno di fare elezioni basterebbe affidare il governo a scienziati ed economisti. Si scelgono persone che si sentono vicine al proprio pensiero oltre che giudicate in grado di governare.
    Un problema sociale puo` avere diverse soluzioni possibili e non e` solo questione di capacita` sceglierne una o un’altra.
    Il suffragio universale e` una delle piu` grandi conquiste del novecento. Tornare indietro sarebbe una involuzione.
    Ci sono poi altrre considerazioni. In un sistema in cui il voto pesa in modo diverso ci sarebbero rischi elevatissimi di imbrogli per non dire di derive totalitarie, perche` quando si comincia a fare valere un po` di meno il voto di qualcuno, magari si continua fino a non fare valere piu` nulla il voto di ciascuno.

  • paolo says:

    scusate, fuori tempo massimo (l’ultimo intervento è di 10 gg fa’); volevo rispondere alla corretta obiezione che chi lavora come una bestia non ha tempo di documentarsi. è vero e infatti è per questo che è stato inventato il suffragio universale: ricordo i film sul diritto al voto della gente di colore in america dove pretendevano che sapessero firmare e , a quei tempi, era già quella un’ingiustizia.
    per tale scopo occorre introdurre nel set di domande opportuni trabocchetti: chi ha vinto l’ultimo grande fratello, in che squadra gioca Ronaldo, Ronaldo è cristiano o mussulmano?, vuoi diventare una velina? berlusconi ha fatto bene a trombare ruby? la teoria delle stringhe è un nuovo modi di allacciarsi le scarpe? chi ha vinto amici? hai una cravatta verde? etc. mi viene da aggiungere che, oltre che al peso per il voto, una media pesata fra preparazione in “educazione civica e cultura generale” e preparazione in “gossip, sport in poltrona e affini” potrebbe essere utilizzata anche per introdurre una certa forma di redistribuzione delle aliquote fiscali …

  • Seth says:

    Hai per caso letto “starship troopers”?
    La forma di governo lì descritta presuppone 2 anni di servizio civile o militare, studi civici e culturali compresi nel pacchetto, per ottenere il diritto di voto.

  • Fiore Cesca says:

    Sono perfettamente d’accordo con quanto dice il genialissimo UMC. serve partecipazione. Anche il contadino e il “non scolarizzato” può (e dovrebbe) “partecipare”. Nessuno metterà nel test domande alle quali non possa rispondere una persona con scarsa scolarità purché abbondante “partecipazione” alla vita sociale. Questo è il punto. domande sulla differenza fra “regione” e “comune”, per fare un esempio, mi sembrano indispensabili se dobbiamo votare alle regionali o alle comunali. Domande sulla costituzione sono fondamnetali per ogni elettore. eccetera eccetera. Nessuno vi domanderà quanto fa 45×32, perché questo (che io trovo utile alla vita di tutti i giorni) non serve però al fine di essere un “elettore dotato di buon senso” né servirà sapere chi è Chopin o cosa ha scritto Dostoevsky…

  • Max says:

    Ahhahah….mito!

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