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"Il cattivo piu' temibile della blogosfera"

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Delitto di Cogne: Annamaria Franzoni torna a casa 12 anni dopo il delitto. Felice il marito, sorriso di circostanza per i due figli.


"Miglior battuta"

Roma, morto a 102 anni il partigiano Claudio Cianca. Una mattina, non si e' svegliato.


UomoMordeCane: IL LIBRO


Il miglior testo demenzial-satiric-comic-sans degli ultimi dodici minuti.
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Citazioni e dintorni


...giunsi a metà libro e mi accorsi che il tavolo aveva ricominciato a ballare...

Posseggo una elevatissima intelligenza emotiva: riesco a risolvere problemi matematici complessi, ma poi piango.

Mi annoio rapidamente: il mio film preferito è Mery per un po'.

Non capisco come mai tutti facciano molto affidamento sui rimedi della nonna per curare i malanni: la mia, per esempio, è morta.

Continuo a trovare gente che mi vuole pagare in visibilità. Credo che a questo punto dovrei essere avvistabile a occhio nudo da Urano.

La mia ex era talmente bella che i suoi assorbenti usati venivano scambiati per Kandinsky.

Se Dio sta là a segnarsi le scopate della gente, non vi pare francamente eccessiva la stima che si nutre nei suoi confronti? Voglio dire, la parrucchiera di mia moglie fa lo stesso.

Quando qualcuno afferma di occuparsi di qualcosa "a livello olistico", salute compresa, penso sempre che concretamente non ne sappia un cazzo e su più piani, ma sia ferratissimo sui segni zodiacali.

Le ricerche interiori sono sempre complicate, probabilmente a causa di tutto quel sangue.

- mi sembra squisito, ma mi scusi: me lo può servire in un normale piatto tondo invece che rettangolare?
- certo signore. Posso chiederle perché?
- per non darle la scusa per farmi pagare un botto queste quattro verdure in croce.

Vorrei dimostrare al mondo tutta la mia voglia di cambiamenti, di rinnovamento. Ma sono uomo e ho i capelli rasati.

Credo così tanto nella pet-therapy che alla fine mi sono pure sposato.

Sono talmente ateo che ho riconosciuto distintamente la sagoma di una macchia di vernice nei contorni della Madonna che mi è apparsa.

Sorridere coinvolge 12 muscoli del viso. Riposatevi, siate tristi.

Il mio professore di religione non l'ho mai visto: era uno che si immergeva totalmente nella parte tramite metodo Stanislavskij.

È un periodaccio. Ho aperto un biscotto della fortuna. Il biglietto diceva solo: “stai scherzando, vero?”.

Sono talmente pieno di me che vado spesso dall'andrologo solo per farmi fare i complimenti.

Perché vendono macchine che fanno oltre 200 all’ora se il limite è 130? Per lo stesso motivo per il quale i preservativi in vendita si srotolano oltre misura: quel che compri è anche un sogno.

Se fossi nato a Kingston ora sarei un velocista. O una chiavetta USB.

Potrei essere considerato un maniaco della precisione, se questo termine mi descrivesse nel minimo dettaglio.

Io e mia moglie avremmo intenzione di mettere in cantiere un figlio ma in Italia è ancora vietato il lavoro minorile pesante.

Ho chiuso col lucchetto la mia bici su un ponte e al mio ritorno non l'ho più trovata: completamente ricoperta di altri lucchetti.

Vantarsi di non mangiare bistecche per rispetto degli animali è come vantarsi di non leggere libri per rispetto della foresta amazzonica.

Quelli che fumano sigarette elettroniche sono gli stessi che bestemmiano con un "Porco Zio".

Sfido chiunque a convincere un eventuale viaggiatore proveniente dal passato – che so: medioevo – che portare a spasso un cane con un laccio al collo, lavargli le palle e fermarsi ogni tanto a raccogliere la sua merda e portarsela poi dietro in un sacchettino, siano atti di una civiltà superiore alla sua.

A volte vorrei credere in Dio. Per deresponsabilizzarmi anch'io un po'.

Alla coda alle Poste c'era uno che si lamentava del fatto che i farmaci salvavita fossero in mani alla lobby delle case farmaceutiche. Gli ho detto che comunque meglio così che in mano alla lobby dei tassisti. Mi ha guardato come si fa con un pazzo. Ho allora provato a recuperare con "Meglio la lobby dei discografici?". Niente. Qualcuno si è messo a ridere: l'ho trovato di cattivo gusto per chi soffre in coda alle Poste. Cosa ci insegna questa storiella? Che alle Poste c'è sempre la fila.

Ero su Facebook e parlavo con uno che ha una macelleria. Mi diceva che non fa altro che condividere cose strappalacrime perché sono tutte accompagnate da: "Condividi se hai un cuore".

Un tempo collezionavo farfalle, ma la casa mi si riempiva sempre di figa.
Regressività progresso







































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Dicembre 2009

 

mercoledì, dicembre 23, 2009

Soluzioni

Moretti, A.D. Trenitalia: “portate in treno panini e coperte”

Le zecche sono diventate particolarmente esigenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì, dicembre 21, 2009

 

Auguri

Quest è il post di augur di fin ann. Vogl rientr in duemi battu ma nemme cos ci riesc.

 

E allora rinuncio e scrivo come Dio comanda. Che sicuramente da qualche parte nella Bibbia comanderà pure questo.

 

Perchè ci ama.

 

Ma non starò qui a parlare di Dio.

 

Se non associandolo ad animali domestici.

Ah, a proposito, quest’anno ho mandato una letterina al Papa.

 

Ma non mi ha risposto.

 

E dire che quello di prima lo faceva sempre, tutti gli anni. Iniziavo sempre con:

 

“Caro L Wojtila”

 

Che era pure facile.

 

Questo invece:

 

“Caro Papa poco amato successivo a Wojtila”

 

E non mi risponde.

 

L’altro invece…

 

Oddio, non mi rispondeva nemmeno l’altro di persona, certo, ma avevo piacere nel leggere comunque che ad ogni mia missiva seguiva puntualmente una letterina timbrata Città del Vaticano – Santa Sede – Avvocatura Apostolica – Atto di citazione in giudizio per ingiurie e minacce.

 

Questo invece niente.

 

Manco il bossolo mi ha commentato.

 

COMMENTI (8):

 

– Il solito cappello su Dio: passano gli anni, possibile che non vai avanti?

 

– Hai rotto il cazzo!

 

– TACI BLASFEMO!

 

– Eheheh…

 

– Bello il tuo blog ma non ho capito bene quella cosa di Dio

 

– Ciao, vuoi essere mio amico, iscriviti subito su www.unmondodigattinidaamare.com

 

– Ma che sei Renato?

 

– Merda!

E’ sempre un momento alto, nella vita di un uomo – sarà per la difficoltà – riuscire ad avere una esatta percezione di sè.

 

Chi sono io?

 

Come mi vedo?

 

Come mi vedono gli altri?

 

Come penso che gli altri mi vedano?

 

A quanto sta il Parmigiano all’etto?

 

Non risponderò ad alcuna domanda tra queste.

 

Comunque è caro.

Risponderò ad un’altra domanda invece, che ha a che vedere con corsi e ricorsi storici, strategie e fallimenti, l’eterna lotta dell’uomo contro l’uomo:

 

L’Inter vincerà la Champions?

 

E’ scritto nelle stelle.

 

Ma è tutto sfocato.

Comunque Burdisso l’hanno venduto ed è già cosa.

Non sempre le risposte sono soddisfacenti. Se lo fossero verrebbe meno il concetto stesso di domanda: basterebbe raccogliere un libro di risposte, un enorme FAQ che nel corso degli anni gli uomini si son posti, per evitare che ci si tormenti con gli interrogativi.

 

Esiste questo libro?

 

Se sto ponendo la domanda, evidentemente no. E comunque non lo pubblica Mondadori.

 

La mia era una domanda retorica: conoscevo già la risposta. Dunque potrei essere io stesso, la FAQ che cercavo.

 

Lo sono?

 

Se mi sto ponendo la domanda, ri-evidentemente no.

 

E con questa risposta mi s’instilla invece il dubbio di esserlo.

Mi hanno detto “FAQ you!” più volte, negli Stati Uniti. Forse là mi riconoscono.

Essere ciò che si ricerca.

 

Magari è così.

I paradossi. Ci proteggono. Dai dossi.

Come quando metto il mio nome su Google. Per cercare cose che riguardano me. Quando potrei tranquillamente chiedermele.

 

E’ che spesso mi metto in soggezione nel parlare tra me e me.

Rileggo le cose scritte per me – per me, certo, come questa, e mica per presunzione: scritte per me per mancanza di pubblico, scritte per me perchè non sono nessuno per avere un seguito, non sono nessuno per arringare una piazza, nè prendere un duomo in faccia, ma neppure per zittire una riunione di condominio (vi partecipassi). Scritte per me perchè nella vita non ho avuto l’ambizione di cavalcare le onde, sacrificare Dalia per Elena. Quest’ultima, poi. Nè ho fatto la valigia per farmi chiamare monsieur.

Poi però.

Rileggo. E ci trovo del genio. Col freno a mano.

 

E lo riconosco con una qual certa tranquillità, ora.

 

Ho imparato a camminare. Meglio: vedo che cammino: pensavo di saper volare.

 

Ma cammino più spedito di chi mi sta intorno, e questo è quanto. Qualcuno corre(va). Ma si chiama(va) Dostoevskij. E secondo me non sapeva essere tante cose insieme.

 

Comunque lui è morto e io no e questo mi dà un bel vantaggio.

Mi rileggo. E trovo la battuta azzeccata ma edulcorata. Per farla arrivare meglio, mica per incidere meglio. Diffidenza. Ci trovo la frase più pulita e corretta, quando a me mi sarebbe piaciuto usare un “a me mi”.

 

Ed anche adesso ho tirato il freno, nel timore che non venisse colto il calembour.

 

Non era un calembour. Non ho usato neppure in calembour in questo post. E non lo farò.

 

Faro invece luce.

Ma poi, voglio davvero arrivare a chi non è in grado di cogliere la sottigliezza?

 

Sì.

 

Per un motivo: io, in questo cazzo di mondo, ci vivo. Io, con la persona che pensa che io abbia sbagliato un “a me mi”, domani ci parlo, magari mi deve pagare o vendere le banane. E se pensa che non sia in grado di mettere due parole in croce, se pensa che io non sappia che “a me mi” è sbagliato, magari mi tratta con sufficienza. O non mi dà le banane migliori e mi rifila solo quelle da mangiare.

 

E dunque tiro le somme di questo anno, addosso a te che mi leggi. E ci vedo la misantropia, scrivere mettendomi in posizione di sub-subalternità, rinunciando, tagliando, semplificando, annacquando, dimmi quando quando quando. Per far arrivare un messaggio che possa essere colto davvero.

 

Altrimenti scriverei ben altre frasi, e non le solite, almeno per una volta, tipo cose così:

[

]

Capisci cosa intendo?

E’ che tra queste due parentesi non mi importa. Mi prendo lo spazio mio. E scrivo come vorrei se tu non mi leggessi.

 

Quanti errori di ortografia conti?

 

Nessuno?

 

Rileggi meglio.

 

Nessuno?

 

Qualcuno?

 

Chiudi quel cazzo di libro di Faletti.

 

Tanti?

 

Qualcuno dica a Gasparri che abbiamo ritrovato il discorso.

Facile, su Gasparri.

Ce lo vedi il gioco sottile, le discese ardite, la cromaticità colorata-coloratissima! Ce le vedi le stoppìe arse, quelle che ti disegnano la forma in aria e si spengono in un trpeo?

E.

Che non congiunge niente.

E tu che stai a pensare a che cazzo sia un trpeo… Che? Credevi fosse un errore? Ma davvero non hai capito un fgro!

E allora rientro nel canale, La cromaticità è sempre colorata-coloratissima. No. Sono solo toni di grigio.

 

Molti più di quelli che riesci a vedere, certo.

 

Ma ti sto facendo perdere i colori.

 

Io. A te.

 

Ed è colpa tua.

 

Un limite tuo. Che faccio mio. Per venirti incontro.

 

E mi rimetto al giudizio di un popolo che non è diverso da me e che esiste. Non mi vede. Non mi conosce. Eppure si crede meglio di me. Che sono nessuno. Sono la “gente”. La gente pensa che io sia la gente. Ciascuno pensa che gli altri siano la gente. Ma voi, siete la gente, non io. Io non sono la signora Maria (controllo la carta d’identità e trovo conforto, ma Dio che foto!). Non starmi a dire che non lo sei nemmeno tu. Tu, sei la signora Maria.

Ho gli addobbi natalizi in casa. Mio malgrado.

 

Si festeggia un personaggio di fantasia e la cosa non mi disturba più come prima. Non da quando ho iniziato ad apprezzare Halloween e quegli altri morti viventi. Gente che resuscita ma ci mette tre interi giorni non mi impressiona. Quando Bill Murray (mica Thor, Bill Murray!) manco poteva. Morire.

Continua a darmi motivo di inquetudine il mio vicino, che mi fa gli auguri. E l’odore di brodo di quella casa. Sempre brodo. Ci sarà la signora Maria ai fornelli. Apro la cassetta della posta e ci trovo altri auguri. Merry Christmas. In inglese. Credo sia il momento di dare aria: I open the windows. La gente. La gente fa gli auguri alla gente. Ci fosse una persona. Ma siamo animali competitivi, no? Cosa mi auguri? Felicità? Danaro? Ma davvero me lo auguri? Staresti meglio se io guadagnassi un mare di soldi l’anno venturo? Nessuna invidia? E come mi dovrei sentire, ora, io che godo, s/n eppure sommessamente, quando quel conoscente si separa dalla moglie, quell’altro perde il lavoro? Un bastardo? Io mi sento una persona. Non è successo a me, le disgrazie altrui fanno apprezzare di più ciò che si ha. Frasi fatte. Qui mi ci ritrovo. Forse sono della “gente” pure io. No. Peggio.

 

Allora, per l’anno che arriva, ti auguro di non morire.

Ed è già tanto (1).

E comunque sempre se la tua esistenza in vita non arrecherà a me danno.

Che tu possa non morire, sempre che la tua esistenza in vita non arrecherà a me danno. E che tu possa incrociarmi solo se la cosa porterà a me beneficio.

E’ quel che auguro a te.

Ed è già tanto (2).

Auguri, neh.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

giovedì, dicembre 17, 2009(RRR)

 

Ring

– Pronto, Romina?

 

– …

 

– Ehm… no, non sono Raffaele…

 

– …

 

– Nemmeno

 

– …

 

– No, sono Massimiliano

 

– …

 

– Massimiliano! Il tuo ragazzo!

 

– …

 

– Il tuo attuale ragazzo!

 

– …

 

– Addirittura tre ne hai avuti di Massimiliano? Comunque… ecco… ti volevo chiedere se…

 

– …

 

– Massimiliano, sì, ne sono sicuro.

 

– …

 

– Non ti so dire se la mia voce sia uguale a quella di questo Roberto, so di essere Massimiliano.

 

– …

 

– Sì, quello col cappotto. Stiamo insieme da una settimana!

 

– …

 

– No, non mi sembra “antico” quel cappotto.

 

– …

 

– Beh, magari tuo nonno ce l’ha uguale perchè è lui moderno…

 

– …

 

– Ah, proprio decrepito…

 

– …

 

– No, la macchina è mia.

 

– …

 

– Veramente pensavo fosse carina…

 

– …

 

– Ha qualcos’altro tuo nonno oltre cappotto e macchina come la mia?

 

– …

 

– Ecco, le scarpe…

 

– …

 

– Sì, forse è meglio. Ti stavo chiedendo se per caso ti andasse di uscire stasera.

 

– …

 

– Lo so che esci, intendevo con me…

 

– …

 

– …

 

– …

 

– Stai vedendo un film comico?

 

– …

 

– Ah, no, non era una battuta. Ti chiedevo davvero se volevi uscire con me… E’ una settimana che usciamo, non capisco…

 

– …

 

– Ho anche una giacca, il cappotto ho capito che…

 

– …

 

– La noleggio, me la faccio prestare. Ho un amico che ha un BMW, va bene?

 

– …

 

– Non lo so il modello, non me ne intendo…

 

– …

 

– Beh, penso che non sia così importante per un uomo intendersi di macchine…

 

– …

 

– Per esempio? Non so, politica…

 

– …

 

– Beh secondo me invece capire di politica è fondamentale per…

 

– …

 

– No, assolutamente, non volevo parlare di politica… mi hai chiesto tu di cosa dovrebbe…

 

– …

 

– No! Non ti sto incolpando di niente, figurati… ti ho telefonato per chiederti…

 

– …

 

– Ma no, non necessariamente stasera…

 

– …

 

– Allora anche la settimana prossima…

 

– …

 

– Il mese pross…

 

– …

 

– Vuoi dirmi che hai l’agenda impegnata fino ad aprile?

 

– …

 

– Non capisco, fino a ieri eri…

 

– …

 

– TI HO DETTO CHE QUEL CAPPOTTO NON E’ COSI’ MALE!

 

– …

 

– Senti, ora non ho i soldi per cambiare la macchina!

 

– …

 

– Questa poi: se pensi che ti abbia fatto fare brutta figura ieri per il cappotto e per la macchina… Sono questi i valori?

 

– …

 

– Ah, i diamanti.

 

– …

 

– Mi sa che mi sono proprio sbagliato su di te. Ti facevo diversa.

 

– …

 

– Non so cosa ti abbia detto Marco, nè perchè ti abbia voluto far credere che ero ricco.

 

– …

 

– Va bene, chiudiamo qua. Alle Maldive ci andro’ con chi lo apprezza.

 

– …

 

– Eh? Non te l’ho detto? Volevo proporti un viaggio alle Maldive, vinto in un concorso…

 

– …

 

– Davvero? Non mi sembrava scherzassi…

 

– …

 

– Che stronza che sei, quasi ci avevo creduto che non ti importasse niente di me…

 

– …

 

– Fantastico allora: quando vorresti partire?

 

– …

 

– No, non ho capito. A chi devi chiedere?

 

– …

 

– E chi è Alessandro?

 

– …

 

– Vabbè, un amico, ma a noi cosa interessa sapere quando sarà libero questo Alessandro?

 

– …

 

– No, veramente il viaggio è per due…

 

– …

 

– Ehm, veramente io dovrei essere NECESSARIAMENTE uno dei due…

 

– …

 

– Ma come “egoista”?! Ti sto proponendo un viaggio insieme e tu mi dici che invece vorresti andarci con un amico…

 

– …

 

– Ma non mi importa se lui ha un cappotto moderno! E poi alle Maldive, che te ne fai del…

 

– …

 

– …per arrivare all’aeroporto. Certo…

 

– …

 

– Scusa, ma ti sembra normale?

 

– …

 

– Ma certo che voglio andarci io alle Maldive: l’ho vinto io il viaggio!

 

– …

 

– Ma certo che mi piaci!

 

– …

 

– Ma…

 

– …

 

– Mi piace quando mi dici così…

 

– …

 

– Davvero?

 

– …

 

– Davvero davvero?

 

– …

 

– E’ che…

 

– …

 

– Ma… non lo so…

 

– …

 

– Mi fai sciogliere così…

 

– …

 

– Uff… ma com’è questo Alessandro? Sarà mica quello della palestra che ti fa il filo?

 

– …

 

– Certo che sono geloso!

 

– …

 

– Ridimmelo… mi piace tanto…

 

– …

 

– Dio che bella che sei…

 

– …

 

– Va bene, dai… Ma quando vincero’ il prossimo viaggio ci vieni con me!

 

– …

 

– Augusto chi?

 

 

 

 

postato da maxzulli alle ore 17/12/2009 11:31 | link | commenti

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mercoledì, dicembre 16, 2009

 

Recidività

Ci ho pensato: sono ancor più convinto che meno si tiri in ballo Berlusconi e prima ce ne liberiamo.

postato da maxzulli alle ore 16/12/2009 10:07 | link | commenti

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martedì, dicembre 15, 2009

Del predicare, del razzolare

Penso che il miglior modo per disfarsi di Berlusconi sia quello di non parlarne più.

postato da maxzulli alle ore 15/12/2009 15:04 | link | commenti (1)

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giovedì, dicembre 10, 2009

Eau de funt

Notizia vera: arriva il profumo di Michael Jackson.

Per la prima volta si potrà odorare di culo di bambino senza impegnarsi a diventare padre.

 

postato da maxzulli alle ore 10/12/2009 13:11 | link | commenti (1)

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mercoledì, dicembre 09, 2009

Nonnettismo

Davano “Up” al cinema ed io ero in coda al botteghino.

Oddio, “coda”, davanti a me c’erano solo due ragazzi o ciò che rimane di due esseri viventi dopo un’adolescenza passata al Mc Donalds.

 

A terra la linea gialla che dice “stai qua per la privacy”. Che poi che cazzo di privacy serve: io so perfettamente cosa stai facendo! Sei al botteghino del cinema, stai comprando biglietti del cinema, no?

 

Comunque.

 

Io sto al di qua della linea gialla, che poi è a un metro circa dal botteghino. Nessuno dietro di me.

 

Mi arriva una telefonata e, si sa, mentre si telefona si deve camminare. Penso che la ricezione di una chiamata attivi le zone cerebrali della deambulazione. Si dovrebbe fare uno studio su questa cosa. Li fanno sulla motilità delle lumache boveris dopo una pioggia acida sul Gennargentu, non li fanno su questo…

 

Contemporaneamente però mi si è attivata anche la zona cerebrale preposta alla marcatura del territorio: sapevo di non potermi allontanare troppo altrimenti avrei lasciato sguarnita la mia posizione e qualcun altro si sarebbe potuto infilare tra me e la linea gialla.

 

Ma io sono più complicato di questo.

 

Insieme alle due sopracitate aree, ha cominciato ad accendersi anche quella – in me molto sviluppata – del conflitto potenziale.

 

Ora, per “area del conflitto potenziale” io intendo quella parte del cervello preposta alla ricerca dello scontro – fisico o verbale – con altri esseri, preferibilmente animati, preferibilmente umani, o animali di piccola taglia.

 

Ho iniziato a muovermi con fare naturale, parlando al telefono, camminando come previsto, allontanandomi un poco ma non troppo dalla linea gialla.

 

Due vecchie.

 

Si avvicinano al botteghino. Stanno là sedute già da un pezzo: ora decidono che sia arrivato il momento di comprare il biglietto.

 

Io le avevo viste da prima. Loro mi avevano visto da prima. Le ho ignorate tranquillamente, proprio come chiunque in età fertile ignora due vecchie.

 

Io le vedo avvicinarsi, capisco quello che stanno per fare. Non mi allontano ulteriormente. Non mi avvicino ulteriormente. Disegno un “8” nei pressi della linea gialla, in modo da non palesare perfettamente le mie comunque chiare intenzioni: comprare il biglietto.

 

Le vecchie che fanno? Studiano la mia traiettoria ad “8” e tangono il punto nel quale maggiore è la mia distanza dalla linea gialla. Un calcolo del mio personalissimo afelio. Vieppiù aggravato dal fatto che si trattasse del punto nel quale io davo le spalle alla linea stessa, e non quello contrario frontale.

 

Ora, le vecchie erano in perfetta malafede. Non ci sono cazzi. Quella era malafede.

 

Loro avevano visto che io ero là da prima, che stavo solo aspettando che i ragazzi si sbrigassero, che nel frattempo avevo ricevuto una telefonata. Ed erano perfettamente a conoscenza anche del fatto che una telefonata non è incompatibile con l’acquisto di un biglietto, nè fa decadere dal diritto di precedenza in una coda.

 

Le vecchie però stavolta cadono nella mia trappola.

 

I ragazzi finiscono, io sono là ma di spalle, le vecchie tirano fuori i soldi e dicono “due b…”.

 

– FREGATE!

 

– Eh?

 

– No, niente biglietti. Ci sono io.

 

– Cosa giovanotto?

 

– Sono stato chiaro, ho parlato lentamente, poche frasi, in italiano.

 

– Vuole comprare i biglietti?

 

– E’ evidente, sono al botteghino di un cinema, non mi trovo certo qui per fare un torneo di scacchi.

 

– Va bene, se vuole passare davanti…

 

– Eh no, cazzo. Io non “passo” davanti. Io “sono” davanti. E lo sa.

 

– Ma si era allontanato…

 

– Allora mi ha visto! E se mi ha visto sa che ero al telefono. E se lo sa non deve fare il giochino di quella che “oddio mi scusi, non avevo visto…”

 

– Ma non si arrabbi, passi pure…

 

– Forse non è chiaro. Non sono io a passare. Io c’ero.

 

Interviene la bigliettaia: – e dai, su, un po’ di educazione…

 

– Educazione?! Io?! La fila è fila. Non è questione di alzare il culo e far sedere una anziana sull’autobus. Pratica peraltro disdicevole in quanto crea il problema di etichettarti come “anziana” anche se non ti ci senti. Loro hanno provato a far le furbe…

 

– Ma che sarà mai…

 

– E’ gravissimo. Ed è ancora più grave che a qualcuno sia consentito fare qualcosa solo in nome dell’anzianità. Cos’è, nonnismo?

 

– Eh giovanotto, sì, io sono nonna. Ho sei nipoti, li vuole vedere?

 

– Mi toglierei la vita piuttosto. Comunque, due biglietti.

 

– …

 

– … Grazie. Prego signore, tocca a voi. Ora.

 

– Visto, tanto animarsi per niente. Non ce n’era bisogno, no?

 

– Sì. Erano gli ultimi due biglietti.

 

– …

 

Sono rimasto un po’ a bazzicare nei pressi, a godermi lo spettacolo delle due che si sono riaccomodate per decidere il da farsi.

 

Tutto questo la settimana scorsa.

 

Credo siano ancora là.

 

 

postato da maxzulli alle ore 09/12/2009 10:56 | link | commenti

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martedì, dicembre 01, 2009

i miei temini: l’eneide

L’Eneide è un libro lunghissimo scritto fitto fitto e parla delle avventure di Enea, figlio di Anchise e soprattutto di Troia.

Praticamente tutta la storia inizia da un cavallo grandissimo che serviva per entrare dentro Troia tipo truffa. Perchè dentro al cavallo c’erano i soldati assassini.

 

Quelli che si portano dentro il cavallo non lo sapevano e fanno peccato di ingenuità e dunque muoiono giustamente e forse vanno all’inferno di Dante.

 

Tutto il resto dell’Eneide è inutile e l’autore non lo ha curato perchè comunque è morto giovane di tisi.

 

A me la storia del cavallo è piaciuta molto ma mi sembra strano che nessuno dei troiani c’ha pensato che era un trucco pure perchè era esagerato grande e sicuro c’era dentro la fregatura, come l’uovo di pasqua grande che poi ti esce il portachiavi.

 

Se io ero un troiano avrei sentito subito che qualcosa puzzava.

 

Se io ero un soldato dentro al cavallo forse non reggevo tutto il tempo per la puzza di piedi.

 

Comunque questo libro mi ha insegnato che non bisogna fidarsi dei regali che ti fanno, specie se chi te li fa ti vuole ammazzare da tanti anni.

 

Io la torta dalla nonna per esempio non la mangio più.

 

 

postato da maxzulli alle ore 01/12/2009 11:32 | link | commenti

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