Cerca
Riconoscimenti, vanagloria
"Il cattivo piu' temibile della blogosfera"

"Il cattivo piu' temibile della blogosfera"

"Miglior articolo"

Il tavernello della musica


"Miglior battuta"

Delitto di Cogne: Annamaria Franzoni torna a casa 12 anni dopo il delitto. Felice il marito, sorriso di circostanza per i due figli.


"Miglior battuta"

Roma, morto a 102 anni il partigiano Claudio Cianca. Una mattina, non si e' svegliato.


UomoMordeCane: IL LIBRO


Il miglior testo demenzial-satiric-comic-sans degli ultimi dodici minuti.
Trovi qui la tua copia
Citazioni e dintorni


...giunsi a metà libro e mi accorsi che il tavolo aveva ricominciato a ballare...

Posseggo una elevatissima intelligenza emotiva: riesco a risolvere problemi matematici complessi, ma poi piango.

Mi annoio rapidamente: il mio film preferito è Mery per un po'.

Non capisco come mai tutti facciano molto affidamento sui rimedi della nonna per curare i malanni: la mia, per esempio, è morta.

Continuo a trovare gente che mi vuole pagare in visibilità. Credo che a questo punto dovrei essere avvistabile a occhio nudo da Urano.

La mia ex era talmente bella che i suoi assorbenti usati venivano scambiati per Kandinsky.

Se Dio sta là a segnarsi le scopate della gente, non vi pare francamente eccessiva la stima che si nutre nei suoi confronti? Voglio dire, la parrucchiera di mia moglie fa lo stesso.

Quando qualcuno afferma di occuparsi di qualcosa "a livello olistico", salute compresa, penso sempre che concretamente non ne sappia un cazzo e su più piani, ma sia ferratissimo sui segni zodiacali.

Le ricerche interiori sono sempre complicate, probabilmente a causa di tutto quel sangue.

- mi sembra squisito, ma mi scusi: me lo può servire in un normale piatto tondo invece che rettangolare?
- certo signore. Posso chiederle perché?
- per non darle la scusa per farmi pagare un botto queste quattro verdure in croce.

Vorrei dimostrare al mondo tutta la mia voglia di cambiamenti, di rinnovamento. Ma sono uomo e ho i capelli rasati.

Credo così tanto nella pet-therapy che alla fine mi sono pure sposato.

Sono talmente ateo che ho riconosciuto distintamente la sagoma di una macchia di vernice nei contorni della Madonna che mi è apparsa.

Sorridere coinvolge 12 muscoli del viso. Riposatevi, siate tristi.

Il mio professore di religione non l'ho mai visto: era uno che si immergeva totalmente nella parte tramite metodo Stanislavskij.

È un periodaccio. Ho aperto un biscotto della fortuna. Il biglietto diceva solo: “stai scherzando, vero?”.

Sono talmente pieno di me che vado spesso dall'andrologo solo per farmi fare i complimenti.

Perché vendono macchine che fanno oltre 200 all’ora se il limite è 130? Per lo stesso motivo per il quale i preservativi in vendita si srotolano oltre misura: quel che compri è anche un sogno.

Se fossi nato a Kingston ora sarei un velocista. O una chiavetta USB.

Potrei essere considerato un maniaco della precisione, se questo termine mi descrivesse nel minimo dettaglio.

Io e mia moglie avremmo intenzione di mettere in cantiere un figlio ma in Italia è ancora vietato il lavoro minorile pesante.

Ho chiuso col lucchetto la mia bici su un ponte e al mio ritorno non l'ho più trovata: completamente ricoperta di altri lucchetti.

Vantarsi di non mangiare bistecche per rispetto degli animali è come vantarsi di non leggere libri per rispetto della foresta amazzonica.

Quelli che fumano sigarette elettroniche sono gli stessi che bestemmiano con un "Porco Zio".

Sfido chiunque a convincere un eventuale viaggiatore proveniente dal passato – che so: medioevo – che portare a spasso un cane con un laccio al collo, lavargli le palle e fermarsi ogni tanto a raccogliere la sua merda e portarsela poi dietro in un sacchettino, siano atti di una civiltà superiore alla sua.

A volte vorrei credere in Dio. Per deresponsabilizzarmi anch'io un po'.

Alla coda alle Poste c'era uno che si lamentava del fatto che i farmaci salvavita fossero in mani alla lobby delle case farmaceutiche. Gli ho detto che comunque meglio così che in mano alla lobby dei tassisti. Mi ha guardato come si fa con un pazzo. Ho allora provato a recuperare con "Meglio la lobby dei discografici?". Niente. Qualcuno si è messo a ridere: l'ho trovato di cattivo gusto per chi soffre in coda alle Poste. Cosa ci insegna questa storiella? Che alle Poste c'è sempre la fila.

Ero su Facebook e parlavo con uno che ha una macelleria. Mi diceva che non fa altro che condividere cose strappalacrime perché sono tutte accompagnate da: "Condividi se hai un cuore".

Un tempo collezionavo farfalle, ma la casa mi si riempiva sempre di figa.
Regressività progresso







































Twitter
UomoMordeCane su Facebook
maggio: 2010
L M M G V S D
    Giu »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  

Gennaio 2010

mercoledì, gennaio 27, 2010

Entropia
Quando un sistema passa da uno stato ordinato ad uno disordinato la sua entropia aumenta. E’ il secondo principio della termodinamica.

In soldoni, le trasformazioni in un sistema, qualsiasi sistema, se non vi siano forze esterne ad esso applicate, porteranno sempre un maggior disordine.

La tendenza è al disordine.

Semplice.

Metti due esponenti di spicco dell’opposizione in una stanza.

Chiudila ermeticamente.

Lasciali per un paio d’ore.

Riapri la stanza.

Cosa trovi?

Pensaci.

Cosa trovi dopo le due ore?

Esatto: non sei riuscito a riempire la stanza due ore prima.

Del resto avevo detto “di spicco”.

Del resto ne avevo chiesti ben due.

Metti due esponenti di spicco della maggioranza in una stanza.

Chiudila ermeticamente.

Lasciali per un paio d’ore.

Riapri la stanza.

Cosa trovi?

Pensaci.

Cosa trovi dopo le due ore?

Esatto: solo Berlusconi.

Del resto avevo detto “di spicco”.

Del resto ne avevo chiesti ben due.

Metti ora, sempre nella stessa stanza, un uomo capace davvero di tracciare la strada della sinistra italiana, moderato, capace di muovere critiche a quello che si sta rivelando sempre più un regime, ascoltato con interesse dall’opposizione e sempre più temuto dalle forze di Governo.

Nella stanza.

Chiudila ermeticamente.

Lascialo per un paio d’ore.

Riapri la stanza.

Cosa trovi?

Pensaci.

Cosa trovi dopo le due ore?

Esatto.

E porta a Fini un bicchiere d’acqua, che due ore là dentro avrà sete.

______________________________________________________
______________________________________________________

martedì, gennaio 26, 2010

Spesso io e il mio criceto parlante Topoldo ci indottriniamo davanti al caminetto discettando di maieutica dell’illuminismo ed ermeneutica delle pozioni magiche albine.

A volte veniamo talmente presi che tiriamo tutta la notte, ritrovando la via del letto solo quando siamo fatti, FATTI, FATTTTTIIIII!!!!!.

Vorrei vedere voi, tirare tutta la notte.

Il mio criceto parlante Topoldo proviene dalla Farlonia, una delle nuove repubbliche marinare di Costanza (l’Alta Costanza, ovviamente) e dispone di un’arguzia del tutto singolare, molto al di sopra della media della sua già brillante specie.

L’altra sera, per dirne una, mi ha sopreso citando Hermann Minkowski e la sua rappresentazione di “evento” quadridimensionale pre-einsteiniano. Sopreso nel senso che pensavo non cadesse negli equivoci di una teoria tanto obsoleta. Ma tant’è, il mio criceto ha dato comunque sfoggio di cultura ed io ho apprezzato, tanto da indurmi a rimandare la consueta derattizzazione. Almeno fino a sabato che è giorno di pulizie, non ci sono cazzi.

Chissà cosa potrebbe arrivare a fare se il mio criceto parlante Topoldo avesse anche il dono della parola. Ma forse smadonnerebbe dalla mattina alla sera: in fondo è solo una bestia.

Eh? Certo che no!? E’ un criceto, come potrebbe parlare? Ah, “criceto parlante”… ma è il nome della specie, mica parla davvero?!

Come faccio ad esserne sicuro? Ma me l’ha detto lui!

Comunque.

Alla compagnia, da qualche settimana, si è aggiunto anche il fagiolo Emo, un borlotto conosciuto al largo dei bastioni di Orione, non lontano dalle porte di Tannhauser. Devo ammettere che la cultura del fagiolo Emo mi ha colpito: riesce a spaziare dalla concimatura dei bulloni spinati alla cartolarizzazione delle bietole, fino alle teorie sulla relazione tra escrescenze cutanee ed esposizione ai culti pagani. Tutto come fosse il suo pane quotidiano.

L’unico problema è che ogni trenta minuti si ferma improvvisamente, si irrigidisce tutto e, pronunziando la frase “è tempo… di morire” scoreggia.

Sono molto soddisfatto del nostro piccolo circolo. Ora stiamo per ammetervi anche Crupia, una tappetina per mouse logora ma molto simpatica.

A dir la verità nutrivo ancora qualche dubbio su Crupia: temevo potesse destabilizzare il nostro gruppo culturale. In effetti Topoldo pare molto eccitato da Crupia: l’altra sera l’ho visto mentre le stava sopra, muovendosi sopra e sotto, con lei immobile. Poi mi sono reso conto che la natura stava solo facendo il suo corso ed un coso simile ad un topo, sopra un tappetino da mouse, era proprio la morte sua, signora mia.

Stasera discuteremo di gastronomia dello sghimbescio ed Emo ci porterà anche una pagliata al sugo di utente medio Internet.

Temo un intensificarsi delle sue emissioni gassose ma sto già pensando come imbottigliare tutto quel metano che sprigionerà l’amico Emo per utilizzarlo ai fini di autotrazione: Topoldo sta invecchiando e l’applicazione di un motorino a gas metano alla sua ruota girevole credo possa rappresentare una soluzione.

Spero comunque che Topoldo non si offenda: i criceti parlanti sono notoriamente permalosi.

______________________________________________________
______________________________________________________

lunedì, gennaio 25, 2010

Quannu la furtuna vota, ogni amicu s’alluntana
Che si sa come vanno ‘ste cose in carcere, come ‘i film, uguali: se non tiri fuori le palle finisci a fetu, come Mimmo ‘u Passannanti, col portasapone in bocca – manco ‘u sapone: chiddu era ancora buono p’un paio di Madonne d’a Mafia o farci l’alfiere che s’erano pigghiati al notturno. Giusto per scassarci la minchia.

A Mimmo invece gliel’avevano tagliata, la minchia. E la cosa da ridere – in carcere si ride, ma non gli occhi, no – la cosa da ridere era che non si trovava. Avivano fattu ‘na cosa a sucu ‘ì caramela, bene bene.

Pure a guardargli su per il culo: niente. E dire che qualcuno ci aveva sperato, di trovaccelo. L’alfiere, mica la minchia.

Il primo giorno, sturdito e cu’ a trimarella come un vitello prima del macello, per quei duecento metri che a te che vieni dall’aria ti sembrano mille e mille, chiu’ luonga che s’ero Cristo con la croce, dall’ingresso – che chi sta qua lo chiama “’u bucu d’u culu” – al tuo di buco di culo, tre metri per tre.

Casa tua – ti dicono.

Ma a casa mia l’aria sapeva di mandorle e limone, tuttu l’annu. Non c’erano i muri incrostati. O sì ma andava bene lo stesso, s’erano fatti vecchi e luridi con me, c’erano i miei graffi sopra, la penna blu e la figurina di Causio, il nero delle formiche bruciate e il colpo dato coi pattini – “Cristo, sempre cca’ ddentru stai cu ssti cusi!”, mamma, cu ‘a tuvagghia i’ mmani.

La storia d’u picciriddo diventato grande senza capire perchè. Questo c’era.

Quella no. Non era casa mia. Non era casa mia!

– Chi cazzo m’avete portato, che chistu nun tiene manco i gambe pe’ nginucchiassi a sucarmelo?!?!

Ignazio ‘u Dutturino, era. Passava  ‘a rasa a tutti: faciva paura. Stava per uscire: lindulto, questo s’era inventato l’avvocato suo. Perché ‘u Dutturino c’aveva i soldi pe’ accattari pure l’aria e diceva che conosceva a Roma. E che avevano fatto la legge apposta pe’ quelli come lui con la Mercedes e ‘i bbuttani dentro. Io manco ce lo sapevo che era lindulto. Ma doveva costare tanto perché i niri africani e chi nun teneva niente restavano dentro e quelli là trasivano.

Chilla notte, la prima, mi misi a chianciri e pregari. O smadonnari, non ricordo. Parlai a Dio, uno qualsiasi, che tanto so’ tutti uguali, stanno là e se ne sbattono del tuo morire. “Cu non fa nenti non sbagghia nenti!”. Ma dio non parlava siciliano.

La notte, l’odore di muffa. Il giorno, sudore di corpi da macello. Bestie. Noi, bestie.

Mi so’ pure sunnato i filuna i pane cavuru. A cca’ niente. Non c’è il pane. Non è pane chistu.

Ed io. Chi nun mi sonno manco più di mittìrimi i carcagni ‘n culu.

Voglio solo diventare.

Bestia, sì, ma di più. Assassino, cadavere, femminiello pure.

Pazzo, sì: pazzo.

Ma presto, Gesucristo, presto!

______________________________________________________
______________________________________________________

venerdì, gennaio 22, 2010

Comprereste un’auto da quest’uomo?
“O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa”,

dunque non vedo il motivo per cui tu insista nell’invitarmi.

E no, mandare uomini in gonna lunga non mi convincerà affatto.

______________________________________________________
______________________________________________________

giovedì, gennaio 21, 2010

Le cinque cose da non dire in un salotto intellettuale

… ed allora tutto il sistema critico humeano poggia sull’assunto che le idee distinte siano separabili. Poiché tutte le idee sono copie di impressioni, sono separabili anche le impressioni. E’ un principio che…

………

5) Ahahah, dai, ‘ndo sta ‘a telecammera? Dai che me state a cojona’… Ahahah… E’ ‘na chendid cammera…
………

La prego! Mi scusi, eh, ma qui si sta discutendo seriamente. Continuo. dicevo: è’ un principio che limita fortemente lo spazio della percezione, ma anche pretende da essa qualcosa che non può dare. Forse nessuna…
………

4) Oh, aspe’ aspe’… GOOOOOOOOLLLL!!!! TOTTIIIII!!!!!PO POROPPO PO PO POOOO! Meno male che me so’ portato ‘a radiolina, li mortacci… FORZA ‘A MAGGICA!!!
………

Ma insomma! Si moderi! Posso proseguire? Dicevo che forse nessuna percezione è distinta né separata senza l’ausilio dell’azione razionale, che accompagna la percezione…
………

3) cio’ ‘na percezzione che me se ‘sta ‘ntorcina ‘o stommaco… ‘a Galilei, ‘ndo’ sta ‘n cesso?
………

Basta la prego! Ma chi l’ha fatta entrare? Se non la smette chiamo gli inservienti. Per cortesia! Riprovo ancora, che fatica… dicevo: che accompagna la percezione rendendola capace di quella selezione che il fascio di impressioni fornitoci dai sensi non possiede…
………

2) Ma a proposito de sensi, voi nun ce la sentite ‘na puzza de piedi? Ma da ‘ndo viene? Sarà ‘sta vecchia, c’ha ddu fette…
………

Basta! Fuori! Sbattetelo fuori!

………

Aspè, prima c’avrebbi da di’ io ‘na cosa: che se è così come stai a ddì te, allora ‘e relazioni che attribuiamo alle impressioni so’ sì psicologiche, ma inseparabili dal percepire, cioè strutturali a esso, volevo di’.
………

Ma, accidenti, la sua è un’osservazione inappuntabile, non la ritenevo in grado di…
………

1) Suca la minchia.

______________________________________________________
______________________________________________________

mercoledì, gennaio 20, 2010

Abilità manuali

C’era uno che frequentava il bar dove da ragazzino andavo a videogiocare (Pacman, Asteroids, quelle menate là), che suonava con una sega, cioè piegava la lama, la percuoteva un po’ e ci tirava fuori delle musiche.

A me colpisce ancora.

Voglio dire, non per la musica in se’ ma per l’idea.

Questo s’è messo un giorno, seduto su una sedia e ha pensato “ora mi suono una sega”, quando generalmente tutti gli altri s’erano buttati su altre costruzioni verbali, utilizzando per lo più il “faccio”, associato alla sega, ma al massimo hanno sempre e solo tirato fuori un po’ di occhiaie e tutt’altra musica.

Oh, ma non c’è del genio in questo?

Il genio puo’ essere trovare soluzioni alternative a problemi già noti ma anche, da cose esistenti, inventare nuove applicazioni, nuovi usi.

L’umanità ha sempre cercato qualcosa dalle seghe: taglio, rifinitura, quest’ultima specie nelle lunghe notti solitarie.

Mai della musica.

Questo insomma è andato oltre: ha creato, dal nulla, qualcosa che prima non c’era. E con una sega non c’era mai riuscito nessuno.

Un giorno mi disse: “Vuoi provare?”

Risposi, umilmente: “Maestro, ci provo quotidianamente, e senza strumento”.

[reminiscenze di Lasciamipensare]

______________________________________________________
______________________________________________________


martedì, gennaio 19, 2010

I miei supereroi: Gesù

Da piccolo, come tutti i bambini, avevo una passione smodata per i supereroi.

Adoravo l’Uomo Ragno, mi piaceva la Torcia Umana, e anche Capitan America. Meno Superman.

Il mio preferito però era un altro. Possedeva superpoteri in grado di stracciare qualunque altro supereroe: Gesù.

Mi appassionai a questo personaggio di fantasia fin dai tempi dell’asilo quando appresi dell’esistenza di un essere metà uomo metà Dio, in grado di resuscitare i morti, camminare sulle acque, moltiplicare beni di prima necessità senza tenere nemmeno la partita iva. Pensai che fosse davvero fico.

Così, per il Carnevale dei miei 4 anni, chiesi il costume di Gesù.

– … ma come?!

– Vojo i’ vettito di ggesù!

– Ma Massimiliano, non ci si veste da Gesù a Carnevale… non preferiresti, che so, Zorro?

– No Zorro! Vojo i’ vettito di ggesù!

Mia madre (che da qui in poi chiamerò semplicemente Maria) mi percosse lungamente e allora capii quanto irta d’ostacoli e perigliosa fosse la via che avevo scelto.

Oltre Maria, anche la scarsa lungimiranza delle aziende tessili mi impedì di coronare quel piccolo sogno e dovetti ripiegare su Zorro, ma invece della “Z” con la spada disegnavo delle croci e così più che infilzare pareva stessi impartendo la benedizione ma tant’è.

In cuor mio sapevo che il mio destino era diverso e superiore e già durante i primi anni delle elementari diedi prova della mia determinazione.

– Adesso state tutti zitti! Qua mò vi moltiplico il pane e i pesci!

– Ma qui nessuno ha pesci. Nemmeno il pane, tutt’al più c’abbiamo le gommine profumate.

– Allora datemi le merendine! Tutte!

Il miracolo si avverò: la mia merendina immediatamente si moltiplicò per 35, tante volte quanti erano i miei compagni di scuola.

Alle loro richieste di restituzione seguì il mio rifiuto: volevo imparassero l’importanza della sofferenza e il piacere di donare a Gesù.

I tempi non erano maturi: fui percosso lungamente ma capii che ero sulla strada buona.

Alle medie mi feci crescere i capelli ed iniziai a far precedere ad ogni mia frase le parole: “in verità, in verità vi dico”.

Questo vezzo causò le immediate reprimende della mia insegnante di religione che pensava stessi sbeffeggiando il suo Credo, che poi era il mio. Eppure io apprezzavo davvero che in quelle aule si studiasse la vita del mio supereroe. Questo mi aiutava nel mio scopo: diventare come lui il più presto possibile.

Quando andammo al cinema a vedere il Gesù di Nazareth, nella scena del crollo del tempio urlai “Evvai, spaccagli il culo!” e in pieno raptus da entusiasmo, alla scena della resurrezione non riuscii a trattenermi e feci partire la Ola intonando “Siamo nooooi, siamo noooi, i campioni di Giudea siamo nooooiiii…”.

La mia insegnante però non tollerava tanta foga nello studio: per lei quell’applicazione, quella cura maniacale che profondevo nella ricerca dei dettagli e soprattutto rivolgermi a lei chiamandola “Maddalena” era da condannare e più volte mi mandò dal preside, il quale non poteva che proporre un incontro, ogni volta, con Maria e Giuseppe.

Al che io mi riferivo a loro dicendo “Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno”.

Ma lo sapevano e mi percossero lungamente.

Alle scuole superiori decisi che fosse tempo per un salto di qualità: avevo bisogno di proseliti, era necessario che il mondo sapesse.

Caso volle che il mio istituto disponesse di una piscina: quale migliore luogo per emulare il mio idolo e produrmi in una solenne camminata sulle acque?

Aspettai il momento giusto: l’ora di educazione fisica.

Urlai: “Fratelli! Il momento è giunto!”

Alzai le mani al cielo, chiusi gli occhi e… camminai! Camminai sulle acque così come si fa sulla dura terra!

Che le acque fossero alte solo 12 cm perchè la piscina era in pulizia nulla toglie alla portata dell’evento. Del resto da qualche parte si doveva pur cominciare.

I miei compagni, interrotti nella loro partita di calcetto, mi percossero lungamente.

La mia fama ormai varcava le soglie dell’ospedale psichiatrico che frequentavo.

Ci ero entrato per lavare i piedi agli infermi ma ero stato preso subito a tempo pieno. Mi davano anche delle gocce-premio. Erano tutti gentili con me: una volta mi tennero 40 giorni e 40 notti chiuso in una stanza: volevano farmi rivivere la lotta del mio idolo col demonio.

Venivo percosso lungamente dai pazienti ma porgevo sempre l’altra guancia. E loro percuotevano anche quella.

All’università, Giurisprudenza, venivo sempre accolto da ironia e scetticismo – del resto è il destino di noi supereroi.

Indossare il mio saio bianco non mi aiutava certo a passare inosservato ma io ritengo che la cosa dipendesse più dalle infradito a dicembre.

Ricordo la volta in cui mi scagliai contro il mio professore di Procedura Penale, proferendo frasi tipo “Guai a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!”.

Chiara l’accusa di non conoscere ciò che lui stesso imponeva di studiare.

Il fatto che mi avesse bocciato non c’entrava nulla.

Il mio salire in piedi sulla cattedra fece sì che si sospendesse la seduta d’esame.

Questo indispettì i miei colleghi-studenti, che mi percossero lungamente.

Adesso le cose vanno meglio: ho tanti amici, almeno una dozzina, e stasera, per il mio 33esimo compleanno, ho deciso di dare una festa. Niente di che, una cena, tra noi. Chi porta il vino, chi le ostie con la pummarola ‘ngoppa.

C’è pure quello, come si chiama, Giuda. Mi pare un tipo simpatico, venale magari ma ci si può fidare.

Sono certo staremo bene e non verrò percosso.

[Reminiscenze di Lasciamipensare]

______________________________________________________
______________________________________________________

lunedì, gennaio 18, 2010

Pensierini

Un canile

mi avvicino

mi chino su uno di questi esserini

piccolo

un pechinese

che mi si attacca subito.

‘sti cinesi son tremendi.

Cerco di insegnargli qualcosa

per vedere se è intelligente

gli tiro un bastone

una volta

due

tre

non me lo riporta mai

anzi

adesso scappa via

Forse non devo mirare alla testa.

Un amico

mi parla di corrida

e della sofferenza di chi come lui

non tollera quest’abominio

condotto da Jerri Scotti.

E via, verso casa,

verso casa, sì.

Servirà un contenitore capiente.

Il mio campanello

l’odore di casa mia

che ogni palazzo ha il proprio odore

lo so che lo sapete.

Si riconosce una casa dall’odore.

Specie se si accatastano così i cadaveri.

Vedo un documentario

sul bue muschiato

forse è rimasto troppo esposto ai presepi.

Mi sdraio sul letto

e lentamente mi si chiudono gli occhi

pesanti

pesanti.

Cara, chiuso il gas…?

Così mi ritrovo a far pulizie in casa

con una vecchia spugna in mano.

Dovrei smetterla di raccattar ubriachi.

______________________________________________________
______________________________________________________

venerdì, gennaio 15, 2010

Rabelais c’est moi
E dico a voi, Signori della Corte!

Se v’è da sentenziar condanna per me che giustizia sia fatta!

Seppure abbia mancato di rispetto alle civili regole del comune sentire io null’altro feci – e qui mi si perdoni per l’ulterior turpiloquio – che ciò che feci.

Perchè è di ciò che feci si tratta. Feci.

Eh no, attendete un istante ancora, sol questo vi domando, per spiegar le immanenti ragioni delle mio evacuare.

Quando la fame divora le membra e – miraggio! – s’apre a te vision d’immensi paradisi fumanti di prodotti terreni e vitali, come fare a sopire le voci che null’altro dimandano se non acquetar le viscere?

Io ciò feci (mi scuso, mi prostro ma solo tal parola m’assiste).

Sol che di fagioli e cotiche – questo il mio vero peccare – abusai e ancora volli godere.

E prima del calar del sole mi ritrovai a calar le braghe nella piazza piu’ grande, senza vie d’uscita, per lasciar fuggire il diavolo che m’attorcigliava le budella – un forcone miei Signori, un forcone pareva impugnare – chi conosce simil sofferenze ben puo’ capire.

Financo che produssi cio’ che per un infante è merce preziosa ma per un uomo siffatto trattasi di invereconda sporcizia, indecorosa.

Li’ al centro della piazza sta ancora un monumento – opra dell’uomo, onorevole già sol per questo non credete?

Condannar codesto servitor di Dio per aver defecato in piazza?

Come avesse avuto a trarne godimento e non per mera cessazion di pena e tormento?

Signori tutti, per pronunziar la gogna occorre desiderare la punizione d’un uomo che è caduto in fallo ma non è questo cio’ che mi si muove contro: il mio restò ben inguainato – testimoni tutti – solo il cul venne mostrato!

Vi invito ordunque a metter una mano sulla coscienza e rifletter bene prima di sentenza.

E quando sarete nell’eremo delle vostre case ed un bisogno vi assalirà impellente, muovete il pensiero a questo sofferente, e ad Iddio, che muove la volta e costruì il creato.

Il creato.

Capirete cos’io abbia provato e quanta inevitabilità nel modesto ma inevitabil mio, di creato.

Questo ciò che feci, Signori, sol questo.

Ed ora attendo la vostra clemenza.

Ma fate presto, vi prego, con la sentenza: già risento il tormento che parea cessato. Cessato non è. Dio misericordioso! Cessato non è! Signori, non voglio… Signori, non posso… Signori, non è mancanza di riguardo, vi prego… Devo farlo!

[E calate ancora le braghe, mostrò per l’ultima volta quanto uomo possa esser vicino al suo Dio. Creando dal nulla sostanza. Tanta. In abbondanza.

Non conosciamo la pena inflitta a tale sventurato. Nè di lui restano opre, nianco in quella piazza. Sappiamo solo cos’ebbe inventato. E ci sforziamo ogni giorno di emulare il suo creato.]

[Bifidus, 1574]

______________________________________________________
______________________________________________________

giovedì, gennaio 14, 2010

Buono era buono, sì, però…
Antefatto:

Pranzo in ristorante “esclusivo”. Io non sono un intenditore ma mi sono fatto trascinare. Appena fuori zona: 1370 km da percorrere in autostrada, non so quanti su una provinciale dissestata, altri 82 su per una mulattiera abbandonata anche dai pastori. Gli ultimi 13 km hanno richiesto l’aiuto di 3 sherpa himalaiani. Fuso orario diverso. Aurora boreale. Fuori mano era, eh.

Qualcuno racconta d’aver visto lo Yeti.

Altri la Madonna.

A me pareva un po’ troppo distante ma, si sa: io non sono un intenditore.

L’accoglienza:

il locale è da vip e si vede subito: all’ingresso occorre sfoderare la tessera di partito o il visto papale.

Io vengo passato al metal detector perchè avevo la barba di 2 giorni.

Mi viene sostituita la cravatta semplice con una regimental.

All’indossare del guanto di lattice da parte del cameriere mi preoccupo.

Alla richiesta “si chini” chiudo gli occhi e lascio che il destino si compia.

Tossisco su richiesta.

Ho desiderato essere morto ma, si sa: io non sono un intenditore.

Il locale:

un bijoux: arte povera a gogo, con sedie direttamente intagliate in grosse querce, volutamente non rifinite per dare il giusto vintage ad una ambientazione bucolica. Fa niente per le schegge infilate nelle dita e nel culo: fanno tendenza.

Siamo felici.

Un po’ meno quando mi alzo e inciampo su una radice.

Molto meno quando il grande puffo mi si infila su per i pantaloni alla ricerca delle noci perdute.

Infinitamente meno quando crede di averle trovate.

I tavoli sono in giunco ottomano (si dice siano gli stessi che c’erano a corte di Pietro il Grande, ma la scritta “made in Taiwan” mi lascia perplesso); sono molto instabili, per un’atmosfera che ci riporta alle affannose origini dei nostri avi, quando, con una ciotola in mano, si appoggiavano a terra sotto quel vecchio pino a respirare l’aria vera. Qui fornita con un modesto plus nelle aree non fumatori.

Il polmone artificiale costava meno secondo me ma, si sa: io non sono un intenditore.

Il menu:

il piatto principale:

nessuna scelta: monopiatto elaborato di erbe aromatiche belghe a guarnizione di una ricottina di capra albina che pascola solo nell’alto trevigiano e si nutre esclusivamente di trifoglio silvanus estensiis alto due centimetri, nè piu’ nè meno. Un tecnico pagato dal comune si reca, con tanto di calibro, ogni giorno su quelle colline per controllare la misura.

Sopra, una spruzzata di aceto balsamico creato appositamente per questa serata dal piu’ grande acetificatore del nostro secolo, che ho imparato essere un tedesco trapiantato a Modena: il celeberrimo Hubert V. Haussmannthalerisch. Tonino per gli amici.

Il contorno:

una patata novella – grande quanto un cece – aperta a fiore e ripiena di 3/17 di oliva del Maghreb, a sua volta contenente metà cappero di Pantelleria. Ma Pantelleria est, no, ci tengono a precisare, che là i capperi sono tutta un’altra cosa. Dentro, ancora, un atomo di tartufo. Bianco d’Alba, of course. E alcuni quark – individuabili solo tramite leggi quantistiche –  di pappa reale prodotta da due diverse api regine, le uniche nell’universo nate con un cromosoma speciale che dona alla pappa reale leggendarie proprietà taumaturgiche. Un mio amico non conosceva il principio di indeterminazione di Heisenberg secondo il quale non è possibile conoscere simultaneamente posizione e quantità di moto di un dato oggetto (in quel caso i quark di pappa reale) e, nel cercare la pappa reale, fa cadere la patata! Decide – saggiamente – di tagliarsi le vene. Io butto giù. Un po’ alla cieca perchè si sa: io non sono un intenditore.

Le porzioni:

sono quelle adorate da Kate Moss: una tirata e via.

Il bianco del piatto deve restare tale. E poi sarebbe volgare abbondare oltre i 15 grammi. Decorazioni comprese.

Buona parte del piatto era già evaporata nel tragitto cucina-tavolo.

Un panino con la porchetta mi sembrava piu’ desiderabile in quel momento ma, si sa: io non sono un intenditore.

Il vino:

Dio mio, ma ci sono dubbi?! Il vino DEVE essere NECESSARIAMENTE un Roccasecca delle vigne del Cav. Riggioni, annata 1984.

Tutt’al più è concesso anche un Manali Sassuscrittu del Bruni, ma solo se conservato nelle botti di rovere fabbricate dal Comm. Bedetti dopo l’equinozio di primavera del 1991, tenuto a temperatura di 14,5 gradi.

Avevo chiesto un rosso della casa.

Mi hanno portato un esorcista.

Ho commesso una gaffe perchè si sa: io non sono un intenditore.

Il conto:

una banalità: 6.820 euro a persona.

Ma era anche compreso il massaggio palmare ad opera di un maestro cambogiano e sorbetto al limone (vapori di).

Una manovra finanziaria mi sarebbe sembrata meno esosa ma, si sa: io non sono un intenditore.

L’epilogo:

Stamattina, a casa, non volevo cacar via tutta quella roba. Ma alla fine ho dovuto.

A me sempre merda pareva, ma, si sa: io non sono un intenditore.

[Reminiscenze di Lasciamipensare]

______________________________________________________
______________________________________________________

L’ultimo pezzettino… amore…

E arriva il momento del dolce che io ci sono arrivato apposta da casa chè solo qua lo fanno in quel modo semisessuale e io ci vengo apposta solo per il dolce chè la pizza è collosa il servizio lentissimo e l’aria condizionata mi spara direttamente sulla cervicale perdio ci stesse una volta che quel cazzo di cameriere mi dia retta un secondo ma alla fine tutto ruota sul dolce e finalmente arriva il momento e già la bocca si muove e si impasta per i segnali che le spara il cervello e tutta la dopamina e altri neurotrasmettitori troppo complicati da analizzare che manco sono neurologo mi frullano in circolo e i sensi si predispongono per assaporare ogni minuzia di quella composizione zuccherosa ma proprio quando lo ordino mi inizia a salire l’ansia e penso oddio speriamo che stavolta non mi rompa le palle speriamo che io possa godere del mio dolce come desidero che lei stavolta non mi voglia per forza prendere l’ultimo pezzetto di dolce che provo da sempre a tenere in disparte perchè c’e’ sopra più glassa e la crema là e solo là fa l’ansa e cola dappertutto e tu già t’immagini l’orgasmica e  fugacissima sensazione nel palato di quell’onda dolcissima ed effimera ma lei un cazzo non ci pensa per niente alla mia vagheggiante costruzione mentale e allunga la mano ed io stavolta mi sorprendo di non pensarci nemmeno un attimo zero nemmeno una minima remora e giù duro cristo! con la forchetta sulle dita e che cazzo! stavolta affondo nella carne che ci godo davvero e lei mi guarda come se fossi il mostro di Milwaukee e urla e urla di dolore ma forse pure di sorpresa come i bambini che quando sentono un botto improvviso si spaventano e si mettono a piangere e lei il botto l’ha sentito per la madonna dritto sulla mano ma dico tu te la sei andata a cercare è la centocinquantesima volta solo questo mese che mi porti via un pezzetto di sogno e di vita che tutti i pezzetti dolci che m’hai fregato avrei fatto a meno di almeno tre etti di psicofarmaci e recuperato 60 ore di pacifico sonno stronza! e certo che ti inforchetto il sangue ci devi lasciare così vedi come te lo gusti la prossima volta che mi metto da parte qualcosa e adesso che mi guardi con quell’aria da stuprata mi viene da fare ancora zac e zac su quella faccia ingrassata da tutti i miei ultimi pezzettini dolci di mesi ed anni e allora sì ti inforchetto quelle cazzo di guance sempre più paffute che io qua mi sto scarnificando per l’ansia che mi hai messo addosso e quelle orrende guance saranno il mio ultimo boccone stasera e vediamo se cachi il cazzo la prossima volta.

Ancora, amore?

[reminiscenze da lasciamipensare]

______________________________________________________
______________________________________________________

______________________________________________________
______________________________________________________

giovedì, gennaio 07, 2010

L’altra metà del cielo
IN UN MONDO DI SOLE DONNE

– Beh, allora, che si fa?

– Andiamo a comprare delle scarpe.

– Ahahah, buona idea, ma i soldi?

– Ahahah, i cosa?

– Soldi

– Ah, non ci avevo pensato… vabbè, li compriamo!

– Ah, giusto

– Ma… dove si comprano?

– In banca credo

– Ahahah, andiamo

– Ahahah.

– Buongiorno

– …

– BUONGIORNO!

– Eh? Scusi un attimo, finisco di truccarmi e arrivo

– Ah, certo, scusi. Intanto noi andiamo in bagno allora

– Prego

[ottantacinque minuti dopo]

– Salve, siamo quelle di prima. Volevamo dei soldi

– Sol..?

– Soldi!

– Ah, soldi, c’è il bancomat qua dietro

– Sì, ma non ricordo il codice

– Forse ce l’ha scritto proprio sul bancomat.

– E’ vero, come faceva a saperlo?

– Lo tengo anche io là, è il posto più comodo per non dimenticarlo

– Già… ma… mi sa che ho perso la carta

– Capisco. Capita sempre anche a me. Quanto vi occorre?

– Non lo so, volevamo prendere un paio di scarpe… sei-settemila euro

– Mi dà il numero?

– Io un 39, pianta larga

– Dicevo il numero del conto corrente

– Non lo so

– Facciamo 112532?

– Il 2 finale non mi piace, ci mettiamo un sette che è il mio numero fortunato?

– Ma certo, nessun problema!

– …

– Ecco. Allora il conto sembra sia a nome di Antonella Serravalle. E’ lei?

– Non mi sembra… ma oggi sono un po’ confusa, ho le cose mie…

– Vabbè, non fa niente. Che poi Antonella è il nome di una strega che abita sopra casa mia e…

– Davvero! E dove abita?

– Qui dietro, il palazzo Arcobaleno

– Bellissimo. Sa, ci volevo prendere casa anche io poi però il colore delle piastrelle del pianerottolo del palazzo vicino era un orribile ocra pallido ed io per l’ocra pallido ho proprio una repulsione da quando…

– Come la capisco: il mio ascendente mi impone, tassativamente, di evitare le persone che abbiano indossato almeno una volta un abito color caki… il chakra… pilates…

– … parrucchiere… saldi…

– Bene, ora abbiamo i soldi. Prendiamo la macchina?

– Veramente ieri sono andata a sbattere

– Anche io.

– Chiamiamo un taxi?

– Oddio, e come si fa?

– Non lo so, chiediamo a qualcuno!

– Sì dai, sarà divertente! Ahahah!

– Ahahah!

IN UN MONDO DI SOLI UOMINI

– Fame?

– Sì

– Visto il Milan?

– Sì

– Birra?

– Sì

– Cambiato la macchina

– Cosa

– 2800 TD 4wd Full Op

– Fico

– Sì

– Playstation?

– Sì

– Telefonino nuovo?

– Sì

– Dov’è il telecomando?

– Boh, in terra

– Sotto i calzini?

– Boh, sì

– Oh, dormi?

– No

– Oh, dormi?

– …

Lascia un Commento